Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Priorità

Zita Gurmai

 

Ho avuto un sacco di cose da fare, per cui questo testo ha dovuto attendere un po’ per essere tradotto. Si tratta dell’incisivo intervento di Zita Gurmai (ex MEP, S&D group e presidente donne PES) “Prostitution and Women Slavery”, nel corso dell’iniziativa del 16 aprile scorso a Roma, organizzato dalle donne democratiche. Un testo molto utile per definire quali siano le priorità di intervento e le caratteristiche del sistema prostitutivo in Europa.

 

Cari amici, care sorelle,
grazie per avermi invitata a questo evento del Partito Democratico sulla prostituzione e sulla schiavitù delle donne. In qualità di presidente delle donne del partito socialista europeo (PES), posso dirvi che abbiamo lavorato dal 2006 sulla lotta alla tratta delle donne e la schiavitù sessuale.
Nel 2006, le donne PES e il PES hanno condotto una campagna, in occasione dei mondiali di calcio, al grido di “Celebrate the World Cup, Stop trafficking and Sexual Slavery”. Siamo riusciti a raccogliere proposte su cosa fare in futuro, da parte dei capi di stato dell’UE.
Ma oggi purtroppo devo ammettere che in Europa, la violenza contro le donne è ancora un problema di proporzioni pandemiche.
Vorrei iniziare parlandovi di una storia vera, proveniente dall’Ungheria, il mio paese. È una storia che mi è stata raccontata da un’organizzazione di donne che operano sul campo.
Selena (nome di fantasia) ha 32 anni, lei è di etnia Roma, è cresciuta presso una casa-famiglia. Tra i 10 e i 14 anni, due dei suoi educatori hanno abusato di lei. Quando aveva 15 anni, sua madre la riportò a casa e l’avviò alla prostituzione. Suo padre la violentò, mentre suo zio la portò in Olanda. È stata prostituita per sette anni all’estero e in Ungheria. Con ciò che guadagnava doveva mantenere 8 persone. Ha tentato il suicidio circa quaranta volte. Dopo questi tentativi di suicidio, è stata accolta presso un convento cattolico. Dopo quello che ha passato ha un livello di autostima ridotto al minimo. Uno psicologo la cura per i suoi disturbi da stress post-traumatico e uno psichiatra la aiuta per vincere la sua tossicodipendenza. Ha vissuto cinque mesi in questo convento, con il suo bimbo di 8 mesi; lei ha la qualifica come personale per le pulizie.
Vi ho raccontato questa storia perché descrive la realtà della prostituzione in Europa. La maggioranza di queste persone è sfruttata, proviene da famiglie di migranti o da minoranze, molte donne intrappolate nella prostituzione hanno subito violenze sessuali nella loro infanzia o dal loro partner. Questo dimostra che il sistema prostitutivo è connesso alle disuguaglianze e alle discriminazioni.
In Europa, la maggior parte delle donne e delle ragazze nel sistema della prostituzione sono straniere: donne dell’Europa dell’Est, America Latina, Africa e Brasile. Sono portate in Europa occidentale da uomini dell’Europa occidentale. Sappiamo che la prostituzione e il traffico sessuale sono strettamente collegati. Secondo i dati Eurostat, lo sfruttamento sessuale è la forma più diffusa di traffico di esseri umani in UE, raggiunge il 62%, e le donne e le ragazze sono il 96% delle vittime di tratta. Secondo le autorità di polizia, in Olanda, sino al 90% delle donne che “lavorano” nei bordelli autorizzati sono costrette a prostituirsi.
Come potete comprendere, la tratta è un problema prioritario.
Sappiamo che la tratta è violenza contro le donne. Sappiamo che lo sfruttamento sessuale equivale allo stupro e quindi a una violenza contro le donne. Noi ne siamo consapevoli, ma molti no. Molti uomini si rifiutano di considerare la questione in questi termini.
Nel corso di un intervento presso il Parlamento europeo, nel gennaio 2014, l’Europol (agenzia di polizia europea) ha spiegato che il traffico di esseri umani, e in particolare di donne e di ragazze, è aumentato nei Paesi in cui la prostituzione è stata legalizzata. In Europa abbiamo due modelli opposti in materia di prostituzione. La Germania e l’Olanda che hanno legalizzato l’organizzazione della prostituzione; in questi Paesi, la prostituzione è diventata un “lavoro”. Sapete che in Germania, ogni giorno, un milione di uomini pagano quattrocentomila donne per il sesso?
In Europa abbiamo anche il modello svedese, che considera la prostituzione una forma di violenza contro le donne. Quattordici anni dopo la sua adozione, questo sistema sembra scoraggiare il traffico e cambiare la mentalità, soprattutto tra le giovani generazioni che non vogliono vedere il corpo delle donne in vendita.
La crisi economica ha solo rafforzato i meccanismi internazionali della tratta. Le misure di austerità imposte hanno spinto sempre più persone verso la prostituzione. Studi recenti parlano di una tendenza preoccupante, con una accelerazione del traffico, con vittime sempre più giovani. C’è stato un aumento significativo del numero di prostitute nei Paesi in cui le misure economiche più severe hanno colpito le fasce di popolazione più vulnerabili, come in Grecia e in Spagna. Vi è anche, sempre più, un rischio per i lavoratori migranti in situazioni precarie, di essere sfruttati sessualmente ed economicamente nel caso perdano il lavoro, in particolar modo europei dell’Est che lavorano in Europa occidentale.
Il lavoro delle ONG con queste popolazioni vulnerabili è fondamentale, per informarli e avvertirli, per proteggerli, per aiutarli a fuggire dallo sfruttamento. Ma non dobbiamo danneggiare il lavoro dei politici, in collaborazione con le ONG, le forze di polizia e il sistema giudiziario, per riflettere sui meccanismi della tratta di esseri umani, e di agire.
Oltre a varare una legislazione adeguata, come quella suggerita nel report del Parlamento Europeo, della collega Mary HoneyballSexual Exploitation and Prostitution and its Impact on Gender Equality”, abbiamo bisogno di stanziare fondi per le ONG, affinché possano proseguire il loro lavoro, per poter portare avanti le istanze come i meccanismi giudiziari per affrontare adeguatamente questi problemi.
Cari amici, care sorelle,
voglio assicurarvi che le donne PES stanno facendo del loro meglio per combattere ogni forma di violenza contro le donne, qualsiasi forma di sfruttamento delle donne.

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Prostituzione e tratta sessuale: una verità innegabile

Trovato su earthandspacequest.tumblr.com

Trovato su earthandspacequest.tumblr.com

 

Come promesso torno a tradurre un altro post di Mia de Faoite (QUI l’originale).

Prostituzione e tratta sessuale sono strettamente connesse; si ha una grazie all’altra. L’elemento di connessione sta nella domanda dei nostri corpi, affinché possano essere comprati, usati, sfruttati, umiliati, stuprati dagli stessi delinquenti e che quel legame crudele non può essere rotto da chiunque, sempre e in ogni luogo. Sebbene alcuni responsabili politici, del governo o accademici radicali faranno del loro meglio per spezzare questo legame, ma la loro verità è futile e illogica, solo uno sciocco può negare una verità tale.
Per quasi diciotto mesi ho vissuto a contatto con una donna vittima di tratta, siamo diventate molto solidali, anche se ci vedevamo in segreto, perché lei era costantemente sotto il controllo del suo sfruttatore. Non ho mai conosciuto una persona tanto distrutta, e nonostante mi sia occupata di lei, l’abbia curata, non sono stata in grado di rompere quel malsano e contorto legame che la legava al suo sfruttatore. Se l’avesse picchiata, lo avrebbe difeso, a volte si disperava per compiacerlo, eppure dentro sé in qualche modo aspirava ad essere libera, ma la libertà era un concetto che per lei aveva perso ogni senso.
(Mia ricorda la notte in cui le dette rifugio, storia riportata anche nel mio precedente post, ndr).
Le ho detto che le avrei preparato un bagno visto che sembrava esausta. L’ho lasciata in bagno e sono andata nell’altra stanza. Mi ha chiamata e quando sono entrata sono rimasta sconvolta dentro, davanti a me c’era la mia amica, ma aveva il corpo di un bambino, il suo ventre sporgeva, non aveva seno, il suo corpo era coperto da vecchi e nuovi lividi, graffi, sembrava appena uscita da un campo di concentramento. Non volevo che mi vedesse piangere. Sono tornata in bagno nuovamente per lavarle i capelli perché aveva le braccia doloranti. L’ho aiutata ad asciugarsi i capelli e canticchiava come una bambina. L’ho messa a letto e ho aspettato che si addormentasse. Poi ho pianto per quella bambina perduta che avevo appena messo a letto, non dimenticherò mai quell’immagine che ho visto quella sera, non eravamo in un campo di concentramento, in Polonia nel 1945, eravamo nel mio appartamento, a Dublino, nel 2010, non c’era una guerra in corso, ma non c’era una legge che ci proteggesse.

La mia amica, dopo cinque giorni in cui aveva assaporato la libertà, tornò dal suo pappone, non era più capace di apprezzare la libertà, di capirla, non riusciva più a pensare a se stessa. L’unico fattore che ha rimosso la libertà della mia amica è la prostituzione, possiamo incolpare i trafficanti e gli sfruttatori, ma questi esistono solo a causa dei clienti, uomini che credono di avere il diritto di acquistare altri esseri umani.
Qualche mese fa sono andata allo zoo di Dublino con le sopravvissute alla prostituzione e donne vittime di tratta con i loro bambini. Ci siamo fermate a guardare le giraffe e rispetto alla mia ultima visita, ora c’era un nuovo spazio dedicato a una baby giraffa. Ho spiegato a una mia piccola amica che le giraffe vengono dall’Africa attraverso un lungo viaggio, che quella piccola giraffa non era infastidita, ma come tutti i bambini, desiderava superare la recinzione, è il loro istinto.
Mi sono guardata attorno e ho riflettuto sul fatto che noi portiamo da noi questi animali per mostrarli ai nostri bambini. Li accogliamo, li curiamo, li nutriamo, gli diamo un rifugio adeguato, tutto per farli crescere sereni e felici, ed è giusto che sia così. Ma non sono l’unica cosa che importiamo in Irlanda, dall’Africa portiamo anche donne e bambini per soddisfare le esigenze di un certo tipo di uomo, queste persone non sono trattate con ammirazione e rispetto come le giraffe. Ho abbracciato e baciato sulla guancia quella bambina e mi sono scusata con lei a nome del mio Paese, per quello che è capitato alla sua splendida madre, ma le ho detto che le cose stavano per cambiare. Mi sono vergognata tanto, non era il senso di colpa con cui noi prostitute conviviamo di solito, ma un senso di vergogna per la mia terra.

Il silenzio è d’oro si dice, ma non lo è, la pace e la serenità lo sono, il silenzio può essere mortale. Perché l’Irlanda è rimasta per tanto tempo in silenzio per quanto concerne l’acquisto di esseri umani per sesso, perché attribuisce un diverso valore alle donne come me e un altro per quelle vittime di tratta? È qualcosa che molte persone non vogliono ammettere, attribuire un valore diverso alle donne, molte volte non vogliono nemmeno vederlo. Mi chiedo cosa succederebbe se a essere vittime di tratta fossero delle donne statunitensi o tedesche, pensate che lo avremmo tollerato? Io penso di no, perché se io fossi nata in una rispettabile famiglia di Manhattan, io sarei stata degna di essere salvata, supportata e mi avrebbero garantito di tornare a casa sana e salva. Al contrario se fossi nata povera, non avessi ricevuto educazione, e provenissi da uno stato dell’Europa orientale, non avrei le stesse garanzie e protezioni, perché (certi Paesi) non ha(nno) il valore che hanno gli USA. Come possiamo decidere questo, che un essere umano ha più valore di un altro?
Il traffico di esseri umani è una moderna forma di schiavitù, e la schiavitù sessuale è il più terribile dei crimini, perché rimuove ogni diritto umano e la dignità delle persone. Non fare niente equivale ad avere un ruolo attivo affinché questo sia accada. Il mondo si deve svegliare, il mio Paese non ha altra scelta che combattere tutto ciò. L’Irlanda ha combattuto per la propria libertà, perciò ora deve battersi per difendere la libertà degli altri, non importa da che Paese provengano.
La prostituzione è, è stata e sarà sempre un affronto assoluto alla dignità umana e lo so perché l’ho vissuto in prima persona. Solo due anni e mezzo fa mi trovavo sulla strada anche io, spogliata di ogni frammento di dignità che possedevo, e ogni cosa che pensavo a proposito di ciò che ero una volta, mi ha fatto cambiare direzione, nonostante me.

La Svezia ha fatto la cosa giusta, in nome della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza, la Norvegia e l’Islanda l’hanno seguita, ora è il turno dell’Irlanda e non dobbiamo perdere la possibilità di evocare un cambiamento sociale per superare questo, il nostro governo non ha il diritto di continuare a permettere che delle vite tragiche diventino senza senso.
Per finire, ciascuna vita ha un valore finché si attribuisce valore alla vita degli altri, questo è il mio augurio per il mio Paese, che riconosca il valore alla vita di coloro che sono vittime di tratta, di chi è costretto, di chi è profugo, solo, malato, tossicodipendente, in sostanza della maggioranza di coloro di cui anche io ho fatto parte in passato.
Mia de Faoite

 

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