Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Storie di violenza domestica nell’Italia di oggi

#BookCity – Storie di violenza domestica nell’Italia di oggi

Contro ogni violenza sulle donne
17 novembre ore 17.30
presso SIAM – MILANO

Recitazione di brani letterari scelti del libro Il Canto delle Balene e dal libro Il manifesto di Venezia. Contro la violenza di genere, che raccoglie alcune storie di violenza domestica realmente accadute. Tratti da un’inchiesta giornalistica realizzata dall’autrice nel nordest i racconti contenuti nel libro vedono protagoniste quattro donne di diverse età ed estrazioni sociali, che in modi diversi hanno vissuto esperienze di violenza dentro le mura domestiche.
L’incontro intende attraverso l’approfondimento di un tema di drammatica attualità, la divulgazione di dati e di iniziative nonchè attraverso la lettura di brani scelti dal libro in oggetto proporre un momento di riflessione intergenerazionale sul tema della violenza domestica proprio nel mese di novembre dedicato alla sensibilizzazione per l’eliminazione della violenza sulle donne.

Con:
Diana De Marchi, Presidente Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili del Comune di Milano
Laura Capone Direttore editoriale LCE – Laura Capone Editore
Giuliana Grando psicanalista, già Supervisora del Centro Antiviolenza del Comune di Venezia, Presidente ABA Venezia
Simona Sforza blogger ed attivista politica
Giovanna Pastega giornalista e scrittrice
Claudia Casolaro, dance performer
Testi di Giovanna Pastega

Vi aspettiamo!

 

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Una risorsa da difendere e da valorizzare

L’incontro del 25 giugno (che avevo anticipato qui) ci ha chiarito meglio le idee sul progetto di riorganizzazione della Sanità lombarda, che investirà anche i consultori familiari, trasformandoli in centri per le famiglie. Il processo sembra inarrestabile, Regione e Asl vanno diritti verso l’attuazione del piano. L’assessore Pierfrancesco Majorino ha illustrato le competenze del Comune di Milano in materia di salute, in merito alle quali ha solo una responsabilità formale: con la regionalizzazione della Sanità, ciascuna regione è dotata di autonomia decisionale Questo porta a una disomogeneità dei servizi sul territorio nazionale, con gravi ripercussioni anche sulle politiche di tutela della salute dei cittadini. Il risultato è affidato alla buona volontà delle istituzioni coinvolte e alla loro capacità di creare sinergie e relazioni proficue.
In materia di consultori, purtroppo il Comune si trova di fronte al muro di gomma della Asl. Il Comune in occasione della presentazione del documento di programmazione annuale delle Asl (gennaio 2012 e 2013) ha mostrato le sue perplessità/contrarietà in merito alle scelte di riforma dei servizi. Con esito pari a zero.
In occasione della fase di creazione delle città metropolitane sarà importantissimo definire le competenze di ciascun attore coinvolto, specie in ambito sanitario.
L’assessora regionale Maria Cristina Cantù ha più volte precisato che la trasformazione dei consultori non è mirata a depotenziare i servizi rivolti alla donna, bensì si cercherà di occuparsi di famiglia a 360°. Gli effetti saranno tutti da verificare nei fatti, ma sembra quasi che si vogliano mettere in contrapposizione la salute della donna con quella della famiglia, come se fossero due entità distinte ed estranee. Come se non fossero intrecciate e ci fossero diritti primari e secondari. Noi donne “vinciamo” sempre l’ultimo posto nella classifica delle priorità.
Oggi siamo di fronte a nuove necessità per la tutela della salute, con la sessualità delle giovani donne e delle immigrate che necessitano di risposte e di attenzioni specifiche e mirate. Oggi, se vogliamo, c’è ancor più bisogno di servizi come quelli offerti dai consultori. Purtroppo, si effettua un calcolo meramente ragionieristico, di quadratura dei numeri, di contenimento della spesa. Per cui qualità, relazioni con gli utenti e risultati pratici sono di secondaria importanza, anzi sono fattori irrilevanti ai fini della pianificazione sanitaria. Inoltre, seguendo questo schema fondato meramente sul risparmio ad ogni costo, si vanno a intaccare i servizi di prevenzione, con un grosso impatto sul lungo periodo, in termini di maggiori costi di cura a carico del S.S.N.
Il Comune di Milano è impegnato sul fronte di una più efficiente organizzazione dei servizi sociali, al fine di intercettare meglio i bisogni e fornire soluzioni specifiche. Il Comune cerca di collaborare a stretto contatto con la Asl, ma la capacità del Comune di incidere sui progetti Asl sembra vicina allo zero. Al momento c’è l’idea di creare uno sportello unico di accesso ai servizi (per informare e gestire insieme i cittadini), da realizzarsi attraverso la collaborazione Comune di Milano-Asl. Vedremo cosa si riuscirà a realizzare in questo momento in cui la parola d’ordine non è sperimentare, ma tagliare.
La consigliera regionale Sara Valmaggi, molto impegnata sul fronte per la difesa dei consultori familiari, è intervenuta partendo da un dato di fatto: la legge regionale 44/1976 non è mai stata attuata veramente. Infatti, era previsto 1 consultorio per ogni 20.000 cittadine in età fertile. I dati parlano da soli: in zona 7 si arriva a 1 consultorio per 56.000 abitanti (tra pubblici e privati convenzionati). Il problema è aggravato dal fatto che molti consultori privati accreditati non applicano appieno la Legge 194, in ambito di aborto e contraccezione.
Qui, quiquiquiquiqui e qui alcuni dati del 2013 relativi ai consultori di Milano.
La volontà di risparmiare, concentrando i servizi di varia natura (donne, bambini, anziani, disabili), non contempla l’idea che la prevenzione sia una forma importantissima di investimento nel futuro.
Al momento è in atto una fase di accreditamento dei consultori pubblici e privati, sulla base dei seguenti criteri: la conformità delle strutture ospitanti i consultori, la tipologia di servizi offerti e le professionalità presenti. Sarebbe auspicabile che tra i criteri rientrasse la piena applicazione della legge 194.
Abbiamo chiesto notizie in merito al pagamento del ticket (tipicità lombarda, non prevista nella normativa nazionale) e all’obbligo di prescrizione medica per l’accesso ai consultori, due prassi fortemente criticate. Essendo di pertinenza della potestà regionale e rientrando nell’autonomia organizzativa e finanziaria nell’erogazione dei servizi, sono contemplati come “compartecipazione alla spesa” da parte dei cittadini. Sarebbe auspicabile che i servizi dei consultori rientrassero nei livelli essenziali di assistenza o che quanto meno i ticket siano commisurati al reddito.
Diana De Marchi, membro della segreteria del PD lombardo, è intervenuta riportandoci la sua esperienza di insegnante, sulla necessità di fare prevenzione e informazione presso le giovani generazioni, tornando a svolgere progetti sistematici e permanenti nelle scuole al fine di educare i ragazzi (anche delle medie) a una sessualità consapevole, a un’affettività equilibrata, alla conoscenza dei metodi contraccettivi, delle malattie sessualmente trasmissibili, del proprio corpo e dei propri diritti. I consultori devono tornare a svolgere questo ruolo di formazione specifica permanente e non solo subordinata all’iniziativa di singoli insegnanti o dirigenti scolastici. I consultori familiari pubblici devono essere messi in grado di tornare a svolgere queste attività in modo continuativo e questo può avvenire solo destinando loro maggiori risorse finanziarie e in termini di personale. Fare prevenzione e diffondere una maggiore consapevolezza sono strumenti indispesabili che dobbiamo salvaguardare, perché significa investire sul nostro futuro.
Per anni in Lombardia si è incentivata la competizione tra strutture pubbliche e private, ma con la progressiva sottrazione di risorse al pubblico (in particolar modo sui servizi territoriali come i consultori, non tanto nella creazione di nuovi ospedali) non lo si è messo in grado di attrezzarsi e di fornire un servizio di qualità. L’unico vero obiettivo è stato finora il pareggio di bilancio, a detrimento dello standard qualitativo dei servizi. Vi chiedo come si può chiedere di pagare una visita ginecologica nei consultori, senza che questi siano dotati di un ecografo? Siamo nel 2014. Come si può chiedere a una donna di fare la visita di base in consultorio, andare altrove a farsi l’ecografia e tornare con i risultati? La chiamate prevenzione? Può essere considerato un servizio efficiente? A me sembra solo che ci sia la volontà di un progressivo svuotamento delle funzioni dei consultori pubblici. Alla fine la gente preferirà i centri privati con più fondi, dotati di una strumentazione adeguata e aggiornata, che non costringa gli utenti a fare il ping pong tra due o più strutture.
Ricordiamoci che ogni servizio perso, ogni spazio che si chiude o si ridimensiona diventa difficile da recuperare. Restiamo vigili.

 

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Pericolose accelerazioni estive

tren de la libertad

In Spagna i Popolari non abbandonano l’idea del progetto di legge Gallardòn, che vorrebbe ridurre considerevolmente le fattispecie per poter abortire. Anzi, i sostenitori della proposta di legge sembra che vogliano approfittare della calura e della sonnolenza estive, per convertire l’ante-proyecto in un vero e proprio progetto di legge, da presentare in Parlamento a luglio. L’obiettivo è giungere a un’approvazione entro la fine dell’anno.
Ma nessuna di coloro che si mobilitò in occasione della manifestazione dello scorso 1 febbraio a Madrid ha intenzione di lasciar passare sotto silenzio questa improvvisa accelerata dei sostenitori della legge che potrebbe riportare la Spagna indietro di decenni. Quel tren de la libertad che portò nella capitale oltre centomila persone è pronto alla lucha e con esso tutte le reti (tra cui Women are Europe) che si sono formate in tutta Europa per dire no a questa legge che sarebbe una mannaia per i diritti all’autodeterminazione delle donne. L’aborto non può tornare a essere clandestino, le donne devono poter scegliere liberamente e veder garantito il loro diritto alla salute.
Il tren de la libertad è diventato un docu-film, frutto del collage del materiale girato da più di 80 registe, che hanno documentato la mobilitazione e la marcia che riempì le strade di Madrid il 1 febbraio. La “prima” è prevista nelle Asturie il prossimo 10 luglio. Qui il trailer. Qui l’elenco delle città spagnole in cui avverranno le proiezioni, gratuite.

Speriamo che questa importante testimonianza di mobilitazione giunga anche in Italia, dove la situazione non è rosea. Basti pensare al numero stratosferico di medici obiettori di coscienza e a come lentamente stiano (e non da oggi) cercando di tagliare le attività dei consultori familiari pubblici, favorendo quelli confessionali accreditati.
Se ci addormentiamo, pensando che da noi non si possa tornare indietro, è finita. Svegliamoci tutt* e difendiamo la Legge 194, chiediamo una sua piena applicazione in ogni parte d’Italia. Ricordiamoci inoltre l’importanza della legge 405 del 1975 che istituì i consultori familiari. Forse non tutti siete a conoscenza di ciò che sta accadendo in Lombardia, dove non solo si paga il ticket per le prestazioni del consultorio, ma sta per entrare in vigore la trasformazione dei consultori familiari in centri per la famiglia. La Regione Lombardia sta procedendo con la “ristrutturazione” dei consultori, che potrebbe snaturare le funzioni attribuite ai consultori dalla normativa nazionale, con il rischio di non assicurare più i servizi sanitari, sociali e psicologici per la salute della donna. Ne parliamo mercoledì 25 giugno a Milano, con Pierfrancesco Majorino, Diana De Marchi e Sara Valmaggi: qui l’evento su FB.

“La maternidad es una vocación como cualquier otra. Debería ser libremente elegida, y no impuesta sobre la mujer.”

Anaïs Nin.

 

Ringrazio Silvia Vaccaro per il suo articolo.

 

Aggiornamenti

Le donne spagnole non si fermano e scrivono una lettera aperta alla vicepresidente del governo spagnolo Soraya Sáenz de Santamaría per chiedere il ritiro dell’ante-proyecto di legge di cui parlavo. Speriamo!

Intanto si organizzano Falò di S. Giovanni per bruciare la proposta Gallardòn.

Si preannuncia un verano calentito 🙂

Say no to the new abortion law in Spain! In tante lingue diverse esprimiamo il nostro dissenso!

In molte città europee si tornerà in piazza per manifestare la nostra solidarietà alle donne spagnole. Qui alcune info sul sito WAE.

verano Caliente

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Impressioni di WAE!

Riporterò qui la mia esperienza dell’incontro che si è tenuto domenica 6 aprile a Milano, della rete Womenareurope.

Incontrarsi di persona, condividere idee, progetti, pensieri per me ha rappresentato un’occasione per uscire dal mio guscio quotidiano e fare squadra. Al termine della giornata, la mia sensazione era di aver ricevuto da ognuna delle donne presenti una sferzata incredibile di energia, di voglia di fare. Ne sono uscita arricchita e piena di nuovi spunti di riflessione. La condivisione aiuta a cambiare i propri orizzonti e punti di vista personali. Questo è successo e ne sono molto contenta.
Ho notato che è mancata la partecipazione della componente dei movimenti femminili più legati alla realtà dei centri sociali. Questo probabilmente spiega in parte l’esigua partecipazione della fascia 20-30. Mi è sembrata totalmente assente la fascia under 20, che evidentemente non siamo riuscite ad intercettare o a coinvolgere. La mia fascia 30-40 anni, ahimè, latita e partecipa poco: per fortuna ci sono delle mie coetanee eccezionali, che domenica scorsa mi hanno resa fiera della mia generazione. Non siamo poi messi così male.
Non seguirò l’iter preciso della giornata, ma vorrei annotare qui i punti che secondo me aiutano a dare un’idea di quanto ricco e variegato sia stato il dibattito.
L’incontro nazionale di domenica arriva dopo le giornate del 1 febbraio e dell’8 marzo, dopo i fatti di Spagna e la legge Gallardón, la bocciatura della mozione Estrela in UE. Il clima attorno ai diritti di autodeterminazione delle donne e i ripetuti tentativi, da più fronti, di smantellarli ci richiamano e ci spingono a tornare a mobilitarci e a farci sentire, in prima persona e come gruppi. I diritti acquisiti non lo sono mai per sempre, vanno alimentati e curati. L’idea della rete serve proprio a riunire le nostre forze, per non disperdere le nostre energie e l’efficacia delle nostre azioni. Occorre rompere la frammentarietà dei singoli movimenti e associazioni, cercando di condividere ciò che realizziamo sul territorio.
È emerso quanto sia difficile il rapporto con le istituzioni, che sono fondamentali se si desidera ottenere cambiamenti reali, effettivi, miglioramenti e tutele certe. Probabilmente dovremmo cercare di trovare i nostri interlocutori politici e istituzionali a livello europeo.
Troppo spesso si cerca la vittima, quando si parla di IVG: la donna, l’embrione. Questo è strumentale a creare dei sensi di colpa che gravano unicamente sulla donna, laddove si dovrebbe richiamare anche un ruolo/responsabilità maschile nell’ambito riproduttivo.
Sul tema dell’aborto, l’assenza di una riflessione pubblica ha rimosso questo tema, per cui manca una informazione adeguata anche in contesti centrali come le scuole mediche e professionali di specializzazione. Andando in pensione la generazione di medici che ha sostenuto la 194, rischiamo che aumentino le difficoltà di applicazione della legge. Occorre prevedere una formazione scientifica in merito, in grado di rispettare le singole posizioni del personale medico e paramedico, senza mettere a repentaglio la tutela della salute della donna, che va comunque garantita. Non dimentichiamoci il giuramento di Ippocrate e ciò che accade quando l’obiezione raggiunge i livelli di alcune regioni italiane.
Si è fatta strada una certa visione ideologica sul tema dell’aborto, quando invece si dovrebbe tornare alle origini, come sottrazione della sessualità dall’obbligo riproduttivo: la libertà di essere madri o di non esserlo.
Il tema della precarietà lavorativa e del reddito estende le sue ricadute in tutte le scelte, diventando precarietà sentimentale, affettiva, nei rapporti con l’altro. Il diritto a un’esistenza libera da pressioni, dalle angosce di sopravvivenza, può avere importanti riflessi sulla vita, di uomini e donne.
Si è accennato anche a una sorta di diritto universale alla maternità, con un tentativo di stabilire un reddito garantito.
Si è ricordato che, accogliendo il ricorso della LAIGA e dell’Ippf (International Planned Parenthood Federation), il Consiglio d’Europa ha riconosciuto che l’Italia non garantisce l’effettiva applicazione della Legge 194. La professoressa Marilisa D’amico ci ha illustrato il lavoro che è stato fatto per giungere a questo verdetto. Vedi qui.
Anna Pompili, ginecologa LAIGA, ha sottolineato la centralità della formazione per gli operatori del settore, che gli permetta di acquisire metodiche nuove. L’aborto è una scelta libera, e deve essere garantita la libertà di scegliere. Dobbiamo uscire dai sensi di colpa.
Anna Picciolini di Libere Tutte e Il Giardino dei ciliegi (Firenze), ha sostenuto che l’aborto è un problema di potere. La dichiarazione di scelta della donna rompe gli equilibri di un contesto che è sempre stato viziato da una mentalità patriarcale. Se la prima parola e l’ultima spettano alla donna, viene meno il potere di decisione esclusivo dell’uomo. La donna diviene consapevole del suo potere e della sua responsabilità, su cui si poggia la sua libertà.
Carla Ceccarelli, in rappresentanza delle donne democratiche PD, ha presentato la mozione per la salvaguardia e la valorizzazione dei consultori, che sta girando per il territorio milanese nei consigli di Zona, dopo un primo passaggio in Regione.
Nadia De Mond di Donne nella crisi, ha parlato delle iniziative (di cui anche una ad Atene) a sostegno delle donne in questo periodo di crisi economica. Non dimentichiamo gli effetti devastanti dei tagli alla Sanità greca di cui avevo scritto.
Monica Lanfranco di Genova, rivista Marea, ha lamentato la mancanza di conoscenza della radice storica del movimento femminista/femminile. Forse sarebbe opportuno far conoscere il contesto culturale e storico che portò al varo della 194, che ricordiamo è a tutela della maternità e per una procreazione autodeterminata e consapevole. Per non tornare all’aborto clandestino dobbiamo essere presenti, farci sentire, perché la memoria che fugge via è il cancro del nostro tempo. Dobbiamo riprendere il tema dell’autodeterminazione sui corpi, della sessualità, coinvolgendo maggiormente gli uomini.
Durante un intervento è stato ribadito che nessuna di noi è contro la vita, ma appunto perché siamo per la vita, nessuna di noi vuole imporre la nostra scelta a un’altra donna. Io riconosco all’altra donna la capacità di scegliere liberamente, perché alla base c’è un rispetto reciproco. La 194 è una legge per la vita, che protegge la salute delle donne. Nessuno può decidere al posto di una donna.
Esiste un diritto a vivere e non un diritto a nascere.
Ci siamo interrogate sul divario generazionale in merito a sessualità, autodeterminazione, aborto: cosa ha rappresentato per le generazioni degli anni ’70 e cosa rappresenta per le ultime generazioni. È cambiato il ruolo della donna, la società, il mondo del lavoro, le istituzioni, la rappresentanza femminile. Per questo Lea Melandri ci invita a tornare sulla nostra storia e su cosa possiamo ancora utilizzare del materiale del passato e cosa va rinnovato. La generazione che produsse la 194 si appassionava ai temi della sessualità e della maternità. Oggi dovremmo riuscire a spostare la questione femminile al rapporto uomo-donna, con una responsabilizzazione degli uomini sul tema della sessualità.
Luciana Bova da Reggio Calabria ci ha parlato delle iniziative che stanno portando avanti, attraverso ad esempio l’idea dei “consultori in piazza”, soluzione itinerante che rappresenta un importante passo per riappropriarsi degli spazi pubblici e parlare alle persone in modo diretto di sessualità consapevole. Questo significa creare spazi di democrazia partecipata, all’esterno, per farne una discussione pubblica e politica. Si parla in modo diretto con tutti, soprattutto con i più giovani, per avvicinarli a temi importanti come quello della contraccezione. Le donne del sud hanno una carica trascinante, coinvolgente. Le iniziative di Reggio ci insegnano che una nuova forma di mobilitazione è non solo possibile, ma è indispensabile. Gustatevi il loro flash mob alla Lorenzin.
A tal proposito è necessario riaffermare che la donna è un soggetto di scelta, di decisione, non deve essere vista come il contenitore di un altro oggetto che servirà poi al mondo della produzione.
Giulia del Collettivo Altereva di Torino ci ha parlato di cosa sta accadendo nei consultori piemontesi e di come stanno cercando di resistere al tentativo di Cota di far entrare il Movimento per la vita. Guardate cosa si inventano queste ragazze in gamba a Casale Monferrato e al Convegno di Federvita in Piemonte. A mio avviso sono una vera bomba! Concordo con Giulia quando afferma che molte donne strumentalizzano le tematiche femministe, utilizzandole come “taxi per la rappresentanza” e aggiungerei per la propria carriera politica o di potere. Questo offusca e vanifica l’attività di coloro che credono veramente nelle battaglie femministe. Quindi condivido l’auspicio che la nostra rete sia trasparente, aperta e sappia andare oltre le parole. Dobbiamo essere concrete al massimo.

“Dobbiamo incanalare le energie, tornare in piazza a parlare con le persone, lavorare su piccoli progetti/azioni” come si augura Eleonora Cirant. La posizione di Eleonora e la sua chiave di lettura mi è sembrata molto lucida: credo che sia la strada giusta da percorrere. Vi suggerisco il suo post sull’incontro del 6 aprile, che ho trovato perfetto. Anche quando ci interroghiamo sulla rappresentanza femminile nelle istituzioni, dobbiamo accertare di che qualità sono le donne che vengono scelte, altrimenti rischiamo che non vengano portate avanti le istanze per le donne.
Diana De Marchi del PD e di Usciamo dal silenzio ha proposto l’idea di stilare una carta di impegno sui temi femminili, da far sottoscrivere alle candidate politiche, in modo da esplicitare una loro posizione su questi fronti.
Essere donna non significa automaticamente essere brave, per questo forse le quote di genere non sono sufficienti da sole a garantire un buon risultato e una rappresentanza efficace. Se oggi la 194 è in pericolo, forse abbiamo sbagliato strategia. I temi della 194 sono rimasti in un alveo unicamente femminile, senza farlo diventare un problema di civiltà. Non si tratta di problemi di donne, non dobbiamo restare in un contesto di genere o di generazione: è una battaglia di civiltà, che avvantaggia uomini e donne, di età trasversali.
Il corpo della donna occupa spazio, la volontà di normarlo e di stringerlo in vincoli e catene è un modo di controllare la società, rientra in un ritorno di un pericoloso autoritarismo.
Libere di scegliere, concepire e abortire, legando insieme i temi della contraccezione, della maternità consapevole e dell’IVG. La libertà di disporre di sé e di trattare con l’altro sesso rispetto al proprio corpo.
Dalla giornata del 6 aprile siamo uscite con l’idea di formare una rete per condividere le esperienze di operatori/operatrici e movimenti e le informazioni in tema di contraccezione, sessualità consapevole, educazione sessuale, IVG legale e sicura per tutte. In pratica sarà un hub, un inizio di relazione per condividere successi e non, idee, progetti e pratiche.
La rete che vorremmo creare deve essere inclusiva, non gerarchica, aperta alle differenti posizioni e strategie per portare avanti le questioni femminili, per una sessualità libera e consapevole, per la tutela della salute riproduttiva delle donne.
Ci siamo date come impegno la redazione di un manifesto che tenga insieme i temi principali, le cose da fare, su cui possiamo facilmente convergere e sui quali concentrare i nostri sforzi futuri.

Alcuni contributi video e audio della giornata:

http://womenareurope.wordpress.com/2014/04/09/due-contributi-dalla-riunione-di-wae-raccolti-da-lanfranco-luciana-bova-e-assunta-sarlo/

http://womenareurope.wordpress.com/2014/04/09/registrazione-audio-assemblea-wae-del-6-aprile-a-milano/

 

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La forza del simbolico

IVG

Ieri sera, 20 febbraio, si è tenuto un incontro presso il circolo PD F.lli Cervi, tra le donne del PD milanese e l’europarlamentare del PD Patrizia Toia (ex Margherita). Un incontro che verteva sul tema delle politiche di genere in Europa. L’incontro è stato arricchito dalla partecipazione di Diana De Marchi, sempre incisiva, coerente e con le idee chiare. L’onorevole Toia è molto impegnata e dimostra una grande sensibilità e conoscenza dei temi. Un raro esempio di passione politica e di impegno serio. Proprio per questo si fa fatica a capire le motivazioni che hanno portato alla sua astensione (insieme ad altri 5 europarlamentari del PD) sulla risoluzione Estrela “salute e diritti sessuali e riproduttivi” (che chiedeva che l’aborto sicuro fosse un diritto garantito), facendo passare la mozione più soft del PPE. In pratica l’aborto non è passato come diritto umano. La vita del rapporto Estrela (eurodeputata portoghese del gruppo Socialisti e Democratici) è stata travagliata sin dal principio, il testo è stato rimaneggiato e corretto più volte, rinviato in commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere il 22 ottobre. Insomma, in un clima teso, avvelenato da proteste delle varie lobby e associazioni per la vita, l’UE ha manifestato la sua scarsa voglia di esprimere una raccomandazione in merito, lasciando gli stati membri liberi di seguire la propria strada. Peccato che l’attacco all’aborto sicuro ed alle pratiche di contraccezione e prevenzione sono in atto e sotto gli occhi di tutti, vedi la Spagna e anche l’Italia, dove 7 medici su 10 (secondo un’indagine de l’Espresso) sono obiettori di coscienza ed è in corso un ridimensionamento di molti consultori pubblici. Ricordiamo che l’IVG è vietata per legge a Malta, mentre Irlanda, Polonia e Lussemburgo hanno legislazioni molto restrittive. Abbiamo chiesto delucidazioni all’on. Toia, che si è dimostrata molto disponibile a illustrarci la sua versione dei fatti. Riporto una parafrasi di quanto riferito dall’on Toia: “Non si è trattato di questioni di genere (tanto che poi la stessa Toia ha votato a favore del rapporto Lunacek). È stato sbagliato l’approccio dell’on. Estrela, che ha voluto forzare le cose, portando un testo molto pieno e difficilmente condivisibile in Parlamento. Avrebbe dovuto condividerlo maggiormente in commissione, io avrei gradito che ascoltasse le nostre richieste di mediazione. Non c’era un cenno esplicito volto a garantire la maternità; come c’era il diritto all’aborto, sarebbe stato auspicabile un diritto alla maternità. Chi abortisce spesso ha difficoltà economiche. Inoltre, avrei apprezzato che il rapporto toccasse anche il tema del congedo di maternità, che è molto diversificato in Europa. È stato difficile parlare con la Estrela, che ha voluto procedere in modo fortemente autonomo, a un certo punto la Estrela non ha voluto più discutere il testo in commissione. Se avesse “aggiustato” il testo “troppo pieno”, lo avrei votato, in fondo ero critica solo su due punti: obiezione di coscienza e diritto all’aborto. Per il primo punto avrei preferito che si dicesse che l’UE raccomandava agli stati membri di garantire il servizio a un aborto sicuro, rimuovendo gli ostacoli alla libertà della donna, pur garantendo l’obiezione di coscienza per i medici. Per il secondo punto, non mi sembra legittimo che l’UE sancisca il diritto all’aborto e lo imponga ai singoli stati. L’aborto non è un diritto umano, ma una libertà”. La Toia aggiunge che comunque il PD non è stato determinante sull’esito e che era chiaro sin da subito che sarebbe stato difficile arrivare a un’approvazione. Alla base del fallimento quindi, ci sarebbe il comportamento della Estrela, che non ha voluto e cercato un compromesso. Il rapporto Lunacek è stato oggetto di “ritocchi” ed è stato presentato in modo più conciliante, con toni meno accesi e radicali, sostiene la Toia. Insomma, ci si attacca al bon ton parlamentare per giustificare una scelta di astensione. In pratica, se ci avessero potuto mettere le mani e “rielaborarla”, l’avrebbero votata. Il testo, però non mi sembra così estremo e terribile, come ce lo vogliono presentare: l’ultima versione è stata molto alleggerita. Ma soprattutto, non c’era nessun pericolo reale di “incidere” sulla legislazione dei singoli stati. Qui c’è a mio avviso un errore di fondo: trattandosi di risoluzione non vincolante e non di direttiva, non ci sarebbe stato comunque un rischio di ingerenza europea sulla legislazione statale. Noi italiani poi siamo molto bravi a non applicare le direttive (per le quali paghiamo pesanti sanzioni). Tutto questo timore pertanto era infondato. Se il rapporto Estrela fosse passato, sarebbe stato un ottimo segnale di vitalità dell’UE. Perché il simbolico spesso è più forte ed efficace, perché la mancanza di una posizione ferma e decisa di Bruxelles potrebbe aprire spiragli pericolosi e dimostra una debolezza delle istituzioni comunitarie. A livello di partito poi si hanno delle posizioni divergenti, perché se a livello nazionale si presenta alla Camera (giugno 2013, n° 1/00074) una mozione contro l’uso strumentale dell’obiezione di coscienza (che impegna il governo a predisporre tutte le iniziative necessarie affinché nell’organizzazione dei sistemi sanitari regionali si attui il quarto comma dell’art. 9 della legge 194 del 1978, volto a garantire l’attuazione del diritto della donna a una scelta libera e consapevole) a livello europeo ci si comporta diversamente. Le varie anime del PD devono trovare una sintesi, una convergenza su questi temi. Occorre essere chiari e non titubanti in ogni sede, senza paure di contraccolpi o penalizzazioni alle urne. A quanto pare, proprio in seguito alla questione Estrela, le donne del PD hanno avviato un tavolo per discutere e giungere a una posizione comune sul tema. Dobbiamo vigilare sulla 194, che ricordo ha come titolo: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione di gravidanza”, pertanto contiene delle norme volte a garantire la salute, una maternità consapevole e l’autodeterminazione della donna. I risultati della 194 sono stati ottimi, basta guardare le statistiche sugli aborti, in forte flessione. Ora tocca a noi non vanificare tutti gli sforzi sinora compiuti.

Nel corso della serata si è parlato dell’impegno in merito all’anno europeo della conciliazione lavoro-famiglia e del programma per la ricerca e l’innovazione Horizon 2020 (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-22/ricerca-come-accedere-finanziamenti-horizon-2020-in-palio-78-miliardi-112046.shtml?uuid=ABBEjze).

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#PerDiana che risultato!

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Ieri alle primarie regionali lombarde del PD è accaduto un fatto molto importante, a mio avviso. Diana De Marchi ha segnato un 42, 81% di preferenze, vincendo a Milano e in altri 5 capoluoghi su 12. Un segnale chiaro ai vertici. La base ha gli occhi aperti e non si lascia ingabbiare nelle solite logiche dettate dalla convenienza. Il risultato ha segnato un non plebiscito per Alfieri. Nonostante le premesse e i sabotaggi interni, Diana ha dimostrato che quando si fanno le cose bene i risultati arrivano e ritornano come conferme. In poco più di due settimane di campagna ha raggiunto questo risultato, ci sarà pure un motivo? Sicuramente avrà pesato ciò che sta accadendo a Roma. Lo strappo non dev’essere piaciuto a molti, diciamo quasi a nessuno con un po’ di amor politico. Ma al di là del quadro generale, ha contato molto la forza, la grinta e le idee che ha portato in giro Diana, non solo in questa occasione. Lei è la testimonianza di come occorra costruire un percorso nel lungo periodo, senza improvvisazioni o facili arrampicate al servizio di qualcuno. L’approccio deve essere quello della coerenza, della serietà, senza intrighi o calcoli personalistici. Questo è il PD che vorremmo. Il PD di Diana e di Pippo e di tanti altri che non si adeguano ad ogni costo, che non confondono la politica con i giochi di palazzo. Grazie Diana per aver scritto questa bella pagina.

 

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Il dissenso non è necessariamente un male

Di questi tempi coloro che sono capaci di dissentire e di proseguire in maniera coerente sono merce rara. La fretta di raggiungere posizioni di potere è talmente golosa e ottenebrante da escludere qualsiasi altro tipo di valutazioni. Ci si allinea troppo facilmente e si perde il senso critico e la visione globale. Soprattutto si corre il rischio di perdere il senso del bene comune, di cui molti si fregiano senza ragione. Gli ultimi episodi accaduti, a cavallo tra PD e governo avvalorano la mia premessa. Ma più che guardare ai piani alti del partito, vorrei parlare di un caso più particolare e “locale”. Lo scorso 12 febbraio si è tenuto a Milano il confronto tra i due candidati alle primarie regionali del prossimo 16 febbraio: Alessandro Alfieri e Diana De Marchi. L’ho trovato molto istruttivo ed emblematico sia per quanto concerne le diverse personalità e gli spiriti che animano il partito, sia per i contenuti e le differenti sensibilità. Posso dare un giudizio: 10 a zero per la De Marchi. Una donna che ha dimostrato energia, competenza, conoscenza del territorio, capacità di ascolto, misura, equilibrio e soprattutto idee chiare e senza alcun tentennamento, anche sulla sua perplessità in merito a un Renzi premier senza passare per le urne. Insomma, ciò che ti aspetteresti dal PD, da un partito moderno e serio, con la testa sulle spalle. Dall’altra parte un personaggio totalmente di apparato, tronfio, teso come una corda di violino, tanto da sbottare alla prima occasione di critica. Infatti, il predestinato e favorito Alfieri perde la calma subitissimo e si mostra piccato quando qualcuno della platea dissente su quello che dice. Ma c’è una chicca. Qualche giorno fa Ambrosoli aveva presentato in consiglio regionale una mozione per la depenalizzazione delle droghe leggere. In pratica si chiedeva di aprire un confronto sul tema. Risultato? Il PD non sostiene Ambrosoli (il candidato presidente del Patto civico, cui partecipava il PD, perdente alle scorse elezioni regionali). Motivo? Il 12 è stato piegato così da Alfieri (consigliere in Regione Lombardia): abbiamo saputo della mozione dai giornali, ci siamo confrontati con Ambrosoli e dovevamo sostenerlo, ma lui non si è presentato in aula e perciò alcuni del PD hanno deciso di non appoggiare la mozione. Il PD si è spaccato, ma non possiamo berci la spiegazione puerile di Alfieri: se sei d’accordo, lo sei anche in assenza del proponente. Forse Ambrosoli non si è presentato perché consapevole dell’ostilità dei suoi. Forse Ambrosoli ha pagato la poca chiarezza del PD su questo e su tanti altri temi. Un piccolo e fulgido esempio di com’è messo il PD.

Consiglio il pezzo di Nino Carella qui.

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