Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Dal Congresso delle famiglie di Verona ad alcune proposte legislative, come picconare i diritti delle donne e la loro possibilità di autodeterminarsi


Il World Congress of Families di Verona si avvicina. Al contempo appare chiaro che negli ultimi mesi le parti politiche che sostengono il Congresso hanno seminato e hanno lavorato nell’ottica di porre le basi per un capovolgimento in merito ai diritti sessuali e riproduttivi.
Si spinge il piede sull’acceleratore in questa direzione, Pillon è in buona compagnia. Non si tratta solo di provocazioni, ma come spesso ripeto, è in atto un lavoro di rewind culturale, che goccia a goccia scava e determina un lavoro sulla sensibilità e sulle idee dell’opinione pubblica.

Ho già espresso le mie riflessioni qui sul Ddl 950 a prima firma del senatore Gasparri.

L’altro ramo del parlamento intanto vede la presentazione di una proposta di legge (a firma Stefani, deputato vicino al ministro Fontana) “Disposizioni in materia di adozione del concepito”, sottoscritta da una cinquantina di parlamentari.

Ma vediamo nella relazione introduttiva cosa troviamo.

“La legge n. 194 del 1978 si proponeva di legalizzare l’aborto (…) e di contrastare l’aborto clandestino, mentre, ad avviso dei proponenti, ha contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto quale strumento contraccettivo e non ha affatto debellato l’aborto clandestino.”

Eppure, da evidenze ufficiali, secondo le relazioni annuali sullo stato di attuazione della legge predisposte dal Ministero della salute, gli aborti dal 1982 al 2017 sono passati da 234.800 a 80.733.
Anzi, in una situazione che negli anni ha visto una progressiva riduzione degli investimenti nei consultori pubblici, dell’impegno per assicurare una contraccezione accessibile e gratuita, di una ostilità di assicurare percorsi strutturati di educazione sessuale nelle scuole, direi che i risultati della 194 ci sono stati, al di là dei risultati derivanti dalla contraccezione di emergenza nel ridurre il numero di Ivg.
Altrettanto falso è il dato fornito nel preambolo della proposta leghista secondo cui: “nel periodo 1990-2010, gli aborti oltre la dodicesima settimana sono cresciuti del 182 per cento e costituiscono il 27 per cento di tutti gli aborti.”

L’ignoranza regna sovrana: “Gli aborti legali, effettuati dal 1978 ad oggi, sono circa 6 milioni, senza contare le «uccisioni nascoste» prodotte dalle pillole abortive e dall’eliminazione degli embrioni umani sacrificati nelle pratiche della procreazione medicalmente assistita.
Le statistiche annuali degli aborti mostrano un leggero calo negli anni, ma non tengono conto delle varie pillole abortive: manca all’appello una popolazione di 6 milioni di bambini, che avrebbero impedito il sorgere dell’attuale crisi demografica.”

Come al solito c’è l’attacco alla procreazione medicalmente assistita.
Si confondono chiaramente le pillole di contraccezione di emergenza (che abortive non sono, nessun farmaco abortivo viene venduto in farmacia!) e la RU486, somministrata secondo protocollo in ambiente ospedaliero entro i 49 giorni di gestazione.

Ci si dimentica che la natalità in diminuzione segue fattori che non concernono certo la legalizzazione dell’aborto.
Si sceglie di fare figli sulla base di valutazioni precise, sulle prospettive di vita, su questioni economiche, lavorative, servizi di welfare e soprattutto è dimostrato che laddove c’è un più alto tasso di partecipazione femminile al mondo del lavoro si fanno anche più figli.
In mancanza di seri e strutturati interventi in merito, è diventato sempre più arduo progettare non solo di superare il figlio unico, ma anche solo di pensare di farne uno.

La natalità ha subito un declino anche nei paesi dove l’aborto era vietato, pensiamo alla cattolicissima Irlanda, che per anni ha dovuto attendere la legalizzazione, arrivata solo quest’anno, dopo un referendum per l’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione.

Oggi il record di bassa natalità è della Polonia, che ha una delle leggi più restrittive in materia di aborto, previsto solo in tre casi: pericolo di vita per la madre, stupro e grave malformazione del feto.
“Secondo alcuni studi, ogni anno nel paese avvengono tra gli 80 mila e i 200 mila aborti clandestini e molte donne sono costrette ad andare in Germania o in Repubblica Ceca per interrompere la gravidanza.”

https://www.internazionale.it/video/2019/03/08/battaglia-femminista-aborto-polonia

“Un dato preoccupante è la crescita del numero di aborti tra le minorenni dal 1992 al 2010: quello delle ragazze fino a 18 anni è cresciuto del 45,2 per cento, quello delle ragazze fino a 15 anni è cresciuto addirittura del 112,2 per cento.”

Peccato che la relazione ministeriale, a pagina 21, afferma che: “Nel 2017 continua la diminuzione del numero assoluto di IVG per le minori italiane e straniere. (…) In generale il contributo delle minorenni all’IVG in Italia rimane basso (2.8% di tutte le IVG nel 2017 rispetto a 3.0% nel 2016), con un tasso pari a 2.7 per 1000 nel 2017, valore molto più basso di quelli delle maggiorenni (6.7 per 1000).

Confrontato con i dati disponibili a livello internazionale, si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale, in linea con la loro moderata attività sessuale e con l’uso estensivo del profilattico riscontrati in alcuni recenti studi (De Rose A., Dalla Zuanna G. (ed). Rapporto sulla popolazione – Sessualità e riproduzione nell’Italia contemporanea. Società editrice il Mulino, 2013 e Istat. Come cambia la vita delle donne, 2004-2014. Istat, 2015).”

Dati IVG tra le minorenni, 2000-2017

“Non vengono in nessun modo pubblicizzati i dati scientifici relativi alle conseguenze sulla salute fisica e psichica della donna dell’aborto chirurgico e farmacologico.”

Su questi aspetti ero già intervenuta, chi volesse approfondire trova qui ciò che scrissi quie in occasione della presentazione della mozione Amicone in consiglio comunale a Milano e di una analoga nel Municipio 5.
Infine sempre su questo aspetto suggerisco il rapporto della task force APA sulla salute mentale e l’aborto, segnalato dalla pagina IVG, ho abortito e sto benissimo

Si adopera il numero elevato dell’obiezione per evidenziare come l’aborto ponga numerosi “conflitti di coscienza”, quando sappiamo benissimo che spesso non si tratta di problemi di coscienza, ma di valutazioni sulla carriera.

Leggiamo che: “Con la pillola abortiva RU486 si vuole permettere un aborto fai da te, al di fuori delle strutture ospedaliere, anche se la legge n. 194 del 1978 non lo prevede, contribuendo al diffondersi di una cultura dello scarto”

Siamo evidentemente alla mistificazione della realtà. La RU486 non viene somministrata fuori dagli ospedali e non c’è nessun fai da te. Le donne che si recano in consultorio, durante i colloqui, ricevono tutte le informazioni, sostegni del welfare, sulle possibili soluzioni alternative all’aborto, non si può lasciar intendere che non vengano accompagnate e che sia tutto un automatismo asettico, e che per evitare questo ci sia bisogno di far entrare i nochoice nelle strutture pubbliche.

Dal Congresso delle famiglie di Verona ad alcune proposte legislative: come picconare i diritti delle donne e la loro possibilità di autodeterminarsi

La proposta di legge n. 1238 va sempre nella direzione di introdurre una revisione della posizione e qualità giuridica del concepito, in tal caso prevedendone l’adottabilità.

CONTINUA A LEGGERE SU MAMMEONLINE.NET…

Lascia un commento »

Verona e dintorni. Paese Italia, anno 2019

Cosa sta accadendo in Italia e non solo, attorno ai diritti tanto faticosamente conquistati, che riguardano le nostre vite e i nostri corpi.

È fatto noto che a Verona il 29-30-31 marzo si terrà il World Congress of Families. Ufficialmente, da programma, vorrebbero semplicemente dare un sostegno alle famiglie, a superare le loro difficoltà quotidiane. I temi ufficiali del Congresso:

  • La bellezza del matrimonio
  • I diritti dei bambini
  • Ecologia umana integrale
  • La donna nella storia
  • Crescita e crisi demografica
  • Salute e dignità della donna
  • Tutela giuridica della Vita e della Famiglia
  • Politiche aziendali per la famiglia e la natalità

Eppure, c’è molto altro, sotto la superficie apparentemente innocua. Dietro c’è il lavoro di una rete internazionale, che di fatto ha pianificato e sostiene gli obiettivi politici dei movimenti più reazionari in Europa.

Per capire come sono organizzati, è utile leggere un documento di aprile 2018, pubblicato da EPF, una rete di parlamentari di tutta Europa, impegnati a tutelare la salute sessuale e riproduttiva delle persone nel loro paese ed all’estero, troviamo le “visioni degli estremisti religiosi per mobilitare le società europee contro i diritti umani in materia di sessualità e riproduzione”:

Agenda Europa

Per saperne di più: il documento completo, tradotto in italiano da SNOQ Torino. Qui un’intervista a Giulia Siviero molto interessante.

Tra i loro obiettivi quindi lo smantellamento dei diritti e delle libertà duramente conquistate negli ultimi decenni, assieme al ripristino di ruoli sociali ingabbiati e stereotipati per uomini e donne, il non riconoscimento di famiglie diverse da quelle eterosessuali unite in matrimonio.

Ritorna il tentativo di ripristinare un controllo sui corpi delle donne e di sottrarre loro il diritto ad autodeterminarsi:quindi stop a contraccettivi e aborto. Naturalmente segue l’abolizione delle unioni civili e del divorzio e tanto altro.

Quando a inizio anno ho appreso del Congresso mi è sembrato l’ennesimo tassello di un piano assai articolato e diffuso. Oggi ritengo che sia solo la punta dell’iceberg di un processo iniziato già negli anni ’80, a cui hanno alacremente partecipato, passino dopo passino, coloro che non hanno mai accettato determinati cambiamenti, che non si sono voluti fermare nemmeno davanti a due referendum, il cui risultato ha di fatto sancito un cambiamento culturale in atto. Ma i cambiamenti culturali non sono irreversibili, specialmente se negli anni non sono curati e manutenuti dalla collettività. Con il passare dei decenni molta polvere si è depositata, tante cose sono cambiate, anche le sensibilità, e la memoria di queste lotte non è sempre stata trasferita alle nuove generazioni. Intanto, c’è chi ha lavorato in background, entrando in modo capillare in ogni contesto e ambiente, radicalizzando le sue posizioni e idee e cercando di creare una lobby che lavorasse a una restaurazione reazionaria.

A leggere il retroterra culturale e il programma espressi da Agenda Europa sembra un’opera uscita dalla tragedia dell’assurdo o da una farsa, a noi pare roba venuta da un passato lontano che riteniamo ormai sepolto e irresuscitabile, a noi sembra qualcosa di improponibile, anacronistico, un accidente, un imprevisto in una visione di storia come progresso e miglioramento, che si rivela ancora una volta errata. Eppure, eppure sono interpreti e portavoci di un movimento internazionale di destra, che è al contempo sessista, omofobo, razzista e esplicitamente antifemminista. Sembrerebbe che si tratti anche di una “mobilitazione professionale” ispirata dal Vaticano.

In Italia abbiamo un visibile e innegabile scivolamento in atto che ha subito negli ultimi anni un’accelerazione, ma che come dicevo prima ha le radici ben più profonde nel tempo. Molto del lavoro è stato pianificato negli anni: contaminare piano piano e “occupare” spazi strategici, sottraendo spazi e aria alla laicità, lasciando penetrare associazioni niente affatto innocue all’interno degli ospedali pubblici, lasciando vagare per i reparti i volontari con il loro armamentario colpevolizzante, grazie ai numerosi accordi tra i centri di aiuto alla vita o similari e le strutture pubbliche lombarde.

CONTINUA A LEGGERE SU DOL’S MAGAZINE… QUI

1 Commento »

Di ritorno alla terra e di negazione dell’autodeterminazione


La ministra della salute Giulia Grillo ha inviato un contributo in occasione del congresso Sigo-Agoi-Agui tenutosi a Roma nei giorni scorsi. La ministra si interroga sulla fertilità, anche se sarebbe preferibile parlare di fecondità, così come avrei dato più spazio e risalto al ruolo dell’ostetricia sia in gravidanza, che in fase di parto, che nelle fasi successive. Ci si accorge di quanto nonostante tutto, si giunge alla gravidanza (e non solo) abbastanza impreparate e spesso ci si accorge delle cose che non vanno, le difficoltà pratiche e la sensazione di doversi orientare un po’ da sole, solo quando ci toccano da vicino. È inevitabile, forse, ma direi che possiamo, dobbiamo fare meglio e occorre iniziare a invertire la rotta per tutto ciò che concerne la salute sessuale e riproduttiva.

Mi preme soffermarmi sulle sue valutazioni da ministra, perché in questo periodo è necessario più che mai che chi ricopre incarichi istituzionali intervenga su questi temi.

“Salute e benessere della donna dalla pubertà alla menopausa a tutto campo: l’informazione sulla fisiologia, la contraccezione, la fertilità. Ogni medico sa che la salute non è semplicemente assenza di malattia, ma riguarda il benessere della sfera psico-sessuale e affettiva. Per questo va ripensato il sistema dei consultori familiari che devono essere valorizzati perché possono e devono svolgere un ruolo essenziale se presenti in modo capillare sul territorio e se dotati di risorse adeguate.

La contraccezione deve tornare a essere gratuita, per lo meno per le fasce fragili o a maggiore rischio sociale: la prevenzione in questo ambito non è mai un costo, ma un investimento. Sul corpo delle donne non si devono più fare battaglie ideologiche. Sulla legge 194 troppo è stato detto, ma continua a mancare la garanzia del diritto per ogni donna in ogni parte d’Italia. Le leggi dello Stato si applicano in tutte le loro parti e il ministro deve adoperarsi perché ciò avvenga.”

Parole che hanno un peso e che ci auguriamo trovino spazio presto nelle attività del ministero, perché l’impegno sia tradotto in fatti.

Intanto, qualcosa sul fronte contraccezione si smuove. Presto la pillola anticoncezionale potrebbe tornare ad essere nei Lea e quindi a carico del Ssn. Questo orientamento emerge dalla risposta a un’interrogazione presentata da Michela Rostan (Leu), che chiedeva alla Ministra della Salute: “se non ritenga di assumere una iniziativa, per quanto di competenza, per garantire l’accesso gratuito e universale alla contraccezione, come già previsto dalla legge n. 194 del 1978, includendo i contraccettivi tra gli ausili per la cura e la protezione personale erogabili gratuitamente e prevedendone la distribuzione nei consultori come previsto dalla legge n. 405 del 1975”. In Commisione Affari Sociali ha risposto il sottosegretario Armando Bartolazzi che ha reso noto che Aifa ha in corso “un approfondimento, finalizzato ad individuare i farmaci anticoncezionali caratterizzati dal miglior profilo beneficio/rischio da ammettere alla rimborsabilità, al fine di garantirne un equo accesso”. Seguiremo con attenzione i prossimi passaggi.



Nel frattempo continuano ad arrivare sempre nuove mozioni no-choice nei comuni italiani, da ultimo Zevio, Buccinasco (MI) e Modena. Una sequenza infinita di “città per la vita” e laddove la maggioranza è “amica” vengono anche approvate (come a Verona e a Zevio per ora).

A Modena segnaliamo che prima (16 ottobre) che venisse presentata la mozione leghista (il 18 ottobre), il gruppo MDP aveva presentato una mozione a sostegno della legge 194 “Condanna e forte preoccupazione per l’attacco alla legge 194 e per il sempre maggiore numero di obiettori che mette a rischio la sua applicazione”, con un testo che secondo me coglie un elemento fondamentale:

IL CONSIGLIO COMUNALE DI MODENA

a) nel 40° della sua approvazione conferma il riconoscimento e condivisione di una legge, la L. 194/78, che ha reso le donne del nostro Paese più consapevoli, libere e le ha protette dalle pratiche clandestine fonte di malattie e morte;

b) esprime totale dissenso verso tutti i tentativi di depotenziare, sul modello della espressione del Consiglio Comunale di Verona, cancellare o rendere più penalizzante e colpevolizzante il percorso informato e consapevole previsto dalla Legge 194/78;

impegna il sindaco

c) a verificare se, nel percorso previsto nei servizi ospedalieri e territoriali del nostro territorio, sono coinvolte associazioni o gruppi religiosi che in una qualche maniera prendano parte o entrino nell’iter attivato dalle donne e dai propri sanitari, e se queste vengano finanziati dal Comune o da altre Istituzioni Pubbliche;

d) se quanto ipotizzato al punto c) dovesse essere accertato, a sospendere i propri finanziamenti sino ad una comunicazione ad hoc in Commissione Servizi convocata per valutare la compatibilità di tali azioni con la dovuta neutralità del percorso per le donne;

e) a contrastare, con ogni mezzo le sempre più preoccupanti tendenze integraliste e invasive nella libertà delle donne, di alcuni partiti e istituzioni che hanno l’obiettivo di ostacolare la applicazione della legge 194/78.

Mi sembra una posizione chiara, precisa, che si preoccupa di verificare e rimuovere tutti gli elementi che possono esercitare pressioni colpevolizzanti o ridurre l’autodeterminazione delle donne. In Lombardia è così da più di un decennio, in Lombardia è già in atto tutto questo, ne parlavo qui, eppure nessuno ha messo mai in dubbio la compatibilità di certe presenze e di certe operazioni che avvengono dentro strutture pubbliche.

A Modena è stato presentato un importante ordine del giorno a firma di Federica Venturelli e altre/i consigliere/i (Pd) del Comune di Modena: Piena applicazione della L.194/78 e potenziamento della rete dei consultori familiari (qui il testo completo).

Questo testo centra molti aspetti importanti, soprattutto quando si parla di “tutela della salute della donna – nella quale è implicito il diritto all’autodeterminazione – ma anche la tutela sociale della maternità e l’importanza di scienza e coscienza medica”.

Il Comune di Modena non si sottrae alle sue responsabilità, ma si assume “un ruolo di programmazione e coordinamento con gli altri Enti operanti sul territorio”, cosa di cui spesso ci si dimentica.

L’impegno per il Sindaco e la Giunta, è per me molto rilevante, introduce e sostiene il principio alla laicità e riafferma per il Comune un ruolo attivo e di sollecitazione delle istituzioni di livello superiore:

1. Ad affermare che la città di Modena informa le sue politiche al principio di laicità ed è città dalla parte delle donne;

2. A proseguire le politiche e pratiche di sostegno alla maternità e paternità responsabile, sostenendo la piena applicazione della L. 194/78 ed il potenziamento dei servizi socio-assistenziali previsti dalla L. L. 405/75 e della L.34/96,

3. Considerato il ruolo del Sindaco di Presidente della Conferenza socio-sanitaria territoriale, di vigilare affinché la legge 194 sia applicata nelle nostra realtà sanitaria e di rappresentare al Presidente della Regione Stefano Bonaccini e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte le nostre istanze affinché la Legge 194 venga applicata e garantita su tutto il territorio regionale e nazionale.

4. Ad inviare la presente mozione alla Giunta della Regione Emilia-Romagna, sollecitandola a:

a. assicurare adeguati parametri di personale sanitario, al fine di garantire la piena applicazione della legge;

b. adempiere ai compiti, di spettanza della Regione, di verificare che le Asl organizzino il controllo e garanzia del servizio di Ivg;

c. prevedere una verifica puntuale sulla presenza di ginecologi e anestesisti obiettori nelle singole strutture, di attivarsi affinché anche in Emilia-Romagna vengano garantiti alle donne tutti i diritti della 194, come l’accesso a contraccettivi ormonali nei Consultori. Inoltre chiediamo di valutare valori percentuali sopra i quali la Regione possa decidere, come già fatto dal Lazio, di attuare interventi specifici volti a garantire il pieno diritto di scelta della donna.

Queste mozioni ci confermano che è il momento di far sentire la nostra voce e di prendere posizione contro le derive oscurantiste, volte a indebolire la piena applicazione della legge 194 e a finanziare soggetti privati che da sempre lavorano per la sua abrogazione.

Non si può e non si deve sottovalutare l’impatto dell’operazione messa in atto dalla catena di mozioni no-choice, anche perché si moltiplicano e si espandono. Vi consiglio questo video, è molto utile per capire cosa avveniva in passato, in assenza della 194.



 

Di questi tempi è necessario tornare a ribadire che le donne devono poter esercitare la propria scelta in tema di diritti sessuali e riproduttivi, libere di decidere se e quando diventare madre, quanti figli avere, senza essere considerata la solita zolla fertile da seminare per garantire la prosecuzione della stirpe nazionale.

Sembra un’ossessione: assolutamente in linea con il fertility day, l’esaltazione delle mamme e il clima che aleggiava anche nella precedente legislatura, oggi viene proposta una nuova formulazione che sottende la medesima cultura e mentalità:

“..Patria, prole e terra. Fai un figlio in più (il terzo) e lo Stato ti concede gratis un terreno da coltivare per i prossimi vent’anni. È una delle misure previste dalla bozza della manovra per favorire la crescita demografica. E se compri casa in zona il mutuo avrà tasso zero..”

A mio avviso servirebbe un buon psicanalista a chi concepisce simili trovate, per capire da dove ha origine questa compulsiva riproposizione dell’associazione terra-figli-fertilità-semina-coltivazione-riproduzione. Anziché interrogarsi sui reali motivi per cui non si fanno più figli, se ne fanno sempre meno, i nostri governanti ci regalano qualche ettaro si suolo italico, dal valore patriottico inestimabile, previo terzo figlio. Le misure previste nella legge di bilancio “per la famiglia” sono un bel mix, il cui dettaglio ci converrà seguire con attenzione, perché ricordiamoci chi è il ministro per la famiglia: Lorenzo Fontana.


L’immaginario simbolico che si vuole suggerire è quello di un modello di famiglia che strizza l’occhio al passato, con l’auspicio che le donne tornino a stare a casa, ma a casa e basta, lontane anche da qualsiasi impegno sociale e di comunità, legate alla terra, un figlio su un braccio e una vanghetta nell’altra mano. Ci vogliono bene, con tanto di ritorno idilliaco alla terra, all’auto-sostentamento, a “tutta casa, terra e tomba” delle nostre aspirazioni. Non so se si rendono conto della situazione reale, non so se si rendono conto di quali sono i principali ragionamenti che incidono nella scelta di fare un figlio. Non siamo esseri umani, ma portatrici di utero e a quello ci dobbiamo dedicare secondo Fontana, Pillon & co.

 

Per approfondire:

https://estremeconseguenze.it/2018/10/26/aborto-il-ritorno-delle-mammane/?fbclid=IwAR0PqOAC1TaBvDahbbvbYbMtOJsOQ51bXFni90lSKqT17MINBcHAvnFckDs

E’ nata una rete Pro-choice. Rete italiana contraccezione aborto

A proposito della mozione leghista presentata a Modena, questo il comunicato delle donne UDI Modena.

Articolo pubblicato anche su Dol’s Magazine.

 

Lascia un commento »

La mozione no-choice arriva anche a Milano

Ora che la mozione è arrivata a Milano, forse riusciremo a concentrarci e a mettere questo problema tra le priorità. Ho presentato un documento politico, lanciato un allarme, chiesto di prendere posizione esplicita, perché era chiaro che non si sarebbero fermati a Verona. A questo punto dobbiamo mettere in campo tutte le nostre forze e metterci la faccia, esplicitare e far sentire la nostra voce, la nostra posizione, non si può più rinviare, soprassedere. Chi vuole restare nell’ombra e non esporsi ci rimanga pure, noi continuiamo a lottare. Domenica ero a volantinare, in occasione della Sagra di Baggio, su questo tema, con pochi ma essenziali punti e istanze.



C’è bisogno di questo, di parlare alle persone di cosa sta accadendo, di ciò che è in corso, un attacco alla nostra autodeterminazione che passa per l’abnorme obiezione di coscienza, i privati che entrano nelle convenzioni pubbliche e che non applicano la legge 194, la lenta agonia dei consultori pubblici, i centri di aiuto alla vita e associazioni no-choice da tempo nei nostri ospedali, una Lega che si oppone a RU486 in day hospital, un disastro nella contraccezione, prevenzione delle gravidanze indesiderate e delle malattie sessualmente trasmissibili e nell’educazione sessuale. Queste associazioni private devono stare fuori dalle strutture pubbliche, basta volantini negli ambulatori per le IVG. I soldi pubblici devono andare a rivitalizzare e a sostenere i luoghi deputati dalla legge, i consultori familiari pubblici. Andate a rileggervi l’art. 2 della 194. Avrei da aggiungere tra le cause dell’attuale situazione, un lavoro di smantellamento dei governi regionali che dura da decenni e la relazione ministeriale che ogni anno minimizza le criticità. DOVE VOGLIAMO FINIRE? MA CI RENDIAMO CONTO DELLE PAROLE USATE IN QUESTE MOZIONI? BASTA con questo vento oscurantista che si è insinuato dappertutto e vuole impedire, tra l’altro, l’applicazione della 194, che ci consente la scelta, alle donne, solo alle donne spetta l’ultima parola. Giù le mani dai nostri corpi e dai nostri diritti! 

Qui di seguito il mio comunicato in merito a questa mozione: non cambierà le cose, ma almeno non rimango in silenzio. Non so quando sarà calendarizzata la discussione di questa mozione Amicone, ma dovremo e dobbiamo mobilitarci.


La mozione milanese a firma del consigliere comunale Luigi Amicone (Fi e ciellino doc), firmata anche da Milano Popolare, dalla Lega e da Stefano Parisi, ricalca in gran parte i presupposti ideologici e le distorsioni informative presenti nelle mozioni “gemelle” di Verona, Ferrara e Roma, con un pallino fisso: diffondere l’etichetta “città per la vita”. La mozione parla del ruolo dei consultori in termini di assistenza alle donne in gravidanza, cita l’art. 2 della legge 194, ma si “dimentica” di precisare che alla lettera D:
“I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita.”
si prevede la possibilità di supporto esterno di associazioni di “volontariato” DOPO LA NASCITA. Chiaro no?!
Come si può pretendere che i consultori pubblici svolgano appieno i compiti assegnati loro dalla legge 194, se negli anni
– si è proceduto a un progressivo e sistematico svuotamento di competenze, di personale, di strumentazione,
– si è coscientemente mantenuta bassa e insufficiente la loro diffusione territoriale, ben al di sotto delle raccomandazioni (il Progetto Obiettivo Materno Infantile del 2000 ne prevedeva 1 ogni 20.000 abitanti),
– si è modificata la natura di questi presidi territoriali, a beneficio dei privati accreditati con il SSN che non applicano la legge 194?
Come si può concepire che si chieda di inserire a bilancio comunale congrui finanziamenti pubblici per soggetti di natura privata, nati per contrastare una legge dello Stato e per sottrarre alle donne la libertà di scegliere autonomamente e senza pressioni e ingerenze indesiderate se diventare o meno madri?
Chiediamo che si torni a investire nei consultori familiari pubblici, ripristinando e salvaguardando la loro funzione originaria e la loro connotazione di servizio di base fortemente orientato alla prevenzione, informazione e promozione della salute, che abbia al centro le donne.
Pensare che la causa della crisi demografica sia arginabile e risolvibile con un intervento che induca e convinca le donne a portare avanti la gravidanza ad ogni costo, significa non comprendere che alla base della denatalità e della decisione di interrompere la gravidanza non ci sono solo ragioni economiche e che la monetizzazione non risolve problemi di natura ben più vasta. Forse occorrerebbe soffermarsi sui differenziali di genere per poter analizzare correttamente il calo demografico.
La legge 194 garantisce la possibilità di scelta, in capo esclusivamente alla donna che potrà e dovrà valutare autonomamente se diventare madre o meno. Nessuno può sindacare e deve permettersi di giudicare tale scelta. Alla luce di quanto avviene negli ospedali lombardi e altrove, in cui operano i Centri di aiuto alla vita e alle modalità con cui svolgono le loro azioni dissuasive e colpevolizzanti, compiendo un vero e proprio terrorismo psicologico, ci risulta ben difficile pensare che questo sia un aiuto, quanto piuttosto una indebita violazione della privacy e del diritto all’autodeterminazione delle donne. Le donne di Napoli che si sono mobilitate in piena estate ci hanno dimostrato che contrastare l’ingresso di queste formazioni è possibile.
Il ritorno all’aborto clandestino è causato dai lunghi tempi di attesa per l’intervento, a loro volta dettati dalle stratosferiche quote di obiezione raggiunte, che di fatto mettono a rischio il servizio di IVG.
Se davvero la situazione fosse sotto controllo, non avremmo il ricorso alla pratica dei gettonisti, che operano “a chiamata” per effettuare gli interventi al posto degli obiettori e che ogni anno comportano un aggravio di spesa non indifferente per le casse regionali.
Il numero degli aborti è calato costantemente in questi 40 anni, a dimostrazione dell’efficacia della legge e del fatto che progressivamente è aumentata la consapevolezza e la responsabilità in materia di salute sessuale e riproduttiva. Quindi non si capisce come la mozione possa affermare che la legge abbia contribuito ad aumentare il ricorso all’aborto come metodo contraccettivo.
Anzi, nonostante gli ostacoli a un’azione di prevenzione, alla possibilità di fornire gratuitamente presidi contraccettivi (attualmente totalmente a carico delle donne), alla diffusione strutturale di programmi di educazione sessuale nelle scuole, gli aborti sono diminuiti. Piuttosto, cerchiamo al più presto di trovare i finanziamenti regionali per consentire l’erogazione gratuita almeno sotto i 24 anni dei contraccettivi nei consultori, come da odg 99 presentato dalla consigliera PD Paola Bocci e approvato in Regione questa estate. Contemporaneamente dovremo compiere passi in avanti sulla diffusione di metodologie più innovative per le IVG, come previsto dall’art. 15, consentendo di somministrare la RU486 (aborto farmacologico) in day hospital, come richiesto dalla stessa Paola Bocci. Esiste una sola pillola abortiva: la mozione declinando “pillola” al plurale dimostra di confondere la contraccezione di emergenza, disponibile in farmacia, con la pillola RU486, somministrata attualmente solo in ospedale, previo ricovero di 3 giorni.
La diagnosi prenatale va difesa e non si possono diffondere deformazioni sui benefici dei progressi tecnologici.
Si riprende il tentativo compiuto a Trieste, con una mozione, per fortuna ritirata, che invitava “il sindaco e l’assessore competente ad adoperarsi per richiedere” una campagna informativa su tutti i danni ed i problemi alla salute che una donna può incorrere se decide di interrompere una gravidanza”. Un altro esempio di tentativo di terremotare la legge 194 e di diffondere false informazioni tra le donne che vorrebbero continuare a poter scegliere senza pressioni colpevolizzanti.
Da un lato questa mozione parla dei livelli enormi di obiezione, segno, secondo il redattore, del peso di coscienza degli operatori o forse sarebbe meglio dire “segnale di quanto spesso lo si faccia più per ragioni di carriera”, come loro stessi spesso rivelano; dall’altro si afferma che l’obiezione non sia un ostacolo all’accesso all’aborto. Insomma, molta confusione e poca attinenza alla realtà.
Una mozione scritta male formalmente e contenutisticamente, con notevoli incongruenze ed falsità.
Per le ragioni esposte sinora ci opponiamo a questo vento oscurantista che è arrivato anche a Milano e metteremo in campo tutte le azioni necessarie per informare adeguatamente e contrastare queste azioni mistificatorie volte solo a creare spaccature e confusione dentro e fuori le istituzioni.
2 commenti »

Verona: laboratorio per un Medioevo di ritorno. Contro la 194/78, contro i diritti delle donne


Lo scorso 4 ottobre il Consiglio Comunale di Verona ha approvato una mozione, presentata dal consigliere della Lega Zelger, che, impegnando il sindaco e la Giunta a inserire nel prossimo assestamento di bilancio un congruo finanziamento ad associazioni no-choice, di fatto compie un attacco alla Legge 194/1978 che in questi 40 anni ha garantito alle donne di poter scegliere di interrompere la gravidanza in sicurezza, ponendo fine all’epoca delle mammane, del prezzemolo e dei ferri da calza.

Tra i soggetti beneficiari di questa mozione vengono citati: il progetto Gemma e Chiara. Il primo a cura della Fondazione Vita Nova offre un contributo economico per la durata della gravidanza e l’anno successivo alle donne incinte che sarebbero intenzionate a “non accogliere il proprio bambino”.

Il secondo è un progetto del Centro diocesano aiuto alla vita di Verona, e fornisce alimenti e beni di prima necessità o un piccolo contributo economico alle mamme sole in difficoltà. La mozione prevede anche la promozione del progetto regionale ‘Culla segreta’.

 

Verona: laboratorio per un Medioevo di ritorno. Contro la 194/78, contro i diritti delle donne.

 

A destare preoccupazione sono soprattutto le premesse.

Nella mozione si concentrano una serie di palesi mistificazioni:

– si sostiene che l’aborto venga usato come metodo contraccettivo. Sappiamo invece quanto questa scelta sia sempre stata ponderata assai bene. Piuttosto ci si preoccupi del fatto che i contraccettivi ormonali sono tutti a pagamento.

– si crea confusione tra pillole abortive e contraccettivi di emergenza, che hanno contribuito a ridurre ulteriormente il numero delle IVG.

– si continua a pensare che le cause che portano le donne ad abortire siano di natura esclusivamente economica e che quindi basti un obolo per dissuaderle.

– il ritorno alla clandestinità è causato dalle difficoltà che le donne incontrano per via delle liste di attesa lunghissime, causate da un’obiezione che in alcune regioni supera grandemente l’80%, costringendo le donne a viaggi anche interregionali per poter trovare una struttura ospedaliera che le accolga.

– si associa la 194 alla crisi demografica, citando i numeri delle mancate nascite.

– si compie un’azione di terrorismo psicologico, paventando rischi psicofisici a carico delle donne che abortiscono.

– si definiscono “uccisioni nascoste” gli embrioni eliminati dopo pratiche di procreazione medicalmente assistita.

CONTINUA A LEGGERE SU MAMMEONLINE.NET

1 Commento »

Dall’Italia all’Irlanda per rispettare la volontà e la scelta delle donne


I primi 40 anni della Legge 194, Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. A che punto siamo?

Al principio fu la battaglia contro una delle più evidenti espressioni dell’assetto patriarcale della società. Un movimento che si batté per garantire alle donne l’accesso all’aborto, libero, assistito e gratuito. Una pratica che era clandestina, esisteva, veniva gestita in modo diverso a seconda delle condizioni e delle disponibilità economiche della donna, tra ginecologi, ostetriche e mammane. Differenze di classe e di censo che decidevano della salute della donna. Ci si scontrava contro leggi che bollavano la contraccezione come “attentato all’integrità della stirpe”, come da Codice penale Rocco, e l’aborto era considerato un crimine per lo Stato italiano e un omicidio per la Chiesa.

Decidere sul proprio corpo, quando questo corpo per secoli era stato considerato appendice, proprietà, oggetto in possesso dell’uomo.

Nonostante questo contesto medievale, le donne abortivano clandestinamente con ogni mezzo, tra sonde, chinino, prezzemolo e altre pratiche più o meno rischiose.

Il primo tentativo di avviare la discussione in Parlamento avvenne con il ddl Fortuna nel 1971.

Occorreva trovare nuove strategie per diffondere la discussione anche oltre gli ambiti istituzionali, tra le donne, ma anche per iniziare a rompere il silenzio delle pratiche clandestine e aprire una nuova stagione. A partire dal 1973 il CISA (Centro Informazione Sterilizzazione Aborto) avviò l’apertura di strutture in cui praticare in sicurezza le IVG. Alcune donne e gruppi di donne iniziarono ad autodenunciarsi, avviando processi politici (ricordiamo Gigliola Pierobon nel 1973 e 263 donne di Trento nel 1974). Nel 1974 il Movimento di Liberazione della Donna raccolse in una settimana 13.000 firme perché in Parlamento si discutesse urgentemente sull’aborto. Arrivò la proposta di legge del PCI, mentre la Corte Costituzionale dichiarò illegittimo l’art. 546 del c.p. che non consentiva alcun tipo di scelta alla donna, nemmeno in caso di pericolo per la sua vita. Nel 1975 furono raccolte 750.000 firme per un referendum abrogativo sulle leggi fasciste sull’aborto. Il Parlamento si svegliò e iniziò l’esame di un disegno che unificava varie proposte, era marzo 1976. Il 2 aprile DC e MSI votarono contro l’art. 2, perché ritenevano l’aborto un reato. Il giorno dopo 50.000 donne manifestarono e non si fermarono più fino all’approvazione della 194, il 22 maggio 1978.

CONTINUA A LEGGERE SU DOL’S MAGAZINE…

AGGIORNAMENTO 26 maggio 2018:

Di gravidanza non si dovrà più morire, l’Irlanda ha votato sì al referendum per l’abrogazione dell’ottavo emendamento, il 66,4% dei voti ha permesso finalmente di sbloccare una situazione grave che dal 1983 consentiva l’interruzione solo nei casi in cui fosse «reale e sostanziale» il rischio per la vita della partoriente. Il premier irlandese ha promesso una norma entro l’anno per consentire alle donne irlandesi di scegliere, per un aborto sicuro, legale e senza dover andare all’estero.

Non riesco ad esprimere la gioia per questa conquista delle sorelle irlandesi… hanno davvero scritto la storia. Una storia che riguarda tutte noi!

Prendiamo esempio dalla perseveranza delle irlandesi e lavoriamo sodo per mutare la situazione disastrosa in cui versano i nostri diritti sessuali e riproduttivi.

 

Lascia un commento »

Legge 194: i primi 40 anni di una legge che va difesa, con prospettive a sostegno della salute sessuale e riproduttiva delle donne


Sono trascorsi 40 anni, questo 22 maggio dalla promulgazione della legge 194, Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza.

Gli anniversari servono solo se riescono a far prendere coscienza, non solo per tracciare un bilancio, ma se riusciamo a correggere e a risolvere ciò che nel tempo è andato perduto, si è sfilacciato come un tessuto di cui non abbiamo avuto abbastanza cura.

Attorno a questo numero di legge è rimasto un alone di silenzio e negli anni si è sempre cercato di marginalizzare tutto ciò che questa norma portava con sé. Fino a smarrirne la genesi e fino a doverne constatare i profondi tentativi di svuotarla nella sua applicazione. In una crescente difficoltà, non abbiamo mollato mai del tutto, anche se negli anni è tornato ad essere un tema tabù, anche per la politica, abbiamo tentato di uscire dal silenzio, ci siamo trascinate fino ad oggi cercando di continuare ad arginare questo smottamento. I risultati sono questi: si attesta al 70,9% la percentuale nazionale di ginecologhe e ginecologi obiettrici e obiettori di coscienza, mentre tra gli/le anestesisti/e siamo al 48,8%.

Da quanto rileva l’Ass. Luca Coscioni solo il 59,4% delle strutture con reparto di ostetricia rispetta la legge e pratica l’IVG. Mentre il Ministero della salute afferma che “su base regionale e, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, anche su base sub-regionale, non emergono criticità nei servizi di IVG”, valutando però la presenza dei servizi su base statistica e non su base territoriale. Per non parlare dei costi aggiuntivi per la Sanità pubblica, sostenuti per reclutare i medici “gettonisti” che vanno a supplire gli obiettori. Non è solo una questione di numeri, ma di garantire un livello e una qualità di assistenza buone.

 


La relazione ci dice che i consultori sono 0,6 ogni 20.000 abitanti (il POMI del 2000 ne prevedeva 1 ogni 20.000 abitanti), rilevando purtroppo che “molte sedi di consultorio familiare sono servizi per l’età evolutiva o dedicati agli screening dei tumori e pertanto non svolgono attività connessa al servizio IVG”. Per non parlare dei problemi relativi al ricambio generazionale, di personale, alla strumentazione di cui sono dotati (mancano gli ecografi). Il tutto aggravato da pratiche regionali differenti che creano difformità sul territorio nazionale (costi delle prestazioni e una gratuità che non è più assicurata dappertutto). Insomma dal 1975 assistiamo a una lenta perdita di presidi e di diritti.

CONTINUA A LEGGERE SU MAMMEONLINE.NET

Lascia un commento »

Salute sessuale e riproduttiva: tra preoccupazioni, istanze e nuove prospettive

Dopo altri interventi rilevanti da organismi internazionali, anche le Nazioni Unite si pronunciano sulle difficoltà delle donne italiane ad accedere ai servizi di IVG.

“Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha espresso preoccupazione per le difficoltà che le donne devono affrontare per accedere all’ interruzione volontaria di gravidanza a causa dell’elevato numero di medici obiettori che si rifiutano in tutto il paese di effettuare il servizio.”

L’elevato numero e la modalità di distribuzione dei medici che rifiutano di prestare il servizio in tutto il paese sono stati considerati come fonte di violazione dei diritti umani.

“Le Nazioni Unite hanno richiesto al governo italiano di adottare le misure necessarie, non solo per eliminare tutti gli impedimenti, ma anche per garantire il tempestivo accesso ai servizi di interruzione volontaria di gravidanza sul suo territorio per tutte le donne che ne fanno richiesta.

Viene richiesto al governo italiano di creare un sistema efficace di riferimento delle pazienti, quindi di stabilire protocolli e linee guida per garantire che gli ospedali che non forniscono il servizio si assicurino attivamente che le pazienti ottengano il servizio in altre strutture sanitarie.”

“La Lombardia si conferma una regione non virtuosa per l’applicazione della legge 194, che garantisce e regola l’interruzione di gravidanza nelle strutture sanitarie italiane. Lo dimostra l’indagine effettuata dal gruppo regionale del PD struttura per struttura, relativi al 2016.”

“Il ricorso all’Ivg è in calo progressivo in tutta Italia e lo è anche in Lombardia (nel 2015 -10,5% rispetto al 2014) e questo conferma che la 194 è una legge efficace”, anche se non sempre applicata a dovere, a causa del numero di medici obiettori che raggiunge il 68,2%, ma che vede 6 su 63 i presidi nei quali la totalità dei ginecologi è obiettore di coscienza (Iseo, Sondalo, Chiavenna, Gavardo, Gallarate, Oglio Po). In 16 strutture è superiore all’80% e solo in 5 l’obiezione è inferiore al 50%.

L’ipotesi di indire concorsi ad hoc per medici non obiettori (come è accaduto nel Lazio) è solo una delle strade percorribili. Perché occorrerebbe incidere centralmente per riequilibrare il numero di obiettori e non. E di proposte di legge in tal senso ne sono state presentate tante e giacciono tutte in attesa di esame.

Anche perché la carenza di medici non obiettori si ripercuote sulle nostre tasche:

“Per sopperire, i pochi ginecologi non obiettori a rotazione coprono più presidi ospedalieri spostandosi esclusivamente per effettuare IVG. In alternativa, le ASST sono costrette a ricorrere a personale esterno, cioè a medici gettonisti che si recano negli ospedali esclusivamente per questo tipo di intervento e per i quali nel 2016 sono stati spesi 153.414,00 euro.”

 

Recentissima questa proposta di legge che intende intervenire a monte.

In fase preliminare del concorso, ciascun candidato dovrebbe manifestare esplicitamente per iscritto la sua scelta. In caso di non obiezione, questo elemento costituirebbe un titolo aggiuntivo preferenziale nella definizione della graduatoria. Nel caso in cui la scelta dell’obiezione dovesse essere fatta successivamente alla fase dell’assunzione e quindi concorsuale, essa equivale alla rinuncia all’incarico, con conseguente “dislocamento” in altra sede, anche fuori regione.

In pratica, la dichiarazione di obiezione la si richiederebbe a monte, prima dell’assunzione, mentre al momento si formalizza a incarico assegnato. In caso di parità di punteggio, per ipotesi, sarebbe il medico non obiettore ad avere la precedenza. Quindi si introdurrebbe un criterio nella fase di selezione e di valutazione dei curricula. Potrebbe essere una strada utile per riequilibrare le quote di medici e per introdurre una normativa unitaria per la selezione del personale in ambito ostetrico e ginecologico.

Non è solo una questione di obiezione, ma di un sistema che garantisce i servizi a macchia di leopardo, che ha ancora percentuali esigue di ricorso agli aborti farmacologici attraverso la Ru486. In Lombardia l’utilizzo della RU486 nel 2016 è al 6,6% (927 IVG con RU486 a fronte di un totale di 13.830 Ivg). Sapete perché?

  1. In Lombardia 33 strutture su 63, il 52%, non praticano Ivg farmacologiche;
  2. tra una “difficoltà” e l’altra passano i 49 giorni utili per potervi ricorrere;
  3. a differenza di altre regioni, per l’ Ivg farmacologica è previsto il ricovero obbligatorio di 3 giorni, mentre per il metodo chirurgico è sufficiente il day hospital.

Insomma, esistono una serie di ostacoli che continuano a frapporsi o meglio a essere frapposte.

Eppure nel Lazio partirà una sperimentazione di 18 mesi per l’utilizzo della Ru486 nei consultori. Si ragione in questo senso, per uscire dai reparti di ginecologia, anche in Toscana, dove però si pensa ad ambulatori attrezzati e dopo Pasqua si parte a Firenze.

Ah, certo occorre avere un investimento nelle strutture, perché per come sono oggi attrezzati i consultori pubblici lombardi, la vedo difficile.

Quindi se vogliamo veramente assicurare un buon servizio occorre muoversi. Occorre farsi sentire ora che è entrata in vigore una delibera che aggiorna le tariffe delle prestazioni consultoriali in ambito materno infantile e dopo che è stata scongiurata l’ipotesi di far pagare alle minorenni le prestazioni. Perché non approfittare per chiedere un significativo e tangibile impegno per migliorare realmente il servizio e ripristinare le sue funzioni originarie? Perché accontentarsi delle “rassicurazioni” di Gallera, che pensa di chiudere così la questione? Perché non puntare a ripristinare la gratuità delle prestazioni consultoriali, come previsto dalla normativa nazionale del 1975?

La realtà vede la situazione dei consultori in Lombardia in bilico, un destino subordinato alla Riforma della Sanità lombarda, con la conversione in centri per le famiglie, processo ancora in corso.

Anche in Lombardia si registra un’impennata nelle vendite della pillola EllaOne, un contraccettivo d’emergenza, che se assunto fino a 5 giorni dopo il rapporto sessuale, è in grado di ritardare o inibire l’ovulazione. Non è un farmaco abortivo, anche se ancora oggi alcuni farmacisti invocano l’obiezione di coscienza per non venderlo, una prassi ricordiamo non legale (in quanto non esistono farmaci abortivi vendibili in farmacia e quindi l’obiezione non può essere esercitata). La sua diffusione è notevolmente aumentata dal maggio 2015, quando l’AIFA ha eliminato l’obbligo del test di gravidanza e di prescrizione medica (per le maggiorenni, mentre rimane per le minorenni) come condizioni per la vendita.

“In Italia le confezioni distribuite nel 2016 sono state 237.846 a fronte delle 16.798 del 2014. In Lombardia le confezioni distribuite nel 2016 sono state 48.722 a fronte delle 3.871 del 2014. L’incremento è stato di oltre 12 volte. Le IVG sono diminuite nel 2015 del 10,5%.”

Viviamo in un Paese strano. Per un contraccettivo ormonale normale ci vuole la ricetta bianca (possono essere acquistate con la stessa ricetta sulla quale, ogni volta viene messo il timbro della farmacia, fino a 10 volte in sei mesi dalla data di prescrizione), mentre per quelli di emergenza nulla. Questo “nulla” è stato frutto di anni di lotta, ma forse ci ha poi fatto dimenticare, una volta ottenuta la cancellazione dell’obbligo di ricetta, che la lotta doveva continuare su tutto il resto, su ciò che manca ancora, dalla prevenzione, all’educazione, alla facilità di accedere a programmi contraccettivi strutturati e ad hoc, a servizi consultoriali di qualità e diffusi sul territorio.

Non possiamo limitarci a ipotizzare la correlazione tra contraccezione d’emergenza e riduzione del numero di IVG. Poco avremo risolto se non educheremo le donne a una contraccezione consapevole e costante, accessibile e non onerosa (ricordiamo il passaggio in fascia C a pagamento di una serie di contraccettivi prima in fascia A).

Non parliamo mai di prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili (Mst), si continuano a rifiutare con orrore le proposte di interventi educativi nelle scuole a riguardo di una sessualità consapevole per tutt*. La riproduzione, la contraccezione sono ancora argomenti tabù, la prevenzione delle Mst ancora una questione da donne. Nel frattempo dovremmo aver capito che così non gira e che i risultati sono pessimi. Ne parlavo qui in modo approfondito. È un problema di relazione, di responsabilità di entrambi i componenti della coppia, è anche in primis un indice di rispetto di sé e del partner. Ma tutto questo a chi sta a cuore?

Si continua a non voler approfondire il fenomeno degli aborti clandestini, che avvengono con metodi che mettono a serio rischio la salute e la vita delle donne. Si continua a fare gli struzzi. In più permangono le elevate sanzioni amministrative che colpiscono le donne per questo tipo di pratiche. Cosa accade non si sa. Meglio che rimangano questioni private, ognuna per conto proprio, alla mercé del caso, della geografia e della propria capacità di far da sé, su malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze indesiderate, difficoltà riproduttive…

Ah, sì, dimenticavo, sarebbe meglio che la smettessimo di rompere, non sia mai che vi disturbiamo troppo.

 

Questo articolo è stato pubblicato anche su DOL’S MAGAZINE.

Lascia un commento »

Aborto, obiezione e salute

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Lo svuotamento progressivo della Legge 194 (NORME PER LA TUTELA SOCIALE DELLA MATERNITA’ E SULL’INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA) a causa del numero abnorme di personale obiettore, ha portato a mettere in serio pericolo le vite delle donne. Tra clandestinità e interventi non sempre tempestivi in caso di pericolo di vita della gestante. Torniamo a interrogarci sulle priorità di uno stato laico e che dovrebbe sempre tutelare la vita della donna.

Un mio approfondimento sul tema.

Continua a leggere su DOL’S MAGAZINE QUI

Lascia un commento »

Omissione di coscienza

OMISSIONE DI COSCIENZA

 

#ObiettiamoLaSanzione esprime la sua vicinanza alla famiglia di Valentina Milluzzo, deceduta al quinto mese di gravidanza, all’ospedale Cannizzaro di Catania.
Una tragedia su cui è stata aperta una inchiesta.
Non sappiamo cosa sia successo. Adesso è tutto nelle mani della magistratura.

La famiglia di Valentina ha riferito che il medico si è rifiutato di intervenire in quanto obiettore, fino a quando ci fosse stato battito cardiaco del feto.
Paolo Scollo, primario del reparto di ginecologia ed ostetricia, che pure aveva bollato come “una madornale falsità” questa interpretazione della tragica vicenda, afferma che si sia trattato di «sepsi, per una coagulazione intravasale disseminata, per una complicanza dell’infezione», con cause ancora da stabilire. Precisando che: «Si potrà capire dai dati biochimici dell’autopsia. È quello che dovranno esaminare i periti del tribunale, se riusciranno a scoprirlo».

Mercoledì prossimo verrà effettuata l’autopsia di Valentina, che speriamo trovi esperti in grado di dare risposte a quel preoccupante “se”, fugando i dubbi evidenziatisi da questo drammatico caso.

Occorre indagare sui tempi d’inizio dell’infezione nonché sulle sue cause, per arrivare a capire il momento in cui la situazione ha imboccato un punto di non ritorno, sapendo che bisognava intervenire prima di quel momento. Sarà necessario indagare sui protocolli applicati, sugli eventuali ritardi, sottovalutazioni, negligenze e lacune nei monitoraggi svoltisi sin da quando la donna è stata ricoverata. Diciassette giorni sui quali puntare la lente di ingrandimento, perché non dovrebbe focalizzarsi l’attenzione sulla sola fase dell’emergenza sanitaria che è stata immediatamente preliminare alla morte della giovane donna.

Ci auguriamo che emerga la verità, l’unica in grado di potere successivamente fare individuare gli eventuali responsabili, al fine di fare ottenere giustizia a questa donna che ha perso la vita. Auspichiamo che la magistratura sia libera da pressioni di ogni tipo e che sia scevra nelle indagini da ogni pregiudizio, per potere obiettivamente valutare i fatti accaduti, alla luce dell’esame della cartella clinica di Valentina e sulla base degli esami autoptici sul suo corpo e su quello dei gemelli. Nel contempo gli inquirenti dovrebbero anche interrogarsi sulla realtà di un reparto totalmente composto da obiettori di coscienza, una violazione della legge 194 che invece non consente l’obiezione di struttura.
Difatti occorrerebbe investigare se l’obiezione, che arriva in questo caso al 100%, abbia davvero influito sulle scelte mediche e sui loro tempi di intervento come sostengono i parenti di Valentina. Per arrivare a sapere se, con la condotta tenuta si sia voluto proteggere la propria “morale” non estraendo i feticon battito a scapito della vita della gestante.

Vogliamo che la vita della donna abbia sempre un valore prioritario e non sia subordinato a scelte religiose o ideologiche.
Lo dobbiamo a Valentina, ma anche alle altre che in futuro potrebbero trovarsi nelle sue stesse condizioni.

Auspichiamo che venga fatta piena luce sui risvolti poco chiari di questa tragedia per capire se con un intervento più tempestivo si sarebbe potuta salvare la vita di Valentina, anche a costo di non salvaguardare i due feti che portava in grembo. Come sancito dalla pronuncia della Corte Costituzionale n.27/1975, precedente addirittura alla legge 194, “non esiste equivalenza fra il diritto alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona, come la madre, e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora divenire”.
La Cassazione ha ribadito che il diritto di obiezione di coscienza «non esonera il medico dall’intervenire durante l’intero procedimento» in quanto «il diritto dell’obiettore affievolisce, fino a scomparire, di fronte al diritto della donna in imminente pericolo a ricevere le cure per tutelare la propria vita» (sentenza n.14979/2013).
Tutto dipende da quando il medico ravvisi il pericolo per la vita della donna, confine difficile da tracciare quando si ha un approccio ideologico. Se, in conseguenza di ciò, ci si riduce ad indurre il parto, ad esempio, quando ormai la sepsi e le sue complicanze sono a uno stadio avanzato, vuol dire che il medico è intervenuto nel momento in cui ormai la vita della donna era compromessa irreparabilmente.

“Di fronte al pericolo di morte della madre, invece, deve scattare l’obbligo grave e irrinunciabile per il medico – ha dichiarato Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dei medici cattolici – di fare tutto il possibile per salvarla”.
Tutto dipende dal fatto che, una volta accertata la gravità della paziente, il medico ne scelga come priorità la salvezza e non quella della propria “coscienza”.
Questa è la regola ed ogni altra non è legittima.
Pena essere indagati, qualora ne ricorrano i presupposti, perché dolosamente colpevoli agli occhi della legge di omissione di soccorso o nella peggiore delle ipotesi, quali la morte di una donna, perché colposamente responsabili di omicidio. E, semmai, essere anche condannati, sempre che si sia sentenziato al riguardo.

Il gruppo ObiettiamolaSanzione

 

Sul blog di Anarkikka

1 Commento »

Consapevolezza, prevenzione, educazione e servizi

salute-sessuale-e-riproduttiva

 

Sembra un salto nel vuoto, il sesso per tanti ragazz* tra gli 11 e i 25 anni, l’età dei circa 7.000 studenti intervistati per l’indagine promossa Skuola.net e SIC – Società Italiana della Contraccezione.

“Quelli che fanno sesso “senza niente” sono circa il 33% degli intervistati, e pure quando usano un metodo contraccettivo non badano molto all’affidabilità.” 1 su 10 di chi ha avuto rapporti non usa mai il preservativo o altri metodi contraccettivi.

Il barometro presentato dall’Ippf (International Planned Parenthood Federation) colloca l’Italia al 12° posto (su 16) in Europa in tema di contraccezione.

Manca una sistematicità dell’informazione nelle scuole e fuori, carente la consapevolezza sulle MST e sulla salute riproduttiva, latita un’educazione alla prevenzione e della cura e del rispetto del proprio corpo.

Tutto troppo casuale, tutto fermo a un bagaglio che pensavamo archiviato, ma che è tuttora vivo e vegeto nei passaparola tra ragazzi: circa il 12% del campione ritiene che lavarsi con la Coca Cola dopo un rapporto prevenga il concepimento. Certo, se l’approccio alla sessualità passa attraverso il porno ed è assente un accompagnamento adeguato, che faccia comprendere realmente tutto ciò che concerne una sessualità sicura e consapevole, avremo di fronte sempre questi risultati un po’ sconcertanti.

Tra i contraccettivi quello preferito è il condom, scelto dal 77% degli intervistati, seguito dalla pillola (al 13%). Poi c’è circa 1 ragazzo su 10 che afferma di adottare con frequenza il coito interrotto o il calcolo dei giorni (2%).

C’è un gran bisogno quindi di veicolare le informazioni, attraverso un linguaggio che sappia captare dubbi, preoccupazioni, ansie dei più giovani.

Dal sito mettiche.it, della Smic (Società medica italiana per la contraccezione), nato con l’intento di fornire ai giovani informazioni corrette sulla contraccezione, è nato un ebook con “200 e più domande e risposte sulla contraccezione e sulla contraccezione d’emergenza”. Il volume, firmato Emilio Arisi, presidente della Smic, e curato da Maria Luisa Barbarulo. Il testo è suddiviso in diversi capitoli, ciascuno dedicato a un metodo anticoncezionale. Le parti finali sono dedicate alle MST, alle curiosità sul sesso e alla conoscenza del proprio corpo. Da anno è disponibile sempre sullo stesso sito un’APP informativa sulle problematiche più frequenti in tema di contraccezione e contraccezione d’emergenza.

Insomma, si cerca di arrivare a informare il più possibile. Eppure si potrebbe arrivare in modo più sistematico, se solo ci fossero programmazioni periodiche di interventi nelle scuole e nei luoghi di aggregazione giovanile.

Perché contraccezione non significa uso improprio delle pillole del giorno o dei 5 giorni dopo, come emerge da questo articolo. Se grazie a questi farmaci sembrano calare gli aborti (dato comunque in naturale flessione da quando esiste la Legge 194) non dobbiamo pensare che le nostre preoccupazioni e i nostri sforzi per una contraccezione consapevole e adeguata siano terminati.

left

Anzi. Prendere la pillola o adoperare altri contraccettivi che svolgono la loro attività quotidianamente, non ha gli stessi impatti sulla salute di un farmaco studiato per le “emergenze”. Quindi, puntiamo su una corretta informazione, insegniamo a usare una profilassi corretta e solo per le emergenze ad adoperare le pillole del giorno o dei 5 giorni dopo.*

Se fossimo stati lungimiranti avremmo dato piena applicazione alla legge sui Consultori pubblici del 1975. Invece la situazione è veramente disarmante. Se guardiamo alla Lombardia: i consultori pubblici sono stati dimezzati dal 2005 ad oggi, da 230 a 138, con una impennata dei consultori privati che passano da 38 a 98. In totale abbiamo 236 consultori. La legge ne prevede uno ogni 20mila abitanti, oggi sono 0,4 consultori ogni 20mila e la riforma li ridurrà ancora (la media nazionale è al 0,7).

Nel 2010 Regione Lombardia aveva accreditato ben 36 centri di aiuto alla vita, che sono entrati a far parte del sistema sociosanitario regionale, convenzionati con funzioni consultoriali, che naturalmente nessuno obbliga ad applicare la 194.

“Tra tagli e razionalizzazioni che, nei fatti, sono chiusure, i consultori pubblici in Lombardia sono in sofferenza”, sostiene Sara Valmaggi, consigliera regionale PD. I privati sono in crescita e sappiamo che purtroppo sempre più spesso “privato” fa rima con “confessionale”, che non applica di fatto la Legge 194. Certo ci sono i consultori privati laici, ma non sono nei disegni del Pirellone. Secondo i dati raccolti dal Pd, i privati nel 2005 erano il 14,2 per cento, nel 2010 il 29,6, oggi il 42%. Al contrario i pubblici, spogliati di fondi e in molti casi trasformati in “centri per la famiglia” nei quali oltre alla salute della donna ci si occupa di soggetti fragili come minori soli e padri separati, diminuiscono: nel 2005 in Lombardia erano l’85,5 per cento del totale, oggi il 52%.

 

 

A Milano la razionalizzazione dei consultori va avanti da anni: l’Asl di Milano, ora Ats, vi ha lavorato, sostenendo la necessità di accorpare sedi tra loro divise, per poter risparmiare sui costi. Un tema che ritorna in quanto da gennaio, a causa della riforma della sanità, i consultori passeranno sotto la gestione degli ospedali. Con il rischio di ulteriori trasformazioni: per non parlare del fatto che Milano è tra le poche città lombarde per le quali non è stato ancora stabilito a quali ospedali saranno assegnati i consultori.

Non vogliamo che la soluzione “contraccettiva” sia aiutare le donne che si accorgono di essere incinte a proseguire ad ogni costo, con bonus e promesse di aiuto, che sappiamo bene non sono risolutive. Un figlio deve essere una scelta responsabile, non casuale. Una gravidanza indesiderata, soprattutto se in giovanissima età, va prevenuta, attraverso una adeguata contraccezione e informazione. Questo dovrebbe essere l’approccio corretto, non cercare di tamponare a posteriori. Prevenzione dovrebbe essere la parola d’ordine.

Dobbiamo tornare a parlare di salute di genere e in particolare di politiche di prevenzione e sulla contraccezione. Dopo il Fertility day e la notizia dei contraccettivi passati in fascia C, così come è stato previsto un piano nazionale per la fertilità, perché non lavorare a un Piano nazionale per la salute e i diritti riproduttivi? Perché non pretendere che vi sia un potenziamento reale dei servizi socio-sanitari territoriali, laici, quali sono i consultori pubblici, rendendoli nuovamente competitivi e di qualità? Soprattutto ricordiamoci di consentire che salute e prevenzione siano veramente alla portata di tutti, non sono un lusso e non può essere tutto lasciato al caso e alle disponibilità economiche. Per molte donne anche pagare un ticket diventa oneroso.

Per questo accolgo favorevolmente la mozione sulla salute riproduttiva, approvata, in Senato lo scorso 11 ottobre e spero che sia recepita interamente dall’Esecutivo e venga concretamente applicata.

La mozione sembra andare in una direzione positiva, seguendo le indicazioni europee.

scheda-mozione-a4

Ci sono novità anche in Regione Lombardia per quanto riguarda i consultori. È stata approvata all’unanimità la risoluzione per rilanciare e valorizzare la rete dei consultori familiari, rispettando la percentuale di presenza sul territorio prevista dalla normativa nazionale, così da assicurare la piena realizzazione delle attività e degli obiettivi di sostegno alla famiglia e alla coppia e promuovere e tutelare la procreazione responsabile (come da emendamento presentato dal PD). Il documento impegna la Giunta regionale e gli assessori competenti a non disperdere ma a rendere continuative le esperienze sperimentali e le buone pratiche portate avanti negli ultimi anni. L’obiettivo è non sguarnire l’offerta, soprattutto in quelle zone della Regione dove il numero è già al di sotto della media regionale e delle linee guida nazionali, come la provincia di Bergamo. Per questo è necessario stabilizzare le sperimentazioni. Ora la palla passa in mano alla Giunta che deve allocare anche finanziamenti certi. Quindi sarebbe il momento giusto per fare pressione.

Ricordo che nel 2012 si stabilì il tariffario delle prestazioni soggette a prescrizione (tutte quelle sanitarie- non le psicologiche) e a ticket (escluse esenzioni ed escluse le prestazioni psicologiche in numero limitato). La contraccezione non è esente. Ricordo inoltre che non sono presenti ecografi presso i consultori familiari pubblici. Sulla gratuità delle prestazioni, della contraccezione (quanto meno per le under 18, come avviene in Germania) e sugli ecografi dovremmo lavorare.

Trovo importante parlare dei supporti alla maternità, ma aggiungerei sempre la parola “consapevole”. Vivendo in una periferia cittadina, di gravidanze precoci, precocissime ne vedo tante, vedo anche le conseguenze sul medio periodo. In condizioni socio-economiche-culturali difficili e di disagio, possono innescare processi cronici, difficili da interrompere. Una serie di problematiche, di ricadute pesanti sulle vite delle donne, che potrebbero essere evitate con una semplice azione informativa ed educativa. Dal 2010 a oggi le adolescenti che diventano mamme sono aumentate del 31% e nella sola Lombardia sono, ogni anno, 2.600.

Secondo alcuni studi incidono soprattutto fattori socio-economici e culturali: quanto più si è poveri e meno si è istruiti, tanto più si è a rischio di gravidanze precoci. C’è anche un fattore familiare: secondo una ricerca condotta in Norvegia , chi ha una sorella, che ha partorito giovanissima, ha una probabilità doppia, rispetto alle altre, di rimanere incinta precocemente. Chi ha un contesto che aiuta ad avere un progetto di vita e di studio, ha altre prospettive e un approccio più consapevole al sesso.

Quindi violenza è anche non garantire una educazione che prevenga questo e aiuti le donne a scegliere consapevolmente quando, come e se diventare madri. Contraccezione e conoscenza e cura del proprio corpo, non concentrarsi unicamente sul mito della maternità, sarebbe importante. Un figlio non è qualcosa di monetizzabile, non basta un bonus per crescere bene un figlio. Leggo che questa idea torna anche nella Legge di Bilancio: sono previsti il buono asilo nido di 1.000 euro/anno e il piano mamma domani che consta di 800 euro destinati agli esami diagnostici per la mamma in gravidanza e le prime spese per il bambino. Ma prevedere prezzi calmierati per tutti coloro che vogliono usufruire dei nidi, politiche di conciliazione strutturati che impegnino anche le aziende? Far sì che gli esami in gravidanza vengano tutti passati dal SSN?

Non replichiamo all’infinito l’approccio dei fondi Nasko e Cresco di Regione Lombardia, dei movimenti per la vita che fanno pressione colpevolizzando le donne affinché portino avanti la gravidanza ad ogni costo. La donna deve scegliere autonomamente, le dovono essere fornite tutte le informazioni, questo accanimento deve finire. Non devono più accadere aggressioni di questo tipo.

Questa è una violenza di cui non si parla, che interessa a pochi, ma che per me non può essere taciuta.

 

Ringrazio la consigliera regionale Sara Valmaggi per avermi fornito i dati sui consultori lombardi.

 

* P.S. Anche quest’anno ci dovremo sorbire la litania che gli aborti sono in calo, che pertanto i medici non obiettori sono in numero più che sufficiente per far fronte alle richieste di IVG. Anche quest’anno metteremo sotto il tappeto il ritorno preoccupante degli aborti clandestini. Anche quest’anno ci chiederemo se fidarci dei metodi di raccolta ed elaborazione dati della relazione annuale ministeriale sull’applicazione della 194. Anche quest’anno ci chiederemo cos’altro ci aspetta, dove si insinueranno gli obiettori e se riusciranno ad avere una legittimazione anche nelle farmacie. Anche questo convegno è un segnale dei tempi.

 

Questo articolo su DOL’S MAGAZINE QUI

2 commenti »

(In)coscienza in farmacia?

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Nel cortile di Villa Visconti D’Aragona, a Sesto San Giovanni, lo scorso 23 giugno si è parlato di autodeterminazione delle donne, partendo dalla sentenza (risalente al 12 ottobre 2015, ma resa pubblica solo a fine embargo lo scorso 11 aprile) del Consiglio d’Europa su ricorso della CGIL, sulla mancata applicazione della Legge 194 in Italia. Relatrici dell’incontro: l’Assessora alla cultura e alle pari opportunità del Comune di Sesto, Rita Innocenti, Benedetta Liberali, l’avvocata che insieme a Marilisa D’Amico ha presentato e vinto il ricorso, e Elena Lattuada, segretaria generale della Cgil Lombardia.
La 194 pur essendo legge dello Stato italiano, a contenuto costituzionalmente vincolato, negli anni sta diventando sempre più un percorso ad ostacoli, rappresentati principalmente dagli alti numeri di personale medico e paramedico obiettore di coscienza.
L’avvocata Benedetta Liberali ha riassunto l’iter del ricorso europeo, evidenziando i tentativi della Ministra Lorenzin di sostenere che la sentenza non sarebbe definitiva. Cosa ovviamente non corretta e alla quale la CGIL ha risposto in maniera netta. Per fortuna ci sono professioniste che si battono da anni per i diritti delle donne. Noi attiviste dobbiamo supportarle maggiormente.

Per capire l’approccio governativo, qui un estratto delle risposte della Ministra Lorenzin. Continuiamo a sentirci dire che tutto va per il meglio e che se non vi sono segnalazioni di criticità dalle Regioni, nulla si può fare. Se i “gettonisti” si possono definire una cosa normale, non possiamo accettare tutto questo.
“Reintrodurre il giusto equilibrio tra medici obiettori e non obiettori negli ospedali, questo ora dev’essere l’obiettivo, e questo si sta sperimentando ad esempio al San Camillo di Roma, dove la scorsa settimana si è tenuto un confronto con la partecipazione, oltre che dell’avvocata Liberali anche del segretario generale della Cgil Susanna Camusso.”

In Lombardia due medici su tre sono obiettori. Le IVG non vengono insegnate nelle scuole di specializzazione, si cerca di scoraggiare e mobbizzare chi decide di non obiettare. Siamo in grave ritardo anche sugli aborti farmacologici: i tre giorni di ricovero non fanno decollare questa modalità.
“In 7 strutture pubbliche si registra un’obiezione totale, e lì non è possibile esercitare un diritto costituzionale. In altre 12 strutture l’obiezione tocca l’80- 90 per cento.”

Secondo Elena Lattuada: “Dobbiamo dunque immaginare come dare sostegno e favorire la promozione di tutte quelle possibilita’ che passano attraverso i bandi e la contrattazione che ci compete, per consentire l’applicazione della legge, costruendo alleanze tra il movimento delle donne e il personale medico, facendo anche leva sul diritto di chi non obietta a non subire svantaggi sul piano professionale. Un altro elemento è legato all’utilizzo della RU486, che renderebbe meno difficoltoso il percorso dell’interruzione di gravidanza. Dobbiamo provare, anche con forme e modalità nuove a rivendicare un principio e un diritto costituzionalmente previsto. Dobbiamo riprenderci nelle nostre mani il diritto di scegliere ricostruendo un nesso tra generazioni e tra tutti i soggetti interessati all’applicazione della 194, e su questo, non mollare la presa.”

Nel mio intervento dal pubblico, ho sottolineato come sia necessario tornare a farsi sentire in maniera forte, unitaria come donne, scendendo in piazza e sostenendo in ogni contesto e occasione iniziative come quella della CGIL, diffondendo consapevolezza tra le donne della difficile situazione in cui versa la tutela della salute sessuale e riproduttiva femminile. Ho ricordato la mancanza di attenzione sul fenomeno sommerso degli aborti clandestini: anziché procedere a indagini e verifiche, si è scelto di sanzionarli. La Ministra Lorenzin dovrebbe riuscire a guardare oltre il dato di riduzione degli aborti e chiedersi cosa ci sia dietro.
Ho ribadito l’importanza della prevenzione e del potenziamento dei servizi territoriali come il consultorio, caratterizzato da un lento e progressivo “smantellamento” delle sue funzioni originarie. Abbiamo 20 Sanità diverse, 20 Regioni con servizi sanitari differenti, con livelli diversi, che rendono i diritti ancora più incerti e di applicazione diversificata. Oltre al macroscopico problema dell’obiezione, senza prevenzione e un intervento educativo laico nelle scuole e in ogni luogo frequentato dai/dalle ragazzi/e non avremo dato una piena applicazione della 194.
Inoltre, attenzione anche all’uso delle parole. I rappresentati del Governo italiano si sono espressi in questo modo in sede europea, in occasione di una replica:
testo-Governo
Come non considerare decenni di giurisprudenza e soprattutto la sentenza della Cassazione del 1975.

Poi leggi che esiste anche una proposta di legge (qui e qui), presentata da Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita, eletto con Scelta Civica e ora approdato nel gruppo di Democrazia solidale – Centro democratico, e Mario Sberna (stessi slalom politici). Una proposta che vuole introdurre l’obiezione di coscienza anche per i farmacisti.
Nel testo della proposta si parla di: “Ogni farmacista titolare, direttore o collaboratore di farmacie, pubbliche o private” può “rifiutarsi, invocando motivi di coscienza, di vendere dispositivi, medicinali o altre sostanze che egli giudichi atti a provocare l’aborto”. Come giustamente sottolinea Lisa Canitano: “non esistono farmaci abortivi venduti in farmacia”, quindi viene da pensare che si voglia bloccare la vendita di farmaci che non sono abortivi, ma semplici contraccettivi d’emergenza, a seconda della libertà di (in)coscienza del farmacista.
Immaginiamoci in un piccolo centro, in cui c’è un’unica farmacia, immaginiamoci cosa accadrebbe nel caso in cui il farmacista dovesse essere obiettore. Già ora alcuni cercano di fare i furbi e di non rispettare la normativa su dei semplici contraccettivi quali sono le pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. Tutto questo deve finire. Il corpo delle donne non deve essere un campo di battaglia, non dobbiamo più subire. Diamoci una mossa e uniamo le forze per combattere questo medioevo di ritorno.
Per fortuna di progetti di legge che giacciono fermi ce ne sono tanti e ci auguriamo che questo resti immobile a prendere polvere. Al contempo dobbiamo chiedere con forza provvedimenti che aiutino a regolamentare una volta per tutte le quote di personale obiettore e non.
Cercasi laicità fuori e dentro le istituzioni, ovunque sia finita. Perché no, non sono tranquilla.

Anche questa è violenza contro le donne.

4 commenti »

Alla MinistrA Maria Elena Boschi

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Posta prioritaria in materia di diritti e salute riproduttiva

A Maria Elena Boschi
Ministra con delega alle Pari Opportunità

 

Lo scorso febbraio noi attiviste di #‎ObiettiamoLaSanzione abbiamo inviato all’on. Laura Boldrini, in qualità di Presidente dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, una lettera che chiedeva alle deputate un impegno diretto alla riduzione delle nuove sanzioni economiche comminabili alle donne che ricorrono all’aborto clandestino.

Tali sanzioni hanno subito un enorme aggravio che ci appare palesemente ingiusto, soprattutto perché convinte che la scelta alla clandestinità sia causata dalla carenza di alternative legali, dato il numero rilevante, e ormai insostenibile, dei medici obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche, condizione che connota in maniera determinante ed inequivocabile la scarsa applicazione della legge 194 nel nostro Paese.

Nella medesima lettera abbiamo anche avanzato la proposta di sollecitare le istituzioni competenti ad effettuare un puntuale monitoraggio del fenomeno degli aborti clandestini, la cui stima attualmente sfugge a rilievi ufficiali.

Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta, che sarebbe stata invece auspicabile soprattutto alla luce della recente pronuncia del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, chiamato in causa da un reclamo della Cgil.

Pronuncia che ribadisce come l’Italia non adotti “sia direttamente, sia in cooperazione con le organizzazioni pubbliche e private, adeguate misure volte in particolare ad eliminare per, quanto possibile, le cause di una salute deficitaria”, e che sancisce la condanna al nostro Paese per violazione della Carta Sociale Europea, perché “le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto”, previsti dalla normativa italiana.

Il mese scorso, in Parlamento, agli Stati Generali delle Amministratrici, la Presidente della Camera Laura Boldrini ha rimarcato che tra i doveri delle rappresentanti istituzionali v’è quello di “rimuovere gli ostacoli che le donne trovano, per le altre a loro favore”. Concordiamo con quanto espresso nel suo discorso, in merito alla necessità per le esponenti parlamentari e governative di “non passare come comete” ma “lasciare un segno”.

In quest’ottica, e nell’augurarLe buon lavoro, siamo fiduciose che Lei, Ministra Maria Elena Boschi, ora titolare della delega alle Pari Opportunità, esprima la propria contrarietà allo spropositato aumento delle sanzioni pecuniarie previste per le donne che abortiscono clandestinamente, ponendosi idealmente, e in particolare, dalla parte di quelle tra loro più deboli che vengono colpite da uno Stato vessatorio e incapace di garantire il loro diritto alla salute, come previsto dalla legge 194.

Così quel segno sarebbe ben marcato, sarebbe quel genere di solco generato solo dal sentirsi solidale con i bisogni e i diritti delle donne.

 

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

Lascia un commento »

Su legge 194 l’Europa porta Consiglio!

43 il fuso di Erdogan

 

Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha riconosciuto, in una pronuncia resa pubblica oggi, che l’Italia ha violato l’art. 11 della Carta Sociale Europea, con la quale vengono riconosciuti i diritti umani e le libertà, e stabiliti i meccanismi di controllo per garantirne il rispetto da parte degli Stati comunitari.
La decisione afferisce ad un reclamo presentato dalla Cgil, avente ad oggetto la violazione dei diritti delle donne che intendono accedere all’IVG ai sensi della Legge 194 e la violazione dei diritti dei medici non obiettori.

L’organismo comunitario ha stabilito che nel nostro Paese continuano a prevalere situazioni per le quali le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro la gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto, che hanno invece diritto a ricevere ai sensi della legge 194.

A detta del Comitato, inoltre, la Cgil ha fornito un ampio numero di prove che dimostrano come il personale medico non obiettore affronti svantaggi diretti e indiretti, in termini di carico di lavoro, distribuzione degli incarichi, opportunità di carriera, consentendo così al Comitato stesso di rilevare che le strutture sanitarie italiane non hanno ancora adottato misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dall’alta presenza di personale obiettore di coscienza.
Si osserva anche che il governo “non ha fornito nessuna prova che contraddica quanto sostenuto dal sindacato”.

Solo pochi mesi fa, a novembre 2015, nella relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194, si continuava a non rilevare problemi: “Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG e per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, non emergono criticità.”
Risulta evidente la distanza tra la relazione del Ministero della Salute e la realtà evidenziata dal Comitato europeo.

Le enormi difficoltà che incontrano le donne per poter accedere al servizio di IVG sono da anni sottovalutate, ridimensionate, derubricate a casi sporadici.
Oggi ci troviamo di fronte a un’altra condanna europea della condotta dell’Italia, alla quale ci auguriamo si dia questa volta una risposta efficace.

Le donne di #ObiettiamoLaSanzione, impegnate da tempo affinché in Italia ci sia una corretta applicazione della legge 194, tornano a chiedere agli organismi istituzionali competenti di attivarsi fattivamente nell’adempimento degli obblighi di legge, per sanare la situazione e assicurare il diritto alla salvaguardia della salute psico-fisica della donna.

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione

Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

2 commenti »

Aborto. Più educazione sessuale e informazione alla contraccezione e meno terrorismo patriarcale.

 

Attenzione! Questo non è uno strumento chirurgico. Rendi l'aborto sicuro e legale

Attenzione! Questo non è uno strumento chirurgico. Rendi l’aborto sicuro e legale

 

A guardare il panorama generale e al contesto attuale per quanto riguarda la salute riproduttiva delle donne e la possibilità di ricorrere a una interruzione di gravidanza in sicurezza e in piena libertà, non c’è da stare tranquille. In tutto il mondo sembra che il patriarcato stia attuando una vera e propria politica di backlash, che con un colpo di coda, una trincea reazionaria intende riportarci indietro di decenni, per tornare ad avere il controllo pieno sulle vite delle donne e sulle loro scelte riproduttive. Trump sbandiera fieramente il suo antiabortismo, arrivando a prospettare anche punizioni per le donne che decidono di abortire e per i medici abortisti.

A Varsavia (e in contemporanea in altre 15 città polacche), lo scorso 3 aprile migliaia di persone hanno manifestato davanti alla sede del Parlamento Polacco contro il progetto di legge (presentato dalle associazioni pro-life con il sostegno della Conferenza Episcopale polacca e del nuovo governo guidato dal partito nazional-conservatore) che vorrebbe vietare totalmente l’aborto, tranne nel caso di pericolo di vita della donna. Il testo di riforma prevede che le persone che partecipano ad un aborto illegale siano punite con cinque anni di carcere, anziché gli attuali due. Oggi l’aborto in Polonia è illegale tranne che nei seguenti casi: quando la gravidanza è il risultato di stupro o incesto, quando la vita della donna è in pericolo, quando il feto è gravemente malformato.

A questo punto occorre chiarire alcune cose.
Essere favorevoli a una legge che assicuri la salute della donna e la sua libertà di scelta in tema di maternità, significa essere aperti a una possibilità che non deve mai essere negata e che va garantita per evitare che la donna torni a pratiche clandestine e pericolose.
Il prezzemolo, i ferri da calza, i farmaci antiulcera non devono più essere la soluzione, pretendiamo che ci sia una prestazione sicura e adeguata, legale e gratuita, che sia chirurgica o farmacologica, ma tuteli la salute e la vita delle donne.

 

CONTINUA A LEGGERE SU MAMMEONLINE.NET:

http://www.mammeonline.net/content/aborto-piu-educazione-sessuale-informazione-alla-contraccezione-meno-terrorismo-patriarcale

Lascia un commento »

L’Otto ieri, oggi e domani

oggi-lotto-Anarkikka-586x216

@Anarkikka

 

Il 22 febbraio scorso abbiamo dato il via a una tenace battaglia per chiedere ai Ministeri competenti di rivedere la decisione di innalzare fino a 10.000 euro le sanzioni per le donne che dovessero ricorrere agli aborti fuori dalle strutture accreditate, come previsto dalla legge 194/1978.

Ribadiamo che le donne sono le vittime di un sistema che ha reso l’accesso alle IVG un percorso ad ostacoli, a causa di un numero abnorme di personale obiettore di coscienza. Quindi, anziché indagare sulle cause di questo preoccupante ritorno alla clandestinità, fatto di stime al ribasso e superficiali, si è preferito depenalizzare (ben venga) e fissare una sanzione smisurata come se potesse essere un deterrente. L’unico effetto deterrente si avrà sulle donne che pur di non vedersi comminare la sanzione, preferiranno non recarsi in ospedale per farsi curare in caso di complicanze. L’effetto potrebbe essere estremamente pericoloso per la salute e la vita stessa delle donne.

Il gruppo di donne di #ObiettiamoLaSanzione e coloro che hanno sostenuto la protesta lanciata con il primo tweetstorm del 22, sinora hanno ricevuto solo una risposta in data 25 febbraio, quella del Ministero della Giustizia, da parte del Sottosegretario Gennaro Migliore che ha riferito in seguito all’interrogazione di Marisa Nicchi. Il commento del gruppo di attiviste #ObiettiamoLaSanzione è stato questo: in sintesi riteniamo inaccettabile un tempo di verifica e di monitoraggio lungo 18 mesi.

In parallelo, sempre il 25 febbraio, abbiamo inviato anche questa lettera aperta alle parlamentari, parte dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità.

Ancora un lungo silenzio.

Non ci siamo fermate e abbiamo deciso di manifestare l’otto marzo, lottando per le donne, con un nuovo tweetstorm indirizzato al Presidente del Consiglio, attuale responsabile delle Pari Opportunità, vista l’assenza di una Ministra o di un’altra delegata. Ancora un’ondata di proteste che hanno viaggiato via social e via email.

Ci aspettiamo delle risposte adeguate all’articolata lettera che abbiamo inviato all’Intergruppo, non possiamo accettare rinvii e silenzi, perché il tempo non è dalla nostra parte e i nostri diritti sono costantemente sotto attacco e affievoliti ogni giorno che passa. Manterremo alta l’attenzione su questo tema e vigileremo finché la situazione relativa alle sanzioni e quella più ampia sulla piena applicazione della 194 non riceveranno le giuste ed efficaci attenzioni e soluzioni. Non lasceremo che il silenzio seppellisca questa palese lesione di diritti.

 

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

 

 

Per continuare ad aderire, lasciate un commento sotto questo post di Anarkikka:

http://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/21/obiettiamolasanzione/

Lascia un commento »

Tutto sotto controllo?

 

non siamo serene

 

Ieri è arrivata la risposta del Ministero della Giustizia all’interrogazione del 25 febbraio in Commissione Giustizia della Camera da Marisa Nicchi e Daniele Farina. Una delle numerose interrogazioni depositate sul tema. Ricordo quella di Roberta Agostini e di Delia Murer (qui).

A gennaio, come rilevavo qui, nel comunicato stampa del Governo leggevamo (QUI):

“L’obiettivo della riforma è quello di trasformare alcuni reati in illeciti amministrativi, anche per deflazionare il sistema penale, sostanziale e processuale, e per rendere più effettiva la sanzione. Si ritiene infatti che rispetto a tali illeciti abbia più forza di prevenzione, generale e speciale, una sanzione certa in tempi rapidi che la minaccia di un processo penale che per il particolare carattere dell’illecito e per i tempi stessi che scandiscono il procedimento penale rischia di causare la mancata sanzione.”

Oggi dalla risposta di Gennaro Migliore la ratio è questa:

“La ratio a cui si è ispirata la legge delega, oggetto della presente interrogazione, è quella di riordinare il sistema di incriminazione sulla base di criteri di razionalità, anche al fine di garantire la conoscibilità del precetto penale da parte del cittadino.”

Prima ci veniva suggerito che la certezza della sanzione e la riduzione dei tempi potessero diventare un deterrente, con addirittura uno scopo preventivo. Oggi è la razionalizzazione del sistema di incriminazione a giustificare questo decreto, con un gran minestrone di fattispecie. Tanti reati in un unico calderone. Nelle maglie di questa razionalizzazione è finito anche il secondo comma dell’art. 19 della legge 194/78, quello concernente gli aborti clandestini.

La depenalizzazione e il fatto che sia diventato reato amministrativo è di per sé una cosa positiva, ma non c’è da gioire se poi le sanzioni vengono innalzate e hanno un effetto pericoloso. Dovremmo ritenerci “fortunate” perché alla fine la sanzione amministrativa per l’aborto clandestino è stata inserita nello scaglione meno afflittivo, che però può raggiungere quota 10.000 euro?

“Il delitto di cui all’articolo 19 legge n. 194 del 1978 è stato, così, trasformato in illecito amministrativo e la relativa sanzione è stata determinata nella misura più lieve tra quelle introdotte dall’intervento di depenalizzazione.

I rilievi svolti dagli Onorevoli interroganti investono, in effetti, non già l’entità della sanzione prevista per l’aborto clandestino, quanto, piuttosto, la scala di grandezza degli scaglioni individuati.”

Con riferimento ai criteri di determinazione delle sanzioni amministrative, si rileva come nessuna osservazione, in punto di adeguatezza, è stata comunque sollevata dalle altre amministrazioni interessate alla delega, né in sede di parere delle Commissioni parlamentari.”

Nessuno ha mostrato dubbi e contrarietà su queste sanzioni (NESSUNA OSSERVAZIONE, TUTTO NORMALE). Nessuno negli organismi preposti si è posto alcun problema sull’appropriatezza e sulle ricadute di un innalzamento delle sanzioni. Se nessuna di noi si fosse accorta e ne avesse scritto, si fosse mobilitata, sarebbe passato tutto sotto silenzio, sommerso in un legiferare massivo, con un approccio privo di senso critico.

“Nondimeno, l’adeguatezza in concreto delle sanzioni determinate potrà essere riconsiderata all’esito del monitoraggio degli effetti del complessivo intervento di depenalizzazione, anche con interventi puntuali, che potrà essere utilmente condotta con il Ministero della Salute.
In questa prospettiva si ricorda, difatti, come l’articolo 1 comma 3 della stessa legge delega consente al Governo di adottare, nel termine di 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi, gli interventi correttivi che dovessero rivelarsi opportuni.”
Nella risposta di Migliore si legge che l’adeguatezza delle sanzioni (e quindi l’ipotesi di una rivalutazione delle stesse) sarà riconsiderata alla luce dei soliti monitoraggi del Ministero della Salute entro 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi. Sappiamo benissimo i rischi che si corrono. Siamo ben abituate alle relazioni ministeriali in cui si racconta che va tutto bene, che le sanzioni sono efficaci, che non c’è nessuna criticità. Il risultato di un monitoraggio potrebbe chiudere il capitolo sanzioni senza sanare quello che abbiamo evidenziato nelle osservazioni dell’appello #ObiettiamoLaSanzione. Le correzioni potrebbero non esserci se non dovesse risultare necessario.
Questa è la prassi consueta, correggere a posteriori. Nel frattempo i rischi sono sempre quelli che abbiamo evidenziato, che le donne non si rechino più nei pronto soccorso in caso di complicazioni post aborto clandestino. Si avrebbero pertanto ricadute enormi sulla salute delle donne che non possono certo aspettare le verifiche del Ministero. La priorità è comprendere bene gli effetti di un inasprimento delle sanzioni, l’enorme danno che si produce alle donne che si trovano in una situazione delicata e difficile, per le quali la strada per una assistenza di qualità si inerpica e diventa sempre più incerta. Che tutela della salute è questa? Che garanzia c’è, se di fatto chiudi la saracinesca con una sanzione?
Quindi occorre intervenire non solo sulle sanzioni, ma sulle cause del ritorno alla clandestinità (vedi le percentuali di obiezione di coscienza del personale medico e paramedico) e sul fatto che continua a essere poco diffuso l’uso della pillola abortiva RU486.
Quindi? Continueremo a chiedere risposte certe e celeri, non siamo per niente serene. 

 

P.S.
Aggiornamento 29.02.2016
La Conferenza stampa di Marisa Nicchi sull’interrogazione in commissione Giustizia, in merito alle sanzioni per gli aborti clandestini. Una legge oltraggiata nel 35% delle strutture italiane.
http://webtv.camera.it/evento/9054
http://www.radioradicale.it/scheda/468172/modifica-della-norma-sulla-super-sanzione-per-linterruzione-di-gravidanza-al-di-fuori
Aggiornamento 04.03.2016
Questo è il contributo del gruppo #ObiettiamoLaSanzione in occasione della Conferenza stampa del 29.02.16 di Marisa Nicchi sull’interrogazione in commissione Giustizia, in merito alle sanzioni per gli aborti clandestini.
“ObiettiamoLaSanzione’, iniziativa sostenuta da migliaia di donne e uomini, decine di attiviste, giornalisti/e e associazioni mobilitate attraverso la campagna online‪#‎obiettiamolasanzione‬ che aveva un unico obiettivo, ossia manifestare la loro contrarietà a un incremento tanto penalizzante per le donne. Ringraziamo coloro che hanno presentato l’interrogazione sulla questione dell’inasprimento delle sanzioni. In sintesi, stiamo facendo, cito il sottosegretario Migliore, quelle osservazioni di inadeguatezza che nessuno a livello istituzionale pare abbia fatto in merito all’ultima norma a danno delle donne. Abbiamo scritto una lettera all’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, presieduto dall’onorevole Boldrini, in cui chiediamo un intervento immediato sull’irresponsabile azione sanzionatoria in caso di aborto clandestino e un impegno più incisivo a salvaguardia della 194, che ricordiamo essere una legge per depenalizzare l’aborto e per renderlo un servizio sanitario garantito dallo Stato. Abbiamo inviato tale lettera con l’auspicio di una risposta che vada ad accogliere le nostre richieste. Tra le quali, che il tempo che deve intercorrere per la rivalutazione dell’entità della sanzione pecuniaria (dopo apposito monitoraggio del Ministero) sia impiegato per una disamina più accurata e puntale sugli aborti clandestini di quella che si evince dai dati ufficiali del Ministero della Salute, soprattutto alla luce del timore diffuso che una sanzione di questa entità possa scoraggiare le donne dal ricorrere alle cure ospedaliere in caso di bisogno. La nostra attenzione sarà particolarmente puntuale su ogni intervento e misura che le Istituzioni metteranno in campo su questo tema. Noi andremo avanti nel diffondere gli aggiornamenti sulla situazione, per portare alla conoscenza delle persone che ci seguono e hanno aderito all’iniziativa, quanto, e se e cosa si sta facendo o si farà in parlamento, per sanare questa gravissima situazione. Se verranno formulate proposte concrete e condivisibili, saremo pronte a condividerle.
4 commenti »

#ObiettiamoLaSanzione Lettera aperta alle donne del Parlamento

06 Casini apre ai Gay

 

Dopo l’appello e il successo del tweet bombing di lunedì 22 per protestare contro l’inasprimento delle sanzioni per le donne che abortiscono clandestinamente, come promesso, non ci siamo fermate. Oggi è stata spedita questa lettera aperta all’Intergruppo parlamentare, perché ci diano risposte precise non solo su come si intende sanare la questione delle sanzioni, ma anche sulla strategia più ampia, al fine di risolvere i numerosi problemi che concernono la (dis)applicazione della 194.

 

Lettera Aperta

On. Laura Boldrini

Presidente Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità

Gentile Presidente,

Il 22 febbraio scorso il gruppo #ObiettiamoLaSanzione è stato promotore di un tweetstorm e di una mailbombing contro il decreto n° 8 (entrato in vigore il 6 febbraio), che depenalizza il reato di aborto clandestino (disciplinato dall’Art. 19, co. 2, della legge 194/1978) ma al contempo prevede un innalzamento delle sanzioni (non più “fino a 51 euro”, ma “da 5.000 euro a 10.000 euro”).

Il provvedimento varato dal Governo ha il grave torto di ignorare un ritorno preoccupante agli aborti clandestini a causa di un abnorme numero di obiettori di coscienza. Per questo motivo la protesta ha ottenuto una ampia adesione testimoniando l’indignazione di donne e uomini, attiviste e attivisti, centri antiviolenza e associazioni promotrici di diritti civili contro una sanzione ingiusta che ri-vittimizza le donne.

Il 10 marzo 2014, il Comitato Europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 11 della Carta sociale europea che assicura il diritto alla salute perché ha mancato di mettere in atto le misure necessarie per consentire l’interruzione di gravidanza laddove siano presenti obiettori di coscienza. Il reclamo era stato depositato l’8 agosto 2012 e ha visto la partecipazione di diverse associazioni tra cui LAIGA.

Ora si è in attesa di conoscere il pronunciamento del Comitato Europeo dei Diritti sociali su secondo reclamo presentato nel 2012, dalla CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) per far rispettare i diritti delle donne ma anche i diritti lavorativi dei medici non obiettori di coscienza.

Ogni anno il Ministero della Salute trasmette al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge 194. Nonostante si riferisca che “non emergono criticità nei servizi di IVG” e si affermi che “Il numero di non obiettori risulta quindi congruo, anche a livello sub-regionale, rispetto alle IVG effettuate, e non dovrebbe creare problemi nel soddisfare la domanda di IVG”, la dura realtà che tante donne devono affrontare è ben diversa e i reclami di cui sopra lo testimoniano, così come le numerose proteste di operatori sanitari e associazioni nonché l’inchiesta andata in onda a Presa Diretta.

Le percentuali a cui è arrivata l’obiezione di coscienza creano problemi, l’iter previsto dalla 194 diventa un percorso a ostacoli, i 90 giorni consentiti spesso risultano un tempo strettissimo. Le percentuali parlano da sé: la media nazionale è del 70%, raggiunge quota 93,3% in Molise e in numerose regioni si aggira dall’80% in su. Questo, in alcuni casi, comporta l’obiezione di intere strutture, pratica vietata dalla 194. La migrazione interregionale non è cosa rara e per gli aborti terapeutici c’è chi va all’estero.

Chiediamo di esaminare senza indugio e in modo concreto e serio, il fenomeno degli aborti clandestini (quantificati con una rilevazione ferma al 2005 – tra i 12mila e i 15mila casi per le italiane e tra i tremila e i cinquemila per le straniere). La possibilità di acquisto di farmaci abortivi online rende la situazione ancora più pericolosa e difficile da fotografare, ma che bisogna in qualche modo arginare, proprio facilitando e rendendo realmente accessibile per tutte le donne il servizio di IVG. Non è sufficiente prevedere che le farmacie autorizzate alla vendita online abbiano un bollino di certificazione rilasciato dal ministero della Salute, perché sappiamo che le strade non sono solo quelle legali. I casi evidenti sono solo quelli che arrivano nei pronto soccorso.

Questo è il quadro in cui è stato approvato il decreto di depenalizzazione dell’aborto clandestino.

Ci rivolgiamo all’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità affinché il parlamento al più presto intervenga sul decreto legislativo n° 8 del 15 gennaio 2016 e riduca le sanzioni alle donne stabilendo cifre simboliche come prevedeva il vecchio testo di legge, che si dia piena attuazione alla legge 194/78, imponendo una quota ai medici e ai paramedici obiettori all’atto dell’assunzione e che le attuali strutture si allineino a tale disposizione per non incrementare il mercato degli aborti clandestini. Al fine di una corretta applicazione della legge è altresì doveroso mettere in campo azioni di prevenzione in maniera strutturata e sistematica, che si potenzino i consultori e che sia semplificato l’iter dell’aborto farmacologico, che la pratica dell’obiezione non violi il diritto alla salute psico-fisica e al rispetto delle donne.

 

Le promotrici del gruppo #ObiettiamoLaSanzione

Anarkikka

Monica Lanfranco

Loredana Lipperini

Cristina Obber

Antonella Penati (Federico nel cuore)

Lea Fiorentini Pietrogrande

Benedetta Pintus (Pasionaria.it)

Barbara Bonomi Romagnoli

Maddalena Robustelli

Paola Tavella

Simona Sforza

Nadia Somma

Lorella Zanardo

La rete delle reti

Donatella Martini (Ass. Donne in Quota)

3 commenti »

#ObiettiamoLaSanzione

06 Casini apre ai Gay

 

Lo scorso 15 gennaio 2016 il Governo ha approvato un decreto che depenalizza per la donna il reato di aborto clandestino ma al contempo prevede un innalzamento delle sanzioni: non più “fino a 51 euro”, ma “fino a 10.000 euro”.

Questo provvedimento non evidenzia le cause a monte di un ritorno preoccupante agli aborti clandestini tra cui innanzitutto un abnorme numero di obiettori di coscienza, la cui media nazionale del 70%, raggiunge in alcune regioni anche quote superiori al 90%.

Invece di incrementare l’educazione ad una contraccezione diffusa e di assicurare un servizio di IVG certo ed efficiente si sceglie di colpire economicamente le donne.

L’elevato numero di obiettori si traduce in enormi difficoltà di accesso ad un iter sicuro e celere, con tante donne costrette ad andare in altre regioni per poter interrompere la gravidanza. Il problema è tanto acuito dal fenomeno dell’obiezione di struttura, a causa della quale interi reparti ospedalieri non praticano le IVG e non applicano la legge, che persino i giornali esteri ne scrivono.

Il nostro auspicio è che si apra al più presto un dibattito istituzionale che porti lo Stato a farsi garante del diritto ad un aborto libero, gratuito e sicuro, per consentire alle donne la scelta di diventare madri liberamente e consapevolmente.

Chiediamo allo Stato risposte adeguate contro gli aborti clandestini e non aumenti di sanzioni economiche, e quindi rivendichiamo la concreta applicazione della 194, nata per salvaguardare la salute delle donne ma ad oggi svuotata di reali tutele a causa dell’obiezione di coscienza.

 

Per questi motivi domani lunedì 22 febbraio proveremo a portare all’attenzione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin la nostra ”obiezione” con un tweetbombing, lanciando tutte in contemporanea, dalle 12,00 alle 14,00 e dalle 19,00 alle 21,00, questo tweet:

#ObiettiamoLaSanzione No all’aggravio delle sanzioni per l’aborto clandestino @matteorenzi @bealorenzin

con allegata la vignetta di Stefania Spanò con cui inizia questo post.

Chiediamo a chiunque voglia sostenere queste ragioni, di unirsi a noi fattivamente, partecipando al tweetbombing seguendo le indicazioni di cui sopra.
C’è bisogno di tutt*, per un diritto di tutt*!

Anarkikka attivista, vignettista
Loredana Lipperini
Cristina Obber
Pasionaria.it
Antonella Penati
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger e attivista
Lorella Zanardo

La rete delle reti femminili
Casa Internazionale delle Donne di Roma
Suny Vecchi Frigio

 

p.s.

Chi desidera partecipare e non usa Twitter può anche inviare una email. Quest’ultima dovrebbe avere come oggetto “Obiettiamo la sanzione” e come corpo questo testo, da destinare al Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, matteo@governo.it, ed alla Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, LORENZIN_B@CAMERA.IT. La mail dovrebbe concludersi con la propria firma.

Per adesioni, inserire un commento nel post di Anarkikka sull’Espressohttp://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/21/obiettiamolasanzione/

 

UN ENORME GRAZIE A TUTTE COLORO CHE HANNO LAVORATO IN QUESTI GIORNI E CHE DOMANI CONTRIBUIRANNO ATTIVAMENTE A QUESTA PROTESTA, UNITE E’ MEGLIO! 🙂

7 commenti »

Una sanzione e passa la paura della clandestinità

Nulla è cambiato. Chiediamo le stesse cose.

Nulla è cambiato. Chiediamo le stesse cose.

 

Questo post è il frutto di uno scambio di idee con Maddalena Robustelli, che ringrazio per le sue riflessioni e il suo contributo.

Abbiamo visto l’inchiesta andata in onda lo scorso 17 gennaio QUI. Nulla di nuovo per coloro che seguono da tempo la vicenda della 194, una legge dello Stato italiano svuotata e ostacolata in ogni modo da un numero sempre crescente di obiettori di coscienza.

Alla fine del 2015 avevo pubblicato e parlato dei dati in Lombardia, con gravi problemi causati dagli alti numeri di obiettori, ma anche con gravi inefficienze nella somministrazione della RU486 QUI.

Continuiamo da anni a denunciare lo stato delle cose, c’è chi si adopera per capire meglio cosa accade nelle varie strutture, chi come ho già segnalato ha creato un blog per fare una inchiesta a 360° sull’aborto QUI, ci sono associazioni come Laiga e Vita di donna che fanno trincea e tengono alta l’attenzione su questo tema. Ma per molte donne oggi non è più tra le priorità, perché si pretende che tutto si risolva con l’educazione alla contraccezione, che tra l’altro manca. Ma sappiamo che questo non è tutto, che tutto può accadere e che la facoltà di scegliere di interrompere una gravidanza e di poter essere seguita adeguatamente sono diritti fondamentali, perché la salute psico-fisica della donna viene prima di tutto, in uno Stato in cui questo è normato da una legge in vigore dal 1978 e che deve garantirne la piena applicazione. Pertanto, in un contesto di questo tipo:

  • in cui manca un’educazione capillare alla contraccezione, alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, che siano declinate al femminile e al maschile;
  • con cifre di obiezione che spingono alla migrazione interregionale per poter ottenere nei tempi di legge una prestazione prevista nei LEA;
  • con consultori che salvo rare eccezioni (in Piemonte o nel Lazio dove Marta Bonafoni si sta impegnando molto a riguardo), sono in sofferenza e con servizi variegati da regione a regione;
  • donne immigrate senza permesso di soggiorno, spesso schiave della prostituzione e vittime di tratta, senza documenti, che ricorrono agli aborti clandestini per paura di rivolgersi alle strutture ospedaliere;
  • kit faidate per abortire acquistabili online;
  • numeri del Ministero che tendono a sottostimare il fenomeno del ritorno consistente degli aborti clandestini (aumentano gli aborti spontanei, di cui una percentuale è sicuramente addebitabile ad aborti casalinghi finiti con l’arrivo in pronto soccorso per gravi emorragie o infezioni);

cosa è prioritario per lo Stato?

Vitalba Azzollini (QUI) porta in evidenza un fatto, passato sotto traccia, buttato lì tra altre fattispecie:

“il recente decreto in materia di depenalizzazioni ha inasprito la sanzione a carico delle donne che decidano di ricorrere ad aborti clandestini o comunque violino la legge citata: la multa di ammontare irrisorio (51 euro) prevista in precedenza è stata sostituita da una sanzione amministrativa la cui entità può arrivare a 10.000 euro.”

 

Nel comunicato stampa del Governo leggiamo (QUI):

“L’obiettivo della riforma è quello di trasformare alcuni reati in illeciti amministrativi, anche per deflazionare il sistema penale, sostanziale e processuale, e per rendere più effettiva la sanzione. Si ritiene infatti che rispetto a tali illeciti abbia più forza di prevenzione, generale e speciale, una sanzione certa in tempi rapidi che la minaccia di un processo penale che per il particolare carattere dell’illecito e per i tempi stessi che scandiscono il procedimento penale rischia di causare la mancata sanzione.”

La donna che ricorre ad aborto clandestino viene punita con una sanzione amministrativa, anziché con una multa di rilievo penale. Viene depenalizzato il reato a carico della donna (Art. 19, co. 2, della legge 194/1978), rendendolo di livello amministrativo, e ci viene venduta questa innovazione come una miglioria, ci viene suggerito che la certezza della sanzione e la riduzione dei tempi possano diventare un deterrente, che possano addirittura avere uno scopo preventivo. Non è l’educazione a una contraccezione diffusa, non è l’assicurare un servizio efficiente e che sappia essere vicino alla donna nel modo giusto, ma la sanzione che previene tutto. Se l’obiettivo dichiarato è quello di dare un taglio a tutti i giudizi che altrimenti intaserebbero la macchina giudiziaria, al contempo si toglie alla donna la possibilità di spiegare le cause che l’hanno portata alla clandestinità, non si fa luce su quanti ostacoli di fatto rendono preferibile per molte donne abbandonare l’iter previsto dalla legge. Quindi, anziché capire cosa genera questo innalzamento degli aborti clandestini, senza ragionare su un contesto che fa acqua da tutte le parti, si commina una sanzione e via avanti così.

Ci teniamo le cliniche clandestine, i rischi per la salute, i danni psico-fisici a carico delle donne, le violenze a cui sono sottoposte le donne che decidono di abortire, la colpevolizzazione ad oltranza della donna e solo della donna, come sempre, come se si concepisse per riproduzione asessuata.

Che lo Stato non voglia vedere, che lo Stato voglia far cassa da questo stato di cose, da un disservizio che andrebbe sanato e non alimentato, è inaccettabile. A questo punto suggeriamo che i soldi derivanti da questa nuova sanzione confluiscano in un fondo destinato all’educazione alla contraccezione. Siamo di fronte a un deserto, non piace il profilattico, non piace la contraccezione ormonale e non, non piace la contraccezione d’emergenza perché è anche questo un percorso ad ostacoli, il coito interrotto è la regola, c’è un ritorno a un’ignoranza preoccupante per quanto riguarda la consapevolezza del proprio corpo e della sessualità, come pensiamo di andare avanti? I ragazzi non sanno nemmeno cosa sia la visita dall’andrologo, le ragazze indugiano per anni prima di fare una visita dal ginecologo, non conoscono rischi, patologie, non imparano ad ascoltare il proprio corpo, non sono aiutati a comprendere troppe cose di sè.

Ancora una volta lo Stato preferisce soprassedere e preoccuparsi di sanzionare anziché provvedere a sanare a monte la situazione. Se l’IVG rientra nei LEA (livelli essenziali di assistenza), lo Stato deve garantire la sua piena e celere applicazione, l’obiezione ha prodotto già una infinità di violenze. E se vogliamo fare uno sforzo in chiave di prevenzione, avviamo campagne di sensibilizzazione, educazione a una buona contraccezione/sessualità e alla protezione dalle malattie a trasmissione sessuale. Inoltre, diamoci una mossa a sostituire i contraccettivi ormonali obsoleti con quelli a basso dosaggio nei prontuari dei farmaci che passa il SSN. Investiamo nel necessario ricambio generazionale dei medici non obiettori, per non ritrovarci a brevissimo senza più operatori che applichino la 194. Lo assicuriamo o ce ne freghiamo?

Cerchiamo di garantire una assistenza umana alle donne, non deve accadere quello che è successo a Laura Fiore e a tante altre.

Ricordiamo che molto spesso dietro l’obiezione non ci sono ragioni confessionali, ma direi più legate alla carriera. Le discriminazioni che pesano su chi non è obiettore sono fortissime, come stare in trincea, vieni ghettizzato. In Lombardia sappiamo bene come una pseudo appartenenza confessionale e affari/successo vadano sotto braccio. Infine, l’obiezione costa, costa molto se pensiamo a tutti i medici gettonisti che sono chiamati a fornire una prestazione prevista dalla legge italiana, ma che medici regolarmente assunti nella sanità pubblica non forniscono. Per non parlare dei milioni di euro elargiti alle cliniche private convenzionate per fornire il servizio di IVG. Andate a chiedere in Svezia come vanno le selezioni per le scuole di specializzazione per i ginecologi.

L’obiezione di coscienza, “clausola di salvaguardia” introdotta per garantire la scelta dei medici che operavano già prima dell’introduzione della 194 è rimasta lì, e nel tempo anziché affievolirsi, si è rafforzata.

Il Consiglio d’Europa dichiara che l’Italia sta violando la legge perché a causa della troppa presenza di medici obiettori non viene garantita l’applicazione della legge 194 in maniera uniforme in tutto il territorio nazionale. L’Italia ha violato l’articolo 11 della Carta sociale europea che assicura il diritto alla salute perché ha mancato di mettere in atto le misure necessarie per consentire l’interruzione di gravidanza laddove siano presenti obiettori di coscienza. Lo ha stabilito, con decisione depositata il 10 marzo 2014, il Comitato europeo dei diritti sociali nel ricorso n. 87/2012. QUI

Nel 2015 ben due risoluzioni europee hanno ribadito che le donne devono avere pieno controllo sulle proprie scelte in merito ai loro diritti sessuali e riproduttivi, attraverso un libero accesso alla contraccezione e alle interruzioni di gravidanza. (QUI e QUI)

E mentre i no-choice periodicamente manifestano indisturbati insieme a Forza Nuova per cancellare la 194, ai nostri presidi siamo sempre in poche, la gente si ferma a chiedere i motivi per cui siamo lì, a volte sembra di vivere nel medioevo. Così si perdono i diritti, dimenticandosi di averli e di aver combattuto per essi. E anche questa è violenza, perché significa continuare a esercitare un potere, un controllo sui corpi delle donne, una cieca disapplicazione dei suoi diritti e della tutela della sua salute.

Pretendiamo la copertura del servizio nelle strutture pubbliche, basta gettonisti o contributi alle strutture private convenzionate: i soldi che si risparmierebbero potrebbero essere investiti in programmi di educazione sessuale e alla contraccezione nelle scuole, o per potenziare le attività di formazione fatte dai consultori, che non hanno risorse a sufficienza.

Un pensiero alle donne di San Marino che nel 2016 hanno ancora simili articoli del codice penale (grazie a Morena Ranocchini per le immagini e per la segnalazione):

 

San Marino 1 San Marino 2

 

 

Per la serie “Visti dagli altri”:

http://www.nytimes.com/2016/01/17/world/europe/on-paper-italy-allows-abortions-but-few-doctors-will-perform-them.html?_r=1

Per approfondire:

https://medium.com/in-transition/l-obiezione-e-la-coscienza-97382712e633#.zdeoo041a

http://www.leggioggi.it/2016/01/18/bozza-tabella/

http://www.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-35b98082-da94-4acb-914a-558eda6a0a2a.html

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2016/1/22/16G00011/sg

Firma la petizione:

https://www.change.org/p/ministero-salute-no-alle-sanzioni-per-le-donne-che-ricorrono-all-aborto-clandestino?recruiter=43612969&utm_source=share_petition&utm_medium=copylink

Le riflessioni continuano su Dols:

http://www.dols.it/2016/02/19/194-sullo-stato-di-obiezione-e-di-sanzione/

4 commenti »

tiritere72663953.wordpress.com/

"Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai". Miriam Mafai

Il blog di Paola Bocci

Vi porto in Regione con me

Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

PARLA DELLA RUSSIA

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Critical thinking

Sociology, social policy, human rights

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Il Golem Femmina

Passare passioni, poesia, bellezza. Essere. Antigone contraria all'accidia del vivere quotidiano

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

La felicità delle donne è sempre ribelle

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

idee di psicologia e psicoterapia

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine