Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Nuovo corso o restaurazione renzi-guidata?

Vorrei tanto che fosse veramente l’alba di un nuovo corso. Sinceramente, a pelle, ho visto riproposte le stesse logiche di sempre. Una spartizione (tranne rari casi) in chiave di restaurazione renzi-guidata per non dare troppo nell’occhio. Tanti ricchi premi per aver ben servito la causa. Ci sono molti importanti spunti “ispirati” dal programma di Civati, ma la sostanza la si vedrà solo tra qualche tempo. Soprattutto, si vedrà se il nuovo manterrà lo smalto e non perderà per strada idee e buoni propositi. Quello che più mi preoccupa è l’ennesima rincorsa degli altri, questa volta nei confronti di Grillo. Un lessico e dei toni in linea con l’arruffapopolo, uno stile che serve ad ammaliare un pubblico che potrebbe essere tranquillamente berlusconiano. Ammainata la bandiera contro Silvo, oggi ci ritroviamo con le stesse dinamiche di gioco.

Trovo molto lucida l’analisi di Davide Serafin.

Al di là delle questioni di quello che sarà o potrà essere, per le quali ci vorrebbe la sfera di cristallo, mi preme soffermarmi su un altro aspetto: come ne escono le donne? Sulla base dei numeri, si direbbe bene. Dovremmo gioire solo sulla base di questioni matematiche? Io ho trovato la riproposizione di logiche che io chiamerei cotillon per un “giusto servigio” al capo. Mi sbaglierò, ma a me pare in gran parte questo. Poi non ci lamentiamo dei nostri ruoli subalterni e perennemente riconoscenti al sommo uomo di turno. I nomi sembrano funzionali a un riconoscimento di un lavoro di sostegno incondizionato. Qualcuno mi può dire perchè? Alcuni nomi della nuova direzione, sia uomini che donne, fanno venire al pelle d’oca. Ci sono donne, nella nuova direzione nazionale del PD, che avrebbero potuto tranquillamente farsi strada per le proprie competenze, senza elemosinare niente. Eppure, salgono sul carro del sicuro (?) vincitore per giungere a destinazione. Il problema non è seguire Renzi, ma non accorgersi che forse il carro non porterà mai a compimento le promesse che più ci riguardano da vicino. Sino a quando non vedrò i fatti, rimarrò di questa idea. Il cambiamento era altrove e molte donne, per puro opportunismo personale, non lo hanno capito. Io continuerò a mantenere uno sguardo critico e a non accontentarmi delle promesse. Sarò una fuori dal tempo e dalle logiche correnti, ma a me piace essere così. Le mie idee non sono in vendita e non sono compatibili con il servilismo dilagante. Io scelgo, non seguo ad occhi chiusi o a scatola chiusa. Continuerò il mio lavoro nel mio circolo PD con l’entusiasmo di chi può dire di non essere aggiogabile.

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Ancora sul lavoro, senza diritti

Avevo già scritto in merito allo sfruttamento del lavoro da parte dell’industria tessile occidentale. Giovanni De Mauro ne parla nel suo editoriale di questa settimana su Internazionale. I diritti calpestati sotto i nostri occhi, a due passi da casa nostra.

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Il futuro parte dal presente

Ieri rileggevo questa analisi del giornalista danese Mads Frese apparsa su Internazionale n° 1029, poco prima della vittoria di Renzi alle Primarie del PD.

Emblematico il passaggio: “Invece è arrivato il momento di svegliarsi e guardarsi intorno per capire com’è ridotto il paese. Anche se si preferisce guardare al futuro, un progetto di cambiamento può convincere solo se parte da una rilettura del passato più recente. Altrimenti tutto si risolve nella semplice rimozione della situazione attuale”.

Ecco, questo è il nocciolo degli errori sin qui commessi dalla sinistra: scavalcare i passaggi che avrebbero previsto un’analisi, un’autocritica, una comoprensione del contesto. Abbiamo cercato di fare un esercizio di prospettiva sbilanciandoci in avanti, ma senza chairire il punto di partenza, come se si volesse fare un’analisi e comprensione del testo di un libro ancora non scritto, a priori.

Oggi mi imbatto in questa intervista al sempre lucido, ma ahimè dimenticato, Achille Occhetto e trovo conferma su alcune delle mie perplessità. Non ci dovrebbero essere dubbi e tentennamenti sui valori connaturati a un partito che si definisce di sinistra:

“Uguaglianza, solidarietà, capacità di stare sempre e comunque con i più deboli, il pacifismo spesso abbandonato stando dalla parte di guerre ingiuste, la non violenza. Valori che vanno incarnati in programmi di governo”.

Invece si rincorre una politica vecchia di oltre un decennio, il capitalismo dal volto umano di Blair, che ha contribuito a generare alcuni germi della crisi attuale.  Si cavalca la solita onda del cambiamento indolore, ma senza aver presente cosa è diventata l’Italia oggi e di come occorra prima intervenire su alcune delle più accese distorsioni economico-sociali, prima di riuscire a posare le fondamenta di un futuro sano ed organico. Senza questi passaggi preliminari, costruiremo di nuovo sulle sabbie mobili e il nostro progetto di sinistra si consumerà in un fallimento.

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Le canne al vento del PD

Leggendo questo post di Chiara Geloni, ho sussultato. Certo si tratta di un approccio molto “diretto”, una sorta di pugno sferrato, evidentemente, per una questione mai completamente metabolizzata dall’autrice. A un certo punto non si può più mandare giù il boccone amaro e vien fuori tutto in articoli come questo. Capisco appieno la Geloni, il problema è che in questo modo, pur affermando cose sacrosante, corre il rischio di crearsi più nemici che altro. Ritornando al mio sussulto, posso dire che le uscite della Madia di solito mi provocano gastrite. Qualcuno doveva pur dire qualcosa (di sincero) in merito alla Madia, prima o poi. Non trovo possibile che il PD arruoli gente con una tale biografia, tutta infarcita di amicizie, relazioni e salti su innumerevoli carri. Non trovo lusinghiero e coerente parlare di pari opportunità, di donne di talento da valorizzare, di onestà e pulizia quando ci sono personaggi siffatti, che hanno fatto di tutto pur di emergere. Se il mio partito vuole dare una sterzata, dobbiamo lasciarci alle spalle questi figurini. Siamo veramente poco decorosi e scarsamente credibili. Se poi, si leggono sostegni alla Madia di questo tipo, mi cascano le braccia completamente. Affoghiamo nella vergogna.

Post scriptum:

A quanto pare le vipere non si fermano e la povera Geloni continua ad essere vittima di attacchi, come questo di un altro fiore all’occhiello del PD, Alessandra Moretti. Mi duole dirlo, ma mi fa specie che si critichi la Geloni, che non ha fatto altro che dire cose palesi. Moretti cara, il silenzio in qualche caso non guasterebbe. Se questi sono i trascorsi

Post post scriptum:

12/12/13

Rileggendo quanto ho scritto ieri, mi sono resa conto di essermi lasciata andare nei toni. Solitamente, non è mia abitudine essere così dura, ma quando assisto a simili episodi di gogna non posso stare zitta. In un partito, tanto più se progressista, deve essere ammesso il diritto di critica, così come il diritto di replica, che in questo caso spetta alla Madia, che è nelle piene facoltà di rispondere puntualmente. Tutte le altre colleghe intervenute a difesa della Madia, avrebbero fatto meglio a restarne fuori. Non si può richiamare la solidarietà femminile, che qui non c’entra niente perché Chiara Geloni ha semplicemente posto delle questioni, com’è naturale per una che di mestiere fa la giornalista. Personalmente trovo più sinceri i post di Annagrazia Calabria di Forza Italia rispetto a ciò che scrive la Madia. Quanto meno la Calabria è coerente. Se l’obiettivo era rottamare, dovevamo dare un taglio anche all’opportunismo e al servilismo politico. Ma a quanto pare non ci siamo, se non viene tollerato chi parla fuori dal coro. Cosa dovremmo fare noi donne, cucirci le labbra e non fare mai interventi scomodi su altre donne? Non dobbiamo dire cose vere, pur di non cadere nella colpa di aver procurato un danno a una donna come noi? Tutte allineate? A questo punto mi vien da pensare che i nuovi avamposti femminili del PD siano sempre più simili alle deputate di Silvio che al modello Iotti.. Altri tempi davvero. 20 anni di Berlusconi hanno avuto anche questo effetto. Dobbiamo pensare con la nostra testolina,  ma non troppo,  e sopratutto stare attente a non esternare fuori dal copione. E poi, avere un bel visino e i giusti sostegni, non guasta mai. Questo è lo spazio riservato alle donne? Che bella famiglia democratica!

Aggiornamento ore 18:50 12/12/13:

Attendiamo ancora fiduciosi una replica puntuale dalla Madia e non questo.

Aggiornamento 13/12/13:

Roba da romanzo a puntate.. con zero risposte. Ecco l’ultimo capitolo uscito sul Corriere. Una vera barzelletta, triste davvero.

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Il 9 dicembre: il risveglio con Matteo

I risultati delle Primarie del PD sono sotto i nostri occhi. Renzi è il nostro nuovo segretario e spetta a lui ora dettare la linea del partito. Non ci sono dubbi su quanto desiderato da elettori, simpatizzanti ed esterni al PD: con queste Primarie aperte, che piaccia o meno, il verdetto ha premiato il rottamatore. Il che potrebbe essere un segnale positivo, si chiede un cambiamento, più o meno consapevole di ciò che potrebbe portare. Il compito che spetta, da oggi in poi, a tutti noi è quello di mantenere vivo il dialogo interno al partito, portare avanti i progetti nati e immaginati nel corso di questo eccezionale percorso pre-Primarie, delineare un progetto e un modello di sistema economico-sociale per il Paese intero, credibile, concreto e che sappia traghettarci fuori dalla crisi in cui siamo impantanati da tempo. Ciò che occorre fare è mettere da parte gli antagonismi e stendere un tappeto condiviso il più possibile per riformare l’Italia. Non possiamo permetterci scivoloni, l’ennesima scissione,  ma dobbiamo imparare a lavorare tutti fianco a fianco, condividendo lo stesso obiettivo: il benessere collettivo, uscendo da logiche clientelari, dalla corruzione, dai privilegi di pochi, da facili soluzioni sempre sulle spalle dei soliti noti, con il coraggio e la forza che un movimento progressista deve avere. Riportiamo a galla valori sociali ormai sopiti e coperti dalla polvere, rinvigoriamo la nostra capacità di riflessione e di dialettica produttiva, siamo curiosi e aperti, che non fa rima con l’essere schiavi o asserviti. Il nostro compito resta sempre lo stesso. Il laboratorio a cui ha dato vita Pippo continuerà a creare tessuto culturale a 360 gradi: ciò di cui abbiamo estremo bisogno. Ciò che abbiamo toccato con mano è l’energia vitale e positiva che può scaturire da un lavoro di squadra sincero e in cui ci si può rispecchiare. È stata una palestra e un modello di lavoro, di come si possono coinvolgere storie ed esperienze diverse per produrre, condividere e diffondere un progetto. Questa progettualità diffusa e questo spirito inclusivo non devono essere smarriti, devono diventare il consueto modus operandi del PD. Oggi questo bagaglio resta a disposizione del partito e del nuovo segretario. Siamo certi che dal terreno fertile dei civatiani continueranno a spuntare ancora numerosi fiori di idee. Il territorio e i circoli in primis saranno sempre più essenziali e indispensabili per mantenere vivo il progetto per cui è nato il PD.

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Perché Pippo

La mia storia personale e i miei studi hanno sempre viaggiato in parallelo con la politica, ma la mia partecipazione non è stata mai da militante in prima linea. Oggi qualcosa è cambiato. Con la nascita di mia figlia sono diventate più evidenti e a volte dirompenti alcune storture della nostra società. A ciò si è aggiunto un deterioramento del già precario rapporto tra società, politica e partito. Ciò che avevo sempre delegato ad altri a un certo punto ha iniziato a non essere più sostenibile, mi sono sentita richiamata a un impegno in prima persona. Perché ho avvertito che stavamo smarrendo il nostro universo di valori e che la sinistra si stava sciogliendo in un magma filo-liberista, persa nel suo inseguimento di una vittoria elettorale, come se questo tipo di successo potesse riassumere l’unica ragion d’essere di un partito come il PD. Il punto di non ritorno è coinciso con le ultime elezioni politiche e con l’affondamento di Prodi come presidente della repubblica. Dentro me è maturata pian piano l’idea di “esserci” e di giocare in prima persona all’interno del PD. Nel 2013 ho deciso di fare la tessera e di sostenere Civati, che seguivo già da tempo: è nata l’urgenza di correggere in extremis la linea smarrita e di coltivare la speranza di un futuro migliore per tutti noi. Ci sono temi che possono essere declinati solo grazie alla sensibilità di un grande partito di sinistra. Il nostro Paese deve recuperare la solidarietà di una collettività sana, che si ispira ai principi laici di onestà, uguaglianza, pari opportunità, meritocrazia e rispetto delle leggi in contrapposizione con le malattie croniche dell’evasione fiscale, del familismo e del nepotismo, del clientelismo, della corruzione e della violenza. Ci sono troppe istanze che aspettano di avere una risposta. Ecco, io ho trovato tutto questo nel documento programmatico che Pippo ha saputo costruire con un respiro collegiale e aperto. La differenza sostanziale è il suo modo di fare politica: insieme e per un futuro migliore per tutti noi, per tutti gli adulti di domani come Nina e Caterina. Nella speranza che quando diventeranno donne e madri sarà molto più semplice conciliare maternità e lavoro e le voci al femminile saranno la normalità e non una rarità. Civati ha dato un segnale importante in questo senso e non erano solo frasi di circostanza. E se devo fare un nome, io scelgo Debora Seracchiani. Iniziamo a cambiare, non possiamo rimandare, e insegniamo ai nostri figli ad essere sempre vigili e curiosi.

Se ci dovessimo svegliare il 9 dicembre con Pippo come segretario, sarebbe uno scenario meraviglioso. Noi civatiani ci crediamo. Hasta la victoria!! Sarebbe l’unica vera speranza di cambiamento. E comunque Pippo ha già vinto: con questa campagna ha coinvolto ed emozionato, ha riportato entusiasmo e voglia di fare bene in politica. Questa energia continuerà a propagarsi e a dare nuova linfa vitale al partito e non solo.

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Nel segno della democrazia all’interno del partito

iosostengocivati

Ieri si è consumata l’ennesima figuraccia del PD. L’assoluzione piena data dal PD alla Cancellieri mostra la debolezza di un partito davanti a ragioni incomprensibili di ragion di stato o meglio di uno status quo che ci vede commissariati e ingessati nelle larghe intese. Evidentemente non abbiamo ancora toccato il fondo, se continuiamo a bruciare così la nostra credibilità. Sembra che l’etica in politica sia diventata una specie di radice da estirpare in tutti i modi.

Oggi assistiamo al linciaggio dell’unica persona che ci ha provato a riportare un po’ di “pulizia” nell’andamento di questo PD, che governa complice del PDL. Pippo Civati ci ha provato, proponendo una mozione di sfiducia sul caso Cancellieri ai suoi compagni, che invece, come dei fedeli e succubi soldatini, si sono allineati a Letta in nome di non si sa quale terrificante auspicio. Si chiedeva a Pippo di astenersi e di non allinearsi. Civati è candidato alla segreteria del partito e in molte occasioni ha scelto strade solitarie e di netta contrapposizione con la linea del suo partito, ma in questa occasione ha scelto di seguire la maggioranza. La democrazia in un partito passa anche per queste strade. La democrazia è diversa dalla libertà: in democrazia si discute e poi si segue la volontà della maggioranza, salvo rare eccezioni. Socrate insegna. L’alternativa è scegliere di tirarsi fuori dalla comunità. Ma, credo che Civati voglia portare avanti il suo progetto all’interno del più ampio disegno del PD, altrimenti non si sarebbe proposto come segretario e avrebbe da tempo abbandonato il partito. Civati crede ancora nel PD e tutti dovremmo capire che questo è il momento di sostenerlo e di fare un salto in avanti, senza abbandonarci a sterili delusioni o a facili conclusioni.

Il fallimento è sempre un’opportunità, uno step imprescindibile per un possibile cambiamento.

“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” e noi nel letame ci siamo dentro fino al collo.

#Civoti #iosostengocivati

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Potrebbe succedere e dipende anche da te

Civati e Barca

Ci sono momenti in cui avverti maggiormente che è possibile cambiare e che devi attivarti in prima persona affinché qualcosa si realizzi davvero.

Ecco perché occorre darci una mossa, ora.

Immaginiamo una giornata tipo, dopo la primarie del PD, se Pippo dovesse farcela….

OGGI È UN GIORNO NUOVO.  Il 9 dicembre mi alzerei presto e andrei a Bologna, per prima cosa, per dare una tessera a Romano Prodi. Una tessera Gold per il 2014. Non è detto che accetterebbe, ma è necessario provarci.

CON SEL. Nel pomeriggio, chiederei un incontro ai gruppi parlamentari di Sel, per sottoscrivere ancora la carta d’intenti che facemmo firmare a tre milioni di persone giusto un anno fa, anche se sembrano passati secoli. E proporrei loro di fare un unico partito del centrosinistra, che farebbe bene sia al Pd sia a Sel.

LEGGE ELETTORALE NUOVA. Chiederei a Enrico Letta e ai ministri, viceministri e sottosegretari del Pd di incontrarci e parlarci francamente, sulla base delle indicazioni ricevute dagli elettori delle primarie. Sulla legge elettorale, per prima cosa (perché avremmo dovuto votare il ritorno al Mattarellum quando arrivò alla Camera, ormai sei mesi fa) e su un messaggio da dare sull’uguaglianza, subito, senza perderci in miliardi di mediazioni confuse e spesso fallimentari.

TAGLIO ALLE PENSIONI D’ORO. Chiederei un appuntamento a Giuliano Amato, per capire se lui non intenda dare l’ottimo esempio e rinunciare a due delle sue tre pensioni. E se dal punto di vista costituzionale i diritti acquisiti di chi sta bene non possano trovare un equilibrio con i diritti acquisiti (e negati) a chi sta male.

TAGLIO AI COSTI DELLA POLITICA. Lancerei una campagna di moralizzazione totale della politica, a cominciare dai costi degli enti locali per arrivare al Parlamento. Chiederei ai parlamentari del Pd di rinunciare a un terzo dello stipendio, non per darlo al Pd come fanno ora, ma per lasciarlo alla Camera e al Senato. E a chi tra loro abita a Roma di considerare se è il caso di percepire una diaria analoga a quella che riguarda i parlamentari che abitano nel Sud-Tirolo o in provincia di Nuoro.

NUOVA CLASSE DIRIGENTE PD. Ovviamente farei tutto quanto dopo avere sentito Cuperlo e Renzi e anche Pittella, perché mi sembra giusto fare così. E chiederei loro di indicarmi le persone migliori con cui costruire insieme il nuovo Partito democratico, che premi il merito e non l’appartenenza a questa o a quella corrente. La qualità e non la fedeltà.

CON FABRIZIO BARCA. Verso sera, come in quel film, offrirei un bicchiere di vino a Fabrizio Barca, per quello che ha fatto in questi mesi, restituendo alla politica il sapore antico dello studio e della riflessione ‘lunga’: gli chiederei di guidare un centro studi formidabile, all’aria aperta, diffuso sul territorio nazionale e autonomo: autonomo rispetto alla quotidianità della dichiarazione continua di tutti su tutto e autonomo rispetto alla mia stessa segreteria. Perché è così che si ragiona meglio, quando le persone possono dare il meglio di sé, senza condizionamento alcuno.

E POI, SULLA STRADA. Personalmente, rifletterei sul fatto se sia giusto rimanere in Parlamento o se non sia meglio dedicarsi esclusivamente al lavoro di segretario, anche perché dovremo girare molto con il nuovo gruppo dirigente (nuovo perché, senza toni eccessivi, lo cambieremo tutto, e spero si sia capito). Sui luoghi di lavoro, per prima cosa, in tutta Italia, in un viaggio tra piccole aziende e grandi stabilimenti, nelle startup e nei call center, nelle fabbriche e nei centri di ricerca. Dove le cose vanno bene e dove purtroppo le cose vanno malissimo. E dovremo stare la maggior parte del nostro tempo nella provincia del Paese, dove tutti o quasi si sentono lontani, non solo geograficamente, dai luoghi dove si prendono le decisioni.

Giuseppe Civati

 

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