Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

(In)coscienza in farmacia?

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Nel cortile di Villa Visconti D’Aragona, a Sesto San Giovanni, lo scorso 23 giugno si è parlato di autodeterminazione delle donne, partendo dalla sentenza (risalente al 12 ottobre 2015, ma resa pubblica solo a fine embargo lo scorso 11 aprile) del Consiglio d’Europa su ricorso della CGIL, sulla mancata applicazione della Legge 194 in Italia. Relatrici dell’incontro: l’Assessora alla cultura e alle pari opportunità del Comune di Sesto, Rita Innocenti, Benedetta Liberali, l’avvocata che insieme a Marilisa D’Amico ha presentato e vinto il ricorso, e Elena Lattuada, segretaria generale della Cgil Lombardia.
La 194 pur essendo legge dello Stato italiano, a contenuto costituzionalmente vincolato, negli anni sta diventando sempre più un percorso ad ostacoli, rappresentati principalmente dagli alti numeri di personale medico e paramedico obiettore di coscienza.
L’avvocata Benedetta Liberali ha riassunto l’iter del ricorso europeo, evidenziando i tentativi della Ministra Lorenzin di sostenere che la sentenza non sarebbe definitiva. Cosa ovviamente non corretta e alla quale la CGIL ha risposto in maniera netta. Per fortuna ci sono professioniste che si battono da anni per i diritti delle donne. Noi attiviste dobbiamo supportarle maggiormente.

Per capire l’approccio governativo, qui un estratto delle risposte della Ministra Lorenzin. Continuiamo a sentirci dire che tutto va per il meglio e che se non vi sono segnalazioni di criticità dalle Regioni, nulla si può fare. Se i “gettonisti” si possono definire una cosa normale, non possiamo accettare tutto questo.
“Reintrodurre il giusto equilibrio tra medici obiettori e non obiettori negli ospedali, questo ora dev’essere l’obiettivo, e questo si sta sperimentando ad esempio al San Camillo di Roma, dove la scorsa settimana si è tenuto un confronto con la partecipazione, oltre che dell’avvocata Liberali anche del segretario generale della Cgil Susanna Camusso.”

In Lombardia due medici su tre sono obiettori. Le IVG non vengono insegnate nelle scuole di specializzazione, si cerca di scoraggiare e mobbizzare chi decide di non obiettare. Siamo in grave ritardo anche sugli aborti farmacologici: i tre giorni di ricovero non fanno decollare questa modalità.
“In 7 strutture pubbliche si registra un’obiezione totale, e lì non è possibile esercitare un diritto costituzionale. In altre 12 strutture l’obiezione tocca l’80- 90 per cento.”

Secondo Elena Lattuada: “Dobbiamo dunque immaginare come dare sostegno e favorire la promozione di tutte quelle possibilita’ che passano attraverso i bandi e la contrattazione che ci compete, per consentire l’applicazione della legge, costruendo alleanze tra il movimento delle donne e il personale medico, facendo anche leva sul diritto di chi non obietta a non subire svantaggi sul piano professionale. Un altro elemento è legato all’utilizzo della RU486, che renderebbe meno difficoltoso il percorso dell’interruzione di gravidanza. Dobbiamo provare, anche con forme e modalità nuove a rivendicare un principio e un diritto costituzionalmente previsto. Dobbiamo riprenderci nelle nostre mani il diritto di scegliere ricostruendo un nesso tra generazioni e tra tutti i soggetti interessati all’applicazione della 194, e su questo, non mollare la presa.”

Nel mio intervento dal pubblico, ho sottolineato come sia necessario tornare a farsi sentire in maniera forte, unitaria come donne, scendendo in piazza e sostenendo in ogni contesto e occasione iniziative come quella della CGIL, diffondendo consapevolezza tra le donne della difficile situazione in cui versa la tutela della salute sessuale e riproduttiva femminile. Ho ricordato la mancanza di attenzione sul fenomeno sommerso degli aborti clandestini: anziché procedere a indagini e verifiche, si è scelto di sanzionarli. La Ministra Lorenzin dovrebbe riuscire a guardare oltre il dato di riduzione degli aborti e chiedersi cosa ci sia dietro.
Ho ribadito l’importanza della prevenzione e del potenziamento dei servizi territoriali come il consultorio, caratterizzato da un lento e progressivo “smantellamento” delle sue funzioni originarie. Abbiamo 20 Sanità diverse, 20 Regioni con servizi sanitari differenti, con livelli diversi, che rendono i diritti ancora più incerti e di applicazione diversificata. Oltre al macroscopico problema dell’obiezione, senza prevenzione e un intervento educativo laico nelle scuole e in ogni luogo frequentato dai/dalle ragazzi/e non avremo dato una piena applicazione della 194.
Inoltre, attenzione anche all’uso delle parole. I rappresentati del Governo italiano si sono espressi in questo modo in sede europea, in occasione di una replica:
testo-Governo
Come non considerare decenni di giurisprudenza e soprattutto la sentenza della Cassazione del 1975.

Poi leggi che esiste anche una proposta di legge (qui e qui), presentata da Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita, eletto con Scelta Civica e ora approdato nel gruppo di Democrazia solidale – Centro democratico, e Mario Sberna (stessi slalom politici). Una proposta che vuole introdurre l’obiezione di coscienza anche per i farmacisti.
Nel testo della proposta si parla di: “Ogni farmacista titolare, direttore o collaboratore di farmacie, pubbliche o private” può “rifiutarsi, invocando motivi di coscienza, di vendere dispositivi, medicinali o altre sostanze che egli giudichi atti a provocare l’aborto”. Come giustamente sottolinea Lisa Canitano: “non esistono farmaci abortivi venduti in farmacia”, quindi viene da pensare che si voglia bloccare la vendita di farmaci che non sono abortivi, ma semplici contraccettivi d’emergenza, a seconda della libertà di (in)coscienza del farmacista.
Immaginiamoci in un piccolo centro, in cui c’è un’unica farmacia, immaginiamoci cosa accadrebbe nel caso in cui il farmacista dovesse essere obiettore. Già ora alcuni cercano di fare i furbi e di non rispettare la normativa su dei semplici contraccettivi quali sono le pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. Tutto questo deve finire. Il corpo delle donne non deve essere un campo di battaglia, non dobbiamo più subire. Diamoci una mossa e uniamo le forze per combattere questo medioevo di ritorno.
Per fortuna di progetti di legge che giacciono fermi ce ne sono tanti e ci auguriamo che questo resti immobile a prendere polvere. Al contempo dobbiamo chiedere con forza provvedimenti che aiutino a regolamentare una volta per tutte le quote di personale obiettore e non.
Cercasi laicità fuori e dentro le istituzioni, ovunque sia finita. Perché no, non sono tranquilla.

Anche questa è violenza contro le donne.

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Su legge 194 l’Europa porta Consiglio!

43 il fuso di Erdogan

 

Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha riconosciuto, in una pronuncia resa pubblica oggi, che l’Italia ha violato l’art. 11 della Carta Sociale Europea, con la quale vengono riconosciuti i diritti umani e le libertà, e stabiliti i meccanismi di controllo per garantirne il rispetto da parte degli Stati comunitari.
La decisione afferisce ad un reclamo presentato dalla Cgil, avente ad oggetto la violazione dei diritti delle donne che intendono accedere all’IVG ai sensi della Legge 194 e la violazione dei diritti dei medici non obiettori.

L’organismo comunitario ha stabilito che nel nostro Paese continuano a prevalere situazioni per le quali le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro la gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto, che hanno invece diritto a ricevere ai sensi della legge 194.

A detta del Comitato, inoltre, la Cgil ha fornito un ampio numero di prove che dimostrano come il personale medico non obiettore affronti svantaggi diretti e indiretti, in termini di carico di lavoro, distribuzione degli incarichi, opportunità di carriera, consentendo così al Comitato stesso di rilevare che le strutture sanitarie italiane non hanno ancora adottato misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dall’alta presenza di personale obiettore di coscienza.
Si osserva anche che il governo “non ha fornito nessuna prova che contraddica quanto sostenuto dal sindacato”.

Solo pochi mesi fa, a novembre 2015, nella relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194, si continuava a non rilevare problemi: “Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG e per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, non emergono criticità.”
Risulta evidente la distanza tra la relazione del Ministero della Salute e la realtà evidenziata dal Comitato europeo.

Le enormi difficoltà che incontrano le donne per poter accedere al servizio di IVG sono da anni sottovalutate, ridimensionate, derubricate a casi sporadici.
Oggi ci troviamo di fronte a un’altra condanna europea della condotta dell’Italia, alla quale ci auguriamo si dia questa volta una risposta efficace.

Le donne di #ObiettiamoLaSanzione, impegnate da tempo affinché in Italia ci sia una corretta applicazione della legge 194, tornano a chiedere agli organismi istituzionali competenti di attivarsi fattivamente nell’adempimento degli obblighi di legge, per sanare la situazione e assicurare il diritto alla salvaguardia della salute psico-fisica della donna.

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione

Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

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Scomode

 

orecchino di perla

Mi è particolarmente piaciuto l’intervento di Barbara Bonomi Romagnoli, che all’interno di Linea notte del 23 ottobre (al 45° minuto circa qui), ha cercato di portare un po’ di luce su temi spesso scomodi e dimenticati, quali un ministero che si occupi delle pari opportunità, i fondi anti-violenza e il piano anti-violenza nazionale (chiedendo risposte precise in merito, al di là degli annunci e delle soluzioni tampone emergenziali; qui lo stato dell’arte). Il nostro compito deve essere quello di porre domande scomode. In questo periodo dove tutto è coperto da una coltre di miele e tutti sembrano adorare il premier, forse bisognerebbe essere tutti un po’ più svegli e chiedere conto dei problemi accantonati e dimenticati, ma tuttora esistenti.
Di Barbara, mi è piaciuto il suo parlare di violenza a 360°, che riguarda anche la disapplicazione della 194 e il numero di obiettori che di fatto compiono una vera e propria violenza sulle donne. Un discorso e una riflessione simile a quelli che facevo alle compagne del gruppo di donne di cui faccio parte, facendo riferimento a un articolo di Chiara Lalli sulla relazione annuale sulla 194.
Ha ragione Lalli (qui il suo articolo): “se scegli di fare il ginecologo dovresti prenderti in carico tutti i servizi e non solo quelli che ti piacciono”.
Questo vale per ogni contesto, dall’ospedale al consultorio. Altrimenti vai a fare un altro mestiere. Sì perché il consultorio pubblico dovrebbe essere il primo baluardo a difesa della 194. Parlo di Lombardia, ma il fenomeno può essere allargato. La riforma li ha trasformati da consultori familiari in centri per la famiglia. Stanno svuotando da dentro i consultori, riducendo personale e risorse. L’obiettivo finale di Regione Lombardia è rendere le cose difficili per scoraggiare gli utenti e rendere i servizi inutilizzabili, non adeguati. Un modo per agevolarne la chiusura in futuro.
La relazione del ministero mi sembra emblematica di una deriva che fa dell’approssimazione dei dati e delle informazioni un sistema per evitare di dover dare conto di una disapplicazione di fatto di una legge dello stato. Non viene fornito un servizio. Se non si compie un’analisi critica e non si legge tra le righe della relazione, l’idea è che tutto sommato il numero di non obiettori sia sufficiente a garantire il servizio. Ma quel 64% delle strutture pubbliche dice esattamente il contrario.
Dobbiamo chiedere che il personale sia idoneo a garantire un’accoglienza e un servizio degni. Di scribacchini di ricette rosse non abbiamo bisogno. Di farci fare la morale dal personale sanitario nemmeno. Altrimenti, se non ti senti portato, se non ce la fai proprio, cambi lavoro, smetti si avere relazioni con gli esseri umani e fai un lavoro di catena di montaggio. Nessuno ti costringe a fare un lavoro, che implica un uso appropriato delle parole, per cui non ti senti portato. Come in altri settori, c’è la fila fuori e noi ci guadagneremmo in salute. Penso che queste siano forme di violenza legalizzate. Quando il personale sanitario e la psicologa si permettono di dire che il mio dolore non esiste, oppure è sopportabile, è normale, per esempio per costringermi ad allattare naturalmente, stanno commettendo violenza. Perché io avevo una mastite e il mio dolore e la mia sofferenza c’erano. Fin qui uno dei tanti episodi personali che potrei raccontare. Quando un ginecologo si permette di etichettare come una poco di buono (davanti agli altri utenti dell’ambulatorio) una quattordicenne (apostrofando in malo modo anche i genitori della ragazza) che è andata in consultorio per chiedere di iniziare a usare un contraccettivo ormonale, commette violenza. Immaginate questo atteggiamento che risultati ha: le ragazze lasceranno perdere (con tutte le conseguenze di una mancata contraccezione) o si rivolgeranno al web. Non sarebbe meglio accogliere, spiegare, capire i motivi della richiesta e aiutare queste ragazze? Il Consultorio in Piazza mi ha permesso di raccogliere un sacco di storie. Il bello è che per molti e per molte donne, va bene così, il medico non può accogliere, ascoltare, approfondire, aiutare, deve semplicemente e asetticamente emettere diagnosi e anche qualche giudizio morale se lo ritiene.. Siamo immersi in una brodaglia ideologica, moralizzatrice, confessionale pericolosissima. Una donna con cui ho parlato mi ha detto che non rientra nelle competenze del medico essere empatico e stabilire relazioni umane. Il medico deve proteggersi da eventuali denunce. Quindi si può anche permettere di usare violenza verbale per non incorrere in eventuali problemi legali. Bene, anzi male. Non vi dico la professione di costei, è meglio. Questo tipo di persone vanno in giro a pontificare, ma sono altamente pericolose. Altro particolare che mi fa infuriare. Se io ho i soldi, pago un medico privato che senza problemi mi ascolta, mi consiglia, mi aiuta. Se non ho soldi e magari non ho una famiglia alle spalle che mi spiega come avere una sessualità consapevole, mi devo rivolgere alle strutture pubbliche e incrociare le dita, sperando di incontrare il medico giusto, che sappia ascoltarmi e che sappia consigliarmi (senza usare epiteti o minacce) e che non mi mandi via. Dev’essere sempre una questione di denaro?
L’inversione culturale, necessaria per bloccare la deriva, implica che una parte di società sappia uscire allo scoperto e far emergere questi disastri. Altrimenti saremo tutt* complici.

 

Non dobbiamo ignorare cosa accade attorno a noi. Dobbiamo essere al corrente di cosa è stato fatto nel nostro paese per la parità.

Ecco qualche immagine dalla marcia dei No194 e della contromanifestazione in difesa della 194 (qui e qui).

 

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