Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Noi stiamo con #ledonnediormea


“Ad Ormea i rifugiati sono una risorsa (ha detto il sig. Sindaco) lo possono testimoniare alcune troie del posto che hanno usufruito di queste risorse. Sarebbe utile che l’amministrazione comunale chiedesse al prefetto l’invio di diverse rifugiate (massimo trent’anni) così anche i mariti beneficerebbero di suddette risorse”.
Questo riportava la scritta su un foglio consegnato a Salvini due anni fa (26 novembre 2016) in campagna elettorale, mentre si trovava a Mondovì (Cuneo). Salvini non solo ci ride su di gusto ma aggiunge convinto: “sono una risorsa per la prostituzione”, assecondando quindi le insinuazioni gratuite, becere e volgari del cartello. Accanto a lui tante persone, compresa una donna che, pur di farsi fotografare con il Capitano, è capace pure di passare sopra come uno schiacciasassi alla grave offesa sessista rivolta ad altre donne. Il tutto, all’indomani del 25 novembre, il che la dice lunga sull’impegno del Ministro contro la violenza sulle donne. Per provare dal vivo le nostre stesse sensazioni di costernazione e rabbia basta visionare il video, da cui è stato estrapolato il frame in questione, dal minuto 15.40 circa.
Il tutto è rispuntato l’altro giorno, dopo un post dello scrittore, politico ed ex magistrato italiano, Gianrico Carofiglio. Apprendiamo come lo scatto che sta girando fosse rimasto nel cellulare di un abitante di Ormea, che in questi giorni lo ha tirato fuori per vantarsene in alcuni gruppi WhatsApp del territorio. Questo video e il selfie sono utili per ricordarci, caso mai l’avessimo involontariamente rimosso, chi abbiamo come Ministro dell’Interno della Repubblica Italiana e per evidenziare come la Lega sia tuttora profondamente razzista.
Nulla cambia al riguardo e così, come qualche anno fa il bersaglio erano i meridionali ovvero i terroni tornati alla grande nel titolone di Libero, oggi sono i migranti. Si sa, son cose radicate o meglio cose che, specie in campagna elettorale, tornano sempre utili. Ha ragione Nicola Fratoianni che commenta: “Terroni e negri, è sempre quello il cruccio dei certa gente. Possono cambiare nome e sbraitare “prima gli italiani”, ma l’unico italiano che conoscono è quello che vive sopra il Po, è ricco e anche un po’ evasore. Razzisti incalliti.” Non c’è molto da aggiungere a commento della figura di Matteo Salvini, ancor prima che politico, rappresentante istituzionale e oggi ministro che ride e appoggia ciò che è riportato su quell’ignobile cartello. Svegliamoci al più presto, perché le idee sono sempre le stesse e i fatti sono pericolosamente diventati sempre più gravi. Su donne e rifugiati si sta compiendo una barbarie inaudita, un vilipendio dei valori di civiltà, di rispetto e dei diritti umani. Non possiamo ignorare quanto sta accadendo oppure mostrare solidarietà a corrente alternata. Per questo abbiamo deciso di prendere posizione e di manifestare la nostra solidarietà e vicinanza alle donne di Ormea, che non accettano l’abuso consumato a loro danno avanzando un’esplicita richiesta al ministro Salvini: “Caro ministro, siamo Donne e come tali chiediamo di essere rispettate. La nostra campagna è appena cominciata e non si fermerà qui finché non avremo le sue scuse ufficiali.”
Il minimo che possiamo fare è non lasciar passare nessuna di queste ignobili modalità di propaganda, che deturpano e infangano il nostro Paese tutto. Sottolineando che è una questione riguardante sia gli uomini che le donne che credono ancora nei diritti sanciti dalla Costituzione e che si ergono a tutela della dignità e dei diritti umani. Non dimenticheremo mai la bambola gonfiabile e tutte le altre uscite sessiste e misogine, connotanti nel passato più o meno recente il politico Matteo Salvini.
Non lasceremo passare nemmeno il richiamo all’altro cavallo di battaglia del Ministro che, a quanto pare, ha il tarlo di riaprire le case chiuse e di revisionare la legge Merlin. Tutto torna, soprattutto alla luce delle dichiarazioni dell’ex tesoriere della Lega sulle passate modalità di utilizzo dei fondi della Lega Nord. Oggi invece la difesa delle donne di “stirpe italica” e lo sfruttamento/stupro legalizzato delle migranti connotano un quadro e una mentalità che fanno venire i brividi. L’indignazione e il rifiuto categorico di questi meccanismi e metodi sessisti e razzisti deve portarci a rispedire al mittente questo martellamento che, come possiamo constatare, è partito da molto tempo e si è consumato in una sonnolenta indifferenza, sottovalutazione e assuefazione a una escalation di un siffatto tipo di linguaggio e comunicazione.
Poiché il Ministro adopera i social a piene mani, facciamo arrivare a lui e ai suoi sostenitori una risposta proprio a partire dai social, che mostri che noi saremo sempre dalla parte delle donne, dalla parte delle #ledonnediormea. Sosteniamole! Questo Paese merita certamente di meglio e diamo al proposito il nostro contributo dichiarandoci non disponibili a ridere sulla pelle delle donne e dei migranti.
VI RICORDIAMO CHE PER SOSTENERE L’INIZIATIVA DELLE DONNE DI ORMEA: condividete la vostra foto con un cartello e l’hashtag #ledonnediormea”, invitando i vostri contatti a fare altrettanto. Grazie!
Sono aperte sottoscrizioni e adesioni, entro lunedì 14.
Simona Sforza
Maddalena Robustelli
Silvia Rossini
Claudinha Labiwa
Rosa Di Matteo
Arianna Di Vitto
Paola Pieri
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Buon anno nuovo, rendiamolo nuovo per davvero!


Non possiamo, non dobbiamo permettere che sulle donne si continui a compiere il consueto armamentario colpevolizzante, giudicante. E’ ormai indubbio che l’autonomia e il rendersi indipendenti delle donne è tuttora indigesto, ogni giorno di più. Vari tentativi, su vari fronti, segnalano un lavorio più o meno sotterraneo per riportarci indietro, inducendo in noi stesse l’ipotesi di tornare sui nostri passi, scegliendo di tornare a seguire modelli e ruoli che il patriarcato ci ha dedicato. Vari segnali di un invito all’omologazione, al silenzio, alla riduzione al privato. Vari suggerimenti su come essere una buona donna, una buona madre, una buona lavoratrice, una buona moglie e compagna e via dicendo. Tutte deliziosamente impacchettate in attese, comportamenti, reazioni, emozioni. Tutte sotto il ricatto di molteplici mannaie. Tutte sotto una lente senza pietà che ci costringe a rientrare in determinati parametri e sentire, emotivamente impostate così come ci si attende che le donne siano, agiscano e pensino. Tutti pronti a bollarci, a incasellarci, a etichettarci. Ecco, il primo segnale del rispetto nei nostri confronti sarebbe proprio quello di smettere di giudicarci a fronte di un presunto e stereotipato “so come ti senti”, “ti converrebbe”, “ti fai del male da sola”, non sostituitevi a noi, nessuno/a lo può e deve fare, solo noi conosciamo la situazione che stiamo vivendo e nessun manuale o teoria potrà coglierci appieno, nessuno/a potrà comprendere cosa percepiamo e pensiamo, perché ogni donna, ogni storia, ogni circostanza è a sé, unica, specifica, vale a se stante. Nell’anno che ci siamo gettate alle spalle abbiamo dovuto sperimentare notevoli segnali regressivi, in cui sensi di colpa, rivittimizzazioni, violenze, argomentazioni medievali sui nostri corpi si sono moltiplicate. Linciaggi mediatici che hanno segnato il livello con cui ci si rapporta alle donne. Siamo a un passo dal rogo per coloro che non si uniformano o che non seguono i consigli di un patriarcato sempreverde e onnipresente. Siamo a un passo dal vederci mettere il bavaglio e dal ricacciare nella dimensione privata tante questioni. Siamo a un passo dall’essere fregate su molti aspetti. Siamo a un passo dall’essere spacciate anche per mano di tante donne che hanno abbracciato maschilismo e patriarcato. Siamo a un passo dall’abisso. Pillon e l’abuso PAS sono solo la punta dell’iceberg, le mozioni no choice pure. Sono il sintomo di quell’azione che negli anni non si è mai fermata e che ha contaminato la nostra cultura, già in partenza in balia di una mancanza di anticorpi e presidi a difesa di tanti diritti. Se oggi facciamo due chiacchiere in giro ci rendiamo conto di come certi tarli si siano affermati alla grande. Contano sul nostro silenzio, che non avranno. Le donne hanno bisogno di occasioni, spazi in cui potersi raccontare, parlare, confrontare e sentirsi ascoltate senza giudizi. Le donne hanno bisogno di poter essere ciò che desiderano, senza doversi costringere in parti preconfezionate e predeterminate. Siamo diversissime, siamo molteplici e questo va rispettato. Non accetteremo ulteriori violazioni o imposizioni. Buon anno nuovo, rendiamolo nuovo per davvero!

 

Vi consiglio questo video di Monica D’Ascenzo “Cosa imparano le ragazze correndo dietro una palla”.

Per riflettere insieme.

Non credo che il problema delle donne sia unicamente la scarsa propensione a provarci, a tirare quel calcio, a fare quel gesto, a proporci. Può accadere, certo, ma chiediamoci anche perché negli anni questo istinto svanisce e facciamo a meno di continuare a insistere. Possiamo imparare a farlo, essere incoraggiate, ma penso che alla fine c’è il confronto con la realtà che ci troviamo a vivere che pesa sulla nostra propensione a “tentare” in ogni caso, a nuotare controcorrente, a sovvertire il consueto. L’esperienza per le donne segna molto. Segna quando dopo un bel mucchio di tentativi ti rendi conto che ci sono altri fattori e che tu quel muro non potrai abbatterlo con le tue sole forze e volontà. La caparbietà spesso verrà vista come una stupida ostinazione, un non voler accettare il tuo rango e i tuoi confini di donna, non voler capire che il sistema adopera altri criteri di premialità e di selezione. Ed è bene conoscerlo, per riuscire a rinunciare ad essere idonea ad esso, a non omologarsi. Certo sarà molto dura, non produrrà alcun frutto, ma la nostra meta non è necessariamente raggiungere l’obiettivo, perché dobbiamo essere consapevoli che impegno non significa risultati positivi. Ci saranno altri meccanismi che prevarranno. Conosciamo il nostro Paese e non possiamo negare la struttura, cosa non ci consente di accedere alle pari opportunità di partenza. Ci saranno tante persone che ti spiegheranno paternalisticamente cosa c’è che non va nel tuo atteggiamento. Ma tu insisterai, perché non puoi farne a meno, perché tu a ciò che fai e al cambiamento che vuoi costruire ci tieni e ci credi. Io ci credo, nonostante tutto, io insisto nonostante tutto. Non me lo hanno insegnato, non ho fatto sport di gruppo, non ho avuto grandi incoraggiamenti, anzi. La vita però nelle sue curve e nei suoi inciampi mi ha plasmata e fatta diventare diversa. Ho imparato a stare anche in grandi gruppi, in ogni ambito. Il cambiare meccanismi e regole non è semplice.
L’incontro con il femminismo mi ha dato la percezione che si tratta di un lavoro certosino, goccia a goccia, giorno dopo giorno. Il femminismo mi ha dato i mezzi per poter insistere e provare a cambiare.
Non ci sono risultati scontati, ma almeno del nostro cammino non dovremo essere debitrici e subordinate a nessuno.
Diffondiamo il femminismo e qualcosa di buono ne verrà fuori sicuramente.
Un’ultima cosa, insegniamo ai futuri adulti a cavarsela da soli, senza cercare continuamente strade privilegiate e più agevoli, senza ricorrere a mezzucci per scavalcare gli ostacoli, anche a danno degli altri, per ottenere benefici. Ne gioverà l’intera comunità, avremo meno prepotenti con il senso di onnipotenza e di impunità. Costruiamo parità, questo Paese ha bisogno di meno furbetti/e e più capacità di creare modalità nuove di relazione e di azione. Il sistema intriso di cultura patriarcale (con tutte le sue ramificazioni e implicazioni) è il vero problema.

 

Quest’anno saranno 40. Mi piace guardare a quel 1979 e pensare che sono figlia di un decennio eccezionale. 

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