Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Dopo Estrela, Tarabella

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Ci riproviamo. Ricordate tutti la relazione Estrela e come andò a finire. Ne ho scritto anche su questo blog (qui). Oggi, si cerca di superare nuovamente le barriere confessionali e si tenta di ottenere una dichiarazione/posizione unitaria e precisa da parte dell’UE, in materia di interruzione volontaria di gravidanza. Finora ha prevalso la sussidiarietà e ogni paese ha fatto quel che voleva, sulla pelle delle donne. Oggi, più che mai, occorre ribadire il diritto alla scelta di ciascuna donna. Conoscete bene com’è la situazione in Italia, tra maree di obiettori e una legge, la 194, sotto un quotidiano attacco, la cui applicazione è sempre più incerta e difficile.
Nel silenzio generale dei media “laici” nostrani, salvo questo bel pezzo di Maddalena Robustelli uscito su Noi Donne che vi invito a leggere, e la nutrita stampa dei prolife che se ne è occupata (vedi anche la raccolta delle 50.000 firme), lo scorso 20 gennaio la relazione dell’eurodeputato socialista belga Marc Tarabella è stata approvata dalla Commissione Diritti della Donna e Uguaglianza di Gender della Unione Europea con 24 voti a favore, 9 contro e 2 astenuti. Ora, entro il mese, la relazione verrà portata alla discussione dell’Assemblea plenaria del Parlamento Europeo.

Il testo era incentrato principalmente sulle proposte per l’introduzione di un congedo di paternità retribuito di un minimo di dieci giorni lavorativi e il riconoscimento dei diritti delle donne sull’aborto e la contraccezione.
A tal proposito il prossimo 5 febbraio il gruppo S&D terrà una conferenza congiunta presso il Parlamento Europeo di Bruxelles con i Liberali (ALDE), i Verdi e il Gruppo della Sinistra Unitaria Europea (GUE-NGL) sul diritto all’aborto: #ALLofUS (Qui maggiori informazioni).

Il diritto all’aborto potrebbe entrare tra le risoluzioni dell’Unione Europea. Ce lo auguriamo!

Si legge, al punto 14 del report dello stesso Tarabella del 12 novembre 2014, “on equality between women and men in the European Union – 2013”:

“Maintains that women must have control over their sexual and reproductive rights, not least by having ready access to contraception and abortion; accordingly supports measures and actions to improve women’s access to sexual and reproductive health services and inform them more fully about their rights and the services available; calls on the Member States and the Commission to implement measures and actions to make men aware of their responsibilities for sexual and reproductive matters”.

 

A margine dell’approvazione Marc Tarabella ha detto:

“Nella società moderna, ritengo che sia cruciale permettere a tutti i padri di esercitare il proprio diritto a conciliare la vita professionale con quella privata, garantendo loro il congedo di paternità. Per questi padri significa passare più tempo con il figlio appena nato. Un quarto dei paesi dell’Unione europea non prevede alcuna misura in tal senso. Eppure è un prerequisito per la garanzia dell’uguaglianza di genere.
“Allo stesso modo, ogni donna ha piena libertà sul proprio corpo. Pertanto, le donne devono avere accesso facile alla contraccezione e all’aborto. Sarebbe inaccettabile regredire su questo diritto che le donne hanno conquistato battendosi con veemenza”.
L’eurodeputato ha concluso:
“La riluttanza rimane. Sono fiero di avere ottenuto la maggioranza oggi su queste due questioni fondamentali all’interno della commissione sulle donne. Spero che saremo in grado di confermare i risultati al voto finale in sessione plenaria a marzo; faccio appello a tutti i progressisti di questa assemblea. Ce ne sono molti. La settimana scorsa, la maggioranza degli eurodeputati ha chiesto alla Commissione di non ritirare la direttiva sul congedo di maternità durante il voto sulla risoluzione dei Socialisti e democratici sul programma di lavoro della Commissione per il 2015. Mi sento ottimista sulla possibilità che promuoveranno di nuovo a marzo l’uguaglianza di genere.”
Marie Arena, eurodeputata socialista e portavoce della commissione sui Diritti delle donne e l’uguaglianza di genere per il gruppo S&D, ha aggiunto:
“Parlando in generale, la situazione non è migliorata nel 2014. Le donne sono più colpite degli uomini dalla crisi economica e sociale. Il 22% delle donne più anziane rischia di cadere in povertà, rispetto al 16.3% degli uomini.”
Marie Arena ha concluso:
“Il divario salariale tra uomini e donne rimane alto, approssimativamente al 16,4%. Solo il 63% delle donne ha un lavoro, sebbene l’obiettivo per il tasso di occupazione delle donne nel 2020 sia stato fissato al 75%.
“Al tasso attuale, dovremmo aspettare il 2038 per raggiungere l’obiettivo e il 2084 perché la parità salariale diventi realtà. Inutile dirlo, c’è ancora molto lavoro da fare.“

 

Da noi, se ne parla poco, perché è un argomento scomodo a livello politico: l’aborto e le tematiche relative alla salute della donna in generale, sono quasi un tabù, qualcosa da lasciare tra le mura dei discorsi tra donne. E invece, no! Deve aprirsi un dibattito pubblico, i decisori politici devono esprimersi chiaramente, ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità. Fa comodo dirsi laici e difensori dei diritti civili, ma quando c’è da dare risposte precise e concrete ci si maschera e si glissa abbondantemente. A destra, come a sinistra. I diritti delle donne sono diritti di serie B? Facile scaricare tutto sulle donne. Non fa bene alla carriera politica sostenere le donne? Posizioni chiare sono rare e costano troppo care, politicamente parlando. Nessun contesto sembra pronto per affrontare seriamente le questioni di una 194 sempre più disapplicata e della situazione in cui versa la salute sessuale e riproduttiva delle donne in Italia.

Vi suggerisco questo post di Eleonora Cirant a margine del tavolo sui diritti civili presso Human Factor.

Questo il mio commento e la mia opinione:
Le tue domande erano legittime, pertinenti e fondamentali. Sono anche certa della passione e della competenza con cui hai argomentato sul tema. Il contesto molto probabilmente non era quello adatto per accogliere nel modo giusto le tue sollecitazioni. Mi chiederai se esiste un contesto adatto. Sono rari e solitamente i consessi molto partecipati non garantiscono la giusta concentrazione. Patetico è un certo modo di fare politica. E quella occasione mi ha dato tanto di “passerella” per dire le solite cose, farsi foto, non approdare a granché. Sulla 194 manca una sensibilità diffusa e permanente. Così sui diritti alla salute della donna in generale. Si lascia che sia e salvo qualche importante occasione, restano temi marginali, di nicchia. Che dire della Puglia? Da barese di nascita, anche se non vivo a Bari da circa 10 anni, ti posso dire che la situazione è abbastanza disastrosa. Ho ancora la mia famiglia lì e quando torno annuso l’aria che tira. La situazione era critica quando ero adolescente, oggi i problemi si sono acuiti. In ambito sanitario poi non ne parliamo. Anche io sono stata una entusiasta sostenitrice di Nichi all’inizio della sua esperienza di governatore in Puglia. Oggi ne vedo i limiti. Dichiarare che i problemi ci sono, esistono presuppone un coraggio e una onestà politiche estremamente rare. Ci piacerebbe un altro modo di fare politica e che non ci venga continuamente ripetuto il mantra del compromesso. Ormai l’unica regola è il compromesso, che vuole semplicemente dire che le cose si fanno solo se conviene.

Io mi aspetto risposte chiare, non comizi generici autocelebrativi. Le donne hanno bisogno di risposte serie. Per me fare politica è questo. I diritti delle persone non possono essere strumentalizzati o ignorati a seconda della convenienza personale. Chiediamo RISPETTO!!!!!!!! Non accettiamo ulteriori atti di sabotaggio alla nostra salute. Facciamo rumore, facciamoci sentire!

 

Vi suggerisco questo articolo di Tiziana Bartolini, pubblicato su Noi Donne, sulla proposta della Laiga di creare una rete nazionale, per l’applicazione della legge 194 e per contrastare l’alto numero di obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche.

 

AGGIORNAMENTI

Se desiderate e sostenete la causa, firmate la petizione lanciata da Laiga e Associazione Vita di Donna Onlus qui.

 

05.02.2015 – ALL OF US – MOBILISING FOR ABORTION RIGHTS

Stamattina si è svolta la conferenza ‪#‎AllOfUs‬ sul tema dell’aborto.

Qui la dichiarazione:

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Osservate bene le firme… Dove sono i nostri rappresentanti? Chi ci rappresenta su questi temi in Europa? Attendo risposte. Grazie in anticipo.

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Non li conto più

oro

Non conto più i casi in cui si sta cercando deliberatamente di attaccare la salute delle donne e la libertà di autodeterminazione. Con un’audizione pubblica, il 10 aprile sono state presentate a Bruxelles le firme raccolte nei 28 paesi membri per la campagna Uno di noi, che fa riferimento al Movimento per la Vita.
Si chiede all’UE di non sostenere più, né a livello politico né a livello economico, le attività che potrebbero compromettere gli embrioni umani, la ricerca sulle cellule staminali embrionali e i servizi di aborto sicuro erogati dalle ONG nei Paesi in via di sviluppo. Obiettivo primario è il riconoscimento giuridico dell’embrione umano, che equivarrebbe a sancire il diritto “alla vita e dell’integrità” sin dal concepimento.
Il parlamento europeo dovrebbe esprimersi entro il 28 maggio. L’Italia ha garantito la maggior parte delle firme della petizione.
Per i dettagli vi suggerisco questo articolo di Cecilia M. Calamani.
Ma veniamo al cuore di tutto: 120 milioni di dollari ogni anno, questa la cifra annuale che l’UE elargisce alle ONG per la protezione della salute riproduttiva delle donne. Ho come la sensazione che in ballo ci siano altri obiettivi, altre questioni, che vanno ben oltre l’etica e il suolo comunitario. Si tratta, ipotizzo, di chiudere i cordoni della borsa per tutti i programmi rivolti all’aiuto e alla tutela degli ultimi, delle comunità più povere, in cui la maternità spesso coincide con la morte? La Laiga sostiene che in questi Paesi muoiono quasi 800 donne al giorno per problemi legati alla gravidanza o al parto. Vorrei capire se questo coincide con la tutela della vita. Insomma, alla fine si tratta quasi sempre di creare una voragine tra ricchi e poveri, non importa dove essi siano. Con buona pace della fratellanza e della solidarietà tra i popoli.

Ne parla anche Womenareurope qui.

 

AGGIORNAMENTO DEL 29.05.2014

Good news: Bruxelles respinge petizione per la tutela degli embrioni. Ue non darà seguito a richiesta dell’iniziativa ‘Uno di noi’.

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Impressioni di WAE!

Riporterò qui la mia esperienza dell’incontro che si è tenuto domenica 6 aprile a Milano, della rete Womenareurope.

Incontrarsi di persona, condividere idee, progetti, pensieri per me ha rappresentato un’occasione per uscire dal mio guscio quotidiano e fare squadra. Al termine della giornata, la mia sensazione era di aver ricevuto da ognuna delle donne presenti una sferzata incredibile di energia, di voglia di fare. Ne sono uscita arricchita e piena di nuovi spunti di riflessione. La condivisione aiuta a cambiare i propri orizzonti e punti di vista personali. Questo è successo e ne sono molto contenta.
Ho notato che è mancata la partecipazione della componente dei movimenti femminili più legati alla realtà dei centri sociali. Questo probabilmente spiega in parte l’esigua partecipazione della fascia 20-30. Mi è sembrata totalmente assente la fascia under 20, che evidentemente non siamo riuscite ad intercettare o a coinvolgere. La mia fascia 30-40 anni, ahimè, latita e partecipa poco: per fortuna ci sono delle mie coetanee eccezionali, che domenica scorsa mi hanno resa fiera della mia generazione. Non siamo poi messi così male.
Non seguirò l’iter preciso della giornata, ma vorrei annotare qui i punti che secondo me aiutano a dare un’idea di quanto ricco e variegato sia stato il dibattito.
L’incontro nazionale di domenica arriva dopo le giornate del 1 febbraio e dell’8 marzo, dopo i fatti di Spagna e la legge Gallardón, la bocciatura della mozione Estrela in UE. Il clima attorno ai diritti di autodeterminazione delle donne e i ripetuti tentativi, da più fronti, di smantellarli ci richiamano e ci spingono a tornare a mobilitarci e a farci sentire, in prima persona e come gruppi. I diritti acquisiti non lo sono mai per sempre, vanno alimentati e curati. L’idea della rete serve proprio a riunire le nostre forze, per non disperdere le nostre energie e l’efficacia delle nostre azioni. Occorre rompere la frammentarietà dei singoli movimenti e associazioni, cercando di condividere ciò che realizziamo sul territorio.
È emerso quanto sia difficile il rapporto con le istituzioni, che sono fondamentali se si desidera ottenere cambiamenti reali, effettivi, miglioramenti e tutele certe. Probabilmente dovremmo cercare di trovare i nostri interlocutori politici e istituzionali a livello europeo.
Troppo spesso si cerca la vittima, quando si parla di IVG: la donna, l’embrione. Questo è strumentale a creare dei sensi di colpa che gravano unicamente sulla donna, laddove si dovrebbe richiamare anche un ruolo/responsabilità maschile nell’ambito riproduttivo.
Sul tema dell’aborto, l’assenza di una riflessione pubblica ha rimosso questo tema, per cui manca una informazione adeguata anche in contesti centrali come le scuole mediche e professionali di specializzazione. Andando in pensione la generazione di medici che ha sostenuto la 194, rischiamo che aumentino le difficoltà di applicazione della legge. Occorre prevedere una formazione scientifica in merito, in grado di rispettare le singole posizioni del personale medico e paramedico, senza mettere a repentaglio la tutela della salute della donna, che va comunque garantita. Non dimentichiamoci il giuramento di Ippocrate e ciò che accade quando l’obiezione raggiunge i livelli di alcune regioni italiane.
Si è fatta strada una certa visione ideologica sul tema dell’aborto, quando invece si dovrebbe tornare alle origini, come sottrazione della sessualità dall’obbligo riproduttivo: la libertà di essere madri o di non esserlo.
Il tema della precarietà lavorativa e del reddito estende le sue ricadute in tutte le scelte, diventando precarietà sentimentale, affettiva, nei rapporti con l’altro. Il diritto a un’esistenza libera da pressioni, dalle angosce di sopravvivenza, può avere importanti riflessi sulla vita, di uomini e donne.
Si è accennato anche a una sorta di diritto universale alla maternità, con un tentativo di stabilire un reddito garantito.
Si è ricordato che, accogliendo il ricorso della LAIGA e dell’Ippf (International Planned Parenthood Federation), il Consiglio d’Europa ha riconosciuto che l’Italia non garantisce l’effettiva applicazione della Legge 194. La professoressa Marilisa D’amico ci ha illustrato il lavoro che è stato fatto per giungere a questo verdetto. Vedi qui.
Anna Pompili, ginecologa LAIGA, ha sottolineato la centralità della formazione per gli operatori del settore, che gli permetta di acquisire metodiche nuove. L’aborto è una scelta libera, e deve essere garantita la libertà di scegliere. Dobbiamo uscire dai sensi di colpa.
Anna Picciolini di Libere Tutte e Il Giardino dei ciliegi (Firenze), ha sostenuto che l’aborto è un problema di potere. La dichiarazione di scelta della donna rompe gli equilibri di un contesto che è sempre stato viziato da una mentalità patriarcale. Se la prima parola e l’ultima spettano alla donna, viene meno il potere di decisione esclusivo dell’uomo. La donna diviene consapevole del suo potere e della sua responsabilità, su cui si poggia la sua libertà.
Carla Ceccarelli, in rappresentanza delle donne democratiche PD, ha presentato la mozione per la salvaguardia e la valorizzazione dei consultori, che sta girando per il territorio milanese nei consigli di Zona, dopo un primo passaggio in Regione.
Nadia De Mond di Donne nella crisi, ha parlato delle iniziative (di cui anche una ad Atene) a sostegno delle donne in questo periodo di crisi economica. Non dimentichiamo gli effetti devastanti dei tagli alla Sanità greca di cui avevo scritto.
Monica Lanfranco di Genova, rivista Marea, ha lamentato la mancanza di conoscenza della radice storica del movimento femminista/femminile. Forse sarebbe opportuno far conoscere il contesto culturale e storico che portò al varo della 194, che ricordiamo è a tutela della maternità e per una procreazione autodeterminata e consapevole. Per non tornare all’aborto clandestino dobbiamo essere presenti, farci sentire, perché la memoria che fugge via è il cancro del nostro tempo. Dobbiamo riprendere il tema dell’autodeterminazione sui corpi, della sessualità, coinvolgendo maggiormente gli uomini.
Durante un intervento è stato ribadito che nessuna di noi è contro la vita, ma appunto perché siamo per la vita, nessuna di noi vuole imporre la nostra scelta a un’altra donna. Io riconosco all’altra donna la capacità di scegliere liberamente, perché alla base c’è un rispetto reciproco. La 194 è una legge per la vita, che protegge la salute delle donne. Nessuno può decidere al posto di una donna.
Esiste un diritto a vivere e non un diritto a nascere.
Ci siamo interrogate sul divario generazionale in merito a sessualità, autodeterminazione, aborto: cosa ha rappresentato per le generazioni degli anni ’70 e cosa rappresenta per le ultime generazioni. È cambiato il ruolo della donna, la società, il mondo del lavoro, le istituzioni, la rappresentanza femminile. Per questo Lea Melandri ci invita a tornare sulla nostra storia e su cosa possiamo ancora utilizzare del materiale del passato e cosa va rinnovato. La generazione che produsse la 194 si appassionava ai temi della sessualità e della maternità. Oggi dovremmo riuscire a spostare la questione femminile al rapporto uomo-donna, con una responsabilizzazione degli uomini sul tema della sessualità.
Luciana Bova da Reggio Calabria ci ha parlato delle iniziative che stanno portando avanti, attraverso ad esempio l’idea dei “consultori in piazza”, soluzione itinerante che rappresenta un importante passo per riappropriarsi degli spazi pubblici e parlare alle persone in modo diretto di sessualità consapevole. Questo significa creare spazi di democrazia partecipata, all’esterno, per farne una discussione pubblica e politica. Si parla in modo diretto con tutti, soprattutto con i più giovani, per avvicinarli a temi importanti come quello della contraccezione. Le donne del sud hanno una carica trascinante, coinvolgente. Le iniziative di Reggio ci insegnano che una nuova forma di mobilitazione è non solo possibile, ma è indispensabile. Gustatevi il loro flash mob alla Lorenzin.
A tal proposito è necessario riaffermare che la donna è un soggetto di scelta, di decisione, non deve essere vista come il contenitore di un altro oggetto che servirà poi al mondo della produzione.
Giulia del Collettivo Altereva di Torino ci ha parlato di cosa sta accadendo nei consultori piemontesi e di come stanno cercando di resistere al tentativo di Cota di far entrare il Movimento per la vita. Guardate cosa si inventano queste ragazze in gamba a Casale Monferrato e al Convegno di Federvita in Piemonte. A mio avviso sono una vera bomba! Concordo con Giulia quando afferma che molte donne strumentalizzano le tematiche femministe, utilizzandole come “taxi per la rappresentanza” e aggiungerei per la propria carriera politica o di potere. Questo offusca e vanifica l’attività di coloro che credono veramente nelle battaglie femministe. Quindi condivido l’auspicio che la nostra rete sia trasparente, aperta e sappia andare oltre le parole. Dobbiamo essere concrete al massimo.

“Dobbiamo incanalare le energie, tornare in piazza a parlare con le persone, lavorare su piccoli progetti/azioni” come si augura Eleonora Cirant. La posizione di Eleonora e la sua chiave di lettura mi è sembrata molto lucida: credo che sia la strada giusta da percorrere. Vi suggerisco il suo post sull’incontro del 6 aprile, che ho trovato perfetto. Anche quando ci interroghiamo sulla rappresentanza femminile nelle istituzioni, dobbiamo accertare di che qualità sono le donne che vengono scelte, altrimenti rischiamo che non vengano portate avanti le istanze per le donne.
Diana De Marchi del PD e di Usciamo dal silenzio ha proposto l’idea di stilare una carta di impegno sui temi femminili, da far sottoscrivere alle candidate politiche, in modo da esplicitare una loro posizione su questi fronti.
Essere donna non significa automaticamente essere brave, per questo forse le quote di genere non sono sufficienti da sole a garantire un buon risultato e una rappresentanza efficace. Se oggi la 194 è in pericolo, forse abbiamo sbagliato strategia. I temi della 194 sono rimasti in un alveo unicamente femminile, senza farlo diventare un problema di civiltà. Non si tratta di problemi di donne, non dobbiamo restare in un contesto di genere o di generazione: è una battaglia di civiltà, che avvantaggia uomini e donne, di età trasversali.
Il corpo della donna occupa spazio, la volontà di normarlo e di stringerlo in vincoli e catene è un modo di controllare la società, rientra in un ritorno di un pericoloso autoritarismo.
Libere di scegliere, concepire e abortire, legando insieme i temi della contraccezione, della maternità consapevole e dell’IVG. La libertà di disporre di sé e di trattare con l’altro sesso rispetto al proprio corpo.
Dalla giornata del 6 aprile siamo uscite con l’idea di formare una rete per condividere le esperienze di operatori/operatrici e movimenti e le informazioni in tema di contraccezione, sessualità consapevole, educazione sessuale, IVG legale e sicura per tutte. In pratica sarà un hub, un inizio di relazione per condividere successi e non, idee, progetti e pratiche.
La rete che vorremmo creare deve essere inclusiva, non gerarchica, aperta alle differenti posizioni e strategie per portare avanti le questioni femminili, per una sessualità libera e consapevole, per la tutela della salute riproduttiva delle donne.
Ci siamo date come impegno la redazione di un manifesto che tenga insieme i temi principali, le cose da fare, su cui possiamo facilmente convergere e sui quali concentrare i nostri sforzi futuri.

Alcuni contributi video e audio della giornata:

http://womenareurope.wordpress.com/2014/04/09/due-contributi-dalla-riunione-di-wae-raccolti-da-lanfranco-luciana-bova-e-assunta-sarlo/

http://womenareurope.wordpress.com/2014/04/09/registrazione-audio-assemblea-wae-del-6-aprile-a-milano/

 

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