Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Quando si manifesta una marea in movimento

#nonunadimeno

 

Veramente difficile trascrivere le emozioni che la manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne mi ha scatenato.

No, assolutamente non voglio che le parole possano imbrigliare le sensazioni che ho avvertito in corteo al fianco di tante donne, uomini, bambini.
Quella marea del 26 novembre viene da lontano, viene da un’urgenza di non poter più restare fermi davanti alla violenza che tante donne vivono quotidianamente. Si è compiuta una sorta di magica alchimia tra tutte le anime dei femminismi italiani. Chi mi conosce sa da quanto aspettavo questo momento. La riappropriazione di uno spazio pubblico, essere fisicamente in corteo con i nostri corpi, tornare a rendere politica la battaglia contro la violenza. Renderci visibili con le nostre idee, le nostre istanze, i nostri vissuti, le tante storie che ci siamo portate sulle spalle per le strade di Roma.
Non importa il numero, 100-200 mila persone, ma ciò che quel fiume, quella marea portava con sé, ciò che si respirava tra gli sguardi, i suoni, le parole, i cartelli creati con le nostre mani. È stato come se le nostre rivendicazioni prendessero corpo e forma, irrompendo sulla scena pubblica in tutta la loro forza e urgenza. Conta tutto quel lavoro, quel fermento che ci ha portat* in corteo, conta l’energia che abbiamo profuso per giungere a questa due giorni di mobilitazione, gli incontri preparatori. Ci siamo lasciate alle spalle le polemiche e i tentativi di scoraggiarci, e siamo giunte al 26 in uno stato perfetto per trasmettere una forte scossa a chi ci credeva rassegnate o ferme in una impasse. Ferme non lo siamo state mai. Avevo la sensazione che prima o poi il sommovimento di tante donne in vari Paesi del mondo sarebbe giunto anche in Italia.

 

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Quante donne ancora? #nonunadimeno

gabbia
Il mio contributo per la il 25 Novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.
Qui di seguito un estratto.
Tutti gli interventi necessari alla prevenzione e al contrasto di questa piaga devono essere multidisciplinari, multilivello e soprattutto occorre focalizzarsi sull’educazione, che serve a sradicare i fattori culturali all’origine della violenza.
Chiaramente il cuore di questo processo è la scuola, sin dalla prima infanzia, per costruire una cultura nuova fondata sul rispetto, per superare stereotipi, ruoli, gabbie e modelli distorti.
All’art. 12 della Convenzione si parla proprio della prevenzione, per non trovarci tra 10 anni allo stesso punto di oggi: le Parti si impegnano ad adottare “le misure necessarie per promuovere i cambiamenti nei comportamenti socio-culturali delle donne e degli uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull’idea dell’inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini.” All’art. 14 leggiamo: “includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado dei materiali didattici su temi quali la parità tra i sessi, i ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali, la violenza contro le donne basata sul genere e il diritto all’integrità personale, appropriati al livello cognitivo degli allievi.”
Parlando di scuola dobbiamo focalizzarci sulle relazioni, affinché siano paritarie e basate sul rispetto reciproco e delle differenze. Spesso si mettono in atto comportamenti che sono indice di lacune di educazione affettiva. Come decifrare, elaborare, affrontare, gestire le emozioni, specialmente se si è in una fase della vita piena di cambiamenti?
Essere consapevoli, conoscersi, accettarsi, comprendere e rispettare gli altri, saper affrontare gli scogli e le maree emotive non è cosa da poco e la scuola deve sostenere questi processi, se vuole alimentare una crescita a 360° dei futuri adulti. Perché la famiglia non è sufficiente.
Non si possono lasciare i bambini e i ragazzi da soli e senza strumenti, alla mercé dei soli istinti e modelli stereotipati secolari. Non da ultimo occorrerebbe lavorare sui contenuti dei libri di testo. Intanto siamo ancora in attesa delle linee guida del Miur per la prevenzione della violenza di genere e delle discriminazioni (qui una circolare sui contenuti).
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DOMANI sarò insieme a tante compagne alla Manifestazione #Nonunadimeno. Inondiamo Roma per dire “Basta a ogni forma di violenza che soffoca le nostre esistenze”, partecipiamo in tante e tanti alla manifestazione nazionale.
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p.s. il video Rai (che ha suscitato molte polemiche) realizzato per il 25 novembre lo potete vedere a questo link.
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Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Come vivono i bambini italiani?

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Il mio articolo per Mammeonline sulla Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Qui un estratto:

 

Cosa è il futuro, cosa rappresenta, come (e se) riescono a proiettare i loro sogni e interessi nel loro domani?

Senza un sistema che li motivi, li sproni a investire nell’oggi per un futuro migliore, è come se si lasciasse appassire una prospettiva per le generazioni dei prossimi adulti: “assieme al futuro muore la speranza, il piacere di vivere per crescere e diventare se stessi” (Charmet 2012).

L’incertezza degli adulti di oggi, la precarietà, l’emarginazione, il disagio diventano delle zavorre per i più piccoli. Se l’ascensore sociale è fermo da tempo, e nessuno pensa a intervenire in modo strutturale, se la sensazione generale è che non siamo un Paese meritocratico, bensì il successo appare legato alle risorse o alle reti familiari e amicali, piuttosto che alle capacità e alle competenze, se le istituzioni non investono in crescita e promozione sociale, il sistema entra in una crisi molto complessa, dalla quale è complicato uscire.

Si riaffaccia l’idea che studiare non serva, tanto poi tutto è vano, ci sono altri fattori. Così si compromette il futuro di intere generazioni.

 

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Questione di gender gap: la partecipazione al mercato del lavoro ha un costo

gendergap

 

Lo so, dobbiamo partecipare al mercato del lavoro, fa bene al Pil, fa bene al Paese, ma a noi fa bene? Dopo tante analisi alla fine il consiglio è sempre quello di tenersi stretto il lavoro. Quale e a che condizioni non sembra importare, perché si sa che poi i figli crescono e che uno stipendio in più fa sempre comodo, che i matrimoni finiscono e l’autonomia è sempre meglio, che senza un lavoro per la società non esisti.
Non sia mai discostarsi dal mantra “produci-consuma-crepa”. Non importa altro, solo denaro e successo, ammesso poi che uno faccia un lavoro gratificante o per lo meno con qualche soddisfazione.
Ammesso che lo si abbia, regolare e non a tempo determinato, a singhiozzo o in nero.
Ammesso che il tuo datore di lavoro non lo lasci scadere senza rinnovarlo.
Ammesso che” davvero troppe cose.

(…)

Si pretende troppo da noi donne, si pretende che sappiamo resistere, mantenere un lavoro, occuparci della cura familiare, sembra che i figli siano ancora una questione prettamente da donne.

 

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Per i diritti occorre lottare costantemente

 

Fonte: Eu Commission

Fonte: Eu Commission

Lavoro, salute, work-life balance, discriminazioni e disuguaglianze sono i fronti del gender gap su cui concentrare le nostre azioni. Perché è molto facile retrocedere, mentre è più difficile ottenere benefici durevoli e diffusi, che creino benessere per le donne.

Perché arretriamo anziché guadagnare posizioni nel report annuale “World Economic Forum Gender Gap Report 2016″ (Wef)?

L’indice mondiale misura la disparità di genere attraverso le seguenti categorie: Economic Participation and Opportunity, Educational Attainment, Health and Survival and Political Empowerment. Quest’anno abbiamo perso 9 posizioni.

Guardando all’indice complessivo, in Italia le donne sono più svantaggiate rispetto agli uomini, tanto che il ‘gender gap’ (le differenti opportunità, gli status e le attitudini uomini-donne) quest’anno ci vede scendere dal 41° al 50° posto, anche se fino a dieci anni fa occupavamo il 77° posto.

L’Italia è penalizzata in termini di partecipazione e opportunità economica per le donne nel mondo del lavoro. Infatti la differenza tra i due sessi quest’anno ci vede al 117° posto.
In termini di pay-gap, siamo al 127° posto della classifica generale. Non siamo le sole certo ad avere questo problema.
Prendiamo il caso delle donne islandesi, che pur vivendo in un Paese primo in classifica, qualche giorno fa sono uscite dal lavoro alle 14.38 per protestare contro le differenze salariali tra uomini e donne. La disuguaglianza salariale significa che le donne in tutta Europa lavorano in parte gratis.

La parità a livello globale arriverà, se tutto va bene, solo tra 170 anni.
Per quanto riguarda il numero di donne che lavorano fuori casa il divario è cresciuto passando dal 60% nel 2015 al 57% nel 2016. Su 144 Paesi, siamo classificati all’89° posto per partecipazione al mondo del lavoro.

 

 

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Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Critical thinking

Sociology, social policy, human rights

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

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Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

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Passare passioni, poesia, bellezza. Essere. Antigone contraria all'accidia del vivere quotidiano

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

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Il blog femminista che parla d'amore

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"Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno." [Oscar Wilde]

Diana

"Nell'ora più profonda della notte, confessa a te stesso che moriresti se ti fosse vietato scrivere. E guarda profondamente nel tuo cuore dove esso espande le sue radici, la risposta, e ti domandi, devo scrivere?". Rilke

irréductiblement féministe !

l'humanité sera civilisée quand elle aura aboli le système patriarcal et autres systèmes d'oppression politiques, économiques et religieux