Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Alla MinistrA Maria Elena Boschi

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Posta prioritaria in materia di diritti e salute riproduttiva

A Maria Elena Boschi
Ministra con delega alle Pari Opportunità

 

Lo scorso febbraio noi attiviste di #‎ObiettiamoLaSanzione abbiamo inviato all’on. Laura Boldrini, in qualità di Presidente dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, una lettera che chiedeva alle deputate un impegno diretto alla riduzione delle nuove sanzioni economiche comminabili alle donne che ricorrono all’aborto clandestino.

Tali sanzioni hanno subito un enorme aggravio che ci appare palesemente ingiusto, soprattutto perché convinte che la scelta alla clandestinità sia causata dalla carenza di alternative legali, dato il numero rilevante, e ormai insostenibile, dei medici obiettori di coscienza nelle strutture pubbliche, condizione che connota in maniera determinante ed inequivocabile la scarsa applicazione della legge 194 nel nostro Paese.

Nella medesima lettera abbiamo anche avanzato la proposta di sollecitare le istituzioni competenti ad effettuare un puntuale monitoraggio del fenomeno degli aborti clandestini, la cui stima attualmente sfugge a rilievi ufficiali.

Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta, che sarebbe stata invece auspicabile soprattutto alla luce della recente pronuncia del Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa, chiamato in causa da un reclamo della Cgil.

Pronuncia che ribadisce come l’Italia non adotti “sia direttamente, sia in cooperazione con le organizzazioni pubbliche e private, adeguate misure volte in particolare ad eliminare per, quanto possibile, le cause di una salute deficitaria”, e che sancisce la condanna al nostro Paese per violazione della Carta Sociale Europea, perché “le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto”, previsti dalla normativa italiana.

Il mese scorso, in Parlamento, agli Stati Generali delle Amministratrici, la Presidente della Camera Laura Boldrini ha rimarcato che tra i doveri delle rappresentanti istituzionali v’è quello di “rimuovere gli ostacoli che le donne trovano, per le altre a loro favore”. Concordiamo con quanto espresso nel suo discorso, in merito alla necessità per le esponenti parlamentari e governative di “non passare come comete” ma “lasciare un segno”.

In quest’ottica, e nell’augurarLe buon lavoro, siamo fiduciose che Lei, Ministra Maria Elena Boschi, ora titolare della delega alle Pari Opportunità, esprima la propria contrarietà allo spropositato aumento delle sanzioni pecuniarie previste per le donne che abortiscono clandestinamente, ponendosi idealmente, e in particolare, dalla parte di quelle tra loro più deboli che vengono colpite da uno Stato vessatorio e incapace di garantire il loro diritto alla salute, come previsto dalla legge 194.

Così quel segno sarebbe ben marcato, sarebbe quel genere di solco generato solo dal sentirsi solidale con i bisogni e i diritti delle donne.

 

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

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Su legge 194 l’Europa porta Consiglio!

43 il fuso di Erdogan

 

Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha riconosciuto, in una pronuncia resa pubblica oggi, che l’Italia ha violato l’art. 11 della Carta Sociale Europea, con la quale vengono riconosciuti i diritti umani e le libertà, e stabiliti i meccanismi di controllo per garantirne il rispetto da parte degli Stati comunitari.
La decisione afferisce ad un reclamo presentato dalla Cgil, avente ad oggetto la violazione dei diritti delle donne che intendono accedere all’IVG ai sensi della Legge 194 e la violazione dei diritti dei medici non obiettori.

L’organismo comunitario ha stabilito che nel nostro Paese continuano a prevalere situazioni per le quali le donne che intendono chiedere un aborto possono essere costrette a trasferirsi in altre strutture sanitarie, in Italia o all’estero, o ad interrompere la loro la gravidanza senza l’appoggio o il controllo delle autorità sanitarie competenti, o possono essere dissuase dall’accedere ai servizi di aborto, che hanno invece diritto a ricevere ai sensi della legge 194.

A detta del Comitato, inoltre, la Cgil ha fornito un ampio numero di prove che dimostrano come il personale medico non obiettore affronti svantaggi diretti e indiretti, in termini di carico di lavoro, distribuzione degli incarichi, opportunità di carriera, consentendo così al Comitato stesso di rilevare che le strutture sanitarie italiane non hanno ancora adottato misure necessarie per rimediare alle carenze nel servizio causate dall’alta presenza di personale obiettore di coscienza.
Si osserva anche che il governo “non ha fornito nessuna prova che contraddica quanto sostenuto dal sindacato”.

Solo pochi mesi fa, a novembre 2015, nella relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194, si continuava a non rilevare problemi: “Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG e per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, non emergono criticità.”
Risulta evidente la distanza tra la relazione del Ministero della Salute e la realtà evidenziata dal Comitato europeo.

Le enormi difficoltà che incontrano le donne per poter accedere al servizio di IVG sono da anni sottovalutate, ridimensionate, derubricate a casi sporadici.
Oggi ci troviamo di fronte a un’altra condanna europea della condotta dell’Italia, alla quale ci auguriamo si dia questa volta una risposta efficace.

Le donne di #ObiettiamoLaSanzione, impegnate da tempo affinché in Italia ci sia una corretta applicazione della legge 194, tornano a chiedere agli organismi istituzionali competenti di attivarsi fattivamente nell’adempimento degli obblighi di legge, per sanare la situazione e assicurare il diritto alla salvaguardia della salute psico-fisica della donna.

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione

Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini giornalista
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Lea Fiorentini Pietrogrande attivista
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore Onlus
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger, attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

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L’Otto ieri, oggi e domani

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@Anarkikka

 

Il 22 febbraio scorso abbiamo dato il via a una tenace battaglia per chiedere ai Ministeri competenti di rivedere la decisione di innalzare fino a 10.000 euro le sanzioni per le donne che dovessero ricorrere agli aborti fuori dalle strutture accreditate, come previsto dalla legge 194/1978.

Ribadiamo che le donne sono le vittime di un sistema che ha reso l’accesso alle IVG un percorso ad ostacoli, a causa di un numero abnorme di personale obiettore di coscienza. Quindi, anziché indagare sulle cause di questo preoccupante ritorno alla clandestinità, fatto di stime al ribasso e superficiali, si è preferito depenalizzare (ben venga) e fissare una sanzione smisurata come se potesse essere un deterrente. L’unico effetto deterrente si avrà sulle donne che pur di non vedersi comminare la sanzione, preferiranno non recarsi in ospedale per farsi curare in caso di complicanze. L’effetto potrebbe essere estremamente pericoloso per la salute e la vita stessa delle donne.

Il gruppo di donne di #ObiettiamoLaSanzione e coloro che hanno sostenuto la protesta lanciata con il primo tweetstorm del 22, sinora hanno ricevuto solo una risposta in data 25 febbraio, quella del Ministero della Giustizia, da parte del Sottosegretario Gennaro Migliore che ha riferito in seguito all’interrogazione di Marisa Nicchi. Il commento del gruppo di attiviste #ObiettiamoLaSanzione è stato questo: in sintesi riteniamo inaccettabile un tempo di verifica e di monitoraggio lungo 18 mesi.

In parallelo, sempre il 25 febbraio, abbiamo inviato anche questa lettera aperta alle parlamentari, parte dell’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità.

Ancora un lungo silenzio.

Non ci siamo fermate e abbiamo deciso di manifestare l’otto marzo, lottando per le donne, con un nuovo tweetstorm indirizzato al Presidente del Consiglio, attuale responsabile delle Pari Opportunità, vista l’assenza di una Ministra o di un’altra delegata. Ancora un’ondata di proteste che hanno viaggiato via social e via email.

Ci aspettiamo delle risposte adeguate all’articolata lettera che abbiamo inviato all’Intergruppo, non possiamo accettare rinvii e silenzi, perché il tempo non è dalla nostra parte e i nostri diritti sono costantemente sotto attacco e affievoliti ogni giorno che passa. Manterremo alta l’attenzione su questo tema e vigileremo finché la situazione relativa alle sanzioni e quella più ampia sulla piena applicazione della 194 non riceveranno le giuste ed efficaci attenzioni e soluzioni. Non lasceremo che il silenzio seppellisca questa palese lesione di diritti.

 

Le donne promotrici di #ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
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Donatella Martini Donne InQuota
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Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

 

 

Per continuare ad aderire, lasciate un commento sotto questo post di Anarkikka:

http://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/21/obiettiamolasanzione/

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L’otto per le donne. E tu?

copertina fb page base

 

Le donne di ObiettiamoLaSanzione e tutte le persone che hanno aderito all’iniziativa, non abbassano la guardia!

L’8 marzo dalle 12,00 alle 14,00 nuovo tweetbombing a Matteo Renzi Responsabile Pari Opportunità, con il tweet:
A @matteorenzi Responsabile Pari Opportunità: L’OTTO PER LE DONNE. E TU? #‎ObiettiamoLaSanzione
con in allegato la vignetta qui in alto.

Condividete, fate girare!
Abbiamo bisogno di tutt* voi per continuare a tenere alta l’attenzione sull’ingiusto aumento di sanzioni alle donne costrette all’aborto clandestino e su una corretta applicazione della legge 194. Per vincere ci vuole costanza e determinazione!
Grazie a tutt*.

Le donne promotrici di ObiettiamoLaSanzione
Anarkikka attivista, vignettista
Barbara Bonomi Romagnoli giornalista, attivista
Monica Lanfranco giornalista, blogger
Loredana Lipperini
Donatella Martini Donne InQuota
Cristina Obber giornalista, scrittrice
Benedetta Pintus Pasionaria.it
Antonella Penati Federico nel cuore
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger, attivista
Paola Tavella giornalista
Lorella Zanardo Il corpo delle donne

Per saperne di più:
#ObiettiamoLaSanzione
#ObiettiamoLaSanzione Lettera aperta alle donne del Parlamento.
#ObiettiamoLaSanzione Al sottosegretario Gennaro Migliore
Intervento di Paola Tavella (a nome di tutte) alla conferenza stampa dell’Onorevole Nicchi
su ”Modifica della norma sulla super sanzione per l’interruzione di gravidanza al di fuori della legge 194”

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Tutto sotto controllo?

 

non siamo serene

 

Ieri è arrivata la risposta del Ministero della Giustizia all’interrogazione del 25 febbraio in Commissione Giustizia della Camera da Marisa Nicchi e Daniele Farina. Una delle numerose interrogazioni depositate sul tema. Ricordo quella di Roberta Agostini e di Delia Murer (qui).

A gennaio, come rilevavo qui, nel comunicato stampa del Governo leggevamo (QUI):

“L’obiettivo della riforma è quello di trasformare alcuni reati in illeciti amministrativi, anche per deflazionare il sistema penale, sostanziale e processuale, e per rendere più effettiva la sanzione. Si ritiene infatti che rispetto a tali illeciti abbia più forza di prevenzione, generale e speciale, una sanzione certa in tempi rapidi che la minaccia di un processo penale che per il particolare carattere dell’illecito e per i tempi stessi che scandiscono il procedimento penale rischia di causare la mancata sanzione.”

Oggi dalla risposta di Gennaro Migliore la ratio è questa:

“La ratio a cui si è ispirata la legge delega, oggetto della presente interrogazione, è quella di riordinare il sistema di incriminazione sulla base di criteri di razionalità, anche al fine di garantire la conoscibilità del precetto penale da parte del cittadino.”

Prima ci veniva suggerito che la certezza della sanzione e la riduzione dei tempi potessero diventare un deterrente, con addirittura uno scopo preventivo. Oggi è la razionalizzazione del sistema di incriminazione a giustificare questo decreto, con un gran minestrone di fattispecie. Tanti reati in un unico calderone. Nelle maglie di questa razionalizzazione è finito anche il secondo comma dell’art. 19 della legge 194/78, quello concernente gli aborti clandestini.

La depenalizzazione e il fatto che sia diventato reato amministrativo è di per sé una cosa positiva, ma non c’è da gioire se poi le sanzioni vengono innalzate e hanno un effetto pericoloso. Dovremmo ritenerci “fortunate” perché alla fine la sanzione amministrativa per l’aborto clandestino è stata inserita nello scaglione meno afflittivo, che però può raggiungere quota 10.000 euro?

“Il delitto di cui all’articolo 19 legge n. 194 del 1978 è stato, così, trasformato in illecito amministrativo e la relativa sanzione è stata determinata nella misura più lieve tra quelle introdotte dall’intervento di depenalizzazione.

I rilievi svolti dagli Onorevoli interroganti investono, in effetti, non già l’entità della sanzione prevista per l’aborto clandestino, quanto, piuttosto, la scala di grandezza degli scaglioni individuati.”

Con riferimento ai criteri di determinazione delle sanzioni amministrative, si rileva come nessuna osservazione, in punto di adeguatezza, è stata comunque sollevata dalle altre amministrazioni interessate alla delega, né in sede di parere delle Commissioni parlamentari.”

Nessuno ha mostrato dubbi e contrarietà su queste sanzioni (NESSUNA OSSERVAZIONE, TUTTO NORMALE). Nessuno negli organismi preposti si è posto alcun problema sull’appropriatezza e sulle ricadute di un innalzamento delle sanzioni. Se nessuna di noi si fosse accorta e ne avesse scritto, si fosse mobilitata, sarebbe passato tutto sotto silenzio, sommerso in un legiferare massivo, con un approccio privo di senso critico.

“Nondimeno, l’adeguatezza in concreto delle sanzioni determinate potrà essere riconsiderata all’esito del monitoraggio degli effetti del complessivo intervento di depenalizzazione, anche con interventi puntuali, che potrà essere utilmente condotta con il Ministero della Salute.
In questa prospettiva si ricorda, difatti, come l’articolo 1 comma 3 della stessa legge delega consente al Governo di adottare, nel termine di 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi, gli interventi correttivi che dovessero rivelarsi opportuni.”
Nella risposta di Migliore si legge che l’adeguatezza delle sanzioni (e quindi l’ipotesi di una rivalutazione delle stesse) sarà riconsiderata alla luce dei soliti monitoraggi del Ministero della Salute entro 18 mesi dall’ultimo dei decreti attuativi. Sappiamo benissimo i rischi che si corrono. Siamo ben abituate alle relazioni ministeriali in cui si racconta che va tutto bene, che le sanzioni sono efficaci, che non c’è nessuna criticità. Il risultato di un monitoraggio potrebbe chiudere il capitolo sanzioni senza sanare quello che abbiamo evidenziato nelle osservazioni dell’appello #ObiettiamoLaSanzione. Le correzioni potrebbero non esserci se non dovesse risultare necessario.
Questa è la prassi consueta, correggere a posteriori. Nel frattempo i rischi sono sempre quelli che abbiamo evidenziato, che le donne non si rechino più nei pronto soccorso in caso di complicazioni post aborto clandestino. Si avrebbero pertanto ricadute enormi sulla salute delle donne che non possono certo aspettare le verifiche del Ministero. La priorità è comprendere bene gli effetti di un inasprimento delle sanzioni, l’enorme danno che si produce alle donne che si trovano in una situazione delicata e difficile, per le quali la strada per una assistenza di qualità si inerpica e diventa sempre più incerta. Che tutela della salute è questa? Che garanzia c’è, se di fatto chiudi la saracinesca con una sanzione?
Quindi occorre intervenire non solo sulle sanzioni, ma sulle cause del ritorno alla clandestinità (vedi le percentuali di obiezione di coscienza del personale medico e paramedico) e sul fatto che continua a essere poco diffuso l’uso della pillola abortiva RU486.
Quindi? Continueremo a chiedere risposte certe e celeri, non siamo per niente serene. 

 

P.S.
Aggiornamento 29.02.2016
La Conferenza stampa di Marisa Nicchi sull’interrogazione in commissione Giustizia, in merito alle sanzioni per gli aborti clandestini. Una legge oltraggiata nel 35% delle strutture italiane.
http://webtv.camera.it/evento/9054
http://www.radioradicale.it/scheda/468172/modifica-della-norma-sulla-super-sanzione-per-linterruzione-di-gravidanza-al-di-fuori
Aggiornamento 04.03.2016
Questo è il contributo del gruppo #ObiettiamoLaSanzione in occasione della Conferenza stampa del 29.02.16 di Marisa Nicchi sull’interrogazione in commissione Giustizia, in merito alle sanzioni per gli aborti clandestini.
“ObiettiamoLaSanzione’, iniziativa sostenuta da migliaia di donne e uomini, decine di attiviste, giornalisti/e e associazioni mobilitate attraverso la campagna online‪#‎obiettiamolasanzione‬ che aveva un unico obiettivo, ossia manifestare la loro contrarietà a un incremento tanto penalizzante per le donne. Ringraziamo coloro che hanno presentato l’interrogazione sulla questione dell’inasprimento delle sanzioni. In sintesi, stiamo facendo, cito il sottosegretario Migliore, quelle osservazioni di inadeguatezza che nessuno a livello istituzionale pare abbia fatto in merito all’ultima norma a danno delle donne. Abbiamo scritto una lettera all’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità, presieduto dall’onorevole Boldrini, in cui chiediamo un intervento immediato sull’irresponsabile azione sanzionatoria in caso di aborto clandestino e un impegno più incisivo a salvaguardia della 194, che ricordiamo essere una legge per depenalizzare l’aborto e per renderlo un servizio sanitario garantito dallo Stato. Abbiamo inviato tale lettera con l’auspicio di una risposta che vada ad accogliere le nostre richieste. Tra le quali, che il tempo che deve intercorrere per la rivalutazione dell’entità della sanzione pecuniaria (dopo apposito monitoraggio del Ministero) sia impiegato per una disamina più accurata e puntale sugli aborti clandestini di quella che si evince dai dati ufficiali del Ministero della Salute, soprattutto alla luce del timore diffuso che una sanzione di questa entità possa scoraggiare le donne dal ricorrere alle cure ospedaliere in caso di bisogno. La nostra attenzione sarà particolarmente puntuale su ogni intervento e misura che le Istituzioni metteranno in campo su questo tema. Noi andremo avanti nel diffondere gli aggiornamenti sulla situazione, per portare alla conoscenza delle persone che ci seguono e hanno aderito all’iniziativa, quanto, e se e cosa si sta facendo o si farà in parlamento, per sanare questa gravissima situazione. Se verranno formulate proposte concrete e condivisibili, saremo pronte a condividerle.
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#ObiettiamoLaSanzione Lettera aperta alle donne del Parlamento

06 Casini apre ai Gay

 

Dopo l’appello e il successo del tweet bombing di lunedì 22 per protestare contro l’inasprimento delle sanzioni per le donne che abortiscono clandestinamente, come promesso, non ci siamo fermate. Oggi è stata spedita questa lettera aperta all’Intergruppo parlamentare, perché ci diano risposte precise non solo su come si intende sanare la questione delle sanzioni, ma anche sulla strategia più ampia, al fine di risolvere i numerosi problemi che concernono la (dis)applicazione della 194.

 

Lettera Aperta

On. Laura Boldrini

Presidente Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità

Gentile Presidente,

Il 22 febbraio scorso il gruppo #ObiettiamoLaSanzione è stato promotore di un tweetstorm e di una mailbombing contro il decreto n° 8 (entrato in vigore il 6 febbraio), che depenalizza il reato di aborto clandestino (disciplinato dall’Art. 19, co. 2, della legge 194/1978) ma al contempo prevede un innalzamento delle sanzioni (non più “fino a 51 euro”, ma “da 5.000 euro a 10.000 euro”).

Il provvedimento varato dal Governo ha il grave torto di ignorare un ritorno preoccupante agli aborti clandestini a causa di un abnorme numero di obiettori di coscienza. Per questo motivo la protesta ha ottenuto una ampia adesione testimoniando l’indignazione di donne e uomini, attiviste e attivisti, centri antiviolenza e associazioni promotrici di diritti civili contro una sanzione ingiusta che ri-vittimizza le donne.

Il 10 marzo 2014, il Comitato Europeo dei diritti sociali ha condannato l’Italia per la violazione dell’articolo 11 della Carta sociale europea che assicura il diritto alla salute perché ha mancato di mettere in atto le misure necessarie per consentire l’interruzione di gravidanza laddove siano presenti obiettori di coscienza. Il reclamo era stato depositato l’8 agosto 2012 e ha visto la partecipazione di diverse associazioni tra cui LAIGA.

Ora si è in attesa di conoscere il pronunciamento del Comitato Europeo dei Diritti sociali su secondo reclamo presentato nel 2012, dalla CGIL (Confederazione Generale Italiana del Lavoro) per far rispettare i diritti delle donne ma anche i diritti lavorativi dei medici non obiettori di coscienza.

Ogni anno il Ministero della Salute trasmette al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione della legge 194. Nonostante si riferisca che “non emergono criticità nei servizi di IVG” e si affermi che “Il numero di non obiettori risulta quindi congruo, anche a livello sub-regionale, rispetto alle IVG effettuate, e non dovrebbe creare problemi nel soddisfare la domanda di IVG”, la dura realtà che tante donne devono affrontare è ben diversa e i reclami di cui sopra lo testimoniano, così come le numerose proteste di operatori sanitari e associazioni nonché l’inchiesta andata in onda a Presa Diretta.

Le percentuali a cui è arrivata l’obiezione di coscienza creano problemi, l’iter previsto dalla 194 diventa un percorso a ostacoli, i 90 giorni consentiti spesso risultano un tempo strettissimo. Le percentuali parlano da sé: la media nazionale è del 70%, raggiunge quota 93,3% in Molise e in numerose regioni si aggira dall’80% in su. Questo, in alcuni casi, comporta l’obiezione di intere strutture, pratica vietata dalla 194. La migrazione interregionale non è cosa rara e per gli aborti terapeutici c’è chi va all’estero.

Chiediamo di esaminare senza indugio e in modo concreto e serio, il fenomeno degli aborti clandestini (quantificati con una rilevazione ferma al 2005 – tra i 12mila e i 15mila casi per le italiane e tra i tremila e i cinquemila per le straniere). La possibilità di acquisto di farmaci abortivi online rende la situazione ancora più pericolosa e difficile da fotografare, ma che bisogna in qualche modo arginare, proprio facilitando e rendendo realmente accessibile per tutte le donne il servizio di IVG. Non è sufficiente prevedere che le farmacie autorizzate alla vendita online abbiano un bollino di certificazione rilasciato dal ministero della Salute, perché sappiamo che le strade non sono solo quelle legali. I casi evidenti sono solo quelli che arrivano nei pronto soccorso.

Questo è il quadro in cui è stato approvato il decreto di depenalizzazione dell’aborto clandestino.

Ci rivolgiamo all’Intergruppo parlamentare per le donne, i diritti e le pari opportunità affinché il parlamento al più presto intervenga sul decreto legislativo n° 8 del 15 gennaio 2016 e riduca le sanzioni alle donne stabilendo cifre simboliche come prevedeva il vecchio testo di legge, che si dia piena attuazione alla legge 194/78, imponendo una quota ai medici e ai paramedici obiettori all’atto dell’assunzione e che le attuali strutture si allineino a tale disposizione per non incrementare il mercato degli aborti clandestini. Al fine di una corretta applicazione della legge è altresì doveroso mettere in campo azioni di prevenzione in maniera strutturata e sistematica, che si potenzino i consultori e che sia semplificato l’iter dell’aborto farmacologico, che la pratica dell’obiezione non violi il diritto alla salute psico-fisica e al rispetto delle donne.

 

Le promotrici del gruppo #ObiettiamoLaSanzione

Anarkikka

Monica Lanfranco

Loredana Lipperini

Cristina Obber

Antonella Penati (Federico nel cuore)

Lea Fiorentini Pietrogrande

Benedetta Pintus (Pasionaria.it)

Barbara Bonomi Romagnoli

Maddalena Robustelli

Paola Tavella

Simona Sforza

Nadia Somma

Lorella Zanardo

La rete delle reti

Donatella Martini (Ass. Donne in Quota)

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#ObiettiamoLaSanzione, il giorno dopo

@Anarkikka

@Anarkikka

 

Prima di ogni altra cosa desidero ringraziare tutte le donne che hanno organizzato e coloro che hanno sostenuto via Twitter e via email la campagna ‪#‎ObiettiamoLaSanzione‬. Un primo grazie speciale voglio farlo a Nadia Somma che ha fatto scoccare la scintilla e ci ha chiesto di organizzare insieme qualcosa, anche semplice, ma che ci facesse uscire dal silenzio. Un secondo grazie speciale a Stefania Spanò che ha subito messo a disposizione il suo talento, la sua creatività, le sue idee e tanto altro. Maddalena Robustelli sa quanto la stimo e quindi a lei va il mio ringraziamento speciale per il suo sostegno sempre attivo e pieno di passione e per il suo costante contributo nella definizione dell’iniziativa. Piano piano la nostra iniziativa ha preso forma, siamo artigiane dell’attivismo, non sarà tutto perfetto, ma quel che importa è la passione con cui lo facciamo, l’importante è non restare a braccia conserte.

Grazie per questa protesta spontanea, che dimostra ancora una volta come l’unità è essenziale. Alcune di noi avevano scritto e lanciato l’allarme sull’innalzamento delle sanzioni, ma per amplificare è necessario fare rete e gruppo. Lo sapete quanto io tenga a questo condividere le battaglie. Abbiamo dimostrato che possiamo unire le forze, anche se non la pensiamo nello stesso modo su tutto, su altre questioni. Per questo ringrazio le ragazze di Pasionaria. Siamo donne diverse tra noi, ciascuna con le proprie idee e questa è ricchezza, da mettere in campo sinergicamente. Questa è la chiave vincente, riuscire a superare gli steccati e andare dritto all’obiettivo. Tutto è avvenuto spontaneamente con un passaparola che ha prodotto un appello collettivo e un bel risultato partecipato. Abbiamo innescato una bella energia, una importante iniezione di fiducia per il proseguo.

trend 22feb

Sono contenta per come è andata, per me raggiungere anche solo una donna e una persona in più è un successo. Questa è stata sempre la filosofia del mio attivismo. La cosa più importante è stata far conoscere, tornare a parlare dei problemi che azzoppano la 194, dei quali la sanzione è solo il capitolo più recente.

Con i nostri tweet abbiamo evidenziato la pericolosità di certe scelte politiche a dir poco superficiali, che hanno ricadute gravi sulla salute delle donne. Perché con queste sanzioni le donne in caso di complicanze post aborto clandestino, preferiranno non recarsi al pronto soccorso mettendo a rischio la propria vita. Abbiamo chiesto una responsabilizzazione delle istituzioni, che devono fare luce sulle cause reali che portano le donne alla clandestinità. Abbiamo chiesto che il nostro Paese dia piena attuazione di quanto ci suggerisce l’UE in materia di salute sessuale e riproduttiva, attraverso un libero accesso alla contraccezione e alle interruzioni di gravidanza (Risoluzioni Tarabella e Panzeri). Lavoriamo migliorando i servizi per le donne (più consultori pubblici e convenzioni con i privati solo quando questi assicurano la piena applicazione delle leggi dello stato, come la 194), vogliamo rispetto e non essere colpevolizzate e sanzionate se l’obiezione di coscienza di fatto limita e rende un percorso ad ostacoli l’esercizio di un diritto come previsto dalla legge. Il tweet di Celeste Ingrao si unisce alle tante voci di donne che conoscono bene la realtà e dov’è il nodo:

 

Chiediamo un aggiornamento dei farmaci mutuabili, includendo contraccettivi ormonali di ultima generazione. Chiediamo una efficace educazione a una sessualità consapevole, alla contraccezione, alla conoscenza del proprio corpo, delle malattie sessualmente trasmissibili.

Non possiamo più delegare al fai da te, non possiamo più sperare in un incrocio casuale con la giusta informazione su questi temi. Insomma, basta fare gli struzzi! Non sono certo le sanzioni la panacea di problemi enormi alla cui radice c’è una profonda riluttanza e sordità da parte di chi dovrebbe programmare e governare a fare prevenzione in modo sistematico e non a singhiozzo. Non abbiamo bisogno di rassicurazioni, pretendiamo risposte serie e la certezza dei servizi pubblici.

L’obiezione a questi livelli è pura violenza, cieca disapplicazione dei diritti donna e assenza di una piena e seria tutela della salute.

Non ci lasceremo silenziare, continueremo finché la situazione non sarà rispettosa della dignità e della salute delle donne. Speriamo di riuscire a scendere in piazza: che possa aprirsi una primavera di rivendicazione dei nostri diritti, che ci porti a lottare per riportare alle prime pagine dell’agenda politica tanti problemi dimenticati che ci riguardano da vicinissimo.

Facciamo pressione affinché i progetti di legge depositati in materia di 194 e di regolamentazione del fenomeno dell’obiezione, non siano abbandonati nei cassetti ad ammuffire: i più validi e sensati devono essere discussi in commissione e approdare velocemente in Aula. Non abbiamo bisogno di azioni politiche di semplice testimonianza di impegno, le battaglie vanno portate avanti con costanza e portate a compimento. Dalle parole dobbiamo passare ai fatti, abbiamo già aspettato troppo, la 194 è stata svuotata negli anni e abbandonata per troppo tempo. Ci vuole una volontà politica specifica, e noi dobbiamo pretendere che ci diano risposte e che lo Stato si responsabilizzi su questo tema. Facciamo pressione, controlliamo, pungoliamo, monitoriamo. Basta silenzio sulla 194. Dobbiamo porre fine alla colpevolizzazione delle donne e a ogni tentativo di affievolimento dei loro diritti.

Tocca a noi proseguire con tenacia, dobbiamo continuare a lottare, a pretendere risposte, vigilare, tornare in piazza, chiedere l’esito delle interrogazioni che sono state depositate sul tema delle sanzioni e dell’obiezione, informare le altre donne quando i media mainstream oscurano notizie come quella dell’inasprimento delle sanzioni. Ne parlavamo ieri con Maddalena, e concordo con Paola Tavella e Nadia Somma: chiediamo alla Ministra della Salute e al Ministro della Giustizia di risponderci in Parlamento, bisogna fare il possibile affinché si apportino correttivi celeri a questa situazione che mette a repentaglio la salute e la vita delle donne. Non è tollerabile avere un diritto, sancito da una legge dello Stato, soggetto a mille “se” e “ma”, a mille variabili. Non è solo una questione di sanzioni, da rivedere è l’intero approccio sinora avuto nei confronti della 194, la cui applicazione è stata falsamente monitorata, quando di fatto si è permesso che gli obiettori si moltiplicassero a dismisura.

Continuiamo a farci sentire, non molliamo, questo è solo il primo passo per tornare a rendere pieni ed effettivi i diritti delle donne, perché il cammino è ancora molto lungo.. Non ci fermeremo qui e non ci lasceremo fermare!

Non torneremo al Medioevo, per evitarlo, oltre a chiedere che venga applicata pienamente la 194, dobbiamo però confrontarci con la realtà, perché nel 2016 le leggende e i falsi miti su contraccezione e sessualità sono ancora purtroppo diffusissimi.

 

 

Rassegna stampa

http://www.noidonne.org/blog.php?ID=06998

http://www.panorama.it/scienza/salute/aborto-clandestino-donne-sanzionate-fino-a-10mila-euro-la-protesta-sul-web/

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/22/aborto-lhashtag-obiettiamolasanzione-contro-le-multe/2486788/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=236392

http://www.left.it/2016/02/22/obiettiamolasanzione-tweetbombing-contro-la-multa-alle-donne-che-abortisono-clandestinamente/

http://magazinedelledonne.it/news/content/2209030-legge-sull-aborto-tweet-bombing-al-motto-di-obiettiamo-la-sanzione

http://letteradonna.it/219811/multe-aborto-clandestino-proteste-twitter/

http://www.jobsnews.it/2016/02/jobsnews-aderisce-alla-campagna-di-tweetbombing-contro-laumento-delle-sanzioni-per-laborto-clandestino/

http://www.rassegna.it/mobile/articoli/aborto-clandestino-tweetbombing-contro-linnalzamento-delle-sanzioni

https://medium.com/@ChiaraBaldi86/obiettiamolasanzione-in-difesa-delle-donne-contro-il-decreto-che-aumenta-le-multe-per-l-aborto-7c257da7879f#.oyq8ixbl1

http://www.marisanicchi.it/aborto-clandestino-contro-le-multe-una-mozione-parlamentare-e-una-petizione-su-change-org/

http://www.lastampa.it/2016/02/24/italia/cronache/la-rivolta-delle-donne-contro-la-supermulta-per-laborto-clandestino-wXvU1pEr6yFupKSzneLbXI/pagina.html

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2016/02/24/scorrete-lacrime-scrisse-il-poliziotto-sui-diritti-e-sullindifferenza/

http://www.repubblica.it/salute/2016/02/24/news/aborto_clandestino_su_web_dilaga_protesta_contro_maxi-multa-134164143/?ref=HREC1-4

 

2 commenti »

#ObiettiamoLaSanzione

06 Casini apre ai Gay

 

Lo scorso 15 gennaio 2016 il Governo ha approvato un decreto che depenalizza per la donna il reato di aborto clandestino ma al contempo prevede un innalzamento delle sanzioni: non più “fino a 51 euro”, ma “fino a 10.000 euro”.

Questo provvedimento non evidenzia le cause a monte di un ritorno preoccupante agli aborti clandestini tra cui innanzitutto un abnorme numero di obiettori di coscienza, la cui media nazionale del 70%, raggiunge in alcune regioni anche quote superiori al 90%.

Invece di incrementare l’educazione ad una contraccezione diffusa e di assicurare un servizio di IVG certo ed efficiente si sceglie di colpire economicamente le donne.

L’elevato numero di obiettori si traduce in enormi difficoltà di accesso ad un iter sicuro e celere, con tante donne costrette ad andare in altre regioni per poter interrompere la gravidanza. Il problema è tanto acuito dal fenomeno dell’obiezione di struttura, a causa della quale interi reparti ospedalieri non praticano le IVG e non applicano la legge, che persino i giornali esteri ne scrivono.

Il nostro auspicio è che si apra al più presto un dibattito istituzionale che porti lo Stato a farsi garante del diritto ad un aborto libero, gratuito e sicuro, per consentire alle donne la scelta di diventare madri liberamente e consapevolmente.

Chiediamo allo Stato risposte adeguate contro gli aborti clandestini e non aumenti di sanzioni economiche, e quindi rivendichiamo la concreta applicazione della 194, nata per salvaguardare la salute delle donne ma ad oggi svuotata di reali tutele a causa dell’obiezione di coscienza.

 

Per questi motivi domani lunedì 22 febbraio proveremo a portare all’attenzione del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e della Ministra della Salute Beatrice Lorenzin la nostra ”obiezione” con un tweetbombing, lanciando tutte in contemporanea, dalle 12,00 alle 14,00 e dalle 19,00 alle 21,00, questo tweet:

#ObiettiamoLaSanzione No all’aggravio delle sanzioni per l’aborto clandestino @matteorenzi @bealorenzin

con allegata la vignetta di Stefania Spanò con cui inizia questo post.

Chiediamo a chiunque voglia sostenere queste ragioni, di unirsi a noi fattivamente, partecipando al tweetbombing seguendo le indicazioni di cui sopra.
C’è bisogno di tutt*, per un diritto di tutt*!

Anarkikka attivista, vignettista
Loredana Lipperini
Cristina Obber
Pasionaria.it
Antonella Penati
Maddalena Robustelli
Simona Sforza blogger e attivista
Nadia Somma blogger e attivista
Lorella Zanardo

La rete delle reti femminili
Casa Internazionale delle Donne di Roma
Suny Vecchi Frigio

 

p.s.

Chi desidera partecipare e non usa Twitter può anche inviare una email. Quest’ultima dovrebbe avere come oggetto “Obiettiamo la sanzione” e come corpo questo testo, da destinare al Presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, matteo@governo.it, ed alla Ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, LORENZIN_B@CAMERA.IT. La mail dovrebbe concludersi con la propria firma.

Per adesioni, inserire un commento nel post di Anarkikka sull’Espressohttp://anarkikka.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/02/21/obiettiamolasanzione/

 

UN ENORME GRAZIE A TUTTE COLORO CHE HANNO LAVORATO IN QUESTI GIORNI E CHE DOMANI CONTRIBUIRANNO ATTIVAMENTE A QUESTA PROTESTA, UNITE E’ MEGLIO! 🙂

7 commenti »

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