Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Il patto

ellekappa

La mia personalissima lettura dei fatti degli ultimi giorni. Grillo ha di fatto sostenuto l’avvicinamento di Renzi a Silvio, sancendone la legittimità. La profonda sintonia con cui si sugellava l’intesa su riforme costituzionali e legge elettorale, unita all’assoluta disponibilità su lavoro, fisco, pensioni ed economia, segnano un patto che per chiunque sia dotato di un minimo di raziocinio sarebbe come il veleno. Di fatto se Alfano dovesse fare il prezioso, ci sarebbe comunque Silvio a benedire Renzi. Il risultato è una maggioranza molto ampia, simile a quella precedente alla formazione del NCD, ma più invisibile, occulta, tale da essere utilizzata al momento giusto. Grillo ha permesso questo. Noi del PD non ce ne preoccupiamo, ci va bene così. Siamo talmente impaludati da non accorgerci che questo ci porterà a morte sicura.

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Il mondo femminile dei 5stelle

Leggendo questo articolo ho avuto una visione più chiara delle donne pentastellate. Un coacervo di autoassoluzioni, di giustificazioni fragili e di persone in cui idee, parole, storia e diritti sono mescolati in un unico, grande calderone che ne cambia i connotati. Non sembrano capitati per caso, sono il prodotto di anni di manipolazioni concettuali e linguistiche, prima che materiali. I grillini avrebbero potuto essere diversi se fossero cresciuti in un Paese in grado di mantenere vivo il proprio sistema valoriale e di riferimento delle istituzioni e della società. Questa è una classe dirigente che ha smarrito le proprie radici e ha affidato la sua speranza di catarsi a un movimento guidato da Grillo e Casaleggio. Il motto uno vale uno, portato come vessillo di un sistema liquido e fangoso di partecipazione, diventa al contempo un colpo di spugna ad ogni cosa che risulti scomoda o difficilmente compatibile con i comportamenti e il sistema ideologico della premiata ditta Grillo e Casaleggio. Così si giustifica ogni cosa, anche i comportamenti indecenti dei propri compagni di partito. Così ci si può considerare all’avanguardia, dicendo di voler superare il femminismo storico, rifiutando ogni etichetta. Peccato che il femminismo non sia mai stato un’etichetta di un abito sgualcito e fuori moda che non serve più. Un po’ di sana informazione, nonché di umiltà non sarebbero sgradite. Sarebbe meglio che tutte le parlamentari grilline, compatte, iniziassero a chiedere rispetto per le parlamentari offese. Senza incomodare ipotetiche etichette, a cui le grilline sembrano allergiche. Le donne del M5S sono diventate quell’uno indefinito, senza fisionomia, un punto che esiste grazie al verbo e alla volontà del guru; così hanno perso di vista se stesse e tutte le altre, hanno scelto quella dimensione nebulosa dell’assimilazione ad una religione populista. Sintomo che non avevano capito un granché, nemmeno quando alcune votavano centrosinistra. Hanno indossato un vestito da adepte alla prima occasione e la cosa tremenda è che si sentono migliori, più rispettate e più libere. Contente loro…

 

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I gradienti della libertà di espressione

Fino a che punto si può spingere la libertà personale? Vi sono motivi per cui anche la libertà di espressione rischia di minare la democrazia. Di per sé la libertà di espressione è certamente un valore, ma quando questa è adoperata da gruppi di potere per indirizzare l’opinione pubblica, le cose si complicano. Questa libertà rappresenta un’esigenza di “tolleranza integrale” (e la contempo di relativismo dei valori) e rischia perciò di lesionare le basi stesse su cui si fonda una società (i valori condivisi). Ma come individuare i limiti della libertà di espressione? Un primo livello riguarda il “luogo” dell’espressione: volontà o meno del ricevente, platea di ascolto, scientificità della pubblicazione ecc. Un secondo livello riguarda i rapporti di potere. Tzvetan Todorov propone una possibile quantificazione per valutare e stabilire i limiti della libertà di espressione, che consiste nel rapporto tra il potere di colui che si esprime e quello dell’oggetto della sua espressione. Come esempio: caso a) una figura in posizione di debolezza attacca un uomo che occupa una posizione socio-economica rilevante; caso b) lo stesso uomo di potere attacca a reti unificate un uomo in posizione di debolezza. Il secondo caso sarà più facilmente stigmatizzabile e in qualche modo avrà oltrepassato i limiti che si richiedono a una persona che occupa un ruolo di riferimento. Inoltre, questa libertà deve essere effettiva (i politici e chi detiene il potere mediatico hanno molta più voce dei cittadini comuni: il blog di Grillo e uno di Pinco Pallo non partono dallo stesso gradino di visibilità, successo e disponibilità finanziarie). Per esempio, poniamo il caso della volpe nel pollaio: non possiamo affermare che la volpe sia libera di entrare nel pollaio perché le galline sono libere e in grado di difendersi. Su internet è chiaro che avendo una platea sterminata, le parole che si dicono hanno anche più potere e possono essere anche più violente perché i social hanno privilegiato l’anonimato, il diritto alla privacy, piuttosto che il diritto a non essere oltraggiati e vilipesi. La libertà di espressione si è rivelata un’arma a doppio taglio, per coloro che usano internet e che sono in una posizione sociale “debole”. Anche in questo ambiente artificiale, stando alle notizie ricorrenti, esiste una particolare predilezione per una “facile” violenza sulle donne, che spesso viene classificata dalle autorità di polizia come una eccessiva sensibilità femminile nei confronti di minacce e aggressioni verbali sui social. In merito vi suggerisco questo articolo di Amanda Hess su Pacific Standard (1) e il libro di Laurie Penny “Cybersexism: Sex, Gender and Power on the Internet”. Anche il confine tra cosa costituisce una molestia online e cosa no diventa labile, plasmabile a seconda di quanta apertura e interazione ci viene richiesta dai web tools che adoperiamo. Se poi, per ragioni professionali, ci troviamo a dover essere online e a non poter staccare lo spinotto, la situazione potrebbe diventare insostenibile e discriminatoria. Forse non è ancora avvenuta la traslazione di alcuni reati (come le molestie) ai social network, ma sarebbe opportuno interrogarci su come sono cambiati i rapporti di forza tra le persone e come questi rapporti possano avere gradienti diversi a seconda delle piattaforme (reali e virtuali) in cui avvengono le relazioni e le comunicazioni umane. Rendere il web del tutto identico alla realtà è un processo irreversibile, in cui tutto può avvenire, poiché può accogliere ed espandere a dismisura sia gli aspetti positivi e i valori, sia i disvalori e i pregiudizi del passato. Il web non può che essere lo specchio di ciò che siamo. Pensare che il nuovo luogo virtuale possa far mutare la mentalità in un paio di lustri e aprire a nuovi orizzonti più “pacifici” nei rapporti umani è un sogno che manca di realismo. Se mai avverrà, sarà un processo lento e lungo, ma che non potrà passare per una blindatura o l’affermazione di uno stato di polizia della nuova dimensione virtuale, pena la sua sopravvenuta morte per asfissia dello stesso contenitore.

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Nuovo corso o restaurazione renzi-guidata?

Vorrei tanto che fosse veramente l’alba di un nuovo corso. Sinceramente, a pelle, ho visto riproposte le stesse logiche di sempre. Una spartizione (tranne rari casi) in chiave di restaurazione renzi-guidata per non dare troppo nell’occhio. Tanti ricchi premi per aver ben servito la causa. Ci sono molti importanti spunti “ispirati” dal programma di Civati, ma la sostanza la si vedrà solo tra qualche tempo. Soprattutto, si vedrà se il nuovo manterrà lo smalto e non perderà per strada idee e buoni propositi. Quello che più mi preoccupa è l’ennesima rincorsa degli altri, questa volta nei confronti di Grillo. Un lessico e dei toni in linea con l’arruffapopolo, uno stile che serve ad ammaliare un pubblico che potrebbe essere tranquillamente berlusconiano. Ammainata la bandiera contro Silvo, oggi ci ritroviamo con le stesse dinamiche di gioco.

Trovo molto lucida l’analisi di Davide Serafin.

Al di là delle questioni di quello che sarà o potrà essere, per le quali ci vorrebbe la sfera di cristallo, mi preme soffermarmi su un altro aspetto: come ne escono le donne? Sulla base dei numeri, si direbbe bene. Dovremmo gioire solo sulla base di questioni matematiche? Io ho trovato la riproposizione di logiche che io chiamerei cotillon per un “giusto servigio” al capo. Mi sbaglierò, ma a me pare in gran parte questo. Poi non ci lamentiamo dei nostri ruoli subalterni e perennemente riconoscenti al sommo uomo di turno. I nomi sembrano funzionali a un riconoscimento di un lavoro di sostegno incondizionato. Qualcuno mi può dire perchè? Alcuni nomi della nuova direzione, sia uomini che donne, fanno venire al pelle d’oca. Ci sono donne, nella nuova direzione nazionale del PD, che avrebbero potuto tranquillamente farsi strada per le proprie competenze, senza elemosinare niente. Eppure, salgono sul carro del sicuro (?) vincitore per giungere a destinazione. Il problema non è seguire Renzi, ma non accorgersi che forse il carro non porterà mai a compimento le promesse che più ci riguardano da vicino. Sino a quando non vedrò i fatti, rimarrò di questa idea. Il cambiamento era altrove e molte donne, per puro opportunismo personale, non lo hanno capito. Io continuerò a mantenere uno sguardo critico e a non accontentarmi delle promesse. Sarò una fuori dal tempo e dalle logiche correnti, ma a me piace essere così. Le mie idee non sono in vendita e non sono compatibili con il servilismo dilagante. Io scelgo, non seguo ad occhi chiusi o a scatola chiusa. Continuerò il mio lavoro nel mio circolo PD con l’entusiasmo di chi può dire di non essere aggiogabile.

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