Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Lavoro o non lavoro. Questo è il problema

Nel programma del PD ho trovato un accenno all’occupazione femminile. Si propone di “alleggerire la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare, politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido”. In teoria potrebbe essere un buon passo (non capisco in pratica cosa si intende per conciliazione e condivisione), ma chiunque abbia avuto un bambino, sa benissimo che il nido non basta a risolvere gli innumerevoli problemi. Nemmeno le 2 ore giornaliere di allattamento (nel primo anno) sono sufficienti per poter seguire un figlio. Soprattutto se la mamma ha un orario full-time e si deve barcamenare tra lavoro, casa e figli. La questione è che un bambino, specialmente al di sotto dei 3 anni, ha senza dubbio bisogno di particolari cure e della vicinanza della mamma (pur apprezzando gli sforzi del legislatore per permettere ai papà di avere dei permessi per i figli). Il nido è solo una parziale soluzione, considerando quante volte si può ammalare un bimbo e della necessità di salvaguardare il rapporto speciale che un figlio ha con la madre. Vorrei sapere se è umanamente concepibile che una madre esca di casa alle 7 e torni alle 20 o più, e riesca a stare con suo figlio solo il sabato e la domenica? Certamente c’è chi lo accetta e si tappa naso e orecchie. Invece, occorre, a mio avviso, incoraggiare forme contrattuali con orari flessibili che permettano alla donna di poter esserci nel quotidiano. Perché essere madri e mogli non sia ancora oggi incompatibile con il lavoro.

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Neo-

Cosa sta accadendo? È una domanda che mi frulla nella testa da qualche giorno. Stiamo assistendo a strani movimenti e fenomeni di geopolitica internazionale. Da un lato la Germania che si fa portavoce di un modello economico. Dall’altro la Francia che sta assumendo sempre più un ruolo di intervento attivo militare in Paesi extra-europei (vedi il Mali). Sicuramente sta mostrando un atteggiamento forte e deciso in politica estera. Questo poteva essere letto come una caratteristica tipica di un governo di destra. Oggi con Hollande sembra assumere altri tratti e alludere a qualcos’altro. È come se si sia formato un asse franco-germanico, che si traina dietro gli altri Paesi europei, che sta cercando di affermarsi come nuovo, ulteriore o alternativo (sicuramente non esclusivo, visti i tempi) perno internazionale in ambito di politica economica e militare. In un mondo policentrico, l’asse Francia-Germania potrebbe voler emergere per non uscire di scena dalla faccia della terra. Non si capisce se l’asse sia il frutto di una genesi involontaria oppure se sia basato su un piano concertato nei minimi dettagli. Inoltre, non è ancora ben chiaro se questo tentativo si profila in chiave europeista oppure affrancato dalla comunità europea. Si verifica una nuova forma di colonialismo mondiale, giocata con strumenti e azioni nuove, articolata in maniera anche più subdola e invisibile, ma che potrebbe rivelarsi molto efficace nella ristrutturazione degli equilibri mondiali: oggi più che mai fragili e transitori. Ultimamente gli USA sembrano più  concentrati sul fronte interno e sempre più disinteressati a un ruolo guida internazionale (visti i tanti fronti di guerra fallimentari in cui sono impegnati). Questa offerta di Obama (ci ha messo un po’) per un intervento/sostegno americano in Mali potrebbe essere un tentativo di non rimanere indietro e assenti da quell’area. Ma agli USA conviene partecipare a un nuovo fronte di guerra? Può essere una delle tante vie di uscita dai problemi interni?

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