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Non è giunto forse il momento di chiedere rispetto?

su 30 novembre 2015

rispetto1

Non è giunto forse il momento di chiedere rispetto? Rispetto per i numerosi problemi che affliggono le donne e che giacciono accantonati, assieme alle Pari opportunità, ancora saldamente nelle mani della Presidenza del Consiglio.

Nella legge di stabilità 2016 gli stanziamenti per le Pari Opportunità subiscono un taglio di 2,8 milioni di euro l’anno nel triennio 2016-2018.
Nel 2018 gli stanziamenti passeranno dai circa 28 milioni previsti inizialmente per il 2016 (e ridotti a circa 25) a 17.597.000.

Da settembre manca il direttore dell’Unar (un organismo del dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri che vigila sulle discriminazioni e lavora per rimuoverle). Anche i 15 esperti che curano i progetti e molte delle attività dell’Unar non ci sono più. Questo ha una ricaduta non da poco: sono fermi circa 50 milioni di euro di fondi comunitari (FSE). La consigliera Giovanna Martelli non ha rilasciato dichiarazioni. Leggiamo su L’Espresso: “È una questione amministrativa», riferisce l’ufficio comunicazione del dipartimento, «una decisione che spetta a palazzo Chigi».

E’ fresca di qualche giorno la notizia che riguarda Giovanna Martelli, consigliera di Parità del governo Renzi, che abbandona il suo incarico e il PD. La ricostruzione dei fatti ce la riferisce Marina Terragni qui.

Sembra che siano in atto trattative per far tornare Martelli sui suoi passi, ma da quanto riporta Terragni, un ministero ad hoc non sarebbe tra le condizioni precise che Martelli sta ponendo: “Non credo che sarebbe lo strumento più efficace”.

Allora, chiedo, cosa intendiamo fare di fronte a una assenza di un ruolo che funga da capo di una cabina di regia, sempre attivo e capace di pungolare il Governo sui temi  e sulle questioni più urgenti relative ai diritti delle donne? Non sappiamo cogliere questo momento critico per chiedere finalmente una ministra per la salvaguardia dei diritti delle donne? Possibile che ci si è assestati sul colore rosa che ha acceso questo parlamento ma che nei fatti non ha prodotto significativi risultati? Possibile che le questioni prioritarie debbano essere sempre altre? Possibile che non si riesca a riconoscere l’importanza di una ministra che sappia dialogare e lavorare con il relativo dipartimento, che non risulti come un corpo estraneo nei lavori dipartimentali? Possibile che si lasci cadere questa opportunità? Qualcuno può farci capire cosa sta accadendo in maniera sincera, trasparente? Perché, una cosa è certa, di manovre di Palazzo siamo stufe. Siamo stufe di promesse e di briciole senza progetti strutturali e organici. Se davvero il benessere della società e dell’economia dipende dal benessere delle donne e dal superamento delle discriminazioni di genere, diamo corpo a questa verità innegabile, sostenendo il cambiamento e il progresso di questa nostra Italia, per una volta dalla parte delle donne. Dalla parte delle donne, perché nessuno deve strumentalizzare le nostre istanze e i nostri problemi. Lo chiedo alle istituzioni e a tutti i corpi intermedi che possono fare massa critica in questi momenti, che possono dare un segnale di attenzione e fare pressing affinché la situazione si sblocchi veramente, nella sostanza dei fatti.

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2 responses to “Non è giunto forse il momento di chiedere rispetto?

  1. Ambretta Occhiuzzi ha detto:

    semplicemente agli uomini non conviene modificare le relazioni con le donne e le donne(una parte)non avvertono la necessità di rimuovere il dominio storico della cultura maschilista che le rende oggetto di violenza e di subalternità oggi come ieri !!!

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