Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Voce alle donne: dal 1861 al 1946 i passi per la conquista al diritto di voto

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Il voto alle donne significa affermare e sancire che le donne sono pienamente cittadine, al pari degli uomini.

Sono passate solo 7 decadi da quando le italiane hanno raggiunto questo traguardo, hanno potuto esprimere il proprio voto ed essere elette. Ciò che oggi diamo per scontato è stato frutto di tante lotte che non dobbiamo assolutamente dimenticare.

Non è facile racchiudere in poche righe, sintetizzando, il cammino delle donne italiane per i diritti di cittadinanza. Si tratta di una strada lunga e tortuosa, fatta di piccoli tasselli, che piano piano ci hanno portato ad aver voce. La lotta per il suffragio femminile attraversa l’intera storia dell’Italia unita.

(…)

Ci auguriamo che queste lotte non si interrompano e non si affievoliscano. Ma per questo dobbiamo crederci e continuare a trasmettere l’importanza dei diritti conquistati tanto faticosamente, per permetterci di avere voce e di poter essere cittadine. Rinunciare al voto, non votare significa non decidere, significa lasciare che altri decidano per noi. L’astensionismo è un segnale di un indebolimento degli anticorpi democratici e non va sottovalutato. Pensare che la partecipazione attiva alla vita politica del proprio Paese sia inutile e ininfluente è un errore. I diritti vanno difesi, non sono per sempre. Non permettiamo a nessuno di riportarci al silenzio e di prendere le decisioni al nostro posto. Il futuro è ancora nelle nostre mani, lamentarsi non cambia le cose, il cambiamento passa per l’esercizio attivo dei nostri diritti di cittadinanza e per la nostra partecipazione viva alla vita politica. Non facciamoci inghiottire dall’indifferenza e dalla rassegnazione. Esiste la passione politica, quella autentica, quella praticata giorno dopo giorno, costantemente, non solo in occasione delle tornate elettorali. Il lavoro politico è spesso inquinato da coloro che adoperano la politica per propri fini, guardando solo ai propri interessi. Noi donne dovremmo dare il buon esempio e rompere con certe cattive prassi, ma purtroppo non sempre è così. Dobbiamo fare la “differenza”e per questo c’è bisogno di trasparenza, di un ritorno al lavoro per la collettività. Dobbiamo portare la nostra visione di genere nelle Istituzioni, perché ce n’è bisogno, l’importante è che sia autentica e non posticcia. Non è il rosa fine a se stesso che risolve i problemi delle donne.

Alle ragazze che si apprestano a votare per la prima volta auguro lo stesso entusiasmo e la stessa emozione di quelle donne che si recarono alle urne nel 1946, con il vestito della festa e si sentirono libere, parte di un mondo nuovo, tutto da costruire, nel migliore dei modi.

Oggi come allora non chiediamo una posizione “speciale”, distinta, la riserva da specie protetta e privilegiata, bensì uguale dignità e valore rispetto agli uomini, parità, pari accesso e opportunità, una rappresentazione paritaria.

E soprattutto nessuno deve parlare al nostro posto o dettarci come e quando far sentire la nostra voce.

 

PER LEGGERE L’ARTICOLO COMPLETO, CONTINUA SU MAMMEONLINE.NET

http://www.mammeonline.net/content/voce-alle-donne-dal-1861-al-1946-passi-conquista-al-diritto-voto

 

Questo è il materiale completo che ho preparato per l’evento del 22 aprile:
http://issuu.com/simonasforza/docs/il_voto_alle_donne?e=11464407/35095349

 

Qualche link in merito all’emancipazione delle donne e il diritto di voto:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5b927d40-f262-4aea-8506-559c8156d381.html
http://www.raistoria.rai.it/articoli/il-voto-alle-donne-litalia-si-affaccia-al-novecento/3049/default.aspx 
https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/file/repository/relazioni/biblioteca/emeroteca/Donnedellacostituente.pdf

 

Dal 1945 al 2000: 

l’emancipazione: http://www.raiscuola.rai.it/articoli/la-condizione-femminile-lemancipazione-storia-sociale-ditalia-19452000/7270/default.aspx

il lavoro: http://www.raiscuola.rai.it/articoli/la-condizione-femminile-il-lavoro-storia-sociale-ditalia-19452000/7273/default.aspx

decreto Bonomi

Decreto Bonomi – Estensione alle donne del diritto di voto

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#25novembre tutto l’anno

Illustrazione di Marika Sorangelo per il progetto “Insieme contro la violenza”

Illustrazione di Marika Sorangelo per il progetto “Insieme contro la violenza”

 

Tra il mese di ottobre e di novembre ho cercato di analizzare le molteplici sfaccettature della violenza. Ho iniziato in anticipo rispetto al 25 novembre, perché è attorno a questa data che si susseguono i soliti teatrini, bilanci, dati, indagini, eventi e atti di circostanza, poi si torna nel silenzio generale. Mi piacerebbe che ci fosse un dibattito permanente lungo tutti i 365 giorni dell’anno. Non è sufficiente ratificare la convenzione di Istanbul e poi dare una parvenza di interesse un solo giorno all’anno. Se poi è tutto un mero dato di cronaca nera, senza un approfondimento serio, si capisce che siamo sempre al palo. La percezione della violenza domestica (qui) parla da sé.

Oggi voglio lasciare la parola a Emma Baeri che in un articolo del 30 ottobre, dava una importante lettura della violenza. Ogni volta che ascolto o leggo un intervento di Emma Baeri non posso che ringraziarla per il suo lavoro incessante e sempre profondo. Il suo rimarcare il fattore culturale è cruciale, così come la necessità di un lavoro a partire dalle stesse donne.

“Emma Baeri, storica, scrittrice e femminista catanese di lungo corso lo dice chiaramente: «Le statistiche dicono che la maggior parte delle violenze sulle donne e dei femminicidi avviene tra le mura domestiche, perpetrate da uomini bianchi, occidentali».
La violenza è un fatto culturale, riguarda quel patriarcato che definisce il rapporto tra uomo e donna in termini di dominio e sottomissione.
Quella contro il femminicidio è una battaglia che deve essere combattuta prima che sul piano dell’ordine pubblico su quello dell’educazione sentimentale. Non è inasprendo le pene che gli uomini smetteranno di considerare le donne una loro proprietà», «Le bambine vengono educate da sempre alla generosità e alla comprensione, secondo un modello per il quale il loro essere potenziali generatrici di vita le renda automaticamente un prototipo materno – prosegue Baeri – È un condizionamento profondissimo, che viene da lontano. Perché di fronte alla pretesa di possesso degli uomini, le donne tendono a essere disposte a capirli. Non è che ci stanno, è che è stato insegnato loro a comportarsi così». Ma «dall’accettare un rapporto asimmetrico all’accettare una violenza o un assassinio ne passa».
«Se la dominazione dell’uomo sulla donna fosse un fatto naturale, allora tutti gli uomini dovrebbero avere una tendenza al predominio, io mi rifiuto di pensare che sia così – continua la docente – E comunque: la cultura è riuscita a modificare taluni comportamenti ferini, quindi non vedo perché questo non possa essere cambiato altrettanto.

(…)

l’unico modo per cambiare un modello patriarcale è interferire con la sua diffusione sin dalla scuola». Non bisogna, però, rivolgersi soltanto agli uomini, ma anche alle donne: «Elizabeth Cady Stanton nel 1848 disse che le donne devono imparare a essere giuste verso se stesse prima che generose verso gli altri perché gli altri imparino ad avere cura di loro. Lavorare su come noi vediamo noi stesse è una rivoluzione eccezionale, che necessita di tempo».
E anche se da più parti, pure in politica, si invocano maggiori tutele per il genere femminile, per Baeri ci sono alcune precisazioni da fare: «Il bisogno di protezione non deve sancire una minorità, deve invece preservare una differenza biologica e culturale vitale. E deve passare il messaggio che le tutele non sono necessarie solo per le donne, ma per tutta la comunità: come diceva Marie-Olympe de Gouges nel 1791, come la tutela di una donna in maternità è un bisogno per tutti, così una donna picchiata, violentata e uccisa è una macchia per una società intera». A un’uguaglianza formale tra uomini e donne serve aggiungerne, adesso, una sostanziale: «C’è molto da ottenere – conclude Baeri – Si pensa che i panni sporchi vadano lavati in casa, invece il personale è politico. Tutto quello che riguarda una persona riguarda la politica. E i passi avanti non devono essere fatti solo da chi ha bisogno di ulteriori strumenti culturali. Quanti sono gli uomini con grandi ideali di democrazia per i quali essere violenti con le loro partner è assolutamente normale?»

 

Vorrei ringraziare la Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano (CADMI), che compie un importante sostegno sul territorio. Vi consiglio le loro guide qui.

Si parla anche di violenza economica, poco riconosciuta e spesso sottovalutata.

Vi lascio con questa selezione di parole di Adrienne Rich. Grazie a Pina Nuzzo.

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Una Dichiarazione dal passato

Marie-Olympe de Gouges

Marie-Olympe de Gouges

Con questo post tornerò un po’ indietro nel tempo, per raccontarvi una piccola storia. La Rivoluzione francese portò con sé numerosi e importanti venti di cambiamento. Per le donne fu la prima vera occasione per maturare una coscienza della propria condizione e dei propri diritti negati e rivendicarne l’attuazione. Nella Petizione delle donne del Terzo Stato al Re, le autrici coperte dall’anonimato si azzardano a chiedere il diritto all’istruzione e al lavoro. Si chiese di avere accesso agli Stati Generali e l’istituzione di un tribunale femminile, con compiti specifici in tema di separazione e prostituzione.
Nel 1791, Marie-Olympe de Gouges scrive la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, un documento nato dalla necessità di colmare le “lacune” della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, redatta quello stesso anno, ma con idee e stile prettamente maschili e che dimenticava di fatto l’altra metà dei cittadini.
La Dichiarazione di Olympe fu il primo documento a invocare l’uguaglianza giuridica e legale delle donne in rapporto agli uomini.
“La donna nasce libera e ha uguali diritti all’uomo e non ha altri limiti se non quelli della tirannia che questi esercita su di lei. In nome delle leggi della natura e della ragione si chiede pertanto che questi limiti vengano rimossi”.
Oggi abbiamo dei diritti sanciti per legge, ma abbiamo ancora molta strada da compiere per una loro piena e certa applicazione. Siamo ancora qui per difendere quegli stessi diritti e a sottolineare il nostro posto nella storia, una storia troppo spesso raccontata al maschile.
Oggi chiediamo una significativa rappresentanza femminile in Parlamento, che non sia soggetta al controllo e al benestare dei leader uomini di partito. Perché non vogliamo l’investitura del politico di turno, subordinata a chissà quali condizioni. Questi zuccherini funzionano solo con le allodole. La partecipazione alla res politica è ben altra cosa.
Oggi chiediamo che l’istruzione pubblica non venga svilita, perché sarebbe un pericolo per tutte le future generazioni. Il diritto allo studio non deve essere subordinato alle disponibilità economiche della famiglia e dev’essere di qualità per tutti. Non permettiamo che si compia un disastro nella scuola pubblica e chiediamo maggiori investimenti.
Le battaglie di Olympe non sembrano poi tanto lontane dai nostri giorni e non tutto è stato risolto, completamente: la difesa delle madri nubili, la tutela dei figli naturali, la creazione di laboratori pubblici per i disoccupati e la lotta contro lo sfruttamento degli schiavi.
Sono tutti temi che adeguatamente rimodulati e adattati ai nostri tempi troviamo ancora oggi sotto forma di questioni da affrontare.
Olympe pagherà con la ghigliottina le sue idee e per essersi opposta all’esecuzione di Luigi XVI. Nel 1793, in pieno Terrore, la Convenzione si muove verso istanze antifemministe. Olympe morirà “per aver voluto essere uomo di Stato e dimenticare le virtù che si convengono al suo sesso”. Non era rimasta al suo posto. Si preferì tornare ai costumi per così dire sobri e rassicuranti di una società patriarcale. Contro la richiesta di pari diritti, avranno la meglio posizioni conservatrici.
E noi, oggi, cosa abbiamo intenzione di fare?

 

Fonti e informazioni

– Storia dei Movimenti e delle idee – Femminismo – Rosantonietta Scramaglia, 1997 Editrice Bibliografica, Milano

– Saggi di filosofia e storia della filosofia, a cura di Annamaria Loche e Marialuisa Lussu, 2012 Franco Angeli, Milano (qui)

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Il blog di Paola Bocci

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Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

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Sociology, social policy, human rights

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per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

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Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

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