Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Prima che si chiuda la legislatura, si revisioni il rito abbreviato


La legislatura si sta per chiudere. Insieme ad altri provvedimenti che rischiano di non vedere l’approvazione, c’è questa riforma del rito abbreviato che potrebbe non essere più applicabile ad alcuni reati particolarmente gravi e che prevedono l’ergastolo. Per questo abbiamo pensato a questa lettera al Presidente del Senato Pietro Grasso. Pensiamo che questa correzione vada nell’interesse trasversale, generale: non va assolutamente rinviata.

***

Alla cortese attenzione del Presidente del Senato Pietro Grasso

Oggetto: richiesta di accelerazione iter per revisione rito abbreviato

Egregio Presidente,

Le scriviamo questa lettera, consapevoli che siamo alle battute finali della XVII Legislatura e che vi sono diversi provvedimenti di cui viene richiesta l’approvazione. Tra questi non possiamo non sottoporre alla Sua attenzione, quello che potrebbe rispondere alle istanze e alle sollecitazioni di diversi soggetti, nonché ad interessi trasversali e diffusi tra la popolazione italiana. Il progetto di legge 4376, contenente “Modifiche all’articolo 438 del codice di procedura penale, in materia di inapplicabilità e di svolgimento del giudizio abbreviato”, presentato il 21 marzo 2017, è passato in prima lettura alla Camera il 28 novembre scorso ed è stato trasmesso al Senato. Con questa norma si prescrive di escludere il giudizio abbreviato, che in caso di condanna, consente di ottenere l’abbattimento di un terzo della pena, nei procedimenti connessi ad alcuni gravi delitti, quali i crimini per i quali è prevista la pena dell’ergastolo. Qualora si superasse lo scoglio del Senato, il rito abbreviato non potrà più essere applicato a reati come strage, omicidio premeditato, violenze sessuali, tratta di persone e sequestro di minori o a scopo estorsivo con morte dell’ostaggio. Questo salvo che l’imputato non subordini la richiesta “a una diversa qualificazione dei fatti o all’individuazione di un reato diverso”.

Appare evidente che la scelta del Legislatore di introdurre il rito abbreviato per snellire e velocizzare i processi, ha causato non poche distorsioni in termini di giustizia, perché si sono moltiplicati i casi in cui, proprio grazie agli sconti previsti, si sono ridotte all’osso le pene anche per reati gravi e con ricadute pesantissime. Una conseguenza del genere ha conseguentemente indebolito, agli occhi dei più, la funzione di prevenzione, di dissuasione e di difesa sociale della pena.

Qualsiasi tipo di pena chiaramente non riuscirà a riportare in vita una persona, non cancellerà una violenza subita, ma dovrebbe dare la misura di come il sistema giudiziario italiano consideri determinati crimini e reati. L’entità della pena prevista per un reato contribuisce ad attribuire il giusto peso e gravità a determinati comportamenti lesivi. Se viene meno questa caratteristica in molti potrebbero sentirsi legittimati o protetti dal sistema giudiziario, come anche dal Legislatore che consente assottigliamenti anche consistenti delle pene. La certezza della pena e il rispetto delle vittime non possono essere lesi al prezzo di snellire la macchina della giustizia.

Il suindicato progetto di legge era stato già presentato nel 2013 ma, dopo essere passato alla Camera nel luglio 2015, non ebbe accoglienza favorevole al Senato. Oggi i tempi, prima della fine della legislatura, sono assai ridotti e rischiano di interrompere l’iter di una norma che potrebbe aiutare a correggere quelle suindicate distorsioni. Per questo chiediamo che si acceleri l’iter delDDL 2989 – giunto al Senato il 30 novembre scorso ed in attesa di assegnazione alla competente Commissione – e che si trovi la soluzione più idonea e rapida per non far decadere questa proposta come già in passato. Una di queste strade potrebbe essere la valutazione dell’applicazione del regolamento del Senato relativamente all’assegnazione dei disegni di legge in commissione deliberante. Sarebbe un vero peccato chiudere i lavori del Parlamento rinviando alla nuova legislatura il riavvio dell’iter di una norma siffatta, per l’ennesima volta.

Occorre che si trovi un equilibrio che salvaguardi da un lato i diritti delle vittime e dei loro familiari e dall’altro quelli dell’imputato. Occorre che la verità sia accertata e che sia fatta giustizia piena, cosa che senza un dibattimento rischia di non accadere del tutto, come necessita oltremodo per i crimini più efferati, soprattutto nella loro considerazione sociale. Pensiamo ai femminicidi ed alle violenza sessuali, reati verso i quali è particolarmente alta la nostra attenzione. L’occupazione simbolica del Parlamento da parte delle donne lo scorso 25 novembre dovrebbe avere delle ricadute concrete, volte a sollecitare una più precisa considerazione delle loro istanze, che necessitano di un ascolto e soluzioni capaci di sanare quanto ancora non funziona adeguatamente. Nella coscienza che una conseguenza del genere spesso va a ledere profondamente le vite delle sopravvissute e il loro desiderio di giustizia, come anche incide indelebilmente le sorti dei familiari delle donne uccise di femminicidio.

Ci auguriamo che si trovi la volontà politica di concludere la legislatura con un provvedimento che possa andare in questa direzione, affinché non decada ancora una volta un tentativo di riportare un equilibrio nel sistema e non si rinvii qualcosa che potrebbe cambiare la sostanza di tanti processi e giudizi. Alla Camera si è riusciti a trovare la convergenza di più parti politiche, evidenziando in siffatto modo come il tema sia condiviso e percepito come urgente da molti. Manca il passo successivo al Senato ed è nostro più vivo auspicio che esso avvenga repentinamente, nella più sentita consapevolezza della sua impellente necessità.

Il gruppo Chi Colpisce Una Donna, Colpisce Tutte Noi

 

 

Lettera pubblicata su Dol’s Magazine e su Noi Donne.

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LasciateCIEntrare

Dovremmo accoglierle, impegnarci affinché la loro sofferenza abbia termine e che finalmente la loro vita possa avere dei colori più belli. La violenza che hanno subito non potrà essere cancellata, ma potranno ricominciare, potranno tornare ad avere fiducia nel futuro, se dimostriamo loro che su questa Terra ci sono ancora degli esseri umani, capaci di empatia e solidarietà.

Questo raccontava Giacomo Zandonini prima del rimpatrio delle ragazze nigeriane..

http://www.womenundersiegeproject.org/blog/entry/denying-basic-human-rights-italy-to-deport-dozens-of-nigerian-women-torture
Purtroppo adesso ci troviamo di fronte a questo epilogo, come se la tratta e le violenza a cui sono sottoposte queste donne non esistessero. È davvero tanto difficile aiutare tutte le donne, cercare di capire che il loro silenzio nasconde spesso violenze e minacce inaudite? Secondo voi viaggiano da sole? Non vedono l’ora di arrivare in Italia per finire nelle maglie dello sfruttamento e della prostituzione ben organizzata da criminali nazionali e internazionali senza scrupoli.

“Una ventina delle 69 immigrate arrivate a luglio e che avevano fatto domanda d’asilo sono state imbarcate oggi da Ponte Galeria in un volo Frontex. La protesta delle associazioni: “Avevano diritto a una protezione, molte provenivano da situazioni di pericolo” (articolo completo QUI).

Sono stati spesi fiumi di inchiostro per descrivere cosa accade a queste donne, prima che arrivino da noi, le violenze e i ricatti a cui vengono sottoposte, i riti woodoo, sappiamo anche come vengono istruite dai trafficanti di esseri umani per apparire “libere”, coprendo la realtà di questa vera e propria schiavitù. Caspita, sembra che siamo indifferenti, immunizzati, tanto da rimpatriarle in gran fretta. Vi siete chiesti quanto tempo ci vuole perché queste donne si sentano in grado di raccontare la loro esperienza, il terrore di ritorsioni rende tutto più complicato, quindi perché tanta fretta? Perché non aiutarle e sostenerle, accoglierle in un programma di inserimento nel nostro Paese? Cosa c’è dietro? Cosa può spingere a non concedere l’asilo, un permesso di soggiorno speciale a queste donne chiaramente vittime di tratta?

Che senso ha fingere di non sapere, di non voler credere e saper ascoltare anche a quello che queste donne non riescono a dire?
Una mia compagna di lotte, mi ha girato il testo dell’interpellanza fatta l’11 settembre:

Fai clic per accedere a locatelli_on._2-01065.pdf

Il Sottosegretario di Stato Manzione sostiene che è stato fatto tutto secondo le regole, che le donne sono state informate e che potevano esercitare i loro diritti. Chiaramente questa è la posizione ufficiale.. il problema è che non si è capito lo stato delle ragazze. Le vittime di tratta vengono costrette a raccontare quello che i trafficanti vogliono che venga raccontato, non vanno certo a raccontare la verità, sta agli operatori che le accolgono cogliere i segnali e aiutarle, avviare un percorso protetto. Ma evidentemente oggi gli ordini sono di rimpatriare quante più persone possibile, in barba alle tutele e ai diritti. Le vite di queste donne sono in pericolo. Non venite a raccontarmi che è stato fatto tutto perfettamente.

Le loro voci avremmo dovuto ascoltarle. Non mi sembra che ci siano dubbi.

Fonte video: http://www.lasciatecientrare.it/j25/italia/news-italia/160-oggi-libere-4-delle-66-ragazze-nigeriane-chiuse-al-cie-di-ponte-galeria-e-le-altre

A cosa erano destinate è chiaro, principalmente al mercato di sesso, nel nostro paese 1 su 5 è nigeriana. E noi cosa facciamo, anziché aiutarle? Le rimpatriamo?
Quindi cosa facciamo? Chiedo a questo punto se ci sono regole certe, protocolli da applicare e da rispettare in questi casi, che tipo di controlli vengono fatti sulle decisioni prese.
Valeria Fedeli, che nei giorni scorsi si era espressa così, cerchi di andare a fondo.

Marta Bonafoni aveva espresso le sue preoccupazioni in merito alle donne del CIE di Ponte Galeria:
https://martabonafoni.wordpress.com/2015/09/17/ponte-galeria-si-fermi-subito-il-rimpatrio/

Ne ho scritto più volte e lo ripeto, è la politica migratoria in stile Frontex e di estrema chiusura che favorisce la tratta, le violenze, fa il gioco delle organizzazioni criminali, rende le vite e i diritti delle persone labili, incerti e pericolosamente in balia del caso che è a dir poco inaccettabile. Diamo l’impressione di non capire gli attuali fenomeni migratori, non comprendiamo che l’unica strada percorribile è quella di allestire corridoi umanitari subito. Altrimenti le marce a piedi scalzi e le altre campagne mediatiche saranno solo un modo per lavarci la coscienza. Perché siamo bravi a ripulirci, ma lo siamo meno a chiedere a chi di dovere spiegazioni.. in un Paese in cui la Lega sta dilagando con le sue posizioni in materia di immigrazione, non mi sorprende.

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Piccoli schiavi invisibili

credit Jonathan Hyams per Save the Children

credit Jonathan Hyams per Save the Children

 

Il dossier 2015 “Piccoli schiavi invisibili – Le giovani vittime di tratta e sfruttamento” di recente pubblicato da Save the Children Italia Onlus ci presenta un quadro preoccupante sul fenomeno tratta di minori. QUI  potete trovare una infografica che ho realizzato per evidenziare i dati più rilevanti.

Piccoli schiavi invisibili – Le giovani vittime di tratta

“A livello europeo le statistiche più aggiornate sono quelle di Eurostat, secondo cui sono oltre 9.500 le vittime di tratta accertate e presunte nel 2010, di cui il 15% è rappresentato da minori, con un incremento pari al 18% nel triennio 2008-2010. In particolare, il numero totale delle vittime accertate e presunte in Europa nel 2008 è stato di 6.309, nel 2009 di 7.795 e nel 2010 di 9.528. L’Italia è il Paese dove è stato segnalato il maggior numero di vittime accertate e presunte, pari a quasi 2.400 nel 2010, con un calo rispetto ai 2.421 del 2009 ma un notevole aumento rispetto ai 1.624 del 2008.
In Italia, le vittime di tratta in programmi di protezione dal 2012 ad oggi sono 1.679, tra il 2013 e il 22 giugno 2015 i minori sono 130, 66 nell’ambito di progetti ex art. 18 Dlgs 286/98 e 44 in quelli ex. Art. 13 L. 228/2003. I principali paesi di origine di questi minori sono la Nigeria, seguita dalla Romania, Marocco, Ghana, Senegal e Albania.
Quest’anno, in particolare, desta grandissima preoccupazione l’enorme crescita del numero di persone che hanno raggiunto l’Europa attraverso il Mediterraneo per fuggire da guerre, fame e violenze. Nel solo mese di luglio sono arrivate 107.500 persone, più del triplo dello stesso periodo del 2014, mentre tra gennaio e luglio ne sono arrivate 340.000 (Dati Frontex: http://frontex.europa.eu/news/number-of-migrants-in-one-month-above-100-000-for-first-time-I9MlIo), con una presenza costante di minori non accompagnati (7.357 dal 1 gennaio al 18 agosto 2015 solo in Italia) che rappresentano, immediatamente dopo il loro arrivo sul suolo del continente, un potenziale bacino per chi è pronto a sfruttarli speculando in vari modi sulla loro vulnerabilità.

Secondo il Ministero del Lavoro, al 31 luglio i minori non accompagnati sono addirittura 8.442 (QUI).
Questi dati sono sottostimati perché parliamo solo dei minori identificati, molti altri in quanto vittime di tratta e sfruttamento restano invisibili, persi tra le maglie delle organizzazioni criminali, spesso solo in transito nel nostro Paese e destinati ad altre nazioni europee.
Certamente non arrivano con le proprie sole forze, ma sono vittime dei trafficanti di esseri umani.
Come avevo scritto in un precedente post, la “destinazione” è molteplice:
• sfruttamento sessuale, incluso lo sfruttamento della prostituzione altrui e altre forme di sfruttamento sessuale quali la pornografia e i matrimoni forzati;
• lavori o servizi forzati, incluso il conseguimento di profitti da attività illecite e l’accattonaggio;
• schiavitù o pratiche analoghe e servitù;
• adozioni illegali;
• asportazione di organi.

Il report di Save the Children è molto dettagliato e analizza le situazioni a seconda dell’area di provenienza dei minori, descrivendo le peculiarità del sistema di tratta.
Il loro destino è questo, quando lasciano i centri di prima accoglienza e scompaiono inghiottiti dalle organizzazioni criminali. Su di loro pesa un debito contratto con i trafficanti per il viaggio, che va restituito a ogni costo.
Save the Children ha rilevato che i due gruppi di minori maggiormente a rischio sono le adolescenti provenienti dai paesi dell’Europa dell’Est e dalla Nigeria.
Siamo tuttora in attesa di un Piano nazionale Antitratta a cura del Dipartimento delle Pari Opportunità, spesso annunciato e mai varato. Un piano di cui parte dedicato ai minori e un fondo sono necessari per contrastare la tratta. Questa mancanza di strumenti, unita alla scarsità di risorse per l’accoglienza e l’integrazione delle vittime crea il disastro attuale. Anche i rimpatri spesso favoriscono i trafficanti, sarebbe opportuno che ci fossero dei rimpatri assistiti, in modo tale da assicurare ai migranti l’accoglienza per un periodo in comunità protette e avere un aiuto per avviare un’attività economica. Lo stesso dovrebbe essere garantito qui in Italia: percorsi per inserirli e renderli autonomi, evitando che cadano nelle mani della criminalità organizzata.
Non riusciamo seriamente a occuparci e a preoccuparci di questi bambini. Arrivano qui nella speranza di una vita migliore, per sfuggire ai conflitti e alla fame. E qui cosa trovano? Sfruttamento e violenze di ogni tipo (che iniziano spesso già prima dell’arrivo in Italia).
Leggendo il report emerge che molte di queste minori non sono consapevoli di essere vittime di tratta e sfruttamento, valutano i compensi lavorativi in relazione al loro paese di origine, e sono immersi in un contesto tale di minacce e di ricatti che non gli consente di comprendere la loro condizione. Questo è quel che accade anche a coloro che vengono obbligate a prostituirsi.
Prostituzione e tratta di esseri umani non sono disgiungibili, scoraggiando la domanda di sesso a pagamento anche una fetta considerevole di tratta cesserebbe (secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) i dati nel mondo sono questi: 21 milioni di vittime di tratta; il 70% è composto da donne e bambine (di cui il 49% donne, 21% bambine), il 53% è destinato a sfruttamento sessuale). Sappiamo che per soddisfare la domanda di prostituzione in Europa, si ricorre all’importazione di donne, e possiamo anche immaginare quanto siano “volontarie”. Sul tema avevo pubblicato questo post.
Quindi non raccontiamoci favole, concentriamo le nostre energie e le nostre azioni iniziando dalle necessità più urgenti, chiedendo un piano e un fondo antitratta, lavorando anche in un’ottica transnazionale, in sinergia con tutti i Paesi coinvolti.

Così come penso che quest’ultima ipotesi di agenda migratoria dell’Ue (QUI), che prevede una graduatoria, una classificazione dei migranti per motivi economici, politici, religiosi, climatici ecc. sia profondamente sbagliata. Personalmente trovo disumano concepire diritti differenti a seconda di tale suddivisione, un filtro da applicare a chi fugge disperato e non ha alternative, un bollino DOC da attribuire al rifugiato.

Non stanchiamoci di chiedere e di lottare. Non chiudiamo gli occhi davanti alla realtà, leggiamo i fenomeni come intrecciati tra loro, lavoriamo a curare le origini della piaga della tratta e non solo i sintomi. Per me questa è la priorità e sapere che ci sono migliaia di minori che arrivano soli e che scompaiono mi porta a pensare una sola cosa, basta, non abbiamo più tempo, se siamo umani e siamo capaci di empatia e di solidarietà, chiediamo che non si rimandi ancora, che si affronti con coraggio questo orrore e cerchiamo di accogliere questi fratelli e sorelle nel migliore dei modi. Dimostriamo di non essere complici degli sfruttatori e delle organizzazioni criminali. Questo è uno dei volti, il più terribile, dell’immigrazione. Non permettiamo che sia questo il destino per tanti, questo orrore, questo sfruttamento e la privazione dei diritti fondamentali. Fuggire dalla povertà, dalle guerre e dalle violenze merita un destino migliore, a noi spetta garantirglielo, accogliendoli degnamente. Non voglio più sentire che in fondo la prostituzione può essere un buon modo per sfuggire alla povertà.

 

Domani pubblicherò la parte del dossier di Save the Children che analizza in modo dettagliato la tratta dei minori nigeriani. Penso che sia opportuno leggerlo, per comprendere quanto sia complesso e difficile uscire da questa ragnatela criminale per le vittime di questi traffici.

 

 

 

 

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Facciamo pressione

 

Elizabeth Pickett* in questo articolo pubblicato su Femminist Current (QUI), a ridosso dell’approvazione della risoluzione di Amnesty, ci parla di consenso, delle matrici alla base del commercio di sesso a pagamento, della situazione nei Paesi che hanno regolamentato e di tanti piccoli tasselli per comprendere meglio di cosa stiamo parlando. Una precisazione doverosa: insieme al termine sex work tanto in voga, gira anche quello di femministe pro-sex. Vi sorprenderà ma sappiate che le abolizioniste non sono contrarie al sesso, ma alla sua mercificazione e alla coercizione e alla violenza che la vendita e lo sfruttamento di un corpo portano con sé. Ebbene il sesso ci piace e ci piace libero per tutte, così come, in quanto femministe, si dovrebbe lottare per i diritti delle donne, esseri umani al 100%. Non dovremmo stare dalla parte di chi (clienti e papponi) desidera vederle come oggetti, merci, de-umanizzate per il loro business criminale.

 

Mi permetto di azzardare affermando che la maggior parte delle persone che ora stanno leggendo questo pezzo non credono che gli uomini abbiano diritto ad avere accesso al corpo delle donne per la loro gratificazione sessuale attraverso la coercizione e la violenza. Avevo più fiducia in questo assunto, prima che Amnesty International varasse la risoluzione a sostegno di una politica che depenalizzasse anche clienti e papponi, ma la mia scommessa era che anche di fronte a tale politica AI avrebbe detto ma non avrebbe poi fatto qualcosa. Il motivo per cui dico questo è che AI afferma di voler approvare solo la prostituzione volontaria e non quella “involontaria”.
Il sex work (sic) implica un accordo contrattuale in cui i servizi sessuali sono negoziati tra adulti consenzienti, con i termini di impegno concordati tra il venditore e l’acquirente di servizi sessuali. Per definizione, il sex work significa che i sex workers che sono impegnati nel commercio di sesso hanno acconsentito a farlo (cioè hanno scelto volontariamente di farlo) e ciò lo rende diverso dal traffico. Se questi volontari per il commercio di sesso esistono, chi sono, dove sono e cosa importa? Oltre a ciò, come si può proteggerli decriminalizzando gli uomini che usano i loro servizi sessuali, senza comportare alcun rischio per chi non è volontario?
A livello globale, le donne vivono in un contesto politico, sociale ed economico dominato dal capitalismo patriarcale razzista – un sistema che è per definizione strutturalmente razzista, sessista e classista. Il volontarismo è un concetto estremamente problematico per gli oppressi e gli sfruttati e le donne sono, per definizione, oppresse e sfruttate. Quando le donne sono indigene, povere, di colore, lo sfruttamento e l’oppressione avvengono attraverso più fattori che si intersecano. Questa realtà rende l’intera nozione di “volontari” del commercio del sesso e di “consenso” di una transazione commerciale sospetta sin dal principio.
Dimenticate le analisi femministe per un attimo e osservate come il diritto commerciale (QUI) – accettato in gran parte del mondo occidentale, in questo caso negli USA – esamina la questione del consenso in una transazione. Chunlin Leonhard spiega (QUI):

“Il requisito di volontà del consenso “richiede condizioni libere da coercizione o indebito condizionamento”. La coercizione si verifica quando una persona rischia di danneggiare l’altra persona al fine di ottenere il consenso. “Influenza indebita, al contrario avviene attraverso l’offerta di una ricompensa eccessiva, ingiustificata, inappropriata, impropria o altre proposte per ottenere l’accordo”. Inoltre, “incentivi che normalmente sono accettabili possono diventare influenze indebite se il soggetto è particolarmente vulnerabile”.

Ci viene chiesto, attraverso la retorica del sex work di accettare che esista un gran numero di donne nel mondo, adulte, che non sono state forzate con la violenza e le minacce di violenza, e che hanno fatto e continuano a fare scelte sufficientemente libere da coercizione o indebito condizionamento. Questo è lo scopo del convincerci che le esperienze di queste donne siano uno standard (certamente vago) che convalida il loro consenso a rapporti sessuali con uomini estranei, che le pagano, a volte molto bene, a volte assolutamente non bene, per ottenere servizi sessuali. La coercizione rappresentata dalla povertà, apparentemente non rientra in questa logica, dato che la maggior parte delle donne che si prostituiscono lo fanno per soldi, ancora una volta per definizione. La coercizione rappresentata da questioni razziali e dal sessismo è pure esclusa dal punto di vista del consenso.
AI, come molti gruppi di sex workers, papponi, clienti, ha basato la sua decisione su una visione idealista, liberale, capitalista di autonomia, di libertà individuale (compresa la libertà di contratto), di libertà dalla coercizione o indebito condizionamento che semplicemente non si applica ai cittadini oppressi e sfruttati del mondo, per non parlare delle donne. Questo non dovrebbe sorprenderci – AI è sempre stata utopista, liberale, un’organizzazione capitalistica, come lo sono molte altre ONG mondiali – come la Fondazione Gates per esempio.
Sostenere che le condizioni per questo tipo di autonomia individuale e la libertà di scegliere non ci sono per tutte le prostitute nel mondo non ci rende puerili come molti affermano, ma ciò sta a indicare che, per ragioni concrete, dobbiamo preoccuparci e sforzarci di proteggerci dalle devastazioni del capitalismo razzista patriarcale. Ma c’è! Come prima cosa sto utilizzando parole che AI (e molti altri) non accetterebbe. Allora, come facciamo a convincere la gente con un residuo di buona volontà nei confronti delle donne che l’adozione della policy di AI che sostiene la depenalizzazione di clienti e papponi non porterà benefici, piuttosto danni, alle donne?
Penso che la risposta stia nell’impegno di AI e di molte persone (mi auguro) di fermare il sequestro permanente delle donne nella tratta, nonché un impegno a proteggere le minori coinvolte nel sistema di schiavitù sessuale. Perché senza il supporto e la collusione degli stati di tutto il mondo, le ONG colluse con essi, con interessi capitalistici e con quelli dei papponi e dei clienti dell’industria del sesso, il traffico di donne e di ragazze non sarebbe delle dimensioni attuali. Questo perché il numero di volontari per il commercio di sesso sarà sempre superato dalla domanda, fino a quando non verranno presi provvedimenti seri per far terminare, o almeno scoraggiare, la domanda.
Diciamo che – dai, lo fanno – esiste nel mondo qualche gruppo di donne che sono sufficientemente non toccate dalla realtà razzista del capitalismo patriarcale, sufficientemente autonome e libere, che sono in grado di fare volontariamente le prostitute, in modo sufficientemente libero da coercizione, costrizione o indebito condizionamento, tanto che si possano definire prostitute volontarie. (Facciamolo per un istante, anche se abbiamo prove che alcuni maschi sostenitori dei diritti umani pensano a proposito delle donne povere.. come ha detto Ken Roth CEO di Human rights watch: “Tutti vogliono porre fine alla povertà, ma nel frattempo perché negare alle donne povere la possibilità di lavoro sessuale volontaria? ” https://twitter.com/KenRoth/status/630677061858930688).
Dove sta il problema? Il problema è che la domanda di prostitute supera l’offerta. Semplicemente non ci sono abbastanza volontarie per il commercio di sesso per soddisfare la domanda, anche nei paesi in cui tutti gli aspetti della prostituzione sono legali.
Prendiamo come esempio Amsterdam.
La sua industria del sesso raggiunge oltre i 500 milioni di euro all’anno di guadagni, di cui il governo incassa una percentuale attraverso le tasse. I lavori nei bordelli sono pubblicizzati nelle agenzie di lavoro e la prima “naked gym” ha aperto nel 2011 (QUI).
Ma a quanto pare, non molte olandesi vogliono lavorare in questo settore, come dimostra il fatto che la maggior parte delle donne che si prostituiscono non sono olandesi. La CATW ha stimato che le donne che lavorano nell’industria del sesso di Amsterdam sono circa 30.000. Ma usiamo i numeri del governo olandese che le stima tra le 20.000 e le 25.000. Il numero di donne provenienti dall’estero oscilla ovunque dal 60 all’80%. Nella migliore delle ipotesi, i protettori sono stati in grado di attirare non più del 40% di donne olandesi volontarie e forse anche meno. Le altre donne provengono da 44 paesi diversi, ma soprattutto dopo la caduta del muro, vengono da Bulgaria, Romania, Rep. Ceca e Polonia (QUI). Si stima che ovunque da 1000 a 7000 di quelle donne sono vittime di tratta (QUI). Non solo, ma molti sono bambini (QUI):

“L’organizzazione di Amsterdam ChildRight stima che il numero è passato da 4000 bambini nel 1996 a 15000 nel 2001. ChildRight ha stimato che almeno 5000 dei bambini in prostituzione provengono da altri paesi, con un grosso numero di nigeriane.”

Verifichiamo la Germania, dove tutti gli aspetti della prostituzione sono legali. E indovinate? Anche la maggior parte delle donne tedesche non vogliono fare volontariato. Ancora una volta, due terzi delle donne impegnate nell’industria del sesso provengono dall’estero. Naturalmente, questo non significa che siano necessariamente vittime di traffico, ma la possibilità è elevata. Le statistiche sul numero effettivo di donne e ragazze vittime di tratta a fini sessuali sono notoriamente complesse da stendere a causa del basso numero di denunce (in parte, a causa del fatto che legalizzando la prostituzione diventa difficile distinguere tra volontarie e forzate). Non solo, ma la depenalizzazione di sfruttatori e clienti rende molto più difficile catturare i trafficanti, perché le forze dell’ordine non possono accedere ai bordelli. Anche se le donne e le ragazze trovate nei luoghi di lavoro sono vittime di tratta, tranne quando non vi sia un problema di età evidente, sono sempre restie a dire che non sono lì per libero arbitrio, perché è così quando sei controllata da un pappone. Oltre ciò, il traffico di donne e ragazze è in crescita esponenziale, tanto da mettere in crisi la capacità delle forze dell’ordine di tenere il passo.
“Secondo un rapporto sul traffico di esseri umani recentemente presentato dal commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström, ci sono più di 23.600 vittime nell’Unione europea e due terzi di loro sono sfruttati sessualmente. Malmström, dalla Svezia, intravede i segnali di come le bande criminali stiano espandendo le loro operazioni. Tuttavia, dice, il numero di condanne è in declino perché la polizia è sopraffatta nei suoi sforzi per combattere il traffico.” (QUI)
Inoltre, non è un caso che i paesi di provenienza delle donne e delle ragazze vittime di tratta (e anche delle “volontarie”) siano quelli con i più rilevanti problemi socio-economici e politici. Ma AI ritiene che quelle siano siano le stesse donne e ragazze il cui diritto di fare volontariato per l’industria del sesso debba essere protetto. Ah le contraddizioni.

I costi per i trafficanti
Sicuramente questa breve panoramica porta inevitabilmente a concludere che semplicemente non ci sono abbastanza volontarie tra le donne del mondo per soddisfare il desiderio apparentemente insaziabile (e incoraggiato) di alcuni uomini per la loro gratificazione sessuale ad ogni costo e senza alcun riguardo per il desiderio sessuale delle donne stesse (la prostituzione non ha nulla a che fare con i desideri sessuali delle donne). Una volta che il sesso diventa una transazione commerciale da multi-miliardi di dollari all’anno, con i maschi, come coloro che pagano e mantengono donne e ragazze, l’unico tipo di desiderio che resta alle donne è il desiderio di guadagnarsi da vivere o, addirittura, solo quello di sopravvivere.

Data la scarsità di volontarie tra le donne e la necessità di generare una industria da multi-miliardi di dollari all’anno le donne vittime della tratta dovranno soddisfare la domanda di sesso maschile, sicuramente è evidente che il problema è, avete capito bene, la domanda di sesso maschile. Ci sono tutte le ragioni per credere che non fare nulla per frenare la domanda equivale a dare il consenso sociale alla schiavitù sessuale di centinaia di migliaia di non volontarie.

La criminalizzazione di sfruttatori e clienti non porrà fine completamente al problema. Nessuno è così ingenuo da pensare questo. Solo la fine del capitalismo patriarcale e la sua sostituzione con un sistema socio-economico che valorizzi la vita di tutte le persone, soprattutto, senza distinzione di razza, sesso o condizione economica potrà rendere possibile questo. Le femministe che consigliano la criminalizzazione di coloro che vendono le donne e di coloro che le acquistano comprendono perfettamente che la sanzione penale rappresenta solo un debole argine tra i loro corpi e la forza bruta del patriarcato. Coloro che hanno lavorato per decenni nell’ambito di questioni legali e di ordine pubblico, inerenti alla violenza maschile contro le donne sono fin troppo consapevoli del fatto che, anche in quei luoghi in cui esistono una buona legge e una buona politica sulla carta, i tassi di riferimento, la ricerca, le strategie, l’azione penale, e la condanna degli uomini che violano le donne sono patetici. Continuiamo a lavorare su tutti questi fronti, con la piena consapevolezza che il diritto penale, da solo, non potrà mai essere sufficiente. Ma non può essere seriamente suggerito che quelle protezioni scarse dovrebbe essere negate.

Lavoriamo per fare pressione sui soggetti e sui sistemi responsabili per la nostra protezione e per la punizione di quei maschi che minacciano la nostra integrità fisica quotidiana. Non meno di ciò che è necessario per combattere la piaga della schiavitù sessuale femminile. Non meno che la criminalizzazione della domanda maschile per l’accesso ai nostri corpi, non importa la qualità del nostro consenso. Non chiedo granché.

 

*Elizabeth Pickett is an internet-based feminist freedom fighter, a mother and grandmother, a blogger, and a poet, seething in Whitby, Ontario. Her website is The Final Wave. Follow her @ElizPickett.

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Prostituzione e tratta di esseri umani non possono essere disgiunte

Pablo Picasso. Prostitutes in a Bar, 1902

Pablo Picasso. Prostitutes in a Bar, 1902

 

Riprendo il tema, dopo l’importante testimonianza di Mia de Faoite che avevo tradotto qui.

Questa volta il punto di vista è quello di un poliziotto, Manfred Paulus. Non condivido in pieno le soluzioni che suggerisce, ma l’analisi è interessante, soprattutto perché evidenzia come sia diventato complicato perseguire tratta e sfruttamento in Germania. Buona lettura.

 

Manfred Paulus conosce molto bene l’ambiente a luci rosse. Per più di 30 anni è stato responsabile dell’unità di controllo penale che si occupava di prostituzione e tratta di donne a Ulm. Anche prima del suo pensionamento, l’UE lo aveva inviato come esperto “nei paesi di reclutamento” delle donne che finiscono nei bordelli tedeschi, negli appartamenti e per le strade. Paulus era alla ricerca dei percorsi utilizzati dai trafficanti in Romania e in Bielorussia per portare le donne vittime di tratta in Germania.

L’SPD enfatizza il fatto che si deve distinguere tra prostituzione e tratta di esseri umani.

In Germania oggi siamo arrivati al 100% di donne importate dall’estero per la prostituzione. Dovrebbe essere abbastanza chiaro che una ragazza bielorussia della zona di Chernobyl o una Roma proveniente da un ghetto in Romania non può compiere da sola il viaggio per arrivare in Germania per poi finire nella prostituzione. Non hanno soldi, nessuna persona di riferimento, nessun contatto. Le donne sono vittime della tratta nel loro Paese, e in questo settore si sono sviluppate organizzazioni criminali altamente strutturate. La criminalità organizzata controlla il business. La richiesta di tenere distinte prostituzione e tratta ci fa temere per il peggio.

Ma come si spiegano queste valutazioni non realistiche?

Ovviamente ci sono le persone coinvolte che non sono per niente o troppo poco informate sul contesto, e che, consapevolmente o meno, cedono al mito della prostituzione “pulita”, suggerito loro dai lobbisti. Questo si è verificato già nel 2001, quando SPD e Verdi hanno scritto l’attuale legge sulla prostituzione. Ad esempio, la legge ha dato esplicitamente “poteri direttivi” ai gestori dei bordelli. Siamo probabilmente l’unico Paese al mondo a dare esplicitamente il potere di decidere per le donne ai proprietari dei bordelli.

L’SPD ha recentemente organizzato un incontro con esperti, incluse l’Association of erotic trade entrepreneurs in Germany (Bundesverband der Unternehmer im Erotikgewerbe) e la Professional association for erotic and sexual services (Berufsverband erotische und sexuelle Dienstleistungen). Anche se non rappresenta nemmeno l’1% delle prostitute, questa lobby dichiara costantemente che la stragrande maggioranza delle prostitute lavora “volontariamente” e che la prostituzione forzata è un “fenomeno marginale”.

Condivido l’opinione di molti colleghi per cui il 98% delle donne che si prostituiscono in Germania è costretta da qualcuno. C’è un solo posto dove incontro prostitute volontarie, i talk show. Lì, dopo 30 di lavoro in questo settore, ho conosciuto per la prima volta donne che fin da giovani non avevano avuto altro obiettivo che rendere gli uomini felici in questo modo, convinte della loro scelta, che non avevano mai avuto un magnaccia. Ma “volontaria” è solo una parola magica. Se la prostituzione avviene in modo volontario, il proprietario del bordello, del bar e il cliente non hanno più alcun problema. In questo modo la polizia, la magistratura e i sistemi politici sono impotenti. Questo è il motivo per cui molte persone amano questo termine. Ma la verità è ben diversa. Parlare di volontarietà, a mio avviso, è francamente molto cinico.

Che cosa dovrebbe quindi essere previsto in una nuova legge sulla prostituzione?

È molto importante che i “poteri direttivi” vengano aboliti e che la prostituzione sia consentita unicamente come attività autonoma. È anche essenziale che la prostituzione non possa essere esercitata sotto i 21 anni, perché molte delle vittime hanno meno di 21 anni. Una registrazione obbligatoria e la cancellazione delle prostitute è importante, così come reintrodurre un esame sanitario. Deve essere reintrodotto il libero accesso degli agenti di polizia ai bordelli. In pratica, tutte le richieste presentate dalla CDU/CSU devono essere incluse nel testo. Stabilire un obbligo di licenza per i bordelli e alcune piccole regole non sarebbe sufficiente. Potrebbe essere addirittura controproducente.

Perché, i proprietari dei bordelli vorrebbero avere una sorta di certificazione dallo stato?

Esattamente. Oggi abbiamo bordelli nobili, decorati con marmi e acciaio inossidabile. Questo non esclude che i papponi si nascondano dietro questa facciata o dietro misteriose compagnie come “GmbH & Co. KG”. E se andassimo a indagare dietro questa società-cassetta della posta, potremmo scoprire clan albanesi, la cosiddetta mafia russa, o gli Hells Angels. E allora abbiamo a che fare con la criminalità organizzata che controlla ogni cosa. Per poter abbattere queste strutture, non è sufficiente chiedere la registrazione del proprietario del bordello, che potrebbe essere semplicemente un prestanome, così poi va tutto a posto. Non deve accadere che la riforma risulti l’ennesimo patchwork per agevolare coloro che traggono profitti dalla prostituzione.

Ha scritto nel suo libro che la gente scuote la testa incredula di fronte alla legislazione tedesca.

Recentemente ho avuto a che fare con il procuratore capo di Palermo, che combatte la mafia in Italia. Era stupito e mi ha chiesto: “Davvero non notate quello che sta accadendo nel vostro Paese? Siete ancora convinti a non varare nuove leggi?” In Romania e in Bulgaria sento dire le medesime cose. Penso che la pressione sulla Germania dai Paesi di origine delle donne aumenterà. In tutti quei Paesi, ciò che accade alle donne è ben noto. E c’è molto disprezzo nei nostri confronti per il fatto che non prendiamo misure efficaci per prevenire questo stato di cose. Ciò che noi qui chiamiamo libertà è una totale mancanza di libertà per innumerevoli donne – questa è la schiavitù sessuale.

Nella sua Relazione annuale sulla tratta di esseri umani (« Lagebild Menschenhandel ») il BKA, Ufficio federale di polizia criminale (Bundeskriminalamt) riporta circa 700 casi all’anno. Questo dato è utilizzato come prova per sostenere che il problema non è troppo grande in Germania.

Per me questo non è un “rapporto”, quanto piuttosto la documentazione del fallimento della politica! Nel nostro Paese abbiamo centinaia di migliaia di donne indifese in un contesto ad alta densità criminale. Il fatto che solo 500-700 casi vengano segnalati annualmente al BKA attesta un gigantesco mondo sommerso e invisibile. Prima di tutto, il reato di tratta è definito in modo complesso, e gli ostacoli per dimostrarlo sono piuttosto grossi. Il secondo problema è con i processi giudiziari: il settore a luci rosse è riuscito come nessun altro a bloccare nei tribunali l’applicazione della legge. Per esempio, gli avvocati del settore adducono mozioni alle prove che portano alla Bielorussia, all’Ucraina o all’Absurdistan (termine satirico per indicare il blocco sovietico, ndr). Così poi i tribunali sono costretti ad accordi – a favore dei delinquenti e a detrimento delle vittime e degli inquirenti. E alla fine si stappa lo champagne in aula. Quindi non è una sorpresa che le poche donne che osano testimoniare ritirino le dichiarazioni nel corso di questi processi.

La Germania non ha ancora recepito la Direttiva Europea del 2011 per combattere il traffico di esseri umani. 

Questo dimostra che in questo Paese si continua a dare troppo poca importanza a questo crimine (organizzato). È ancora possibile invertire il corso degli eventi? Non potremo certo cambiare tutto in una notte, perché la criminalità organizzata è ben salda in questo settore. Ma nel breve termine, possiamo almeno evitare un’ulteriore crescita, se non continuiamo ad avere una legge così “amica dei criminali”. Perché con la legge del 2002 abbiamo preparato il terreno per i responsabili della questa situazione attuale. Con le libertà di cui godono in questo Paese, li abbiamo praticamente attirati in Germania. Un po’ dappertutto in Germania si vede com’è facile far funzionare il business con le donne in vendita. E se ora rovesciamo queste libertà di 180° contro i criminali, ce la faremo.

Quindi secondo lei cosa dovrebbe avvenire ora?

La grande coalizione non deve cedere a questi lobbisti! Dovremo vivere per un lungo tempo con la nuova legge sulla prostituzione. E se dovessero ancora una volta essere fatti dei compromessi, i trafficanti da Odessa a Bucarest si stropicceranno le mani.

 

Source: http://www.emma.de/artikel/prostitution-menschenhandel-sind-untrennbar-317541
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Manfred Paulus is the author of the recently published book « Organisierte Kriminalität MENSCHENHANDEL. Tatort Deutschland: Frauenhandel, Kinderhandel, Zwangsprostitution, Organhandel, Handel von Arbeitskräften » (Organized crime – HUMAN TRAFFICKING in Germany: Trafficking in women, child trafficking, forced prostitution, organ trafficking, trafficking in labor); Verlag Klemm + Oelschläger, Münster/Westphalia, Germany.

 

Fonte in inglese da cui ho tradotto:
https://ressourcesprostitution.wordpress.com/2014/09/03/prostitution-and-human-trafficking-cannot-be-separated-interview-with-manfred-paulus/

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Priorità

Zita Gurmai

 

Ho avuto un sacco di cose da fare, per cui questo testo ha dovuto attendere un po’ per essere tradotto. Si tratta dell’incisivo intervento di Zita Gurmai (ex MEP, S&D group e presidente donne PES) “Prostitution and Women Slavery”, nel corso dell’iniziativa del 16 aprile scorso a Roma, organizzato dalle donne democratiche. Un testo molto utile per definire quali siano le priorità di intervento e le caratteristiche del sistema prostitutivo in Europa.

 

Cari amici, care sorelle,
grazie per avermi invitata a questo evento del Partito Democratico sulla prostituzione e sulla schiavitù delle donne. In qualità di presidente delle donne del partito socialista europeo (PES), posso dirvi che abbiamo lavorato dal 2006 sulla lotta alla tratta delle donne e la schiavitù sessuale.
Nel 2006, le donne PES e il PES hanno condotto una campagna, in occasione dei mondiali di calcio, al grido di “Celebrate the World Cup, Stop trafficking and Sexual Slavery”. Siamo riusciti a raccogliere proposte su cosa fare in futuro, da parte dei capi di stato dell’UE.
Ma oggi purtroppo devo ammettere che in Europa, la violenza contro le donne è ancora un problema di proporzioni pandemiche.
Vorrei iniziare parlandovi di una storia vera, proveniente dall’Ungheria, il mio paese. È una storia che mi è stata raccontata da un’organizzazione di donne che operano sul campo.
Selena (nome di fantasia) ha 32 anni, lei è di etnia Roma, è cresciuta presso una casa-famiglia. Tra i 10 e i 14 anni, due dei suoi educatori hanno abusato di lei. Quando aveva 15 anni, sua madre la riportò a casa e l’avviò alla prostituzione. Suo padre la violentò, mentre suo zio la portò in Olanda. È stata prostituita per sette anni all’estero e in Ungheria. Con ciò che guadagnava doveva mantenere 8 persone. Ha tentato il suicidio circa quaranta volte. Dopo questi tentativi di suicidio, è stata accolta presso un convento cattolico. Dopo quello che ha passato ha un livello di autostima ridotto al minimo. Uno psicologo la cura per i suoi disturbi da stress post-traumatico e uno psichiatra la aiuta per vincere la sua tossicodipendenza. Ha vissuto cinque mesi in questo convento, con il suo bimbo di 8 mesi; lei ha la qualifica come personale per le pulizie.
Vi ho raccontato questa storia perché descrive la realtà della prostituzione in Europa. La maggioranza di queste persone è sfruttata, proviene da famiglie di migranti o da minoranze, molte donne intrappolate nella prostituzione hanno subito violenze sessuali nella loro infanzia o dal loro partner. Questo dimostra che il sistema prostitutivo è connesso alle disuguaglianze e alle discriminazioni.
In Europa, la maggior parte delle donne e delle ragazze nel sistema della prostituzione sono straniere: donne dell’Europa dell’Est, America Latina, Africa e Brasile. Sono portate in Europa occidentale da uomini dell’Europa occidentale. Sappiamo che la prostituzione e il traffico sessuale sono strettamente collegati. Secondo i dati Eurostat, lo sfruttamento sessuale è la forma più diffusa di traffico di esseri umani in UE, raggiunge il 62%, e le donne e le ragazze sono il 96% delle vittime di tratta. Secondo le autorità di polizia, in Olanda, sino al 90% delle donne che “lavorano” nei bordelli autorizzati sono costrette a prostituirsi.
Come potete comprendere, la tratta è un problema prioritario.
Sappiamo che la tratta è violenza contro le donne. Sappiamo che lo sfruttamento sessuale equivale allo stupro e quindi a una violenza contro le donne. Noi ne siamo consapevoli, ma molti no. Molti uomini si rifiutano di considerare la questione in questi termini.
Nel corso di un intervento presso il Parlamento europeo, nel gennaio 2014, l’Europol (agenzia di polizia europea) ha spiegato che il traffico di esseri umani, e in particolare di donne e di ragazze, è aumentato nei Paesi in cui la prostituzione è stata legalizzata. In Europa abbiamo due modelli opposti in materia di prostituzione. La Germania e l’Olanda che hanno legalizzato l’organizzazione della prostituzione; in questi Paesi, la prostituzione è diventata un “lavoro”. Sapete che in Germania, ogni giorno, un milione di uomini pagano quattrocentomila donne per il sesso?
In Europa abbiamo anche il modello svedese, che considera la prostituzione una forma di violenza contro le donne. Quattordici anni dopo la sua adozione, questo sistema sembra scoraggiare il traffico e cambiare la mentalità, soprattutto tra le giovani generazioni che non vogliono vedere il corpo delle donne in vendita.
La crisi economica ha solo rafforzato i meccanismi internazionali della tratta. Le misure di austerità imposte hanno spinto sempre più persone verso la prostituzione. Studi recenti parlano di una tendenza preoccupante, con una accelerazione del traffico, con vittime sempre più giovani. C’è stato un aumento significativo del numero di prostitute nei Paesi in cui le misure economiche più severe hanno colpito le fasce di popolazione più vulnerabili, come in Grecia e in Spagna. Vi è anche, sempre più, un rischio per i lavoratori migranti in situazioni precarie, di essere sfruttati sessualmente ed economicamente nel caso perdano il lavoro, in particolar modo europei dell’Est che lavorano in Europa occidentale.
Il lavoro delle ONG con queste popolazioni vulnerabili è fondamentale, per informarli e avvertirli, per proteggerli, per aiutarli a fuggire dallo sfruttamento. Ma non dobbiamo danneggiare il lavoro dei politici, in collaborazione con le ONG, le forze di polizia e il sistema giudiziario, per riflettere sui meccanismi della tratta di esseri umani, e di agire.
Oltre a varare una legislazione adeguata, come quella suggerita nel report del Parlamento Europeo, della collega Mary HoneyballSexual Exploitation and Prostitution and its Impact on Gender Equality”, abbiamo bisogno di stanziare fondi per le ONG, affinché possano proseguire il loro lavoro, per poter portare avanti le istanze come i meccanismi giudiziari per affrontare adeguatamente questi problemi.
Cari amici, care sorelle,
voglio assicurarvi che le donne PES stanno facendo del loro meglio per combattere ogni forma di violenza contro le donne, qualsiasi forma di sfruttamento delle donne.

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Prostituzione e tratta sessuale: una verità innegabile

Trovato su earthandspacequest.tumblr.com

Trovato su earthandspacequest.tumblr.com

 

Come promesso torno a tradurre un altro post di Mia de Faoite (QUI l’originale).

Prostituzione e tratta sessuale sono strettamente connesse; si ha una grazie all’altra. L’elemento di connessione sta nella domanda dei nostri corpi, affinché possano essere comprati, usati, sfruttati, umiliati, stuprati dagli stessi delinquenti e che quel legame crudele non può essere rotto da chiunque, sempre e in ogni luogo. Sebbene alcuni responsabili politici, del governo o accademici radicali faranno del loro meglio per spezzare questo legame, ma la loro verità è futile e illogica, solo uno sciocco può negare una verità tale.
Per quasi diciotto mesi ho vissuto a contatto con una donna vittima di tratta, siamo diventate molto solidali, anche se ci vedevamo in segreto, perché lei era costantemente sotto il controllo del suo sfruttatore. Non ho mai conosciuto una persona tanto distrutta, e nonostante mi sia occupata di lei, l’abbia curata, non sono stata in grado di rompere quel malsano e contorto legame che la legava al suo sfruttatore. Se l’avesse picchiata, lo avrebbe difeso, a volte si disperava per compiacerlo, eppure dentro sé in qualche modo aspirava ad essere libera, ma la libertà era un concetto che per lei aveva perso ogni senso.
(Mia ricorda la notte in cui le dette rifugio, storia riportata anche nel mio precedente post, ndr).
Le ho detto che le avrei preparato un bagno visto che sembrava esausta. L’ho lasciata in bagno e sono andata nell’altra stanza. Mi ha chiamata e quando sono entrata sono rimasta sconvolta dentro, davanti a me c’era la mia amica, ma aveva il corpo di un bambino, il suo ventre sporgeva, non aveva seno, il suo corpo era coperto da vecchi e nuovi lividi, graffi, sembrava appena uscita da un campo di concentramento. Non volevo che mi vedesse piangere. Sono tornata in bagno nuovamente per lavarle i capelli perché aveva le braccia doloranti. L’ho aiutata ad asciugarsi i capelli e canticchiava come una bambina. L’ho messa a letto e ho aspettato che si addormentasse. Poi ho pianto per quella bambina perduta che avevo appena messo a letto, non dimenticherò mai quell’immagine che ho visto quella sera, non eravamo in un campo di concentramento, in Polonia nel 1945, eravamo nel mio appartamento, a Dublino, nel 2010, non c’era una guerra in corso, ma non c’era una legge che ci proteggesse.

La mia amica, dopo cinque giorni in cui aveva assaporato la libertà, tornò dal suo pappone, non era più capace di apprezzare la libertà, di capirla, non riusciva più a pensare a se stessa. L’unico fattore che ha rimosso la libertà della mia amica è la prostituzione, possiamo incolpare i trafficanti e gli sfruttatori, ma questi esistono solo a causa dei clienti, uomini che credono di avere il diritto di acquistare altri esseri umani.
Qualche mese fa sono andata allo zoo di Dublino con le sopravvissute alla prostituzione e donne vittime di tratta con i loro bambini. Ci siamo fermate a guardare le giraffe e rispetto alla mia ultima visita, ora c’era un nuovo spazio dedicato a una baby giraffa. Ho spiegato a una mia piccola amica che le giraffe vengono dall’Africa attraverso un lungo viaggio, che quella piccola giraffa non era infastidita, ma come tutti i bambini, desiderava superare la recinzione, è il loro istinto.
Mi sono guardata attorno e ho riflettuto sul fatto che noi portiamo da noi questi animali per mostrarli ai nostri bambini. Li accogliamo, li curiamo, li nutriamo, gli diamo un rifugio adeguato, tutto per farli crescere sereni e felici, ed è giusto che sia così. Ma non sono l’unica cosa che importiamo in Irlanda, dall’Africa portiamo anche donne e bambini per soddisfare le esigenze di un certo tipo di uomo, queste persone non sono trattate con ammirazione e rispetto come le giraffe. Ho abbracciato e baciato sulla guancia quella bambina e mi sono scusata con lei a nome del mio Paese, per quello che è capitato alla sua splendida madre, ma le ho detto che le cose stavano per cambiare. Mi sono vergognata tanto, non era il senso di colpa con cui noi prostitute conviviamo di solito, ma un senso di vergogna per la mia terra.

Il silenzio è d’oro si dice, ma non lo è, la pace e la serenità lo sono, il silenzio può essere mortale. Perché l’Irlanda è rimasta per tanto tempo in silenzio per quanto concerne l’acquisto di esseri umani per sesso, perché attribuisce un diverso valore alle donne come me e un altro per quelle vittime di tratta? È qualcosa che molte persone non vogliono ammettere, attribuire un valore diverso alle donne, molte volte non vogliono nemmeno vederlo. Mi chiedo cosa succederebbe se a essere vittime di tratta fossero delle donne statunitensi o tedesche, pensate che lo avremmo tollerato? Io penso di no, perché se io fossi nata in una rispettabile famiglia di Manhattan, io sarei stata degna di essere salvata, supportata e mi avrebbero garantito di tornare a casa sana e salva. Al contrario se fossi nata povera, non avessi ricevuto educazione, e provenissi da uno stato dell’Europa orientale, non avrei le stesse garanzie e protezioni, perché (certi Paesi) non ha(nno) il valore che hanno gli USA. Come possiamo decidere questo, che un essere umano ha più valore di un altro?
Il traffico di esseri umani è una moderna forma di schiavitù, e la schiavitù sessuale è il più terribile dei crimini, perché rimuove ogni diritto umano e la dignità delle persone. Non fare niente equivale ad avere un ruolo attivo affinché questo sia accada. Il mondo si deve svegliare, il mio Paese non ha altra scelta che combattere tutto ciò. L’Irlanda ha combattuto per la propria libertà, perciò ora deve battersi per difendere la libertà degli altri, non importa da che Paese provengano.
La prostituzione è, è stata e sarà sempre un affronto assoluto alla dignità umana e lo so perché l’ho vissuto in prima persona. Solo due anni e mezzo fa mi trovavo sulla strada anche io, spogliata di ogni frammento di dignità che possedevo, e ogni cosa che pensavo a proposito di ciò che ero una volta, mi ha fatto cambiare direzione, nonostante me.

La Svezia ha fatto la cosa giusta, in nome della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza, la Norvegia e l’Islanda l’hanno seguita, ora è il turno dell’Irlanda e non dobbiamo perdere la possibilità di evocare un cambiamento sociale per superare questo, il nostro governo non ha il diritto di continuare a permettere che delle vite tragiche diventino senza senso.
Per finire, ciascuna vita ha un valore finché si attribuisce valore alla vita degli altri, questo è il mio augurio per il mio Paese, che riconosca il valore alla vita di coloro che sono vittime di tratta, di chi è costretto, di chi è profugo, solo, malato, tossicodipendente, in sostanza della maggioranza di coloro di cui anche io ho fatto parte in passato.
Mia de Faoite

 

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Oltremare

©Anarkikka di Stefania Spanò

©Anarkikka di Stefania Spanò

 

Di fronte a questo genocidio del mare ad opera di uomini e organizzazioni criminali internazionali senza scrupoli, non possiamo restare indifferenti, e non possiamo tirarci fuori, perché ne siamo responsabili, anche se qualcuno si ostina a tirarsi fuori. Come trasformare il dolore e l’indignazione che ci coglie dopo un’ennesima tragedia che si consuma in mare, vicino alle nostre coste dipinte come l’Eden a cui aspirare, in un’azione permanente e tangibile che superi il momento contingente e ci porti a rifiutare tutto questo e a combattere chi sulla tratta di esseri umani si arricchisce e prospera? Perché dovremmo tutti insieme rifiutare questa carneficina, perché chi non muore in mare, spesso è destinato a vivere l’inferno su questa terra. Lo stesso dolore che proviamo di fronte a ogni ennesima tragedia del mare, dovremmo provarlo ogni giorno, consapevoli di quel che accade in Italia e in tutti i Paesi di destinazione. Perché questa immane tragedia è permanente, tra chi muore e chi viene privato dei suoi diritti prima, durante e dopo la traversata. Ne scrivevo qualche giorno fa (qui). La tratta ha il volto di questi uomini, donne e bambini, nuovi schiavi di un mercato criminale con rotte internazionali che portano carne per alimentare i nostri Paesi. C’è di tutto, lavoro forzato, prostituzione, traffico d’organi e una serie di altri orrori. La tratta non si ferma, quando i media smettono di seguire le disgrazie dei migranti. La violenza a cui vengono sottoposti non si spegne e il nostro silenzio si tinge di connivenza, se non ci sentiremo responsabili e se non capiremo che molte delle soluzioni dipendono da noi, dal nostro modo di essere cittadini. Lo capiremo solo quando usciremo dal nostro individualismo ed egoismo ciechi. Iniziamo a conoscere seriamente il fenomeno, capiremo che il quadro è molto più ampio e ramificato e che ci tocca in prima persona. Sono i nostri fratelli, le nostre sorelle, SEMPRE, non solo quando ci fa comodo o fanno notizia. Chiudere gli occhi e le frontiere non è umano, ci rende carnefici, il monstrum spesso abita dentro di noi, anche se per alcuni è più rasserenante continuare a volerlo vedere altrove, distante da noi. Il primo passo per iniziare a invertire la nostra rotta fatta di indifferenza o di empatia a singhiozzo, sarebbe ricordarci le nostre traversate oceaniche. Un secondo, comprendere le ragioni di chi migra. Un terzo, conoscere il fenomeno della tratta di esseri umani.

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Il silenzio non cambia le cose

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Ci vorrebbe una scala per il paradiso per uscire dall’inferno in cui vivono le vittime di tratta.

Ho partecipato al convegno indetto da Caritas Ambrosiana “Tratta e Prostituzione – Il corpo per il pane: la possibile prevenzione”.
L’inizio è stato un colpo duro, molto duro. Hanno proiettato Red leaves falling:


Cartone sul tema della tratta dei minori e dello sfruttamento della prostituzione minorile, realizzato da Starway Foundation nell’ambito di un progetto di educazione e protezione dei minori. Mani Tese, che ha lanciato la campagna “inTRATTAbili”, contro la tratta degli esseri umani, ne ha curata l’edizione italiana.
Al termine avevo un groppo in gola, ero senza fiato. Il merito del lavoro è quello di comunicare la sofferenza, senza mostrare scene crude o violente. Si lascia che l’angoscia e il dolore arrivino per quello che non viene detto e mostrato, per ciò che resta sottinteso, ma emerge negli occhi della protagonista. Per questo fa ancor più male e nessuno di noi può restare indifferente a questa barbarie inaccettabile, eppure non sono così diffuse la percezione e la consapevolezza del male che viene fatto a milioni di esseri umani in tutto il mondo. Questo progetto dimostra la forza comunicativa che possono avere un disegno animato e una storia. Quella sofferenza e il senso di impotenza ti entravano dentro.
Anna Pozzi, giornalista e segretaria generale di Slaves no More onlus, ci ha mostrato le stime della tratta nel mondo.
Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) i dati sono questi:

21 milioni di vittime di tratta
il 70% è composto da donne e bambine (di cui il 49% donne, 21% bambine)
18% uomini
12% bambini
il 53% è destinato a sfruttamento sessuale
il 40% al lavoro forzato

La relazione completa QUI.

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Spesso subiscono violenze e abusi inimmaginabili.

La tratta colpisce le persone più povere e vulnerabili. Ogni anno ci sono circa 2,5 milioni di nuove vittime del traffico di esseri umani. Una vera e propria neo-schiavitù.
Il traffico di esseri umani è finalizzato a:

  • sfruttamento sessuale
  • lavoro forzato
  • espianto di organi
  • accattonaggio forzato
  • servitù domestica
  • matrimonio forzato
  • adozioni illegali
  • gravidanze surrogate.

Su quest’ultimo punto mi piacerebbe avere dei dati.

Il lavoro forzato è soprattutto finalizzato al settore manifatturiero ed edile, il lavoro domestico e tessile. Il 35% è di sesso femminile.
Il rapporto Unodc evidenzia delle peculiarità a seconda del continente: in Europa e in Asia Centrale prevale la tratta per sfruttamento sessuale (66%); in Asia orientale e nel Pacifico il 64% è invece destinato al lavoro servile.

Un terzo delle vittime è un bambino, il 5% in più, rispetto al periodo 2007-2010. Le bambine sono i 2/3 dei minori.
Per i trafficanti e gli sfruttatori c’è un guadagno enorme: 32 miliardi di dollari annui. Dopo il traffico di droga e di armi, il più redditizio business è quello degli esseri umani.

Nel nostro Paese il fenomeno riguarda tra le 30 e le 50.000 persone solo per quanto concerne lo sfruttamento sessuale. Circa la metà sono donne nigeriane.

A Milano, secondo i dati del Comune, circa 7000 donne sono costrette a prostituirsi sulle strade o nei locali, con punte nei weekend e durante le fiere. Ogni anno 800 nuove donne finiscono in questo inferno, 1 su 5 è nigeriana. Ora che mancano solo una manciata di giorni all’avvio di Expo, cosa sta accadendo? Qualche mese fa, si parlava di 15.000 nuovi arrivi. Ma nessuno ne parla o sembra interessarsi. Quasi come se fosse normale replicare ciò che è accaduto durante altri grandi eventi mondiali, come l’ultimo campionato del mondo di calcio in Brasile.
Le nigeriane prostituite (più che prostitute) oscillano tra le 15.000 e 20.000. Meglio definirle prostituite perché di libero arbitrio non ne hanno, sono schiave e spesso non hanno alcun strumento per uscire da questa condizione. Le rotte della tratta le potete vedere nel grafico.

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Tutto ha spesso inizio a Benin City. Sono viaggi che durano mesi o anni, sempre all’insegna di violenze e abusi di ogni tipo.
A ottobre 2014, si è registrato un boom di nigeriane destinate alla schiavitù, + 300% rispetto all’anno precedente, secondo l’allarme lanciato dall’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni). (QUI un articolo che ne parla)

Secondo il capo missione dell’Oim in Italia, queste donne vengono spesso violentate e sono obbligate a prostituirsi. Sono costrette a lavorare in bordelli in Libia e poi mandate in Italia. Subiscono anche pressioni e manipolazioni psicologiche, riti voodoo che le rendono dipendenti e completamente succubi dei loro aguzzini.

Secondo la direzione nazionale antimafia, ogni persona che riesce a uscire da questo inferno, sottrae tra i 40 e i 50.000 euro all’anno alla criminalità organizzata. Nel 2010, la stima della Commissione parlamentare affari sociali era di un mercato da 1,5 miliardi di euro annui. Si parla di 9-10 milioni di prestazioni sessuali al mese.
I fattori di rischio per la tratta sono:

  • povertà e disoccupazione
  • mancanza di pari opportunità (le donne rappresentano i 2/3 dei 2,5 miliardi di persone che vivono sotto la soglia di povertà)
  • discriminazioni sociali ed economiche
  • guerre, conflitti, persecuzioni politiche e religiose
  • mancanza di prospettive
  • responsabilità nei confronti della famiglia (per aiutarla, soprattutto se c’è qualcuno malato e bisognoso di cure).

La Nigeria è la prima economia africana, ricca di petrolio, ma con un enorme gap tra ricchissimi e poverissimi (QUI un recente articolo). Il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. In Kenia è il 50%. In questo contesto è facile credere e seguire chi ti promette una vita migliore. L’Occidente viene dipinto come l’Eden, il luogo dove tutto è possibile per tutti. Per molti questo è l’ingresso nella schiavitù e l’inizio di violenze disumane.

Elemento che incide fortemente nell’alimentare questo vortice è il tasso di analfabetismo: il 66% sono donne. Le bambine sono la maggioranza dei 121 milioni di minori che non vanno a scuola.
“Perché se ne vanno? Bisognerebbe fare l’esperienza di chi lotta quotidianamente per sopravvivere per capire a fondo cosa spinge queste ragazze a partire a ogni costo”, spiega Jude Oidaga, gesuita originario di Benin City.
Si aspira a più alti standard di vita (sanità e istruzione), maggiore stabilità politica ed economica, maggiore libertà. Vengono convinti che ci sono maggiori possibilità di lavoro, non conoscono bene le condizioni di lavoro nei Paesi di destinazione, come il lavoro a basto costo e la prostituzione. E naturalmente cadono vittima anche dei network di migranti.
Il primo rapporto Greta (2014, monitoraggio del Consiglio d’Europa) sull’Italia, mostra i punti critici del nostro Paese: mancanza di meccanismi adeguati di identificazione delle vittime (soprattutto per lo sfruttamento lavorativo). Il rapporto (QUI) invita l’Italia a dotarsi di un Piano nazionale anti-tratta scaduto nel dicembre 2014.
Le linee di intervento promosse anche a livello internazionale, per contrastare tratta e schiavitù a fini prostitutivi, prevedono: prevention, protection, prosecution (prevenire, proteggere, punire).
Così come risulta dal Protocollo di Palermo (QUI).

La suora comboniana Gabriella Bottani, per dieci anni impegnata in Brasile, ci parla proprio della prevenzione e delle attività di Talitha Kum, la rete internazionale della Vita Religiosa contro la tratta di persone. Si tratta di una rete di operatori laici e religiosi che lavorano in 81 Paesi, in 5 Continenti.
Si fa prevenzione nelle scuole, attraverso il dialogo, l’informazione, l’educazione, nei quartieri a rischio, lavorando con gli insegnanti, per riconoscere i rischi e intervenire ai primi campanelli di allarme.
Occorre combattere la povertà, investire in politiche sociali e che alle persone vengano riconosciuti e assicurati i diritti fondamentali.
Un livello successivo di intervento consiste nell’accompagnare le persone che decidono comunque di emigrare, cercando di aiutarli a difendersi nel caso si accorgano di essere finite in situazioni di violenza e sfruttamento.

Per coloro che sono già vittima di tratta, si cerca di aiutarli ad uscire attraverso progetti di inserimento lavorativo, di formazione, di regolarizzazione dei documenti e dei permessi di soggiorno.
Contemporaneamente occorre intervenire per interrompere un circolo vizioso di corruzione e impunità di certi crimini. Occorre tornare all’essere, superando la crosta dell’indifferenza. Recuperare il valore dell’essere, in sé stessi, non come proiezione sul mondo e sulle sue manifestazioni. Su quel ridurre ogni cosa o persona a merce, valutandone unicamente la sua utilità rispetto a me e ai miei bisogni, desideri o aspettative.
Mi è piaciuta molto la citazione di Etty Hillesum, alla quale sono molto legata.

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Ricordiamoci che il cliente compra un altro essere umano essenzialmente per umiliarlo, per ribadire il suo potere, il potere dato dal denaro.

In conclusione si è ribadita la necessità di un lavoro volto a sovvertire le abitudini e la cultura maschili esistenti. In Svezia e in Islanda sono intervenuti sulla domanda, sui clienti. Oggi, l’inversione culturale è in atto, comprare corpi non è più tanto “appetitoso”. Perché senza la richiesta, non sarebbe più conveniente lucrare sugli esseri umani. Sarebbe più semplice contrastare la tratta e fermare questo vero e proprio crimine contro l’umanità.

Il cartone animato si concludeva con un invito forte, che è anche il mio motto quotidiano:
“Il silenzio non cambia le cose. Alza la voce e reagisci!”

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Libertà per chi?

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Nessun cliente sembra preoccuparsi delle vittime di tratta di cui hanno abusato. Questo il titolo di un post di Jacqueline S. Homan, che vorrei proporvi (QUI l’originale).

Solo il 15% degli uomini sono clienti (che godono di una protezione sociale e sono degli stupratori legittimati).Circa il 60% di loro sono uomini sposati o impegnati in relazioni stabili e di lungo periodo. Il 100% di costoro finanzia i 32 miliardi di dollari dell’industria commerciale dello stupro. Tutti sostengono di essere contro il traffico sessuale. Tutti sostengono di essere preoccupati delle sopravvissute al traffico sessuale. Ma allora perché si nega un risarcimento e una giustizia riparativa alle sopravvissute?
Invece la società è più interessata a proteggere i privilegi dei clienti. Perché questi clienti sono “bravi ragazzi”, i “pilastri della società”, che in qualche modo sono più meritevoli di protezione delle ragazze e dei bambini che loro pagano per umiliare, stuprare e abusare, e persino uccidere, mentre la società continua ad essere convinta che loro non facciano nulla di male, che non sono dei mostri che distruggono veramente le vite delle loro vittime.
Ma nemmeno a un singolo cliente interessa se la donna o ragazza che viola e abusa sessualmente, che umilia, picchia, tortura, penetra e nella quale eiacula, è costretta a subire quegli atti dietro minacce di percosse o di morte da parte dei magnaccia o dei trafficanti di corpi.
Neppure un singolo cliente importa che lei non vorrebbe essere lì per lui e vorrebbe scappar via da quella vita, ma non ha via d’uscita, se non forse attraverso il suicidio.
A nessun cliente importa se lei è più giovane delle proprie figlie, per le quali egli non vorrebbe mai che ci fossero altri uomini che compiono ciò che sta facendo alla ragazza che ha pagato per avere il “diritto” a fare cose che la moglie o la fidanzata non tollererebbero mai.
Nessun cliente si preoccupa delle invalidità permanenti, come l’incontinenza urinaria, che infliggono alle donne per il resto della loro vita, a causa delle violenze sessuali compiute sui loro corpi adolescenti. Non ti piace ciò che sto facendo? Fa male? Attaccati al c****. Sto pagando. Stai zitta. Non sei altro che carne.
A nessun cliente interessa se la sua “vittima da letto” non vuole farlo senza preservativo – non è un problema del cliente se lei andrà incontro a una gravidanza indesiderata, con tanto di bambino a sorpresa come risultato.
A nessuno importa se infettano la donna con una malattia incurabile e mortale, per le quali non può ottenere cure adeguate (mentre lui può) – che è ciò che i suoi soldi e i suoi privilegi maschili gli danno il diritto di fare.
A nessun cliente interessa se la ragazza che loro si sentono in diritto di scopare non è abbastanza grande nemmeno per consegnare i giornali.
Nessun cliente ha l’interesse a lavorare per una società più equa e paritaria per le donne, affinché esse, come le loro figlie, non siano povere a causa di ridotte opportunità di lavoro, situazione derivante dalla discriminazione nei confronti delle donne, alle quali viene offerta un’unica possibilità: prostituirsi.

 

 

Nessun cliente si preoccupa di niente e di nessuno, tranne che di avere libero accesso a tutte le donne e bambini che il resto della società offre loro su un piatto d’argento, come scudi umani sui quali sfogare i loro impulsi peggiori, malati e oscuri, in modo tale da che le donne e le ragazze “per bene”, delle classi sociali migliori, possano essere risparmiate da questo tipo di esperienze.
Allora, PERCHE’ così tante persone nella società – compresi i professionisti altamente privilegiati che si definiscono oggettivi, imparziali, illuminati e ispirati dalla logica – sono più interessate a proteggere la SUA reputazione di uomo, la sua carriera e il suo “diritto” che va ad arricchire gli sfruttatori, a disumanizzare e a stuprare, a infrangere le speranze di donne e ragazze, distruggendo le loro vite – che a proteggere e a sostenere i diritti umani delle povere sopravvissute e pretendere un valido risarcimento per loro?
Io avevo solo 13 anni. Cosa ho fatto io per meritare di essere gettata via e non avere alternative ai bassifondi, e vedermi mettere una pietra tombale addosso per essere stata venduta dai 13 ai 17 anni senza via di uscita, e dopo essere lasciata morire povera a causa dello stigma e dell’esclusione dal mondo del lavoro per il resto della mia vita a causa di ciò che mi è stato fatto da altri?
Come si fa a pretendere di essere un difensore dei diritti umani delle sopravvissute, chiedere giustizia e poi sostenere che quella roba va bene in nome della “libertà”? Libertà di chi?

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Prostitution is not compatible with humanity

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Desidero iniziare questo post con l’affermazione di Mia de Faoite, una sopravvissuta irlandese alla prostituzione (tra il 2005 e il 2010):

“Prostitution is not compatible with humanity and we choose one or the other.”

Dobbiamo scegliere se tutelare un essere umano o la prostituzione, consapevoli che quest’ultima non è compatibile con l’altra.
Il racconto della sua esperienza (iniziata per procurarsi il denaro per l’eroina) nel mondo della prostituzione è molto crudo, ma è utile a sfatare i miti di una “professione” tutto sommato piacevole. Vi chiedo, chi di voi potrebbe trarre piacere da questo tipo di pratiche violente?
Subire continui stupri, qualcuno che vi urina addosso, che vi inserisce corpi estranei nel corpo.
“Nella prostituzione, la donna cessa di essere percepita come un essere umano agli occhi degli altri, e diventa una mente intrappolata in un corpo che non le appartiene più. Ho usato l’eroina per tenere fuori da me ciò che ero diventata, ma ho assistito al deterioramento di altre donne nel corso degli anni”. Molte perdono la vita, come Jenny, morta di overdose giovanissima.
Ci hanno mai fatto caso le sostenitrici del sex-work? Questo porta alla distruzione di un individuo. Vogliamo veramente questo?
Mia chiede una legislazione che punisca i clienti. Vi traduco un suo discorso in occasione della CAP International conference presso l’Assemblea Nazionale a Parigi in Francia (qui l’originale), in cui racconta la sua esperienza e ci spiega il motivo di questa sua posizione.

In Italia andiamo come al solito contro corrente, dritti dritti verso lo sfruttamento di stato della prostituzione, condito da tante ipocrite e false buone intenzioni. Domani alla Camera (QUI) verrà presentato una sorta di manifesto bipartisan (Pd, 5stelle, Ncd, Forza Italia) a nome di 70 deputati e senatori, per riformare la legge Merlin. Il tutto sostenuto da escort come Efe Bal e da associazioni che combattono tratta e prostituzione sulla strada. Pierpaolo Vargiu e Maria Spilabotte guidano questo gruppo. Dopo il manifesto inizierà la discussione per arrivare a un testo comune, fondato su zoning e sulle “case libere e autonome” gestite da lucciole e sull’iscrizione alle Camere di commercio. In pratica, si ignora totalmente la tratta, la coercizione, la violenza e il fatto che la maggioranza di queste donne non sono libere di scegliere e non hanno alternative. Vi consiglio di leggere l’articolo che ho linkato. Muoviamoci velocemente per impedire questo orrore!

 

Buongiorno, mi chiamo Mia, io penso, dunque, sono, perché non nego dove l’eroina e la prostituzione mi hanno portato, ma mi rifiuto di lasciare che questo mio passato possa definire la persona così come sono oggi, perché se lascio che ciò avvenga, potrebbe coincidere con ciò che sono, ma non è tutto ciò che sono.
L’acquisto di un altro essere umano per farci sesso, non è e non è mai stato l’acquisto di sesso, perché né io, né le altre donne, in strada o nei bordelli, vendiamo semplicemente i nostri genitali, le nostre bocche o gole perfettamente impacchettate, da prendere in prestito e da restituire. No, ho dovuto seguirli, dovevo parlargli in primo luogo, la mia mente era presente tutto il tempo.
Devi sempre comprare la persona prima di avere accesso al suo corpo. Il primo principio di uguaglianza, secondo Simon Haggstrom, uno dei principali sostenitori europei della dignità umana, sostiene che nessun essere umano dovrebbe avere il controllo sul corpo di un altro essere umano, questo è ciò che avviene in prostituzione.
La mia prima esperienza di violenza è stata terribile, uno stupro di gruppo (insieme a un’altra donna, a una festa di Natale, dove circolava droga e sostanze alcoliche, ndr), sembrava non dovesse aver mai fine, e per un certo verso è stato così, perché da quella notte non ho più vissuto, esistevo in un mondo che non riuscivo più a comprendere, che non aveva più alcun senso.
Ho lasciato l’edificio con il corpo e il viso feriti, puzzavo di urina e sanguinavo dal retto. Ora puoi comprendere perché non vedevo altra possibilità di scelta e l’unica soluzione era realizzare una sorta di dissociazione; la giovane donna che era con me quella notte è morta di overdose due mesi dopo. Per molti la sua morte sarà solo una delle tante che rientrano in queste tristi statistiche, ma per me la sua vita ha sempre avuto un valore. Gli eventi di quella notte mi hanno esposta a un livello tale di crudeltà umana, ma a parte la mia resistenza, mi permisero di comprendere quanta sanità mentale fosse scomparsa in quella ventisettenne, e c’è un bambino che crescerà senza mai sapere con quanta forza sua madre stesse lottando per uscire da quella vita, e non potrà mai sapere quanto meravigliosa fosse sua madre, tutto questo gli è stato sottratto (come a tanti altri bambini) a causa della prostituzione.
Il mio stupro successivo avvenne un anno dopo, da parte di un delinquente solitario, sulla strada in cui mi trovavo, il terzo stupro non so se definirlo tale, accadde la stessa notte del secondo, mentre ero seduta per terra dopo l’attacco, i miei soldi e il mio cellulare erano stati rubati, ero sola e disorientata, con un corpo dolorante e una mente in difficoltà, quando un cliente regolare si fermò e si offrì di accompagnarmi a casa. Gli raccontai cosa fosse successo poco prima, mi offrì un caffè, ma poco prima di arrivare a casa mia, mi ha ricordato che non avevo i soldi per pagarlo, ma che avrebbe potuto risolvere, non ho avuto il tempo di rispondere che mi sono sdraiata e l’ho lasciato fare, cosa pensate che sia fare una cosa del genere a una donna che è appena stata stuprata?
L’ultimo stupro avvenne da parte di due ragazzi fatti di cocaina, uno faceva il palo, mentre l’altro mi stuprava, ma per me chi faceva il palo era altrettanto colpevole. Posso raccontare innumerevoli storie di umiliazioni, di persone che ti urinano addosso ecc. di stupri orali, infatti io non ho più il riflesso del vomito, i muscoli nella parte posteriore della gola hanno imparato a rilassarsi, hanno dovuto imparare.
Stiamo considerando il peggio del peggio, quello che cerco di dirvi è che se si pongono le basi per uno stupro, questo accadrà, come dire io e la mia amica da sole in un appartamento con otto uomini, noi come prostitute siamo un obiettivo primario per un acquirente che vuole compiere un reato sessuale come lo stupro, solo con noi può farlo e restare impunito, la legge e la società svolgono un ruolo importante per permettere che le cose vadano in questo modo, rimarrà impunibile, come rimane legale acquistare un essere umano. L’eroina, che era stato il motivo per cui avevo iniziato, era diventata l’unico modo per sopportare di essere acquistata, strano paradosso, a cui poche di noi riescono a sfuggire, io sono una di loro.

Noi esistiamo là fuori, sotto la costante minaccia della violenza, una nuvola nera di paura aleggia intorno a noi in modo permanente, è una paura come la descriverebbe Aristotele, in cui la paura è il dolore che senti come anticipazione di un male in arrivo, e in prostituzione il male arriva molto di frequente, ma la cosa peggiore di questo tipo di paura è che si tratta di una condizione fissa.

Mia de Faoite, a survivor of prostitution_ Photograph Lisa Cawley

Mia de Faoite, a survivor of prostitution_ Photograph Lisa Cawley

La prostituzione e la tratta sono intrinsecamente legate, l’una esiste perché esiste l’altra. Negli ultimi 18 mesi che ho passato sulla strada, ero insieme a una vittima di tratta, lei divenne la mia amica più cara, non ho mai visto un essere umano così malridotto. Le condizioni in cui era costretta a vivere erano enormemente disumane e lei aveva sviluppato una sorta di senso contorto di fedeltà al suo sfruttatore, che l’aveva rapita da casa, portata in Europa e infine in Irlanda, in questa fase era stata completamente distrutta, il controllo del suo sfruttatore era tutto ciò che conosceva, l’avrebbe picchiata se si fosse ribellata, le aveva sottratto il passaporto, la faceva lavorare dalle 6 di pomeriggio fino alle 5 della mattina successiva, era tossicodipendente di crack, fornita dal pappone, che doveva ripagare con 100 euro, lei non ci guadagnava niente. Anche se eravamo giunte allo stesso punto da strade diverse, eravamo unite perché entrambe venivamo comprate, usate, sfruttate, umiliate e stuprate dagli stessi clienti, una notte un cliente poteva comprare me e qualche notte dopo lei, e un paio di volte venimmo acquistate insieme, e quel legame non può essere rotto da nessuno, mai e in nessun luogo.
Spesso mi capita di pensare che per quanto dissociata sia stata la mia esistenza, almeno potevo tornare a casa la sera, penso che sia ancor più complicato se vivi in un Paese in cui non conosci nessuno, e dove tutti parlano una lingua diversa dalla tua.
Concludo la storia della mia amica originaria dell’Africa, che era con me sulla strada, una delle cose più tristi a cui abbia assistito e che chiarisce bene la prospettiva. Ero a casa da sola, mia figlia era malata e aveva bisogno di cure, mi squillò il telefono, c’era stato un diverbio tra lei, il suo pappone e un’altra ragazza. Le dissi di raggiungermi a casa perché ero da sola; ho sempre tenuto separate la mia vita a casa e quella per strada.
È arrivata, non riusciva a smettere di piangere, non l’avevo mai vista così sconvolta; l’ho abbracciata e ho controllato le sue ferite, aveva sangue sulle mani, ma per fortuna erano ferite superficiali. Non era importante il motivo della lite, se per il controllo, la droga o altro. Le feci il caffè e ci mettemmo a fumare. Le ho detto che le avrei preparato un bagno visto che sembrava esausta. L’ho lasciata in bagno e sono andata nell’altra stanza. Mi ha chiamata e quando sono entrata sono rimasta sconvolta dentro, davanti a me c’era la mia amica, ma aveva il corpo di un bambino, il suo ventre sporgeva, non aveva seno, il suo corpo era coperto da vecchi e nuovi lividi, graffi, sembrava appena uscita da un campo di concentramento. Non volevo che mi vedesse piangere. Sono tornata in bagno nuovamente per lavarle i capelli perché aveva le braccia doloranti. L’ho aiutata ad asciugarsi i capelli e canticchiava come una bambina. L’ho messa a letto e ho aspettato che si addormentasse. Poi ho pianto per quella bambina perduta che avevo appena messo a letto, non dimenticherò mai quell’immagine che ho visto quella sera, non eravamo in un campo di concentramento, in Polonia nel 1945, eravamo nel mio appartamento, a Dublino, nel 2010, non c’era una guerra in corso, ma non c’era una legge che ci proteggesse.
Si proteggono i cittadini per bene, io penso che per molte persone quelli che comprano altri esseri umani per sesso sono dei buoni cittadini, in quanto hanno un lavoro retribuito, pagano le tasse, l’affitto o acquistano casa con le loro compagne, hanno da due a quattro figli, rientrano in ciò che la società ritiene corretto, perciò gli si concede questa piccola indulgenza, così lo permettiamo e lasciamo che sia legale. Per tutti gli uomini che hanno comprato me o le altre donne, gli uomini che alimentano questa industria perversa, camminano in mezzo a voi tutti i giorni, sono padri, sono mariti, colleghi ecc. non vogliamo riconoscere che il cittadino per bene può comportarsi come un cattivo essere umano, capisco la paura, non sopportiamo l’idea di rompere le uova nel paniere della società ma a chi ne paga le spese lo facciamo!
Una come me d’altra parte viene considerata una cattiva cittadina, non ho un lavoro, sono stata assistita dallo stato, ero una eroinomane e peggio ancora, mi mettevo per strada ad adescare quegli onesti uomini, come se non avessero altra scelta. Ma io sono un buon essere umano, lo sono sempre stata. Questo è l’equilibrio che devi trovare tra il cittadino per bene e una brava persona e chi di noi viene prima per quanto concerne il bisogno di protezione.
Come possiamo sperare che ciò accada? Seguiamo il modello svedese, la Svezia pone al primo posto la dignità umana. Hanno compreso pienamente cosa sia il concetto di dignità umana, che è il rispetto e il valore che ci diamo l’un l’altro come esseri umani. Cosa succede quando mettiamo al primo posto la dignità umana, come la Svezia ha dimostrato senza ombra di dubbio è che il bene vince, mentre i Paesi che hanno messo all’ultimo posto la dignità umana, il male prospera, come è evidente laddove si è scelto di depenalizzare e legalizzare la prostituzione. Il male è sia la tratta di esseri umani che il destino a cui donne e bambini inermi sono destinati, ovvero la prostituzione. Si aggiungono alle tossicodipendenti, alle emarginate e alle donne rovinate come me, intrappolata ma in modo diverso, al servizio dei bisogni di un determinato gruppo di uomini.
Credo che i peggiori mali del mondo non abbiano un responsabile, e inoltre credo che sia giunto il momento che si evidenzi che tutto questo male esiste a causa di questi signor nessuno che si sono resi responsabili di aver sostenuto questa crudele industria e questa tratta di schiave. Non desidero altro che con una legislazione apposita venga dato il potere ai poliziotti che invano hanno cercato di proteggermi, di sanzionare i trasgressori, di comminare il carcere per i papponi e chi induce alla prostituzione, inviando un chiaro messaggio a chi traffica in esseri umani: che le donne non sono più in vendita, perché non esiste alcuna legge migliore per contrastare la tratta del considerare schiavismo l’uso di un altro essere umano.
Questa legge riguarda la protezione degli esseri umani più vulnerabili, molti dei quali quando vengono salvati, si scopre che hanno dei codici a barre tatuati sui loro corpi, a ricordare il debito contratto, non credo che la memoria dell’Europa sia così corta. Questa legge riguarda la tutela della dignità e della libertà, e quando la dignità umana è in pericolo e delle vite umane sono in pericolo, le differenze politiche e di sensibilità diventano irrilevanti.
L’unica cosa certa è che sei anni di conoscenza personale antropologica di cosa vuol dire sfruttamento sessuale, mi hanno portato a pensare che la prostituzione non è compatibile con l’umanità e dobbiamo scegliere una delle due.

 

Prossimamente pubblicherò un’altra traduzione di uno scritto di Mia sulla tratta.

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Ciò che i clienti non amano sentire

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Oggi vi propongo un punto di vista maschile sulla prostituzione. Ho tradotto questo articolo (qui l’originale) del giornalista Victor Malarek*. Una serie di punti su cui i clienti di solito non amano riflettere e sui quali costruiscono dei mondi fantastici per auto-assolversi.

Una specie di memo per tutti gli uomini abituati a “sorvolare”. Non siamo in un film, tipo Pretty Woman.

 

Siamo nel XXI secolo e decine di milioni di donne e di bambini sono schiavizzati nei loro paesi, in ogni angolo del globo, per essere usati per fini sessuali.
Ogni anno centinaia di migliaia tra donne e bambini sono vittime di tratta, che li porta negli USA per rifornire il commercio di sesso.
Indagando sulle cause all’origine della calamità delle schiave del sesso, ho rapidamente compreso che la principale causa di questo fenomeno – gli UOMINI – uomini che pensano che siccome hanno del denaro, hanno anche il diritto di noleggiare e di invadere il corpo di una donna.
Attraverso tutte le mie ricerche, ho assistito alle cose peggiori compiute dagli uomini che comprano donne e bambini. Ho visto la loro totale indifferenza verso un altro essere umano; il loro profondo disprezzo e la loro mancanza di rispetto per chi si prostituisce; e il loro enorme senso di diritto e l’allucinante considerazione che hanno di sé.
E ho subito imparato che i clienti non vogliono sapere niente a proposito dell’incredibile sofferenza che causano in tutto il pianeta.
Ciò che ho scoperto è che loro vogliono, hanno bisogno solo di credere ai miti; le bugie e la propaganda che li aiuta a continuare a dormire sonni tranquilli.

Oggi gli uomini che si aggirano di notte alla ricerca di sesso da comprare, con aria di sfida, si appellano al mito che tutte le persone che si prostituiscono lo fanno per SCELTA e che stanno facendo soldi nel modo più semplice, sulle loro spalle.
I clienti non vogliono ascoltare le tragiche storie di come la stragrande maggioranza di donne e bambini sono stati costretti a prostituirsi.
Non vogliono sapere di bambini e bambine vendute all’età di 5-6 anni dai genitori poveri e disperati ai proprietari dei bordelli in Cambogia, Thailandia, Vietnam, usati e stuprati dai clienti durante i loro sex tour.
Non vogliono sentir parlare del fatto che la maggior parte delle prostitute donne e bambine sono reclutate dai commercianti di carne umana, in tutto il mondo occidentale, all’età di 12-13-14 anni – ragazze adolescenti che sono state rese vulnerabili dalla violenza del loro ambiente, vittime di famiglie spezzate e violente, dove hanno subito stupri da padri, nonni, zii, amici di famiglia, eventi che hanno distrutto la loro innocenza e il rispetto per se stesse.
I clienti non vogliono sapere che la maggior parte delle prostitute e dei bambini sono controllati da papponi violenti e dalle organizzazioni criminali; che la maggior parte sono dipendenti da droghe, a volte in modo coatto dai loro papponi, trafficanti di droga, al fine di avere un maggior controllo su di esse, e che la maggior parte di loro soffre di problemi seri di salute mentale.
I clienti non vogliono sentire che i trafficanti sono alla perenne ricerca di nuove ignare giovani donne e bambine per foraggiare l’apparentemente insaziabile mercato del sesso globale.
Non vogliono sapere come queste donne e ragazze vengono “iniziate” e dove vengono “preparate” per il mercato di carne umana. Luoghi, fuori dalla vista, in città come Mosca, Belgrado, Milano, Berlino, Miami, New York – dove vengono picchiate, subiscono stupri di gruppo e vengono costrette a rispettare ogni richiesta fatta dai loro nuovi proprietari, dove vengono svuotate della loro personalità, fino a quando non sono più in grado di agire e di pensare da sole.
L’unica via di sopravvivenza per queste donne e ragazze indigenti è la prostituzione. In sostanza, ciò che esse sono costrette a fare è frutto di un atto di disperazione e non c’è mai una scelta quando si è disperate.
Questa è l’agghiacciante, dura realtà per la stragrande maggioranza di coloro che si prostituiscono, e i clienti non vogliono conoscere nulla di tutto ciò.
I clienti vogliono continuare a credere alla menzogna per cui in qualche modo, magicamente, una donna viene illuminata dall’idea che la prostituzione possa essere l’inizio di un gratificante e meraviglioso percorso di carriera!
Che queste donne godano a servire una mezza dozzina o più di idioti strani, puzzolenti, mollicci, sudati, di mezza età, fatti di Viagra, per il semplice fatto che è un lavoro ben pagato!
Ed è a causa di tutte queste bugie, propaganda e miti assurdi perpetuati dalla lobby della legalizzazione della prostituzione che la situazione per decine di milioni di donne e bambini poveri sta peggiorando in tutto il mondo.
Il fatto è che negli ultimi dieci anni, la domanda da parte degli uomini per il sesso a pagamento ha subito un’impennata.
Non esiste una spiegazione complessa o complicata di quanto sta accadendo. È tutto molto semplice.
In gergo economico, donne e ragazze sono merce; l’offerta che è un lato della moneta. E i piani integrati dell’offerta sono la povertà, la mancanza di istruzione, e il desiderio eterno degli esseri umani disperati di poter migliorare il proprio destino.
Ribaltando la moneta, troviamo la domanda dell’equazione se poniamo l’accento su tre lettere fondamentali: “m…a…n.”, deMANd, ovvero gli ”uomini”.
Senza la domanda, non ci sarebbe alcuna offerta.
Non sarebbe proficuo per criminali e sfruttatori restare in questo business se non ci fossero plotoni interminabili di uomini che si aggirano per le strade alla ricerca di sesso a pagamento.
Le attività clandestine degli uomini a caccia di donne e ragazze prostitute sono sempre state liquidate con commenti facondi di questo tipo: “I ragazzi sono ragazzi… stanno semplicemente seminando la loro avena selvatica”. È proprio questo radicato e bizzarro atteggiamento che ha portato all’esplosione globale di uomini che comprano sesso.
Tutti questi folli miti, largamente accettati come “il bisogno di sesso per allentare la tensione”, “la naturale propensione dell’uomo per il sesso”, “la prostituzione per proteggere le belle donne e ragazze dallo stupro” e “il rito di passaggio per i ragazzi verso la virilità”.
Non importa in che modo si esamina il problema dell’acquisto di sesso, non si può sfuggire da questa conclusione: l’intera catastrofe globale dei diritti umani è totalmente causata dagli uomini.
L’agghiacciante, dura realtà è che poco verrà fatto per fermare questa carneficina sessuale in tutto il mondo fino a quando gli uomini non inizieranno ad assumersi le proprie responsabilità per il loro comportamento.
Gli uomini possiedono la chiave per mettere fine a questa follia sessuale perché a differenza delle decine di milioni di donne e ragazze prigioniere del mercato del sesso, gli uomini hanno la possibilità di scegliere.
Gli uomini possono compiere scelte diverse e quelli guidati da una propria bussola morale lo fanno.

* Victor Malarek is known as a tough investigative journalist who is willing to delve into stories revealing the worst side of human nature. At present, he brings his hard-hitting investigative skills to CTV’s current affairs show W5. Malarek has written six non-fiction books. His most recent, Orphanage 41 is his first fiction. The Johns – Sex for Sale and the Men who Buy It – was published in the U.S. and Canada in 2009. It is a follow up to his internationally acclaimed: The Natashas – Inside The New Global Sex Trade (2003), which has been published in 12 countries and 10 languages. His first book: Hey … Malarek! hit bookstores in 1984. It documents his troubled and tumultuous childhood and teenage years. In 1989, it was made into a feature movie.
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Merlin tra ieri e oggi

Fiore blu - Georgia O’Keeffe (1887-1986)

Fiore blu – Georgia O’Keeffe (1887-1986)

Lo scorso 18 giugno ho partecipato a un convegno, organizzato dalla Caritas Ambrosiana, per cercare di afferrare ulteriori spunti di approfondimento sul tema della prostituzione.

L’incontro ha avuto il pregio di affrontare il problema da più punti di vista: quello degli operatori del terzo settore che prestano assistenza alle prostitute, cercando di fornirgli una “via d’uscita”, quello giuridico, attraverso l’analisi della legislazione in materia, quello sociologico e storico.
Il lavoro degli operatori della Caritas è rivolto alle donne sfruttate, a coloro che usano il proprio corpo per sopravvivere, che rappresentano il segmento maggiore del fenomeno prostituzione.
L’avvocato della Caritas, Manuela De Marco, ci ha illustrato la ricerca condotta dalla Caritas nel 2013, nel corso delle uscite notturne dei volontari dell’unità di strada Avenida, della cooperativa Farsi Prossimo di Caritas Ambrosiana. L’indagine è nata dalla necessità di tornare a inquadrare il fenomeno. Dopo gli anni ’90 che hanno visto fiorire un buon numero di associazioni e di servizi per cercare di intervenire sul problema, oggi a causa delle difficoltà di reperire fondi ad hoc, le attività sono sempre più in affanno. In questo contesto, anche quantificare i numeri della tratta è un’impresa ardua: occorre intercettare le vittime e creare una banca dati sistematica che dia evidenza dei permessi di soggiorno, per motivi umanitari, così come previsto dall’art.18 T.U. 286/98 sull’immigrazione.

L’indagine ha visto la collaborazione di 156 enti che operano sul territorio, cercando di rilevare sia la mappatura dei servizi offerti da coloro che si occupano di tratta, sia la percezione degli operatori rispetto al fenomeno.
È emersa una discrepanza tra i dati ufficiali e quelli riportati dagli enti interpellati. Anche le ordinanze che prevedevano le multe per i clienti hanno avuto un effetto limitato nel tempo, per cui, passata la paura iniziale, le ragazze sono tornate di nuovo per strada. I servizi di assistenza sono più numerosi e strutturati al nord, rispetto al resto d’Italia. La ricerca si è limitata a tracciare una fotografia della tratta delle donne, non riuscendo a intercettare altre forme di sfruttamento, come quello legato al traffico d’organi, né la prostituzione in appartamento. Le nazionalità delle donne incontrate hanno evidenziato una netta maggioranza di rumene e di nigeriane, con un ritorno delle albanesi. Il numero di minorenni cresce. È stato colto un peggioramento delle condizioni di vita di queste donne, che vanno dalla povertà al disagio psichico e alle dipendenze da stupefacenti e alcol. Tutte queste componenti aumentano le difficoltà di un recupero e di un reinserimento. La crisi e la precarietà del lavoro ha compromesso la situazione per gli stranieri, favorendo lo sfruttamento delle donne.
Si è parlato anche della connessione tra vittime di tratta e le richiedenti asilo: la prima condizione andrebbe accertata in fase di arrivo delle immigrate per favorirne l’inserimento in percorsi ad hoc.
Qui il comunicato stampa e alcuni grafici che illustrano i risultati.

Molto interessante è stata l’analisi di Giorgia Serughetti, assistente di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Milano-Bicocca e autrice del libro Uomini che pagano le donne – Dalla strada al web, i clienti nel mercato del sesso contemporaneo – 2013 edizioni Ediesse.

La legge Merlin e i lunghi dibattiti che la accompagnarono non analizzarono la dimensione del cliente e la domanda di prostituzione, restando solo alla superficie del fenomeno, senza curarsi di indagarne le cause profonde. Oggi non possiamo evitare di non vedere il legame tra patriarcato, meccanismi di consumo e prostituzione, così come è innegabile il ruolo centrale di un modello culturale.
Chi sono oggi i clienti? Il numero di chi ha pagato una donna almeno una volta nella vita oscilla tra un 10-40%. In Italia 1 su 8. Pagare una donna è “normale”, non è sinonimo di devianza se questi sono i numeri. I clienti sono dei maschi banali, rappresentano un universo multi-sfaccettato. Non entra in gioco solo il modello patriarcale, di coloro che non hanno ancora fatto i conti con i movimenti di liberazione della donna. Si tratta di uno specchio dei comportamenti che si fondano sul dare-avere, senza legami di sorta, in un fluido scambio di relazioni, fondate su una visione consumistica.
Quando si cerca di trovare delle soluzioni al problema della prostituzione, oggi il dibattito si alterna essenzialmente tra il modello svedese o nordico (che prevede un meccanismo sanzionatorio per il cliente e criminalizza la domanda) e il modello olandese/tedesco (che sostiene la legalizzazione e la predisposizione di una serie di diritti per le sexworkers). Critiche e limiti ci sono per entrambi i sistemi. Il primo è stato accusato di rendere più pericolosa la condizione della donna, che sarebbe più esposta a episodi di violenza. Nel secondo caso, ci sarebbe una strutturazione pubblica e una gestione organizzata della prostituzione, che diverrebbe di fatto un lavoro come un altro, regolamentato e disciplinato dalla legge: il risultato sarebbe un’accettazione passiva del fenomeno, senza indagarne le cause e le origini e senza necessariamente risolvere il problema della tratta e dello sfruttamento da parte della criminalità.
Dopo il fallimento del tentativo del ministro Carfagna che nel 2009 voleva introdurre un meccanismo sanzionatorio per i clienti, si sono succedute una serie di ordinanze locali di vario tipo, nessuna delle quali è stata in grado di arginare la piaga dello sfruttamento.
Anche la proposta di legge dell’onorevole Spillabotte, secondo Serughetti, copre solo coloro che intendono svolgere volontariamente la professione, non contemplando coloro che invece sono costrette a prostituirsi. Resta la difficoltà di creare una legislazione unitaria in grado di aiutare e garantire sia la prostituzione coatta che libera, che copra tutte le fattispecie.
In questo contesto, occorre mettere a fuoco il fatto che vi è una commistione delle logiche che afferiscono alla dimensione intima e quelle tipiche della sfera economica. Il fenomeno del consumo e dell’acquisto di un altro corpo rientra in un immaginario tutto da comprendere e da analizzare. Il fenomeno va compreso a partire dal suo humus culturale. Un tempo l’unica ad essere stigmatizzata era la prostituta, oggi anche il cliente ha difficoltà a dichiarare apertamente di essere tale, un consumatore di prostituzione.
A questo si aggiunge il processo di normalizzazione del mercato del sesso, attraverso la pubblicità (utili le analisi del sito Un altro genere di comunicazione, ndr), i comportamenti di parte del mondo politico, il rapporto tra potere-prestigio-consumo che passa attraverso il possesso del corpo di una donna. Sono necessarie politiche in grado di stimolare la costituzione di un nuovo immaginario.
Mi propongo di leggere il lavoro di Serughetti, che mi è sembrata dotata di un linguaggio interessante e per niente banale.
L’intervento di Sandro Bellassai (Docente di Storia contemporanea presso l’Università di Bologna, membro dell’associazione Maschile Plurale, autore del libro La legge del desiderio – Carocci) ha tratteggiato i passaggi storici della regolamentazione della prostituzione, dal regolamento Cavour del 1860 alla legge Merlin che cambiò l’assetto del desiderio maschile, fondato su una differenza di potere tra il mondo dell’uomo e delle donne.
Si pose fine alla schedatura delle prostitute presso le Questure italiane, che segnava a vita le donne e le privava di alcuni diritti civili (addirittura all’inizio del suffragio universale, nel 1945, si voleva negare l’elettorato passivo e attivo alle prostitute; la correzione arrivò solo nell’ottobre 1945). Inoltre, vennero abolite le visite mediche obbligatorie per le prostitute, una vera e propria violenza e un sopruso da parte dello stato.
È stato ricordato il libello di Indro Montanelli sulle case chiuse, “Addio, Wanda!”, del 1956: “un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli: la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre grandi istituzioni trovavano la più sicura garanzia”. Montanelli non era immune da un immaginario maschile, a dir poco reazionario (ricordiamo il suo racconto “esotico”).
I dieci anni che precedono l’approvazione della legge Merlin, vedono la donna al centro del confronto e dei dibattiti. La donna che è naturalmente viziosa e lussuriosa. La donna che nei secoli è stata considerata necessaria all’uomo, in funzione del soddisfacimento dei suoi desideri. Tant’è vero che vi era il riconoscimento del diritto di comprare una donna, pagando la tariffa prevista. C’era di fatto una dicotomia tra questa “normalità” di pagare una donna e la scelta di creare dei luoghi chiusi, nascosti, come se ci fosse qualcosa di non normale. In tutto questo, il desiderio maschile, seppur vizioso, viene scaricato sulla donna, che diviene “discarica” impura dei vizi dell’uomo, che così si “purifica”. Mentre il desiderio femminile non può che essere unicamente finalizzato a quello maschile.
Altra contrapposizione creata dagli uomini è quella tra prostituta da un lato, che dev’essere lussuriosa e sporca, e l’angelo del focolare, pura, asessuata, funzionale alla riproduzione, moglie sottomessa e muta.
Desidero aprire una breve parentesi, a proposito di vita coniugale, per suggerirvi questa ricostruzione su più livelli tratta dal blog di Ida, accurata e ottimamente documentata.

Le prostitute venivano considerate affette da “follia morale” da numerosi di medici, evidentemente ancora sotto l’influsso di tesi lombrosiane, davvero inaccettabili. Permaneva l’idea dell’esistenza di una sorta di profilo innato, potremmo dire genetico, della prostituta, come se si trattasse del corrispettivo femminile del criminale lombrosiano.
Anche le visite mediche a cui erano obbligate le prostitute non erano volte a salvaguardare la salute delle donne, bensì a garantire che l’uomo “puro” non si infettasse. C’era solo il diritto maschile alla salute. La donna era infetta a priori nel caso non si fosse lasciata visitare. Potete immaginare le condizioni igieniche di queste visite e il rischio di contrarre davvero qualche malattia. Il corpo della prostituta è di pubblica proprietà, per cui lo stato ha il potere di coercizione su tale corpo, attraverso le visite.
Con la legge Merlin qualcosa cambia, ma non si parla di diritti e di dignità di queste donne, non si indaga sulla loro condizione, restano sempre un gruppo opaco, poco conosciuto, come se tutte fossero uguali, con le stesse problematiche e le stesse aspettative. Interrogarsi per comprendere meglio questa realtà, cercare di riflettere sulla domanda di prostituzione, portando al centro del discorso l’uomo, aiuterebbe a far emergere la disuguaglianza di potere tra uomini e donne nella società.
Marco Quiroz Vitale, Docente di Sociologia dei diritti umani presso l’Università degli studi di Milano, ha voluto dimostrare l’attualità della legge Merlin, le cui lacune iniziali e le previsioni troppo ampie sono state sanate nel tempo dai vari pronunciamenti della dottrina e della giurisprudenza e da leggi successive. Pertanto “non si vede la necessità di modificare l’assetto della Merlin, non vi sono ragioni tecniche o giuridiche. La norma è tuttora efficace e serve a contrastare le attività criminali e penalmente perseguibili”.
Al dibattito è mancata, a mio avviso, una riflessione su come sia importante l’educazione a scuola, il prima possibile, strutturando programmi adeguati di educazione sentimentale, sessuale e all’affettività. La famiglia non può e non deve essere l’unico contesto per far maturare le future generazioni e fargli comprendere i benefici di un rapporto equilibrato tra i sessi, fondato sul rispetto reciproco. Ma forse il contesto del convegno non consentiva una trattazione “serena” di una materia che da sempre ha avuto “pochi sostegni” da ambienti confessionali. Eppure la rivoluzione culturale, più volte evocata, passa anche per l’abbandono di certe zavorre ideologiche. Se veramente vogliamo cambiare. Altrimenti ci limiteremo sempre solo a parlarne, senza tentare di sradicare a monte il fenomeno dello sfruttamento e della tratta.
Se poi qualcuno ritiene che prostituirsi sia un lavoro come un altro, liberi di pensarlo, ma raccontatelo a chi ogni giorno non ha alternative, subisce violenze ed è schiava. Perché la maggioranza non è composta da sexworkers sorridenti e libere. La vita della maggior parte delle prostitute non è autodeterminata. Queste donne non hanno scelta e, ripeto, sono la maggioranza di coloro che si prostituiscono. Per queste donne dobbiamo lottare, per queste donne occorre trovare strumenti e servizi per renderle libere dai loro sfruttatori e non solo. Libere dalla violenza quotidiana. Perché le vittime sono persone reali. Come queste.

Non serve a nulla raccontare storie al “limite”, lontane culturalmente e geograficamente da noi, per sostenere quanto è bello essere libere di prostituirsi. Impariamo a ragionare focalizzandoci sul nostro contesto e non su storie singole. Analizziamo i dati, i fatti, i racconti di chi è sulla strada perché qualcuno le costringe. Per onestà e per non raccontare favole sulla pelle delle donne che libertà di scelta non hanno.

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