Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Manifestiamoci!

sara foto

 

Quante altre di noi dovranno perdere il sorriso e la vita? Cosa stiamo aspettando ancora? Chi colpisce una donna, colpisce tutte noi! L’intera società è colpita, perché riguarda tutte e tutti noi!

FACCIAMOCI SENTIRE, MUOVIAMOCI ALL’UNISONO CONTRO QUESTO GENOCIDIO CHE COLPISCE LE DONNE! Il contrasto e la prevenzione della violenza di genere deve essere una priorità. Per Sara e per tutte le donne, perché la violenza tocca tutte noi direttamente, non dobbiamo pensare che sia qualcosa di lontano dalle nostre esistenze, che non potrà mai toccarci da vicino. La violenza non è un fatto privato, dobbiamo lottare contro l’indifferenza e la normalizzazione della violenza. La violenza ha varie forme, stiamo unite, con e fra le donne, lavoriamo insieme per riconoscere la violenza e per uscirne prima che si giunga a questo punto senza ritorno. La vita non può essere strappata via, perché questi individui si sentono padroni delle vite delle donne, come se fossero oggetti di loro proprietà, da controllare e da annientare nel caso non si comportino come desiderato, nel caso dicano NO. Questa è violenza machista, patriarcale, con radici culturali molto profonde che dobbiamo sradicare. Se non si comprende questo dato, non si riuscirà mai ad intervenire adeguatamente. Non si deve rimandare, non siamo più disposte ad aspettare. La vita delle donne è una priorità urgente! Le donne non devono essere lasciate sole. MAI! NON RESTIAMO IN SILENZIO!

UN FLASH MOB IN OGNI CITTA’ IL 2 GIUGNO! FACCIAMO RUMORE, PER ROMPERE L’INDIFFERENZA, PER CHIEDERE ALLE DONNE CHE SIEDONO NELLE ISTITUZIONI DI METTERE QUESTO TEMA AL PRIMO POSTO DELL’AGENDA POLITICA NAZIONALE E LOCALE!

Scendiamo in piazza. Se non fosse possibile, esponiamo qualcosa di rosso alle finestre. Facciamoci sentire! Non importa quante siamo!

Mi rendo conto che un flash mob può sembrare poca cosa rispetto a ciò che accade, alle vite schiacciate e annientate di tante donne, alle tante forme che assume la violenza di genere. Mi rendo conto che un flash mob non cambierà la situazione, ma sarà un segnale per la nostra comunità di uomini e donne, per le istituzioni e per chi può concretamente intervenire: non accettiamo questo stato di cose, non ci sono più parole a sufficienza, non possiamo restare chiusi nelle nostre case, nelle nostre vite come se la faccenda non ci riguardasse e non ci interessasse, come se certi fatti ci scivolassero addosso, come se fossimo ormai assuefatti al dolore e all’abuso. Abbiamo bisogno di incontrarci fisicamente in uno spazio pubblico. Siamo pur sempre liberi di scegliere come agire, le modalità di azione e di lotta. Chi il 2 giugno sentirà la necessità di manifestare scenda in piazza con noi. Penso che sia necessario mobilitarsi, manifestarsi con i corpi e le voci. Confrontiamoci. È solo il primo passo. Riprendiamoci i luoghi pubblici e non abbiamo paura di farlo. Riprendiamo l’abitudine a uscire dal privato, facciamo politica! Manifestare è una presa di coscienza collettiva, è uscire dall’individualismo che permea ormai da tempo le nostre società. Manifestare è tornare a una dimensione comunitaria e ad un approccio comunitario ai problemi.

Stefania Spanò, sempre straordinaria, ha creato la vignetta in cima a questo post, che esprime più di mille parole lo stato in cui siamo.

“Perchè ora abbiamo la parola per dirlo, ma facciamo poco per evitarlo: ‪#‎femminicidio‬. ‪#‎saranonsarà‬”.

Senza una volontà politica forte, investimenti significativi in prevenzione e contrasto quotidiano sul territorio nazionale, interventi educativi nelle scuole e tra i bambini e ragazzi, non riusciremo a intaccare le radici culturali della violenza.

Adoperiamo un segno comune, indossiamo qualcosa di rosso, anche un fazzoletto o un nastrino al polso. Inoltre ciascuna potrebbe scaricare e stampare la vignetta di Anarkikka e appenderla al collo con un nastro.

Potremmo sederci in cerchi concentrici per un minuto e al segnale alzarci, tenendoci per mano e dire all’unisono: “Sara saremo noi!”. Il messaggio è chiaro. In chiusura potremmo fare rumore con fischietti, tamburi, pentole.
Dimostriamo di saper lottare come le donne che prima di noi hanno lottato per il suffragio attivo e passivo e per tanti altri diritti.

Grazie a tutt* coloro che in poche ore si sono mobilitat*, spontaneamente!

Ricordo che il flash mob solitamente è di breve durata, in questo modo ci si può limitare a dare una semplice comunicazione alle autorità competenti (Questura o Carabinieri, dipende dal luogo).  

DOVE (lista in aggiornamento):

– Milano, Piazza della Scala, ore 10:00.
– Roma:
davanti al ristorante la Tedesca in via della Magliana 1125. ore 10.00https://www.facebook.com/events/291749221158379/?ti=cl
– Napoli https://www.facebook.com/events/300108147043493/?ti=cl alle 11.00 in via Toledo, largo Berlinguer
– Livorno davanti Prefettura ore 10
– Pisa ore 10 piazza XX settembre alle Logge dei Banchi
– Monza https://www.facebook.com/events/136133836795802/?ti=cl Ore 14:30 piazza san Paolo
– Arezzo https://www.facebook.com/events/1719006528363617/?ti=cl
– Genova Piazza De Ferrari ore 17
– Varese piazza Podestà (Garibaldino) h. 17,00
– Isernia https://www.facebook.com/events/515512138655573/?ti=cl
– Potenza con il Telefono Donna, il 2 giugno alle 11,30 in Piazza Matteotti (Piazza Sedile) https://www.facebook.com/events/294883294183787/?ti=cl
– Benevento ore 10 piazza Matteotti https://www.facebook.com/events/1597964133866424/?ti=cl
– Salerno ore 11.00 spiaggia di Santa Teresa.
– Messina, a Piazza Duomo
– Castiglioncello (LI) piazza della Vittoria (piazzetta di fronte al cancello del Castello Pasquini ore 10 con cartelli e qualcosa di rosso!
– Latina ore 10. 30 in piazza del popolo
– Palermo Piazza Politeama ore 10.00
– Cava dei Tirreni (SA) ore 10
– Bergamo ore 10 Piazza Vittorio Veneto
– Castelfranco Veneto ore 10 Piazza 24 maggio
– Torino ore 17.30 Piazza San Carlo https://www.facebook.com/events/1718616991731002/?ti=cl
– Olbia in località Santa Lucia, con il sostegno della sezione CGIL Gallura, Olbia Tempio, le attiviste del Centro Antiviolenza Prospettiva Donna aderiscono all’iniziativa nazionale di protesta organizzando un flash mob
alle ore 15:00
– Ravenna La casa delle donne di Ravenna organizza un flash mob in via Corrado Ricci dalle 10
– Verona in Piazza Bra ore 10
– Voghera Campo sportivo Padri Barnabiti, ore 20,30 – Via Garibaldi
– Reggio Emilia in Piazza Prampolini alle 11
– Salò ore 10 Piazza della Vittoria
– Ancona
@ p.za del Papa (di fronte la Prefettura) ore 11.30
@ Piazza Roma ore 17
https://www.facebook.com/events/1747422655505136/?ti=cl
– Firenze ore 10 Piazza della Signoria
– Foggia ore 10 presso associazione Donne in retehttps://m.facebook.com/780644668642091/photos/a.801911246515433.1073741828.780644668642091/1187489107957643/?type=3
– Modena in Piazza Grande dalle h 17 Centro documentazione donna Donne Contro la Violenza
– Castellammare ore 12 presso la cassa armonica
– Reggio Calabria ore 17.30 Lungomare Falcomata’ Largo Stazione Lido
– Camogli https://www.facebook.com/events/1059438364143197/?ti=cl
– Treviso ore 11 Piazza Battistero

Per chi usa Facebook, qui l’evento:

https://www.facebook.com/events/278672372469897/

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Piacere o dire la verità?

 

Ho tradotto questo pezzo di Meghan Murphy (QUI  l’originale), in cui si riflette sulle parole pronunciate dalla scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie. Una lezione di vita, di ideali, di pratiche e di scelte. Importante per tutte noi, se vogliamo che le nostre parole abbiano un senso pieno di verità. Questo pezzo è rimasto tra le bozze per un po’. Oggi ha acquistato un significato più forte, un forte richiamo alla mia responsabilità ed azione. Picchia forte alla mia porta e mi sento chiamata in causa per varie cose che mi trovo a vivere.

CONTRO OGNI TENTATIVO DI OMOLOGAZIONE E DI RIDUZIONE AL SILENZIO!

 

In un discorso pronunciato in occasione della cerimonia di premiazione Girls Write Now awards (qui) del 2015, l’acclamata scrittrice nigeriana, Chimamanda Ngozi Adichie ha detto:

 

“Penso che sia importante che raccontiate la vostra storia in modo veritiero e penso che sia una cosa difficile da fare – essere veramente sinceri. È naturale essere preoccupati di poter offendere le persone o delle possibili conseguenze”.

Ciò che consiglia ai suoi studenti di sesso femminile, in particolare, è “dimenticare di piacere”.

Penso che ciò che la nostra società insegna alle giovani ragazze, e penso che sia qualcosa che è molto difficile per le donne, anche più grandi – sedicenti femministe – scrollarsi di dosso, è l’idea che “piacere” sia una parte essenziale di noi stesse, dello spazio che occupiamo nel mondo, che parte dal presupposto che dobbiamo adattarci per renderci più piacevoli, che a volte dobbiamo trattenerci, fare un passo indietro, non esprimere completamente ciò che pensiamo, non essere troppo invadenti, perché si deve essere simpatiche.

E io dico che è una stronzata.

Quindi quello che voglio dire alle giovani ragazze è di dimenticare di piacere. Se si inizia a pensare di piacere, non si ha intenzione di raccontare la propria storia onestamente, perché ci si preoccupa di non offendere … e questo nuoce alla vostra storia, perciò dimenticate di piacere. Inoltre, il mondo è un posto meraviglioso, variegato, multiforme e che c’è qualcuno che sta andando come voi; non c’è bisogno di distorcere da sole la vostra forma.

Amen. La scrittura più noiosa è quella che cerca di essere rispettosa, educata ad ogni costo.

Per quanto possa apparire come se non mi importasse essere “gradita” (è probabile vorrei mordermi la lingua più volte di quanto faccia, se fosse una priorità assoluta), nella mia vita, giorno per giorno, mi sorprendo a cercare di far sentire gli altri a proprio agio, piuttosto che no. La mia socializzazione femminile è più profonda e io cerco di essere educata, a volte, in situazioni in cui dovrei parlare. Eppure ho rimpianto ciò che non ho detto, molto più spesso di quanto non abbia rimpianto di stare in silenzio.

Questo ha senso, ovviamente. Abbiamo imparato nel modo più duro, in quanto donne, cosa succede quando non giochiamo in modo gradevole. Quando parlo, quando dico la verità, e quando mi difendo, solitamente vengo punita per questo – ostracizzata o attaccata da amici, colleghi di lavoro, milioni di anonimi su internet, anche altre donne e femministe. Gli uomini, soprattutto, sono spietati quando le donne li respingono. E per quanto mi piacerebbe far finta che non mi interessa, lo faccio. E fa male. Fa male quando gli amici si allontanano perché hai detto qualcosa che li mette a disagio, che è impopolare, che sfida le loro scelte di vita o la loro visione del mondo. Molti preferiscono il comfort su tutto il resto. Ecco perché spesso la gente, sostiene amici misogini e violenti sulle donne, quando si parla contro questi uomini, scegliendo di applicare il codice di fratellanza, piuttosto che affermare ciò che è giusto. Ecco perché la gente parteggia con gli idioti e i prepotenti sulle donne, che dicono la verità. Loro hanno scelto la loro sicurezza e la tranquillità rispetto alla vita delle donne.

Ultimamente, ho incominciato ad affrontare questo e questo è quello di cui vorrei occuparmi per il resto della mia vita. Questo è quello che tutte le donne che scelgono di restare in silenzio, desiderano (evitare, ndr) per il resto della loro vita. Ostracismo, attacchi e odio. Collaboratori e amici semplicemente smetteranno di parlarvi, non dicendovi mai niente direttamente, ma mettendo in chiaro che avendo fatto un passo fuori linea si verrà punite per questo. È la loro codardia il problema, in fin dei conti, ma è per questo che ne subirai le conseguenze.

Sono in grado di parlare in un modo in cui molte altre donne non possono, e mi rendo conto che devo approfittare di tale posizione, ma allo stesso tempo, tale posizione e privilegio non sono tutte rose e fiori. È molto, molto difficile. Le ripercussioni del mio lavoro sono immense e infinite. E mi chiedo se sarò in grado di gestirlo. Io non sono del tutto convinta che sarò in grado di farlo. Ci si sente schiacciate. E poi, naturalmente, penso ai milioni di donne che soffrono in tutto il mondo in modi che sono incomparabili a quello che devo fronteggiare e le ripeto a me stessa per non dimenticarle. Essere odiate è niente in confronto alla vita e alle lotte quotidiane di innumerevoli donne.

Il fatto è che se avete intenzione di resistere alle narrazioni popolari e al discorso dominante, è improbabile che voi raccoglierete ampi gradimenti. Al di là di questo, penso che spesso gli scrittori e personaggi pubblici sono visti come cose che possono (o dovrebbero essere in grado di) prendere qualche botta – quasi come se noi esistessimo per questo unico scopo. So che, spesso, quando sto rispondendo a particolari idee o alle citazioni o ad articoli, non ho sempre considerato la persona che si trova dall’altra parte. Ma anche quando mi sembra di aver cercato di essere gentile, premurosa, o dolce, io vengo trattata come l’anticristo. È quasi come se si pensasse che le donne non possano vincere.

… cancellate questo – le donne non possono vincere.

Le donne possono provare ad essere amate per tutta la loro vita, ma subiranno sempre il peggio. Essere apprezzate non ha mai protetto nessuna donna dalla misoginia. E non importa quanto educata sia la tua opinione, se non sei uniforme, allineata – in particolare una che è critica o contesta la linea del partito accettata, è probabile che sarà percepita come “difficile” o come una “bitch” – sicuramente non avrai vinto lo status di “ragazza cool“. Le ragazze cool sono divertenti e belle e mai sgradevoli. Ti verrà detto di essere più leggera e di smettere di lamentarti così tanto – il mondo è un posto bellissimo, qualche cretino della classe media vi dirà. Prendete quei selfies e ottenere quei lavori del cavolo e posate per Playboy – si vai ragazza! YOLO (you only live once, si vive solo una volta).

Se si vuole essere popolare, devi essere una tipa tranquilla, solo avvicinandoti a temi difficili e a questioni controverse nel modo più tiepido. Per le donne, è preferibile dire semplicemente qualcosa di neutro, ma entusiasta, di fronte a una situazione enigmatica: “Beyonce is hot!”, Per esempio. Oppure, “Sexy, mi fa sentire sexy!” “Mi piacciono cose!” È anche una risposta femminile accettabile per qualsiasi cosa.

Ci sono un sacco di cose che non dico, per paura di un attacco o di ostracismo. Che ci crediate o no, mi modifico al tal punto che spesso mi sento come se mi stessi mettendo a tacere. Eppure, alla fine della giornata, mi chiedo quale sia lo scopo di questo, visto che potrei probabilmente dire: “Non mi interessano i gatti,” ed essere comunque etichettata come una ammazza gatti.

Nella sua conferenza “Arthur Miller libertà di scrivere” del mese scorso, Adichie si è rivolta ai “codici del silenzio” che governano la vita americana (QUI). Ha detto che gli americani amano essere “comodi” e che si preoccupava di come questo abbia portato a un “pericoloso silenziamento” all’interno della conversazione pubblica americana.

“La paura di recare offesa, il timore di agitare i prudenti strati di comfort, diventa un feticcio”, ha detto Adichie. Come esempio, riporta il Guardian, Adiche ha detto che l’obiettivo di molte conversazioni pubbliche negli Stati Uniti “non è la verità”, ma il “comfort”, ciò che fa comodo.

“Scegliere di scrivere è respingere il silenzio”, ha aggiunto. E infatti, il silenzio non ti porterà da nessuna parte. Allo stesso tempo, quando si sceglie di parlare, di dire qualcosa che va contro il discorso popolare, che mette le persone a disagio, o che non è “bello”, sarete puniti per questo. Ti verrà detto di stare zitta e di fare un passo indietro. E se la gente ti ascolta davvero, bene, la resistenza diventerà sempre più intensa. Sei davvero pericolosa, allora.

La nostra scelta, come cittadini, ma come donne in particolare, consiste tra piacere o dire la verità. Siamo in grado di scegliere le nostre battaglie, ma avere opinioni provocatorie, impegnative non renderà la vita più facile. E se ciò che si desidera è piacere, ci dovremo abituare a morderci la lingua e a fare dichiarazioni trite su come è emancipatorio essere sexy o quanto sia grande quel ricco, bianco repubblicano che appare graziosamente sulla copertina di Vanity Fair (QUI).

Il silenzio è d’oro se si vuole essere la ragazza più popolare della festa. Così è la stupidità. Cerca di capirlo, ragazza.

 

Chi mi conosce e chi mi segue nella vita reale e sul web, sa come sono fatta, sono schietta, ho le mie idee e non sto in silenzio per far piacere a qualcuno o essere gradevole. So mediare, ma non amo essere schiacciata e non mi faccio telecomandare. Porto avanti le battaglie di cui parlo su questo blog, perché ci credo e desidero dare il mio modesto contributo al cambiamento positivo. Preferisco essere scomoda, sicuramente non faccio le cose per essere “gradita” a qualcuno. Mai. Non sono e non sarò mai una yeswoman. Non piaccio? Fa niente. Vorrà dire che la direzione è quella giusta, vuol dire che sto smuovendo qualcosa, vuol dire che ciò che faccio non segue il mainstream, metto in campo qualcosa di nuovo e di non omologato.

Non ho relazioni di potere o interessi personali da salvaguardare. Questo mi rende libera. Conosco le realtà quotidiane che vivono tante donne, fatta di mancanza di lavoro, difficoltà a conciliare impegni familiari e lavorativi, mobbing, discriminazioni di ogni tipo, violenze e sacrifici, con i diritti sempre più affievoliti. Queste cose le ho vissute in prima persona. Non parlo per sentito dire. Mi interessa difendere chi di solito non ha voce e non è tra le priorità dell’agenda politica. Il mio obiettivo è testimoniare che c’è un altro modo di far politica e altre priorità.

Ho intrapreso l’attività politica, impegnandomi dentro e fuori il mio partito, con l’unico scopo di migliorare la vita della mia comunità. Le questioni di cui mi occupo non mi sono state suggerite da qualcun altro, non sono frutto di una raccolta casuale di idee, non sono mai stata una marionetta, ho sempre creduto fortemente in ciò che porto avanti. Ma vedo che non per tutti è così. Io non appartengo a gruppi i potere o di interesse, ho unicamente le mie competenze, le mie idee e la mia voglia di fare da mettere a disposizione dei miei concittadini e delle mie concittadine. Questa è l’unica via utile per riavvicinare le persone alla politica, alla partecipazione. Il resto non farà che incrementare astensionismo e disaffezione. Alla paralisi preferisco reagire. Non lasciatevi fregare il futuro. Questo Paese è impantanato nel clientelismo, nel nepotismo, nel familismo, tutti ismi nocivi, velenosi. Non dovete piacere per forza o prendere ordini da qualcuno. Lo ricordo soprattutto alle donne. Non fatevi mai strumentalizzare e quando vi accorgete che qualcuno lo sta facendo, trovate il modo di resistere e di portare avanti le vostre idee. Qualcosa semineremo. Continuerò le mie battaglie consapevole che il prezzo da pagare è la solitudine.

 

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La condivisione da sola non basta a fare la conciliazione

vitaprivataelavoro

 

La conciliazione lavoro-vita privata è costituita da una serie di opportunità e di condizioni di contesto (servizi pubblici a prezzi calmierati e accessibili, flessibilità, smart working) che permettono al singolo individuo di avere un buon equilibrio tra i due tempi, tra i due ambiti, senza che uno prenda il sopravvento sull’altro.

Questo della conciliazione non è un tema che riguarda solo i genitori, ma tocca tutti indistintamente, perché il senso della nostra vita non può coincidere e non deve coincidere con la nostra professione e per avere una vita piacevole e per potersi occupare di altro ci vogliono tempi e meccanismi che lo consentano.

Il lavoro mangia vita è l’ostacolo da superare e l’equilibrio che si dovrebbe perseguire è un sistema che contempli tempi di vita e di lavoro che garantiscano il benessere dell’individuo. Quindi la conciliazione non è solo un affare di mamme e di papà, in pratica di chi è genitore, ma di figli, sorelle, di tutti. Perché con una popolazione che vive sempre più a lungo qualcuno dovrà occuparsi delle nuove età.

La condivisione dei compiti di cura e delle attività da sola non serve a tenere dentro al mercato del lavoro le persone, a garantire una maggiore partecipazione delle donne in particolar modo, su cui ancora oggi pesa la maggior parte dei compiti di cura. Ci può essere condivisione, ma certi tempi (pensiamo ai tempi per raggiungere il lavoro, la mancanza di servizi e la loro distanza da casa e dal lavoro) e certi lavori (pensiamo ai turnisti o a chi lavora senza orari) proprio non coincideranno mai con un equilibrio e con una buona conciliazione. Questo vale per uomini e donne.

Ci sono mamme single, chiediamoci: con chi dovrebbero condividere i loro compiti?
Ci sono mamme che non possono contare nemmeno sull’aiuto dei propri genitori o familiari.

Quindi la condivisione da sola (che implica l’interazione di uno o più soggetti e quindi non è una questione in capo a un solo individuo) non risolve quell’equilibrio vita-lavoro, lo risolve solo se esiste un partner o un familiare o una persona vicina che con te “condivide”. La condivisione rischia di diventare un problema del singolo che deve attrezzarsi con una o più persone e se questo non è possibile il sistema non regge.
Invece, una politica di conciliazione implica un intervento pubblico che riequilibri in maniera diffusa e che assicuri pari opportunità e tutele per tutt*. 

 

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http://www.mammeonline.net/content/la-condivisione-da-sola-non-basta-fare-la-conciliazione

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Alla MinistrA Maria Elena Boschi

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Posta prioritaria in materia di diritti e salute riproduttiva

A Maria Elena Boschi
Ministra con delega alle Pari Opportunità

 

Lo scorso febbraio noi attiviste di #‎ObiettiamoLaSanzione abbiamo inviato all’on. Laura Boldrini, in qualità di Presidente dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, una lettera che chiedeva alle deputate un impegno diretto alla riduzione delle nuove sanzioni economiche comminabili alle donne che ricorrono all’aborto clandestino.

Tali sanzioni hanno subito un enorme aggravio che ci appare palesemente ingiusto, soprattutto perché convinte che la scelta alla clandestinità sia causata dalla carenza di alternative legali, dato il numero rilevante, e ormai insostenibile, dei medici obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche, condizione che connota in maniera determinante ed inequivocabile la scarsa applicazione della legge 194 nel nostro Paese.

Nella medesima lettera abbiamo anche avanzato la proposta di sollecitare le istituzioni competenti ad effettuare un puntuale monitoraggio del fenomeno degli aborti clandestini, la cui stima attualmente sfugge a rilievi ufficiali.

Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta, che sarebbe stata invece auspicabile soprattutto alla luce della recente pronuncia del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, chiamato in causa da un reclamo della Cgil.

Pronuncia che ribadisce come l’Italia non adotti “sia direttamente, sia in cooperazione con le organizzazioni pubbliche e private, adeguate misure volte in particolare ad eliminare per, quanto possibile, le cause di una salute deficitaria”, e che sancisce la condanna al nostro Paese per violazione della Carta Sociale Europea, perché “le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto”, previsti dalla normativa italiana.

Il mese scorso, in Parlamento, agli Stati Generali delle Amministratrici, la Presidente della Camera Laura Boldrini ha rimarcato che tra i doveri delle rappresentanti istituzionali v’è quello di “rimuovere gli ostacoli che le donne trovano, per le altre a loro favore”. Concordiamo con quanto espresso nel suo discorso, in merito alla necessità per le esponenti parlamentari e governative di “non passare come comete” ma “lasciare un segno”.

In quest’ottica, e nell’augurarLe buon lavoro, siamo fiduciose che Lei, Ministra Maria Elena Boschi, ora titolare della delega alle Pari Opportunità, esprima la propria contrarietà allo spropositato aumento delle sanzioni pecuniarie previste per le donne che abortiscono clandestinamente, ponendosi idealmente, e in particolare, dalla parte di quelle tra loro più deboli che vengono colpite da uno Stato vessatorio e incapace di garantire il loro diritto alla salute, come previsto dalla legge 194.

Così quel segno sarebbe ben marcato, sarebbe quel genere di solco generato solo dal sentirsi solidale con i bisogni e i diritti delle donne.

 

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

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Di voucher in bonus bebè

asilo_nido

 

Siamo tra i Paesi in cui si lavora per più ore al giorno e dove gli straordinari sono una costante. Va da sé che le donne sono le più penalizzate, ma il problema non è solo femminile: avere dei padri assenti non è il massimo, e il fatto che ad oggi il congedo per i padri ammonta solo a due giorni è un palese segnale di uno squilibrio.

Se è vero che un incremento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro porterebbe notevoli benefici in termini di PIL, allora sarebbe utile capirne a fondo tutti i vantaggi. Come in un circolo virtuoso, laddove le donne in età fertile lavorano, si ottiene maggior ricchezza/benessere/sicurezza, con una maggiore propensione a mettere al mondo più figli. Questo dovrebbe portare (in un Paese sano) a sviluppare la domanda di beni e servizi, con conseguente aumento di occupazione e di PIL.

Finora, si è scelto di delegare la conciliazione lavoro-vita privata al faidate: si organizzi chi può, come meglio crede. In pratica si è scelto un liberismo del welfare familiare, con servizi a macchia di leopardo e che nulla fanno per portare avanti un processo di condivisione dei compiti di cura.

 

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Possiamo permetterci un figlio?

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Il mio nuovo pezzo per Mammeonline.net per parlare di genitorialità‬ e dati occupazionali.

Possiamo permetterci un figlio? Nonostante la natalità sia in caduta libera, siamo paralizzati e mostriamo sempre una certa incredulità di fronte alle sue cause. Per alcuni sembra inimmaginabile riflettere attentamente sulle responsabilità che comporta diventare genitore oggi.
Per molti decisori politici è difficile avere un approccio sistemico e strutturale a queste questioni, e si procede casualmente, a singhiozzo, con misure quasi sempre poco efficaci e che non incidono se non marginalmente nelle vite reali, che non consentono di avere prospettive positive verso il futuro.

Nella relazione del convegno “Possiamo permetterci un figlio?” (qui la registrazione video http://www.uilweb.tv/webtv/default.asp?ID_VideoLink=4142 e la relazione finale), organizzato dalla Uil e dal Coordinamento Pari Opportunità, leggiamo il seguente quadro italiano: “Si fanno sempre meno figli: secondo i dati Istat, nel 2015, le nascite sono state 488.000, 15.000 in meno rispetto al 2014, minimo storico dall’Unità d’Italia. Per il quinto anno consecutivo, nel 2015 si è registrata una riduzione del numero di figli per donna, sceso a 1,35 (1,29 per le madri italiane). Una delle principali cause della bassa natalità è costituita dagli ostacoli economici e culturali che incontrano le donne, soprattutto quando decidono di diventare madri.”

 

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http://www.mammeonline.net/content/possiamo-permetterci-figlio

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Parto prematuro: le novità sul congedo di maternità

‪‎parto-prematuro

 

#Parto‬ ‪#‎prematuro‬: le novità sui ‪#‎congedi‬ di ‪#‎maternità‬.

Il mio articolo per Mammeonline.net

La circolare 69 del 28 aprile l’INPS evidenzia le novità sul congedo di maternità in caso di parto prematuro, ovvero di parto anticipato di oltre due mesi rispetto alla data presunta.

La normativa vigente prevede un periodo di astensione obbligatoria di 5 mesi, solitamente fruiti dalla madre 2 mesi prima e tre dopo il parto.

In caso di parto prematuro per tutti i casi coincidenti o successivi al 25 giugno 2015 (mentre per gli eventi antecedenti l’INPS precisa che sarà riconosciuta l’indennità di maternità anche per gli ulteriori giorni di congedo purché la lavoratrice si sia effettivamente astenuta dal lavoro nei giorni indennizzabili) la durata del congedo di maternità delle lavoratrici dipendenti e iscritte alla Gestione separata sarà incrementata: aggiungendo ai 3 mesi post partum, tutti i giorni compresi tra la data del parto prematuro e la data presunta del parto.

Vengono forniti anche degli esempi per aiutare a comprendere i nuovi calcoli.

ESEMPIO

 

CONTINUA A LEGGERE QUI:

http://www.mammeonline.net/content/parto-prematuro-le-novita-sul-congedo-maternita

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Rimozione collettiva

toglimi le mani di dosso

 

Oggi PRIMO MAGGIO, festa del lavoro, dei lavoratori e delle lavoratrici, mi sembra il giorno ideale per parlare di un tema su cui ci si sofferma troppo poco, forse, anzi certamente perché scomodo.

Rimozione collettiva delle molestie sul lavoro. In Italia tra tutti i numerosi tentativi (spesso riusciti) di rimozione c’è anche il tema delle molestie sul lavoro, “un sopruso che contribuisce a mantenere le donne in una posizione subalterna”, come sottolinea Olga Ricci, l’autrice di “Toglimi le mani di dosso“, 2015 Chiarelettere. E’ da un po’ che cerco di scriverci su, ma non è un libro, una storia che può stare racchiusa in un post di un blog.

Questa è la storia di una donna in carne ed ossa, che ci scuote per riportarci con i piedi per terra, per ricordare a coloro che sostengono che nel mondo del lavoro le donne abbiano raggiunto la parità, che così non è, che il sistema non si è ancora liberato di questi mostri che si sentono padroni delle donne, come se fossero soprammobili e oggetti a loro completa disposizione. Questo racconto vivo arriva come un pugno, perché parla a noi donne e riesce a portare a galla il senso di impotenza, di confusione, di frastornamento, di solitudine e di isolamento e anche di incredulità che ci travolge quando ci troviamo ad affrontare simili abusi.

Uno schiaffo a tutte le nostre competenze, aspirazioni legittime, a fare semplicemente bene il nostro lavoro, quello per cui siamo disposte a lavorare per pochi euro, senza orario, senza prospettive, senza contratto, solo per passione, perché non ci si riesce a immaginare in un altra occupazione. Perché le nostre competenze dovranno pur valere? Oppure è una chimera, un mito?

La precarietà ci avvolge in una nube permanente, ma quel sogno non va messo nel cassetto, bisogna resistere. Le molestie arrivano a rendere ancora più infernale e invivibile una realtà lavorativa già terremotata per altri motivi.

Ciò che è accaduto a Olga secondo una indagine Istat tra il 2008 e il 2009 si stima che coinvolga 1.308.000 donne che nell’arco della propria vita lavorativa hanno subito molestie o ricatti. Poche le denunce, non per mancanza di normativa adeguata, ma per i tempi lenti dei processi, che pesano sulla vittima e sui testimoni, la difficoltà di riuscire a dimostrare la violenza e per la paura delle ricadute sul proprio lavoro. Gli strumenti per difendersi, come accade anche per i casi di discriminazioni sul luogo di lavoro, ci sono, ma il fatto di non avere la certezza di uscire dal tunnel schiaccia in partenza molti tentativi di far valere i propri diritti. Lo so, l’ho raccontato più volte. Ma il senso di paralisi che ti avvolge è vero e la necessità di buttarsi alle spalle tutto questo “brutto” spesso è prioritaria, a volte serve a salvare se stesse.

Ma per quanto ancora dovremo continuare a urlare che queste continue violenze di ogni genere sulle donne non le accettiamo più, non devono vivere al nostro fianco, distruggere le nostre esistenze e le nostre speranze. Perché dobbiamo continuare a ignorare ciò che è un problema non privato, personale ma che riguarda l’intera collettività? Ci tenete fuori dal mondo del lavoro, ci rendete infernale la permanenza, ci discriminate in ogni modo, ci chiudete gli orizzonti, andiamo bene solo come oggetti sessuali e strumenti riproduttivi (quando però decidiamo di fare figli diventiamo un peso aziendale). Questa è la realtà delle donne, non sono e non sarò mai disposta a smettere di essere scomoda e pesante, sì, me lo sento ripetere spesso, perché quando parlo di questi problemi ad alcuni sembro “ossessionata”, dovrei prendere le cose in modo più easy. Le nostre vite le prendiamo come crediamo sia meglio, il peso o la leggerezza con cui affrontiamo le cose spetta a noi deciderlo, non ad altri e se nessuno ne vuole parlare, io me ne prendo un pezzo di onere e lotterò per dare spazio a queste storie e a questi macigni che pesano sulle nostre vite. Ho la percezione che questo tema non piaccia, sia scomodo, bene, non deve piacere, deve essere ripugnante perché la violenza questo è. Solo riconoscendola come nociva e inaccettabile si possono porre le basi per combatterla seriamente. Certamente combattendo da sola le cose sono più difficili e complicate, ma non si può far finta che non esista o sia marginale. Deve interessare tutti, uomini e donne, è necessaria una presa di coscienza collettiva.

Parlarne, diffondendo consapevolezza, è il primo imprescindibile passo per iniziare a fare terra bruciata attorno a coloro che compiono molestie e violenze sul lavoro.

Questo resta il mio impegno e nonostante mille ostacoli lo onorerò. Perché ci faremo sentire, eccome!

 

Questo articolo è pubblicato anche su Dol’s Magazine:

http://www.dols.it/2016/05/01/toglimi-le-mani-di-dosso/

 

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