Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Omissione di coscienza

OMISSIONE DI COSCIENZA

 

#ObiettiamoLaSanzione esprime la sua vicinanza alla famiglia di Valentina Milluzzo, deceduta al quinto mese di gravidanza, all’ospedale Cannizzaro di Catania.
Una tragedia su cui è stata aperta una inchiesta.
Non sappiamo cosa sia successo. Adesso è tutto nelle mani della magistratura.

La famiglia di Valentina ha riferito che il medico si è rifiutato di intervenire in quanto obiettore, fino a quando ci fosse stato battito cardiaco del feto.
Paolo Scollo, primario del reparto di ginecologia ed ostetricia, che pure aveva bollato come “una madornale falsità” questa interpretazione della tragica vicenda, afferma che si sia trattato di «sepsi, per una coagulazione intravasale disseminata, per una complicanza dell’infezione», con cause ancora da stabilire. Precisando che: «Si potrà capire dai dati biochimici dell’autopsia. È quello che dovranno esaminare i periti del tribunale, se riusciranno a scoprirlo».

Mercoledì prossimo verrà effettuata l’autopsia di Valentina, che speriamo trovi esperti in grado di dare risposte a quel preoccupante “se”, fugando i dubbi evidenziatisi da questo drammatico caso.

Occorre indagare sui tempi d’inizio dell’infezione nonché sulle sue cause, per arrivare a capire il momento in cui la situazione ha imboccato un punto di non ritorno, sapendo che bisognava intervenire prima di quel momento. Sarà necessario indagare sui protocolli applicati, sugli eventuali ritardi, sottovalutazioni, negligenze e lacune nei monitoraggi svoltisi sin da quando la donna è stata ricoverata. Diciassette giorni sui quali puntare la lente di ingrandimento, perché non dovrebbe focalizzarsi l’attenzione sulla sola fase dell’emergenza sanitaria che è stata immediatamente preliminare alla morte della giovane donna.

Ci auguriamo che emerga la verità, l’unica in grado di potere successivamente fare individuare gli eventuali responsabili, al fine di fare ottenere giustizia a questa donna che ha perso la vita. Auspichiamo che la magistratura sia libera da pressioni di ogni tipo e che sia scevra nelle indagini da ogni pregiudizio, per potere obiettivamente valutare i fatti accaduti, alla luce dell’esame della cartella clinica di Valentina e sulla base degli esami autoptici sul suo corpo e su quello dei gemelli. Nel contempo gli inquirenti dovrebbero anche interrogarsi sulla realtà di un reparto totalmente composto da obiettori di coscienza, una violazione della legge 194 che invece non consente l’obiezione di struttura.
Difatti occorrerebbe investigare se l’obiezione, che arriva in questo caso al 100%, abbia davvero influito sulle scelte mediche e sui loro tempi di intervento come sostengono i parenti di Valentina. Per arrivare a sapere se, con la condotta tenuta si sia voluto proteggere la propria “morale” non estraendo i feticon battito a scapito della vita della gestante.

Vogliamo che la vita della donna abbia sempre un valore prioritario e non sia subordinato a scelte religiose o ideologiche.
Lo dobbiamo a Valentina, ma anche alle altre che in futuro potrebbero trovarsi nelle sue stesse condizioni.

Auspichiamo che venga fatta piena luce sui risvolti poco chiari di questa tragedia per capire se con un intervento più tempestivo si sarebbe potuta salvare la vita di Valentina, anche a costo di non salvaguardare i due feti che portava in grembo. Come sancito dalla pronuncia della Corte Costituzionale n.27/1975, precedente addirittura alla legge 194, “non esiste equivalenza fra il diritto alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora divenire”.
La Cassazione ha ribadito che il diritto di obiezione di coscienza «non esonera il medico dall’intervenire durante l’intero procedimento» in quanto «il diritto dell’obiettore affievolisce, fino a scomparire, di fronte al diritto della donna in imminente pericolo a ricevere le cure per tutelare la propria vita» (sentenza n.14979/2013).
Tutto dipende da quando il medico ravvisi il pericolo per la vita della donna, confine difficile da tracciare quando si ha un approccio ideologico. Se, in conseguenza di ciò, ci si riduce ad indurre il parto, ad esempio, quando ormai la sepsi e le sue complicanze sono a uno stadio avanzato, vuol dire che il medico è intervenuto nel momento in cui ormai la vita della donna era compromessa irreparabilmente.

“Di fronte al pericolo di morte della madre, invece, deve scattare l’obbligo grave e irrinunciabile per il medico – ha dichiarato Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dei medici cattolici – di fare tutto il possibile per salvarla”.
Tutto dipende dal fatto che, una volta accertata la gravità della paziente, il medico ne scelga come priorità la salvezza e non quella della propria “coscienza”.
Questa è la regola ed ogni altra non è legittima.
Pena essere indagati, qualora ne ricorrano i presupposti, perché dolosamente colpevoli agli occhi della legge di omissione di soccorso o nella peggiore delle ipotesi, quali la morte di una donna, perché colposamente responsabili di omicidio. E, semmai, essere anche condannati, sempre che si sia sentenziato al riguardo.

Il gruppo ObiettiamolaSanzione

 

Sul blog di Anarkikka

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Ministra Lorenzin, ci ascolti!

Avrà anche avuto le proprie ragioni la Ministra Lorenzin, non presentandosi alla Festa dell’Unità di Milano lo scorso 2 settembre, come evidenziato dal suo portavoce. Di contro, però, noi riteniamo che chi, come lei, ricopre un così importante ruolo istituzionale, debba assumersi sempre le conseguenti responsabilità, affrontando, ad esempio, i cittadini e le cittadine quando tira una forte aria di contestazione.
Se l’avesse fatto l’altro giorno, ci saremmo volentieri confrontate con lei sui problemi che riguardano le nostre esistenze e le nostre scelte. L’occasione era quella giusta, perché il tema del confronto pubblico con la ministra era “Curare bene, curare tutti”.
Le avremmo spiegato quanto tutto il progetto sulla fertilità ci sembri proprio irricevibile e perché come donne ci siamo sentite umiliate nella nostra dignità. Le avremmo rappresentato come le difficoltà di una effettiva applicazione della 194 si configuri come una manifestazione concreta proprio di una lesione dei nostri diritti riproduttivi.

#FertilityDay

Invece ci siamo trovate al cospetto del sottosegretario De Filippo, che ha sposato, sul Fertility Day, la linea della Ministra Lorenzin, condividendo con lei la valutazione di non aver sbagliato tutto l’impianto del Piano, ma solo la campagna di comunicazione!

Ci ha rinfrancato, nel dibattito, la netta presa di posizione della senatrice Emilia De Biasi, quando l’abbiamo sentita ribadire come dietro la campagna e il Piano ci siano un’idea e un progetto ben precisi e irricevibili. Ancora di più l’abbiamo apprezzata nel sentirla parlare della condizione delle donne in Italia, toccando il tema della conciliazione tra lavoro e famiglia, della legge 194 da applicare, dei consultori da potenziare e della Legge 40 da riformulare, poiché noi di #ObiettiamoLaSanzione proprio quei temi volevamo rappresentare alla ministra Lorenzin.

Per questo siamo intervenute alla Festa dell’Unità illustrando e distribuendo il seguente comunicato:

“In Italia abbiamo un problema serio circa l’applicazione della Legge 194.
Forse non tutta l’opinione pubblica è al corrente del fatto che, citando solo l’ultimo caso balzato alla cronaca, a Trapani nell’ospedale di riferimento per tutta la provincia non è presente in pianta organica nessun ginecologo non obiettore. Al momento il servizio è coperto da un ginecologo di Castelvetrano che si reca a Trapani una volta alla settimana.
Le due pronunce definitive del Comitato europeo dei diritti sociali, quella del 2014 e quella del 2016, attestano “palesi responsabilità delle istituzioni pubbliche italiane nella lesione dell’effettivo esercizio del diritto alla protezione della salute”, e il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa“attende con interesse la segnalazione al Comitato dei diritti sociali nel 2017”.

Come attiviste di Obiettiamo La Sanzione dubitiamo della tesi della Ministra Lorenzin per cui “gli eventuali problemi di accesso ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza sono dovuti a criticità organizzative locali e non al numero degli obiettori di coscienza”.
Ad esempio in Lombardia la percentuale dei ginecologi obiettori è del 69,4%. In 7 ospedali lo è la totalità (Calcinate, Iseo, Gavardo, Oglio Po, Melzo, Broni-Stradella e Gallarate). In 12 ospedali la percentuale di obiezione è tra l’80% e il 99% (per esempio Fatebenefratelli e Niguarda di Milano) e solo in 8 strutture è inferiore al 50%.
C’è un notevole ricorso a medici “gettonisti”, esterni chiamati a sopperire alla mancanza interna di non obiettori. Il costo nel 2014 è stato di 255.556 euro. A causa di questa mancanza anche i tempi di attesa si allungano: la Lombardia è sedicesima per i tempi di attesa tra la certificazione e la data dell’intervento. Questo anche perché solo il 65% delle strutture che hanno un reparto di ginecologia e ostetricia effettua Ivg. Una sorta di percorso ad ostacoli quindi. Sempre nella nostra regione nel 2014 le Ivg sono calate del 5,2%, ma meno di quello di altre 15 regioni. Aumentano le gravidanze sotto i 18 anni, negli ultimi 5 anni +31%.

Dall’indagine sull’obiezione di coscienza condotta dal gruppo regionale del Pd emergono alcuni elementi su cui riflettere. Nel 2013 il 41,4%, (per un totale di 6.913) delle Ivg sono state effettuate da donne straniere, le italiane sono state 9.765. Al contrario di quanto avvenuto in altre regioni, la Lombardia non ha aderito al progetto promosso e finanziato dal ministero della Salute sulla prevenzione dell’aborto tra le donne straniere tramite la diffusione di buone pratiche (formazione degli operatori, potenziamento dell’organizzazione dei servizi per favorire l’accessibilità, promozione di una capillare informazione nelle comunità immigrate).

Siamo indietro anche nell’utilizzo del metodo farmacologico (RU486). La Lombardia è al quindicesimo posto rispetto alle altre regioni, è ferma al 4,5% nel 2014. La spiegazione in parte è data dal fatto che 30 strutture delle 62 che effettuano interruzioni di gravidanza non utilizzano la RU486; inoltre passa troppo tempo tra la certificazione e l’effettiva esecuzione dell’ivg e questo fa scadere i termini temporali (49 giorni) entro i quali è possibile utilizzare il metodo farmacologico. A questo si aggiunge che, per la RU486, viene applicata in maniera ferrea l’indicazione nazionale dei tre giorni di ricovero, a differenza dell’Ivg chirurgica che è eseguita in day hospital”. I consultori sono un altro punto dolente del sistema sanitario lombardo.
Insomma, emerge una fotografia non certo all’insegna dell’efficienza, della tutela della salute psico-fisica della donne, della garanzia dei diritti delle donne in termini di salute sessuale e riproduttiva.

Siamo certe della copertura adeguata? E, ulteriore domanda, siamo davvero sicure che il sistema di monitoraggio, di cui tanto parla la ministra Lorenzin, risponda alla realtà, al di là dei dati disaggregati adoperati dal Ministero? Valutiamo la richiesta di IVG, ovvero quante donne richiedono IVG e quante trovano risposta alla loro richiesta. Il numero di IVG nelle strutture autorizzate diminuisce, ma andrebbe approfondito il fenomeno degli aborti clandestini per comprendere se non ci sono falle nel sistema.
Per quanto riguarda la quantificazione degli aborti clandestini nel Paese, l’Istituto Superiore di Sanità effettua le stime utilizzando lo stesso modello matematico applicato nel passato, pur tenendo conto dei suoi limiti. La Laiga ribadisce che il fenomeno va attentamente studiato trovando degli indicatori adeguati e non si può velocemente chiudere l’argomento con un fantomatico e fantastico studio ipotetico matematico.

Se la 194 non viene applicata o abbiamo dei servizi non garantiti siamo noi donne a subirne le conseguenze, una violenza sulla pelle e nei corpi che reputiamo intollerabile in un Paese civile. Tornano le ombre della clandestinità, dei farmaci abortivi venduti su internet: non più ferri da calza, mammane, ma pillole antiulcera che vengono assunte in dosi massicce. Sapete cosa comporta tutto questo? Emorragie interne e rischio per la vita.”
Il gruppo #ObiettiamoLaSanzione

 

Qui il video del nostro intervento.

Qui il post sul blog di Anarkikka su L’Espresso.

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Su legge 194 l’Europa porta Consiglio!

43 il fuso di Erdogan

 

Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha riconosciuto, in una pronuncia resa pubblica oggi, che l’Italia ha violato l’art. 11 della Carta Sociale Europea, con la quale vengono riconosciuti i diritti umani e le libertà, e stabiliti i meccanismi di controllo per garantirne il rispetto da parte degli Stati comunitari.
La decisione afferisce ad un reclamo presentato dalla Cgil, avente ad oggetto la violazione dei diritti delle donne che intendono accedere all’IVG ai sensi della Legge 194 e la violazione dei diritti dei medici non obiettori.

L’organismo comunitario ha stabilito che nel nostro Paese continuano a prevalere situazioni per le quali le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro la gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto, che hanno invece diritto a ricevere ai sensi della legge 194.

A detta del Comitato, inoltre, la Cgil ha fornito un ampio numero di prove che dimostrano come il personale medico non obiettore affronti svantaggi diretti e indiretti, in termini di carico di lavoro, distribuzione degli incarichi, opportunità di carriera, consentendo così al Comitato stesso di rilevare che le strutture sanitarie italiane non hanno ancora adottato misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dall’alta presenza di personale obiettore di coscienza.
Si osserva anche che il governo “non ha fornito nessuna prova che contraddica quanto sostenuto dal sindacato”.

Solo pochi mesi fa, a novembre 2015, nella relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194, si continuava a non rilevare problemi: “Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG e per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, non emergono criticità.”
Risulta evidente la distanza tra la relazione del Ministero della Salute e la realtà evidenziata dal Comitato europeo.

Le enormi difficoltà che incontrano le donne per poter accedere al servizio di IVG sono da anni sottovalutate, ridimensionate, derubricate a casi sporadici.
Oggi ci troviamo di fronte a un’altra condanna europea della condotta dell’Italia, alla quale ci auguriamo si dia questa volta una risposta efficace.

Le donne di #ObiettiamoLaSanzione, impegnate da tempo affinché in Italia ci sia una corretta applicazione della legge 194, tornano a chiedere agli organismi istituzionali competenti di attivarsi fattivamente nell’adempimento degli obblighi di legge, per sanare la situazione e assicurare il diritto alla salvaguardia della salute psico-fisica della donna.

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione

Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

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Non c’è più ricetta!

Basic CMYK

 

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha stabilito che le donne maggiorenni hanno diritto ad accedere ai vari tipi di farmaco per la contraccezione di emergenza (pillola del giorno dopo, pillola dei cinque giorni dopo) senza bisogno di prescrizione medica.
I farmacisti che rifiutano la somministrazione di questi farmaci (Norlevo, EllaOne), nonostante il richiamo dei loro ordini professionali, commettono un illecito e nessuna scusante è valida: non l’obiezione perché si tratta di anticoncezionali e non di farmaci abortivi, non l’esserne sprovvisti perché è dovere del farmacista procurarsi il medicinale richiesto nel più breve tempo possibile. Per continuare ad abusare della buona fede delle donne ignare di questi diritti, non c’è più ricetta! Se non quella del rispetto della legalità.

Per informare le donne e invitare i farmacisti al rispetto delle regole, il gruppo di donne di #ObiettiamoLaSanzione partirà con un tweetbombing venerdì 8 aprile dalle 14,00 alle 16,00 indirizzato al Presidente della FOFI (Federazione degli Ordini dei Farmacisti) Andrea Mandelli, con i tweet (a scelta):

#ObiettiamoLaSanzione invita i farmacisti al rispetto delle regole su #contraccezionedemergenza @mandelli_andrea


#ObiettiamoLaSanzione ricorda ai farmacisti che non serve ricetta per #contraccezionedemergenza @mandelli_andrea


#ObiettiamoLaSanzione informa le donne maggiorenni che non serve ricetta per #contraccezionedemergenza

a cui allegare la vignetta qui pubblicata.

Chiediamo a tutt* di aderire alla nostra iniziativa per informare quante più donne possibili di un loro diritto, e invitiamo le vittime di comportamenti illeciti a raccontarci la loro esperienza (anche in forma anonima) e/o a denunciare i farmacisti scorretti. Sul sito di Zeroviolenza si trova il modulo per la denuncia.
Grazie

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini DonneInQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

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Nuovo provvedimento dell’Aifa in materia di contraccezione di emergenza

Norlevo

 

Le attiviste di #ObiettiamoLaSanzione accolgono favorevolmente la decisione dell’Aifa, con la quale si statuisce che la vendita della “pillola del giorno dopo” non sia assoggettabile a prescrizione medica per le maggiorenni. Si riconosce in tal modo anche in Italia ciò che da circa quindici anni ha deciso l’Oms in materia di Contraccezione di emergenza (CE), nel cui novero rientra tale farmaco . Infatti è ormai dimostrato che l’uso di Levonorgestrel (Norlevo) e di Ulipristal acetato (Ellaone) non abbia effetti abortivi, ma piuttosto di interferenza con l’ovulazione , caratteristiche che li rendono più simili quindi ad una pillola estro progestinica che funziona più efficacemente, inibendo la produzione di ovociti.

Proprio per poter più rapidamente ritardare l’ovulazione, è necessaria quindi una grande tempestività di assunzione della “pillola del giorno dopo” e di contro l’obbligo di prescrizione medica veniva a ritardarne l’acquisto e quindi l’efficacia.
Per tale motivo tutti gli organismi regolatori dei farmaci in Europa (E.M.A.) e nel resto del mondo hanno a ragion veduta, senza alcuna leggerezza, scelto di abolire la ricetta permettendo così in “emergenza” di assumere questi due farmaci che, come ci mostrano numerose ricerche non hanno fatto segnalare in questi anni nessun grave effetto collaterale nei milioni di donne che le hanno assunte. Appare conseguentemente pretestuosa la presa di posizione del presidente di Federfarma Roma, Vittorio Contarina, che così si è espresso “La Norlevo è un derivato ormonale: provoca effetti collaterali e rischia di disincentivare l’uso del preservativo, con aumento del rischio di contrarre malattie veneree. L’Aifa ci ripensi”.
Invece i dati rilevati in vari Paesi europei ci mostrano che tra le utilizzatrici della contraccezione d’emergenza non vi è stato né aumento di malattie sessualmente trasmesse, né riduzione del ricorso alla contraccezione, né aumento di interruzioni volontarie di gravidanza. Anzi si potrebbe mettere in correlazione il calo delle IVG con un maggiore e più tempestivo uso di tale tipo di contraccezione. Si ricorda infine che il suo maggiore ricorso è generalmente legato ai casi di rottura del profilattico. Ci domandiamo, ordunque, quale reale vantaggio per la salute ci sarebbe a rendere più complesso e tortuoso l’acquisto di Norlevo, come vorrebbe il dott. Vittorio Contarina.
Certamente molto altro rimane da fare, ossia una maggiore, diffusa, corretta e completa informazione sui temi della contraccezione sia per i cittadini, sia per i medici di medicina generale, che per i farmacisti. A riprova di tale necessità v’è il dato che l’Italia, con il suo 16% di donne in età fertile che assume la pillola estroprogestinica, rimane tra i Paesi europei con le più basse percentuali di uso di contraccettivi orali, appena prima della Grecia. Con l’aggravante che tali stime negli ultimi anni tendono a scendere invece che ad aumentare.
In quest’ottica ci sembra lodevole l’iniziativa di proporre Linee Guida e Protocolli sulla CE a tutte le farmacie da parte della SIFAC (Società Italiana di Farmacia Clinica), in modo che tutti i loro titolari abbiano elementi specifici di riferimento elaborati dalle proprie società scientifiche. Così i farmacisti sarebbero in grado di rispondere alle domande delle donne che chiedono la contraccezione d’emergenza, invece di frapporre ad esse clausole di coscienza e comunicazioni dai toni minacciosi verso la salute femminile, prive di reale supporto scientifico.

 

Comunicato pubblicato su Noi Donne: http://www.noidonne.org/blog.php?ID=07065

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L’Otto ieri, oggi e domani

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@Anarkikka

 

Il 22 febbraio scorso abbiamo dato il via a una tenace battaglia per chiedere ai Ministeri competenti di rivedere la decisione di innalzare fino a 10.000 euro le sanzioni per le donne che dovessero ricorrere agli aborti fuori dalle strutture accreditate, come previsto dalla legge 194/1978.

Ribadiamo che le donne sono le vittime di un sistema che ha reso l’accesso alle IVG un percorso ad ostacoli, a causa di un numero abnorme di personale obiettore di coscienza. Quindi, anziché indagare sulle cause di questo preoccupante ritorno alla clandestinità, fatto di stime al ribasso e superficiali, si è preferito depenalizzare (ben venga) e fissare una sanzione smisurata come se potesse essere un deterrente. L’unico effetto deterrente si avrà sulle donne che pur di non vedersi comminare la sanzione, preferiranno non recarsi in ospedale per farsi curare in caso di complicanze. L’effetto potrebbe essere estremamente pericoloso per la salute e la vita stessa delle donne.

Il gruppo di donne di #ObiettiamoLaSanzione e coloro che hanno sostenuto la protesta lanciata con il primo tweetstorm del 22, sinora hanno ricevuto solo una risposta in data 25 febbraio, quella del Ministero della Giustizia, da parte del Sottosegretario Gennaro Migliore che ha riferito in seguito all’interrogazione di Marisa Nicchi. Il commento del gruppo di attiviste #ObiettiamoLaSanzione è stato questo: in sintesi riteniamo inaccettabile un tempo di verifica e di monitoraggio lungo 18 mesi.

In parallelo, sempre il 25 febbraio, abbiamo inviato anche questa lettera aperta alle parlamentari, parte dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità.

Ancora un lungo silenzio.

Non ci siamo fermate e abbiamo deciso di manifestare l’otto marzo, lottando per le donne, con un nuovo tweetstorm indirizzato al Presidente del Consiglio, attuale responsabile delle Pari Opportunità, vista l’assenza di una Ministra o di un’altra delegata. Ancora un’ondata di proteste che hanno viaggiato via social e via email.

Ci aspettiamo delle risposte adeguate all’articolata lettera che abbiamo inviato all’Intergruppo, non possiamo accettare rinvii e silenzi, perché il tempo non è dalla nostra parte e i nostri diritti sono costantemente sotto attacco e affievoliti ogni giorno che passa. Manterremo alta l’attenzione su questo tema e vigileremo finché la situazione relativa alle sanzioni e quella più ampia sulla piena applicazione della 194 non riceveranno le giuste ed efficaci attenzioni e soluzioni. Non lasceremo che il silenzio seppellisca questa palese lesione di diritti.

 

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini
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Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

 

 

Per continuare ad aderire, lasciate un commento sotto questo post di Anarkikka:

http://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/21/obiettiamolasanzione/

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L’otto per le donne. E tu?

copertina fb page base

 

Le donne di ObiettiamoLaSanzione e tutte le persone che hanno aderito all’iniziativa, non abbassano la guardia!

L’8 marzo dalle 12,00 alle 14,00 nuovo tweetbombing a Matteo Renzi Responsabile Pari Opportunità, con il tweet:
A @matteorenzi Responsabile Pari Opportunità: L’OTTO PER LE DONNE. E TU? #‎ObiettiamoLaSanzione
con in allegato la vignetta qui in alto.

Condividete, fate girare!
Abbiamo bisogno di tutt* voi per continuare a tenere alta l’attenzione sull’ingiusto aumento di sanzioni alle donne costrette all’aborto clandestino e su una corretta applicazione della legge 194. Per vincere ci vuole costanza e determinazione!
Grazie a tutt*.

Le donne promotrici di ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

Per saperne di più:
#ObiettiamoLaSanzione
#ObiettiamoLaSanzione Lettera aperta alle donne del Parlamento.
#ObiettiamoLaSanzione Al sottosegretario Gennaro Migliore
Intervento di Paola Tavella (a nome di tutte) alla conferenza stampa dell’Onorevole Nicchi
su ”Modifica della norma sulla super sanzione per l’interruzione di gravidanza al di fuori della legge 194”

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Tutto sotto controllo?

 

non siamo serene

 

Ieri è arrivata la risposta del Ministero della Giustizia all’interrogazione del 25 febbraio in Commissione Giustizia della Camera da Marisa Nicchi e Daniele Farina. Una delle numerose interrogazioni depositate sul tema. Ricordo quella di Roberta Agostini e di Delia Murer (qui).

A gennaio, come rilevavo qui, nel comunicato stampa del Governo leggevamo (QUI):

“L’obiettivo della riforma è quello di trasformare alcuni reati in illeciti amministrativi, anche per deflazionare il sistema penale, sostanziale e processuale, e per rendere più effettiva la sanzione. Si ritiene infatti che rispetto a tali illeciti abbia più forza di prevenzione, generale e speciale, una sanzione certa in tempi rapidi che la minaccia di un processo penale che per il particolare carattere dell’illecito e per i tempi stessi che scandiscono il procedimento penale rischia di causare la mancata sanzione.”

Oggi dalla risposta di Gennaro Migliore la ratio è questa:

“La ratio a cui si è ispirata la legge delega, oggetto della presente interrogazione, è quella di riordinare il sistema di incriminazione sulla base di criteri di razionalità, anche al fine di garantire la conoscibilità del precetto penale da parte del cittadino.”

Prima ci veniva suggerito che la certezza della sanzione e la riduzione dei tempi potessero diventare un deterrente, con addirittura uno scopo preventivo. Oggi è la razionalizzazione del sistema di incriminazione a giustificare questo decreto, con un gran minestrone di fattispecie. Tanti reati in un unico calderone. Nelle maglie di questa razionalizzazione è finito anche il secondo comma dell’art. 19 della legge 194/78, quello concernente gli aborti clandestini.

La depenalizzazione e il fatto che sia diventato reato amministrativo è di per sé una cosa positiva, ma non c’è da gioire se poi le sanzioni vengono innalzate e hanno un effetto pericoloso. Dovremmo ritenerci “fortunate” perché alla fine la sanzione amministrativa per l’aborto clandestino è stata inserita nello scaglione meno afflittivo, che però può raggiungere quota 10.000 euro?

“Il delitto di cui all’articolo 19 legge n. 194 del 1978 è stato, così, trasformato in illecito amministrativo e la relativa sanzione è stata determinata nella misura più lieve tra quelle introdotte dall’intervento di depenalizzazione.

I rilievi svolti dagli Onorevoli interroganti investono, in effetti, non già l’entità della sanzione prevista per l’aborto clandestino, quanto, piuttosto, la scala di grandezza degli scaglioni individuati.”

Con riferimento ai criteri di determinazione delle sanzioni amministrative, si rileva come nessuna osservazione, in punto di adeguatezza, è stata comunque sollevata dalle altre amministrazioni interessate alla delega, né in sede di parere delle Commissioni parlamentari.”

Nessuno ha mostrato dubbi e contrarietà su queste sanzioni (NESSUNA OSSERVAZIONE, TUTTO NORMALE). Nessuno negli organismi preposti si è posto alcun problema sull’appropriatezza e sulle ricadute di un innalzamento delle sanzioni. Se nessuna di noi si fosse accorta e ne avesse scritto, si fosse mobilitata, sarebbe passato tutto sotto silenzio, sommerso in un legiferare massivo, con un approccio privo di senso critico.

“Nondimeno, l’adeguatezza in concreto delle sanzioni determinate potrà essere riconsiderata all’esito del monitoraggio degli effetti del complessivo intervento di depenalizzazione, anche con interventi puntuali, che potrà essere utilmente condotta con il Ministero della Salute.
In questa prospettiva si ricorda, difatti, come l’articolo 1 comma 3 della stessa legge delega consente al Governo di adottare, nel termine di 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi, gli interventi correttivi che dovessero rivelarsi opportuni.”
Nella risposta di Migliore si legge che l’adeguatezza delle sanzioni (e quindi l’ipotesi di una rivalutazione delle stesse) sarà riconsiderata alla luce dei soliti monitoraggi del Ministero della Salute entro 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi. Sappiamo benissimo i rischi che si corrono. Siamo ben abituate alle relazioni ministeriali in cui si racconta che va tutto bene, che le sanzioni sono efficaci, che non c’è nessuna criticità. Il risultato di un monitoraggio potrebbe chiudere il capitolo sanzioni senza sanare quello che abbiamo evidenziato nelle osservazioni dell’appello #ObiettiamoLaSanzione. Le correzioni potrebbero non esserci se non dovesse risultare necessario.
Questa è la prassi consueta, correggere a posteriori. Nel frattempo i rischi sono sempre quelli che abbiamo evidenziato, che le donne non si rechino più nei pronto soccorso in caso di complicazioni post aborto clandestino. Si avrebbero pertanto ricadute enormi sulla salute delle donne che non possono certo aspettare le verifiche del Ministero. La priorità è comprendere bene gli effetti di un inasprimento delle sanzioni, l’enorme danno che si produce alle donne che si trovano in una situazione delicata e difficile, per le quali la strada per una assistenza di qualità si inerpica e diventa sempre più incerta. Che tutela della salute è questa? Che garanzia c’è, se di fatto chiudi la saracinesca con una sanzione?
Quindi occorre intervenire non solo sulle sanzioni, ma sulle cause del ritorno alla clandestinità (vedi le percentuali di obiezione di coscienza del personale medico e paramedico) e sul fatto che continua a essere poco diffuso l’uso della pillola abortiva RU486.
Quindi? Continueremo a chiedere risposte certe e celeri, non siamo per niente serene. 

 

P.S.
Aggiornamento 29.02.2016
La Conferenza stampa di Marisa Nicchi sull’interrogazione in commissione Giustizia, in merito alle sanzioni per gli aborti clandestini. Una legge oltraggiata nel 35% delle strutture italiane.
http://webtv.camera.it/evento/9054
http://www.radioradicale.it/scheda/468172/modifica-della-norma-sulla-super-sanzione-per-linterruzione-di-gravidanza-al-di-fuori
Aggiornamento 04.03.2016
Questo è il contributo del gruppo #ObiettiamoLaSanzione in occasione della Conferenza stampa del 29.02.16 di Marisa Nicchi sull’interrogazione in commissione Giustizia, in merito alle sanzioni per gli aborti clandestini.
“ObiettiamoLaSanzione’, iniziativa sostenuta da migliaia di donne e uomini, decine di attiviste, giornalisti/e e associazioni mobilitate attraverso la campagna online‪#‎obiettiamolasanzione‬ che aveva un unico obiettivo, ossia manifestare la loro contrarietà a un incremento tanto penalizzante per le donne. Ringraziamo coloro che hanno presentato l’interrogazione sulla questione dell’inasprimento delle sanzioni. In sintesi, stiamo facendo, cito il sottosegretario Migliore, quelle osservazioni di inadeguatezza che nessuno a livello istituzionale pare abbia fatto in merito all’ultima norma a danno delle donne. Abbiamo scritto una lettera all’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, presieduto dall’onorevole Boldrini, in cui chiediamo un intervento immediato sull’irresponsabile azione sanzionatoria in caso di aborto clandestino e un impegno più incisivo a salvaguardia della 194, che ricordiamo essere una legge per depenalizzare l’aborto e per renderlo un servizio sanitario garantito dallo Stato. Abbiamo inviato tale lettera con l’auspicio di una risposta che vada ad accogliere le nostre richieste. Tra le quali, che il tempo che deve intercorrere per la rivalutazione dell’entità della sanzione pecuniaria (dopo apposito monitoraggio del Ministero) sia impiegato per una disamina più accurata e puntale sugli aborti clandestini di quella che si evince dai dati ufficiali del Ministero della Salute, soprattutto alla luce del timore diffuso che una sanzione di questa entità possa scoraggiare le donne dal ricorrere alle cure ospedaliere in caso di bisogno. La nostra attenzione sarà particolarmente puntuale su ogni intervento e misura che le Istituzioni metteranno in campo su questo tema. Noi andremo avanti nel diffondere gli aggiornamenti sulla situazione, per portare alla conoscenza delle persone che ci seguono e hanno aderito all’iniziativa, quanto, e se e cosa si sta facendo o si farà in parlamento, per sanare questa gravissima situazione. Se verranno formulate proposte concrete e condivisibili, saremo pronte a condividerle.
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#ObiettiamoLaSanzione Lettera aperta alle donne del Parlamento

06 Casini apre ai Gay

 

Dopo l’appello e il successo del tweet bombing di lunedì 22 per protestare contro l’inasprimento delle sanzioni per le donne che abortiscono clandestinamente, come promesso, non ci siamo fermate. Oggi è stata spedita questa lettera aperta all’Intergruppo parlamentare, perché ci diano risposte precise non solo su come si intende sanare la questione delle sanzioni, ma anche sulla strategia più ampia, al fine di risolvere i numerosi problemi che concernono la (dis)applicazione della 194.

 

Lettera Aperta

On. Laura Boldrini

Presidente Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità

Gentile Presidente,

Il 22 febbraio scorso il gruppo #ObiettiamoLaSanzione è stato promotore di un tweetstorm e di una mailbombing contro il decreto n° 8 (entrato in vigore il 6 febbraio), che depenalizza il reato di aborto clandestino (disciplinato dall’Art. 19, co. 2, della legge 194/1978) ma al contempo prevede un innalzamento delle sanzioni (non più “fino a 51 euro”, ma “da 5.000 euro a 10.000 euro”).

Il provvedimento varato dal Governo ha il grave torto di ignorare un ritorno preoccupante agli aborti clandestini a causa di un abnorme numero di obiettori di coscienza. Per questo motivo la protesta ha ottenuto una ampia adesione testimoniando l’indignazione di donne e uomini, attiviste e attivisti, centri antiviolenza e associazioni promotrici di diritti civili contro una sanzione ingiusta che ri-vittimizza le donne.

Il 10 marzo 2014, il Comitato Europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 11 della Carta sociale europea che assicura il diritto alla salute perché ha mancato di mettere in atto le misure necessarie per consentire l’interruzione di gravidanza laddove siano presenti obiettori di coscienza. Il reclamo era stato depositato l’8 agosto 2012 e ha visto la partecipazione di diverse associazioni tra cui LAIGA.

Ora si è in attesa di conoscere il pronunciamento del Comitato Europeo dei Diritti sociali su secondo reclamo presentato nel 2012, dalla CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) per far rispettare i diritti delle donne ma anche i diritti lavorativi dei medici non obiettori di coscienza.

Ogni anno il Ministero della Salute trasmette al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge 194. Nonostante si riferisca che “non emergono criticità nei servizi di IVG” e si affermi che “Il numero di non obiettori risulta quindi congruo, anche a livello sub-regionale, rispetto alle IVG effettuate, e non dovrebbe creare problemi nel soddisfare la domanda di IVG”, la dura realtà che tante donne devono affrontare è ben diversa e i reclami di cui sopra lo testimoniano, così come le numerose proteste di operatori sanitari e associazioni nonché l’inchiesta andata in onda a Presa Diretta.

Le percentuali a cui è arrivata l’obiezione di coscienza creano problemi, l’iter previsto dalla 194 diventa un percorso a ostacoli, i 90 giorni consentiti spesso risultano un tempo strettissimo. Le percentuali parlano da sé: la media nazionale è del 70%, raggiunge quota 93,3% in Molise e in numerose regioni si aggira dall’80% in su. Questo, in alcuni casi, comporta l’obiezione di intere strutture, pratica vietata dalla 194. La migrazione interregionale non è cosa rara e per gli aborti terapeutici c’è chi va all’estero.

Chiediamo di esaminare senza indugio e in modo concreto e serio, il fenomeno degli aborti clandestini (quantificati con una rilevazione ferma al 2005 – tra i 12mila e i 15mila casi per le italiane e tra i tremila e i cinquemila per le straniere). La possibilità di acquisto di farmaci abortivi online rende la situazione ancora più pericolosa e difficile da fotografare, ma che bisogna in qualche modo arginare, proprio facilitando e rendendo realmente accessibile per tutte le donne il servizio di IVG. Non è sufficiente prevedere che le farmacie autorizzate alla vendita online abbiano un bollino di certificazione rilasciato dal ministero della Salute, perché sappiamo che le strade non sono solo quelle legali. I casi evidenti sono solo quelli che arrivano nei pronto soccorso.

Questo è il quadro in cui è stato approvato il decreto di depenalizzazione dell’aborto clandestino.

Ci rivolgiamo all’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità affinché il parlamento al più presto intervenga sul decreto legislativo n° 8 del 15 gennaio 2016 e riduca le sanzioni alle donne stabilendo cifre simboliche come prevedeva il vecchio testo di legge, che si dia piena attuazione alla legge 194/78, imponendo una quota ai medici e ai paramedici obiettori all’atto dell’assunzione e che le attuali strutture si allineino a tale disposizione per non incrementare il mercato degli aborti clandestini. Al fine di una corretta applicazione della legge è altresì doveroso mettere in campo azioni di prevenzione in maniera strutturata e sistematica, che si potenzino i consultori e che sia semplificato l’iter dell’aborto farmacologico, che la pratica dell’obiezione non violi il diritto alla salute psico-fisica e al rispetto delle donne.

 

Le promotrici del gruppo #ObiettiamoLaSanzione

Anarkikka

Monica Lanfranco

Loredana Lipperini

Cristina Obber

Antonella Penati (Federico nel cuore)

Lea Fiorentini Pietrogrande

Benedetta Pintus (Pasionaria.it)

Barbara Bonomi Romagnoli

Maddalena Robustelli

Paola Tavella

Simona Sforza

Nadia Somma

Lorella Zanardo

La rete delle reti

Donatella Martini (Ass. Donne in Quota)

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#ObiettiamoLaSanzione, il giorno dopo

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Prima di ogni altra cosa desidero ringraziare tutte le donne che hanno organizzato e coloro che hanno sostenuto via Twitter e via email la campagna ‪#‎ObiettiamoLaSanzione‬. Un primo grazie speciale voglio farlo a Nadia Somma che ha fatto scoccare la scintilla e ci ha chiesto di organizzare insieme qualcosa, anche semplice, ma che ci facesse uscire dal silenzio. Un secondo grazie speciale a Stefania Spanò che ha subito messo a disposizione il suo talento, la sua creatività, le sue idee e tanto altro. Maddalena Robustelli sa quanto la stimo e quindi a lei va il mio ringraziamento speciale per il suo sostegno sempre attivo e pieno di passione e per il suo costante contributo nella definizione dell’iniziativa. Piano piano la nostra iniziativa ha preso forma, siamo artigiane dell’attivismo, non sarà tutto perfetto, ma quel che importa è la passione con cui lo facciamo, l’importante è non restare a braccia conserte.

Grazie per questa protesta spontanea, che dimostra ancora una volta come l’unità è essenziale. Alcune di noi avevano scritto e lanciato l’allarme sull’innalzamento delle sanzioni, ma per amplificare è necessario fare rete e gruppo. Lo sapete quanto io tenga a questo condividere le battaglie. Abbiamo dimostrato che possiamo unire le forze, anche se non la pensiamo nello stesso modo su tutto, su altre questioni. Per questo ringrazio le ragazze di Pasionaria. Siamo donne diverse tra noi, ciascuna con le proprie idee e questa è ricchezza, da mettere in campo sinergicamente. Questa è la chiave vincente, riuscire a superare gli steccati e andare dritto all’obiettivo. Tutto è avvenuto spontaneamente con un passaparola che ha prodotto un appello collettivo e un bel risultato partecipato. Abbiamo innescato una bella energia, una importante iniezione di fiducia per il proseguo.

trend 22feb

Sono contenta per come è andata, per me raggiungere anche solo una donna e una persona in più è un successo. Questa è stata sempre la filosofia del mio attivismo. La cosa più importante è stata far conoscere, tornare a parlare dei problemi che azzoppano la 194, dei quali la sanzione è solo il capitolo più recente.

Con i nostri tweet abbiamo evidenziato la pericolosità di certe scelte politiche a dir poco superficiali, che hanno ricadute gravi sulla salute delle donne. Perché con queste sanzioni le donne in caso di complicanze post aborto clandestino, preferiranno non recarsi al pronto soccorso mettendo a rischio la propria vita. Abbiamo chiesto una responsabilizzazione delle istituzioni, che devono fare luce sulle cause reali che portano le donne alla clandestinità. Abbiamo chiesto che il nostro Paese dia piena attuazione di quanto ci suggerisce l’UE in materia di salute sessuale e riproduttiva, attraverso un libero accesso alla contraccezione e alle interruzioni di gravidanza (Risoluzioni Tarabella e Panzeri). Lavoriamo migliorando i servizi per le donne (più consultori pubblici e convenzioni con i privati solo quando questi assicurano la piena applicazione delle leggi dello stato, come la 194), vogliamo rispetto e non essere colpevolizzate e sanzionate se l’obiezione di coscienza di fatto limita e rende un percorso ad ostacoli l’esercizio di un diritto come previsto dalla legge. Il tweet di Celeste Ingrao si unisce alle tante voci di donne che conoscono bene la realtà e dov’è il nodo:

 

Chiediamo un aggiornamento dei farmaci mutuabili, includendo contraccettivi ormonali di ultima generazione. Chiediamo una efficace educazione a una sessualità consapevole, alla contraccezione, alla conoscenza del proprio corpo, delle malattie sessualmente trasmissibili.

Non possiamo più delegare al fai da te, non possiamo più sperare in un incrocio casuale con la giusta informazione su questi temi. Insomma, basta fare gli struzzi! Non sono certo le sanzioni la panacea di problemi enormi alla cui radice c’è una profonda riluttanza e sordità da parte di chi dovrebbe programmare e governare a fare prevenzione in modo sistematico e non a singhiozzo. Non abbiamo bisogno di rassicurazioni, pretendiamo risposte serie e la certezza dei servizi pubblici.

L’obiezione a questi livelli è pura violenza, cieca disapplicazione dei diritti donna e assenza di una piena e seria tutela della salute.

Non ci lasceremo silenziare, continueremo finché la situazione non sarà rispettosa della dignità e della salute delle donne. Speriamo di riuscire a scendere in piazza: che possa aprirsi una primavera di rivendicazione dei nostri diritti, che ci porti a lottare per riportare alle prime pagine dell’agenda politica tanti problemi dimenticati che ci riguardano da vicinissimo.

Facciamo pressione affinché i progetti di legge depositati in materia di 194 e di regolamentazione del fenomeno dell’obiezione, non siano abbandonati nei cassetti ad ammuffire: i più validi e sensati devono essere discussi in commissione e approdare velocemente in Aula. Non abbiamo bisogno di azioni politiche di semplice testimonianza di impegno, le battaglie vanno portate avanti con costanza e portate a compimento. Dalle parole dobbiamo passare ai fatti, abbiamo già aspettato troppo, la 194 è stata svuotata negli anni e abbandonata per troppo tempo. Ci vuole una volontà politica specifica, e noi dobbiamo pretendere che ci diano risposte e che lo Stato si responsabilizzi su questo tema. Facciamo pressione, controlliamo, pungoliamo, monitoriamo. Basta silenzio sulla 194. Dobbiamo porre fine alla colpevolizzazione delle donne e a ogni tentativo di affievolimento dei loro diritti.

Tocca a noi proseguire con tenacia, dobbiamo continuare a lottare, a pretendere risposte, vigilare, tornare in piazza, chiedere l’esito delle interrogazioni che sono state depositate sul tema delle sanzioni e dell’obiezione, informare le altre donne quando i media mainstream oscurano notizie come quella dell’inasprimento delle sanzioni. Ne parlavamo ieri con Maddalena, e concordo con Paola Tavella e Nadia Somma: chiediamo alla Ministra della Salute e al Ministro della Giustizia di risponderci in Parlamento, bisogna fare il possibile affinché si apportino correttivi celeri a questa situazione che mette a repentaglio la salute e la vita delle donne. Non è tollerabile avere un diritto, sancito da una legge dello Stato, soggetto a mille “se” e “ma”, a mille variabili. Non è solo una questione di sanzioni, da rivedere è l’intero approccio sinora avuto nei confronti della 194, la cui applicazione è stata falsamente monitorata, quando di fatto si è permesso che gli obiettori si moltiplicassero a dismisura.

Continuiamo a farci sentire, non molliamo, questo è solo il primo passo per tornare a rendere pieni ed effettivi i diritti delle donne, perché il cammino è ancora molto lungo.. Non ci fermeremo qui e non ci lasceremo fermare!

Non torneremo al Medioevo, per evitarlo, oltre a chiedere che venga applicata pienamente la 194, dobbiamo però confrontarci con la realtà, perché nel 2016 le leggende e i falsi miti su contraccezione e sessualità sono ancora purtroppo diffusissimi.

 

 

Rassegna stampa

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=06998

http://www.panorama.it/scienza/salute/aborto-clandestino-donne-sanzionate-fino-a-10mila-euro-la-protesta-sul-web/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/22/aborto-lhashtag-obiettiamolasanzione-contro-le-multe/2486788/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=236392

http://www.left.it/2016/02/22/obiettiamolasanzione-tweetbombing-contro-la-multa-alle-donne-che-abortisono-clandestinamente/

http://magazinedelledonne.it/news/content/2209030-legge-sull-aborto-tweet-bombing-al-motto-di-obiettiamo-la-sanzione

http://letteradonna.it/219811/multe-aborto-clandestino-proteste-twitter/

http://www.jobsnews.it/2016/02/jobsnews-aderisce-alla-campagna-di-tweetbombing-contro-laumento-delle-sanzioni-per-laborto-clandestino/

http://www.rassegna.it/mobile/articoli/aborto-clandestino-tweetbombing-contro-linnalzamento-delle-sanzioni

https://medium.com/@ChiaraBaldi86/obiettiamolasanzione-in-difesa-delle-donne-contro-il-decreto-che-aumenta-le-multe-per-l-aborto-7c257da7879f#.oyq8ixbl1

http://www.marisanicchi.it/aborto-clandestino-contro-le-multe-una-mozione-parlamentare-e-una-petizione-su-change-org/

http://www.lastampa.it/2016/02/24/italia/cronache/la-rivolta-delle-donne-contro-la-supermulta-per-laborto-clandestino-wXvU1pEr6yFupKSzneLbXI/pagina.html

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2016/02/24/scorrete-lacrime-scrisse-il-poliziotto-sui-diritti-e-sullindifferenza/

http://www.repubblica.it/salute/2016/02/24/news/aborto_clandestino_su_web_dilaga_protesta_contro_maxi-multa-134164143/?ref=HREC1-4

 

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#ObiettiamoLaSanzione

06 Casini apre ai Gay

 

Lo scorso 15 gennaio 2016 il Governo ha approvato un decreto che depenalizza per la donna il reato di aborto clandestino ma al contempo prevede un innalzamento delle sanzioni: non più “fino a 51 euro”, ma “fino a 10.000 euro”.

Questo provvedimento non evidenzia le cause a monte di un ritorno preoccupante agli aborti clandestini tra cui innanzitutto un abnorme numero di obiettori di coscienza, la cui media nazionale del 70%, raggiunge in alcune regioni anche quote superiori al 90%.

Invece di incrementare l’educazione ad una contraccezione diffusa e di assicurare un servizio di IVG certo ed efficiente si sceglie di colpire economicamente le donne.

L’elevato numero di obiettori si traduce in enormi difficoltà di accesso ad un iter sicuro e celere, con tante donne costrette ad andare in altre regioni per poter interrompere la gravidanza. Il problema è tanto acuito dal fenomeno dell’obiezione di struttura, a causa della quale interi reparti ospedalieri non praticano le IVG e non applicano la legge, che persino i giornali esteri ne scrivono.

Il nostro auspicio è che si apra al più presto un dibattito istituzionale che porti lo Stato a farsi garante del diritto ad un aborto libero, gratuito e sicuro, per consentire alle donne la scelta di diventare madri liberamente e consapevolmente.

Chiediamo allo Stato risposte adeguate contro gli aborti clandestini e non aumenti di sanzioni economiche, e quindi rivendichiamo la concreta applicazione della 194, nata per salvaguardare la salute delle donne ma ad oggi svuotata di reali tutele a causa dell’obiezione di coscienza.

 

Per questi motivi domani lunedì 22 febbraio proveremo a portare all’attenzione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin la nostra ”obiezione” con un tweetbombing, lanciando tutte in contemporanea, dalle 12,00 alle 14,00 e dalle 19,00 alle 21,00, questo tweet:

#ObiettiamoLaSanzione No all’aggravio delle sanzioni per l’aborto clandestino @matteorenzi @bealorenzin

con allegata la vignetta di Stefania Spanò con cui inizia questo post.

Chiediamo a chiunque voglia sostenere queste ragioni, di unirsi a noi fattivamente, partecipando al tweetbombing seguendo le indicazioni di cui sopra.
C’è bisogno di tutt*, per un diritto di tutt*!

Anarkikka attivista, vignettista
Loredana Lipperini
Cristina Obber
Pasionaria.it
Antonella Penati
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger e attivista
Lorella Zanardo

La rete delle reti femminili
Casa Internazionale delle Donne di Roma
Suny Vecchi Frigio

 

p.s.

Chi desidera partecipare e non usa Twitter può anche inviare una email. Quest’ultima dovrebbe avere come oggetto “Obiettiamo la sanzione” e come corpo questo testo, da destinare al Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, matteo@governo.it, ed alla Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, LORENZIN_B@CAMERA.IT. La mail dovrebbe concludersi con la propria firma.

Per adesioni, inserire un commento nel post di Anarkikka sull’Espressohttp://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/21/obiettiamolasanzione/

 

UN ENORME GRAZIE A TUTTE COLORO CHE HANNO LAVORATO IN QUESTI GIORNI E CHE DOMANI CONTRIBUIRANNO ATTIVAMENTE A QUESTA PROTESTA, UNITE E’ MEGLIO! 🙂

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