Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Tutto sotto controllo?

 

non siamo serene

 

Ieri è arrivata la risposta del Ministero della Giustizia all’interrogazione del 25 febbraio in Commissione Giustizia della Camera da Marisa Nicchi e Daniele Farina. Una delle numerose interrogazioni depositate sul tema. Ricordo quella di Roberta Agostini e di Delia Murer (qui).

A gennaio, come rilevavo qui, nel comunicato stampa del Governo leggevamo (QUI):

“L’obiettivo della riforma è quello di trasformare alcuni reati in illeciti amministrativi, anche per deflazionare il sistema penale, sostanziale e processuale, e per rendere più effettiva la sanzione. Si ritiene infatti che rispetto a tali illeciti abbia più forza di prevenzione, generale e speciale, una sanzione certa in tempi rapidi che la minaccia di un processo penale che per il particolare carattere dell’illecito e per i tempi stessi che scandiscono il procedimento penale rischia di causare la mancata sanzione.”

Oggi dalla risposta di Gennaro Migliore la ratio è questa:

“La ratio a cui si è ispirata la legge delega, oggetto della presente interrogazione, è quella di riordinare il sistema di incriminazione sulla base di criteri di razionalità, anche al fine di garantire la conoscibilità del precetto penale da parte del cittadino.”

Prima ci veniva suggerito che la certezza della sanzione e la riduzione dei tempi potessero diventare un deterrente, con addirittura uno scopo preventivo. Oggi è la razionalizzazione del sistema di incriminazione a giustificare questo decreto, con un gran minestrone di fattispecie. Tanti reati in un unico calderone. Nelle maglie di questa razionalizzazione è finito anche il secondo comma dell’art. 19 della legge 194/78, quello concernente gli aborti clandestini.

La depenalizzazione e il fatto che sia diventato reato amministrativo è di per sé una cosa positiva, ma non c’è da gioire se poi le sanzioni vengono innalzate e hanno un effetto pericoloso. Dovremmo ritenerci “fortunate” perché alla fine la sanzione amministrativa per l’aborto clandestino è stata inserita nello scaglione meno afflittivo, che però può raggiungere quota 10.000 euro?

“Il delitto di cui all’articolo 19 legge n. 194 del 1978 è stato, così, trasformato in illecito amministrativo e la relativa sanzione è stata determinata nella misura più lieve tra quelle introdotte dall’intervento di depenalizzazione.

I rilievi svolti dagli Onorevoli interroganti investono, in effetti, non già l’entità della sanzione prevista per l’aborto clandestino, quanto, piuttosto, la scala di grandezza degli scaglioni individuati.”

Con riferimento ai criteri di determinazione delle sanzioni amministrative, si rileva come nessuna osservazione, in punto di adeguatezza, è stata comunque sollevata dalle altre amministrazioni interessate alla delega, né in sede di parere delle Commissioni parlamentari.”

Nessuno ha mostrato dubbi e contrarietà su queste sanzioni (NESSUNA OSSERVAZIONE, TUTTO NORMALE). Nessuno negli organismi preposti si è posto alcun problema sull’appropriatezza e sulle ricadute di un innalzamento delle sanzioni. Se nessuna di noi si fosse accorta e ne avesse scritto, si fosse mobilitata, sarebbe passato tutto sotto silenzio, sommerso in un legiferare massivo, con un approccio privo di senso critico.

“Nondimeno, l’adeguatezza in concreto delle sanzioni determinate potrà essere riconsiderata all’esito del monitoraggio degli effetti del complessivo intervento di depenalizzazione, anche con interventi puntuali, che potrà essere utilmente condotta con il Ministero della Salute.
In questa prospettiva si ricorda, difatti, come l’articolo 1 comma 3 della stessa legge delega consente al Governo di adottare, nel termine di 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi, gli interventi correttivi che dovessero rivelarsi opportuni.”
Nella risposta di Migliore si legge che l’adeguatezza delle sanzioni (e quindi l’ipotesi di una rivalutazione delle stesse) sarà riconsiderata alla luce dei soliti monitoraggi del Ministero della Salute entro 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi. Sappiamo benissimo i rischi che si corrono. Siamo ben abituate alle relazioni ministeriali in cui si racconta che va tutto bene, che le sanzioni sono efficaci, che non c’è nessuna criticità. Il risultato di un monitoraggio potrebbe chiudere il capitolo sanzioni senza sanare quello che abbiamo evidenziato nelle osservazioni dell’appello #ObiettiamoLaSanzione. Le correzioni potrebbero non esserci se non dovesse risultare necessario.
Questa è la prassi consueta, correggere a posteriori. Nel frattempo i rischi sono sempre quelli che abbiamo evidenziato, che le donne non si rechino più nei pronto soccorso in caso di complicazioni post aborto clandestino. Si avrebbero pertanto ricadute enormi sulla salute delle donne che non possono certo aspettare le verifiche del Ministero. La priorità è comprendere bene gli effetti di un inasprimento delle sanzioni, l’enorme danno che si produce alle donne che si trovano in una situazione delicata e difficile, per le quali la strada per una assistenza di qualità si inerpica e diventa sempre più incerta. Che tutela della salute è questa? Che garanzia c’è, se di fatto chiudi la saracinesca con una sanzione?
Quindi occorre intervenire non solo sulle sanzioni, ma sulle cause del ritorno alla clandestinità (vedi le percentuali di obiezione di coscienza del personale medico e paramedico) e sul fatto che continua a essere poco diffuso l’uso della pillola abortiva RU486.
Quindi? Continueremo a chiedere risposte certe e celeri, non siamo per niente serene. 

 

P.S.
Aggiornamento 29.02.2016
La Conferenza stampa di Marisa Nicchi sull’interrogazione in commissione Giustizia, in merito alle sanzioni per gli aborti clandestini. Una legge oltraggiata nel 35% delle strutture italiane.
http://webtv.camera.it/evento/9054
http://www.radioradicale.it/scheda/468172/modifica-della-norma-sulla-super-sanzione-per-linterruzione-di-gravidanza-al-di-fuori
Aggiornamento 04.03.2016
Questo è il contributo del gruppo #ObiettiamoLaSanzione in occasione della Conferenza stampa del 29.02.16 di Marisa Nicchi sull’interrogazione in commissione Giustizia, in merito alle sanzioni per gli aborti clandestini.
“ObiettiamoLaSanzione’, iniziativa sostenuta da migliaia di donne e uomini, decine di attiviste, giornalisti/e e associazioni mobilitate attraverso la campagna online‪#‎obiettiamolasanzione‬ che aveva un unico obiettivo, ossia manifestare la loro contrarietà a un incremento tanto penalizzante per le donne. Ringraziamo coloro che hanno presentato l’interrogazione sulla questione dell’inasprimento delle sanzioni. In sintesi, stiamo facendo, cito il sottosegretario Migliore, quelle osservazioni di inadeguatezza che nessuno a livello istituzionale pare abbia fatto in merito all’ultima norma a danno delle donne. Abbiamo scritto una lettera all’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, presieduto dall’onorevole Boldrini, in cui chiediamo un intervento immediato sull’irresponsabile azione sanzionatoria in caso di aborto clandestino e un impegno più incisivo a salvaguardia della 194, che ricordiamo essere una legge per depenalizzare l’aborto e per renderlo un servizio sanitario garantito dallo Stato. Abbiamo inviato tale lettera con l’auspicio di una risposta che vada ad accogliere le nostre richieste. Tra le quali, che il tempo che deve intercorrere per la rivalutazione dell’entità della sanzione pecuniaria (dopo apposito monitoraggio del Ministero) sia impiegato per una disamina più accurata e puntale sugli aborti clandestini di quella che si evince dai dati ufficiali del Ministero della Salute, soprattutto alla luce del timore diffuso che una sanzione di questa entità possa scoraggiare le donne dal ricorrere alle cure ospedaliere in caso di bisogno. La nostra attenzione sarà particolarmente puntuale su ogni intervento e misura che le Istituzioni metteranno in campo su questo tema. Noi andremo avanti nel diffondere gli aggiornamenti sulla situazione, per portare alla conoscenza delle persone che ci seguono e hanno aderito all’iniziativa, quanto, e se e cosa si sta facendo o si farà in parlamento, per sanare questa gravissima situazione. Se verranno formulate proposte concrete e condivisibili, saremo pronte a condividerle.
Annunci
4 commenti »

#ObiettiamoLaSanzione Lettera aperta alle donne del Parlamento

06 Casini apre ai Gay

 

Dopo l’appello e il successo del tweet bombing di lunedì 22 per protestare contro l’inasprimento delle sanzioni per le donne che abortiscono clandestinamente, come promesso, non ci siamo fermate. Oggi è stata spedita questa lettera aperta all’Intergruppo parlamentare, perché ci diano risposte precise non solo su come si intende sanare la questione delle sanzioni, ma anche sulla strategia più ampia, al fine di risolvere i numerosi problemi che concernono la (dis)applicazione della 194.

 

Lettera Aperta

On. Laura Boldrini

Presidente Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità

Gentile Presidente,

Il 22 febbraio scorso il gruppo #ObiettiamoLaSanzione è stato promotore di un tweetstorm e di una mailbombing contro il decreto n° 8 (entrato in vigore il 6 febbraio), che depenalizza il reato di aborto clandestino (disciplinato dall’Art. 19, co. 2, della legge 194/1978) ma al contempo prevede un innalzamento delle sanzioni (non più “fino a 51 euro”, ma “da 5.000 euro a 10.000 euro”).

Il provvedimento varato dal Governo ha il grave torto di ignorare un ritorno preoccupante agli aborti clandestini a causa di un abnorme numero di obiettori di coscienza. Per questo motivo la protesta ha ottenuto una ampia adesione testimoniando l’indignazione di donne e uomini, attiviste e attivisti, centri antiviolenza e associazioni promotrici di diritti civili contro una sanzione ingiusta che ri-vittimizza le donne.

Il 10 marzo 2014, il Comitato Europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 11 della Carta sociale europea che assicura il diritto alla salute perché ha mancato di mettere in atto le misure necessarie per consentire l’interruzione di gravidanza laddove siano presenti obiettori di coscienza. Il reclamo era stato depositato l’8 agosto 2012 e ha visto la partecipazione di diverse associazioni tra cui LAIGA.

Ora si è in attesa di conoscere il pronunciamento del Comitato Europeo dei Diritti sociali su secondo reclamo presentato nel 2012, dalla CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) per far rispettare i diritti delle donne ma anche i diritti lavorativi dei medici non obiettori di coscienza.

Ogni anno il Ministero della Salute trasmette al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge 194. Nonostante si riferisca che “non emergono criticità nei servizi di IVG” e si affermi che “Il numero di non obiettori risulta quindi congruo, anche a livello sub-regionale, rispetto alle IVG effettuate, e non dovrebbe creare problemi nel soddisfare la domanda di IVG”, la dura realtà che tante donne devono affrontare è ben diversa e i reclami di cui sopra lo testimoniano, così come le numerose proteste di operatori sanitari e associazioni nonché l’inchiesta andata in onda a Presa Diretta.

Le percentuali a cui è arrivata l’obiezione di coscienza creano problemi, l’iter previsto dalla 194 diventa un percorso a ostacoli, i 90 giorni consentiti spesso risultano un tempo strettissimo. Le percentuali parlano da sé: la media nazionale è del 70%, raggiunge quota 93,3% in Molise e in numerose regioni si aggira dall’80% in su. Questo, in alcuni casi, comporta l’obiezione di intere strutture, pratica vietata dalla 194. La migrazione interregionale non è cosa rara e per gli aborti terapeutici c’è chi va all’estero.

Chiediamo di esaminare senza indugio e in modo concreto e serio, il fenomeno degli aborti clandestini (quantificati con una rilevazione ferma al 2005 – tra i 12mila e i 15mila casi per le italiane e tra i tremila e i cinquemila per le straniere). La possibilità di acquisto di farmaci abortivi online rende la situazione ancora più pericolosa e difficile da fotografare, ma che bisogna in qualche modo arginare, proprio facilitando e rendendo realmente accessibile per tutte le donne il servizio di IVG. Non è sufficiente prevedere che le farmacie autorizzate alla vendita online abbiano un bollino di certificazione rilasciato dal ministero della Salute, perché sappiamo che le strade non sono solo quelle legali. I casi evidenti sono solo quelli che arrivano nei pronto soccorso.

Questo è il quadro in cui è stato approvato il decreto di depenalizzazione dell’aborto clandestino.

Ci rivolgiamo all’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità affinché il parlamento al più presto intervenga sul decreto legislativo n° 8 del 15 gennaio 2016 e riduca le sanzioni alle donne stabilendo cifre simboliche come prevedeva il vecchio testo di legge, che si dia piena attuazione alla legge 194/78, imponendo una quota ai medici e ai paramedici obiettori all’atto dell’assunzione e che le attuali strutture si allineino a tale disposizione per non incrementare il mercato degli aborti clandestini. Al fine di una corretta applicazione della legge è altresì doveroso mettere in campo azioni di prevenzione in maniera strutturata e sistematica, che si potenzino i consultori e che sia semplificato l’iter dell’aborto farmacologico, che la pratica dell’obiezione non violi il diritto alla salute psico-fisica e al rispetto delle donne.

 

Le promotrici del gruppo #ObiettiamoLaSanzione

Anarkikka

Monica Lanfranco

Loredana Lipperini

Cristina Obber

Antonella Penati (Federico nel cuore)

Lea Fiorentini Pietrogrande

Benedetta Pintus (Pasionaria.it)

Barbara Bonomi Romagnoli

Maddalena Robustelli

Paola Tavella

Simona Sforza

Nadia Somma

Lorella Zanardo

La rete delle reti

Donatella Martini (Ass. Donne in Quota)

3 commenti »

#ObiettiamoLaSanzione, il giorno dopo

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Prima di ogni altra cosa desidero ringraziare tutte le donne che hanno organizzato e coloro che hanno sostenuto via Twitter e via email la campagna ‪#‎ObiettiamoLaSanzione‬. Un primo grazie speciale voglio farlo a Nadia Somma che ha fatto scoccare la scintilla e ci ha chiesto di organizzare insieme qualcosa, anche semplice, ma che ci facesse uscire dal silenzio. Un secondo grazie speciale a Stefania Spanò che ha subito messo a disposizione il suo talento, la sua creatività, le sue idee e tanto altro. Maddalena Robustelli sa quanto la stimo e quindi a lei va il mio ringraziamento speciale per il suo sostegno sempre attivo e pieno di passione e per il suo costante contributo nella definizione dell’iniziativa. Piano piano la nostra iniziativa ha preso forma, siamo artigiane dell’attivismo, non sarà tutto perfetto, ma quel che importa è la passione con cui lo facciamo, l’importante è non restare a braccia conserte.

Grazie per questa protesta spontanea, che dimostra ancora una volta come l’unità è essenziale. Alcune di noi avevano scritto e lanciato l’allarme sull’innalzamento delle sanzioni, ma per amplificare è necessario fare rete e gruppo. Lo sapete quanto io tenga a questo condividere le battaglie. Abbiamo dimostrato che possiamo unire le forze, anche se non la pensiamo nello stesso modo su tutto, su altre questioni. Per questo ringrazio le ragazze di Pasionaria. Siamo donne diverse tra noi, ciascuna con le proprie idee e questa è ricchezza, da mettere in campo sinergicamente. Questa è la chiave vincente, riuscire a superare gli steccati e andare dritto all’obiettivo. Tutto è avvenuto spontaneamente con un passaparola che ha prodotto un appello collettivo e un bel risultato partecipato. Abbiamo innescato una bella energia, una importante iniezione di fiducia per il proseguo.

trend 22feb

Sono contenta per come è andata, per me raggiungere anche solo una donna e una persona in più è un successo. Questa è stata sempre la filosofia del mio attivismo. La cosa più importante è stata far conoscere, tornare a parlare dei problemi che azzoppano la 194, dei quali la sanzione è solo il capitolo più recente.

Con i nostri tweet abbiamo evidenziato la pericolosità di certe scelte politiche a dir poco superficiali, che hanno ricadute gravi sulla salute delle donne. Perché con queste sanzioni le donne in caso di complicanze post aborto clandestino, preferiranno non recarsi al pronto soccorso mettendo a rischio la propria vita. Abbiamo chiesto una responsabilizzazione delle istituzioni, che devono fare luce sulle cause reali che portano le donne alla clandestinità. Abbiamo chiesto che il nostro Paese dia piena attuazione di quanto ci suggerisce l’UE in materia di salute sessuale e riproduttiva, attraverso un libero accesso alla contraccezione e alle interruzioni di gravidanza (Risoluzioni Tarabella e Panzeri). Lavoriamo migliorando i servizi per le donne (più consultori pubblici e convenzioni con i privati solo quando questi assicurano la piena applicazione delle leggi dello stato, come la 194), vogliamo rispetto e non essere colpevolizzate e sanzionate se l’obiezione di coscienza di fatto limita e rende un percorso ad ostacoli l’esercizio di un diritto come previsto dalla legge. Il tweet di Celeste Ingrao si unisce alle tante voci di donne che conoscono bene la realtà e dov’è il nodo:

 

Chiediamo un aggiornamento dei farmaci mutuabili, includendo contraccettivi ormonali di ultima generazione. Chiediamo una efficace educazione a una sessualità consapevole, alla contraccezione, alla conoscenza del proprio corpo, delle malattie sessualmente trasmissibili.

Non possiamo più delegare al fai da te, non possiamo più sperare in un incrocio casuale con la giusta informazione su questi temi. Insomma, basta fare gli struzzi! Non sono certo le sanzioni la panacea di problemi enormi alla cui radice c’è una profonda riluttanza e sordità da parte di chi dovrebbe programmare e governare a fare prevenzione in modo sistematico e non a singhiozzo. Non abbiamo bisogno di rassicurazioni, pretendiamo risposte serie e la certezza dei servizi pubblici.

L’obiezione a questi livelli è pura violenza, cieca disapplicazione dei diritti donna e assenza di una piena e seria tutela della salute.

Non ci lasceremo silenziare, continueremo finché la situazione non sarà rispettosa della dignità e della salute delle donne. Speriamo di riuscire a scendere in piazza: che possa aprirsi una primavera di rivendicazione dei nostri diritti, che ci porti a lottare per riportare alle prime pagine dell’agenda politica tanti problemi dimenticati che ci riguardano da vicinissimo.

Facciamo pressione affinché i progetti di legge depositati in materia di 194 e di regolamentazione del fenomeno dell’obiezione, non siano abbandonati nei cassetti ad ammuffire: i più validi e sensati devono essere discussi in commissione e approdare velocemente in Aula. Non abbiamo bisogno di azioni politiche di semplice testimonianza di impegno, le battaglie vanno portate avanti con costanza e portate a compimento. Dalle parole dobbiamo passare ai fatti, abbiamo già aspettato troppo, la 194 è stata svuotata negli anni e abbandonata per troppo tempo. Ci vuole una volontà politica specifica, e noi dobbiamo pretendere che ci diano risposte e che lo Stato si responsabilizzi su questo tema. Facciamo pressione, controlliamo, pungoliamo, monitoriamo. Basta silenzio sulla 194. Dobbiamo porre fine alla colpevolizzazione delle donne e a ogni tentativo di affievolimento dei loro diritti.

Tocca a noi proseguire con tenacia, dobbiamo continuare a lottare, a pretendere risposte, vigilare, tornare in piazza, chiedere l’esito delle interrogazioni che sono state depositate sul tema delle sanzioni e dell’obiezione, informare le altre donne quando i media mainstream oscurano notizie come quella dell’inasprimento delle sanzioni. Ne parlavamo ieri con Maddalena, e concordo con Paola Tavella e Nadia Somma: chiediamo alla Ministra della Salute e al Ministro della Giustizia di risponderci in Parlamento, bisogna fare il possibile affinché si apportino correttivi celeri a questa situazione che mette a repentaglio la salute e la vita delle donne. Non è tollerabile avere un diritto, sancito da una legge dello Stato, soggetto a mille “se” e “ma”, a mille variabili. Non è solo una questione di sanzioni, da rivedere è l’intero approccio sinora avuto nei confronti della 194, la cui applicazione è stata falsamente monitorata, quando di fatto si è permesso che gli obiettori si moltiplicassero a dismisura.

Continuiamo a farci sentire, non molliamo, questo è solo il primo passo per tornare a rendere pieni ed effettivi i diritti delle donne, perché il cammino è ancora molto lungo.. Non ci fermeremo qui e non ci lasceremo fermare!

Non torneremo al Medioevo, per evitarlo, oltre a chiedere che venga applicata pienamente la 194, dobbiamo però confrontarci con la realtà, perché nel 2016 le leggende e i falsi miti su contraccezione e sessualità sono ancora purtroppo diffusissimi.

 

 

Rassegna stampa

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=06998

http://www.panorama.it/scienza/salute/aborto-clandestino-donne-sanzionate-fino-a-10mila-euro-la-protesta-sul-web/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/22/aborto-lhashtag-obiettiamolasanzione-contro-le-multe/2486788/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=236392

http://www.left.it/2016/02/22/obiettiamolasanzione-tweetbombing-contro-la-multa-alle-donne-che-abortisono-clandestinamente/

http://magazinedelledonne.it/news/content/2209030-legge-sull-aborto-tweet-bombing-al-motto-di-obiettiamo-la-sanzione

http://letteradonna.it/219811/multe-aborto-clandestino-proteste-twitter/

http://www.jobsnews.it/2016/02/jobsnews-aderisce-alla-campagna-di-tweetbombing-contro-laumento-delle-sanzioni-per-laborto-clandestino/

http://www.rassegna.it/mobile/articoli/aborto-clandestino-tweetbombing-contro-linnalzamento-delle-sanzioni

https://medium.com/@ChiaraBaldi86/obiettiamolasanzione-in-difesa-delle-donne-contro-il-decreto-che-aumenta-le-multe-per-l-aborto-7c257da7879f#.oyq8ixbl1

http://www.marisanicchi.it/aborto-clandestino-contro-le-multe-una-mozione-parlamentare-e-una-petizione-su-change-org/

http://www.lastampa.it/2016/02/24/italia/cronache/la-rivolta-delle-donne-contro-la-supermulta-per-laborto-clandestino-wXvU1pEr6yFupKSzneLbXI/pagina.html

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2016/02/24/scorrete-lacrime-scrisse-il-poliziotto-sui-diritti-e-sullindifferenza/

http://www.repubblica.it/salute/2016/02/24/news/aborto_clandestino_su_web_dilaga_protesta_contro_maxi-multa-134164143/?ref=HREC1-4

 

2 commenti »

#ObiettiamoLaSanzione

06 Casini apre ai Gay

 

Lo scorso 15 gennaio 2016 il Governo ha approvato un decreto che depenalizza per la donna il reato di aborto clandestino ma al contempo prevede un innalzamento delle sanzioni: non più “fino a 51 euro”, ma “fino a 10.000 euro”.

Questo provvedimento non evidenzia le cause a monte di un ritorno preoccupante agli aborti clandestini tra cui innanzitutto un abnorme numero di obiettori di coscienza, la cui media nazionale del 70%, raggiunge in alcune regioni anche quote superiori al 90%.

Invece di incrementare l’educazione ad una contraccezione diffusa e di assicurare un servizio di IVG certo ed efficiente si sceglie di colpire economicamente le donne.

L’elevato numero di obiettori si traduce in enormi difficoltà di accesso ad un iter sicuro e celere, con tante donne costrette ad andare in altre regioni per poter interrompere la gravidanza. Il problema è tanto acuito dal fenomeno dell’obiezione di struttura, a causa della quale interi reparti ospedalieri non praticano le IVG e non applicano la legge, che persino i giornali esteri ne scrivono.

Il nostro auspicio è che si apra al più presto un dibattito istituzionale che porti lo Stato a farsi garante del diritto ad un aborto libero, gratuito e sicuro, per consentire alle donne la scelta di diventare madri liberamente e consapevolmente.

Chiediamo allo Stato risposte adeguate contro gli aborti clandestini e non aumenti di sanzioni economiche, e quindi rivendichiamo la concreta applicazione della 194, nata per salvaguardare la salute delle donne ma ad oggi svuotata di reali tutele a causa dell’obiezione di coscienza.

 

Per questi motivi domani lunedì 22 febbraio proveremo a portare all’attenzione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin la nostra ”obiezione” con un tweetbombing, lanciando tutte in contemporanea, dalle 12,00 alle 14,00 e dalle 19,00 alle 21,00, questo tweet:

#ObiettiamoLaSanzione No all’aggravio delle sanzioni per l’aborto clandestino @matteorenzi @bealorenzin

con allegata la vignetta di Stefania Spanò con cui inizia questo post.

Chiediamo a chiunque voglia sostenere queste ragioni, di unirsi a noi fattivamente, partecipando al tweetbombing seguendo le indicazioni di cui sopra.
C’è bisogno di tutt*, per un diritto di tutt*!

Anarkikka attivista, vignettista
Loredana Lipperini
Cristina Obber
Pasionaria.it
Antonella Penati
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger e attivista
Lorella Zanardo

La rete delle reti femminili
Casa Internazionale delle Donne di Roma
Suny Vecchi Frigio

 

p.s.

Chi desidera partecipare e non usa Twitter può anche inviare una email. Quest’ultima dovrebbe avere come oggetto “Obiettiamo la sanzione” e come corpo questo testo, da destinare al Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, matteo@governo.it, ed alla Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, LORENZIN_B@CAMERA.IT. La mail dovrebbe concludersi con la propria firma.

Per adesioni, inserire un commento nel post di Anarkikka sull’Espressohttp://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/21/obiettiamolasanzione/

 

UN ENORME GRAZIE A TUTTE COLORO CHE HANNO LAVORATO IN QUESTI GIORNI E CHE DOMANI CONTRIBUIRANNO ATTIVAMENTE A QUESTA PROTESTA, UNITE E’ MEGLIO! 🙂

7 commenti »

La rivoluzione di cui abbiamo bisogno

donna al voto

 

Parto dalla notizia di Bernie Sanders che sta dando non pochi pensieri alla campagna di Hillary Clinton. A quanto pare le nuove generazioni di donne non la amano e preferiscono il progetto di Bernie, una bella testimonianza del bisogno di un’alternativa, di un cambio di paradigma in un sistema che ormai dà tante cose per scontate e stride con la realtà di tanti cittadini e cittadine. E noi donne esigiamo di più, ci radicalizziamo, chiediamo che si osi di più quando le nostre vite subiscono degli schiacciamenti, quando ci troviamo all’angolo, quando siamo emarginate, quando non riusciamo più a guardare fiduciose al futuro. Molte giovani democratiche non ci stanno al trucco di una donna privilegiata, che ha sempre stentato sul terreno delle donne, che in passato è stata molto tiepida, distante. Certe cose non si possono imparare semplicemente studiando, mettendosi a tavolino con qualche stratega da campagna elettorale, il risultato rischia di essere posticcio. E poco importano le insinuazioni irricevibili della storica femminista Gloria Steinem “molte donne vanno ai comizi di Sanders non per lui, ma per incontrare maschi giovani”. Pura violenza, che nessuno, tanto meno una femminista, dovrebbe permettersi di usare. Le ragazze hanno bisogno di altro, di poter credere in un cambiamento che parla di eguaglianza e di rivoluzione socialista. Non sono sogni, come li ha liquidati Hillary stizzita. Sono la testimonianza che ci può essere un’altra visione e un progetto che parli in modo diverso. Certe cose non si possono gestire, appiccicare, o sei o non sei. Le diversità per quanto riguarda le visioni del mondo non si possono camuffare facilmente. E non basta suggerire alle donne di essere la persona giusta, che l’ora di una donna alla Casa Bianca è giunta. In questo mondo in crisi, che crolla, con un sistema economico che erode le nostre vite, abbiamo bisogno di orizzonti diversi. Ci dobbiamo svegliare e dobbiamo rifiutare schemi che tutelano sempre gli stessi. Sul sito di Sanders leggiamo:

“The American people must make a fundamental decision. Do we continue the 40-year decline of our middle class and the growing gap between the very rich and everyone else, or do we fight for a progressive economic agenda that creates jobs, raises wages, protects the environment and provides health care for all? Are we prepared to take on the enormous economic and political power of the billionaire class, or do we continue to slide into economic and political oligarchy? These are the most important questions of our time, and how we answer them will determine the future of our country.”

Contro i poteri oligarchici e le disparità socio-economiche crescenti. Perché occorre fare scelte coraggiose, anche in temi di ambiente e di immigrazione, perché non bisogna dimenticare la storia e il nostro passato da migranti. Un contributo importante quello di Sanders, che richiama i democratici alla riflessione. Anzi, come sottolinea qui The Nation: “Americans are waking up to this reality, and they are demanding change.”

E richiama a un ragionamento complesso e articolato anche qui in Italia.

Dignità, è questa la parola chiave e l’obiettivo a cui dovremmo guardare e mirare. Una vita dignitosa per tutti, perché l’obiettivo deve essere migliorare la vita di quelle persone che vivono con sussidi di trecento euro al mese, se va bene. E di donne sole che vivono in queste condizioni ce ne sono tante. La lotta per la dignità significa garantire un minimo di condizioni per uscire da quell’incertezza e dalla povertà, quella vera. Significa aiutare le bambine a conoscere l’importanza dello studio e consentire loro di avere un’istruzione pubblica di buon livello. Significa consentire di uscire da un destino predefinito, dando le stesse opportunità a tutt*. Perché in un contesto di opportunità “diminuite” anche far valere i propri diritti risulta difficile e questi si affievoliscono, non si può continuare a tacere. E siamo noi donne coloro che più subiscono le conseguenze negative di un contesto in cui si allargano sempre più le distanze tra chi ha e può e chi ha meno e non può.

 

 

Esprimo il mio parere da donna femminista: la mia solidarietà, il mio sostegno, la mia adesione non sono a priori, necessitano di contenuti, di elementi concreti pregressi e non solo creati ad hoc in ambito di campagna. Il mio sostegno non può essere in base al genere, bensì su cosa quel candidato o quella candidata mi comunicano, mi trasmettono in termini programmatici e di visione politica e delle questioni che ci riguardano più da vicino. Per me non vale la regola “purché sia donna”, “in quanto donna”, perché non può e non deve essere semplicisticamente così. Inoltre, abbiamo visto come il problema della rappresentanza non sia risolto automaticamente dall’aumento di donne in politica o nelle istituzioni. Questo serve solo a scalare la classifica del Global Gender Gap del WEF. Siamo saliti al 41° posto nel 2015, ma la situazione nei sottoindici come quello del lavoro non è rosea. Si desume che sono altri gli elementi che determinano il cambiamento, tangibile e concreto. E aggiungo anche che la filosofia secondo cui “una donna vale l’altra, purché fossimo rappresentate”, ci ha azzoppate in più di una occasione. Ho bisogno di scorgere una vicinanza di idee e di battaglie, un percorso coerente, dimostrato sul campo della vita politica. Devo poter intravedere una Politica, con la maiuscola, una declinazione più alta, ma sempre con uno sguardo che parte dal basso, capace di immergersi nei problemi e nella realtà, per non perdersi ai vertici e nella stratosfera. La parola rivoluzione, non è vuota, ma è piena di un senso di fare le cose in concreto, con quell’attenzione al fatto che non si può più rimandare, che il diritto a una esistenza dignitosa deve essere al primo posto. Questa Politica richiama #inclusione e #partecipazione. Il tratto distintivo non è la delega e l’affidarsi, si chiede partecipazione.

Ben-essere, pari diritti che si esplicano in una forma solidale e diffusa.

Ribadisco che non è sufficiente essere donna per comprendere e saper rappresentare appieno gli interessi delle donne. Questo dovremmo averlo capito. Come ho detto più volte su questo blog, possiamo fare la differenza, mantenendo la schiena dritta e gli occhi ben aperti sul mondo reale. Un movimento di cambiamento con le energie delle periferie umane, non solo geografiche, protagoniste. Ecco perché mi piacerebbe che anche da noi si riuscisse a guardare verso un Sanders, se dall’altra parte c’è una donna che non ci rappresenta e non ci convince appieno. Madelene Albright anche in questi giorni ripete il mantra: “Sappiate che c’è un posto specifico all’Inferno per le donne che non si aiutano l’un l’altra”. Un incoraggiamento a sostenere le donne va benissimo in linea di massima, ma siccome noi donne siamo esseri umani capaci di ragionare sulla materia contingente e abbiamo bisogno di sostanza, non possiamo sostenere la donna a priori, perché faremmo un grave torto a noi stesse e alle nostre capacità analitiche. In questo contesto sembra quasi uno schiaffo alle capacità di decisione autonoma delle donne. E giustamente questa capacità va rispettata e non soffocata. Non facciamoci mai usare, non prostriamoci, non seguiamo il flusso se quel flusso ci porta alle catene. E non mi interessa se risulterò poco malleabile o allineabile, dirò sempre quello che penso e saprò usare il mio senso critico. L’ho dimostrato anche in questa tornata di primarie milanesi. La mia risposta è tutta racchiusa in un non voler seguire orientamenti preconfezionati o scontati per la mia appartenenza di genere. Nonostante ci si aspettasse questo da me.

Il senso del fare politica parte dal presupposto di un rispetto profondo delle persone. Per alcuni fare politica nasconde interessi personali, tornaconti e obiettivi bassi. Sono sconcertata quando si pensa che io abbia chissà che interessi in gioco. Vi invito a guardare la mia quotidianità, la mia vita in 40 mq di casa, quel periodo di quasi dieci anni passato in case condivise dopo essermi trasferita da Bari a Milano per lavorare (perché nella mia città natale non avevo sostegni e mi sono dovuta rimboccare le maniche da sola), la mia precarietà, la mia cassa integrazione, i miei mesi senza stipendio, la mia esperienza post-maternità e tanti altri piccoli dettagli. Nella mia esperienza da attivista politica e non solo, mi sono sempre battuta per i diritti delle donne, gratuitamente, mi sono messa a disposizione per passione, con l’unico obiettivo di riuscire a diffondere un po’ di consapevolezza, di informazioni, far circolare le idee. Non ho mulini personali a cui portare l’acqua. Se per alcune persone questo non è un impegno utile, ma strumentale, liberi di pensarlo. Ricevo più colpi bassi e critiche che grazie o complimenti, ma vado avanti, convinta tutto questo forse vuol dire che sono abbastanza scomoda, che qualcosa riesco a fare e a smuovere. Se avessi stuoli di sostenitori probabilmente significherebbe che sono nel mainstream e che faccio e dico cose tiepide, facili, scontate. Mi piace vederci chiaro e non ragionare per pregiudizi o sulla base di voci di corridoio. Siccome sono fiera di essere una rompiscatole, non voglio perdere questa mia caratteristica e piacere a tutti i costi..

1 Commento »

Che tipo di società vogliamo costruire?

utero-in-affitto-698x336

 

Pubblico un estratto di un mio articolo pubblicato su Dol’s Magazine.

Davanti a una mancanza di alternative ogni scelta può sembrare valida. Si dovrebbe evitare di rendere le donne degli uteri e nulla più, perché alle donne deve essere garantito altro. Per questo altro dobbiamo lottare. Io non vedo uteri che camminano, io vedo donne e pretendo che abbiano pari opportunità di vita. Dovremmo immaginare che alcune donne vengano destinate a essere fattrici seriali per potersi sostentare? Che senso avrebbero i sussidi sociali e i sostegni statali quando potresti mantenerti affittando una parte del tuo corpo? Cosa accadrebbe se si aprisse il mercato degli organi o dell’utero in affitto? Tanto per capirci, dovreste mettervi nei panni delle donne che non vivono nel lusso e che vivono in condizioni precarie. Lo so in Italia e in Europa non è consentita la vendita, ma se per ipotesi le cose cambiassero, nel nome di una libertà senza limiti? E sono sempre le altre, donne lontane da noi che devono sottostare a questo ulteriore affievolimento di diritti. La vita intima va rispettata solo quando è la nostra, poi possiamo ignorare e non rispettare quella delle altre, perché abbiamo bisogno di ignorarne la dignità per soddisfare le nostre esigenze contingenti? Perché non c’è tanto sbracciarsi quando chiediamo un lavoro dignitoso, che ci consenta di esprimere liberamente la nostra persona in ogni ambito? Che esistenza libera e dignitosa può derivare dal diventare merce sul mercato? E anche se ci fossero donne disposte a mettersi a disposizione gratuitamente, quante ce ne sarebbero? Ah, sì, la gravidanza è una passeggiata di salute, poi con i trattamenti ormonali va ancora meglio. Provate per credere. Anche se siamo utero-munite non dovete ridurci a essere mother machine. Non è il nostro destino obbligato e meritiamo forme di libertà più ampie e che ci rispettino in toto, come esseri umani al 100%.

 

Per leggere l’articolo completo: http://www.dols.it/2016/02/07/che-tipo-di-societa-vogliamo-costruire/

3 commenti »

Noi ci stiamo

no sessismo no razzismo

 

A tutt* coloro che hanno chiesto alle femministe di esprimersi all’indomani di Colonia, cercando di imporre loro le parole d’ordine da adoperare per l’occasione, noi abbiamo risposto e continuiamo a rispondere con le nostre parole, con le nostre riflessioni e le nostre idee, perché le questioni sono ben più ampie della rappresentazione sinora allestita e i nostri corpi non dovranno mai diventare il terreno di strumentalizzazioni in chiave xenofoba.

 

Noi ci stiamo ad unirci alle numerose voci di donne che il 4 febbraio si incontreranno e manifesteranno in luoghi e città diverse per parlare di violenza sulle donne, contro ogni sessismo, perché innanzitutto c’è la difesa e l’affermazione della nostra inviolabilità. Non ci può, però, essere piena ed effettiva libertà se i nostri diritti vengono soffocati, negati, sminuiti, sottoposti a riduzioni e a condizioni inaccettabili. MOBILITIAMOCI

 

L’avevamo scritto a novembre, come Noi non ci stiamo sulla nostra pagina Facebook, lo abbiamo manifestato in piazza Cordusio a novembre, la violenza ha varie sfaccettature, e dobbiamo evidenziarle tutte, senza omissioni, raccontando ed esaminando la condizione femminile in un Paese certamente non all’altezza di corrispondere ai suoi bisogni. Dobbiamo capire le interconnessioni tra i fenomeni che affannano e affliggono le nostre esistenze e lavorare per rimuovere gli ostacoli a una vita pienamente dignitosa, serena, libera da ogni forma di violenza e di sopruso. RACCONTIAMOCI

 

Per questo noi ci stiamo, purché il 4 febbraio sancisca una ripartenza che dia anima e corpo ad una riflessione e ad un lavoro condiviso e collettivo rivolto al futuro, per concretizzare i nostri obiettivi e le nostre istanze più urgenti. Da questa data occorre guardare avanti, per riportare le nostre voci e le nostre azioni in primo piano, per essere spinta propulsiva ad un ritorno forte verso una elaborazione collettiva di lotta e di rivendicazione. Elemento imprescindibile per ripartire dovrà essere l’ascolto reciproco per tornare ad avere un ruolo politico, di pressione e di proposta su modelli alternativi. Per tornare in modo nuovo a farci sentire, a riprendere la parola, a rivendicare altri spazi di azione e cambiamento. ASCOLTIAMOCI

 

Le idee ci sono, basta avere il coraggio di cambiare il paradigma, anziché rassegnarci e pensare che tutto sommato la parità e la libertà siano state raggiunte e che tutto vada per il meglio. La violenza domestica e nei luoghi pubblici è solo la punta dell’iceberg di un sistema di sopraffazione e sottomissione più ampio e radicato, il patriarcato universalmente diffuso. Ognuna di noi sperimenta sulla propria pelle la lesione dei diritti e la violazione della dignità in quanto esseri umani pari all’altro genere. Quotidianamente dobbiamo denunciare e lottare contro le discriminazioni sul lavoro, le violenze psicofisiche, le tirannie di un sistema di produzione e riproduzione maschiocentrico, la schiavitù derivante dalla precarietà e dall’assenza di protezioni. IMPEGNIAMOCI

 

Quasi assuefatte all’assenza di ascolto da parte delle istituzioni e alle carenze di una politica che si faccia responsabilmente carico delle nostre istanze, continuiamo a rivendicare a viva voce per la violenza subita. Annientarci non servirà a fermarci o a farci tornare indietro. Ossia la precarietà lavorativa impostaci, i diritti negati subiti, l’assenza di una educazione sessuale, alla parità di genere e all’affettività “obbligatorie” nelle scuole, la 194 disapplicata, i servizi ed il welfare ridotti al minimo, le donne in povertà, il lavoro non retribuito ed il part-time forzato, il diritto alla salute sempre più rarefatto, il nostro desiderio di maternità strozzato nelle pieghe di mille difficoltà quotidiane, la discriminazione sul luogo di lavoro. E, non ultimo per rilievo, l’assenza di un dicastero dedicato ai nostri diritti, che faccia da garante e da indirizzo politico all’individuazione di misure che consentano alle donne italiane di non vivere sempre nell’incertezza del futuro, non avere una casa, non scegliere liberamente perché schiave di un mercato che le vuole ancora merce e welfare gratuito. RIVENDICHIAMO

 

Spesso siamo lasciate sole e senza sostegni di fronte a situazioni difficili, viviamo in condizioni di diritti negati e ridotti, tutte noi siamo precarie in vari modi. Ogni tanto guardare le cose dal basso è necessario perché, mettendoci nei panni di coloro che non hanno voce, potere, indipendenza e alternative concrete, non solo ne interpretiamo i bisogni e ne tuteliamo i diritti ma comprendiamo anche la natura vera dei problemi. Poniamoci in una simile modalità di interazione e conseguente proposta politica, cercando di non lasciare indietro nessuna di noi proprio grazie ad una rete in grado di fare massa critica periodicamente su queste dolorose ferite. Altrimenti non si sposta e non si smuove nulla. INTERAGIAMO

 

Torniamo a fare insieme politica, che significa costruire, compartecipare, ma avere anche il coraggio di esprimerci liberamente, fuori dal coro, quando constatiamo che chi è delegato a tutelare i nostri diritti non lo fa. Ne siamo capaci, perchè è la nostra stessa vita che ce ne offre rilevanti spunti di proposta. Iniziamo, per esempio, da questioni concrete come il costante ed evidente ritiro dello Stato dal welfare, che dà per scontato che siano le donne a farsi carico di questa mancanza e che continuino a sostituirlo, con le note ricadute negative su noi stesse. Iniziamo a sradicare questi automatismi e a lottare perché la storia cambi. OCCUPIAMOCENE

 

Questo implica un capovolgimento di tutte le relazioni, dei contrappesi e delle variabili di riequilibrio. Il femminismo è rielaborazione di soluzioni, mira a una emancipazione reale e non fittizia, illusoria. Senza il femminismo saremmo ancora all’anno zero, non dimentichiamocelo mai. Le elaborazioni teoriche le dobbiamo mettere in pratica, ma se continuiamo a lamentarci e basta, non andremo avanti. Dobbiamo imparare a fare rete e squadra, e a non delegare, affidandoci alla prima che sostiene di curare le nostre istanze, dobbiamo rimboccarci le maniche. Basta rimuginare, o lamentarci delle “mancanze” delle donne, dobbiamo essere interlocutrici attive e capaci di rompere schemi atavici. ADELANTE

1 Commento »

Il dilemma uguaglianza/differenza

produzione e riproduzione

 

Proseguo le mie riflessioni avviate con questo articolo. Gli studi sulla doppia presenza si sono focalizzati su come a partire da essa le donne elaborano e costruiscono la propria identità. Entrare nel mondo del lavoro per molto tempo è stato considerato un salto in un ambiente straniero, ostile, e le donne stentano ad essere considerate totalmente adeguate, e soprattutto come una presenza permanente. Il fatto di essere sempre sentite “di passaggio” non ci ha agevolate e abbiamo dovuto faticare non poco a costruirci una nostra identità, alcune hanno accorciato i tempi e hanno abbracciato il modello maschile, identificandosi con quel modello di lavoro e di produzione. Il modo di produzione femminile caratterizzato da un orientamento ai bisogni (Ulrike Prokop sul lavoro domestico) non è detto che non possa tornare utile anche in ambito lavorativo.
Adele Pesce a metà degli anni ’80 (in Lavoratrici e Lavoratori) parla di dilemma uguaglianza/differenza:

“rivendicare una trasformazione dei rapporti di potere tra uomini e donne nello spazio di lavoro senza omologarsi al modello maschile, cioè conservando e rendendo significativo il valore della propria differenza senza che questo porti a una svalorizzazione del proprio lavoro e della propria identità.”

Quando si dice “avere le idee chiare”. Insomma da allora cosa è successo?

Dal Monitor sul lavoro realizzato da Daniele Marini per Federmeccanica, qui, mi sembra che siamo ancora a un livello di ricerca cristallizzato su un modello di riferimento maschile, con una rigida divisione dei ruoli.

“«Le donne — dice Daniele Marini, docente di Sociologia all’Università di Padova e direttore scientifico di Community Media Research — presentano in generale un minor livello di identificazione con il lavoro. Hanno una pluralità di identità, sono mogli, madri, amiche. Il lavoro non è il loro centro esclusivo».”

Questo denota quanto siamo ancora indietro culturalmente e praticamente nella condivisione dei pesi. Il peso di tutto ciò che non collima con la vita lavorativa sembra incombere ancora solo sulla donna e la donna non esce da questo cliché. Ma scusate, solo noi siamo tante cose? Non esistono i padri? Questo vuol dire che l’impegno degli uomini è facoltativo, mentre quello delle donne è dato per scontato e guai se viene meno, saette e fulmini su colei che manca il ruolo storico con tutti gli orpelli e le incombenze.

“La flessibilità, le nuove tecnologie aprono spiragli molto grandi, si ha una sorta di individualizzazione del lavoro. Le persone — dice il docente — si vedono come dei professionisti in carriera e cercano nel lavoro sì, un reddito e uno stipendio, ma a parità di condizioni si domandano anche qual è il percorso che fa far loro».”

La figura dell’imprenditore di se stesso: peccato che il dipendente medio non abbia gran margine di scelta e di contrattazione, si rischia lo schiacciamento pur di avere un lavoro, accettare o lasciare. Ma questo naturalmente resta un problema di conflitti di classi che da un po’ di tempo si cerca di cancellare, facendoci immaginare di essere sullo stesso piano dei padroni, sì, io li chiamo ancora padroni, perché è la parola che esprime meglio la realtà e le distanze.

“Un’altra voce è quella della formazione: le donne ne fanno meno degli uomini e l’unica voce in cui sono allo stesso livello è la formazione al di fuori del lavoro, su temi di interesse personale.”

Questo fenomeno si traduce in stagnazione di carriera e di crescita professionale. E anche la formazione su temi di interesse personale spesso langue perché c’è uno strabordare dei tempi di lavoro sui tempi di vita.

Riprendo un ragionamento di Cristina Borderías:

“Produzione e riproduzione esigono dalle donne logiche di azione e accettazione di valori radicalmente contrapposti. Abbiamo due culture del lavoro, l’ambivalenza esprime la difficoltà di rispondere e di identificarsi con queste logiche contraddittorie; il sentimento di scissione della propria vita, la difficoltà di pensarsi solo in una delle due sfere, il rifiuto della dicotomia tra il familiare e il professionale e della subordinazione di una sfera all’altra. L’ambivalenza con cui le donne vivono queste dicotomie si manifesta come una reazione contro la mistica maschile della produzione che pretende di fare del lavoro il centro della vita e contro la mistica tradizionale della femminilità che pretende di ridurre la propria vita a quella degli altri e cancellare la propria autonomia. Ma proprio i passaggi continui da una sfera all’altra, da una logica all’altra, da una cultura all’altra, ciò che paradossalmente colloca le donne come soggetti capaci di concepire la globalità di una vita sociale.”

(Cristina Borderías, ‘Evolucion de la division sexual del trabajo. Barcelona 1924-1980‘, PhD thesis (Barcelona, 1984)

 

Quanto sarebbe meglio includere il pensiero e le ricerche sinora svolte da donne come Cristina Borderías, anziché formulare domande e indagini del tutto prive di cultura di genere.

2 commenti »

Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Critical thinking

Sociology, social policy, human rights

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Il Golem Femmina

Passare passioni, poesia, bellezza. Essere. Antigone contraria all'accidia del vivere quotidiano

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

Il blog femminista che parla d'amore

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

idee di psicologia e psicoterapia

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine

O capitano! Mio capitano!...

"Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno." [Oscar Wilde]

Diana

"Nell'ora più profonda della notte, confessa a te stesso che moriresti se ti fosse vietato scrivere. E guarda profondamente nel tuo cuore dove esso espande le sue radici, la risposta, e ti domandi, devo scrivere?". Rilke

irréductiblement féministe !

l'humanité sera civilisée quand elle aura aboli le système patriarcal et autres systèmes d'oppression politiques, économiques et religieux