Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

La soluzione? Sciopero della maternità/paternità

su 31 maggio 2014

 

Secondo questo articolo, le donne hanno retto meglio alla crisi. Come? Semplice, rendendosi talmente flessibili da non creare più alcun problema, diventando strumenti più versatili di sfruttamento. Pochi diritti, zero richieste, senza orari certi, senza garanzie e soprattutto senza famiglia, o meglio senza figli. “L’83% dei manager è convinto che la maternità di una collaboratrice sia un problema”, quindi niente problemi. Tra poco arriveremo ai contratti privati tra datore di lavoro e dipendente in cui oltre alle dimissioni in bianco, firmeremo anche una clausola in cui ci impegniamo a non figliare. Manca poco, vista l’ansia governativa di alleggerimento delle garanzie e della legittimazione del precariato permanente.
Non mi interessano gli specchietti per le allodole delle grandi aziende che si impegnano a favorire la conciliazione (salvo poi licenziare in massa i dipendenti per altre ragioni), non mi interessano gli spot pubblicitari di come si può alleggerire il lavoro di padri e madri in azienda. Vogliamo soluzioni valide per tutti, ad ogni livello e tipologia contrattuale e di lavoro, dipendente o autonomo che sia. Dobbiamo scardinare il mobbing aziendale, morbo che si acuisce quando diventi mamma o papà. Il problema della cura riguarda anche genitori o parenti anziani o malati. Dobbiamo costruire un sistema di condivisione, con buona pace di chi considera il problema solo una questione femminile. Altrove, i papà possono alternarsi con le mamme. Altrove, dove la civiltà è giunta. Io e nessun altr* dobbiamo essere costrett* a scegliere tra lavoro e famiglia, o a rinviare o a rinunciare ad avere figli.
In sede di colloquio non dev’esserci chiesto il nostro stato di famiglia, ma cosa sappiamo fare e le nostre esperienze lavorative. Che io sappia cambiare o meno un pannolino non ti deve interessare, almeno che non stia facendo un colloquio come educatrice o educatore di nido.
Questo si chiama discriminazione.
Iniziamo ad occuparcene seriamente, sistematicamente e non solo saltuariamente?
Vogliamo una legge che garantisca a tutti la libertà e la possibilità di optare per un part-time, anche solo per un breve arco temporale (vedi il modello olandese).

Vogliamo dei servizi che non siano un mero parcheggio per bambini, delle mense scolastiche decenti, vorremmo che l’investimento nelle scuole ci fosse davvero, che un nido non venisse a costare quasi un intero stipendio. Gli interventi a sostegno di maternità e paternità non devono essere appannaggio solo dei redditi più bassi, come strumento anti-povertà, ma devono includere anche tutta quella fascia larghissima di persone che pur appartenendo a livelli di reddito leggermente più alti, non se la passano poi tanto bene. Al netto degli evasori, ovviamente. Altrimenti converrà sempre più lasciare il lavoro. E poi vi meravigliate delle culle sempre più vuote, come evidenzia l’ultimo rapporto Istat.

Per approfondimenti:

1, 2.
– La mia rassegna del 29 maggio 2014

 

P.s.

In questi giorni si tiene il Festival dell’economia di Trento. La solita passerella di donne ai vertici che vogliono darci lezioni di conciliazione. Ne possiamo anche fare a meno.


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