Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

La donna è una bestia, né salda, né costante

su 19 ottobre 2014
Lilith nel manierismo fin de siècle del pittore inglese preraffaellita John Collier, 1892

Lilith nel manierismo fin de siècle del pittore inglese preraffaellita John Collier, 1892

Il post de Il Ricciocorno mi ha stuzzicata e allora ho cercato di approfondire un po’ la questione dei parallelismi con il mondo animale, ma nel versante femminile. Tra le strategie delegittimanti delle donne, la deumanizzazione è largamente diffusa, adoperata da tempo immemore per giustificare l’inferiorità naturale e biologica della donna. Facendo un passo in epoca greco-romana, Euripide definiva la donna “un ambiguo malanno”, che affligge l’umanità. Il poeta greco Semonide, nel suo Biasimo delle donne (un articolo qui), giambo di 118 versi, riproduce un vero e proprio bestiario per classificare le donne e la loro provenienza: scrofa, volpe, cagna, gatta, cavalla, scimmia; naturalmente tutte ugualmente perniciose per l’uomo. Si salvava unicamente il tipo di donna-ape, “industriosa e disposta a farsi rubare il miele”. Con il Cristianesimo le cose non migliorano. Il titolo di questo post è una citazione di sant’Agostino. Per Tertulliano era la “porta del diavolo”. Tanti bei modi per contenere la donna, la sua autonomia e “addomesticarla” al matrimonio. Negare la sua dignità umana e assimilarla al regno animale o a quello degli Inferi, avevano l’obiettivo di giustificare qualsiasi tipo di sottomissione della “bestiola donna”. Gli epiteti tutti di ambito animale hanno continuato a scorrere come un fiume in piena: civette, capinere, cagne, galline, gatte, falene, libellule, farfalle, tope, gazzelle, balene, tigri, oche, conigliette, mantidi, vampire, vacche ecc. C’è un interessante lavoro a cura di Bram Dijkstra, Idols of Perversity: Fantasies of Feminine Evil in Fin-de-Siecle Culture (Oxford University Press, 1986), che ci offre una lettura della produzione artistica della fine dell’Ottocento, evidenziando una misoginia che imperniava la rappresentazione della donna (qui un post sul lavoro di Dijkstra). Nello stesso periodo, c’erano antropologi che sostenevano l’infantilismo femminile derivava da un arresto dell’evoluzione a uno stadio primitivo. La “naturalità” della donna era correlata alla sua vicinanza più al mondo animale che a quello umano, il cui apice evolutivo era l’uomo. Questa animalità della donna veniva letta anche nelle sue emozioni, che erano solo di tipo primario (paura, sorpresa), mentre l’uomo era capace anche di altre emozioni, secondarie e prettamente umane, quali odio e orgoglio. Cesare Lombroso e Guglielmo Ferrero, per i quali le donne erano pari a cagne e iene, proposero di utilizzarle come cavie da laboratorio, in quanto “ottuse” al dolore. Non si spiegavano come mai le donne potessero continuare a fare figli e a partorire, nonostante i dolori patiti. Evidentemente, abbiamo un altro rapporto con il dolore, ma questo è un fattore soggettivo e soprattutto non deve essere strumentalizzato da nessuno. Gli appellativi animali non ci hanno mai davvero abbandonate. Nel 2009, Irene Lopez Rodriguez ha analizzato le metafore inglesi e spagnole per definire le donne, suddividendole tra animali da compagnia, domestici e selvaggi. Ad ognuna di queste categorie corrisponde un determinato ruolo della donna, tutti naturalmente contraddistinti dalla subordinazione. Per maggiori dettagli qui e qui. In quanto animali, diventa per gli uomini legittimo andare “a caccia”, senza regole. D’altronde, nel nostro paese i pedofili pagano solo una multa o poco più, abbiamo un ex premier che è stato largamente “assolto” per il suo “circo” di escort, lui “utilizzatore finale” dell’oggetto prostituta, come Ghedini lo definì. Tutto molto aberrante. La donna oggettivizzata, diviene mero strumento o merce. E a quanto pare, a molti, va bene così. Vi lascio con l’incipit de Il secondo sesso, di Simone de Beauvoir. incipit il secondo sesso

p.s. 20 ottobre 2014
Vi segnalo questo post pubblicato su Resistenza Femminista, che riporta l’intervento di Lydia Cacho presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma. Un momento importante per riflettere sul tema della prostituzione, inquadrandolo nel contesto socio-economico-culturale.

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6 responses to “La donna è una bestia, né salda, né costante

  1. Paolo ha detto:

    bè oggi certe teorie antropologiche sono superate per fortuna. E i “vampiri” possono essere di entrambi i sessi come ad ambo i sessi appartengono emozioni come odio e paura

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  2. […] letto invece questo articolo illuminante che mette in luce l’origine dell’idea della donna come una bestia priva di […]

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  3. […] letto invece questo articolo illuminante che mette in luce l’origine dell’idea della donna come una bestia priva di […]

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  4. […] letto invece questo articolo illuminante che mette in luce l’origine dell’idea della donna come una bestia priva di […]

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