Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Terzo passo

su 2 ottobre 2015

mafalda-terzo passo

 

La notizia della manifestazione delle nostre sorelle spagnole che il prossimo 7 novembre marceranno contro la violenza sulle donne, ci ha portato a interrogarci sul tema anche in Italia, il che comporta uno sforzo di analisi e un bilancio di quanto siamo riuscite a ottenere sinora, sulle caratteristiche del movimento delle donne da noi e quali siano i suoi obiettivi. Per questo sono stati scritti i primi due post:

https://simonasforza.wordpress.com/2015/09/21/care-compagne-vi-scrivo/

https://simonasforza.wordpress.com/2015/09/28/secondo-passo/

 

Proseguono i nostri sforzi nel tentativo di verificare la capacità e la volontà dell’attivismo femminile italiano di ricompattarsi e di unire le forze su obiettivi e strategie essenziali, che portino risultati concreti. Sinora la strategia della parcellizzazione delle lotte ha portato alle difficoltà che sono sotto i nostri occhi. Non esiste un piano progettuale comune, condiviso, siamo più che altro trincerate nella difesa di tanti orticelli. Questo ci rende tremendamente fragili e l’azione appare confusa. Nessuno ci ascolta perché siamo divise, non riusciamo a fare rete.
Le italiane sono diverse dalle spagnole perché non hanno un percorso condiviso. Ci sono troppi paletti, esclusioni a priori, veti incrociati e l’abitudine forse a seguire gerarchie invisibili di chi ha voce in capitolo. Forse è giunto il momento di iniziare a costruirlo questo cammino comune, ragionando insieme su una piattaforma o un manifesto di azione unitaria. Alcuni punti essenziali su cui concentrarci e lavorare insieme, urgenze non più rinviabili come quella di un serio contrasto alla violenza di genere in ogni sua forma.
Il futuro delle donne è nelle nostre mani, se vogliamo renderlo un po’ più accogliente, non solo per noi, ma per tutti (visto che se le cose migliorano per le donne, ne traggono beneficio tutti), dobbiamo unire le nostre forze e capacità.

Siamo in grado di seguire l’esempio delle donne spagnole e iniziare a costruire un progetto condiviso similare, in linea con la situazione italiana e le peculiarità del nostro paese?
Vogliamo costruirlo insieme questo manifesto di azione unitaria?

Vogliamo dare nuova vita e nuove forme al movimento delle donne? Un movimento spontaneo, solidale e compatto che torni a far sentire la propria voce e a ottenere ascolto e risposte!

Non lasciamo che le nostre battaglie vengano intercettate e strumentalizzate da altri, torniamo ad avere un ruolo attivo, propositivo e stimolante, tornando a fare rete.

Nulla può giustificare l’assenza di un tentativo di cambiare modo d’azione, nulla può giustificare una resa di fronte a una realtà difficile e violenta. Perché la violenza tocca tutte, e implica una responsabilità collettiva, oltre che personale. Diamo vita a un soggetto politico collettivo, lavoriamo a un manifesto di pochi punti, chiari, netti. Abbiamo bisogno dell’apporto di tutte, per riflettere sul panorama in cui ci muoviamo. Non significa buttare alle ortiche tutto quello che è stato fatto finora, solo organizzarlo e migliorare la nostra capacità di lavorare insieme, di avere una sorta di osmosi tra le varie realtà sul campo. 

Potremmo anche fissare delle date di incontri faccia a faccia, in cui ognuna di noi (singole, collettivi, associazioni, centri antiviolenza, gruppi) potrebbe portare il proprio contributo.

Qualcuna mi ha chiesto perché semplicemente non partecipo ad altre realtà esistenti. Semplicemente perché non mi ritrovo nelle modalità di azione, perché mi piacerebbe tornare in piazza e rendere visibili i problemi, di cui solitamente ci lamentiamo e teniamo per noi. Molte donne restano lontane e non vengono coinvolte, non conoscono nemmeno i loro diritti. Dobbiamo rimediare soprattutto a questo.

La giornata del 25 è diventata un’occasione di commemorazione della nostra condizione di donne immerse in uno stato di violenza permanente. E poi rimandiamo la questione all’anno successivo. Sì c’è chi se ne occupa 365 giorni l’anno, ma questo lavoro necessita di un supporto collettivo che pretenda e monitori una gestione intelligente e non improvvisata della violenza. 

E vorrei che si diffondesse un po’ di solidarietà in più tra noi. Non abbiamo bisogno di figure materne che ci rassicurino, non andrà meglio se non ci rimbocchiamo le maniche in prima persona. Di critiche e di strali ne pioveranno, ma solitamente sono un buon segno, vuol dire che c’è movimento tellurico dove prima c’era stasi.

Manca un corpo intermedio che sappia dare voce alle donne, monitorare l’azione di governo e delle istituzioni, suggerire un cambio di rotta. Ci vorrà tempo, lavoro, condivisione, ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare dalla lunghezza della strada che abbiamo davanti. Questo tentativo di uscire da una situazione cristallizzata lo dobbiamo a tutte le donne.

Come promesso, quindi, siamo giunte al terzo passo. 

Per poter avere un punto di contatto più semplice e immediato con tutt* coloro che hanno accolto positivamente il nostro appello, è stata creata una pagina Facebook:

https://www.facebook.com/Noi-non-ci-stiamo-430354490485103

Abbiamo pensato di chiamarla NOI NON CI STIAMO, per dare un respiro collettivo ai “Io non ci sto” elencati nel post Secondo passo.

Inizia il lavoro collettivo.. ci auguriamo di essere in tant*.

Siamo orgogliose che Stefania Spanò abbia scelto di camminare insieme a noi, intraprendendo questo percorso di mobilitazione collettiva. La sua energia, le sue idee, la sua passione e la sua creatività saranno indispensabili e preziose per proseguire in questo progetto. 

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2 responses to “Terzo passo

  1. […] cambiato in questi ultimi mesi, da quando a settembre scrivevo questo post (seguito da altri qui e qui, qui e qui e qui) e iniziava un tentativo di organizzare un percorso unitario per giungere a una […]

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  2. […] Era quello che avevamo auspicato nascesse quando lanciammo Noi non ci stiamo (qui e qui). […]

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