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#25novembre tutto l’anno

su 25 novembre 2014
Illustrazione di Marika Sorangelo per il progetto “Insieme contro la violenza”

Illustrazione di Marika Sorangelo per il progetto “Insieme contro la violenza”

 

Tra il mese di ottobre e di novembre ho cercato di analizzare le molteplici sfaccettature della violenza. Ho iniziato in anticipo rispetto al 25 novembre, perché è attorno a questa data che si susseguono i soliti teatrini, bilanci, dati, indagini, eventi e atti di circostanza, poi si torna nel silenzio generale. Mi piacerebbe che ci fosse un dibattito permanente lungo tutti i 365 giorni dell’anno. Non è sufficiente ratificare la convenzione di Istanbul e poi dare una parvenza di interesse un solo giorno all’anno. Se poi è tutto un mero dato di cronaca nera, senza un approfondimento serio, si capisce che siamo sempre al palo. La percezione della violenza domestica (qui) parla da sé.

Oggi voglio lasciare la parola a Emma Baeri che in un articolo del 30 ottobre, dava una importante lettura della violenza. Ogni volta che ascolto o leggo un intervento di Emma Baeri non posso che ringraziarla per il suo lavoro incessante e sempre profondo. Il suo rimarcare il fattore culturale è cruciale, così come la necessità di un lavoro a partire dalle stesse donne.

“Emma Baeri, storica, scrittrice e femminista catanese di lungo corso lo dice chiaramente: «Le statistiche dicono che la maggior parte delle violenze sulle donne e dei femminicidi avviene tra le mura domestiche, perpetrate da uomini bianchi, occidentali».
La violenza è un fatto culturale, riguarda quel patriarcato che definisce il rapporto tra uomo e donna in termini di dominio e sottomissione.
Quella contro il femminicidio è una battaglia che deve essere combattuta prima che sul piano dell’ordine pubblico su quello dell’educazione sentimentale. Non è inasprendo le pene che gli uomini smetteranno di considerare le donne una loro proprietà», «Le bambine vengono educate da sempre alla generosità e alla comprensione, secondo un modello per il quale il loro essere potenziali generatrici di vita le renda automaticamente un prototipo materno – prosegue Baeri – È un condizionamento profondissimo, che viene da lontano. Perché di fronte alla pretesa di possesso degli uomini, le donne tendono a essere disposte a capirli. Non è che ci stanno, è che è stato insegnato loro a comportarsi così». Ma «dall’accettare un rapporto asimmetrico all’accettare una violenza o un assassinio ne passa».
«Se la dominazione dell’uomo sulla donna fosse un fatto naturale, allora tutti gli uomini dovrebbero avere una tendenza al predominio, io mi rifiuto di pensare che sia così – continua la docente – E comunque: la cultura è riuscita a modificare taluni comportamenti ferini, quindi non vedo perché questo non possa essere cambiato altrettanto.

(…)

l’unico modo per cambiare un modello patriarcale è interferire con la sua diffusione sin dalla scuola». Non bisogna, però, rivolgersi soltanto agli uomini, ma anche alle donne: «Elizabeth Cady Stanton nel 1848 disse che le donne devono imparare a essere giuste verso se stesse prima che generose verso gli altri perché gli altri imparino ad avere cura di loro. Lavorare su come noi vediamo noi stesse è una rivoluzione eccezionale, che necessita di tempo».
E anche se da più parti, pure in politica, si invocano maggiori tutele per il genere femminile, per Baeri ci sono alcune precisazioni da fare: «Il bisogno di protezione non deve sancire una minorità, deve invece preservare una differenza biologica e culturale vitale. E deve passare il messaggio che le tutele non sono necessarie solo per le donne, ma per tutta la comunità: come diceva Marie-Olympe de Gouges nel 1791, come la tutela di una donna in maternità è un bisogno per tutti, così una donna picchiata, violentata e uccisa è una macchia per una società intera». A un’uguaglianza formale tra uomini e donne serve aggiungerne, adesso, una sostanziale: «C’è molto da ottenere – conclude Baeri – Si pensa che i panni sporchi vadano lavati in casa, invece il personale è politico. Tutto quello che riguarda una persona riguarda la politica. E i passi avanti non devono essere fatti solo da chi ha bisogno di ulteriori strumenti culturali. Quanti sono gli uomini con grandi ideali di democrazia per i quali essere violenti con le loro partner è assolutamente normale?»

 

Vorrei ringraziare la Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano (CADMI), che compie un importante sostegno sul territorio. Vi consiglio le loro guide qui.

Si parla anche di violenza economica, poco riconosciuta e spesso sottovalutata.

Vi lascio con questa selezione di parole di Adrienne Rich. Grazie a Pina Nuzzo.

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4 responses to “#25novembre tutto l’anno

  1. Paolo ha detto:

    va ribadito che generosità e comprensione così come il loro contrario possono appartenere l maschile come al femminile.

    poi credo che nell’umano ci sarà sempre un lato ferino, si tratta non di negarlo nè di lasciarlo incontrollato, ma di dosarlo e incanalarlo

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    • simonasforza ha detto:

      Infatti, Paolo si parla di “educazione a” e non di dato innato o di pertinenza di genere. Proprio per questo si tratta di una necessaria e auspicabile inversione culturale. Per quanto riguarda il lato ferino, il problema sta proprio in quel dosarlo. Altrimenti i problemi non ci sarebbero…

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  2. BETTY ha detto:

    Giorni fa ho risposto così a commento di un post:
    ” Le madri che ci hanno educati a essere vili, a chinare la testa, a desiderare i privilegi altrui, a non saper dire una parola amorevole pensando che basti sottintenderla, a non guardarci dentro x cogliere il dolore di vivere e la forza che serve x trasformarci interiormente..ecco, questa è stata mia madre e la madre di tanti. Forse ciò che ci ha resi incapaci di desiderare davvero una concreta trasformazione del mondo che può nascere solo da una rivoluzione interiore”.

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