Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Crescere a Pornland


Grazie alla segnalazione di una amica e alla pagina “Nordic Model Now”, ho recuperato questo articolo del 2016 di Melinda Tankard Reist, scrittrice, speaker, co-fondatrice di Collective Shout, co-curatrice del saggio Big Porn Inc: Exposing the harms of the global porn industry.

Ho pensato di tornare su questi temi di cui mi ero occupata qualche anno fa (qui), cogliendo lo spunto di questo articolo e traducendolo.

Siamo in Australia, ma le evidenze possono valere anche per l’Italia, magari comparandole con il lavoro di Patrizia Romito, Daniela Paci e Lucia Beltramini.

“Accanto alla svalutazione del corpo femminile legata all’offerta di prestazioni sessuali a pagamento, i ragazzi hanno descritto un’ancora più diffusa forma di svalorizzazione della persona, ovvero l’uso sistematico dei mezzi di comunicazione di massa come veicoli di materiale pornografico, spesso materiale pornografico auto-prodotto” (pag. 73)

(…) Ragazze nude, ragazze in pose pornografiche, ammiccanti, seduttive, come se questa fosse l’unica arma a loro disposizione per ottenere la tanto sperata visibilità e l’accettazione da parte di un mondo maschile che le vuole così, merce di scambio sui telefonini o su internet.” (…) Alla richiesta del perché le ragazze siano disposte a una simile svalorizzazione del proprio corpo, maschi e femmine sono concordi nell’attribuire la colpa alle ragazze stesse e al loro incessante desiderio di essere viste, apprezzate, accettate.” (pag. 74)

Spesso c’è consapevolezza della pericolosità di simili comportamenti, ma “se qualche filmato finisce on-line, peggio per loro.”

Traspare una diffusione massiva di modelli disfunzionali “nei quali sesso, violenza, pornografia si intrecciano gli uni agli altri.” (pag. 75) Rivivono stereotipi sessuali con una sorta di “ritradizionalizzazione” dei ruoli sessuali, raccontati dai ragazzi. E preoccupa come questo materiale pornografico spesso sia il loro unico e primario modello di riferimento sessuale alle prime esperienze.

“Il materiale pornografico a disposizione di giovani e giovanissimi presenta quindi violenza, dominazione, dolore, immagini della donna come oggetto da usare, ferire e poi gettare. Ma come reagiscono i ragazzi di fronte a tutto ciò?” (pag. 77)

Ridono, si divertono a vedere film in cui le donne vengono picchiate. Tra una risata e l’altra si afferma e si consolida la cultura della violenza e dello stupro, di una sessualità maschile che tutto può e a cui tutto si deve.

Ritornando allo studio australiano…

“[Voglio] una migliore educazione riguardo al sesso per ragazzi e ragazze [e] informazioni sulla pornografia e il modo in cui influenza le pratiche sessuali dannose”.

Queste sono le parole di Lucy, 15 anni, una delle 600 giovani donne e ragazze australiane che hanno partecipato a un sondaggio commissionato da Plan Australia e Our Watch. L’indagine, condotta da Ipsos, ha raccolto le risposte delle ragazze e delle giovani donne di età compresa tra 15 e 19 anni in tutti gli stati e territori.

Nel report del sondaggio, intitolato Don’t send me that pic (Non mandarmi quella foto), i partecipanti hanno riferito che l’abuso e le molestie sessuali online erano endemiche. Oltre l’80% ha dichiarato che è inaccettabile che i fidanzati richiedano immagini di nudo.

Il bullismo e le molestie sessuali fanno parte della vita quotidiana di molte ragazze. I giovani parlano sempre più di come queste pratiche abbiano legami con la pornografia – e così dovrebbero, perché hanno molto da perdere.

La pornografia sta modellando e condizionando i comportamenti e le attitudini sessuali dei ragazzi, e le ragazze vengono lasciate senza gli strumenti per affrontare questi ragazzi saturi di pornografia.

Il mio impegno con le giovani donne negli ultimi anni nelle scuole di tutta l’Australia, conferma che stiamo conducendo un “esperimento pornografico” sui giovani – un attacco al loro sano sviluppo sessuale.

Se ci sono ancora dubbi sul fatto che il porno abbia un impatto sull’atteggiamento e sui comportamenti sessuali dei giovani, forse è il momento di ascoltare i giovani stessi. Ragazze e giovani donne descrivono ragazzi che fanno pressioni per ottenere atti ispirati al porno che consumano abitualmente. Le ragazze raccontano come da loro ci si aspetti che sopportino cose che non gli piacciono.

Alcuni vedono il sesso solo in termini di prestazioni, dove ciò che conta di più è il ragazzo che si diverte. Ho chiesto a una quindicenne della sua prima esperienza sessuale. Lei mi ha risposto: “Penso che il mio corpo sia sembrato OK, sembrava goderselo”. Molte ragazze sembrano tagliate fuori dal loro stesso senso di piacere o intimità. Che piaccia “a lui” è la cosa più importante. Le ragazze e le giovani donne sono sottoposte a molte pressioni per dare ai ragazzi e agli uomini quello che vogliono, ovvero adottare ruoli e comportamenti pornografici, essendo il loro corpo semplicemente un “ausilio” sessuale. Crescendo in un paesaggio pornizzato, le ragazze si abituano a impersonare (si percepiscono come) “stazioni di servizio” per la gratificazione e il piacere maschile.

Abbiamo chiesto: “Da cosa capisci che piaci a un ragazzo?”, una studentessa dell’8° anno ha risposto: “Vuole ancora parlarti dopo che lo hai succhiato”. Uno studente di scuola superiore ha detto a una ragazza: “Se succhi il mio cazzo ti darò un bacio”. Ci si aspetta che le ragazze forniscano atti sessuali come segni di affetto. Una quindicenne mi ha detto che non le piaceva affatto il sesso, ma che farlo rapidamente era l’unico modo affinché il suo fidanzato si calmasse e guardasse un film con lei.

Sto incontrando sempre più ragazze del 7° anno che cercano aiuto su cosa fare per le richieste di immagini di nudo. Ricevere la richiesta “mandami una foto delle tue tette” è un evento quasi quotidiano per molte. “Come posso dire “no” senza ferire i suoi sentimenti”? chiedono le ragazze.

Come riportato dal report Plan Australia/Our Watch, le ragazze sono stanche di essere sotto pressione per via delle immagini che non vogliono inviare, ma sembrano rassegnate a quanto normale sia diventata la pratica. I ragazzi usano le immagini come una forma di valuta, da scambiare e condividere e da usare per umiliare le ragazze pubblicamente.

Le ragazze del 7° anno mi fanno domande su bondage e S & M. Molti di loro hanno visto 50 Shades of Grey (che è stato pubblicato il giorno di San Valentino). Chiedono, “se vuole picchiarmi, legarmi e perseguitarmi, vuol dire che mi ama?” Le ragazze sopportano comportamenti umilianti e irrispettosi, e quindi interiorizzano i messaggi pornografici nel loro ruolo sottomesso.

Incontro ragazze che descrivono di essere tentate nel cortile della scuola, ragazze regolarmente molestate a scuola o sullo scuolabus mentre tornano a casa. Mi dicono che i ragazzi si comportano come se avessero diritto al corpo delle ragazze. I difensori del porno spesso dicono che fornisce educazione sessuale. E lo fa: insegna anche ai ragazzi molto giovani che le donne e le ragazze sono sempre disponibili, pronte. “No” significa in realtà “sì”, o “prova a convincermi”.

Le ragazze riportano alcuni fatti: di essere classificate a scuola sulla base dei loro corpi e di come a volte i ragazzi facciano paragoni con i corpi delle pornostar. Sanno che non possono competere, ma ciò non impedisce loro di pensare che debbano farlo. Le richieste di labioplastica sono triplicate in poco più di un decennio tra le giovani donne di età compresa tra i 15 ei 24 anni. Le ragazze che non si sottopongono alla ceretta “brasiliana” di ispirazione pornografica sono spesso considerate brutte o non curate (dai ragazzi così come dalle altre ragazze).

Alcune ragazze subiscono lesioni fisiche da atti sessuali di ispirazione pornografica, compreso il sesso anale. Il direttore di un centro di violenza domestica sulla Gold Coast mi ha scritto un paio di anni fa a proposito dell’aumento delle lesioni legate al porno a ragazze di 14 anni e più, da atti che includono torture:

“Negli ultimi anni abbiamo assistito a un enorme incremento di casi di stupro da parte di un partner ai danni di donne dai 14 agli 80 anni. Il più rilevante comun denominatore è il consumo di pornografia da parte del reo.

Con i sex offenders che non sono in grado di distinguere tra fantasia e realtà, pensano che le donne credenti siano “disponibili” 24 ore su 24, seguendo il mito che “no significa sì e sì significa anale”, ignari dei danni causati e senza mai considerare il consenso. Abbiamo visto un enorme aumento della privazione della libertà, lesioni fisiche, torture, droghe, riprese e condivisione di filmati senza consenso “.

L’Australian Psychological Society ritiene che i ragazzi adolescenti siano responsabili di circa il 20% degli stupri di donne adulte e tra il 30% e il 50% di tutte le violenze sessuali riferite ai bambini. Proprio la scorsa settimana, la professoressa Freda Briggs ha sostenuto che la pornografia online sta trasformando i bambini in imitatori di predatori sessuali – riproducendo su altri bambini quello che vedono nel porno.

Secondo un articolo del 2012 “The Impact of Internet Pornography on Adolescents” (L’impatto della pornografia online sugli adolescenti) ha rilevato come il consumo di pornografia su Internet fosse legato ai cambiamenti attitudinali, compresa l’accettazione della dominanza maschile e della sottomissione femminile come paradigma sessuale primario, con le donne viste come “giocattoli sessuali desiderosi per soddisfare i desideri sessuali maschili “. Gli autori hanno scoperto che “gli adolescenti che sono intenzionalmente esposti a materiale sessualmente esplicito violento avevano sei volte più probabilità di essere sessualmente aggressivi di quelli che non vi erano stati esposti”.

Ho chiesto alle ragazze quali messaggi avrebbero voluto che trasmettessi ai ragazzi. Finora, questi messaggi sono stati: “Smettila di dirci che siamo bagnate, “Smetti di commentare i nostri corpi”, “Smetti di chiedere immagini”, “Le battute sugli stupri non sono mai divertenti” e “Il sesso prima dell’età del consenso è illegale”.

La proliferazione e la globalizzazione di immagini ipersessualizzate e di temi pornografici rende quasi impossibile l’esplorazione sessuale sana. La conquista e il dominio sessuale non sono contemperate dai limiti di rispetto, intimità e autentica connessione umana. I giovani non si stanno preparando sull’intimità, l’amicizia e l’amore, ma sulla crudeltà e l’umiliazione. Come rileva un recente studio:

“La pornografia mainstream online si basa in modo schiacciante su atti di violenza e degradazione nei confronti delle donne, i comportamenti sessuali esemplificati nella pornografia si allontanano dall’intimità e dalla tenerezza e caratterizzano le costruzioni patriarcali della mascolinità e della femminilità”.

È l’intimità e la tenerezza che tante ragazze e giovani donne dicono di cercare. Una giovane donna mi ha raccontato che nei siti di appuntamenti lei scrive alla voce “feticcio” che “vuole fissare ardentemente gli occhi di qualcuno e fare sesso lento”. Ha detto che inserendo questo dettaglio nella categoria “fetish”, si garantiva una maggiore visibilità.

Ma in che modo le giovani donne potranno trovare queste esperienze sensuali, “a fuoco lento”, negli uomini indottrinati dalla pornografia? Lo psicologo Philip Zimbardo sostiene a proposito di giovani uomini: “Non conoscono il linguaggio del contatto faccia a faccia … L’eccitazione costante, il cambiamento, l’eccitazione della novità, li rendono fuori sincrono con relazioni a sviluppo lento – relazioni che si costruiscono lentamente”.

È sbagliato lasciare la formazione sessuale nelle mani dell’industria del sesso globale. Dobbiamo fare di più per aiutare i giovani a confrontarsi con le nozioni distorte di sessualità trasmesse dalla pornografia.

Fortunatamente, gli effetti negativi dell’esperimento pornografico su relazioni e sessualità sono stati evidenziati e sottolineati esplicitamente. Il mese scorso è stato organizzato presso l’UNSW un primo simposio in Australia per la questione ,davanti a una folta platea, e un’attuale inchiesta del Senato sta raccogliendo prove degli effetti nocivi distorti del porno sui nostri giovani.

Soprattutto, sono i giovani stessi che chiedono il cambiamento. Josie, 18 anni, è citata nel report Plan Australia/Our Watch:

“Abbiamo bisogno di maggiori controlli e restrizioni in merito la pornografia violenta, che è attualmente accessibile a ragazzi e uomini. Questa pornografia violenta dovrebbe essere illegale da realizzare o da visualizzare in Australia, dato che abbiamo innegabilmente un problema con la violenza e i ragazzi stanno guardando un sacco di pornografia che può essere molto violenta … Questo sta influenzando l’atteggiamento degli uomini verso le donne e su ciò che ritengono sia accettabile. La pornografia violenta si sta infiltrando nelle relazioni australiane.”

Su questo blog ho cercato di esplorare in più articoli il mondo della pornografia, se volete ne trovate traccia. Non vorrei che si parlasse di moralismo o di atteggiamento bigotto. Semplicemente, mi piacerebbe che si guardassero in faccia gli effetti di una esposizione a simili prodotti e magari si avviasse una riflessione su questi aspetti, a partire dalla percezione che hanno i giovani. Nel mio girovagare nelle scuole mi piacerebbe trovare più collaborazione e più apertura da parte della classe insegnanti, per poter esplorare questi temi assieme a quello sulla percezione delle forme di violenza, senza zavorre che sminuiscono questo lavoro. Perché è il momento di ascoltare i giovani e di dare loro la possibilità di smontare e decostruire modelli nocivi.

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Porno & Violenza

Franco Matticchio

Franco Matticchio

 

Affronto un argomento divisivo per il movimento delle donne. Mi piace l’approccio che ne fa Chiara Volpato, perché vorrei seguire un percorso “scientifico” e non emotivo e soggettivo. Di solito se ne fa una trattazione “partigiana”, senza alcun fondamento a sostegno di una o dell’altra posizione. Si parla per il puro gusto di parlare. Ma certe tematiche non possono essere trattate con leggerezza.
La progressiva sessualizzazione delle immagini di donne, ma anche di uomini, adolescenti e bambini, ha contribuito a generare in Occidente, quella che è stata definita una pornificazione del quotidiano (American Psychological Association, 2010)
Alcune femministe come Catharine MacKinnon e Andrea Dworkin hanno individuato come nella pornografia una “rappresentazione ossessiva di donne disponibili, oggettivate, vulnerabili” concorra al “mantenimento della subordinazione femminile”. Le sex positive feminists (come Erica Jong) ritengono che la libertà sessuale sia un elemento cruciale della libertà femminile. Per cui, partendo dall’assunto che il sesso tra consenzienti è sempre qualcosa di positivo, hanno rifiutato qualsiasi controllo, compreso in merito alla pornografia. Capite che non è tutto libero quello che appare tale. È un po’ quel che accade sul tema della prostituzione, in merito alle sex workers che sostengono di farlo per libera scelta (vi consiglio questi due bei post in merito: qui e qui). Si può essere liber* “di“, ma non è sempre detto che lo si sia “da“, che si può palesare con un bisogno economico, una subordinazione culturale, fisica, materiale, un disagio sociale ecc. Si chiamano fattori discriminanti e non ci rendono liber* effettivamente e pienamente.

La rappresentazione della donna nel porno è nella maggior parte dei casi basata su una figura di donna deumanizzata, asservita, oggettivata, mercificata, subordinata e strumentale all’uomo.
Numerose indagini scientifiche (qui e qui) hanno rilevato come il consumo pornografico produca degli effetti negativi nelle relazioni uomo-donna, porti ad avere delle aspettative distorte dal rapporto con le donne reali, ad avere relazioni sessuali senza alcun coinvolgimento emotivo, a considerare le donne come oggetti e ad alimentare i pregiudizi di genere.

Le ricerche in ambito psicosociale hanno evidenziato come il consumo di pornografia violenta porti gli uomini ad agire in modo violento con le donne reali. Tra l’altro si è notata una trasformazione nell’industria dell’hard. Se prima degli anni ’90 tutto si fondava sul mito dello stupro (che diventava il desiderio segreto di ogni donna, per cui la sua rappresentazione aveva una funzione maieutica), in anni più recenti si è sviluppato uno stile desessualizzato, in cui la donna è ridotta a mero oggetto passivo, in un contesto di violenza che ha come unico scopo la riaffermazione del potere maschile, in una sorta di backlash (Pietro Adamo, 2004, Il porno di massa. Percorsi dell’hard contemporaneo; Susan Faludi qui e Marilyn French qui), tentativo estremo di riscossa e restaurazione post-femminista. Per cui il sesso diventa uno strumento punitivo al servizio del potere maschile (Adamo, 2004).
Ci sono numerosi studi empirici che hanno dimostrato un legame tra consumo di pornografia e violenza.
In Italia Lucia Beltramini, Daniela Paci e Patrizia Romito hanno condotto una ricerca per analizzare i rapporti tra i sessi, le esperienze di violenza e la sua percezione in un campione di ragazzi e ragazze, studenti dell’ultimo anno di diverse scuole del Friuli Venezia Giulia (pag. 42, qui lo studio).
I risultati mostrano che le percentuali di adolescenti che consumano materiale pornografico sono elevate, con il rischio che in futuro la violenza sessuale aumenti e che ci sia una domanda di prostituzione in ascesa.
Per le ragazze è emersa una relazione tra violenza psicologica, subita in famiglia, o la violenza sessuale subita in famiglia o fuori, e l’uso della pornografia violenta (diventa una specie di anestetico per “normalizzare” e controllare un trauma). Per i ragazzi è tutto molto diverso: la pornografia è una consuetudine socialmente accettata, un modo per costruire la mascolinità del maschio dominante.
Ci sarà davvero un ethical porn (vi suggerisco questa bella indagine di Zoe Williams sul Guardian), oppure è solo un tentativo di “normalizzazione”, una trovata di marketing per vendere un prodotto? Pandora Blake sostiene che il “Feminist porn is explicitly focused on women’s desires and sexuality”, però leggo anche che: “Makers of ethical porn believe you can have a violent fantasy, of any kind, and that can be a legitimate part of your sexual identity, one that you have a right to explore”. Quindi, forse siamo al punto di partenza e non ci abbiamo guadagnato nulla.

Per concludere vi suggerisco, sul blog de il Ricciocorno:
una traduzione di un pezzo di Jonah Mix, e quest’altro un post molto ben documentato.

Non vogliamo censurare nulla, solo cercare di ragionare seriamente, dati alla mano, studi e indagini scientifiche alla mano. Non possiamo costruire discorsi sul nulla. Innanzitutto dobbiamo spiegare cosa intendiamo con pornografia, senza confondere e mischiare cose che non hanno nessuna attinenza. Nessun* vuole le barricate, il confronto dovrebbe essere il primo passo, soprattutto mi aspetto che non si ricorra a etichettarci come bacchettone a priori o solo per sostenere una tesi. Vogliamo diffondere informazioni corrette sul fenomeno e forse sarebbe ora di fare educazione sessuale e all’affettività nelle scuole, in modo corretto e senza pregiudizi medievali e reazioni intolleranti come questa. Noi genitori abbiamo un ruolo importante, ma non è sufficiente.

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