Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Non solo dimissioni in bianco, c’è bisogno di infondere un respiro d’innovazione alle politiche che riguardano le donne

su 11 settembre 2015
@ Olimpia Zagnoli

@ Olimpia Zagnoli

 

Nel mio nuovo articolo per Mammeonline.net sono partita da un’analisi sulle politiche a favore dell’occupazione femminile, per ragionare più ampiamente della zavorra che ci impedisce in vari ambiti di spiccare il volo e di avere pari opportunità nella vita. BUONA LETTURA! 🙂

Un estratto:

Per poter fare politiche organiche, strutturali, che abbiano impatti significativi e positivi sulle nostre vite, occorre una regia che conosca bene la materia e che sappia recepire i suggerimenti degli organismi internazionali che studiano tutti i fattori che aiutano le donne a lavorare. Per fare questo occorre non tagliare i fondi e le risorse al Dipartimento delle Pari Opportunità, alla ricerca universitaria in materia, e costituire un Ministero specifico, perché non è solo un fattore simbolico, ma deve servire da organismo permanente, il cui ministro possa sedere nel governo e partecipare alle sue attività, dando apporti e suggerendo i giusti correttivi in ottica di genere all’azione politica governativa.

È necessario un radicale cambiamento nella cultura imprenditoriale. Insomma, le idee e le alternative ci sono, basta avere il coraggio e la lungimiranza per sperimentarle e applicarle.
Noi donne quindi non dobbiamo mai dimenticarci di lottare, in prima persona, perché non è sufficiente avere “il Parlamento con la più grande rappresentanza femminile nella storia”, occorre capire se quelle donne sanno e sapranno rendersi autonome rispetto agli uomini e portare avanti politiche per le donne, per migliorare la vita di tutte le donne, non solo quelle che viaggiano nella troposfera dei ruoli apicali. Non voglio più sentire che un’ottica di genere non è necessaria, perché si è visto quali svantaggi porta la delega a persone che non ne sono dotate e non mettono in campo questo tipo di approccio alle problematiche delle donne.
Carla Lonzi diceva: “Sul mio corpo passano tutte le tempeste, non c’è cosa che io non capisca a mie spese.” Questo vivere sul proprio corpo, sulla propria pelle, questo fa la differenza quando ci dobbiamo mettere al lavoro per correggere le tante, troppe cose che ancora non rendono questo paese a misura di donna.
Una classe politica di donne (che si collocano a sinistra) composta per lo più da persone che prendono le distanze dal femminismo, che dichiarano candidamente di non provenire da quella storia, quasi a volerne segnare la distanza, sono il segnale di uno smarrimento culturale enorme. Quindi una domanda è: come ricostruire un background culturale solido e recuperare le nostre radici, un humus necessario per proseguire? Perché chiaramente procedere senza passato porta solo ad una navigazione a tentoni, come se si dovesse partire da zero.
I nostri diritti conquistati con tanta fatica, la nostra emancipazione (reale o presunta, parziale o completa?), la nostra partecipazione e i nostri contributi alla “cosa pubblica”: quanto corrispondono a un nuovo tessuto, a nuove forme di vita e di relazioni, a un sovvertimento di regole secolari, e quanto invece sono stati dei risultati mutuati attraverso concessioni maschili, quanto e se sono stati effimeri, quanta parte di essi abbiamo lasciato cadere dopo i primi segnali di cambiamento e che non abbiamo curato a sufficienza, quanto delle nostre lotte abbiamo delegato nelle mani sbagliate e perché abbiamo scelto di delegare e di accontentarci?

 

L’ARTICOLO COMPLETO SU Mammeonline.net

http://www.mammeonline.net/content/non-solo-dimissioni-bianco-c-bisogno-infondere-respiro-dinnovazione-alle-politiche-che

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One response to “Non solo dimissioni in bianco, c’è bisogno di infondere un respiro d’innovazione alle politiche che riguardano le donne

  1. IDA ha detto:

    Dici: “Una classe politica di donne (che si collocano a sinistra) composta per lo più da persone che prendono le distanze dal femminismo, che dichiarano candidamente di non provenire da quella storia,” No? E chi l’avrebbe mai detto? 🙂
    Appunto, il problema non è l’aver delegato nelle mani sbagliate, ma l’aver delegato.
    Io un tempo ho fatto attività sindacale, sono stata delegata sindacale, cose che oggi mi sembrano lontane e fuori dal contesto. I sindacati hanno chiesto sempre solo la delega, e la gente ha disimparato a fare le cose in prima persona.

    Ma di un’altra cosa ti volevo parlare: Nel 2010 io sono stata messa in mobilità, sono nell’età del troppo, troppo giovane per la pensione, troppo vecchia per lavorare. E in questa situazione siamo in tante, se una donna esce dal mercato del lavoro,dopo i 45 anni di età, non ci rientra più. Ed è un problema sottovalutato, anche perchè siamo in una società ancora molto maschilista.
    Gli uomini hanno la famiglia, da sostenere, le donne pare di no. Si pensa che una donna deve per forza avere un uomo dietro e se non c’è, lo può sempre cercare. A me è stato chiaramente detto: “sei ancora giovane, trovati un uomo.” Questo mi è stato detto da una donna. Io pensavo di essere ad un colloquio di lavoro e non ad un’agenzia matrimoniale.

    Il dato è che eravamo in venti donne messe in mobilità, e su venti, tutte specializzate, diplomate e laureate ma con un’età superiore ai 45 anni, solo una si è rinserita nel lavoro, le altre hanno abbandonato, sono uscite dal mercato del lavoro, Io che vivo da sola, non posso permettermi di rinunciare nemmeno ad una piccola fonte di reddito, mi sono rivolta all’unico spazio possibile per le donne, l’assistenza agli anziani. Ma ho abbandonato anche quello, perchè era un violento e un porco, Allora ho ritirato fuori i miei titoli di studio e faccio delle consulenze sottopagate e a nero, ma stò millantando capacità che non ho, appena se ne accorge, perdo anche questo lavoro. 🙂

    Scusa se poi sono finita a parlare di me..

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