Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Di femminismo e di autodeterminazione

Particolare del manifesto
8 marzo dei due no – 1981 – Fonte https://archiviodigitale.udinazionale.org/1981/03/08/8-marzo-dei-due-no/


Riprendo in mano il libro indagine di Elvira Banotti “La sfida femminile. Maternità e aborto”, 1971. Un testo che contribuisce a darci un quadro del prima del 1978, anno dell’approvazione della legge 194, della legalizzazione dell’aborto in Italia. Un lavoro che oltre ad accogliere i racconti delle esperienze delle donne, ci offre alcuni spunti di riflessione sui motivi di tanta ostilità tuttora presenti nella nostra società, volti a restringere il campo di applicazione della legge, volti a ostacolare il percorso delle donne. Ogni tanto fa bene tornare indietro per poter avere più strumenti per leggere e dare senso a ciò che avviene oggi.

Si pongono alcuni interrogativi, funzionali a discutere in un campo specifico: la maternità.

“Il diritto di realizzare la maternità può o non può essere iscritto tra i diritti personalissimi? Esiste per ora in questa materia “lesione” delle facoltà della donna?

Se il diritto non ha mai accolto la piena facoltà della donna a disporre del proprio corpo, ciò dipende dai rapporti di forza finora esistenti tra la comunità maschile e quella femminile. Tuttavia, se si tien conto che lo Stato è un’organizzazione titolare di poteri oggettivi e non di diritti, mentre la persona è titolare di diritti e poteri soggettivi, non potrà non essere chiaro che nel nostro caso dobbiamo appunto tentare di ridurre e abolire lo spazio di potere dello Stato per far posto all’autonomia della donna, ristabilendo la preminenza del contenuto individuale nella maternità. Peraltro, non è solo nella eliminazione di questo assurdo ostacolo del divieto di aborto che si deve discutere, ma delle libertà compromesse della donna. Siccome la maternità è ancora fissata e regolata su una vasta scala di valori oggettivi (in conflitto con i valori soggettivi che la donna cerca) il relegamento della procreazione tra i “fenomeni naturali” ha prodotto uno strano sistema di corrispondenze: concepita come qualità impersonale della donna, la filiazione viene sottratta ed estraniata dalle sue proprie esigenze diventando così esperienza oggettiva. Tuttavia, la strumentalizzazione a cui la donna è costretta viene accuratamente mascherata attraverso il concetto estemporaneo di “vocazionalità”; un concetto che implicitamente si fa portatore della soggettività, rivalutandola. Ma come è possibile ingannare la donna su un piano così scoperto? Come può esistere vocazionalità per un atto imposto? Arrivare a questo difficile connubio è compito del mito, con il quale si tenta, attraverso l’esaltazione parossistica di una maternità astratta, di far dimenticare alla donna che lei è madre non per libera scelta. Abbiamo quindi tutta una serie di contrasti sul piano dei fatti e dell’etica e, come conseguenza, la prima incrinatura sul piano politico. Poiché molti fattori culturali hanno costretto la donna a mascherare la propria personalità, essa non è ancora giunta all’individuazione della vita emotiva e, in stretta connessione, ad affermare la propria individualità fisica. Da qui partono le successive mistificazioni ed i pregiudizi che danno origine al divieto di aborto volontario, nel quale, rispetto a un mitico “istinto”, prevale una ben più precisa volontà di individuazione della propria persona e di liberazione da coercizioni organiche. L’aborto diventa così l’affermazione della coscienza e della conoscenza di sé, un momento di chiarificazione personale e interpersonale.

Il divieto di aborto condensa una secolare verbalizzazione che è servita da copertura ad una delle più grandi violenze che la misoginia maschile abbia consumato sul corpo delle donne. Sottratta alla valutazione di colei che materialmente la viveva e subordinata alle valutazioni dell’uomo, la maternità si è infatti trasformata in un’esperienza terroristica e umiliante, attraverso la quale la donna si è vista privata del piacere della sessualità e dell’espressa e dichiarata partecipazione alla gestazione. Ancora oggi, laddove l’aborto è vietato, la donna è persino privata del diritto a interrompere la gestazione quando questa si svolge patologicamente; la si costringe a rischiare la propria vita per crearne un’altra.

Oggi dopo secoli di violenza psichica e sessuale, la donna che sceglie tra maternità e non maternità scavalca prima di ogni altro questo pregiudicante assorbimento fatto da parte maschile di una esperienza non propria. Facendo della maternità un problema individuale, la donna si affaccia ad un orizzonte più vasto, che le permette di verificare e superare la falsa seduzione del sistema di riferimento definito per lei dall’uomo.” (Pagg. 21-22)

In queste pagine che ho riportato c’è molto di una verità che deve essere ribadita e riaffermata ancora oggi, contiene una tensione tuttora non totalmente risolta, con pericolosi e vivissimi tentativi di riportare le donne ancora all’interno, subordinate a quel sistema maschile patriarcale. Persistono e si ripresentano gli incrollabili miti del “naturale”, del “destino”, dell’”istinto”, di un ruolo femminile al servizio e che si dona al maschile, ai suoi piani, desideri, ambizioni, costruzioni, con i nostri corpi funzionali a tutto questo.

La legge 194 è sotto un quotidiano attacco, non necessariamente a causa di qualcosa sotto forma di mozioni o di processioni no-choice, di associazioni che si infiltrano negli ospedali pubblici e nei consultori e fanno azione colpevolizzante e di violenza psicologica, di numeri abnormi di obiettori. Non è solo attraverso le varie tipologie di movimenti per la vita che si insinuano nelle scuole con i loro sistemi diseducativi, pericolosi, terroristici, violenti, mistificatori, al posto dei consultori familiari pubblici e laici. Una vergogna, un fallimento per uno Stato civile che dovrebbe educare e informare seriamente, anziché permettere simili ingerenze nocive e traumatizzanti. Quando prenderemo in mano la situazione e interverremo per bloccare questo scempio? È tanto difficile capire i danni compiuti da costoro? Eppure la realtà è sotto i nostri occhi, in tutto il suo disastro.

Il lento e progressivo rimaneggiamento delle idee, il rovesciamento dei termini della questione, avviene anche a causa di qualcosa di più sottile, che cerca di fatto di manipolare l’opinione pubblica, instillando quotidiane dosi no-choice. Accade che anche scegliere di pubblicare la lettera di un padre “mancato” su uno dei principali quotidiani nazionali, serva di fatto a sfondare e a bombardare ancora una volta uno dei principali fondamenti della legge 194: che spetti alla donna l’ultima parola, la sola che abbia valore, la donna autodeterminandosi sceglie se proseguire o meno la gravidanza. Pubblicare una lettera di un uomo che rivendica invece un suo ruolo decisionale, è un chiaro segnale di arretramento, non solo per i suoi contenuti, ma per spalleggiare un pericoloso movimento tellurico che oggi è abbastanza contenuto ma che visti i tempi potrebbe arrivare a subordinare le nostre scelte riproduttive a un volere, potere maschile ancora sui nostri corpi. Non ci sto, non concepisco questo voler dare sostegno a un tentativo di incrinare qualcosa che non va assolutamente toccato. La donna che ha deciso per l’IVG lo ha fatto perché lei ha valutato cosa rappresentasse quella gravidanza, non era desiderata e non voleva portarla a termine per mille motivi su cui nessuno deve intervenire e permettersi di giudicare, e solo lei poteva decidere in merito. Questo non deve essere mai messo in discussione, altrimenti che succederà, ci incateneranno come nel racconto dell’Ancella fino al parto?

Nemmeno su questo siamo più legittimate a decidere, a scegliere? Non metterò il link all’articolo, mi fa male pensare a quanto indietro stiamo tornando. Non decidiamo di abortire “di nascosto”, è nostro diritto non coinvolgere il “padre del concepito”. Questo è il quadro:

“Premetto che sono padre di una bambina di 17 mesi ed ho una compagna. Circa 6 mesi fa la mia ex-fidanzata C., con cui mi vedevo frequentemente anche dopo la nascita di mia figlia, è rimasta incinta dopo una notte di amore. Ho scoperto per caso questa situazione perché C. aveva deciso di fare l’interruzione volontaria di gravidanza di nascosto. Su questo punto secondo me la legge 194 è lacunosa: possibile che la decisione di tenere un figlio dove non ci sono problemi oggettivi (salute, economici, affettivi) dipenda solo ed esclusivamente dalla decisione della madre? Ho provato in tutti i modi a persuadere C. nel portare avanti la gravidanza ma non c’è stato nulla da fare ed a distanza di mesi mi porto ancora questo lutto nel cuore”.

Ed è di fronte a questo mettere continuamente in discussione la capacità autonoma della donna di decidere, per rientrare in un sistema di controllo, in cui ciò che avviene nei nostri corpi è funzionale, deciso, stabilito al di fuori di noi, altrove, dove il maschile ha pieni poteri e pretende di conservarli. Questo richiama anche tutti i tentativi di somministrarci ulteriori inganni, favole che si servono di un linguaggio suadente, che ci illude di essere protagoniste, per ridurci ancora una volta a meri strumenti, oggetti, involucri, su cui sospendere l’umanità e i diritti di ciascun essere umano, per renderli obbedienti all’ennesima strategia patriarcale.

Ritorniamo alle origini delle parole e continuiamo ad adoperarle non dimenticandocene mai il significato, il valore storico delle lotte che recano con sé. Non è concepibile la rottamazione delle parole e della storia che le ha attraversate. Le parole non sono intercambiabili o questione secondaria, servono a dare corpo ai significati intrinseci, a maggior ragione se si tratta di diritti. Come per esempio il diritto all’autodeterminazione, quale riconoscimento della capacità di scelta autonoma e indipendente dell’individuo. È una nostra rivendicazione, di una “capacità”, di un riconoscimento pieno di ciò, a partire dalle questioni della sessualità e della riproduzione. Significa rivendicare la totale autonomia della gestione del proprio corpo, che significa innanzitutto comprensione e valorizzazione di sé, affermazione di un sé, consapevoli di possibili manipolazioni. Costituì un po’ il punto di innesco fondamentale per denunciare, come abbiamo letto, le mille forme di violenza, coercizione e discriminazione subite dalle donne in ambito privato e sociale, da secoli di cultura di stampo patriarcale.

Con le lotte femministe si scoprono nuove percezioni di sé. Demolendo tutti i pregiudizi che oggi si cerca di riaffermare in alcune mozioni no-choice, in merito alle conseguenze dell’aborto, da Trieste al Municipio 5 di Milano.

Leggo sempre un paragrafo di Elvira Banotti, che introduce la sua indagine:

“Verificheremo così come le donne che hanno il coraggio del loro “peccato” non abbiano depressioni, traumi, ma sentano rafforzata la propria predisposizione ad esistere. Una volta uscite dalle restrizioni programmate esse assimilano le modificazioni attinte dentro di sé e vivono l’aborto come una ricomposizione della propria autonomia emotiva.

Potrà anche verificarsi che una volta sperimentato questo processo alla natura si riscontrino a livello inconscio presenze di confusi sensi di colpa. Questa fenomenologia è il riflesso immediato e diretto delle condizioni culturali e fornisce appunto la prova dell’introiezione del rapporto autoritario e punitivo e dell’ansia per aver voluto vivere un comportamento proibito. Siccome è proprio l’inconscio a incamerare i valori ereditati dalla tradizione, condensata in una serie infinita di fattori esogeni (idee, sentimenti dominanti, condizioni di vita materiale, regole politiche, pressioni da circostanze d’ordine collettivo, rapporti tra persona e persona e tra persone e gruppi sociali), esso tenta di imporre immagini ancestrali che si sedimentano in ogni singolo individuo; per cui ogni affermazione della persona e della volontà si scontra sempre con una resistenza e un condizionamento. Ed è proprio la capacità di distaccarsi da questi “filtri” delle esperienze personali ad operare come momento di affermazione dell’autocoscienza.”

È evidente che tutto il senso di colpa nasca e fuoriesca da una cultura che abbiamo assorbito fin da piccole, come nonostante oggi una legge ci consenta di effettuare una legittima decisione, c’è qualcosa di più profondo e tuttora radicato dentro di noi, quella cultura patriarcale che tuttora esplica i suoi effetti, perché è ancora fortemente presente, agisce nel profondo e cerca di riaffermare se stessa anche attraverso i sensi di colpa e lo stigma. Come se tutte le donne dovessero reagire allo stesso modo, come se si volesse appiattire il vissuto di ciascuna, per non consentire altro se non senso di solitudine, trauma e colpa. Abbiamo da rimuovere tuttora una enorme quantità di polvere di pregiudizi che si è sedimentata sulle donne, e non dimentichiamoci che secoli di lavaggio del cervello non si risolvono facilmente, considerando anche tutte le forme di resistenza che un certo tipo di cultura continua ad esercitare. Continuano a suggerirci, imporci come una donna deve rispondere, comportarsi, reagire in ogni occasione, accade anche quando subiamo violenza.

È sempre più vero che i corpi delle donne sono campi di varie battaglie consumate per mano patriarcale, e quando dico patriarcale mi riferisco a una cultura che pensa e agisce in tutti/tutte per controllare, dominare, schiacciare, assoggettare, annientare, invisibilizzare, sottomettere le donne. Attorno a noi crescenti segnali di una liberazione e emancipazione incompiute e illusorie. Su alcuni fronti purtroppo dobbiamo anche registrare una palese sconfitta, in primis perché allearsi col maschile che tutto può e promette tanto, è assai più conveniente che guardare a fondo, capire le implicazioni di ciò che avviene, stare dalla parte di chi per secoli non ha avuto voce e non ha potuto decidere. Si sceglie di difendere i privilegi e i desideri maschili, per i quali restiamo oggetti sessuali o riproduttivi. Libertà e scelta sono i nuovi mantra che ci somministrano per convincerci, quando poi nei fatti ci usano come beni di consumo, uteri, corpi al servizio, stendardi da pink washing, ricacciandoci indietro di decenni. Ci sottraggono diritti e tutele e non ne capiamo la portata. Ci continuano a chiedere di non disturbare. Molte di noi ci hanno vendute già ai manovratori patriarcali. Per assecondare le “varie sensibilità”, non disturbare, non essere scomode, mediare, dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ci ritroviamo con i diritti che cadono a pezzi e vengono messi in discussione. Molte di noi ringraziano per le briciole ricevute in cambio, gioiose di un vantaggio personale, chiuso su se stesso. Molte di noi ci chiedono di pazientare. Non è tempo di avere pazienza, le cose non cambiano da sole. Molte di noi non si sono ancora arrese. Molte di noi continueranno a pretendere non semplici pannicelli consolatori, commemorativi di una situazione da destino immutabile, ma una differenza piena di azione, un cambio di passo concreto, per contrastare e fermare la violenza sulle donne che si presenta sotto innumerevoli forme. Sulle nostre vite vogliono passare con lo schiacciasassi, non lo permetteremo.

La conquista di sé è un percorso, un cammino da costruire, che ogni persona deve poter, saper vivere, sperimentare, ascoltando e facendo attenzione ogniqualvolta si passa da una dimensione di assoggettamento a qualcosa di esterno, di gruppo, sociale, a una voce personale di coscienza soggettiva, di sé. La responsabilità in primis verso se stessa, non come forma di subordinazione a qualcosa o a qualcuno, ma esercizio di libertà, rispetto di sé. Un passo necessario di assunzione di una libertà più consapevole e alta, capace di riconoscere e di vedere quando viene calpestata, manipolata, alterata, distorta, tanto da ritorcersi contro noi stesse. Una libertà che sia autenticamente nostra e non un surrogato che altri desiderano somministrarci, ancora una volta.

 

Per approfondire:

L’Irlanda ce l’ha fatta!

Al fianco delle donne di Napoli:

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L’otto per le donne. E tu?

copertina fb page base

 

Le donne di ObiettiamoLaSanzione e tutte le persone che hanno aderito all’iniziativa, non abbassano la guardia!

L’8 marzo dalle 12,00 alle 14,00 nuovo tweetbombing a Matteo Renzi Responsabile Pari Opportunità, con il tweet:
A @matteorenzi Responsabile Pari Opportunità: L’OTTO PER LE DONNE. E TU? #‎ObiettiamoLaSanzione
con in allegato la vignetta qui in alto.

Condividete, fate girare!
Abbiamo bisogno di tutt* voi per continuare a tenere alta l’attenzione sull’ingiusto aumento di sanzioni alle donne costrette all’aborto clandestino e su una corretta applicazione della legge 194. Per vincere ci vuole costanza e determinazione!
Grazie a tutt*.

Le donne promotrici di ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

Per saperne di più:
#ObiettiamoLaSanzione
#ObiettiamoLaSanzione Lettera aperta alle donne del Parlamento.
#ObiettiamoLaSanzione Al sottosegretario Gennaro Migliore
Intervento di Paola Tavella (a nome di tutte) alla conferenza stampa dell’Onorevole Nicchi
su ”Modifica della norma sulla super sanzione per l’interruzione di gravidanza al di fuori della legge 194”

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#ObiettiamoLaSanzione, il giorno dopo

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Prima di ogni altra cosa desidero ringraziare tutte le donne che hanno organizzato e coloro che hanno sostenuto via Twitter e via email la campagna ‪#‎ObiettiamoLaSanzione‬. Un primo grazie speciale voglio farlo a Nadia Somma che ha fatto scoccare la scintilla e ci ha chiesto di organizzare insieme qualcosa, anche semplice, ma che ci facesse uscire dal silenzio. Un secondo grazie speciale a Stefania Spanò che ha subito messo a disposizione il suo talento, la sua creatività, le sue idee e tanto altro. Maddalena Robustelli sa quanto la stimo e quindi a lei va il mio ringraziamento speciale per il suo sostegno sempre attivo e pieno di passione e per il suo costante contributo nella definizione dell’iniziativa. Piano piano la nostra iniziativa ha preso forma, siamo artigiane dell’attivismo, non sarà tutto perfetto, ma quel che importa è la passione con cui lo facciamo, l’importante è non restare a braccia conserte.

Grazie per questa protesta spontanea, che dimostra ancora una volta come l’unità è essenziale. Alcune di noi avevano scritto e lanciato l’allarme sull’innalzamento delle sanzioni, ma per amplificare è necessario fare rete e gruppo. Lo sapete quanto io tenga a questo condividere le battaglie. Abbiamo dimostrato che possiamo unire le forze, anche se non la pensiamo nello stesso modo su tutto, su altre questioni. Per questo ringrazio le ragazze di Pasionaria. Siamo donne diverse tra noi, ciascuna con le proprie idee e questa è ricchezza, da mettere in campo sinergicamente. Questa è la chiave vincente, riuscire a superare gli steccati e andare dritto all’obiettivo. Tutto è avvenuto spontaneamente con un passaparola che ha prodotto un appello collettivo e un bel risultato partecipato. Abbiamo innescato una bella energia, una importante iniezione di fiducia per il proseguo.

trend 22feb

Sono contenta per come è andata, per me raggiungere anche solo una donna e una persona in più è un successo. Questa è stata sempre la filosofia del mio attivismo. La cosa più importante è stata far conoscere, tornare a parlare dei problemi che azzoppano la 194, dei quali la sanzione è solo il capitolo più recente.

Con i nostri tweet abbiamo evidenziato la pericolosità di certe scelte politiche a dir poco superficiali, che hanno ricadute gravi sulla salute delle donne. Perché con queste sanzioni le donne in caso di complicanze post aborto clandestino, preferiranno non recarsi al pronto soccorso mettendo a rischio la propria vita. Abbiamo chiesto una responsabilizzazione delle istituzioni, che devono fare luce sulle cause reali che portano le donne alla clandestinità. Abbiamo chiesto che il nostro Paese dia piena attuazione di quanto ci suggerisce l’UE in materia di salute sessuale e riproduttiva, attraverso un libero accesso alla contraccezione e alle interruzioni di gravidanza (Risoluzioni Tarabella e Panzeri). Lavoriamo migliorando i servizi per le donne (più consultori pubblici e convenzioni con i privati solo quando questi assicurano la piena applicazione delle leggi dello stato, come la 194), vogliamo rispetto e non essere colpevolizzate e sanzionate se l’obiezione di coscienza di fatto limita e rende un percorso ad ostacoli l’esercizio di un diritto come previsto dalla legge. Il tweet di Celeste Ingrao si unisce alle tante voci di donne che conoscono bene la realtà e dov’è il nodo:

 

Chiediamo un aggiornamento dei farmaci mutuabili, includendo contraccettivi ormonali di ultima generazione. Chiediamo una efficace educazione a una sessualità consapevole, alla contraccezione, alla conoscenza del proprio corpo, delle malattie sessualmente trasmissibili.

Non possiamo più delegare al fai da te, non possiamo più sperare in un incrocio casuale con la giusta informazione su questi temi. Insomma, basta fare gli struzzi! Non sono certo le sanzioni la panacea di problemi enormi alla cui radice c’è una profonda riluttanza e sordità da parte di chi dovrebbe programmare e governare a fare prevenzione in modo sistematico e non a singhiozzo. Non abbiamo bisogno di rassicurazioni, pretendiamo risposte serie e la certezza dei servizi pubblici.

L’obiezione a questi livelli è pura violenza, cieca disapplicazione dei diritti donna e assenza di una piena e seria tutela della salute.

Non ci lasceremo silenziare, continueremo finché la situazione non sarà rispettosa della dignità e della salute delle donne. Speriamo di riuscire a scendere in piazza: che possa aprirsi una primavera di rivendicazione dei nostri diritti, che ci porti a lottare per riportare alle prime pagine dell’agenda politica tanti problemi dimenticati che ci riguardano da vicinissimo.

Facciamo pressione affinché i progetti di legge depositati in materia di 194 e di regolamentazione del fenomeno dell’obiezione, non siano abbandonati nei cassetti ad ammuffire: i più validi e sensati devono essere discussi in commissione e approdare velocemente in Aula. Non abbiamo bisogno di azioni politiche di semplice testimonianza di impegno, le battaglie vanno portate avanti con costanza e portate a compimento. Dalle parole dobbiamo passare ai fatti, abbiamo già aspettato troppo, la 194 è stata svuotata negli anni e abbandonata per troppo tempo. Ci vuole una volontà politica specifica, e noi dobbiamo pretendere che ci diano risposte e che lo Stato si responsabilizzi su questo tema. Facciamo pressione, controlliamo, pungoliamo, monitoriamo. Basta silenzio sulla 194. Dobbiamo porre fine alla colpevolizzazione delle donne e a ogni tentativo di affievolimento dei loro diritti.

Tocca a noi proseguire con tenacia, dobbiamo continuare a lottare, a pretendere risposte, vigilare, tornare in piazza, chiedere l’esito delle interrogazioni che sono state depositate sul tema delle sanzioni e dell’obiezione, informare le altre donne quando i media mainstream oscurano notizie come quella dell’inasprimento delle sanzioni. Ne parlavamo ieri con Maddalena, e concordo con Paola Tavella e Nadia Somma: chiediamo alla Ministra della Salute e al Ministro della Giustizia di risponderci in Parlamento, bisogna fare il possibile affinché si apportino correttivi celeri a questa situazione che mette a repentaglio la salute e la vita delle donne. Non è tollerabile avere un diritto, sancito da una legge dello Stato, soggetto a mille “se” e “ma”, a mille variabili. Non è solo una questione di sanzioni, da rivedere è l’intero approccio sinora avuto nei confronti della 194, la cui applicazione è stata falsamente monitorata, quando di fatto si è permesso che gli obiettori si moltiplicassero a dismisura.

Continuiamo a farci sentire, non molliamo, questo è solo il primo passo per tornare a rendere pieni ed effettivi i diritti delle donne, perché il cammino è ancora molto lungo.. Non ci fermeremo qui e non ci lasceremo fermare!

Non torneremo al Medioevo, per evitarlo, oltre a chiedere che venga applicata pienamente la 194, dobbiamo però confrontarci con la realtà, perché nel 2016 le leggende e i falsi miti su contraccezione e sessualità sono ancora purtroppo diffusissimi.

 

 

Rassegna stampa

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=06998

http://www.panorama.it/scienza/salute/aborto-clandestino-donne-sanzionate-fino-a-10mila-euro-la-protesta-sul-web/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/22/aborto-lhashtag-obiettiamolasanzione-contro-le-multe/2486788/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=236392

http://www.left.it/2016/02/22/obiettiamolasanzione-tweetbombing-contro-la-multa-alle-donne-che-abortisono-clandestinamente/

http://magazinedelledonne.it/news/content/2209030-legge-sull-aborto-tweet-bombing-al-motto-di-obiettiamo-la-sanzione

http://letteradonna.it/219811/multe-aborto-clandestino-proteste-twitter/

http://www.jobsnews.it/2016/02/jobsnews-aderisce-alla-campagna-di-tweetbombing-contro-laumento-delle-sanzioni-per-laborto-clandestino/

http://www.rassegna.it/mobile/articoli/aborto-clandestino-tweetbombing-contro-linnalzamento-delle-sanzioni

https://medium.com/@ChiaraBaldi86/obiettiamolasanzione-in-difesa-delle-donne-contro-il-decreto-che-aumenta-le-multe-per-l-aborto-7c257da7879f#.oyq8ixbl1

http://www.marisanicchi.it/aborto-clandestino-contro-le-multe-una-mozione-parlamentare-e-una-petizione-su-change-org/

http://www.lastampa.it/2016/02/24/italia/cronache/la-rivolta-delle-donne-contro-la-supermulta-per-laborto-clandestino-wXvU1pEr6yFupKSzneLbXI/pagina.html

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2016/02/24/scorrete-lacrime-scrisse-il-poliziotto-sui-diritti-e-sullindifferenza/

http://www.repubblica.it/salute/2016/02/24/news/aborto_clandestino_su_web_dilaga_protesta_contro_maxi-multa-134164143/?ref=HREC1-4

 

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Quel che non volete sapere e vedere oltre le scritte sui muri

manifestazione 10 ottobre

 

Ho provato a raccontare il presidio-manifestazione di sabato 10 a Milano, dal punto di vista delle donne, per mettere a fuoco i motivi per cui eravamo in piazza. Ringrazio Dol’s Magazine per avermi ospitata.

Qui un estratto:

Se provassimo per un solo istante a sgombrare il campo da questa spazzatura che è piovuta addosso al corteo di sabato, pacifico, spontaneo, indipendente, di donne che si sono ritrovate a raccontare cosa sta accadendo in Italia. Se provassimo a capire cosa significa l‘assenza totale di spazi di riflessione e di confronto pubblici in cui informare le donne sui loro diritti.

Se provassimo a chiederci dove le nuove generazioni si informano o spesso si disinformano. Se provassimo a capire i veri motivi per cui eravamo lì, anziché oscurarli. Se riuscissimo a interrogarci al di là delle scritte, sulla situazione delle donne in Italia, sarebbe un bel segnale di civiltà e di capacità di provare empatia.

Ci siamo appropriate di uno spazio, la strada, per raccontare i bisogni delle donne, per una volta, siamo tornate noi donne a esprimerci con la nostra sola voce. E se ci foste stati, in mezzo alla parola fregna, che male non fa, avreste potuto ascoltare anche altro. Gli obiettori di coscienza che hanno svuotato la legge 194 e di fatto incrinano e ostacolano l’esercizio di quello che a livello europeo è stato definito come un diritto inalienabile. Abbiamo chiesto che servizi come i consultori vengano rafforzati e diffusi sul territorio. Abbiamo ricordato che la salute sessuale e riproduttiva delle donne non è negoziabile o subordinabile a nessun discorso confessionale, che deve essere sempre tutelata e garantita, che non vogliamo ingerenze di nessun tipo sulle nostre scelte di donne.

Continua a leggere l’articolo completo su Dol’s Magazine.

http://www.dols.it/2015/10/14/quel-che-non-volete-sapere-e-vedere-oltre-le-scritte-sui-muri/

 

P.s.

Grazie al Ricciocorno per questo splendido pezzo che ci parla di miti funzionali e ci interroga sul senso di alcune affermazioni e tendenze sul femminismo:

il mito che vuole le donne di oggi distanti o addirittura ostili al femminismo, a cosa serve?

La sua funzione è forse simile a quella che può assolvere una dichiarazione di morte del patriarcato?

https://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2015/10/14/chi-e-morto-alzi-la-mano/

 

Grazie anche a Lorella Zanardo per aver parlato di questo piccolo spazio femminista e per aver contribuito a dare un’immagine viva del femminismo italiano 🙂

http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/10/13/news/dalla-parte-delle-donne-1.234270?ref=fbpe

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Buone nuove!

28 settembre

Il governo spagnolo procede verso il ritiro della proposta di legge sull’aborto. La mancanza di consensi e l’opposizione di alcuni ministri e leader chiave del PP portano Rajoy a desistere nel portare avanti la riforma messa in atto da Ruiz-Gallardón (qui).
Sembra quindi che il progetto di legge non vedrà mai la luce!!!
Benissimo! Ma non dobbiamo abbassare la guardia. Il prossimo 28 Settembre 2014 sarà la Giornata Mondiale per il Diritto all’Aborto sicuro e legale.
Durante questo giorno le donne di tutto il mondo manifesteranno per rivendicare un diritto, che spesso i governi, le istituzioni religiose, i medici o anche semplici cittadini che la pensano diversamente in materia di aborto, ostacolano in ogni modo, rendendolo di fatto un percorso ad ostacoli, quando non è addirittura punito penalmente.
Dobbiamo manifestare affinché a nessuna donna venga negata la possibilità di scegliere liberamente.
Nessuno deve decidere al nostro posto!
Non possiamo tutti pensare nel medesimo modo. Nessuno può sostituirsi all’altro in una decisione così complessa e personale.
Qui, qui e qui maggiori informazioni sull’iniziativa.
Il 28 settembre pensiamo ai danni che ha fatto e continua a fare la clausola di obiezione di coscienza contenuta nella Legge 194.
Pensiamo alle conseguenze degli aborti clandestini.
Pensiamo che l’obiezione non può essere esercitata a discapito della salute della donna e delle sue legittime scelte, tutelate da una legge dello stato.
Agli attivisti anti-abortisti: rispetto le vostre posizioni e vorrei che fossero rispettate tutte le altre. Noi non imponiamo niente a nessuno, vorremmo solo che ogni donna sia realmente e pienamente libera di scegliere di esercitare un diritto. La prima e l’ultima parola alle donne..

Il 28 settembre ci troviamo qui!

Aggiornamento del 23 settembre 2014
“El presidente del Gobierno, Mariano Rajoy, ha confirmado este martes la retirada del anteproyecto de Ley Orgánica de Protección del Concebido y los Derechos de la Embarazada redactado por el Ministerio de Justicia, por no haber encontrado el consenso suficiente para sacarlo adelante” (qui).

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WAE, ecco il nostro manifesto

wae

Vi avevo già parlato qui dell’assemblea nazionale tenutasi a Milano lo scorso 6 aprile, dal titolo: “Autodeterminazione, sessualità, aborto e salute riproduttiva”.

Nel corso di quell’incontro, promosso dalla rete Women are Europe (WAE), le donne provenienti da varie associazioni e movimenti provenienti da tutta Italia, si sono scambiate idee e proposte sul tema della giornata.

Al termine abbiamo tutte concordato sull’idea di produrre un manifesto, che parlasse alle donne, che di fatto rendesse più esplicito a tutte su quali temi e perché vogliamo fare rete. Ci è parso un buon modo per iniziare a far rete e per unire le forze nel nome dell’‪‎autodeterminazione‬ e della libertà di scelta per tutte le donne. Occorre rilanciare un dibattito pubblico su questi temi, per diffondere consapevolezza e difendere i risultati raggiunti in anni di lotta (tra cui la legge 194 e i consultori familiari pubblici). C’è veramente tanto da fare, se non vogliamo permettere che si torni indietro di decenni (basta vedere i dati sulla contraccezione in Italia).

Ci eravamo date pochi punti sui quali basare il manifesto e focalizzare le nostre prossime attività.

Oggi quel manifesto è pronto.

Se ne condividete obiettivi e contenuto vi prego di aderire e di diffondere il manifesto.

GRAZIE GRAZIE GRAZIE a tutte coloro che ci hanno lavorato!!!

Ora tocca a tutt* noi operare sul nostro territorio per organizzare iniziative e sensibilizzare tutt* su questi temi, per noi e per le prossime generazioni.

#iodecido, non dimentichiamolo!

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Questione di volontà

tulips

Questo articolo riassume molto bene tutta la storia della #Legge40 sulla PMA.

Nel corso della lunga analisi mi è apparso molto chiaro che questa normativa ha deliberatamente creato un tappo, incostituzionale, ma che ha necessitato un intervento demolitorio a suon di sentenze, prima di essere reso inefficace. Nel frattempo sono trascorsi 10 anni. Se ci pensate è un tempo enorme, disumano, perché a pagare sono state le coppie, le donne, le persone, noi. Inoltre, le battaglie legali non sono a costo zero e ancora una volta una legge dello stato viola il diritto all’uguaglianza in modo plateale. Viola il diritto a vedersi garantita una normale prassi che tuteli la salute. Per questioni ideologiche e confessionali tutto questo è stato negato e congelato per 10 anni. L’Italia da stato laico solo in teoria, si è trovata a fronteggiare questa ondata mai sopita di una politica che ha consapevolmente preso le parti, ma non delle persone. Siamo un paese in cui ci si deve arrangiare sempre. La Legge 40 non ha colpito tutti, ma solo coloro che non potevano permettersi di andare all’estero e chi non poteva permettersi una causa in tribunale. 10 anni sono tanti per chi desidera un figlio. 10 anni sono un macigno troppo grosso da rimuovere. Le nostre coscienze devono risvegliarsi e organizzarsi per evitare il ripetersi di un nuovo disastro legislativo in materia. Dobbiamo mobilitarci e difendere i diritti di tutti, chiedere l’applicazione di leggi che tutelino le persone e che sia garantita la piena realizzazione di quanto prescritto da leggi come la #Legge194. Abbiamo visto che quando c’è una volontà politica forte, le leggi nascono e vengono approvate velocemente. Nel caso della Legge 40 è stato plateale, purtroppo. Bene, ora cerchiamo di procedere con la stessa celerità a fare una norma seria e utile per aiutare le persone. Una norma non deve aprire un calvario, ma aiutare le persone e garantire che i diritti fondamentali non vengano schiacciati.

“Sappiamo bene che non basta una sentenza – per quanto, una volta tanto, positiva – a garantire le donne, ma servono percorsi di autorganizzazione e di lotta capaci di rivendicare diritti e di mostrare i reali bisogni di chi li attraversa”.

Mobilitiamoci e vigiliamo, perché i diritti sono fragili, hanno bisogno di essere difesi e una volta persi ci vuole molto tempo prima di sanare la situazione.

Per la cronaca, esiste una proposta di legge (qui un articolo di Chiara Lalli, che ne spiega bene i termini e le contraddizioni) presentata da Gian Luigi Gigli e Paola Binetti sulla PMA. Si chiama “Norme sulla attuazione del principio del contraddittorio nei procedimenti civili in materia di PMA”, prevede la figura di un curatore speciale, il curatore dei nascituri. Insomma, tra poco avremo un tutore anche del nostro desiderio o della nostra idea di diventare genitori. Una sorta di “lega di protezione” a priori.

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Sforbiciamo lo stipendio?

aborto

La legge 194 è stata il frutto di un compromesso. Inserendo la possibilità per i medici di essere obiettori e quindi di non praticare l’interruzione di gravidanza, si è creata una pericolosa eccezione, che oggi sta mettendo a serio rischio non solo l’applicazione di una legge dello stato, ma soprattutto la salute delle donne. Si moltiplicano gli episodi in cui le donne sono sottoposte a veri episodi di violenza e di accanimento. Non c’è più il rispetto e la garanzia di diritti sacrosanti: alla vita, alla salute, al rispetto dell’individuo. Siamo carne da macello. Le continue disfunzioni delle strutture ospedaliere che pullulano di obiettori più o meno in buona fede, i pellegrinaggi in cerca della RU486, le torture psicologiche che ti propinano (vedi i fondi Nasko in Lombardia), le ore passate ad aspettare in attesa di una visita, sono tutti sintomi di un problema strutturale devastante. Dietro c’è una precisa volontà di negare un normale e sereno servizio.

Devi sempre affrontare la montagna, perché devi espiare la tua colpa. Per non parlare dello strano incremento di aborti “spontanei”.
E a livello istituzionale? Silenzio quasi tombale.
Nel mio partito sappiamo come va. Oggi leggo una delle poche voci indipendenti e serie del PD, Marina Terragni, che si avventura in una proposta interessante: decurtare gli stipendi ai medici obiettori. A mio avviso si tratta di una buona idea, da verificare, insieme alle organizzazioni sindacali di categoria. Sarebbe da studiare la percentuale di stipendio da decurtare in caso di obiezione. Sarebbe forse un buon strumento per far uscire allo scoperto tutti coloro che diventano obiettori per mera convenienza di carriera o simili.
Facciamone una proposta di legge, portiamola avanti, vediamo cosa accade. Sono curiosa di vedere le facce dei colleghi e delle colleghe della Terragni. Quanto meno un segnale di vita.
Quanto meno ne parliamo?

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Questione di censo

140 year old mom, with 5 day old son

A ridosso dello svuotamento della legge 40, riflettevo su una questione, che coinvolge anche l’IVG. I paletti che vengono posti, gli impedimenti, gli ostacoli valgono solo per coloro che non si possono permettere di pagare o di andare all’estero. Si tratta di divieti o muri che valgono solo per chi non ha disponibilità economiche. Chi è benestante può aggirare il problema e non venire sottoposto a una pressione psicologica terribile.
Lo stesso meccanismo avverrebbe nel caso si reintroducesse il divieto di abortire, con reato annesso.
Innanzitutto, si porrebbero i problemi di applicazione di un simile disegno, come imporre una maternità coatta? Questo tema è in parte spiegato in questo articolo di Chiara Lalli, apparso su WIRED.

Ma io aggiungo una ulteriore questione. Una legge che vieti l’aborto non escluderà l’aborto clandestino, anche a scapito della salute delle donne, così come non potrà imprigionare le gestanti, per effettuare un controllo costante durante tutti i 9 mesi. Cosa si potrà fare? Fare visite settimanali a tutte le donne in età fertile, per controllare il loro “stato”?
Questa legge creerebbe solo una discriminazione economica, perché chi potrà, andrà all’estero ad abortire in totale libertà e sicurezza.
Sono state rispolverate anche le etichette, le frasi compassionevoli e tutto l’intero armamentario della colpa. Naturalmente questo non tocca le “nate bene”.
Quello che è accaduto nel nostro paese è appunto una discriminazione di classe, di categorie sociali. Trovo questa una vera persecuzione ai danni delle porzioni di società più svantaggiate. Si è voluta creare una separazione, due differenti trattamenti.
Forse la questione confessionale svolge solo un ruolo marginale e strumentale, per giustificare le azioni di uno Stato in cui non tutti i suoi cittadini sono uguali e con gli stessi diritti. Un bel ritorno all’ancien régime.
Purtroppo questo avviene anche in altri ambiti, come per quanto concerne la conciliazione tra vita lavorativa e lavoro di cura in famiglia.

I soldi discriminano sempre e di questo uno stato dovrebbe occuparsi: rimuovere gli ostacoli per tutti e garantire un godimento pieno dei diritti.
Altrimenti non sono diritti, bensì privilegi sulla base del censo.

Non riesco a comprendere perché si ha paura di riconoscere a un’altra persona una libertà di scelta, soprattutto quando questa non limita la libertà personale di nessuno. Trovo inspiegabile invece, che si voglia imporre una visione e una scelta unica agli altri, in tutti i modi.

Troverei più utile che si investisse nell’educazione sessuale e contraccettiva, per una maternità consapevole. Il ruolo dei genitori non si conclude con il mettere al mondo i figli.. di questo dovremmo occuparci.

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Macchine o galline in batteria?

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Ecco cosa accade quando si fanno le larghe intese, non solo per caso, ma si reitera e si fa il bis. Accade che dobbiamo convivere con posizioni come quelle del ministro Lorenzin che si esprime così in questa intervista al quotidiano l’Avvenire:

“Già, i bambini. Devono tornare a nascere e serve educare alla maternità. Ho in testa una nuova sfida, un grande piano nazionale di fertilità. Il crollo demografico è un crollo non solo economico, ma anche sociale. È una decadenza che va frenata con politiche di comunicazione, di educazione e di scelte sanitarie. Bisogna dire con chiarezza che avere un figlio a trentacinque anni può essere un problema, bisogna prendere decisioni per aiutare la fertilità in questo Paese e io ci sto lavorando. Sia chiaro: nessun retropensiero e nessuno schema ideologico, ma dobbiamo affrontare il tema di un Paese dove non nascono i bambini”.

La medesima notizia su Zenit.
Scarsa natalità? Calo demografico? Una soluzione degna del Ventennio, quando si incentivavano le nascite e si chiamavano i figli Benito. Una rieducazione alla maternità, un grande piano nazionale di fertilità. Cosa facciamo, mettiamo le donne in batteria, come le galline? Se poi affrontiamo la questione della maternità in età sempre più elevata, il ministro deve anche ricordarsi che si diventa mamme più tardi perché il lavoro è precario, scarso, mal retribuito e la stabilizzazione stenta ad arrivare, se arriva. Siamo un paese in cui i servizi di sostegno scarseggiano e le politiche di conciliazione e di condivisione sono chimere.
C’è chi non ci sta e protesta, come il coordinamento calabrese 194 che dichiara CARA LORENZIN, NON SIAMO MACCHINE PER LA RIPRODUZIONE!!!

“L’educazione che andrebbe fatta alle nuove generazioni di donne, e di uomini, non è quella alla maternità ma quella alla consapevolezza del proprio corpo, alla sessualità, all’autodeterminazione”.

Vi consiglio di leggere interamente il testo del coordinamento: contiene i punti essenziali su cui dovremmo chiedere interventi a questo governo. Si tratta di non lasciar passare politiche reazionarie e chiedere un rafforzamento delle tutele e delle garanzie previste dalla 194, passando per una legge seria sulla fecondazione assistita, che sani l’obbrobrio della Legge 40. Difficile con le larghe intese? Quasi impossibile, forse. Ma non per questo dobbiamo demordere.

Qui il video della protesta del coordinamento calabrese 194.

Ringrazio WOMENAREUROPE.

 

Aggiornamento del 03.04.14

Ne parla anche Marina Terragni nel suo post di oggi.

Insieme a Manuela Campitelli qui su ZEROVIOLENZADONNE.

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12 aprile.. cosa si muove a Milano

Purtroppo nel 2014 accade questo, a Milano. L’attacco alla 194 sembra non conoscere tregua. L’autodeterminazione della donna è in pericolo. Dobbiamo vigilare e non lasciare che questi episodi minino una delle leggi migliori al mondo sulla salvaguardia della salute riproduttiva della donna e per una maternità consapevole.

Nel blog di Eleonora Cirant trovate un po’ di news in tema di salute riproduttiva e 194.

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L’Italia non è ancora un Paese per donne

Il trattamento riservato a Valentina in un Paese che fatica a riconoscere degli spazi di rappresentanza alle donne: due aspetti che denotano quanta strada ancora dobbiamo percorrere per rendere questo Paese a misura di donna. Perché in Italia le misure si adottano solamente quando il problema ci tocca in prima persona. L’orrore della legge 40 e della ripetuta disapplicazione della 194 sono indegni di un Paese progredito. Quando qualcuno ci risponde con un “non mi interessa”, “non mi riguarda” o “cosa possiamo farci” è come se desse una pugnalata a tutte le donne.
Paola Rizzi ha pienamente ragione.
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35 anni. Cosa è cambiato?

Sono passati 35 anni dal varo della legge 194, che ricordo, ha come titolo: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione di gravidanza”, pertanto contiene delle norme volte a garantire la salute, una maternità consapevole e l’autodeterminazione della donna. Quindi, non soltanto aborto, ma una legge che estende i suoi effetti su un panorama molto ampio.

Se guardiamo i numeri, possiamo innanzitutto affermare che il numero delle IVG è crollato: nel 2012 sono state 105.968, un – 4,9% rispetto al 2011, -54,9% rispetto agli inizi. L’Italia segna anche un numero bassissimo tra le minorenni: in questo potrebbe pesare una struttura più stabile ed efficace dei rapporti familiari. In Italia 6,4 per mille under 20 interrompono la gravidanza, in Spagna 13,7,  in Francia 15,2, in Usa 19,8, in Svezia 19,8. Le immigrate sono un 30% del numero totale e sono anche coloro che hanno l’età più bassa e che spesso si rivolgono ad ambulatori illegali.

Insomma, i numeri sembrano segnare un successo. Ma dobbiamo soffermarci sul nodo che riguarda il ruolo dei medici obiettori di coscienza, che sta diventando sempre più preoccupante. Le percentuali di obiettori si aggirano tra l’80 e il 90%, con picchi nel Sud. Essere obiettori fa bene alla carriera e soprattutto non finisci a fare solo quello. Nel 2005 il picco di +10% degli obiettori. In quel periodo andarono in pensione molti medici del periodo delle grandi mobilitazioni femministe. Ma ricordiamo che nel 2005 (epoca di Berlusconi e del cardinal Ruini) i partiti di sinistra e i radicali perdono il referendum contro la legge 40 (non si raggiunse il quorum a causa di un forte astensionismo)sulla fecondazione assistita, che vieta la diagnosi pre-impianto e la fecondazione fuori dal matrimonio. Una bella botta alla laicità e alle fondamenta della 194. Anche l’approccio all’aborto medico (la pillola RU486) contiene dei limiti: prevede la predisposizione di un reparto ad hoc , per accogliere le donne per due giorni, come prescritto dall’Agenzia italiana del farmaco. Questo è un costo, che non sempre le strutture scelgono di sostenere, anche perché il 90% delle donne che ricorrono a questo metodo sceglie di tornare subito a casa, assumendosi i rischi del caso (che non sono proprio da sottovalutare). Non ne parliamo poi dell’aborto terapeutico che richiede un’equipe permanente molto vasta. L’epidemiologo Michele Grandolfo, dirigente di ricerca all’Istituto superiore di sanità, conta molto sulla diffusione della RU486, così come sull’importanza dell’applicazione della legge sui consultori (29 luglio 1975): era previsto un consultorio ogni 20.000 abitanti. Ad eccezione del Piemonte, seppur con organici ridotti, questo piano non è mai stato attuato. I consultori sono in media uno ogni 100.000 abitanti. Occorre rafforzare il ruolo delle donne e sottolineare la loro capacità di scelta . L’autodeterminazione non ha bisogno di soggetti terzi che autorizzino o certifichino questa capacità: occorre riportare al centro del discorso la donna. Invece, siamo sempre trattate come soggetti parzialmente capaci di intendere e volere.

Se guardiamo le liste d’attesa per le IVG: spesso superano i 15 giorni e talvolta i 22, con il rischio di superare le 6 settimane consentite dalla legge. Aumentano le persone che vanno all’estero, soprattutto per gli aborti terapeutici.

In questo clima difficile, aumentano i casi di ambulatori illegali e di farmaci di contrabbando. Ma quanto pesano gli aborti clandestini? Da un’inchiesta del 2013 dell’Espresso, si parla di 20.000 (Ministero della Sanità – 2008, stima (al ribasso) basata sul tasso di abortività delle italiane 6,9 per 1.000), forse 40.000-50.000 quelli reali. Secondo l’Istat nel 2011 ci sono stati 75.000 aborti spontanei, ma sembra che un buon numero di essi sia frutto di aborti casalinghi con gravi complicazioni. Il silenzio che sta calando su questi drammi e sulla 194 è pericoloso, perché apre le porte a una sorta di rewind culturale e pratico sulla pelle delle donne. Come se non fosse sufficiente il dolore che ciascuna di queste donne prova.

Ringrazio il sito InGenere e L’Espresso:

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2013/05/23/news/aborti_obiettori_di_coscienza-59475182/

http://ingenere.it/articoli/trentacinque-anni-portati-abbastanza-bene

Segnalo questo portale MAPPACHEPILLOLA, che aiuta le donne in merito alla pillola “del giorno dopo”.

 

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In difesa della 194

A quanto pare c’è qualcuno che si sta muovendo, non solo in Spagna, per spazzare via il diritto all’aborto, con quel che ne consegue. Il ritmo con cui si procede è preoccupante. Segnalo questo bel pezzo di Simona Maggiorelli, uscito su Left. Ringrazio la splendida rassegna stampa a cura del sito www.zeroviolenzadonne.it

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tiritere72663953.wordpress.com/

"Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai". Miriam Mafai

Il blog di Paola Bocci

Vi porto in Regione con me

Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

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