Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Buon anno nuovo, rendiamolo nuovo per davvero!


Non possiamo, non dobbiamo permettere che sulle donne si continui a compiere il consueto armamentario colpevolizzante, giudicante. E’ ormai indubbio che l’autonomia e il rendersi indipendenti delle donne è tuttora indigesto, ogni giorno di più. Vari tentativi, su vari fronti, segnalano un lavorio più o meno sotterraneo per riportarci indietro, inducendo in noi stesse l’ipotesi di tornare sui nostri passi, scegliendo di tornare a seguire modelli e ruoli che il patriarcato ci ha dedicato. Vari segnali di un invito all’omologazione, al silenzio, alla riduzione al privato. Vari suggerimenti su come essere una buona donna, una buona madre, una buona lavoratrice, una buona moglie e compagna e via dicendo. Tutte deliziosamente impacchettate in attese, comportamenti, reazioni, emozioni. Tutte sotto il ricatto di molteplici mannaie. Tutte sotto una lente senza pietà che ci costringe a rientrare in determinati parametri e sentire, emotivamente impostate così come ci si attende che le donne siano, agiscano e pensino. Tutti pronti a bollarci, a incasellarci, a etichettarci. Ecco, il primo segnale del rispetto nei nostri confronti sarebbe proprio quello di smettere di giudicarci a fronte di un presunto e stereotipato “so come ti senti”, “ti converrebbe”, “ti fai del male da sola”, non sostituitevi a noi, nessuno/a lo può e deve fare, solo noi conosciamo la situazione che stiamo vivendo e nessun manuale o teoria potrà coglierci appieno, nessuno/a potrà comprendere cosa percepiamo e pensiamo, perché ogni donna, ogni storia, ogni circostanza è a sé, unica, specifica, vale a se stante. Nell’anno che ci siamo gettate alle spalle abbiamo dovuto sperimentare notevoli segnali regressivi, in cui sensi di colpa, rivittimizzazioni, violenze, argomentazioni medievali sui nostri corpi si sono moltiplicate. Linciaggi mediatici che hanno segnato il livello con cui ci si rapporta alle donne. Siamo a un passo dal rogo per coloro che non si uniformano o che non seguono i consigli di un patriarcato sempreverde e onnipresente. Siamo a un passo dal vederci mettere il bavaglio e dal ricacciare nella dimensione privata tante questioni. Siamo a un passo dall’essere fregate su molti aspetti. Siamo a un passo dall’essere spacciate anche per mano di tante donne che hanno abbracciato maschilismo e patriarcato. Siamo a un passo dall’abisso. Pillon e l’abuso PAS sono solo la punta dell’iceberg, le mozioni no choice pure. Sono il sintomo di quell’azione che negli anni non si è mai fermata e che ha contaminato la nostra cultura, già in partenza in balia di una mancanza di anticorpi e presidi a difesa di tanti diritti. Se oggi facciamo due chiacchiere in giro ci rendiamo conto di come certi tarli si siano affermati alla grande. Contano sul nostro silenzio, che non avranno. Le donne hanno bisogno di occasioni, spazi in cui potersi raccontare, parlare, confrontare e sentirsi ascoltate senza giudizi. Le donne hanno bisogno di poter essere ciò che desiderano, senza doversi costringere in parti preconfezionate e predeterminate. Siamo diversissime, siamo molteplici e questo va rispettato. Non accetteremo ulteriori violazioni o imposizioni. Buon anno nuovo, rendiamolo nuovo per davvero!

 

Vi consiglio questo video di Monica D’Ascenzo “Cosa imparano le ragazze correndo dietro una palla”.

Per riflettere insieme.

Non credo che il problema delle donne sia unicamente la scarsa propensione a provarci, a tirare quel calcio, a fare quel gesto, a proporci. Può accadere, certo, ma chiediamoci anche perché negli anni questo istinto svanisce e facciamo a meno di continuare a insistere. Possiamo imparare a farlo, essere incoraggiate, ma penso che alla fine c’è il confronto con la realtà che ci troviamo a vivere che pesa sulla nostra propensione a “tentare” in ogni caso, a nuotare controcorrente, a sovvertire il consueto. L’esperienza per le donne segna molto. Segna quando dopo un bel mucchio di tentativi ti rendi conto che ci sono altri fattori e che tu quel muro non potrai abbatterlo con le tue sole forze e volontà. La caparbietà spesso verrà vista come una stupida ostinazione, un non voler accettare il tuo rango e i tuoi confini di donna, non voler capire che il sistema adopera altri criteri di premialità e di selezione. Ed è bene conoscerlo, per riuscire a rinunciare ad essere idonea ad esso, a non omologarsi. Certo sarà molto dura, non produrrà alcun frutto, ma la nostra meta non è necessariamente raggiungere l’obiettivo, perché dobbiamo essere consapevoli che impegno non significa risultati positivi. Ci saranno altri meccanismi che prevarranno. Conosciamo il nostro Paese e non possiamo negare la struttura, cosa non ci consente di accedere alle pari opportunità di partenza. Ci saranno tante persone che ti spiegheranno paternalisticamente cosa c’è che non va nel tuo atteggiamento. Ma tu insisterai, perché non puoi farne a meno, perché tu a ciò che fai e al cambiamento che vuoi costruire ci tieni e ci credi. Io ci credo, nonostante tutto, io insisto nonostante tutto. Non me lo hanno insegnato, non ho fatto sport di gruppo, non ho avuto grandi incoraggiamenti, anzi. La vita però nelle sue curve e nei suoi inciampi mi ha plasmata e fatta diventare diversa. Ho imparato a stare anche in grandi gruppi, in ogni ambito. Il cambiare meccanismi e regole non è semplice.
L’incontro con il femminismo mi ha dato la percezione che si tratta di un lavoro certosino, goccia a goccia, giorno dopo giorno. Il femminismo mi ha dato i mezzi per poter insistere e provare a cambiare.
Non ci sono risultati scontati, ma almeno del nostro cammino non dovremo essere debitrici e subordinate a nessuno.
Diffondiamo il femminismo e qualcosa di buono ne verrà fuori sicuramente.
Un’ultima cosa, insegniamo ai futuri adulti a cavarsela da soli, senza cercare continuamente strade privilegiate e più agevoli, senza ricorrere a mezzucci per scavalcare gli ostacoli, anche a danno degli altri, per ottenere benefici. Ne gioverà l’intera comunità, avremo meno prepotenti con il senso di onnipotenza e di impunità. Costruiamo parità, questo Paese ha bisogno di meno furbetti/e e più capacità di creare modalità nuove di relazione e di azione. Il sistema intriso di cultura patriarcale (con tutte le sue ramificazioni e implicazioni) è il vero problema.

 

Quest’anno saranno 40. Mi piace guardare a quel 1979 e pensare che sono figlia di un decennio eccezionale. 

Lascia un commento »

E basta con Sfera Ebbasta


LETTERA APERTA
Alla spett.le attenzione del Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti e del Sottosegretario con delega alle Pari Opportunità e Giovani Vincenzo Spadafora
Vi scriviamo in un momento in cui assistiamo al riemergere di nuove polemiche in merito a brani musicali contenenti messaggi e linguaggio sessisti, dove le donne sono rappresentate in modo degradante e i contenuti fanno da substrato a comportamenti violenti e misogini, giustificando abusi e oggettivazioni delle donne e una sorta di modello maschile dominante e prevaricatore. Sfera Ebbasta giunge dopo altri artisti che si erano distinti sempre per questo tipo di prodotto musicale, tra i quali i rapper Skioffi e Emis Killa, ragione per cui oggi torniamo a sollecitare un intervento del Ministero dell’Istruzione e del Dipartimento P.O, come d’altronde avevamo già fatto l’anno scorso.
Non crediamo assolutamente nei benefici di una censura, che non ha mai funzionato. Piuttosto è ormai indifferibile e urgente lavorare affinché i fruitori, spesso giovanissimi, di questi prodotti e contenuti provenienti dalla musica e da più media siano in grado di decodificarne il senso, analizzarlo, coglierne ogni aspetto, anche quelli nocivi, per capirne il significato ed elaborare un’opinione al riguardo.
Mettere gli adolescenti nelle condizioni di sviluppare il proprio pensiero critico su testi musicali di tal genere diventerebbe una sorta di cassetta per gli attrezzi utile non solo in caso di sessismo.
Per questo motivo torniamo a chiedere una progettazione sistematica nelle scuole di ogni ordine e grado, volta a proporre un’educazione alla parità tra i sessi, a tentare di prevenire la violenza di genere e tutte le discriminazioni, a consentire relazioni tra uomini e donne fondate sul rispetto e la parità e a contrastare gli stereotipi ed il linguaggio sessista.
Una siffatta progettazione ci appare l’unico, vero, strumento che abbiamo per intraprendere un percorso, o quanto meno una riflessione, idonea a coinvolgere anche genitori e insegnanti. Non possiamo crogiolarci nel senso di ineluttabilità, di immutabilità, per cui certi modelli culturali ci sono sempre stati e ci saranno sempre.
Non dobbiamo rassegnarci a considerare normali certi comportamenti, perché la Storia ci insegna che i passi in avanti possono farsi. Come è successo, per esempio, abolendo il delitto d’onore, nonché il matrimonio riparatore, e riconoscendo la violenza sessuale come reato contro la persona. Non possiamo sempre sviare dalle sollecitazioni che la nostra realtà ci pone, condannandoci ad un’impotenza senza via d’uscita.
Prendere posizione contro espressioni a carattere profondamente sessista non è una questione di cui si debbano occupare solo le femministe e le associazioni femminili. Non è questa la chiave univoca, perché non è esclusivamente materia da donne, ma riguarda sia uomini che donne perché intacca il pensiero, il linguaggio e la prassi di entrambi i sessi. Quindi si tratta di prendere le distanze da un meccanismo che sembra innocuo, ma non lo è, soprattutto per le giovani generazioni prive di strumenti idonei al proposito.
C’è un effettivo bisogno di intraprendere un percorso di rinnovamento nella cultura che sappia diffondere una specifica consapevolezza, composta da tutti gli anticorpi necessari per costruire una società più equa e paritaria, in cui non vi sia più alcuno spazio per discriminazioni e violenza di genere.
Abbiamo più di qualcosa che non va e non riguarda solo la musica. Riguarda il nostro modo di rappresentare le donne, le relazioni, la costruzione di una maschilità nuova, di modelli fluidi che siano meno gabbie stereotipate, ma luoghi capaci di accogliere le molteplicità dell’essere uomo e donna, di raccontare un’altra storia in grado di contemplare rispetto e valorizzare le differenze. Sugli adulti il lavoro è indubbiamente più arduo e complesso, ma sulle nuove generazioni è tutto possibile, siamo in tempo per evitare che sessismo, misoginia e cultura patriarcale si cristallizzino e si fissino nel loro sentire e agire.
È urgente lavorare oggi in modo capillare, per non ritrovarsi domani con la stessa situazione attuale, in cui gli stereotipi insistono gravemente nelle relazioni e nei ruoli, nelle aspettative su uomini e donne, rischiando conseguentemente di alimentare gabbie e comportamenti violenti. Non si può reagire se non si viene dotati di strumenti di consapevolezza sul valore di sé, dei propri diritti, sulla parità di genere, per costruire e vivere relazioni paritarie. Diversamente la violenza si radica sin da adolescenti perché viene a mancare una cultura del rispetto.
Fondamentale diventa allora il ruolo delle istituzioni scolastiche, che dovrebbero riconoscere l’importanza di comprendere cosa ci sia alla base dei fenomeni culturali che coinvolgono i più giovani. Per mirare bene gli interventi educativi, per far maturare in loro uno sguardo nuovo, per non lasciarsi travolgere e manipolare da certi messaggi, da certi prodotti, su cui difficilmente nel prosieguo potrebbero porsi degli argini.
Simona Sforza
Maddalena Robustelli
Carla Rizzi
Donatella Caione
Robyn Lilith Kintsugi
Paola Gualano
Francesca Cau
Ketty Salaris
Roberta Schiralli
Paola Paladini
Silvia Rossini
Chiara Moradei
Chiara Zanotto
Helga Sirchia
Luisa Vicinelli
SE NE CONDIVIDETE I CONTENUTI E DESIDERATE SOTTOSCRIVERLA POTETE LASCIARE INDICAZIONE IN UN COMMENTO A QUESTO POST.
Lascia un commento »

Uguaglianza di genere: qual è la situazione nell’Europa dei 28 Stati?


Qual è l’andamento dell’eguaglianza uomo-donna nell’Europa dei 28 Stati? Ce lo racconta il nuovo Gender Equality Index, l’indice pubblicato dall’EIGE, l’agenzia dell’Unione europea che si occupa di uguaglianza tra uomini e donne.

La graduatoria è divisa in sei macro domini e fotografa la situazione in ogni singolo paese in tema di uguaglianza su lavoro, soldi, istruzione, tempo, salute e potere.

Il progresso verso l’uguaglianza di genere nell’UE rimane lento. Il punteggio dell’Indice di uguaglianza di genere nel 2015 giunge a 66,2 su 100, mostrando la necessità di un maggiore miglioramento in tutti gli Stati membri. Questo è un miglioramento relativamente piccolo dal 2005 quando l’Indice era pari a 62,0 punti.

La classifica generale vede in cima Svezia, Danimarca e Finlandia, con la Francia al quinto posto dopo l’Olanda.


 

Tra i sei domini dell’indice, il maggior miglioramento si riscontra in quello del potere, mentre le disuguaglianze di genere nel dominio del tempo sono cresciute.


 

Il recente passato ha registrato uno sviluppo positivo verso l’uguaglianza di genere. I maggiori miglioramenti sono stati notati in Italia e Cipro.
La situazione resta stabile nella Repubblica Ceca, in Slovacchia e Regno Unito, mentre c’è stato un arretramento di un paio di paesi (Finlandia, Paesi Bassi).

Il dominio del lavoro occupa il terzo posto nella classifica dei punteggi dell’Indice di uguaglianza di genere, anche se i progressi in questo settore sono stati molto lenti (aumento di 1,5 punti negli ultimi 10 anni).
Il divario di genere nell’occupazione FTE arriva fino ai 16 punti percentuali, che riflette una partecipazione complessiva inferiore delle donne nel mercato del lavoro e una maggiore quota di part-time. La partecipazione di donne con scarso livello di istruzione è solo la metà del tasso di partecipazione di uomini poco qualificati e queste categorie di donne sono ad alto rischio disoccupazione di lunga durata e di avere una occupazione precaria.

La partecipazione all’occupazione è anche limitata per le donne con bambini, indipendentemente dal fatto che vivano con un partner o crescano da sole i figli.

Il basso tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro è un ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo Europa 2020 di un impiego del 75%.

Allo stesso tempo ci sono nuove opportunità che derivano da alcune iniziative politiche, come il Pilastro europeo dei diritti sociali (ne parlavo anche qui) che ha posto l’uguaglianza di genere come uno dei suoi principi fondamentali. I risultati dell’Indice di uguaglianza di genere 2017 sottolineano la necessità di integrare l’uguaglianza di genere in tutte le aree del Pilastro, compreso il supporto attivo all’occupazione, un’occupazione sicura e flessibile, con salari equi e un equilibrio tra lavoro e vita.

A tal proposito è interessante la nuova iniziativa sul work-life balance della Commissione europea, con nuovi standard per congedi e permessi di cura: l’iniziativa New Start mira a permettere a genitori e ad altre persone con responsabilità di cura di bilanciare meglio vita e lavoro e migliorare la condivisione dei compiti tra uomini e donne. Appena un uomo su tre cucina e svolge lavori domestici quotidianamente, a differenza della grande maggioranza delle donne (79 %).

Occorre lavorare per ridurre la segregazione di genere in alcuni settori del mercato del lavoro come nell’istruzione.

CONTINUA A LEGGERE SU MAMMEONLINE.NET QUI.

Lascia un commento »

Lettera aperta alla Ministra Valeria Fedeli


Alla cortese attenzione della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli
CC: Onorevoli Laura Boldrini e Maria Elena Boschi
*** 
Onorevole Ministra,
Le scriviamo perché i segnali di pericolosi arretramenti culturali stanno raggiungendo una cadenza quotidiana allarmante. Più che arretramenti, si tratta del permanere e della diffusione dei più evidenti elementi alla base della cultura che fa da substrato alla violenza di genere. In rete specialmente, accanto a fenomeni di hate speech e di cyberbullismo, girano contenuti esplicitamente violenti che alimentano e legittimano la violenza contro le donne. Un esempio tra i più recenti è il brano musicale “Yolandi” a firma del rapper Skioffi.
Non è una novità, non è il primo caso, né sarà l’ultimo. A livello musicale abbiamo una lunga tradizione, una sorta di visione mitizzata dell’uomo che abusa, agisce il proprio potere di vita e di morte su una donna. Così come non sono nuovi epiteti e gergo. Sembra che ci si compiaccia in questa sequenza orrorifica. Anche questo fa parte di un certo merchandasing della violenza, una esibizione ostentatamente machista. Si ricalca un modello, lo si cosparge di un po’ di glitter, di una parvenza artistica e lo si dà in pasto al pubblico. Si vende questo prodotto e il relativo corollario di subcultura maschilista, sessista e violenta.
Qualcuno potrebbe sostenere che è una “istantanea” del punto di vista distorto del femminicida. Eppure il rischio emulazione, di immedesimazione è altissimo e ci dobbiamo chiedere se vale la pena lasciar correre. Soprattutto se quel pubblico è composto di giovanissimi, digiuni di chiavi di lettura e di mezzi per guardare oltre la superficie. Ci chiediamo che impatto possano avere simili contenuti su un individuo in formazione, che sta costruendo una propria idea e percezione delle relazioni affettive.
Non è sufficiente segnalare un contenuto, una foto, un video, un testo sul web, sui social, perché ve ne saranno altri mille similari e comunque il brano e quello che diffonde continueranno a girare altrove. Occorre allargare lo sguardo di azione facendo riferimento all’urgenza di un intervento educativo massivo che doti i ragazzi degli strumenti per decodificare certi messaggi e valutarne senso e conseguenze.
Ed è per questo che ci rivolgiamo a Lei Ministra Fedeli. Da troppo tempo (dal 2015 e intanto la legislatura volge al termine) attendiamo le linee guida nazionali per l’attuazione dell’articolo 1 comma 16 della legge 107/2015 (“Buona scuola”), qui di seguito riportato:

16. Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013.

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/…/2015/07/15/15G00122/sg

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/…/2013/08/16/13G00141/sg

Le chiediamo di dare un’accelerazione a riguardo, superando resistenze e le barricate della bufala della “Teoria del gender”, a quanto pare ancora molto diffusa nonostante questa circolare ministeriale.
Al centro di questa azione formativa ci devono essere i ragazzi e i bambini: sono loro i futuri adulti e se certi modelli si radicano, difficilmente si potranno sradicare in una fase successiva. Non si deve coinvolgere solo genitori e insegnanti in un piano di formazione sul tema della violenza e delle discriminazioni di genere.
Abbiamo letto le sue dichiarazioni recenti:

“Io mi muovo sempre nel rispetto dell’autonomia delle scuole, della libertà di insegnamento, ma è un’offerta che facciamo, diamo strumenti ai docenti, e anche ai genitori. Nel piano nazionale per l’educazione al rispetto c’è e ci deve essere il coinvolgimento dei genitori. Sto lavorando con la rappresentanza e l’Associazione nazionale dei genitori, abbiamo un forum ufficiale con gli studenti. Ho affidato un rilancio molto serio e profondo del patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia che presenteremo il 21 di novembre.”

È urgente lavorare oggi per non ritrovarsi domani con la situazione attuale. Perché la violenza ripetuta porta a conseguenze permanenti devastanti nelle donne che la sperimentano. Nonostante le ragazze e le donne oggi trovino maggior forza nel denunciare e nel sottrarsi ai rapporti violenti e di sopraffazione, è ancora troppo diffusa l’abitudine a confondere proprio questo tipo di caratteristiche con l’amore, come un’attestazione di tale sentimento. Sappiamo che così non è, ma l’immaginario in cui sono immersi i ragazzi e le ragazze non è ancora bonificato da tutto questo armamentario patriarcale.
Purtroppo su questo incidono “le camicie di forza di genere”, che ingabbiano e limitano i ragazzi e le ragazze in ruoli stereotipati e comportamenti attesi. Non si può reagire se non si viene dotati di strumenti di consapevolezza sul valore di sé, dei propri diritti, sulla parità di genere, per costruire e vivere relazioni paritarie.
La violenza si radica se manca una cultura del rispetto. Occorrono alleanze tra le varie agenzie educative e interventi permanenti, capillari, non episodici. Occorre conoscere cosa c’è alla base dei fenomeni culturali che coinvolgono i più giovani, occorre mirare bene gli interventi educativi, occorre far maturare in loro lenti nuove per non lasciarsi travolgere e manipolare da certi messaggi, da certi prodotti. Maturare è anche sviluppare un senso critico autonomo, perché noi non vogliamo meri consumatori – esecutori passivi, dobbiamo crescere cittadini pienamente consapevoli, in grado di sviluppare anticorpi giusti per interpretare e affrontare ogni sollecitazione, input. Parlarne sporadicamente non serve, occorre un intervento educativo trasversale e costante sin dai primi anni di scuola, prima che si sedimentino sovrastrutture nocive.
2 commenti »

Alla MinistrA Maria Elena Boschi

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Posta prioritaria in materia di diritti e salute riproduttiva

A Maria Elena Boschi
Ministra con delega alle Pari Opportunità

 

Lo scorso febbraio noi attiviste di #‎ObiettiamoLaSanzione abbiamo inviato all’on. Laura Boldrini, in qualità di Presidente dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, una lettera che chiedeva alle deputate un impegno diretto alla riduzione delle nuove sanzioni economiche comminabili alle donne che ricorrono all’aborto clandestino.

Tali sanzioni hanno subito un enorme aggravio che ci appare palesemente ingiusto, soprattutto perché convinte che la scelta alla clandestinità sia causata dalla carenza di alternative legali, dato il numero rilevante, e ormai insostenibile, dei medici obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche, condizione che connota in maniera determinante ed inequivocabile la scarsa applicazione della legge 194 nel nostro Paese.

Nella medesima lettera abbiamo anche avanzato la proposta di sollecitare le istituzioni competenti ad effettuare un puntuale monitoraggio del fenomeno degli aborti clandestini, la cui stima attualmente sfugge a rilievi ufficiali.

Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta, che sarebbe stata invece auspicabile soprattutto alla luce della recente pronuncia del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, chiamato in causa da un reclamo della Cgil.

Pronuncia che ribadisce come l’Italia non adotti “sia direttamente, sia in cooperazione con le organizzazioni pubbliche e private, adeguate misure volte in particolare ad eliminare per, quanto possibile, le cause di una salute deficitaria”, e che sancisce la condanna al nostro Paese per violazione della Carta Sociale Europea, perché “le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto”, previsti dalla normativa italiana.

Il mese scorso, in Parlamento, agli Stati Generali delle Amministratrici, la Presidente della Camera Laura Boldrini ha rimarcato che tra i doveri delle rappresentanti istituzionali v’è quello di “rimuovere gli ostacoli che le donne trovano, per le altre a loro favore”. Concordiamo con quanto espresso nel suo discorso, in merito alla necessità per le esponenti parlamentari e governative di “non passare come comete” ma “lasciare un segno”.

In quest’ottica, e nell’augurarLe buon lavoro, siamo fiduciose che Lei, Ministra Maria Elena Boschi, ora titolare della delega alle Pari Opportunità, esprima la propria contrarietà allo spropositato aumento delle sanzioni pecuniarie previste per le donne che abortiscono clandestinamente, ponendosi idealmente, e in particolare, dalla parte di quelle tra loro più deboli che vengono colpite da uno Stato vessatorio e incapace di garantire il loro diritto alla salute, come previsto dalla legge 194.

Così quel segno sarebbe ben marcato, sarebbe quel genere di solco generato solo dal sentirsi solidale con i bisogni e i diritti delle donne.

 

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

Lascia un commento »

Come donne e uomini percepiscono diversamente la parità di genere

© Pat Carra

© Pat Carra

 

Uomini e donne nel mondo del lavoro (e non solo) hanno una differente percezione del gap che li separa, purtroppo ancora oggi. Spesso accade che anche tra donne ci siano posizioni diverse. Ho trovato questa analisi di Laura Liswood, pubblicata su Agenda, il blog del World Economic Forum, che evidenzia  alcuni aspetti che segnano due approcci e due sensibilità differenti al gender gap. Quel che emerge è un puzzle che va ricomposto, se vogliamo raggiungere dei risultati tangibili. Perché è semplice avere tanti bei programmi di “inclusione” sulla carta, ma se poi la vita aziendale diventa un inferno, forse ci si deve interrogare sui motivi di questo fallimento. Perché esiste un livello formale e uno informale. Se a livello informale vivo delle discriminazioni e delle pressioni evidenti sulla mia persona, la prassi formale prevista dall’azienda non funzionerà mai. Sarà solo carta straccia. Perché tutti noi sappiamo bene quanto le relazioni aziendali possano incidere, nel bene e nel male, sul nostro benessere dentro e fuori l’azienda. Chi non vede e non percepisce queste cose spesso non vuole e non può vederle, per ruolo o per ragioni di carriera. Il primo passo è non negare che ci siano le differenze. Il secondo è avere a cuore il cambiamento e capire che è meglio per tutt*. Ci sono muri che vengono eretti e che cambiano la vita lavorativa di una donna, costringendola a scegliere: dentro o fuori. Spesso l’esclusione è meno evidente, spesso ti portano a credere di essere tu un problema per l’azienda, incoraggiandoti a mollare. Diventa più facile licenziare, se il dipendente ha questa sensazione. Si auto-elimina. Su questo contano. Forse abbiamo un problema più grande di quanto sembri,  a prima vista. Non dobbiamo aver paura di andare a fondo. La rassegnazione ci rende deboli.

 

 

Come si può risolvere un conflitto tra due parti, se una delle due non crede che ci sia un problema, o al massimo ammette che ce ne sia uno piccolo, mentre l’altra parte scorge un problema enorme e permanente?
Questo è il solito dilemma che si pongono i consulenti matrimoniali. E vale per molte altre questioni, come i cambiamenti climatici, le interazioni tra cittadini e polizia, e ai fini di questo post, al progresso delle donne.

Ciascuno di noi adopera le sue lenti per interpretare il mondo. La nostra finestra sul mondo è modellata dall’esperienza, dalla speranza, da convinzioni inconsce, da filtri personali. La sfida a cui siamo chiamati ci chiede come conciliare convinzioni opposte e radicate al fine di migliorare la situazione contingente.
Donne e uomini: vivono in mondi diversi?

Sono sempre stata incuriosita dalle statistiche che mostrano reazioni opposte in merito agli avanzamenti di carriera delle donne e alla parità di genere. Catherine Fox, ex editorialista dell’Australian Financial Review, ha rilevato come il 72% dei maschi dirigenti fosse d’accordo con l’affermazione che molti progressi erano stati compiuti verso l’emancipazione delle donne e gli avanzamenti della loro carriera. Tra i dirigenti di sesso femminile intervistati, il 71% non era d’accordo con questa affermazione.
Il Financial Times, in uno studio (qui) condotto lo scorso anno sulle donne impiegate nell’Asset Management, ha rilevato che il 37% delle donne del settore ha dichiarato che la situazione delle donne nella gestione dei fondi è migliorata; il 70% dei gestori di fondi di sesso maschile riteveva che la situazione fosse migliorata. Nel medesimo studio il 51% delle donne ha affermato che le quote avrebbero migliorato la situazione; il 77% degli uomini ha detto che le quote non avrebbero migliorato la situazione.
Da una ricerca del Fortune Magazine (qui) condotta da Kieran Snyder su come uomini e donne vengono descritti nelle recensioni del personale, il 76% di quelle riguardanti le donne, contenevano commenti sulla personalità come ruvida, giudicante e conflittuale. Solo il 2% delle recensioni su uomini includevano questo tipo di commenti.

In un articolo (qui) apparso sulla Harvard Business Review in merito ai laureati della Harvard Business School, che ha analizzato le aspettative di carriera tra mogli e mariti, Robin Ely ha scoperto che la metà degli uomini pensava che la carriera avrebbe avuto la priorità. Quasi tutte le donne pensavano che la carriera avrebbe avuto la medesima priorità di quella dei loro mariti. Alla domanda sui ruoli di cura, il 75% degli uomini riteneva che la moglie avrebbe avuto la maggior parte della responsabilità; il 50% delle donne riteneva che avrebbe assunto la maggior parte dei compiti di cura. (Ironia della sorte, nella realtà, è stato l’86% delle donne ad assumere il ruolo di cura, andando ben oltre le aspettative maschili!)

Uno studio (qui) condotto da Chuck Shelton mostra come uomini e donne vivano in mondi diversi. Quando è stato chiesto di valutare tra i capi maschi bianchi delle compagnie l’efficacia delle politiche per ridurre le differenze, il 45% ha dato giudizi positivi sul proprio operato. Solo il 21% delle donne e del personale di colore, ha concordato con questo giudizio positivo.

 

Come comprendere i differenti punti di vista
Quali sono le cause di questi punti di vista differenti? Chi ha ragione?

Ho posto la seconda domanda a Judith Resnik, professoressa di diritto della Arthur Liman (Arthur Liman Public Interest Program, ndr) alla Yale Law School.la sua risposta è stata che entrambi hanno ragione, in base a ciò che ciascuno di essi osserva, su quali fatti o indizi avvalorano le loro conclusioni diverse. Diverse spiegazioni possono essere fornite per capire queste differenze:

1) Il rapporto tra potenziale e prestazioni

Gli uomini presumono che le politiche abbiano un impatto positivo. Le donne osservano che le medesime politiche non stanno dando risultati positivi. Per esempio, gli uomini percepiscono un programma di formazione delle donne, come una risposta per aiutare il progresso femminile. Le donne non intravedono nessun beneficio da questo programma. Per gli uomini è stata l’idea potenziale e lo sforzo impiegati in tale programma a dare loro la sensazione di un passo positivo. Per le donne l’insoddisfazione si fondava sulla misurazione delle prestazioni.

La professoressa Cheryl Kaiser della University of Washington si riferisce alla “illusione dell’inclusione”, per cui la gente pensa che discriminazioni e pratiche sleali non ci siano semplicemente perché esistono delle pratiche e degli uffici volti a contrastarle. Si può verificare un divario netto tra quelli che sono i programmi formali e una cultura del lavoro informale, che genera quindi il potenziale per l’illusione.

2) La conferma del pregiudizio

Lo facciamo tutti. È il fenomeno per cui classifichiamo fatti e osservazioni in modo che confermino ciò in cui crediamo. Perciò se gli uomini pensano che si stanno compiendo progressi per le donne, essi attribuiranno maggior valore a quei fatti che supportano tale pensiero, e presteranno meno attenzione agli “impedimenti”. Le donne allo stesso modo si concentreranno maggiormente sui dettagli che confermino la mancanza di progressi e meno sui progressi.

3) Cui bono?

Chi maggiormente risente degli impatti delle disparità di condizioni? Quando si tratta di questioni di genere, gli uomini generalmente non avvertono le ricadute (che può non includere gli uomini non dotati di potere, che possono avvertire certi effetti). Per le donne, le questioni di genere hanno un impatto forte, poiché impattano costantemente sulle loro vite. Le nostre identità di genere disegnano cosa ci colpisce e cosa ci aiuta, consapevolmente o meno. Siamo nel giusto e al contempo in errore, a seconda delle nostre differenti punti di vista.

4) Vogliamo le stesse cose

Uomini e donne sono alla ricerca delle stesse cose nei luoghi di lavoro, compresi i colleghi più prepotenti, dei valori comuni e un lavoro stimolante. Sulla base delle loro esperienze, gli uomini potrebbero raggiungere più facilmente i propri obiettivi lavorativi; le donne, d’altro canto, possono avere esperienze che generano un più basso livello di soddisfazione. Alla luce di questi sensazioni di insoddisfazione sul luogo di lavoro, le donne potrebbero avere una soglia più bassa (di pazienza, ndr) nel caso si dovessero trovare di fronte all’alternativa se lasciare o meno il lavoro.
Se tu fossi un dirigente di una società e ti informassero del fatto che esiste un gap nelle percezioni, come quelli descritti nelle statistiche citate, a quale livello potrebbe diventare un problema? Cosa si dovrebbe fare?Se la distanza supera il 5-10% probabilmente sarà il segnale che i programmi formali e percezioni dei capi non collimano con la realtà del luogo di lavoro. In parole povere, parlare è facile e occorre fare di più. Aaron A. Dhir, professore associato di diritto presso la York University di Toronto, dopo aver studiato (qui) i report annuali di Fortune 500 (è una lista annuale compilata e pubblicata dalla rivista Fortune che classifica le 500 maggiori imprese societarie statunitensi misurate sulla base del loro fatturato, anche se Fortune fa aggiustamenti al fatturato di molte compagnie, particolarmente per escludere l’impatto delle accise incassate dalle aziende), ha concluso che non esiste correlazione tra il report annuale aziendale, che esalta il valore delle differenze, rappresentato attraverso fotografie che dipingono una forza lavoro eterogenea, e i risultati e i progressi effettivi compiuti da quella società in tema di disparità.

 

I capi: osservano attraverso lenti diverse

 

Sarebbe meglio basarsi su informazioni piuttosto che su semplici aneddoti. Per un capo ciò significa consapevolezza e la necessità di sondare più a fondo le cause di quel gap di cui parlavamo. Focus group e sondaggi interni tra i dipendenti, disaggregati per genere (o altre caratteristiche salienti) potrebbero essere d’aiuto. Chi ha un incarico dirigenziale può giungere a credere, attraverso le sue lenti, che l’organizzazione sia dotata di efficienti programmi di assunzione, di valutazione e di feedback, di sviluppo di carriera e di promozioni, di assegnazione di ruoli critici, di formazione e di sponsorizzazione, e di altre pratiche inclusive. Ma i capi dovrebbero fare più attenzione a come questi programmi vengono attuati nella realtà. E soprattutto, in che modo un particolare gruppo osserva e sperimenta i risultati di questi programmi? La loro percezione è diversa da quella dei dirigenti?

Abbiamo bisogno che si sperimenti una visione condivisa di ciascuna delle nostre esperienze, se vogliamo colmare le distanze che esistono tra le due ottiche con cui osserviamo il mondo e apportare il cambiamento necessario per migliorare la vita di tutti. Ogni buon consulente matrimoniale ve lo consiglierebbe.

 

Author: Laura Liswood is Secretary-General of the Council of Women World Leaders.

The author would like to thank Saadia Zahidi, Senior Director of the World Economic Forum, and Aniela Unguresan and Eleanor Haller-Jorden of EDGE Certification for their conversations with her on the difference dilemma.

5 commenti »

tiritere72663953.wordpress.com/

"Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai". Miriam Mafai

Il blog di Paola Bocci

Vi porto in Regione con me

Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

PARLA DELLA RUSSIA

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Critical thinking

Sociology, social policy, human rights

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Il Golem Femmina

Passare passioni, poesia, bellezza. Essere. Antigone contraria all'accidia del vivere quotidiano

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

La felicità delle donne è sempre ribelle

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Out and about

psicologia, scrittura, immagini

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine