Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Quasi cinque anni di silenzio

maternity-leave

 

Un recente rapporto mondiale dell’ILO (o OIL) parla di crisi e sostegno alle famiglie (QUI). Sì, perché pare che in alcuni Paesi (non pensate al nostro), la crisi abbia portato a un rafforzamento dei sistemi di sostegno. Cito:

“sono numerosi i paesi ― tra cui la Germania, l’Australia, la Francia, la Norvegia, la Polonia e la Slovacchia ― che hanno rafforzato il sostegno alle famiglie durante la crisi migliorando l’accesso ai servizi per la prima infanzia, attraverso incentivi fiscali oppure aumentando la durata, l’estensione e il livello delle prestazioni di maternità e di congedo parentale. Nel 2011, la Cina ha esteso il congedo di maternità da 90 a 98 giorni, mentre il Cile ha prolungato la durata del congedo di maternità dopo la nascita del bambino da 18 a 30 settimane. Il Salvador ha aumentato la compensazione del reddito garantito dal 75 al 100 per cento durante le 12 settimane di congedo di maternità per le madri registrate al servizio nazionale di sicurezza sociale”.

Come potete notare non si tratta di misure una-tantum ma di qualcosa di più strutturato. Misure che non generano disparità. Da noi si è preferito usare il bonus per le neo-mamme, per quelle naturalmente che avevano il figlio nel 2015. Le altre chissà. Dopo, chissà. L’Italia viene citata nel rapporto per un tema non proprio positivo:

“In Croazia, Italia e Portogallo viene riportato l’utilizzo delle «dimissioni in bianco», ovvero lettere di dimissioni non datate che le lavoratrici sono costrette a firmare al momento dell’assunzione. Queste vengono poi utilizzate in caso di gravidanza delle lavoratrici, in casi di malattie prolungate o responsabilità familiari di varia natura. In Spagna, si attribuisce alla crisi la responsabilità di licenziamenti o casi di molestie legate al lavoro.”

Volgiamo lo sguardo all’Unione Europea. Come al solito non se ne parla, meglio soprassedere ciò che accade. Invece voglio raccontarvi qualcosa di interessante a proposito di congedi parentali/maternità. Nell’ottobre 2008, la Commissione aveva proposto di rivedere l’attuale legislazione (direttiva 92/85, TESTO), come parte del pacchetto per conciliare la vita lavorativa e quella familiare, basato sulla Convenzione OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) sulla protezione della maternità del 2000 (TESTO) . Il testo era stato presentato dalla Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, con relatrice Edite Estrela, sentito il parere della Commissione per l’occupazione e gli affari sociali, relatrice Rovana Plumb. Nel mese di ottobre 2010 il Parlamento europeo ha approvato la sua prima lettura. Il Consiglio deve ancora approvare la sua posizione in merito. Sono passati quasi 5 anni. Un tempo biblico. Arriviamo ai nostri giorni. La Commissione ha dichiarato l’intenzione di ritirare il progetto di legge. La proposta della Commissione di ritirare il progetto di direttiva sul congedo di maternità sarà discussa martedì 19 maggio, nel pomeriggio. Nel progetto di risoluzione in votazione mercoledì 20, i deputati chiederanno al Consiglio di presentare la sua posizione sul dossier e la ripresa dei colloqui. Qualora la Commissione europea ritirasse il progetto di legge, i deputati dovrebbero esortarla a presentare con urgenza un nuovo progetto, da discutere durante la prossima Presidenza lussemburghese del Consiglio. Il succo del testo prevedeva una estensione del congedo di maternità da 14 a 20 settimane a stipendio pieno e l’introduzione di due settimane, retribuite integralmente, per il congedo di paternità. Vi cito il comunicato stampa del 2010 (TESTO del comunicato), perché rende molto bene:

Il Parlamento europeo ha approvato mercoledì modifiche alla legislazione europea in materia di congedo di maternità minimo, portandolo da 14 a 20 settimane, tutte remunerate al 100% dello stipendio, con una certa flessibilità per i paesi che hanno regimi di congedo parentale. Inoltre, i deputati hanno anche approvato l’introduzione del congedo di paternità, di almeno due settimane.
Con 390 voti a favore, 192 contrari e 59 astensioni, il Parlamento europeo ha votato in favore della relazione di Edite Estrela (S&D, PT) che estende il congedo di maternità minimo da 14 a 20 settimane, andando cosi oltre la proposta della Commissione di 18 settimane.
Tuttavia, i deputati hanno approvato una serie di emendamenti per assicurare che per i paesi con regimi di congedo parentale, le ultime 4 settimane dovrebbero essere considerate come congedo di maternità, remunerato almeno al 75%.
Le lavoratrici in congedo di maternità devono essere remunerate con la retribuzione al 100% dell’ultima retribuzione mensile o della retribuzione mensile media, secondo il testo approvato. La proposta della Commissione invece prevedeva il pagamento al 100% delle prime 6 settimane di congedo.
Il progetto di legislazione vuole stabilire le regole minime a livello europeo, mentre gli Stati membri resterebbero liberi di introdurre o mantenere i regimi di congedo piu favorevoli alle lavoratrici di quelli previsti dalla direttiva.
“La maternità non puo essere vista come un fardello sui sistemi nazionali di sicurezza sociale, ma rappresenta un investimento per il futuro”, ha affermato la relatrice durante il dibattito lunedì.
Congedo di paternità
Gli Stati membri devono garantire ai padri il diritto a un congedo di paternità remunerato di almeno due settimane, durante il periodo di congedo di maternità, afferma il testo approvato. I deputati che si sono opposti a questa regola sostengono che il congedo di paternità non rientra nell’ambito della legislazione in discussione, che riguarda “la salute e sicurezza delle donne in gravidanza”.
Diritto al lavoro
La commissione per i diritti della donna ha anche adottato emendamenti volti a proibire il licenziamento delle donne dall’inizio della gravidanza fino a almeno il sesto mese dopo la fine del congedo di maternità. Il testo adottato afferma anche che le donne devono poter tornare al loro impiego precedente o a un posto equivalente, con la stessa retribuzione, categoria professionale e responsabilità di prima del congedo.

QUI il testo completo. Ricapitolando, dopo quasi 5 anni: iter legislativo bloccato, aut aut: decidere ora o ripartire da zero, nonostante il buon testo. Quale sarà il destino della #MaternityLeave? Questo il testo dell’interrogazione parlamentare al Consiglio (presentata il 6 maggio da Iratxe García Pérez, Maria Arena, a nome della commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere) e che andrà in discussione il 19 maggio e in votazione il 20 maggio:

Dall’inizio della nuova legislatura il Parlamento ha dichiarato esplicitamente in più occasioni, in particolare nella risoluzione del 10 marzo 2015 sui progressi concernenti la parità tra donne e uomini nell’Unione europea nel 2013, di essere pronto a interagire con il Consiglio e ad avviare negoziati sulla direttiva riguardante il congedo di maternità. Il Parlamento assume una posizione pragmatica e costruttiva ed è aperto alla ricerca di un accordo che soddisfi entrambe le istituzioni e, soprattutto, i cittadini europei. Il Parlamento ritiene che l’attuale situazione di stallo possa essere risolta se vi è sufficiente volontà politica da parte delle tre istituzioni.
A dispetto di tali inequivocabili segnali, dal Consiglio non è pervenuta alcuna risposta. La Commissione, nel frattempo, si è detta più volte intenzionata a ritirare la proposta qualora i colegislatori non trovino una via d’uscita dall’impasse entro sei mesi.
L’annunciato ritiro è particolarmente discutibile se si considera che il Parlamento ha concluso la prima lettura, mentre la discussione in sede di Consiglio è bloccata e compromette così l’intera procedura legislativa.
1. Può il Consiglio, quale colegislatore, esprimere una posizione ufficiale riguardo alla prima lettura del Parlamento europeo e assumersi la responsabilità del rifiuto dei miglioramenti della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento?

Incrociamo le dita, nel giro di un paio di giorni sapremo se si dovrà ricominciare tutto da zero.   QUI un comunicato che ne parla.

 

 

 

Aggiornamento 21.05.2015

MEPs pressed the European Commission not to withdraw a draft EU directive on maternity leave, despite four years’ deadlock over it in the EU Council of Ministers, in a resolution voted on Wednesday. They also urged the ministers to resume talks and agree an official position.

MEPs reiterate their willingness to help break the deadlock and call on the Commission to work to reconcile the positions of Parliament and the Council, in a resolution passed by 419 votes to 97, with 161 abstentions”.

Con la risoluzione approvata ieri 20 maggio, il Parlamento europeo dimostra di non voler abbassare l’attenzione sul tema della tutela non solo della maternità ma anche della genitorialità condivisa.
La proposta che come avevamo detto è bloccata al livello del Consiglio, rischia di essere ritirata a causa di questa situazione di stallo (procedura REFIT); la risoluzione votata ieri è un ulteriore tentativo di impedire che ciò avvenga.  L’iter non si è ancora del tutto sbloccato, ma il Parlamento, con questa risoluzione chiede di riavviare il processo.

 

 

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La forza del simbolico

IVG

Ieri sera, 20 febbraio, si è tenuto un incontro presso il circolo PD F.lli Cervi, tra le donne del PD milanese e l’europarlamentare del PD Patrizia Toia (ex Margherita). Un incontro che verteva sul tema delle politiche di genere in Europa. L’incontro è stato arricchito dalla partecipazione di Diana De Marchi, sempre incisiva, coerente e con le idee chiare. L’onorevole Toia è molto impegnata e dimostra una grande sensibilità e conoscenza dei temi. Un raro esempio di passione politica e di impegno serio. Proprio per questo si fa fatica a capire le motivazioni che hanno portato alla sua astensione (insieme ad altri 5 europarlamentari del PD) sulla risoluzione Estrela “salute e diritti sessuali e riproduttivi” (che chiedeva che l’aborto sicuro fosse un diritto garantito), facendo passare la mozione più soft del PPE. In pratica l’aborto non è passato come diritto umano. La vita del rapporto Estrela (eurodeputata portoghese del gruppo Socialisti e Democratici) è stata travagliata sin dal principio, il testo è stato rimaneggiato e corretto più volte, rinviato in commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere il 22 ottobre. Insomma, in un clima teso, avvelenato da proteste delle varie lobby e associazioni per la vita, l’UE ha manifestato la sua scarsa voglia di esprimere una raccomandazione in merito, lasciando gli stati membri liberi di seguire la propria strada. Peccato che l’attacco all’aborto sicuro ed alle pratiche di contraccezione e prevenzione sono in atto e sotto gli occhi di tutti, vedi la Spagna e anche l’Italia, dove 7 medici su 10 (secondo un’indagine de l’Espresso) sono obiettori di coscienza ed è in corso un ridimensionamento di molti consultori pubblici. Ricordiamo che l’IVG è vietata per legge a Malta, mentre Irlanda, Polonia e Lussemburgo hanno legislazioni molto restrittive. Abbiamo chiesto delucidazioni all’on. Toia, che si è dimostrata molto disponibile a illustrarci la sua versione dei fatti. Riporto una parafrasi di quanto riferito dall’on Toia: “Non si è trattato di questioni di genere (tanto che poi la stessa Toia ha votato a favore del rapporto Lunacek). È stato sbagliato l’approccio dell’on. Estrela, che ha voluto forzare le cose, portando un testo molto pieno e difficilmente condivisibile in Parlamento. Avrebbe dovuto condividerlo maggiormente in commissione, io avrei gradito che ascoltasse le nostre richieste di mediazione. Non c’era un cenno esplicito volto a garantire la maternità; come c’era il diritto all’aborto, sarebbe stato auspicabile un diritto alla maternità. Chi abortisce spesso ha difficoltà economiche. Inoltre, avrei apprezzato che il rapporto toccasse anche il tema del congedo di maternità, che è molto diversificato in Europa. È stato difficile parlare con la Estrela, che ha voluto procedere in modo fortemente autonomo, a un certo punto la Estrela non ha voluto più discutere il testo in commissione. Se avesse “aggiustato” il testo “troppo pieno”, lo avrei votato, in fondo ero critica solo su due punti: obiezione di coscienza e diritto all’aborto. Per il primo punto avrei preferito che si dicesse che l’UE raccomandava agli stati membri di garantire il servizio a un aborto sicuro, rimuovendo gli ostacoli alla libertà della donna, pur garantendo l’obiezione di coscienza per i medici. Per il secondo punto, non mi sembra legittimo che l’UE sancisca il diritto all’aborto e lo imponga ai singoli stati. L’aborto non è un diritto umano, ma una libertà”. La Toia aggiunge che comunque il PD non è stato determinante sull’esito e che era chiaro sin da subito che sarebbe stato difficile arrivare a un’approvazione. Alla base del fallimento quindi, ci sarebbe il comportamento della Estrela, che non ha voluto e cercato un compromesso. Il rapporto Lunacek è stato oggetto di “ritocchi” ed è stato presentato in modo più conciliante, con toni meno accesi e radicali, sostiene la Toia. Insomma, ci si attacca al bon ton parlamentare per giustificare una scelta di astensione. In pratica, se ci avessero potuto mettere le mani e “rielaborarla”, l’avrebbero votata. Il testo, però non mi sembra così estremo e terribile, come ce lo vogliono presentare: l’ultima versione è stata molto alleggerita. Ma soprattutto, non c’era nessun pericolo reale di “incidere” sulla legislazione dei singoli stati. Qui c’è a mio avviso un errore di fondo: trattandosi di risoluzione non vincolante e non di direttiva, non ci sarebbe stato comunque un rischio di ingerenza europea sulla legislazione statale. Noi italiani poi siamo molto bravi a non applicare le direttive (per le quali paghiamo pesanti sanzioni). Tutto questo timore pertanto era infondato. Se il rapporto Estrela fosse passato, sarebbe stato un ottimo segnale di vitalità dell’UE. Perché il simbolico spesso è più forte ed efficace, perché la mancanza di una posizione ferma e decisa di Bruxelles potrebbe aprire spiragli pericolosi e dimostra una debolezza delle istituzioni comunitarie. A livello di partito poi si hanno delle posizioni divergenti, perché se a livello nazionale si presenta alla Camera (giugno 2013, n° 1/00074) una mozione contro l’uso strumentale dell’obiezione di coscienza (che impegna il governo a predisporre tutte le iniziative necessarie affinché nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali si attui il quarto comma dell’art. 9 della legge 194 del 1978, volto a garantire l’attuazione del diritto della donna a una scelta libera e consapevole) a livello europeo ci si comporta diversamente. Le varie anime del PD devono trovare una sintesi, una convergenza su questi temi. Occorre essere chiari e non titubanti in ogni sede, senza paure di contraccolpi o penalizzazioni alle urne. A quanto pare, proprio in seguito alla questione Estrela, le donne del PD hanno avviato un tavolo per discutere e giungere a una posizione comune sul tema. Dobbiamo vigilare sulla 194, che ricordo ha come titolo: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione di gravidanza”, pertanto contiene delle norme volte a garantire la salute, una maternità consapevole e l’autodeterminazione della donna. I risultati della 194 sono stati ottimi, basta guardare le statistiche sugli aborti, in forte flessione. Ora tocca a noi non vanificare tutti gli sforzi sinora compiuti.

Nel corso della serata si è parlato dell’impegno in merito all’anno europeo della conciliazione lavoro-famiglia e del programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-22/ricerca-come-accedere-finanziamenti-horizon-2020-in-palio-78-miliardi-112046.shtml?uuid=ABBEjze).

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La chiamano sussidiarietà, ma il suo nome è Pilato

Non si tratta certamente di una semplice coincidenza se ultimamente il tema del diritto alla salute della donna viene messo costantemente in discussione un po’ ovunque. Perché quando si parla di garantire la possibilità di un aborto sicuro stiamo parlando di salute. Non è impedendolo o rendendolo un percorso ad ostacoli che si tutela la donna. L’aborto non è stato, non è e non sarà mai un evento ‘banale’ nella vita di una donna, perché è un qualcosa con cui dovrà convivere ogni giorno e solo chi non ha a cuore la salute della donna può varare leggi come in Spagna o scatenare ciò che sta accadendo in Francia. C’è chi cavalca questa ondata reazionaria sulla pelle delle donne. Abbiamo vigilato poco e male se oggi ci troviamo sotto questo pesante attacco e vengono rimessi in discussione diritti faticosamente raggiunti. E poi c’è il fallimento a livello di Unione europea, che non è stata in grado di fornire una cornice legislativa unitaria per queste tematiche. Questo vuoto a livello comunitario apre le porte a una legislazione nazionale in balia di venti disparati e pericolosi. Una legislazione eterogenea e ballerina: 28 leggi diverse in materia di Ivg, Malta e Cipro dove è illegale, Irlanda e Polonia in cui è fortemente limitata. Dopo la bocciatura della mozione Estrela, l’Europa si è tirata fuori lasciando la questione agli stati membri. E la chiamano sussidiarietà.

Il 1° febbraio le donne spagnole hanno organizzato il Treno della Libertà e verrà consegnato (al Capo del Governo, al Presidente del Parlamento, alla Ministra Ana Mato, al Ministro Alberto Ruiz Gallardón (autore della proposta di legge) e ai vari gruppi parlamentari) questo documento per protestare contro il progetto di legge del governo Rajoy.

Sempre il 1 febbraio a Milano è previsto un presidio di donne sotto il consolato spagnolo, per solidarietà alle donne spagnole.

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