Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Dove ci porta l’ottovolante? #jobsact

image

Ho scritto un nuovo post per Mammeonline.net, sul tema del congedo parentale.

Qui di seguito un estratto,  potete leggere l’intero articolo a questo link:

http://www.mammeonline.net/content/dove-ci-porta-lottovolante-jobsact

“Non credo che tornando subito al lavoro si eliminino totalmente i problemi e le discriminazioni. Solo un soggetto avulso dall’esperienza genitoriale può concepire che rientrare al lavoro dopo i tre mesi di congedo obbligatorio possa essere una strada facile e accessibile a tutti.

Chi gestisce un bambino così piccolo? Tate, nonni (quest’ultima ipotesi è il solito welfare gratuito, che fa comodo a uno stato semi-assente)?
A volte mi chiedo perché ci chiedono di far figli, se poi pretendono che siano altri a gestirli e a educarli al nostro posto.

Noi dobbiamo fare figli, ma produrre PIL allo stesso tempo, mettendoci nei panni dei poveri “distributori” di lavoro. Tanto vale non  farli i figli. Ieri ero in biblioteca con mia figlia. C’era un bimbo di circa 10 mesi, vestito firmato dalla testa ai piedi, accompagnato da una tata dolcissima. Erano le 19 passate. Mi ha fatto una tristezza enorme.

Lo so, il lavoro è importante, ma questo spesso ci porta a sacrificare cose importantissime, che passano e non tornano più. Anche perché non  è detto che il nostro sacrificio e il nostro rientrare al lavoro presto, sia poi riconosciuto dal nostro datore di lavoro. Potremmo essere comunque a rischio, potremmo perdere il lavoro anche se ci mostriamo pronte a sacrificare ogni cosa, anche nostro figlio. Ricordiamoci poi che un figlio non è un bambolotto, nei primi anni i bimbi si ammalano di frequente e avremo bisogno di assentarci.”

Annunci
1 Commento »

Caro Michele ti scrivo

 

 

Questo post è una lettera indirizzata a Michele Emiliano, ex sindaco della mia città natale, oggi neo – governatore della mia regione Puglia.
In Puglia ci sono nata e vissuta per 23 anni. Oggi vivo a Milano, ma non ho mai abbandonato del tutto la mia terra, continuo a seguirne le vicende e il destino non sempre roseo.
Il motivo di questo post è legato essenzialmente ai temi di cui mi occupo in questo Blog. Mi rendo conto che questo spazio non fa parte dei grandi media, ma visto che i grandi media non parlano, ho deciso di porre qualche domanda, così da accendere i riflettori sulle questioni che riguardano le donne. Michele Emiliano ha dichiarato di aver assunto su di sé la delega alle questioni relative alla Sanità. Quindi a Michele Emiliano pongo una macro domanda: “Quale sarà la sua politica in materia di servizi sanitari e di lotta alla violenza contro le donne?”
In pratica, quali interventi per i servizi ospedalieri, per i consultori? Perché non fare una indagine per verificare lo stato di salute dei consultori familiari? E per risolvere il numero abnorme di obiettori di coscienza, cosa si intende mettere in campo? Quando la nostra Regione riuscirà a fornire puntualmente i dati sulle interruzioni volontarie di gravidanza, come previsto dalla legge? Riusciremo a dare un segnale di civiltà per i diritti delle donne da sempre calpestati e considerati di secondaria importanza?
Attendo speranzosa risposte in merito, perché non ci si dimentichi dei diritti delle donne.
Grazie mille,
Simona Sforza

Coordinatrice donne PD Zona 7 di Milano

Lascia un commento »

Priorità

Zita Gurmai

 

Ho avuto un sacco di cose da fare, per cui questo testo ha dovuto attendere un po’ per essere tradotto. Si tratta dell’incisivo intervento di Zita Gurmai (ex MEP, S&D group e presidente donne PES) “Prostitution and Women Slavery”, nel corso dell’iniziativa del 16 aprile scorso a Roma, organizzato dalle donne democratiche. Un testo molto utile per definire quali siano le priorità di intervento e le caratteristiche del sistema prostitutivo in Europa.

 

Cari amici, care sorelle,
grazie per avermi invitata a questo evento del Partito Democratico sulla prostituzione e sulla schiavitù delle donne. In qualità di presidente delle donne del partito socialista europeo (PES), posso dirvi che abbiamo lavorato dal 2006 sulla lotta alla tratta delle donne e la schiavitù sessuale.
Nel 2006, le donne PES e il PES hanno condotto una campagna, in occasione dei mondiali di calcio, al grido di “Celebrate the World Cup, Stop trafficking and Sexual Slavery”. Siamo riusciti a raccogliere proposte su cosa fare in futuro, da parte dei capi di stato dell’UE.
Ma oggi purtroppo devo ammettere che in Europa, la violenza contro le donne è ancora un problema di proporzioni pandemiche.
Vorrei iniziare parlandovi di una storia vera, proveniente dall’Ungheria, il mio paese. È una storia che mi è stata raccontata da un’organizzazione di donne che operano sul campo.
Selena (nome di fantasia) ha 32 anni, lei è di etnia Roma, è cresciuta presso una casa-famiglia. Tra i 10 e i 14 anni, due dei suoi educatori hanno abusato di lei. Quando aveva 15 anni, sua madre la riportò a casa e l’avviò alla prostituzione. Suo padre la violentò, mentre suo zio la portò in Olanda. È stata prostituita per sette anni all’estero e in Ungheria. Con ciò che guadagnava doveva mantenere 8 persone. Ha tentato il suicidio circa quaranta volte. Dopo questi tentativi di suicidio, è stata accolta presso un convento cattolico. Dopo quello che ha passato ha un livello di autostima ridotto al minimo. Uno psicologo la cura per i suoi disturbi da stress post-traumatico e uno psichiatra la aiuta per vincere la sua tossicodipendenza. Ha vissuto cinque mesi in questo convento, con il suo bimbo di 8 mesi; lei ha la qualifica come personale per le pulizie.
Vi ho raccontato questa storia perché descrive la realtà della prostituzione in Europa. La maggioranza di queste persone è sfruttata, proviene da famiglie di migranti o da minoranze, molte donne intrappolate nella prostituzione hanno subito violenze sessuali nella loro infanzia o dal loro partner. Questo dimostra che il sistema prostitutivo è connesso alle disuguaglianze e alle discriminazioni.
In Europa, la maggior parte delle donne e delle ragazze nel sistema della prostituzione sono straniere: donne dell’Europa dell’Est, America Latina, Africa e Brasile. Sono portate in Europa occidentale da uomini dell’Europa occidentale. Sappiamo che la prostituzione e il traffico sessuale sono strettamente collegati. Secondo i dati Eurostat, lo sfruttamento sessuale è la forma più diffusa di traffico di esseri umani in UE, raggiunge il 62%, e le donne e le ragazze sono il 96% delle vittime di tratta. Secondo le autorità di polizia, in Olanda, sino al 90% delle donne che “lavorano” nei bordelli autorizzati sono costrette a prostituirsi.
Come potete comprendere, la tratta è un problema prioritario.
Sappiamo che la tratta è violenza contro le donne. Sappiamo che lo sfruttamento sessuale equivale allo stupro e quindi a una violenza contro le donne. Noi ne siamo consapevoli, ma molti no. Molti uomini si rifiutano di considerare la questione in questi termini.
Nel corso di un intervento presso il Parlamento europeo, nel gennaio 2014, l’Europol (agenzia di polizia europea) ha spiegato che il traffico di esseri umani, e in particolare di donne e di ragazze, è aumentato nei Paesi in cui la prostituzione è stata legalizzata. In Europa abbiamo due modelli opposti in materia di prostituzione. La Germania e l’Olanda che hanno legalizzato l’organizzazione della prostituzione; in questi Paesi, la prostituzione è diventata un “lavoro”. Sapete che in Germania, ogni giorno, un milione di uomini pagano quattrocentomila donne per il sesso?
In Europa abbiamo anche il modello svedese, che considera la prostituzione una forma di violenza contro le donne. Quattordici anni dopo la sua adozione, questo sistema sembra scoraggiare il traffico e cambiare la mentalità, soprattutto tra le giovani generazioni che non vogliono vedere il corpo delle donne in vendita.
La crisi economica ha solo rafforzato i meccanismi internazionali della tratta. Le misure di austerità imposte hanno spinto sempre più persone verso la prostituzione. Studi recenti parlano di una tendenza preoccupante, con una accelerazione del traffico, con vittime sempre più giovani. C’è stato un aumento significativo del numero di prostitute nei Paesi in cui le misure economiche più severe hanno colpito le fasce di popolazione più vulnerabili, come in Grecia e in Spagna. Vi è anche, sempre più, un rischio per i lavoratori migranti in situazioni precarie, di essere sfruttati sessualmente ed economicamente nel caso perdano il lavoro, in particolar modo europei dell’Est che lavorano in Europa occidentale.
Il lavoro delle ONG con queste popolazioni vulnerabili è fondamentale, per informarli e avvertirli, per proteggerli, per aiutarli a fuggire dallo sfruttamento. Ma non dobbiamo danneggiare il lavoro dei politici, in collaborazione con le ONG, le forze di polizia e il sistema giudiziario, per riflettere sui meccanismi della tratta di esseri umani, e di agire.
Oltre a varare una legislazione adeguata, come quella suggerita nel report del Parlamento Europeo, della collega Mary HoneyballSexual Exploitation and Prostitution and its Impact on Gender Equality”, abbiamo bisogno di stanziare fondi per le ONG, affinché possano proseguire il loro lavoro, per poter portare avanti le istanze come i meccanismi giudiziari per affrontare adeguatamente questi problemi.
Cari amici, care sorelle,
voglio assicurarvi che le donne PES stanno facendo del loro meglio per combattere ogni forma di violenza contro le donne, qualsiasi forma di sfruttamento delle donne.

Lascia un commento »

Particolari condizioni educative

empatia2

 

A rischio di sembrare troppo teorica, scrivo questo pezzo, per parlare di relazioni, di patriarcato e di gerarchie. Scrive Sarah Hrdy:

“Se l’empatia e la comprensione si sviluppano solo in base a particolari condizioni educative, e se un numero sempre maggiore di specie non riesce a trovare queste condizioni e, ciò nonostante, sopravvive solo per riprodursi, non conterà quanto sia stato prezioso, in passato, favorire la collaborazione. La compassione e il bisogno di relazione a livello emotivo di affievoliranno, esattamente come la vista del pesce cieco delle caverne.”

All’origine di tutto è la creazione di un ordine gerarchico, che si basa sulla frantumazione del nostro io e del rapporto mente-corpo, scoraggiando anche relazioni sane tra individui che sbarrerebbero la strada a un sistema verticistico. Anziché avere un sistema di relazioni orizzontali, democratiche, dove ogni parola e contributo hanno cittadinanza, si tende a spezzare la capacità di sentire l’altro, di accogliere. È un processo tipico del patriarcato, che tende a impiantare mentalità innaturali, schiacciando la dignità dell’essere che sembra non avere più spazio e viene marginalizzata, in funzione e nel nome di una costruzione estranea, a un obiettivo, a una causa sempre più lontana. Spesso ci capitano delle situazioni in cui non siamo in grado di dire con le nostre parole cosa stia accadendo, non sappiamo cosa sia, ma dentro di noi vediamo chiaramente che è un qualcosa che ci fa male. Quando parlavo di voce autentica, mutuando un concetto più volte ribadito da Carol Gilligan, mi appellavo a un rivendicare una ribellione non solo teorica, ma soprattutto pratica, nel nostro quotidiano, verso tutte le forme di scissione, di schiacciamento a cui è soggetto il nostro essere, la nostra coscienza, la nostra essenza. Voce che arriva ad essere autentica se riesce a porsi le giuste domande, senza tralasciare risposte o posizioni scomode.
Recuperare relazioni fondate sull’empatia è la chiave. Molti studi antropologici hanno sottolineato che il progresso umano è stato reso possibile grazie alla collaborazione di tutti i membri del gruppo sociale, del clan ecc. La nostra resilienza deve portarci in questo senso, a riscoprire e a ri-praticare formule di vita solidali, che non ci imbavaglino in un intricato e incomprensibile sistema di relazioni opportunistiche, a ciclo chiuso e autoreferenziale. Impariamo a non farci imbrigliare in sistemi verticali di potere (economici e sociali), dove qualcuno è sacrificabile perché si trova a un gradino inferiore della scala gerarchica. Nessuna voce è sacrificabile. Nessuno ci è estraneo.

Lascia un commento »

Di donne grasse e donne magre, di età e di colori

body

Cosa ci viene richiesto per essere in linea con ciò che viene considerato “normale”? Stereotipi e modelli che ci impediscono di vivere serenamente e liberamente.

“In questi giorni riflettevo su come cambiano i giudizi a seconda delle età e di come questi incidono nella nostra vita”.

(…)

“Un rincorrere pericoloso di ideali che costruiscono per noi un senso del normale, del tutto malato e slegato dalla realtà. Per molti è un perenne tentativo di adeguamento, senza che si riesca a capire che non è possibile vivere in questo modo. Gli altri disegnano per noi un modello che ci ingabbia e ci preclude una comprensione di noi stessi piena e matura.”

CONTINUA A LEGGERE QUI su Mammeonline.net

Buona lettura!

1 Commento »

It is time for a bit of honesty

IVF

 

Julie Bindel si addentra nel tema della maternità surrogata e rileva alcuni importanti aspetti e lati nascosti di una pratica sempre più diffusa, una frontiera di business internazionale molto appetitosa e che solleva molti dubbi di carattere etico. Non è da sottovalutare anche il rischio di un egoismo perfezionista, al limite dell’eugenetica, che è racchiuso in questo tipo di pratica. Ci sono delle doverose considerazioni da compiere, altrimenti chiuderemo gli occhi davanti a quello che potrebbe rivelarsi una nuova forma di sfruttamento. Ho tradotto questo pezzo, per aggiungere qualche tassello in più. Perché la maternità surrogata comporta delle questioni e delle problematiche che vanno ben al di là della semplice tecnica FIVET.

 

 

Il diritto delle coppie gay di avere figli attraverso i genitori surrogati è sempre più visto come un progresso sulla strada dell’uguaglianza, il trionfo della tolleranza sui pregiudizi. Ecco perché c’è stato tanto clamore, quando gli stilisti italiani Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno chiamato i bambini FIV di Sir Elton John come “sintetici”. Cavalcando l’ondata di indignazione dei suoi fan e chiedendo il boicottaggio dei prodotti di Dolce e Gabbana , la leggenda del pop ha detto: “vergognatevi per il giudizio da voi formulato – un miracolo che ha permesso a tante persone che si amano, sia etero che gay, di realizzare il loro sogno di avere figli”.

Ma questa linea non ha impedito alla scrittrice iconoclasta e femminista Germaine Greer di rinnovare le critiche nei confronti di Elton John e del suo partner David Furnish. In un discorso tenuto questa settimana al Festival letterario Hay, Greer ha avvertito che il concetto stesso di maternità è stato ora “decostruito”, attraverso il processo di fecondazione in vitro, ricorrendo a una maternità surrogata, sottolineando l’assurdità secondo cui Furnish compare come la “madre” sui certificati di nascita dei due ragazzi che ha con John.

Beh, io sono d’accordo con Germaine Greer su questo. Attraverso tutto l’entusiasmo per una presunta uguaglianza, la nostra società non ha affrontato le implicazioni della maternità surrogata commerciale o il lato crudele di questo settore in crescita. Come abbiamo visto nella controversia Dolce e Gabbana, il dibattito innescato è stato inibito da forme di bullismo sentimentale, con i sostenitori della genitorialità surrogata che considerano tale pratica come se fosse una vacca sacra inviolabile.

È tempo per un po’ di onestà. Il boom di maternità surrogate per le coppie gay non è una vittoria per la libertà e l’emancipazione.
Al contrario, esso rappresenta una inquietante apertura verso un brutale sfruttamento di donne che di solito provengono dal mondo in via di sviluppo e sono spesso vittime di pressioni e ricatti o costrette a vendere i loro uteri per soddisfare i capricci egoistici di gay ricchi o occidentali lesbiche. Questa crudeltà è accompagnata da una epica ipocrisia. Persone provenienti da Europa e Stati Uniti che dovrebbero rabbrividire all’idea di coinvolgimento nel traffico di esseri umani o di sesso sono finiti con l’indulgere verso una forma grottesca di “traffico riproduttivo”.

Inoltre, il loro sostegno a questa attività viziosa ha portato alla vergognosa negligenza nei confronti dei bambini abbandonati o vittime di abusi all’interno della Gran Bretagna. Man mano che la maternità surrogata commerciale diventa sempre più di moda,  è sempre più difficile per le autorità trovare famiglie affidatarie o genitori adottivi per le decine di migliaia di bambini che attualmente vivono negli istituti. L’aggravarsi della crisi nella promozione dell’adozione mi riempie di disperazione. Come femminista lesbica, ho fatto una campagna per anni per gay e lesbiche affinché gli fosse consentito di adottare bambini, non solo a causa dei diritti umani fondamentali di avere una famiglia, ma anche per la necessità di dare sicurezza, case amorevoli a bambini vulnerabili.

Ma con l’aumento delle FIVET con genitorialità surrogata si corre il pericolo di rendere l’accettazione in merito all’adozione gay come un successo vuoto. Ora posso accettare che, in determinate circostanze, la maternità surrogata possa essere una scelta positiva, come ad esempio nel caso in cui qualcuno – per pura compassione – accetta di avere un bambino per un caro amico che è sterile e non è in grado di adottare. Ma questo è un accordo privato costruito sulla fiducia reciproca e l’affetto. Ciò che veramente mi fa star male è il commercio, che porta non solo alla miseria e al degrado tra le sue vittime, ma promuove anche una visione narcisistica dei bambini FIV come se fossero prodotti di design.

Purtroppo, questo tipo di “baby farm” sono oggi un grande business internazionale. Non esiste una legge per prevenire la maternità surrogata in Gran Bretagna, ma è illegale pubblicizzarla, come fanno negli Stati Uniti e altrove. Non vi sono accordi privati in merito alla maternità surrogata nei tribunali, il che significa, ad esempio, che una madre surrogata non può essere costretta a consegnare il bambino se cambia idea.

Ma questa mancanza di garanzie giuridiche non ha inibito il commercio. In effetti, la maternità surrogata commerciale sta rapidamente diventando la modalità preferita per le coppie gay di avere figli, tanto che la tendenza è ora conosciuta come la rivoluzione “Gaybe”. Gran parte del mercato è in via di sviluppo, in particolare India, perché i costi sono molto più bassi e la regolamentazione molto più leggera. Negli Stati Uniti, il processo di solito costa circa £ 65.000, ma in India le spese possono partire da £ 15,000. Questa è la ragione principale per cui l’India è diventata nota come la “capitale del mondo affitta-uteri “, sostenendo il settore del “turismo riproduttivo” che è stimato in un valore di oltre £ 300.000.000.000 e offre servizi attraverso una rete di circa 350 cliniche.

La propaganda pro-surrogacy di solito interpreta la madre surrogata come una bianca, bionda, sorridente donna che sta portando in grembo un bambino per fare felice una coppia senza figli. Ma la vera storia è molto meno appetibile rispetto a come la visione razzista e stereotipata suggerisce. Per lo più asiatiche o nere, le donne che forniscono ovuli e uteri per i potenziali genitori possono soffrire terribilmente. Come il recente documentario di Channel 4 “Google bebè” ha rivelato, sono tenute in spazi angusti e sono controllate, perfino per quanto riguarda quando mangiare, bere e dormire. Monitorate come prigioniere, spesso devono astenersi dal sesso o anche dall’uso della bicicletta. Le madri surrogate possono anche essere obbligate a prendere una serie di farmaci come il Lupron, estrogeni e progesterone per contribuire a realizzare la gravidanza, ognuno dei quali può avere effetti collaterali dannosi. Infatti, l’intero processo di riproduzione IVF commerciale può avere un grave impatto sulla salute delle madri surrogate. Gli studi hanno dimostrato che i pericoli per le donne includono cisti ovariche, dolore pelvico cronico, tumori riproduttivi, malattie renali e ictus, mentre le donne che hanno una gravidanza con ovuli provenienti da un’altra donna sono più a rischio di pre-eclampsia e di pressione alta.

Sorprendentemente, niente di tutto questo sembra importare ai clienti desiderosi. Ho intervistato una ricca coppia gay, per i quali l’oppressione è parte del fascino, perché hanno detto che hanno trovato rassicurante che le donne hanno l’obbligo di vivere in una clinica sotto la sorveglianza dei “mediatori” per tutta la gravidanza. In realtà vi è una grande vena di misoginia in tutta questa attività, con le donne trattate come qualcosa di inutile o poco più che macchine riproduttive. Come ha detto Germaine Greer a Hay, tutte le nozioni tradizionali di maternità, anche l’identità femminile, sono state scritte fuori dello script. Mi è stato detto che una coppia gay ha avuto tale disprezzo per il ruolo biologico della madre che hanno anche insistito sul fatto che il loro bambino (per cui avevano pagato) sarebbe dovuto nascere con parto cesareo in modo da non essere contaminato viaggiando attraverso il canale vaginale.

In questo contesto, è sorprendente che molti leader attivisti di sinistra, come l’editorialista del Guardian Owen Jones, vedano la maternità surrogata commerciale come una causa progressista. Ma poi la sinistra spesso perde la sua bussola morale su questioni etiche sessuali come questa. Così, in merito ai diritti dei lavoratori del sesso, chiedono la fine dei controlli sulla prostituzione e sulla pornografia, anche se in realtà tutto ciò significa agevolare forme di degrado, violenza e abuso.

Se i radicali come Owen Jones vogliono sostenere la genitorialità gay, avrebbero fatto meglio a promuovere l’adozione piuttosto che la maternità surrogata. Questo potrebbe essere la causa ispiratrice della sinistra. Esattamente trent’anni anni fa, il Greater London Council ha provocato una tempesta facendo circolare un libro intitolato “Jenny vive con Eric e Martin” di una ragazza allevata da una coppia gay. In definitiva, la polemica ha portato all’introduzione nel 1988 della famosa clausola 28 dal governo Tory, vietando alle autorità locali di diffondere materiale che promuovesse l’omosessualità. Per fortuna, quel tipo di omofobia è sorpassata. Le barriere istituzionali alle famiglie gay sono andate in frantumi.

Ma questo non significa che ora dobbiamo abbracciare il commercio della maternità surrogata IVF. Se le coppie gay vogliono avere dei bambini, perché mai devono proseguire su questa strada di sfruttamento piuttosto che adottare un bambino? La risposta solleva una questione profondamente inquietante sugli atteggiamenti di troppe coppie gay e lesbiche. Ostinati dalla vanità, intrisi di arrogante autostima, vogliono creare un figlio a loro immagine, riscontrando una lista di caratteristiche ideali. Questo tipo di narcisismo ha raggiunto una conclusione logica grottesca nel caso della coppia lesbica americana Sharon Duchesneau e Candy McCullogh, entrambi sordi dalla nascita, che ha riempito i titoli dei giornali nel 2002, quando hanno intrapreso la ricerca di un donatore di sperma congenitamente sordo. Dopo essere state respinte da un certo numero di banche del seme, poi si avvicinarono a un amico che aveva cinque generazioni di sordità nella sua famiglia ed egli stesso era sordo. Ha accettato la loro richiesta, e un bambino sordo è stato messo al mondo.

La decisione di generare deliberatamente un bambino con una disabilità grave è l’emblema più evidente dell’egoismo epico della maternità surrogata che può essere raggiunto. Ma a volte il desiderio di un bambino progettato può muoversi nella direzione opposta, cadendo in una forma di eugenetica nella quale la coppia non ammette spazio per eventuali difetti o idiosincrasie percepite. Questo è accaduto nel vergognoso caso del “Baby Gammy” avvenuto lo scorso anno, in cui una coppia australiana, David e Wendy Farnell, ha lasciato uno dei due bambini gemelli con la sua madre naturale surrogata tailandese, quando si è scoperto che il bambino aveva la sindrome di Down, anche se i Farnells avevano preso con loro la sorella Pipah del bambino per tornare in Australia.

Dopo questo scandalo, la Thailandia ha vietato agli stranieri e alle coppie dello stesso sesso di accedere ai servizi di maternità surrogata. Questo genere di approccio robusto deve essere usato anche altrove se vogliamo lottare contro la cattiva, egoista commercializzazione di uteri e ovuli delle donne. Non c’è nulla di omofobico nel criticare questo vile, commercio squilibrato dove i ricchi sfruttano i corpi dei poveri e disperati. Al contrario, fare questo rappresenta un servizio per l’umanità.

 

Articolo originale: https://www.byline.com/project/3/article/72

4 commenti »

Conciliazione famiglia lavoro: non una cosa per sole donne

immagine-1

Qualche giorno fa avevo scritto questo pezzo per il sito Mammeonline.net: “Se una donna riesce a lavorare, ne beneficia l’intero sistema paese. Questo è più che ovvio, eppure si fatica a ragionare su una redistribuzione più equa dei compiti tra donne e uomini.”

CONTINUA A LEGGERE QUI…

Oggi sono arrivati i decreti attuativi a cui accennavo (qui).

Buona lettura!

Lascia un commento »

Il corpo delle donne e le loro scelte

1

 

I no-choice in ogni loro manifestazione sono lì presenti a ricordarci che i nostri diritti sono fragili e che non è possibile liquidare certe marce e presidi come qualcosa di anacronistico, senza ripercussioni su nessuno. Ogni qualvolta uno di questi gruppi, più o meno numeroso, si intromette nella vita di una donna, noi dovremmo sentirci tutte toccate in prima persona, perché dobbiamo dire basta a queste periodiche violenze dei no-choice. Le loro marce, le loro veglie, i loro manifesti e i loro gadget, le loro battaglie oggi anche sui social, sono tutti palesi tentativi di sostituirsi alle donne, ridotte a mero ruolo di incubatrice, i cui diritti sono ridotti a briciole, come irrilevanti inezie rispetto al destino superiore del feto. Madri a ogni costo, anche contro la propria volontà, perché in quanto donne noi non dovremmo poter decidere su noi stesse e su quanto avviene dentro di noi. Si comprende quanto si intenda svuotare le donne di una piena capacità decisionale e di potestà su se stesse. I diritti riproduttivi hanno una valenza molto ampia, investono la donna in quanto essere umano, eguale e pienamente titolare di diritti inviolabili. Inviolabile e inalienabile come il diritto a interrompere la gravidanza se non si desidera portarla a termine. Lo ha sancito anche la relazione Panzeri di marzo scorso. Ogni volta che questo viene messo in dubbio e si chiede di limitare la donna nell’esercizio di un suo diritto, si sta compiendo di fatto una discriminazione sulla base del genere e su un destino biologico che per alcuni viene prima di tutto. Questi manifestanti no-choice di fatto compiono una violazione dei confini del diritto a manifestare, perché con le loro azioni arrecano grave danno alle donne, che così vedono svilire la tutela della 194 che le rende libere di scegliere. Si permettono di fare questo tipo di violenze perché tuttora nel nostro Paese si pensa che le donne debbano e possano essere rieducate, riportate a un ordine maschiocentrico, sacrificabili, con diritti di secondo livello. I no-choice trovano spazio dappertutto, hanno sostegni enormi e hanno il coraggio di dire che loro sostengono la vita accompagnandosi ai neofascisti. Naturalmente della vita della donna loro non sanno che farsene, quella è solo l’incubatrice. Il 13 saranno a Bologna. Per fortuna la Favolosa Coalizione (qui) si sta preparando a rispondergli. Chiediamo che questi soggetti non trovino più sostegni, spazi negli ospedali e nei consultori che beneficiano di contributi pubblici. Chiediamo investimenti e potenziamenti dei consultori, per attività di contraccezione e servizi per tutelare la salute delle donne. Chiedere l’abrogazione della 194 significa riportare tutto alla clandestinità. Per tutte le donne italiane che non si rendono conto o hanno la memoria corta, ho tradotto questo pezzo di Sarah Ditum (QUI l’originale). Teniamoci stretta la 194, lavoriamo sull’abuso di obiezione di coscienza e lottiamo perché anche le donne irlandesi possano avere pieni diritti sul proprio corpo. Qui la petizione organizzata da Amnesty (qui). I diritti se non sono uguali per tutte le donne, saranno più fragili e attaccabili. Un accesso pieno e una informazione efficace in tema di contraccezione sono fondamentali. Guardiamo avanti, cerchiamo di migliorare, di progredire e di garantire servizi adeguati. Abbassiamo i costi della contraccezione, facciamo educazione a una sessualità consapevole e avviciniamo precocemente le donne ai servizi per la loro salute sessuale e riproduttiva. Non sottraiamo diritti, ma sosteniamoli e aiutiamo le donne a essere pienamente libere e consapevoli.

autodeterminazione

 

Ci sono due particolari che emergono dall’ultima serie di statistiche sull’aborto diffuse dal Dipartimento della Salute (qui). La prima è che, per le donne in Inghilterra e Galles, l’aborto continua a diventare più sicuro e più accessibile. Sempre più aborti si svolgono nelle prime dieci settimane di gestazione. Questo è un bene, perché implica che le donne sono sempre più in grado di ottenere le cure mediche di cui hanno bisogno il più presto possibile. Per la prima volta, gli aborti medici rappresentano il maggior numero dei casi – questo è un bene perché significa che un minor numero di donne hanno dovuto subire procedure invasive per interrompere le loro gravidanze.

Il tasso di aborto continua a scendere. Questo è generalmente inteso come desiderabile, anche se il numero “giusto” di aborti verso cui una società dovrebbe tendere non è necessariamente “meno” ma piuttosto dovrebbe coincidere con “lo stesso numero di aborti che le donne vogliono”. La legge sull’aborto del 1967 – elusa, imperfetta e difettosa, come è (qui) – sta lavorando per le donne, per quello che basta. Le donne hanno bisogno di una migliore legislazione, ma mentre aspettiamo, questa norma farà, se non pensiamo troppo ai casi in cui fallisce, se non restiamo sgomenti davanti al fatto che l’aborto in Inghilterra e Galles rimane criminalizzato secondo la legge del 1861 sui reati contro la persona ed è legale solo se viene rispettata rigorosamente la condizione che due medici concordino su quanto la donna ha già compreso.

Subject to the provisions of this section, a person shall not be guilty of an offence under the law relating to abortion when a pregnancy is terminated by a registered medical practitioner if two registered medical practitioners are of the opinion, formed in good faith –

(a) that the pregnancy has not exceeded its twenty-fourth week and that the continuance of the pregnancy would involve risk, greater than if the pregnancy were terminated, of injury to the physical or mental health of the pregnant woman or any existing children of her family; or
(b) that the termination of the pregnancy is necessary to prevent grave permanent injury to the physical or mental health of the pregnant woman; or
(c) that the continuance of the pregnancy would involve risk to the life of the pregnant woman, greater than if the pregnancy were terminated
(d) that there is a substantial risk that if the child were born it would suffer from such physical or mental abnormalities as to be seriously handicapped.

(fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Abortion_in_the_United_Kingdom)

 

E poi c’è l’altro dato, contenuto nel tasso di aborto per le donne non residenti, che è aumentato leggermente nel 2014. Molte di queste donne sono arrivate da Irlanda e Irlanda del Nord – con un breve viaggio aereo, e nel caso dell’Irlanda del Nord non si tratta di un altro paese, ma di un regno completamente diverso quando si tratta di diritti delle donne e dei corpi delle donne. In Gran Bretagna, le opzioni delle donne sono limitate e condizionate, ma almeno ci sono opzioni. In Irlanda, non ce ne sono: in Irlanda una donna incinta che vuole decidere su ciò che accade all’interno dei confini della propria persona, deve come prima cosa lasciare il suo paese.

Come emerge nel rapporto pubblicato da Amnesty (qui), le donne in Irlanda sono trattate come “contenitori porta-bambini”. Questa non è una iperbole: un’ossessione teocratica che implica lo sfruttamento della carne femminile e che ha portato le donne irlandesi a vivere sotto uno dei regimi più restrittivi al mondo in materia di aborto. In Irlanda del Nord, la legge sull’aborto del 1967 non è mai stata applicata, e nella Repubblica d’Irlanda, l’aborto è coperto dall’ottavo emendamento della Costituzione (qui), in cui si afferma che “il diritto alla vita del nascituro” è “uguale [al] diritto alla vita della madre “- e si noti che secondo l’ottavo emendamento una donna è legalmente considerata una “madre ” solo per il fatto di essere incinta, che lei lo voglia o no. Lei è istantaneamente inclusa all’interno della sua relazione con il feto.

Il risultato di tutto ciò è che l’aborto è illegale in quasi tutte le circostanze tranne nel caso di rischio diretto per la vita della donna incinta. Ciò significa che non è previsto l’aborto per le vittime di stupro e incesto. Vuol dire negare l’aborto nei casi di anomalie fetali incompatibili con la vita (qui). Nessuna possibilità di abortire per le donne la cui salute viene compromessa dalla gravidanza, fino a quando non sarà effettivamente a rischio della vita. Nessun aborto per le donne vittime di relazioni violente o con uomini abusanti. Nessun aborto per le donne che non possono permettersi di prendersi cura di un bambino. Nessun aborto per una donna che possa essere mantenuta in vita per adempiere fino all’ultimo il suo compito di diventare una “madre”.

L’atmosfera è quella di paura. Conosciamo i nomi di alcune delle donne che hanno subito le peggiori conseguenze di questo sistema di brutalizzazione: Savita Halappanavar (qui), morta di setticemia e di E.coli dopo un aborto spontaneo, a causa del fatto che i medici si sono rifiutati di interrompere la gravidanza; La signorina Y (qui), immigrata che è stata costretta a continuare una gravidanza derivante da stupro, alimentata a forza, nel corso di uno sciopero della fame e poi sottoposta ad un cesareo giudiziario. Ma ci sono anche tutte le altre, le donne senza nome: le donne che si recano in Inghilterra per gli aborti, con l’aiuto di una rete di sostegno all’aborto (Abortion Support Network), e quelle che non compaiono tra coloro che sono aiutate da ASN perché si pagano il viaggio e si organizzano da sole, rendendo solitario il percorso per un ottenere un trattamento che dovrebbe essere un loro diritto.

E poi ci sono quelle che non fanno nemmeno il viaggio. Non solo l’aborto è limitato in Irlanda, ma anche le informazioni sull’aborto sono strettamente vincolate grazie al Regulation of Information Act (qui), che considera un reato per i medici e i consulenti fornire informazioni complete su come accedere all’aborto. Mara Clarke, fondatrice di ASN, spiega che questo crea un clima di paranoia attorno alla gravidanza sia per le donne che per i professionisti: “Nella nostra esperienza, molte donne hanno troppa paura di dire a un professionista che essere incinta, e molte altre hanno avuto l’esperienza di essere ostacolate dai medici … Non sappiamo se la mancanza di cure informate sia causata dal fatto che i medici hanno paura di subire ripercussioni o perché siano contrari all’aborto – ma in entrambi i casi non si tratta di un modo corretto di comportarsi da parte di medici professionisti nei confronti dei pazienti in difficoltà”.

Un mare sottile si trova tra la vita e la possibilità per le donne e l’impotenza e la paura; tra l’essere approssimativamente considerata una persona agli occhi della legge, e l’essere considerata una incubatrice. L’abuso di cui sono vittime le donne irlandesi non può più andare avanti. L’ottavo emendamento deve essere abrogato, e alle donne in Irlanda del Nord devono essere dati gli stessi diritti di ogni altra donna nel Regno Unito. Il diritto all’aborto è un diritto umano, e fino a quando le donne in Irlanda del Nord e nella Repubblica d’Irlanda non potranno esercitare tale diritto e non avranno i mezzi per esercitarlo, è chiaro che i loro governi continueranno a considerarle come qualcosa di meno che umano.

2 commenti »

Lettera aperta di una ex-prostituta

Egon Schiele

Egon Schiele

 

Pensate che la Germania sia il paradiso per le donne che sono nella prostituzione? Ripensateci. Una ex prostituta ha scritto a Manuela Schwesig, una ministra del governo che ha il compito di aggiornare la legge tedesca che regolamenta la prostituzione. Ciò che ha da dire circa la proposta di modifica è importante, anche se non è una lettura facile:

Cara signora ministra Schwesig,
colgo l’occasione per scriverle perché ho visto che la proposta (QUI) di riforma della legge sulla prostituzione appena presentata porta i chiari segni delle lobby dei bordelli e dei papponi. È per questo che desidero chiederle di affrontare finalmente la realtà dei quartieri a luci rosse, invece di andare ad ascoltare le persone che raccontano la favola della prostituta felice e autodeterminata.
Sono uscita dalla prostituzione, dopo 10 anni. Perciò so bene di cosa si sta parlando. I motivi per cui ho iniziato sono tanti: una situaizione difficile nella mia famiglia di origine, nella quale sono stata massicciamente soggetta, insieme a mia madre, a violenze, anche sessuali, cosa che ha avuto un’influenza su di me, così come lo ebbe allora la favola della prostituta felice. Anche le necessità economiche e la mancanza di un aiuto psicologico e sociale hanno avuto il loro peso.
Sì, se vogliamo, sono entrata “volontariamente”. Io sono una delle prostitute volontarie, così spesso citate. Ma cosa significa volontaria, signora Schwesig, quando sei una persona traumatizzata da abusi sin dall’infanzia, arriva a prendere una decisione di questo tipo? Secondo me, la prostituzione ha significato un passo in avanti, perché avevo già imparato, che io in quanto ragazza, ero senza difese e senza diritti ed ero stata sessualmente abusata. In questo modo ho avuto modo di guadagnare soldi immediatamente e almeno garantirmi la sopravvivenza.
Se pensa che io sia un triste caso isolato, devo contraddirla. In questi dieci anni ho incontrato molte prostitute e non c’era nessuna tra di loro che non fosse stata abusata da bambina, picchiata o violentata da adulta. Ho riscontrato un comportamento compulsivo a continuare a rivivere il trauma attraverso la prostituzione, l’autostima spezzata dalla violenza, in molte prostitute. Sul tema della violenza nell’ambiente, da parte dei clienti – che ci fanno cose che non potete nemmeno immaginare, non ho neanche voglia di iniziare a parlarne qui.
Questa è la realtà dell’ambiente prostitutivo, signora Schwesig, e stiamo parlando di prostitute “volontarie”. E sì, anche loro soffrono di disturbi post-traumatici da stress, di dissociazione, di dipendenze da droga e alcol, perché non riescono a sopportarlo. Non voglio nemmeno parlare del fatto che il 90% delle prostitute in Germania non sono tedesche. Lascio a voi immaginare quali siano le loro condizioni di vita.
Lo scorso novembre scrissi una lettera aperta (QUI), perché non sopportavo più che la lobby pro-prostituzione continuasse a raccontare certe favole, come quella della libera puttana autodeterminata. La allego, nel caso lei desideri leggere cosa significa davvero prostituirsi. Perché se ne sente parlare così poco? Prima di tutto, perché la lobby pro-prostituzione ci intimorisce e ci minaccia (dopo quella lettera ho ricevuto delle email davvero brutte, piene di odio e di minacce), e in secondo luogo perché noi che siamo uscite siamo troppo traumatizzate per parlare.
Anche le donne non prostitute sono in qualche modo toccate dalla prostituzione, perché i clienti sono i loro uomini, che portano con sé ciò che hanno imparato nei bordelli – cioè a disprezzare le donne, a comprarle per torturarle – quando tornano a casa, nelle camere da letto delle loro stesse donne. La società viene brutalizzata, signora Schwesig. Si tratta di un ciclo infinito: quando la prostituzione è legalizzata, la domanda cresce, perché gli uomini imparano che è normale comprare un corpo di una donna, oltrepassare i limiti, avere il potere di violentare. La disponibilità cresce, il che significa che aumenta la prostituzione forzata. Questo a sua volta incrementa l’accettazione della prostituzione nella società, così la domanda cresce e così via.
Il 90% degli uomini tedeschi è già stato in un bordello. Un terzo di loro lo fa abitualmente. Signora Schwesig, sa cosa passa per la testa di questi uomini? Lo so perché ho vissuto in un bordello. Quegli stessi uomini a cui stringe la mano in modo amichevole oggi, domani sputeranno in faccia a una prostituta durante l’atto, oppure la costringeranno a ingoiare lo sperma, e impareranno a godere della sofferenza delle donne. Le piacerebbe vivere in una tale società? Non può essere la vostra prospettiva!
Non ci sarà mai una società sessualmente paritaria finché gli uomini compreranno le donne per poterle violentare. E non esiste nemmeno la prostituzione “pulita”!
È per questo motivo che le sto chiedendo di non ascoltare solo quelli favorevoli alla prostituzione, che sono tra l’altro spesso in gran parte guidati dai proprietari dei bordelli. Immergetevi un po’ più a fondo nella palude e incontrerete trafficanti di esseri umani e la criminalità organizzata. Ascolti anche i professionisti che si occupano di curare i traumi e le sopravvissute. La lobby della prostituzione non deve parlare al posto delle prostitute o delle sopravvissute! È composta da nemmeno 100 persone, che non ci rappresentano, 300.000 prostiute in Germania, ma che ci minacciano e lavorano contro i nostri interessi!
Noi non vogliamo fare questo lavoro. Non abbiamo bisogno della legalizzazione! Non abbiamo bisogno di qualcuno che sostenga che non vogliamo la registrazione, l’uso obbligatorio del preservativo, ecc.! Sì, noi vogliamo queste cose! E vorremmo più di ogni altra cosa non dover più fare questo lavoro. E che gli uomini che ci violentano siano puniti. Abbiamo bisogno di alternative, non essere più imbrigliate nei distruttivi poteri disumani dell’ambiente prostitutivo!
Cara signora Schwesig, non è passato molto tempo da quando ho lasciato la prostituzione: 3 anni. Ho avuto il mio primo cliente a 18 anni. Sapete di cosa avrei avuto bisogno durante i dieci anni in cui sono stata prostituta, nel corso dei quali sono stata picchiata, violentata, traumatizzata, disprezzata, e malata anima e corpo? Un aiuto e una società sensibilizzata, che non pensasse che io desiderassi “godermela” e che fossi felice di essere abusata.
Non conosco nessuna prostituta che lo fa volentieri. Non conosco nessuna sopravvissuta che non soffra di disordini post-traumatici da stress. Tutte le donne che conosco sono state distrutte dalla prostituzione.
Si prega di vietare questa disumana, indegna prostituzione. E se questo per lei non è possibile, occorre cercare di ridurla il più possibile. Grazie per aver letto la mia lettera.
Huschke Mau

 

Ciò che viene spacciato per Paradiso esiste solo per i capitalisti del sesso – papponi, trafficanti di esseri umani, proprietari di bordelli che fanno pagare tariffe esorbitanti alle donne per l’affitto della stanza – e anche per i clienti, che possono sfogare tutte le loro fantasie violente grazie a tariffe forfait sempre più basse, da portare a casa dalla mogliettina. Assieme a una buona dose di gonorrea, finché non li costringerete a usare il preservativo (è pubblicizzato nel menù offerto dal bordello come AO – “Alles Ohne” ossia “tutto senza”). Le uniche che non traggono benefici da tutto questo sono come al solito le donne, tedesche e non, prostitute e non. Per loro si tratta di un inferno e il governo ancora non gli presta ascolto.

 

FONTE: http://www.sabinabecker.com/2015/04/dear-madame-minister-a-german-ex-prostitutes-open-letter.html

4 commenti »

Tax & Period

una-petizione-chiede-di-riconoscere-gli-assorbenti-come-beni-essenziali-1432568445

 

Sul tema “assorbenti” avevo già scritto due post (QUI e QUI). In quei casi parlavo di come fosse essenziale un semplice assorbente per cambiare la vita di una ragazza o di una donna. Essenziale per poter studiare e poter lavorare, partecipando alla vita comunitaria, sempre, senza dover interrompere nulla delle proprie ordinarie attività in “quei giorni”. Purtroppo, in alcuni Paesi del mondo l’assorbente è tuttora un “lusso”.
Sulle mestruazioni si crea sempre un’atmosfera “sospesa”.. un tema scarsamente affrontato e sempre relegato nell’ambito privatissimo.
Oggi leggevo le considerazioni di un mio contatto Fb, un po’ più aggiornato di me sui cartoni (la mia attuale fascia di cartoni copre l’età prescolare, purtroppo mi perdo tutto il resto!). A quanto pare il cartone Slayers è stato censurato sulle reti Mediaset proprio in merito a un riferimento alle mestruazioni. Permane un tabù su una cosa che più naturale non si può. Nel 2015 siamo ancora qui a tacere su una cosa del genere. Poi non lamentiamoci se quando arriva il menarca, le ragazzine si spaventano. Magari parlargliene prima, vivendo la cosa naturalmente in casa.. Ricordo cosa feci quando mi vennero le mestruazioni la prima volta. Andai da mia madre a chiederle un assorbente. Ero conscia che sarebbe stata una gran rottura mensile. Mia madre non mi ha mai nascosto nulla e tutto mi è sempre sembrato semplicemente naturale. Questo in tante cose. Qui un post in cui riprendevo le considerazioni di Simone de Beauvoir sul tema ciclo.
Insomma, oltre ad essere un gran fastidio, perché ahimè soffrivo e soffro di dolori mestruali (cosa che si è solo leggermente alleviata dopo la maternità.. a me il miracolo non è avvenuto), è un bell’investimento in termini pecuniari.. Ogni mese c’è da sostenere una spesa non indifferente in assorbenti. Sì lo so ci sono le coppette mestruali e gli assorbenti lavabili. Due alternative non da tutte percorribili (anche perché sappiamo tutte cosa significhi lavar via le macchie di sangue). Poi se una ce la fa, ben venga, ne guadagna anche l’ambiente.
Secondo la fonte Istat in Italia ci sono circa 16.000.000 di donne in età fertile e si stima che consumino ogni anno oltre 6.000.000.000 di assorbenti e tamponi. In tutta la vita riproduttiva, una donna avrà all’incirca 350-400 ovulazioni.
Il problema non da poco, dicevo, è il costo degli assorbenti (c’è chi ha un flusso breve, poco abbondante, ma in media siamo sui 5 giorni). Costo che lievita a causa dell’IVA che grava su questi beni: 22%. Si parla di un costo che va anche oltre i 4 euro per una confezione da 20 (certo ci sono marche più convenienti di altre, ma se poi “perdono” da tutte le parti.. il risparmio non vale la candela). Non son certo prodotti di cui si possa fare a meno, non sono beni voluttuari o di lusso. Almeno che non restiamo a casa quando ci vengono le mestruazioni. Tra l’altro anche se restassimo a casa in qualche modo dovremmo ovviare, se non vogliamo rimanere bloccate sul wc h24.
Per questo sostengo la petizione lanciata da Chiara Capraro e invito voi a fare altrettanto QUI.
Si chiede di applicare l’imposta agevolata del 4% sugli assorbenti. Basterebbe una piccola legge ordinaria..
Si tratta di una richiesta che sta rimbalzando in vari Paesi, tra i quali Gran Bretagna, Francia, Canada, Malesia e Australia.
Attualmente in Italia è possibile usufruire di un’IVA agevolata per i pannoloni per incontinenza (qui).
Stesso discorso andrebbe fatto per i pannolini per bambini.
Ai decisori istituzionali: ce lo potete fare questo piccolo, ma grande regalo???
E intanto a tutt* voi chiedo: firmate e fate girare la petizione!

STOP TAXING MY PERIOD!

 

miss crocodile

2 commenti »

Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Critical thinking

Sociology, social policy, human rights

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Il Golem Femmina

Passare passioni, poesia, bellezza. Essere. Antigone contraria all'accidia del vivere quotidiano

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

Il blog femminista che parla d'amore

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

idee di psicologia e psicoterapia

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine

O capitano! Mio capitano!...

"Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno." [Oscar Wilde]

Diana

"Nell'ora più profonda della notte, confessa a te stesso che moriresti se ti fosse vietato scrivere. E guarda profondamente nel tuo cuore dove esso espande le sue radici, la risposta, e ti domandi, devo scrivere?". Rilke

irréductiblement féministe !

l'humanité sera civilisée quand elle aura aboli le système patriarcal et autres systèmes d'oppression politiques, économiques et religieux