Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Volemose bene

Alcuni hanno inaugurato una nuova era, definendola pax renziana. Io la vedo più come un “volemose bene” e mettiamoci una bella pietra sopra, chiudiamo tutte le polemiche e le questioni spinose e indigeste a chiave in una scatola e sotterriamola bene. Con buona pace di tutte le richieste di chiarezza. Eh no! Questo sarebbe come una porta in faccia al buon senso. Dopo la distribuzione di incarichi e il restyling del sito del Pd, che ora sembra diventato in tutto e per tutto il partito di uno solo, si apre la fase in cui il nostro segretario dovrà muovere le sue pedine e svelare i suoi piani. Altrimenti, ci saremmo tenuti la transizione di Epifani a oltranza. Ma si sa, ormai le arti di rinviare e di temporeggiare sono diventate la norma.

Ho rimuginato un po’ sulle primarie e ho deciso di scriverci ancora su stanotte, in preda a una tosse secca che non mi consente di dormire. Forse è il mio malessere che mi spinge a scrivere ancora su questo tema. Ho compreso che di errori veri e propri non ce ne sono stati, se non una ingenuità di fondo e una estrema fiducia nella capacità di ragionamento dell’elettore medio della sinistra. Ho scoperto che coloro che erano sempre stati avvezzi a ragionare e a scegliere consapevolmente e sulla base di criteri oggettivamente convincenti sarebbero giunti comunque alla conclusione di votare per Civati. Convincere gli altri, si è rivelata un’impresa spesso deludente. La cosa sconvolgente era sentirmi dire che tanto avrebbe vinto Renzi e che il mio impegno era vano. Sapevo di essere quella delle cause perse, ma questo non voler proprio neanche provarci mi lasciava basita, soprattutto se il mio interlocutore era giovane. Ormai ci siamo talmente abituati a seguire la strada battuta e a non seguire più le idee che noi riteniamo valide, ma quelle che gli altri ci portano a pensare tali, che non ci imbarchiamo se non siamo sicuri di essere sul cavallo vincente. Poi mi si deve spiegare cosa mai ci fosse in palio? Sì, lo so, io ragiono da pedina di scarso valore, sono la scheggia che pretende di scalfire anni e anni di prassi consolidata di politica imbolsita e inpoltronita. Poi ci sono coloro che non sarebbero mai venuti a votare, delusi e recalcitranti a qualsiasi chiamata alla partecipazione. Costoro li capivo e li capisco ancora di più oggi, che vedo mettere una bella roccia sul bisogno di chiarire alcuni punti cruciali della nostra storia recente. Il nuovo segretario ha avuto la meglio in questo deserto ‘affettivo’ e culturale. Ho capito che le cose si devono costruire nel tempo e insieme, come ha fatto Pippo, ma che non è sufficiente. Ci sono fattori che esulano i contenuti e la solidità di un progetto. Ci sono macchine politiche che si muovono su terreni che assomigliano più a una campagna di marketing che a un partito. Noi civatiani siamo stati esclusi dai mezzi di comunicazione consueti, in cui si sono annidati questi strumenti di pubblicità di cui parlavo. Chi è abituato a non mangiarsi la pappa pronta, precotta e predigerita, sta altrove e si informa. Non da ultimo, le primarie aperte hanno fatto confluire alle urne sia coloro che erano veramente interessati, sia coloro che erano completamente avulsi e che magari non erano nemmeno degli elettori Pd. Non so, ma continuo ad essere perplessa sull’opportunità di questa apertura per l’elezione di un segretario. Ma oramai ci siamo e dobbiamo archiviare l’esperienza. Noi civatiani abbiamo peccato di orgoglio per un grande progetto, che era ed è una delle cose più belle e importanti che la sinistra ha saputo produrre negli ultimi anni. L’orgoglio ci ha annebbiato la vista su ciò che poteva essere compreso dall’elettore medio e ciò che lo avrebbe potuto solleticare. Siamo stati troppo concreti, puntuali, capillari nei temi trattati e nelle proposte. Non abbiamo venduto fumo, ma, come ho detto più volte, 20 anni di Berlusconi hanno lasciato il segno: la gente si aspetta lo show e la battuta facile. Frasi semplici, di facile consumo e digestione. Una politica fast food, per vincere. Vincere, ma per fare cosa? A questo punto vedremo come andrà. Renzi deve mettersi al servizio del PD e non farne un partito al suo servizio. Noi civatiani siamo ancora qui, con la stessa energia e vigileremo. Pippo alla fine della campagna aveva i segni della stanchezza e del suo impegno sul volto, questo mi ha portato a riflettere sulla passione politica pura. Provate a osservare le immagini di fine campagna di Renzi.. Lo so, sono dettagli, ma dicono molte cose.

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Il 9 dicembre: il risveglio con Matteo

I risultati delle Primarie del PD sono sotto i nostri occhi. Renzi è il nostro nuovo segretario e spetta a lui ora dettare la linea del partito. Non ci sono dubbi su quanto desiderato da elettori, simpatizzanti ed esterni al PD: con queste Primarie aperte, che piaccia o meno, il verdetto ha premiato il rottamatore. Il che potrebbe essere un segnale positivo, si chiede un cambiamento, più o meno consapevole di ciò che potrebbe portare. Il compito che spetta, da oggi in poi, a tutti noi è quello di mantenere vivo il dialogo interno al partito, portare avanti i progetti nati e immaginati nel corso di questo eccezionale percorso pre-Primarie, delineare un progetto e un modello di sistema economico-sociale per il Paese intero, credibile, concreto e che sappia traghettarci fuori dalla crisi in cui siamo impantanati da tempo. Ciò che occorre fare è mettere da parte gli antagonismi e stendere un tappeto condiviso il più possibile per riformare l’Italia. Non possiamo permetterci scivoloni, l’ennesima scissione,  ma dobbiamo imparare a lavorare tutti fianco a fianco, condividendo lo stesso obiettivo: il benessere collettivo, uscendo da logiche clientelari, dalla corruzione, dai privilegi di pochi, da facili soluzioni sempre sulle spalle dei soliti noti, con il coraggio e la forza che un movimento progressista deve avere. Riportiamo a galla valori sociali ormai sopiti e coperti dalla polvere, rinvigoriamo la nostra capacità di riflessione e di dialettica produttiva, siamo curiosi e aperti, che non fa rima con l’essere schiavi o asserviti. Il nostro compito resta sempre lo stesso. Il laboratorio a cui ha dato vita Pippo continuerà a creare tessuto culturale a 360 gradi: ciò di cui abbiamo estremo bisogno. Ciò che abbiamo toccato con mano è l’energia vitale e positiva che può scaturire da un lavoro di squadra sincero e in cui ci si può rispecchiare. È stata una palestra e un modello di lavoro, di come si possono coinvolgere storie ed esperienze diverse per produrre, condividere e diffondere un progetto. Questa progettualità diffusa e questo spirito inclusivo non devono essere smarriti, devono diventare il consueto modus operandi del PD. Oggi questo bagaglio resta a disposizione del partito e del nuovo segretario. Siamo certi che dal terreno fertile dei civatiani continueranno a spuntare ancora numerosi fiori di idee. Il territorio e i circoli in primis saranno sempre più essenziali e indispensabili per mantenere vivo il progetto per cui è nato il PD.

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Perché Pippo

La mia storia personale e i miei studi hanno sempre viaggiato in parallelo con la politica, ma la mia partecipazione non è stata mai da militante in prima linea. Oggi qualcosa è cambiato. Con la nascita di mia figlia sono diventate più evidenti e a volte dirompenti alcune storture della nostra società. A ciò si è aggiunto un deterioramento del già precario rapporto tra società, politica e partito. Ciò che avevo sempre delegato ad altri a un certo punto ha iniziato a non essere più sostenibile, mi sono sentita richiamata a un impegno in prima persona. Perché ho avvertito che stavamo smarrendo il nostro universo di valori e che la sinistra si stava sciogliendo in un magma filo-liberista, persa nel suo inseguimento di una vittoria elettorale, come se questo tipo di successo potesse riassumere l’unica ragion d’essere di un partito come il PD. Il punto di non ritorno è coinciso con le ultime elezioni politiche e con l’affondamento di Prodi come presidente della repubblica. Dentro me è maturata pian piano l’idea di “esserci” e di giocare in prima persona all’interno del PD. Nel 2013 ho deciso di fare la tessera e di sostenere Civati, che seguivo già da tempo: è nata l’urgenza di correggere in extremis la linea smarrita e di coltivare la speranza di un futuro migliore per tutti noi. Ci sono temi che possono essere declinati solo grazie alla sensibilità di un grande partito di sinistra. Il nostro Paese deve recuperare la solidarietà di una collettività sana, che si ispira ai principi laici di onestà, uguaglianza, pari opportunità, meritocrazia e rispetto delle leggi in contrapposizione con le malattie croniche dell’evasione fiscale, del familismo e del nepotismo, del clientelismo, della corruzione e della violenza. Ci sono troppe istanze che aspettano di avere una risposta. Ecco, io ho trovato tutto questo nel documento programmatico che Pippo ha saputo costruire con un respiro collegiale e aperto. La differenza sostanziale è il suo modo di fare politica: insieme e per un futuro migliore per tutti noi, per tutti gli adulti di domani come Nina e Caterina. Nella speranza che quando diventeranno donne e madri sarà molto più semplice conciliare maternità e lavoro e le voci al femminile saranno la normalità e non una rarità. Civati ha dato un segnale importante in questo senso e non erano solo frasi di circostanza. E se devo fare un nome, io scelgo Debora Seracchiani. Iniziamo a cambiare, non possiamo rimandare, e insegniamo ai nostri figli ad essere sempre vigili e curiosi.

Se ci dovessimo svegliare il 9 dicembre con Pippo come segretario, sarebbe uno scenario meraviglioso. Noi civatiani ci crediamo. Hasta la victoria!! Sarebbe l’unica vera speranza di cambiamento. E comunque Pippo ha già vinto: con questa campagna ha coinvolto ed emozionato, ha riportato entusiasmo e voglia di fare bene in politica. Questa energia continuerà a propagarsi e a dare nuova linfa vitale al partito e non solo.

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Nel segno della democrazia all’interno del partito

iosostengocivati

Ieri si è consumata l’ennesima figuraccia del PD. L’assoluzione piena data dal PD alla Cancellieri mostra la debolezza di un partito davanti a ragioni incomprensibili di ragion di stato o meglio di uno status quo che ci vede commissariati e ingessati nelle larghe intese. Evidentemente non abbiamo ancora toccato il fondo, se continuiamo a bruciare così la nostra credibilità. Sembra che l’etica in politica sia diventata una specie di radice da estirpare in tutti i modi.

Oggi assistiamo al linciaggio dell’unica persona che ci ha provato a riportare un po’ di “pulizia” nell’andamento di questo PD, che governa complice del PDL. Pippo Civati ci ha provato, proponendo una mozione di sfiducia sul caso Cancellieri ai suoi compagni, che invece, come dei fedeli e succubi soldatini, si sono allineati a Letta in nome di non si sa quale terrificante auspicio. Si chiedeva a Pippo di astenersi e di non allinearsi. Civati è candidato alla segreteria del partito e in molte occasioni ha scelto strade solitarie e di netta contrapposizione con la linea del suo partito, ma in questa occasione ha scelto di seguire la maggioranza. La democrazia in un partito passa anche per queste strade. La democrazia è diversa dalla libertà: in democrazia si discute e poi si segue la volontà della maggioranza, salvo rare eccezioni. Socrate insegna. L’alternativa è scegliere di tirarsi fuori dalla comunità. Ma, credo che Civati voglia portare avanti il suo progetto all’interno del più ampio disegno del PD, altrimenti non si sarebbe proposto come segretario e avrebbe da tempo abbandonato il partito. Civati crede ancora nel PD e tutti dovremmo capire che questo è il momento di sostenerlo e di fare un salto in avanti, senza abbandonarci a sterili delusioni o a facili conclusioni.

Il fallimento è sempre un’opportunità, uno step imprescindibile per un possibile cambiamento.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” e noi nel letame ci siamo dentro fino al collo.

#Civoti #iosostengocivati

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Potrebbe succedere e dipende anche da te

Civati e Barca

Ci sono momenti in cui avverti maggiormente che è possibile cambiare e che devi attivarti in prima persona affinché qualcosa si realizzi davvero.

Ecco perché occorre darci una mossa, ora.

Immaginiamo una giornata tipo, dopo la primarie del PD, se Pippo dovesse farcela….

OGGI È UN GIORNO NUOVO.  Il 9 dicembre mi alzerei presto e andrei a Bologna, per prima cosa, per dare una tessera a Romano Prodi. Una tessera Gold per il 2014. Non è detto che accetterebbe, ma è necessario provarci.

CON SEL. Nel pomeriggio, chiederei un incontro ai gruppi parlamentari di Sel, per sottoscrivere ancora la carta d’intenti che facemmo firmare a tre milioni di persone giusto un anno fa, anche se sembrano passati secoli. E proporrei loro di fare un unico partito del centrosinistra, che farebbe bene sia al Pd sia a Sel.

LEGGE ELETTORALE NUOVA. Chiederei a Enrico Letta e ai ministri, viceministri e sottosegretari del Pd di incontrarci e parlarci francamente, sulla base delle indicazioni ricevute dagli elettori delle primarie. Sulla legge elettorale, per prima cosa (perché avremmo dovuto votare il ritorno al Mattarellum quando arrivò alla Camera, ormai sei mesi fa) e su un messaggio da dare sull’uguaglianza, subito, senza perderci in miliardi di mediazioni confuse e spesso fallimentari.

TAGLIO ALLE PENSIONI D’ORO. Chiederei un appuntamento a Giuliano Amato, per capire se lui non intenda dare l’ottimo esempio e rinunciare a due delle sue tre pensioni. E se dal punto di vista costituzionale i diritti acquisiti di chi sta bene non possano trovare un equilibrio con i diritti acquisiti (e negati) a chi sta male.

TAGLIO AI COSTI DELLA POLITICA. Lancerei una campagna di moralizzazione totale della politica, a cominciare dai costi degli enti locali per arrivare al Parlamento. Chiederei ai parlamentari del Pd di rinunciare a un terzo dello stipendio, non per darlo al Pd come fanno ora, ma per lasciarlo alla Camera e al Senato. E a chi tra loro abita a Roma di considerare se è il caso di percepire una diaria analoga a quella che riguarda i parlamentari che abitano nel Sud-Tirolo o in provincia di Nuoro.

NUOVA CLASSE DIRIGENTE PD. Ovviamente farei tutto quanto dopo avere sentito Cuperlo e Renzi e anche Pittella, perché mi sembra giusto fare così. E chiederei loro di indicarmi le persone migliori con cui costruire insieme il nuovo Partito democratico, che premi il merito e non l’appartenenza a questa o a quella corrente. La qualità e non la fedeltà.

CON FABRIZIO BARCA. Verso sera, come in quel film, offrirei un bicchiere di vino a Fabrizio Barca, per quello che ha fatto in questi mesi, restituendo alla politica il sapore antico dello studio e della riflessione ‘lunga’: gli chiederei di guidare un centro studi formidabile, all’aria aperta, diffuso sul territorio nazionale e autonomo: autonomo rispetto alla quotidianità della dichiarazione continua di tutti su tutto e autonomo rispetto alla mia stessa segreteria. Perché è così che si ragiona meglio, quando le persone possono dare il meglio di sé, senza condizionamento alcuno.

E POI, SULLA STRADA. Personalmente, rifletterei sul fatto se sia giusto rimanere in Parlamento o se non sia meglio dedicarsi esclusivamente al lavoro di segretario, anche perché dovremo girare molto con il nuovo gruppo dirigente (nuovo perché, senza toni eccessivi, lo cambieremo tutto, e spero si sia capito). Sui luoghi di lavoro, per prima cosa, in tutta Italia, in un viaggio tra piccole aziende e grandi stabilimenti, nelle startup e nei call center, nelle fabbriche e nei centri di ricerca. Dove le cose vanno bene e dove purtroppo le cose vanno malissimo. E dovremo stare la maggior parte del nostro tempo nella provincia del Paese, dove tutti o quasi si sentono lontani, non solo geograficamente, dai luoghi dove si prendono le decisioni.

Giuseppe Civati

 

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