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Chi Colpisce Una Donna, Colpisce Tutte Noi

su 3 giugno 2016

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Come nasce? Il 30 maggio alle 14,23 scrivo sulla mia bacheca di Facebook un post a proposito di Sara Di Pietrantonio, ma in generale su una situazione di violenze di fronte alle quali non era possibile continuare a restare in silenzio. Soprattutto in riferimento alle istituzioni e a chi ha il potere di incidere nella realtà attraverso provvedimenti volti a sradicare la cultura alla base della violenza.

post iniziale

Ci siamo ritrovate in un piccolo gruppo a ragionare su cosa fare e il flash mob, l’idea di scendere in piazza e trovarsi per prendere parola su questo tema è nata spontanea. Abbiamo deciso di creare un evento Facebook per veicolare meglio la mobilitazione. Ho scritto un appello e l’adesione delle varie città, da nord a sud, è arrivato spontaneo.

appello evento

Ripreso poi in questo post.

È bastato semplicemente pensare che fosse possibile mobilitarsi per farlo. Senza grandi organizzazioni, senza titubanze, un fiume in piena tramite un semplice passaparola, fino ad arrivare al 2 giugno.

Era quello che avevamo auspicato nascesse quando lanciammo Noi non ci stiamo (qui e qui).

 

I risultati ieri in tutta Italia sono stati molto importanti. Guardate un po’ qui:

https://www.facebook.com/events/278672372469897/

Vorrei che non si perdesse il forte significato politico contenuto nell’appello di mobilitazione nelle piazze, riportato nell’evento Chi colpisce una donna, colpisce tutte noi. La concomitanza con il 2 giugno e il 70mo del voto alle donne servono a ricordarci che le nostre istanze sono politiche, chiamano in causa le istituzioni di ogni livello (locale e nazionale) e non siamo disposte a ridurre il femminicidio e la violenza contro le donne a fatti privati o a questioni emergenziali. Dobbiamo portare questi temi nella pagina politica. Non vogliamo pannicelli caldi. Non possiamo dimenticare che ci sono le vite delle donne di mezzo. Ecco perché ritengo prioritario il presidio nelle piazze, con i messaggi che sono stati manifestati. Non fermiamo la richiesta di un lavoro politico collettivo. Ieri abbiamo fatto qualcosa che va ben al di là di un drappo rosso, l’unico elemento riportato dai media mainstream, che hanno di fatto compiuto una censura del resto. Abbiamo compiuto il passaggio da una dimensione privata a una pubblica. Abbiamo superato solitudine e individualismo. Siamo tornate a una dimensione collettiva. Siamo tornate a confrontarci: ieri le riflessioni si sono soffermate sulla violenza in tutte le sue forme, toccando anche gli ambiti del lavoro e della salute. Abbiamo reso visibile in tanti luoghi pubblici il fatto che pretendiamo pieno rispetto dei nostri diritti da parte di chi ci governa. Un cambio significativo di rotta e di approccio. Abbiamo recuperato coraggio e forza. Un primo importante e complesso passo. Su questa strada dobbiamo insistere e martellare sino a che non avremo raggiunto gli obiettivi. Non perdiamoli mai di vista. Non dobbiamo restare all’ultima pagina dell’agenda politica. Ieri in piazza si avvertiva questo tipo di necessità e di modalità di lotta. In prima persona, senza deleghe ad altri.

Apriamoci, partecipiamo, facciamo sentire la nostra voce. Ha ragione Cristina Obber: “nonostante fossimo un centinaio c’era una bella energia, c’erano la rabbia e il dolore per Sara, voglia di stare insieme ed ascoltarsi, voglia di impegnarsi, rivedersi. e questo alla fine è ciò che conta.”

Un grazie immenso a tutte e a tutti, insieme possiamo fare tanto! Continuiamo a lottare insieme. Dobbiamo continuare… tra le donne ho avvertito un enorme bisogno di confronto e di tornare a sentirsi parte attiva di un cambiamento, parte di un gruppo. Facciamo rete, incontriamoci periodicamente. Facciamo diventare questo momento un appuntamento fisso, un presidio periodico per trovarci e confrontarci, per sollecitare una risposta dalle istituzioni, per chiedere che ci sia un intervento serio sulla violenza contro le donne e interventi per migliorare media ed educazione.

Anche il sottotitolo della vignetta di Stefania Spanò (che è stata uno dei fili conduttori dei flash mob nei vari centri italiani) era in linea con una rivendicazione politica forte.

“Perchè ora abbiamo la parola per dirlo, ma facciamo poco per evitarlo: ‪#‎femminicidio‬.”

 

Perché quindi non organizzare un presidio a cadenza fissa (settimanale?), un appuntamento per rendere permanente la nostra rivendicazione, per iniziare a creare una base di lotta e di dialogo tra di noi? Incontriamoci e progettiamo un lavoro sistematico di rivendicazione, su più binari, da quello virtuale a quello reale, locale e nazionale, dobbiamo interrompere il silenzio istituzionale e bloccare ogni forma di strumentalizzazione (non accettiamo che sostenitori dell’inesistente PAS si possano considerare interlocutori in tema di violenza di genere). Come ho detto più volte, pretendiamo misure e investimenti certi e celeri, per contrastare e prevenire la violenza, non briciole di interventi. Il cambio culturale necessita volontà politica. Non restiamo sole!

 

 

Qualche video da Milano: qui tutti gli interventi

 

Grazie a Eleonora Cirant per questo bel video:

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7 responses to “Chi Colpisce Una Donna, Colpisce Tutte Noi

  1. ardovig ha detto:

    Io rilancio affermando che colpisce e offende anche tutti gli uomini onesti che rispettano le donne, quelli che si danno da fare attivamente per la parità di genere e quelli che non sanno come agire. Sta anche a noi uomini responsabilizzare tutti, a cominciare con una seria educazione di genere a bambine e bambini fin dalla scuola dell’infanzia anche se, lo sappiamo, c’è chi rema contro.

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  2. […] agli uomini. Lo stesso fanno molte attiviste e donne comuni. In breve tempo, organizzano flash mob nelle principali città. La reazione maschile, a parte alcune eccezioni, magari già più numerose […]

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  3. […] agli uomini. Lo stesso fanno molte attiviste e donne comuni. In breve tempo, organizzano flash mob nelle principali città. La reazione maschile, a parte alcune eccezioni – magari più […]

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  4. Barbara ha detto:

    Io sarei favorevole per la costituzione di un partito di sole donne. Siamo le sole che possiamo cambiare le cose, le uniche in grado di rendere il nostro paese meno corrotto e più civile . Vorrei tanto sapere chi la pensa come me.

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  5. barbara ha detto:

    Esiste anche in Inghilterra, Women’s Equality party

    Liked by 1 persona

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