Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Non è giunto forse il momento di chiedere rispetto?

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Non è giunto forse il momento di chiedere rispetto? Rispetto per i numerosi problemi che affliggono le donne e che giacciono accantonati, assieme alle Pari opportunità, ancora saldamente nelle mani della Presidenza del Consiglio.

Nella legge di stabilità 2016 gli stanziamenti per le Pari Opportunità subiscono un taglio di 2,8 milioni di euro l’anno nel triennio 2016-2018.
Nel 2018 gli stanziamenti passeranno dai circa 28 milioni previsti inizialmente per il 2016 (e ridotti a circa 25) a 17.597.000.

Da settembre manca il direttore dell’Unar (un organismo del dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri che vigila sulle discriminazioni e lavora per rimuoverle). Anche i 15 esperti che curano i progetti e molte delle attività dell’Unar non ci sono più. Questo ha una ricaduta non da poco: sono fermi circa 50 milioni di euro di fondi comunitari (FSE). La consigliera Giovanna Martelli non ha rilasciato dichiarazioni. Leggiamo su L’Espresso: “È una questione amministrativa», riferisce l’ufficio comunicazione del dipartimento, «una decisione che spetta a palazzo Chigi».

E’ fresca di qualche giorno la notizia che riguarda Giovanna Martelli, consigliera di Parità del governo Renzi, che abbandona il suo incarico e il PD. La ricostruzione dei fatti ce la riferisce Marina Terragni qui.

Sembra che siano in atto trattative per far tornare Martelli sui suoi passi, ma da quanto riporta Terragni, un ministero ad hoc non sarebbe tra le condizioni precise che Martelli sta ponendo: “Non credo che sarebbe lo strumento più efficace”.

Allora, chiedo, cosa intendiamo fare di fronte a una assenza di un ruolo che funga da capo di una cabina di regia, sempre attivo e capace di pungolare il Governo sui temi  e sulle questioni più urgenti relative ai diritti delle donne? Non sappiamo cogliere questo momento critico per chiedere finalmente una ministra per la salvaguardia dei diritti delle donne? Possibile che ci si è assestati sul colore rosa che ha acceso questo parlamento ma che nei fatti non ha prodotto significativi risultati? Possibile che le questioni prioritarie debbano essere sempre altre? Possibile che non si riesca a riconoscere l’importanza di una ministra che sappia dialogare e lavorare con il relativo dipartimento, che non risulti come un corpo estraneo nei lavori dipartimentali? Possibile che si lasci cadere questa opportunità? Qualcuno può farci capire cosa sta accadendo in maniera sincera, trasparente? Perché, una cosa è certa, di manovre di Palazzo siamo stufe. Siamo stufe di promesse e di briciole senza progetti strutturali e organici. Se davvero il benessere della società e dell’economia dipende dal benessere delle donne e dal superamento delle discriminazioni di genere, diamo corpo a questa verità innegabile, sostenendo il cambiamento e il progresso di questa nostra Italia, per una volta dalla parte delle donne. Dalla parte delle donne, perché nessuno deve strumentalizzare le nostre istanze e i nostri problemi. Lo chiedo alle istituzioni e a tutti i corpi intermedi che possono fare massa critica in questi momenti, che possono dare un segnale di attenzione e fare pressing affinché la situazione si sblocchi veramente, nella sostanza dei fatti.

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La violenza sulle donne è un fatto politico

Matisse

 

Il 25 novembre e per tutto il mese di novembre si riaccendono i riflettori sulla violenza di genere. Poi al giro di mese si torna nelle catacombe.

Allo stesso tempo c’è chi se ne occupa tutto l’anno, ma è un impegno invisibile, silenzioso. Ci vuole un piano di azione organico, ma sappiamo quanto sia complesso fare lavorare sinergicamente tutti gli operatori, i livelli di intervento (dalla gestione delle emergenze a quello culturale, più a lungo termine) sul lungo periodo, in maniera capillare sul territorio nazionale.

In un articolo recente si parlava della legislazione spagnola come un esempio virtuoso di protezione integrale contro la violenza di genere. A questo punto mi sorge una domanda: perché le donne spagnole hanno manifestato a Madrid lo scorso 7 novembre? Semplicemente perché hanno guardato in faccia la loro situazione, hanno rifiutato di assuefarsi alle morti delle loro sorelle, a una situazione molto simile a quella italiana, hanno compreso l’importanza di riappropriarsi degli spazi pubblici e di riprendersi la parola in piazza, rivendicando che la violenza di genere diventi una questione politica, di Stato, facendola così uscire dalla dimensione privata.

Da noi, dopo una breve stagione in cui sembrava insorgere una lotta collettiva e sembrava levarsi la necessità di non poter risolvere le cose rimanendo nella sfera personale o poco più in là, ci siamo nuovamente rituffate proprio lì. Come descrivere la percezione che si ha osservando il nostro paese?Una miriade di micro-commemorazioni della nostra condizione permanente di soggetti “destinati” alla violenza, perché a volte la sensazione è proprio questa.

Ma la violenza non può e non deve essere vissuta come un destino ineluttabile, definito dall’appartenenza al nostro genere. Certamente in queste occasioni c’è spazio anche per le riflessioni, ma spesso sono partecipate e indirizzate a chi già ha una buona sensibilità e conoscenza del tema. Per non parlare poi dell’ambiguità di alcuni contesti, che vogliono rieducarci sul rapporto uomo-donna.

Pochi i casi di lavoro diffuso, quello vero, che cerca di incontrare le persone, soprattutto le giovani generazioni per comprendere la mole di lavoro che c’è da fare, per fornirgli gli strumenti culturali necessari per una lettura diversa del mondo e dei bombardamenti comunicativi a cui siamo soggetti. Questo lavoro è prezioso e spesso poco valorizzato. Non piace? Piace avere sempre sotto controllo pubblico e situazione? Piace avere di fronte sempre lo stesso pubblico iperselezionato e addomesticato? Allora le situazioni “aperte” non fanno per voi. Ecco perché si pensa che sia più che sufficiente l’enorme mole di convegni e iniziative sul tema della violenza. La realtà là fuori però è ben diversa di una trattazione cattedratica, inamidata.

 

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http://www.dols.it/2015/11/25/la-violenza-sulle-donne-e-un-fatto-politico/

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Violenza contro le donne. Come vivere nel “braccio della morte”

Jeune Femme Le Visage Enfoui Dans Les Bras by Henri Matisse

Jeune Femme Le Visage Enfoui Dans Les Bras by Henri Matisse

 

25 novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Secondo gli ultimi dati Istat 2015 (sul 2014 – doc 1 e doc 2 )  “sono 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.

I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).

Emergono importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Ciò è frutto di una maggiore informazione, del lavoro sul campo ma soprattutto di una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza. Vedremo come questo può innescare “reazioni di resistenza” da parte di alcuni uomini.

È in calo sia la violenza fisica sia la sessuale, dai partner e ex partner (dal 5,1% al 4% la fisica, dal 2,8% al 2% la sessuale) come dai non partner (dal 9% al 7,7%).”

I numeri ufficiali non testimoniano adeguatamente cosa accade, perché ancora tante violenze restano sommerse, mai denunciate. Quel miglioramento non significa che stiamo meglio, visto il numero di femminicidi, di violenze indirette sui figli, di donne che non vengono aiutate sino in fondo, nonostante le denunce. Eppure denunciare è l’unico modo per iniziare a uscire dal silenzio e dal tunnel della violenza. Dobbiamo aiutarle a liberarsi dalle catene di partner che le controllano ed esercitano ogni tipo di violenza su di loro.

Il 25 giugno 2012, Rashida Manjoo, relatrice speciale dell’ONU, nella sua presentazione del rapporto sugli omicidi di genere ha affermato: “Culturalmente e socialmente radicati, (questi fenomeni) continuano ad essere accettati, tollerati e giustificati, e l’impunità costituisce la norma (impunità anche da parte delle isituzioni, attraverso azioni o omissioni dello Stato, ndr). (…) Le donne che sono soggette a continue violenze, che sono costantemente discriminate, è come se vivessero sempre nel “braccio della morte”, con la paura di essere giustiziate.” Una condizione che è trasversale, per cultura, nazionalità, religione e status. Il termine femminicidio lo dobbiamo alla parlamentare femminista messicana Marcela Lagarde: una forma estrema di violenza di genere, come violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine. Perché c’è ancora un problema di fondo: per molti le donne non sono esseri umani a tutti gli effetti. Deumanizzarci è una delle vie attraverso la quale si legittima la violenza nei nostri confronti. L’oggettivazione è una forma particolare di deumanizzazione, attraverso cui possiamo essere trattate come oggetti, strumenti e merci. Chiara Volpato, nel suo “Deumanizzazione – come si legittima la violenza“: “l’oggettivazione delle donne contribuisce al mantenimento dell’ineguaglianza tra i generi e alla diffusione di atteggiamenti e comportamenti sessisti. L’esposizione a immagini mediatiche che oggettivano le donne influenza i giudizi sulle donne in generale e causa una più accentuata tolleranza degli stereotipi di genere, del mito dello stupro (le donne provocherebbero lo stupro con il loro comportamento), delle molestie sessuali (…).” Pensiamo al bombardamento di immagini e messaggi oggettivanti, al porno ecc.

Questa mentalità è all’origine dello sfruttamento sessuale delle donne in prostituzione.

 

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http://www.mammeonline.net/content/violenza-contro-le-donne-come-vivere-nel-braccio-morte

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Il mondo delle donne

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La storia di un consultorio, nato dal vento del femminismo. La mia recensione (corredata da qualche riflessione personale) del libro Il mondo delle donne – storia del primo consultorio autogestito nel movimento di liberazione femminile, Pina Sardella, 2014 Mimesis, un testo che mescola la storia mondiale e italiana con quella del CPD, centro problemi donna.

L’idea di partenza è semplice, ma innovativa: “uno spazio in cui le donne potessero incontrarsi liberamente, ma anche trovare qualcuno che le ascoltasse singolarmente e cercasse di aiutarle a risolvere i loro problemi.” E’ l’intuizione di Gabriella Parca, che entusiasma anche l’altra anima del Centro problemi donna, Erika Kaufmann. L’idea prende forma nel 1973, periodo di grande fervore, sperimentazioni, coraggio. Consideriamo che non esistevano ancora i consultori pubblici e che era tutto da inventare. Un centro per tutte le donne, per diffondere consapevolezza sui propri diritti. Era proprio questo che faceva paura all’assetto patriarcale, in un contesto in cui gli unici centri di ascolto erano confessionali.

 

 

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http://www.dols.it/2015/11/18/il-mondo-delle-donne/

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La sindrome di alienazione parentale esiste? E se esiste, è opportuno caricare solo sulla madre tutte le colpe e l’aggressività?

D I S . A M B . I G U A N D O

Doppia Difesa, spot sull'alienazione parentaleSimona, lettrice di questo blog e a sua volta blogger, mi ha scritto le sue perplessità a proposito dell’ultima campagna della fondazione Doppia difesa sulla cosiddetta sindrome di alienazione parentale” (Parental Alienation Syndrome, PAS, o Alienazione Parentale, AP), un ipotetico e controverso insieme di disturbi psicologici che riguarderebbe i figli di coppie che si separano in modo gravemente conflittuale. Condivido la riflessione di Simona e tutte le sue perplessità, che sono anche le mie:

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Codice o percorso

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Nel tentativo di assicurare una migliore capacità di intervento, identificazione e contrasto alla violenza, negli ultimi anni si sta cercando di creare dei protocolli operativi per il personale operante nel pronto soccorso, per renderlo “attento” ad alcuni campanelli di allarme anche meno evidenti, per poter dare il giusto supporto e intraprendere un iter specifico e idoneo. Il Codice Rosa Bianca, nato nel 2010 nell’Azienda USL 9 di Grosseto come progetto pilota (la dottoressa Vittoria Doretti, dirigente medico anestesista, è la “madre” di questo progetto), rappresenta un percorso di accesso al pronto soccorso riservato a tutte le vittime di violenze: donne, uomini, adulti e minori che hanno subito maltrattamenti e abusi. Tale codice viene aggiunto insieme a quello che identifica la gravità del paziente. Il gruppo operativo (composto da personale sanitario, medici, infermieri, psicologi e dalle forze dell’ordine) si occupa di fornire cure e sostegno adeguato alla vittima, avvia le procedure di indagine per individuare l’autore della violenza e se necessario attiva le strutture territoriali. Al codice inoltre è dedicata una stanza apposita all’interno pronto soccorso, la Stanza Rosa, dove vengono create le migliori condizioni per l’accoglienza delle vittime.

Da essere progetto pilota si è diffuso in tutti i pronto soccorso della Toscana e via via hanno aderito altre strutture anche fuori regione (dati aggiornati a maggio 2015, forniti da FIASO – se ne parlava anche qui):

Ospedale di Legnano
Ospedale di Magenta (Asl Milano 1)
Ospedale di Castiglione delle Stiviere (Mantova)
Asl Torino 2
Ulss 8 Treviso (ospedali di Castelfranco e Montebelluna)
Asl n. 5 Spezzino
Servizio di soccorso violenza sessuale della Clinica Mangiagalli di Milano
Sportello presso il Policlinico Umberto I di Roma
Ospedale di Ostia (Asl Roma D)
Ospedali di Guidonia e Tivoli (Asl Roma G)
Policlinico di Bari
Aou di Foggia
Ospedale San Carlo di Potenza
Asp di Ragusa
Ospedale di Milazzo
ASP Siracusa
Aou San Giovanni di Dio di Cagliari
Asl di Nuoro
Ospedale San Pietro-Fatebenefratelli di Roma

Ci sono stati inoltre contatti anche con altre realtà, che spesso hanno implementato un loro percorso antiviolenza o che sono interessate ad adottare il modello:

Ospedale di Borgomanero (Asl 13 di Novara)
Ospedale di Casale Monferrato (Asl di Alessandria)
Ospedale di Cerignola (Asl di Foggia)
Asl di Viterbo
Ospedale di Civitavecchia (Asl Roma F)
Ospedale di Fano (Ospedali riuniti Marche nord)
Ospedale di Polistena (Asp di Reggio Calabria)
Ospedale di Bolzano (As dell’Alto Adige)
Ospedale di Gorizia (Ass n. 2 Bassa Friulana-Isontina)
Ospedale di Campobasso (Asrem)
Ospedale di Belluno (Ulss 1 di Belluno)

Il codice rosa a Sapri (ringrazio Maddalena per la segnalazione):

 

Ai primi di novembre 2015, sembra arrivare qualche novità a livello dell’intera Lombardia. Leggo questo comunicato sul profilo Fb della consigliera 5stelle Paola Macchi:

Con un emendamento del M5S Lombardia i “percorsi rosa” entrano nel “Piano quadriennale regionale per le politiche di parità e di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne” votato martedì dal Consiglio Regionale della Lombardia. Pianificare azioni concrete contro la violenza alle donne è fondamentale, i casi di femminicidio sono all’ordine del giorno. Per questo la battaglia sui percorsi rosa, insieme alle altre in difesa dei diritti dei più deboli, è stata portata avanti dalla nostra portavoce Regionale Paola Macchi fin dall’ingresso in questa istituzione. Sui “percorsi rosa” infatti, ovvero percorsi di accoglienza specifici nei nostri Pronto Soccorso per le persone che hanno subito violenza sessuale o domestica, il consiglio aveva già approvato nell’ultimo periodo una nostra mozione e ben due ordini del giorno.

Sicuramente mettere a sistema un protocollo di azione contro la violenza è un segnale positivo. Vorrei fare però una domanda e mi rivolgo direttamente alla consigliera Macchi, per capire differenze e peculiarità dei percorsi rosa rispetto a quanto sperimentato dal 2010 con il codice rosa bianca, tra l’altro già operativo in alcune strutture della regione Lombardia. Perché non applicare qualcosa di già collaudato? Ricordiamo che a fine 2014 era anche stato siglato un protocollo dalla Fiaso, la Federazione che rappresenta appunto Asl e Ospedali, con il placet del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando e della Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin.

Ringrazio in anticipo per la risposta.

 

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Colpire il quotidiano

Paris

 

L’instabilità, il terrore, la sensazione di insicurezza, la paura, lo stato di guerra permanente, la sospensione dell’ordinario, la tensione continua convengono perché congelano la situazione, permettono di restringere le libertà (di opinione, di espressione, di manifestare, di movimento), i diritti, permettono di controllare le persone in maniera più stringente, consentono chiusure inimmaginabili, consentono enormi business spregevoli, interventi militari che non fanno altro che rinnovare e acuire il ciclo della violenza e dell’odio. Si sprigiona un’atmosfera di diffidenza e vengono pronunciate parole prima bandite, cala la nebbia sulla ragione e prevalgono le istanze di separazione tra noi e gli altri. Piano piano qualsiasi speranza di un cambiamento e di una soluzione positiva si allontanano. Vengono accantonati tutti i venti di miglioramento, di eguaglianza e di apertura. Improvvisamente si rinnegano fratellanza, sorellanza, appelli all’unità e tutto sembra disgregarsi. Forse quei valori erano più fragili di quanto pensassimo, e quelle parole erano solo un esercizio per sembrare più civili, per far intendere di aver compreso la lezione della guerra con tutti i suoi disastri.

Fino a ieri eravamo contrari ai muri, oggi cosa accadrà? Quanti cambieranno idea? Quante speculazioni e strumentalizzazioni verranno messe in campo? Di quante ci renderemo complici? Quante pantomime verranno rappresentate? Quanto durerà il nostro NO ai conflitti?

Strano che ci svegliamo ancora una volta sorpresi, ma di cosa? Siamo dentro questa guerra e non da oggi o da ieri, lo siamo da tempo, a meno che quello che succede in Siria, Libano, Somalia, Sudan ecc. non ci sia sembrato una questione di secondo piano, che non ci riguardasse. Non può accadere che il problema diventi tale solo perché è accaduto nel cuore dell’Europa.

Siamo stati indifferenti alle condizioni di vita delle seconde generazioni, degli immigrati in generale, abbiamo coltivato una sorta di segregazione, altro che integrazione, li abbiamo discriminati facendoli sentire ospiti, spesso indesiderati. Li abbiamo ignorati e lasciati senza futuro. Il risultato è sotto i nostri occhi. Abbiamo adoperato per anni i regimi totalitari a nostro uso e consumo per i nostri affari neocoloniali, i nostri traffici di armi. Ci andava bene così, che ci fossero persone e popoli senza diritti e senza futuro. Facciamo anche finta che le armi si siano materializzate da sole. Chiudiamo un occhio sui paesi che finanziano l’Isis perché alla fine finanziano anche le nostre economie. E ancora una volta sembriamo sorpresi di ciò che accade, ci svegliamo in questo clima di terrore diffuso, ma non lo capiamo o facciamo finta.

Non è l’Islam, non è questo il problema, ma chi adopera e strumentalizza la religione per ingaggiare questi uomini senza futuro, a cui non sono state date alternative di vita. L’Islam non è questo, per favore cercate di conoscere e capire che queste stragi non esprimono i valori dell’Islam.
Esprimo la mia solidarietà ai francesi per i morti di Parigi, ma cogliamo questa ennesima tragedia per interrogarci e non alimentare altro odio indiscriminato. La guerra l’abbiamo coltivata anche noi per anni con il nostro egoismo, indifferenza e falsa apertura. Da un lato parlavamo di integrazione, ma dall’altra si praticava segregazione e il razzismo e la diffidenza nei confronti di chi era straniero. Abbiamo creato ghetti, non solo quartieri, ma anche scuole, classi, quindi dove si doveva trasmettere cultura e valori. Abbiamo lasciato che si creassero spaccature incolmabili, anfratti in cui la “cultura distorta del terrorismo” si poteva facilmente infiltrare e attecchire. E ora assisteremo alle danze anti-islamiche, odio solo ancora odio, altre guerre che verranno giustificate da quanto accaduto. Basta con tutta questa superficialità e violenza indiscriminata. Se solo avessimo dato pieno senso alle parole libertà, uguaglianza, fratellanza per tutti/e. I valori vanno praticati e resi vivi. Questo simbolo di pace va praticato ad ogni costo. 

Hanno colpito il quotidiano, come sempre accade con il terrorismo. Hanno voluto congelare la nostra capacità di pensare con la nostra testa, di agire liberamente, di sentirci solidali, uniti, spingere per una reale uguaglianza dei popoli, per frontiere libere. Non lasciamo imbrigliare tutto questo nelle catene dell’odio, diamo una risposta coraggiosa in un momento oscuro come questo, non lasciamo che la paura e le divisioni prevalgano. Rispondiamo con un impegno affinché diritti, libertà, uguaglianza siano assicurati a tutti, nessuno escluso, ché la convivenza interculturale, interreligiosa è un beneficio e una ricchezza per tutti. Dobbiamo esserne convinti e percorrere questa strada consapevolmente, non solo come abitudine e prassi pulisci-coscienza. Ricordiamoci della parola inclusione. Perché non dire finiamola con l’odio e con i conflitti? Forse ci sarebbe utile un po’ di silenzio, senza quei tamburi che chiamano alla guerra. E’ già successo, qualcuno ricorderà com’è andata. Saremo in grado di costruire qualcosa di migliore, di convogliare le nostre forze verso qualcosa di positivo e non verso la solita distruzione?

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I risultati di un’applicazione ideologica della 194

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Da pochi giorni è stata presentata la relazione ministeriale annuale di attuazione della legge 194/78. In diminuzione il ricorso all’ interruzione volontaria di gravidanza. Nel 2014 infatti, per la prima volta in Italia, gli aborti sono scesi sotto la soglia dei 100mila (97.535) con una riduzione del 60% rispetto alle 234.801 del 1982, anno in cui si era riscontrato il valore più alto. Per un approfondimento QUI.

Fin qui il dato nazionale. In Lombardia, le Ivg sono state 15.912, il 5,2% in meno dell’anno precedente, ma con un decremento minore di quello di altre 15 regioni: Valle d’Aosta -17,5%; Umbria -11,2%; Marche -10,2%; Emilia Romagna -7,5%; Veneto –7,3%; Piemonte -7,1% (vedi grafico 1).

Ricordiamo che in Lombardia è previsto il piano Nasko e Cresko (conoscete la mia opinione in merito: perché interferire con i fondi Nasko e Cresko su una decisione così complessa come quella di decidere di diventare madre? È normale “monetizzare” una maternità?, cosa accade quando i fondi finiscono?), per disincentivare le Ivg, ma c’è un bel paletto: per accedervi si deve risiedere in regione da almeno due anni.

Nel 2013 il 41,4%, (per un totale di 6.913) delle Ivg sono state effettuate da donne straniere, le italiane sono state 9.765. Al contrario di quanto avvenuto in altre regioni, la Lombardia non ha aderito al progetto promosso e finanziato dal ministero della Salute sulla prevenzione dell’aborto tra le donne straniere tramite la diffusione di buone pratiche (formazione degli operatori, potenziamento dell’organizzazione dei servizi per favorire l’accessibilità, promozione di una capillare informazione nelle comunità immigrate).

Come siamo messi sul versante obiezione di coscienza? La percentuale dei ginecologi obiettori è del 69,4 %. In 7 ospedali lo è la totalità (Calcinate, Iseo, Gavardo, Oglio Po, Melzo, Broni-Stradella e Gallarate). In 12 ospedali la percentuale di obiezione è tra l’80% e il 99% (per esempio Fatebenefratelli e Niguarda di Milano) e solo in 8 strutture è inferiore al 50% (vedi i dati presidio per presidio).

C’è un notevole ricorso a medici gettonisti, esterni chiamati a sopperire alla mancanza interna di non obiettori. Il costo nel 2014 è stato di 255.556 euro. Non si tratta di un danno considerevole? Ma con questa mancanza anche i tempi di attesa si allungano: la Lombardia è sedicesima per i tempi di attesa tra la certificazione e la data dell’intervento. Questo anche perché solo il 65% delle strutture che hanno un reparto di ginecologia e ostetricia effettua Ivg. Una sorta di percorso ad ostacoli quindi. Torniamo a chiedere che la 194 venga attuata, lo abbiamo fatto ancora una volta pubblicamente nel corso del presidio del 10 ottobre a Milano (e altri ne faremo), anche se a pochi sembra interessare e se il problema a livello cittadino sembra sia stato solo il lancio di ortaggi. Continueremo a scendere in piazza contro questi soprusi, contro i problemi che si incancreniscono, contro l’indifferenza.

PRETENDIAMO che questa VIOLENZA sulle donne abbia fine, perché se la 194 non viene applicata o abbiamo dei servizi non garantiti, siamo noi donne a subirne le conseguenze sulla propria pelle. E tornano le ombre della clandestinità, dei farmaci abortivi venduti su internet: non più ferri da calza, mammane, ma pillole antiulcera che vengono assunte in dosi massicce. Sapete cosa comporta tutto questo? Emorragie interne e rischio per la vita.

Sara Valmaggi, vicepresidente del Consiglio regionale, chiede la mobilità del personale nelle strutture pubbliche e l’obbligo per quelle private accreditate di garantire la possibilità di effettuare l’Ivg, cosa che oggi non avviene.

Dall’indagine sull’obiezione di coscienza condotta dal gruppo regionale del Pd, emergono anche i dati sull’utilizzo del metodo farmacologico (RU486), autorizzato dall’Aifa nel 2009. La Lombardia è al quindicesimo posto rispetto alle altre regioni. La percentuale di Ivg farmacologiche nel 2014 è ferma al 4,5% – era al 3,3 nel 2013 – a fronte del 30,5% della Liguria, del 27% della Valle d’Aosta, del 23,3% del Piemonte, del 21,8% dell’Emilia Romagna e dell’11,7% della Toscana. (vedi grafico 2)

Non viene pertanto seguito l’art. 15 della 194 che prevede che “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna (…)”

La spiegazione in parte è data dal fatto che 30 strutture delle 62 che effettuano interruzioni di gravidanza non utilizzano la RU486. Nel comunicato stampa leggiamo “In molti casi non viene neanche proposto come metodo alternativo a quello chirurgico; inoltre passa troppo tempo tra la certificazione e l’effettiva esecuzione dell’ivg e questo fa scadere i termini temporali (49 giorni) entro i quali è possibile utilizzare il metodo farmacologico. A questo si aggiunge che, per la RU486, viene applicata in maniera ferrea l’indicazione nazionale dei tre giorni di ricovero, a differenza dell’Ivg chirurgica che è eseguita in day hospital”.

In altre regioni la somministrazione della RU486 è stata semplificata: in Emilia Romagna viene usata in day hospital e in Toscana, dal 2014, è possibile somministrarla anche nei consultori.

Ecco, i consultori, altro punto dolente del sistema sanitario lombardo.

Insomma, emerge una fotografia non certo all’insegna dell’efficienza, della tutela della salute psico-fisica della donne, della garanzia dei diritti delle donne in termini di salute sessuale e riproduttiva.

Ricordiamo cosa suggeriva a marzo la risoluzione Tarabella e cerchiamo di rimuovere veramente questi ostacoli.
Fonte: Dati e informazioni estratti dall’indagine sull’obiezione di coscienza condotta dal gruppo regionale del Pd Lombardia- 2015
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Il #7N tra Madrid e l’Italia

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E ponte con le sorelle spagnole sia! Il risultato del presidio di Milano? Importante, perché ha visto la partecipazione di donne fortemente motivate, che son giunte nel capoluogo lombardo anche da lontano, pur di testimoniare tangibilmente il proprio NO a un sistema che ha nel femminicidio la punta dell’iceberg di una violenza che assume molteplici aspetti. Sono donne autentiche, che hanno portato la loro sensibilità e le loro esperienze, manifestando pubblicamente il fatto che non c’è più tempo da perdere. Non guardo al numero di persone ma alla loro qualità e alla loro energia. Non ci siamo fatte fermare e questo è già un buon risultato. È stato un successo perché abbiamo notato che pur nella generale indifferenza dello shopping del weekend, qualcun* si fermava a leggere e ad ascoltarci. Se abbiamo raggiunto e toccato anche una sola persona, questo per me è un successo. In un Paese come il nostro dove tutto passa e viene lavato via in un istante, riuscire a lasciare un piccolo segno di vita è un successo. C’è un’altro aspetto rilevante: aver toccato con mano che si può fare, che non è difficile e soprattutto è un’iniezione di vita e di energia. La piazza è indubbiamente il luogo in cui le parole si fanno semplici senza perdere di profondità e di forza, i messaggi vengono trasmessi attraverso le vibrazioni, le imprecisioni e la timidezza delle nostre voci, io che incespico nelle parole, sì perché vengono fuori le sfumature delle nostre emozioni, il nostro parlare è esperienza personale, qualcosa che viene da dentro, direttamente dalla nostra presa di coscienza. Parole che valgono più di tanti discorsi costruiti con il bilancino. Non so come spiegarlo, vi invito alla prossima occasione per scoprirlo di persona.

Abbiamo parlato delle tante forme di violenza che abitano le nostre vite, come si evince anche dal volantino che abbiamo distribuito.

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Abbiamo parlato dell’assenza di una ministra delle pari opportunità, del piano nazionale e regionale antiviolenza e di tanti altri dettagli. Ed altri ne toccheremo nelle prossime occasioni.

Riprendiamo l’abitudine..se non lo facciamo mai, nemmeno in piccoli gruppi, non ce la faremo.. il 7 a Milano abbiamo semplicemente continuato un lungo percorso, quello iniziato decenni fa, quando le suffragette invadevano le strade. Esprimersi in piazza implica un esercizio, costruire un affiatamento, ma da qualche parte bisogna pure ricominciare a misurarci. La promessa è “continuare”, non fermarsi, farne tanti di momenti così, tanto da farla diventare una buona pratica, abituare la città a vedere nuovamente le donne in piazza a lottare per i propri diritti. Ci vogliono ammansire, ci vogliono “corrette” e innocue, meglio se restiamo invisibili, convincendoci che la piazza e la manifestazione non fanno al caso nostro e non servono a nulla. Noi abbiamo dato la nostra risposta, continueremo a farlo, non torneremo nelle nostre case.

Libere di agire. Capaci di reagire. Per Chiara e per tutte le altre donne a cui hanno strappato il sorriso.

UN IMMENSO GRAZIE A TUTTE COLORO CHE C’ERANO FISICAMENTE E CON IL CUORE! Colgo l’occasione per abbracciare in particolare Emma, Ilenia, Michela, Roberta, Antonella… Solo insieme, unite è possibile!

GRAZIE A DALE PER IL PONTE CON LA SPAGNA E PER L’ENERGIA CHE CI HA TRASMESSO CON LA SUA TESTIMONIANZA DIRETTA!

Ringraziamo María Seco López e May Serrano ideatrici della performance Women In Black a cui anche noi a Milano ci siamo ispirate (http://bit.ly/1MCK5MP). https://www.facebook.com/media/set/?set=a.524296687720272.1073742109.396930280456914&type=3

Per maggiori informazioni

Sul presidio di Milano, foto e video:

https://www.facebook.com/events/761159740678508/

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.440100129510539.1073741832.430354490485103&type=1&l=335f5eba0e

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901980996523262/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901979416523420/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901978426523519/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901978039856891/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901966939858001/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901963593191669/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901960899858605/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901955366525825/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901951936526168/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901949976526364/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901948533193175/

https://www.facebook.com/groups/836722509715778/permalink/901945916526770/

Sulla marcia di Madrid, documentazione a cura di Dale Zaccaria (super reporter con il dono della poesia e appassionata femminista, insieme a Marita Casa):

https://www.youtube.com/watch?v=ObLD8oJqkjM&feature=youtu.be

https://www.youtube.com/channel/UCEQafUMq5sTMR1Nfi5UXTbQ

https://www.facebook.com/Noi-non-ci-stiamo-430354490485103/

http://www.womeninculture.eu/

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#7N Un ponte tra sorelle in Marcha contra las violencias machistas

Semplicemente grazie Nadia!

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Domani   a Madrid le donne spagnole parteciperanno alla Marcha Estatal contra las violencias machistas e occuperanno strade e piazze sulla spinta di   quello è stato già battezzato il movimento del 7 novembre. Le femministe spagnole sono riuscite a superare  le barriere ideologiche che le dividevano e a porre l’interesse per i diritti delle donne al di sopra di tutto. Unite e compatte porteranno la loro protesta nelle strade di Madrid. La mobilitazione nazionale è molto forte tantoché  l’assessorato alle pari opportunità del  comune di  Villa-Real, sulla costa spagnola vicino Valencia, ha messo a disposizione  pullman gratituitamente per partecipare alla marcia di domani. Non è la prima volta che le donne spagnole si mobilitano in massa. Il 1° febbraio del 2014 parteciparono in  migliaia alla manifestazione  Porque yo decido spostandosi sui treni per protestare contro il progetto di legge del ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardón

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Questione di colloqui

questione di colloqui

 

Il mio nuovo post per Mammeonline.net in cui parlo di discriminazioni in fase di colloquio e del nostro strano paese.

Qui un estratto:

Leggendo questa storia di Paola Filippini, respinta al colloquio di lavoro per una domanda sui figli, sparsa ovunque sui media, mi vien da dire che siamo un popolo strano.
Strano che ce ne accorgiamo solo ora… dopo anni che è così, ne abbiamo raccontate di storie simili, mi piange il cuore che ci si sorprenda come se fosse una novità. Una novità da consumare e da mandare presto in soffitta, come tante altre storie.

La verità? Non abbiamo interlocutori, c’è un falso interesse attorno a questi problemi, che non riescono a diventare “politici” e restano nella dimensione personale. E domani tutto tornerà come prima. Sono sgomenta di fronte alla facilità con cui voltiamo pagina. E poi si dovrebbe raccontare anche della quasi totale assenza di solidarietà femminile in queste circostanze e non solo.
Siamo sempre fermi alla singola storia che spiega e non spiega allo stesso tempo. Non spiega perché si resta confinati nell’esperienza “personale” e non consente di sentire questa come parte di un problema più ampio, complesso e collettivo.

Continua a leggere l’articolo completo su Mammeonline.net:

http://www.mammeonline.net/content/questione-colloqui

 

Nel frattempo è arrivata la notizia di un emendamento alla legge di stabilità, in tema di congedi di paternità obbligatori.. Consiglio questo bel post di Federica Gentile di Ladynomics! Dai sogni spesso nascono grandi e importanti cambiamenti! Passo dopo passo..

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#7N Un ponte tra sorelle in Marcha contro la violenza machista

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Vi aspettiamo numeros* sabato 7 novembre, a Milano, in piazza Cordusio, alle 15:30. Abbiamo organizzato un presidio in concomitanza della marcia di Madrid, sia in segno di solidarietà sia per far capire che anche nel nostro paese, le donne non sono più disposte a tollerare la violenza maschile, in qualunque forma di manifesti.

https://www.facebook.com/events/761159740678508/

Questa è un’occasione di presa di parola pubblica, un momento fondamentale per tornare ad occupare gli spazi pubblici, facendo sentire la nostra voce, le nostre istanze. Manchiamo da troppo tempo e con il tempo abbiamo perso questa buona e importante abitudine. Alle origini di questa cultura dello stupro e della violenza c’è il patriarcato, che con un’azione di “restaurazione” cerca di riportare le donne sotto il totale controllo degli uomini, attraverso l’uso sistematico della violenza. Desiderano rieducarci a restare a casa, come semplici macchine riproduttive e somministratrici di cura. Il patriarcato adopera ogni mezzo per ricondurci al silenzio e al dominio maschile, ancelle ubbidienti di un meccanismo secolare. Questa è un’occasione per manifestare la nostra disubbidienza e il nostro NO a questo sistema, che vede nei femminicidi il culmine di tutta una serie di violenze che abitano le esistenze delle donne.
Non possiamo più stare ferme ad assistere a tante vite interrotte perché tanti non-uomini decidono di farlo. Uniamo le forze e scendiamo insieme in piazza, usciamo dalle nostre case e da una falsa sicurezza che sembra darci l’essere rinchiuse tra quattro mura! Con le nostre voci libere, i nostri cartelloni faidate, le nostre parole piene di energia, per non dimenticare tutte le donne che hanno vissuto e vivono e vivranno questo orrore sulla propria pelle. Basta veramente poco per dare quel segnale forte, che in tante aspettano, soprattutto quelle donne oppresse dall’impotenza della rassegnazione di una vita fatta di soprusi, sopraffazione e tanta, tanta violenza, fino a poterne morire.

 

 

 

 

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Spose bambine: riportiamo in primo piano le cause

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Le mie riflessioni per Mammeonline.net a proposito dell’ultima trovata per parlare del terribile dramma delle spose bambine, la simulazione di una cerimonia di nozze allestita da Amnesty International Italia.

Un estratto:

Ultimamente molte di queste campagne assomigliano più a spot pubblicitari, qualcosa creato per fare sensazione, creare curiosità, stupire, colpire, generare click… ma quanto lasciano il segno, quanto comunicano veramente lo strazio che c’è dietro?

Perché ormai le nostre lotte e battaglie sui diritti assomigliano più a questo, una pubblicità a un marchio, a una ONG, a una Onlus, approcci ai problemi che non dovrebbero a mio avviso essere mai accostati a qualcosa di simile a un prodotto. Invece anche i diritti sembrano prodotti in vendita, commerciabili, che fruttano, che portano introiti, che portano vantaggi. Siamo abituati a seguire anche le mode sui diritti, oggi è più quotato questo rispetto a un altro, che nel frattempo è sceso nella virtuale classifica dei diritti.

Per leggere l’articolo completo: http://www.mammeonline.net/content/spose-bambine-riportiamo-primo-piano-le-cause

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Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

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Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

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Psicodinamica

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Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

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O capitano! Mio capitano!...

"Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno." [Oscar Wilde]

Diana

"Nell'ora più profonda della notte, confessa a te stesso che moriresti se ti fosse vietato scrivere. E guarda profondamente nel tuo cuore dove esso espande le sue radici, la risposta, e ti domandi, devo scrivere?". Rilke

irréductiblement féministe !

l'humanité sera civilisée quand elle aura aboli le système patriarcal et autres systèmes d'oppression politiques, économiques et religieux