Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Crescere a Pornland


Grazie alla segnalazione di una amica e alla pagina “Nordic Model Now”, ho recuperato questo articolo del 2016 di Melinda Tankard Reist, scrittrice, speaker, co-fondatrice di Collective Shout, co-curatrice del saggio Big Porn Inc: Exposing the harms of the global porn industry.

Ho pensato di tornare su questi temi di cui mi ero occupata qualche anno fa (qui), cogliendo lo spunto di questo articolo e traducendolo.

Siamo in Australia, ma le evidenze possono valere anche per l’Italia, magari comparandole con il lavoro di Patrizia Romito, Daniela Paci e Lucia Beltramini.

“Accanto alla svalutazione del corpo femminile legata all’offerta di prestazioni sessuali a pagamento, i ragazzi hanno descritto un’ancora più diffusa forma di svalorizzazione della persona, ovvero l’uso sistematico dei mezzi di comunicazione di massa come veicoli di materiale pornografico, spesso materiale pornografico auto-prodotto” (pag. 73)

(…) Ragazze nude, ragazze in pose pornografiche, ammiccanti, seduttive, come se questa fosse l’unica arma a loro disposizione per ottenere la tanto sperata visibilità e l’accettazione da parte di un mondo maschile che le vuole così, merce di scambio sui telefonini o su internet.” (…) Alla richiesta del perché le ragazze siano disposte a una simile svalorizzazione del proprio corpo, maschi e femmine sono concordi nell’attribuire la colpa alle ragazze stesse e al loro incessante desiderio di essere viste, apprezzate, accettate.” (pag. 74)

Spesso c’è consapevolezza della pericolosità di simili comportamenti, ma “se qualche filmato finisce on-line, peggio per loro.”

Traspare una diffusione massiva di modelli disfunzionali “nei quali sesso, violenza, pornografia si intrecciano gli uni agli altri.” (pag. 75) Rivivono stereotipi sessuali con una sorta di “ritradizionalizzazione” dei ruoli sessuali, raccontati dai ragazzi. E preoccupa come questo materiale pornografico spesso sia il loro unico e primario modello di riferimento sessuale alle prime esperienze.

“Il materiale pornografico a disposizione di giovani e giovanissimi presenta quindi violenza, dominazione, dolore, immagini della donna come oggetto da usare, ferire e poi gettare. Ma come reagiscono i ragazzi di fronte a tutto ciò?” (pag. 77)

Ridono, si divertono a vedere film in cui le donne vengono picchiate. Tra una risata e l’altra si afferma e si consolida la cultura della violenza e dello stupro, di una sessualità maschile che tutto può e a cui tutto si deve.

Ritornando allo studio australiano…

“[Voglio] una migliore educazione riguardo al sesso per ragazzi e ragazze [e] informazioni sulla pornografia e il modo in cui influenza le pratiche sessuali dannose”.

Queste sono le parole di Lucy, 15 anni, una delle 600 giovani donne e ragazze australiane che hanno partecipato a un sondaggio commissionato da Plan Australia e Our Watch. L’indagine, condotta da Ipsos, ha raccolto le risposte delle ragazze e delle giovani donne di età compresa tra 15 e 19 anni in tutti gli stati e territori.

Nel report del sondaggio, intitolato Don’t send me that pic (Non mandarmi quella foto), i partecipanti hanno riferito che l’abuso e le molestie sessuali online erano endemiche. Oltre l’80% ha dichiarato che è inaccettabile che i fidanzati richiedano immagini di nudo.

Il bullismo e le molestie sessuali fanno parte della vita quotidiana di molte ragazze. I giovani parlano sempre più di come queste pratiche abbiano legami con la pornografia – e così dovrebbero, perché hanno molto da perdere.

La pornografia sta modellando e condizionando i comportamenti e le attitudini sessuali dei ragazzi, e le ragazze vengono lasciate senza gli strumenti per affrontare questi ragazzi saturi di pornografia.

Il mio impegno con le giovani donne negli ultimi anni nelle scuole di tutta l’Australia, conferma che stiamo conducendo un “esperimento pornografico” sui giovani – un attacco al loro sano sviluppo sessuale.

Se ci sono ancora dubbi sul fatto che il porno abbia un impatto sull’atteggiamento e sui comportamenti sessuali dei giovani, forse è il momento di ascoltare i giovani stessi. Ragazze e giovani donne descrivono ragazzi che fanno pressioni per ottenere atti ispirati al porno che consumano abitualmente. Le ragazze raccontano come da loro ci si aspetti che sopportino cose che non gli piacciono.

Alcuni vedono il sesso solo in termini di prestazioni, dove ciò che conta di più è il ragazzo che si diverte. Ho chiesto a una quindicenne della sua prima esperienza sessuale. Lei mi ha risposto: “Penso che il mio corpo sia sembrato OK, sembrava goderselo”. Molte ragazze sembrano tagliate fuori dal loro stesso senso di piacere o intimità. Che piaccia “a lui” è la cosa più importante. Le ragazze e le giovani donne sono sottoposte a molte pressioni per dare ai ragazzi e agli uomini quello che vogliono, ovvero adottare ruoli e comportamenti pornografici, essendo il loro corpo semplicemente un “ausilio” sessuale. Crescendo in un paesaggio pornizzato, le ragazze si abituano a impersonare (si percepiscono come) “stazioni di servizio” per la gratificazione e il piacere maschile.

Abbiamo chiesto: “Da cosa capisci che piaci a un ragazzo?”, una studentessa dell’8° anno ha risposto: “Vuole ancora parlarti dopo che lo hai succhiato”. Uno studente di scuola superiore ha detto a una ragazza: “Se succhi il mio cazzo ti darò un bacio”. Ci si aspetta che le ragazze forniscano atti sessuali come segni di affetto. Una quindicenne mi ha detto che non le piaceva affatto il sesso, ma che farlo rapidamente era l’unico modo affinché il suo fidanzato si calmasse e guardasse un film con lei.

Sto incontrando sempre più ragazze del 7° anno che cercano aiuto su cosa fare per le richieste di immagini di nudo. Ricevere la richiesta “mandami una foto delle tue tette” è un evento quasi quotidiano per molte. “Come posso dire “no” senza ferire i suoi sentimenti”? chiedono le ragazze.

Come riportato dal report Plan Australia/Our Watch, le ragazze sono stanche di essere sotto pressione per via delle immagini che non vogliono inviare, ma sembrano rassegnate a quanto normale sia diventata la pratica. I ragazzi usano le immagini come una forma di valuta, da scambiare e condividere e da usare per umiliare le ragazze pubblicamente.

Le ragazze del 7° anno mi fanno domande su bondage e S & M. Molti di loro hanno visto 50 Shades of Grey (che è stato pubblicato il giorno di San Valentino). Chiedono, “se vuole picchiarmi, legarmi e perseguitarmi, vuol dire che mi ama?” Le ragazze sopportano comportamenti umilianti e irrispettosi, e quindi interiorizzano i messaggi pornografici nel loro ruolo sottomesso.

Incontro ragazze che descrivono di essere tentate nel cortile della scuola, ragazze regolarmente molestate a scuola o sullo scuolabus mentre tornano a casa. Mi dicono che i ragazzi si comportano come se avessero diritto al corpo delle ragazze. I difensori del porno spesso dicono che fornisce educazione sessuale. E lo fa: insegna anche ai ragazzi molto giovani che le donne e le ragazze sono sempre disponibili, pronte. “No” significa in realtà “sì”, o “prova a convincermi”.

Le ragazze riportano alcuni fatti: di essere classificate a scuola sulla base dei loro corpi e di come a volte i ragazzi facciano paragoni con i corpi delle pornostar. Sanno che non possono competere, ma ciò non impedisce loro di pensare che debbano farlo. Le richieste di labioplastica sono triplicate in poco più di un decennio tra le giovani donne di età compresa tra i 15 ei 24 anni. Le ragazze che non si sottopongono alla ceretta “brasiliana” di ispirazione pornografica sono spesso considerate brutte o non curate (dai ragazzi così come dalle altre ragazze).

Alcune ragazze subiscono lesioni fisiche da atti sessuali di ispirazione pornografica, compreso il sesso anale. Il direttore di un centro di violenza domestica sulla Gold Coast mi ha scritto un paio di anni fa a proposito dell’aumento delle lesioni legate al porno a ragazze di 14 anni e più, da atti che includono torture:

“Negli ultimi anni abbiamo assistito a un enorme incremento di casi di stupro da parte di un partner ai danni di donne dai 14 agli 80 anni. Il più rilevante comun denominatore è il consumo di pornografia da parte del reo.

Con i sex offenders che non sono in grado di distinguere tra fantasia e realtà, pensano che le donne credenti siano “disponibili” 24 ore su 24, seguendo il mito che “no significa sì e sì significa anale”, ignari dei danni causati e senza mai considerare il consenso. Abbiamo visto un enorme aumento della privazione della libertà, lesioni fisiche, torture, droghe, riprese e condivisione di filmati senza consenso “.

L’Australian Psychological Society ritiene che i ragazzi adolescenti siano responsabili di circa il 20% degli stupri di donne adulte e tra il 30% e il 50% di tutte le violenze sessuali riferite ai bambini. Proprio la scorsa settimana, la professoressa Freda Briggs ha sostenuto che la pornografia online sta trasformando i bambini in imitatori di predatori sessuali – riproducendo su altri bambini quello che vedono nel porno.

Secondo un articolo del 2012 “The Impact of Internet Pornography on Adolescents” (L’impatto della pornografia online sugli adolescenti) ha rilevato come il consumo di pornografia su Internet fosse legato ai cambiamenti attitudinali, compresa l’accettazione della dominanza maschile e della sottomissione femminile come paradigma sessuale primario, con le donne viste come “giocattoli sessuali desiderosi per soddisfare i desideri sessuali maschili “. Gli autori hanno scoperto che “gli adolescenti che sono intenzionalmente esposti a materiale sessualmente esplicito violento avevano sei volte più probabilità di essere sessualmente aggressivi di quelli che non vi erano stati esposti”.

Ho chiesto alle ragazze quali messaggi avrebbero voluto che trasmettessi ai ragazzi. Finora, questi messaggi sono stati: “Smettila di dirci che siamo bagnate, “Smetti di commentare i nostri corpi”, “Smetti di chiedere immagini”, “Le battute sugli stupri non sono mai divertenti” e “Il sesso prima dell’età del consenso è illegale”.

La proliferazione e la globalizzazione di immagini ipersessualizzate e di temi pornografici rende quasi impossibile l’esplorazione sessuale sana. La conquista e il dominio sessuale non sono contemperate dai limiti di rispetto, intimità e autentica connessione umana. I giovani non si stanno preparando sull’intimità, l’amicizia e l’amore, ma sulla crudeltà e l’umiliazione. Come rileva un recente studio:

“La pornografia mainstream online si basa in modo schiacciante su atti di violenza e degradazione nei confronti delle donne, i comportamenti sessuali esemplificati nella pornografia si allontanano dall’intimità e dalla tenerezza e caratterizzano le costruzioni patriarcali della mascolinità e della femminilità”.

È l’intimità e la tenerezza che tante ragazze e giovani donne dicono di cercare. Una giovane donna mi ha raccontato che nei siti di appuntamenti lei scrive alla voce “feticcio” che “vuole fissare ardentemente gli occhi di qualcuno e fare sesso lento”. Ha detto che inserendo questo dettaglio nella categoria “fetish”, si garantiva una maggiore visibilità.

Ma in che modo le giovani donne potranno trovare queste esperienze sensuali, “a fuoco lento”, negli uomini indottrinati dalla pornografia? Lo psicologo Philip Zimbardo sostiene a proposito di giovani uomini: “Non conoscono il linguaggio del contatto faccia a faccia … L’eccitazione costante, il cambiamento, l’eccitazione della novità, li rendono fuori sincrono con relazioni a sviluppo lento – relazioni che si costruiscono lentamente”.

È sbagliato lasciare la formazione sessuale nelle mani dell’industria del sesso globale. Dobbiamo fare di più per aiutare i giovani a confrontarsi con le nozioni distorte di sessualità trasmesse dalla pornografia.

Fortunatamente, gli effetti negativi dell’esperimento pornografico su relazioni e sessualità sono stati evidenziati e sottolineati esplicitamente. Il mese scorso è stato organizzato presso l’UNSW un primo simposio in Australia per la questione ,davanti a una folta platea, e un’attuale inchiesta del Senato sta raccogliendo prove degli effetti nocivi distorti del porno sui nostri giovani.

Soprattutto, sono i giovani stessi che chiedono il cambiamento. Josie, 18 anni, è citata nel report Plan Australia/Our Watch:

“Abbiamo bisogno di maggiori controlli e restrizioni in merito la pornografia violenta, che è attualmente accessibile a ragazzi e uomini. Questa pornografia violenta dovrebbe essere illegale da realizzare o da visualizzare in Australia, dato che abbiamo innegabilmente un problema con la violenza e i ragazzi stanno guardando un sacco di pornografia che può essere molto violenta … Questo sta influenzando l’atteggiamento degli uomini verso le donne e su ciò che ritengono sia accettabile. La pornografia violenta si sta infiltrando nelle relazioni australiane.”

Su questo blog ho cercato di esplorare in più articoli il mondo della pornografia, se volete ne trovate traccia. Non vorrei che si parlasse di moralismo o di atteggiamento bigotto. Semplicemente, mi piacerebbe che si guardassero in faccia gli effetti di una esposizione a simili prodotti e magari si avviasse una riflessione su questi aspetti, a partire dalla percezione che hanno i giovani. Nel mio girovagare nelle scuole mi piacerebbe trovare più collaborazione e più apertura da parte della classe insegnanti, per poter esplorare questi temi assieme a quello sulla percezione delle forme di violenza, senza zavorre che sminuiscono questo lavoro. Perché è il momento di ascoltare i giovani e di dare loro la possibilità di smontare e decostruire modelli nocivi.

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L’ascesa della famiglia nucleare

ca. 1306-1290 B.C. --- Ancient Egyptian Fresco of Husband and Wife Plowing Fields --- Image by © The Art Archive/Corbis

ca. 1306-1290 B.C. — Ancient Egyptian Fresco of Husband and Wife Plowing Fields — Image by © The Art Archive/Corbis

 

Qui di seguito la mia traduzione di un secondo post di Simon Copland, sulla scia del precedente (che vi consiglio di leggere prima questo post), continua il viaggio attraverso la sessualità, la famiglia, i ruoli di genere, i rapporti economici e di potere. Riflessioni interessanti e che ci aiutano a sfatare qualche falso mito sulla nostra società e sui nostri rapporti sociali. Sappiamo quanto sia complicata la ricostruzione di sistemi sociali appartenenti alla preistoria, non ci sono fonti o documenti da cui attingere per supportare tale lavoro. Molti studi sulle società matriarcali per esempio si sono concentrati su comunità tuttora esistenti. Difficile però individuare quanto di originale e quanto di “influenzato” da una contemporaneità sempre più omologante sia presente in queste comunità. Tuttavia, studiosi di diverse discipline non hanno mai abbandonato questo sforzo, per comprendere le nostre radici ancestrali, come siamo giunti sin qui, nel bene e nel male. Soprattutto, l’analisi di Copland tocca da vicino il ruolo della donna, il cui destino è strettamente connesso alla nascita della proprietà privata e di modelli di società fondati su classi diverse. Buona lettura e grazie Simon!

 

In questo post (vedi qui) mi ero soffermato sulla nostra visione dominante della storia moderna su sessualità e famiglia. Questo modello ci insegna che la monogamia e il patriarcato siano parte della nostra natura. Ci dicono che sono vecchi come la società stessa. Tuttavia, come ho mostrato, molti antropologi e biologi sostengono prove che dimostrano che le cose stanno diversamente. Infatti, in epoca preistorica, gran parte delle famiglie erano poligame e in un sacco di società le donne avevano un alto grado di autorità e controllo. Perciò, come siamo arrivati al punto in cui ci troviamo? Questo è l’argomento del post di questa settimana.

Le società poligame ed egualitarie preistoriche di cui abbiamo discusso sono state incrinate in primo luogo da una invenzione: l’agricoltura.
L’agricoltura probabilmente ha avuto l’impatto più significativo di qualsiasi altra invenzione della società umana. È cambiato radicalmente il modo in cui vivevamo. Le società di cacciatori-raccoglitori vivevano in gran parte o completamente di sussistenza. Diverse società hanno vissuto in modi diversi, ma la gente viveva principalmente in piccoli clan nomadi, raramente si stabilivano in un unico luogo per un tempo lungo. Costantemente in movimento, noi esseri umani non avevamo i mezzi, né il bisogno di accumulare risorse. Raccoglievamo bacche, radici e altri vegetali spontanei, oppure cacciavamo o pescavamo; lavoravamo solo poche ore al giorno, quanto bastava per raccogliere ciò che ci serviva per sopravvivere.

L’agricoltura ha cambiato tutto questo. Con il suo sviluppo, in particolare con i processi sempre più intensivi (con l’aratro e l’irrigazione), improvvisamente gli esseri umani sono stati in grado di estrarre significativamente più risorse. Abbiamo iniziato ad accumulare il surplus, o quello che oggi chiamiamo ricchezza. Come Sharon Smith afferma (QUI):

“Questo è stato un punto di svolta per la società umana, perché nel tempo, questo avrebbe portato alla sostituzione della produzione per uso con quella per lo scambio e infine per il profitto – che porta alla nascita delle prime società classiste circa 6.000 anni fa (le prime in Mesopotamia, seguite poche centinaia di anni dopo da Egitto, Iran, Valle dell’Indo e Cina)”.

A differenza dei piccoli clan nomadi, ci siamo stabiliti in città e nelle fattorie per accumulare ricchezza. Non abbiamo più vissuto di sussistenza, al contrario, abbiamo iniziato a commerciare le risorse che ci circondavano per sopravvivere. Abbiamo dovuto produrre sempre di più in modo da avere maggiori risorse da commerciare.

Gli impatti di tutto ciò sono stati ovviamente enormi, ma non necessariamente positivi. Lo scienziato Jared Diamond (QUI) ha definito questo cambiamento: “il peggiore errore nella storia della razza umana”. L’agricoltura ha portato con sé, egli sostiene: “”la disuguaglianza sociale e sessuale, la malattia e il dispotismo, che affliggono la nostra esistenza”. L’evidenza (QUI) suggerisce che l’agricoltura ha comportato una intensificazione del lavoro, che ha portato a una dieta meno varia. A sua volta la salute e la vita media delle comunità sono scese drammaticamente.

Anche l’egualitarismo del passato scompare (QUI). L’agricoltura ha portato ad una maggiore specializzazione del lavoro, la creazione di nuovi ruoli sociali. Questa divisione ha creato le prime gerarchie sociali – le classi proprietarie che gestivano le risorse e le classi lavoratrici che lavorano nelle aziende agricole (QUI). Grazie al potenziale guadagno economico individuale, alcune famiglie sono diventate più ricche di altre, creando le prime basi del nostro sistema di classe moderno.

Questi cambiamenti sociali si sono fatti sentire maggiormente all’interno della famiglia. Engels affermava che con lo sviluppo dell’agricoltura i compiti maschili si allontanarono dalla caccia per dedicarsi a quelli della cura della fattoria. Dal momento che gli uomini erano stati in gran parte responsabili dell’approvvigionamento di fonti di proteine nelle società di cacciatori-raccoglitori, ha fatto sì che continuassero a svolgere questo ruolo, occupandosi degli animali addomesticati della fattoria. Inoltre, essendo complicato per le donne occuparsi dei lavori agricoli pesanti e contemporaneamente dovendo curare la prole, questo tipo di lavori sono finiti nell’ambito esclusivamente maschile (QUI). Questo è un cambiamento molto importante. La fattoria, o più precisamente come sostiene Engels, il bestiame addomesticato, è stata la prima vera proprietà privata. Aziende agricole e animali addomesticati erano di proprietà di individui, piuttosto che appartenenti all’intera comunità.

Prendendo il controllo sull’agricoltura, di conseguenza, gli uomini hanno ottenuto anche il controllo della proprietà privata. Gli uomini hanno acquisito il controllo della maggior parte delle ricchezze in una società.
Questo impatto è stato aggravato dal fatto che l’agricoltura richiede una maggiore attenzione alla riproduzione. Nelle società di cacciatori-raccoglitori le comunità sono state mantenute piccole (QUI), con il solo obiettivo di rimpiazzare i membri esistenti della comunità. Infatti, Christopher Ryan e Cacilda Jethá, gli autori di “Il sesso all’alba” (QUI), sostengono che ci sono prove che le società di cacciatori-raccoglitori praticavano un elevato numero di infanticidi – uccidevano i bambini che venivano considerati in eccesso rispetto alle esigenze della comunità. Questo è stato del tutto capovolto. L’agricoltura richiedeva molto più lavoro della caccia e della raccolta, perciò anche maggiori risorse umane (QUI). Le famiglie avevano bisogno di figli per occuparsi della fattoria. Per questo notiamo un notevole incremento della popolazione dopo l’avvento dell’agricoltura (QUI). Mentre gli uomini giocavano un ruolo crescente nell’ambito della produzione, di conseguenza, il ruolo delle donne era destinato sempre più alla riproduzione. La riproduzione era diventata compito delle donne, per fornire lavoratori destinati ai campi.

E questo, come Engels sosteneva, ha una ricaduta sui rapporti di forza all’interno della famiglia. Con gli uomini che prendono il controllo della produzione delle risorse, nasce l’esigenza di avere qualcuno a cui passare queste risorse. Avevano bisogno di qualcuno che potesse ereditare le ricchezze che avevano costruito. Ma nelle famiglie poligame del passato, gli uomini non avevano un modo per poter fare questo – non sapevano chi erano i loro figli e a chi tramandare la loro ricchezza. Da questo deriva la nuova necessità di monogamia. Gli uomini ora pretendono la monogamia in cambio di cura (ad esempio fornendo le risorse a donne e bambini). In questo modo si garantivano la sicurezza che coloro a cui tramandavano le ricchezze fossero figli propri. Questo lentamente ha portato alla sconfitta della società matrilineare. Così come gli uomini hanno preso il controllo della produzione, hanno assunto il controllo della famiglia, da cui è derivata l’introduzione della discendenza patrilineare. Engels la descriveva così:

“Il rovesciamento del diritto matrilineare è stato la sconfitta storica mondiale del genere femminile. L’uomo ha assunto il comando anche in casa; la donna è stata degradata e ridotta in schiavitù; è diventata schiava del suo desiderio e un mero strumento per la produzione di bambini.. Inoltre, per assicurarsi la fedeltà della moglie e quindi la paternità dei suoi figli, lei finisce incondizionatamente sotto il controllo del marito; se dovesse decidere di ucciderla, sta semplicemente esercitando un suo diritto.”

Ciò che è rilevante è che la divisione sessuale del lavoro non cambia in modo significativo dalla società di cacciatori-raccoglitori a quella agricola. Gli uomini restano in gran parte “responsabili” del “mondo esterno”, mentre le donne continuano a prendersi cura della riproduzione e della famiglia. È con lo sviluppo delle società classiste che il potere si allontana significativamente dall’ambiente domestico, cambiando altresì la relativa influenza dei generi. Nel libro Toward an Anthropology of Women (QUI), Karen Sacks sostiene:

“La proprietà privata trasforma le relazioni tra gli uomini e le donne all’interno della famiglia, proprio perché erano cambiate radicalmente le relazioni politiche ed economiche nella società più ampia. Per Engels la nuova ricchezza consistente in animali addomesticati, significava che esisteva un surplus di merci disponibili per lo scambio tra le unità produttive. Con il tempo, la produzione degli uomini con specifica finalità di scambio crebbe, si espanse e ha messo in secondo piano la produzione per l’uso domestico. Poiché la produzione a fini di scambio ha eclissato quella per l’utilizzo immediato, la natura della famiglia è cambiata, così l’importanza del lavoro delle donne al suo interno, e di conseguenza, la posizione delle donne nella società.”

 

Questa è la storia. Monogamia e patriarcato non sono naturali, fanno parte di un particolare sviluppo economico – la crescita dell’agricoltura, la proprietà privata e di un sistema basato sulle classi.
Nel prossimo post analizzeremo meglio questi aspetti, scandagliando capitalismo e patriarcato moderni. Ci sono state molte critiche a Engels, di cui parleremo. Ma cercheremo anche le prove che supportano queste teorie, domandandoci come i ruoli di genere hanno resistito sino ai nostri giorni?

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Zone d’ombra

 

Oggi desidero proporvi un articolo, pubblicato a ottobre in Italia su Internazionale. L’autrice è Lydia Cacho, una giornalista messicana, autrice de I demoni dell’Eden. Il potere che protegge la pornografia infantile (Fandango Libri, 2014).

 

Dal 1993 il Messico include i “servizi sessuali” nel suo Sistema contabile nazionale (Scn), che è usato anche per determinare il prodotto interno lordo del paese. Secondo questi dati, i servizi sessuali calcolati corrispondono solo allo 0,5 per cento del pil. Ma come possiamo essere sicuri che questa cifra non comprenda le vittime della tratta di esseri umani? Viviamo all’interno di un doppio discorso, con l’Scn che calcola il contributo dei servizi sessuali all’economia formale e i politici messicani che da una parte vogliono perpetuare un modello di famiglia tradizionale e dall’altro se la spassano organizzando orge private durante le riunioni di lavoro. Chi lavora nell’industria del sesso a pagamento ha dei diritti civili che devono essere rispettati, questo è indiscutibile. Ma chi è convinto che la tratta di esseri umani scomparirà con la legalizzazione dei servizi sessuali si sbaglia di grosso.
Certo, è possibile considerare i servizi sessuali un’attività lecita in cui il corpo è uno strumento di lavoro, e sostenere che chi esercita quest’attività deve pagare le tasse, dev’essere tutelato e non dev’essere perseguito dalla giustizia. Ma questo punto di vista non tiene conto dei meccanismi culturali ed economici che reggono questa industria. C’è chi sostiene che nel capitalismo tutto è soggetto a un certo grado di schiavitù, di sessismo e di classismo, per cui nessuno dovrebbe pretendere che la prostituzione ne sia del tutto esente. Ma sono proprio lo squilibrio di potere, l’androcentrismo e lo sfruttamento di un modo di pensare che mercifica le donne invece del desiderio erotico a permettere a quest’industria di fatturare più di quindici miliardi di dollari all’anno.

È un’illusione credere che la piena legalizzazione del sesso a pagamento porterà la società a non discriminare chi si dedica a quest’attività. Ci sono preconcetti culturali radicati nella discriminazione di genere che sono estremamente difficili da eliminare dal discorso pubblico. D’altro canto, l’industria del sesso a pagamento vive e si rafforza grazie al perpetuarsi del maschilismo e al tabù del proibito, e presenta la sessualità come una fantasia basata sulla trasgressione.

L’industria del sesso non avrebbe un giro d’affari di miliardi di dollari se non rappresentasse una sfida alla morale pubblica entrare in un sexy shop dove un vibratore costa cento dollari e i film più venduti giocano con l’idea del proibito. Le barely teens, ragazzine protagoniste di orge con uomini adulti, l’hard sex, un’espressione usata dall’industria del sesso per celebrare lo stupro, o il sadomasochismo bondage che spaccia l’idea che la violenza intesa come un gioco con delle regole precise sia il miglior modo per mantenere la passione in una coppia: sono queste le cose che rendono di più dopo la prostituzione vera e propria nei locali notturni.

Il fatto è che, con la diffusione della pornografia gratuita e la rottura dei limiti della trasgressione su internet, chi vuole farsi pagare va in cerca di nuovi mercati nel porno adolescente (con attrici che hanno appena compiuto diciotto anni ma che ne dimostrano quattordici o quindici). L’industria del sesso a pagamento riproduce la cultura tradizionale, ma crea anche nuovi paradigmi di comportamento erotico.

Ecco perché è impossibile discutere della legalizzazione dei servizi sessuali senza parlare dei club, dei bordelli e della pornografia che sono sempre stati canali di riciclaggio del denaro sporco per le mafie e gli imprenditori corrotti. Insomma: se i servizi sessuali rientrano nel calcolo del pil, bisognerebbe smettere di affrontarne solo alcuni aspetti e rendere più trasparente tutto il settore. Ma questo è quasi impossibile, perché a muovere l’industria del sesso è anche l’opacità e perché il proibizionismo aumenta le vendite.

Le organizzazioni internazionali dei servizi sessuali e l’industria del sesso sostengono che le critiche sono frutto di una morale religiosa limitata e sessuofoba che nega i loro diritti civili. Il paradosso è che non vogliono uscire davvero alla luce e diventare del tutto legali, ma pretendono che lo facciano le donne, e solo in parte. È proprio questa la trappola dietro cui si nasconde il potere dei trafficanti di esseri umani.

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Porno & Violenza

Franco Matticchio

Franco Matticchio

 

Affronto un argomento divisivo per il movimento delle donne. Mi piace l’approccio che ne fa Chiara Volpato, perché vorrei seguire un percorso “scientifico” e non emotivo e soggettivo. Di solito se ne fa una trattazione “partigiana”, senza alcun fondamento a sostegno di una o dell’altra posizione. Si parla per il puro gusto di parlare. Ma certe tematiche non possono essere trattate con leggerezza.
La progressiva sessualizzazione delle immagini di donne, ma anche di uomini, adolescenti e bambini, ha contribuito a generare in Occidente, quella che è stata definita una pornificazione del quotidiano (American Psychological Association, 2010)
Alcune femministe come Catharine MacKinnon e Andrea Dworkin hanno individuato come nella pornografia una “rappresentazione ossessiva di donne disponibili, oggettivate, vulnerabili” concorra al “mantenimento della subordinazione femminile”. Le sex positive feminists (come Erica Jong) ritengono che la libertà sessuale sia un elemento cruciale della libertà femminile. Per cui, partendo dall’assunto che il sesso tra consenzienti è sempre qualcosa di positivo, hanno rifiutato qualsiasi controllo, compreso in merito alla pornografia. Capite che non è tutto libero quello che appare tale. È un po’ quel che accade sul tema della prostituzione, in merito alle sex workers che sostengono di farlo per libera scelta (vi consiglio questi due bei post in merito: qui e qui). Si può essere liber* “di“, ma non è sempre detto che lo si sia “da“, che si può palesare con un bisogno economico, una subordinazione culturale, fisica, materiale, un disagio sociale ecc. Si chiamano fattori discriminanti e non ci rendono liber* effettivamente e pienamente.

La rappresentazione della donna nel porno è nella maggior parte dei casi basata su una figura di donna deumanizzata, asservita, oggettivata, mercificata, subordinata e strumentale all’uomo.
Numerose indagini scientifiche (qui e qui) hanno rilevato come il consumo pornografico produca degli effetti negativi nelle relazioni uomo-donna, porti ad avere delle aspettative distorte dal rapporto con le donne reali, ad avere relazioni sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo, a considerare le donne come oggetti e ad alimentare i pregiudizi di genere.

Le ricerche in ambito psicosociale hanno evidenziato come il consumo di pornografia violenta porti gli uomini ad agire in modo violento con le donne reali. Tra l’altro si è notata una trasformazione nell’industria dell’hard. Se prima degli anni ’90 tutto si fondava sul mito dello stupro (che diventava il desiderio segreto di ogni donna, per cui la sua rappresentazione aveva una funzione maieutica), in anni più recenti si è sviluppato uno stile desessualizzato, in cui la donna è ridotta a mero oggetto passivo, in un contesto di violenza che ha come unico scopo la riaffermazione del potere maschile, in una sorta di backlash (Pietro Adamo, 2004, Il porno di massa. Percorsi dell’hard contemporaneo; Susan Faludi qui e Marilyn French qui), tentativo estremo di riscossa e restaurazione post-femminista. Per cui il sesso diventa uno strumento punitivo al servizio del potere maschile (Adamo, 2004).
Ci sono numerosi studi empirici che hanno dimostrato un legame tra consumo di pornografia e violenza.
In Italia Lucia Beltramini, Daniela Paci e Patrizia Romito hanno condotto una ricerca per analizzare i rapporti tra i sessi, le esperienze di violenza e la sua percezione in un campione di ragazzi e ragazze, studenti dell’ultimo anno di diverse scuole del Friuli Venezia Giulia (pag. 42, qui lo studio).
I risultati mostrano che le percentuali di adolescenti che consumano materiale pornografico sono elevate, con il rischio che in futuro la violenza sessuale aumenti e che ci sia una domanda di prostituzione in ascesa.
Per le ragazze è emersa una relazione tra violenza psicologica, subita in famiglia, o la violenza sessuale subita in famiglia o fuori, e l’uso della pornografia violenta (diventa una specie di anestetico per “normalizzare” e controllare un trauma). Per i ragazzi è tutto molto diverso: la pornografia è una consuetudine socialmente accettata, un modo per costruire la mascolinità del maschio dominante.
Ci sarà davvero un ethical porn (vi suggerisco questa bella indagine di Zoe Williams sul Guardian), oppure è solo un tentativo di “normalizzazione”, una trovata di marketing per vendere un prodotto? Pandora Blake sostiene che il “Feminist porn is explicitly focused on women’s desires and sexuality”, però leggo anche che: “Makers of ethical porn believe you can have a violent fantasy, of any kind, and that can be a legitimate part of your sexual identity, one that you have a right to explore”. Quindi, forse siamo al punto di partenza e non ci abbiamo guadagnato nulla.

Per concludere vi suggerisco, sul blog de il Ricciocorno:
una traduzione di un pezzo di Jonah Mix, e quest’altro un post molto ben documentato.

Non vogliamo censurare nulla, solo cercare di ragionare seriamente, dati alla mano, studi e indagini scientifiche alla mano. Non possiamo costruire discorsi sul nulla. Innanzitutto dobbiamo spiegare cosa intendiamo con pornografia, senza confondere e mischiare cose che non hanno nessuna attinenza. Nessun* vuole le barricate, il confronto dovrebbe essere il primo passo, soprattutto mi aspetto che non si ricorra a etichettarci come bacchettone a priori o solo per sostenere una tesi. Vogliamo diffondere informazioni corrette sul fenomeno e forse sarebbe ora di fare educazione sessuale e all’affettività nelle scuole, in modo corretto e senza pregiudizi medievali e reazioni intolleranti come questa. Noi genitori abbiamo un ruolo importante, ma non è sufficiente.

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"Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai". Miriam Mafai

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Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

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Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

PARLA DELLA RUSSIA

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Critical thinking

Sociology, social policy, human rights

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

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Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

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Il Golem Femmina

Passare passioni, poesia, bellezza. Essere. Antigone contraria all'accidia del vivere quotidiano

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

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Rosapercaso

La felicità delle donne è sempre ribelle

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

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Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine

O capitano! Mio capitano!...

"Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno." [Oscar Wilde]