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Trascendenza e Esistenza

su 9 dicembre 2014

Esistenza

Proseguo nel mio cammino attraverso le pagine di Simone de Beauvoir, perché credo che siano passi importanti per ricostruire il percorso della donna e andare a scandagliare aspetti che raramente compaiono nelle analisi recenti.
Oggi riprendo alcuni passaggi tratti da pagg. 84-85 da Il secondo sesso, Il saggiatore 2012.

“Al puro livello biologico una specie si conserva solo rinnovandosi; ma questo rinnovarsi non è che un ripetere la stessa Vita sotto forme diverse. Solo trascendendo la Vita mediante l’Esistenza l’uomo assicura il ricrearsi della Vita: con questo superamento crea valori che negano ogni senso alla pura ripetizione. Nell’animale la gratuità, la varietà delle attività maschili restano vane perché non sono concepite in vista di uno scopo; quando non serve la specie, la sua attività è inutile; mentre il maschio umano servendo la specie modifica la faccia del mondo, crea strumenti nuovi, inventa, foggia l’avvenire. Nel farsi sovrano, trova la complicità della donna: poiché è lei pure un esistente, è abitata dalla trascendenza e i suoi fini non consistono nella ripetizione dell’avvenuto ma nel superamento verso un avvenire nuovo; il cuore stesso del suo essere è abitato dalla conferma delle pretese maschili. Ella si associa agli uomini nelle feste che celebrano i successi e le vittorie dei maschi. La sua disgrazia è di essere biologicamente votata a ripetere la vita, mentre, anche per lei, la vita non porta in sé le sue ragioni sostanziali di essere, e tali ragioni sono più importanti della vita stessa. Certi passaggi della dialettica con cui Hegel definisce il rapporto tra padrone e schiavo si applicherebbero assai meglio alla relazione tra uomo e donna. Il privilegio del padrone – dice Hegel – nasce dal fatto che, rischiando la sua vita, egli afferma lo Spirito contro la Vita: ma in realtà lo schiavo vinto ha conosciuto il medesimo rischio; mentre la donna è originariamente un’esistente che dà la vita e non rischia la propria vita; tra il maschio e lei non c’è mai stata lotta; la definizione di Hegel si applica singolarmente a lei. “L’altra (coscienza) è la coscienza subordinata, la quale la realtà essenziale è la vita animale, cioè l’essere dato da un’entità estranea.”

In pratica, l’assenza di quel conflitto che permetteva l’esperienza e la piena coscienza di sé (di cui parlavo nei miei post precedenti), la donna non stata storicamente messa in grado di affermare se stessa. Per questo ella vive una coscienza subordinata, non consapevole di sé. Il suo ruolo resta confinato e subordinato, incapace di quel salto che le permetta di superare il dato biologico. Ma questo rientra in un disegno maschile, come spiega bene de Beauvoir:

“Ma questo rapporto si distingue dal rapporto di oppressione, in quanto la donna riconosce e ambisce i medesimi valori che sono concretamente raggiunti dai maschi; è l’uomo che apre l’avvenire verso il quale anche la donna si trascende; in realtà le donne non hanno mai opposto ai valori maschili dei valori femminili: sono stati gli uomini desiderosi di mantenere le prerogative maschili a inventare questa divisione; hanno voluto creare un regno femminile – regno della vita, dell’immanenza – solo per rinchiudervi la donna; ma l’esistente cerca la giustificazione nel moto della sua trascendenza, al di là di ogni specificazione sessuale: la sottomissione stessa delle donne ne è la prova. Oggi esse vogliono venire considerate come “esistenti” alla medesima stregua degli uomini e non sottomettere l’esistenza alla vita, l’uomo alla sua animalità”.

Siamo ancora ferme a questo punto, alla ricerca di affermare la sua esistenza al pari dell’uomo, senza essere schiava di una discriminazione che l’ha confinata a un destino specifico. Superare il destino è l’obiettivo. Conoscere a che punto siamo oggi è il primo passo.

“Una prospettiva esistenziale ci ha dunque permesso di capire perché la situazione biologica ed economica delle orde primitive dovesse condurre alla supremazia dei maschi. La femmina è più del maschio in preda alla specie; l’umanità ha sempre cercato di evadere al suo destino specifico; con l’invenzione dello strumento la conservazione della vita è divenuta per l’uomo attività e fine, mentre la donna nella maternità restava incatenata al suo corpo, come l’animale. L’uomo è diventato un “padrone” rispetto alla donna perché l’umanità mette in causa tutto il proprio essere, cioè preferisce alla vita le ragioni di vivere; il fine dell’uomo non è di ripetersi nel tempo: è di regnare sull’istante e di formare l’avvenire. È l’attività maschile che, creando valori, ha costituito l’esistenza stessa come valore; essa ha prevalso sulle forze oscure della vita; ha asservito la Natura e la Donna”.

Da questo occorre partire. Come è stata definita la donna, l’Altra, che posto e che diritti le sono stati riservati? L’Altra esistente misconosciuta, mai riconosciuta come pari.
Occorre riconoscere il ruolo delle donne come creatrici di un’esistenza che riesce a superare la mera ripetitività e che consente all’umanità tutta di trascendere se stessa. Questo il nostro compito: portare alla luce questi aspetti e crescere le future generazioni in questa consapevolezza nuova e mai affermata veramente.
Questo è un compito per tutte le donne del mondo.

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One response to “Trascendenza e Esistenza

  1. Paolo ha detto:

    ma oggi nel 2014 uomini e donne non si saranno già “trascesi” abbastanza?

    Mi piace

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