Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Il populismo che congela e critica l’Europa (ma la sfrutta)

Non ci sono dubbi, il vecchio carattere reazionario dell’Europa prebellica non solo non muore mai, ma riemerge con prepotenza. In ogni Paese europeo, senza distinzioni di ricchezza, si hanno rigurgiti nostalgici di vario genere da parte di formazioni spesso molto eterogenee, ma che hanno un unico comun denominatore: attingere alla pancia di una piccola borghesia delusa e impoverita dalla crisi, solleticandone gli istinti meno nobili. La ricetta è sempre la stessa: chiusura a riccio entro i confini nazionali, xenofobia, autarchia, critica dell’UE ecc. Salvo poi voler partecipare alle elezioni europee per poter usufruire della legittimazione e dei benefici economici delle formazioni politiche che siederanno in Parlamento. Lo spiega benissimo José Ignacio Torreblanca: Le tante anime del populismo europeo.

La questione non è da sottovalutare, se poi accadono fatti tragici come questo: La morte del rapper greco.

La crisi e le misure di austerità portano anche questi regalini.. E la Germania non può più continuare a fare la maestrina: Il successo tedesco

Lascia un commento »

Le risorse del Paese

Un Paese che vuole crescere e non solo a parole, non avvierebbe mai una finanziaria e una serie di altre misure volte a “scoraggiare” chiunque voglia metter su famiglia. Tito Boeri, su Internazionale n° 1023, illustra bene i termini della questione: 18,5_Boeri. In un Paese dove la natalità è sempre più bassa e si diventa genitori in età sempre più avanzata, ci servivano proprio questi disincentivi a migliorare la situazione. Il tutto condito con il solito sarcasmo che viene utilizzato sempre più spesso ultimamente “non possiamo fare altrimenti”. Così, da un lato colpiamo sempre i soliti idioti e dall’altro demoliamo anche la sola idea di mettere al mondo dei figli. Eppure, sarebbe l’ora di rompere con certi tabù e ampliare le nostre vedute, visto che non sarebbe poi tanto malvagio iniziare a tassare chi ha davvero di più. A proposito, segnalo questo pezzo del Die Zeit: Tassare di più i ricchi non fa male. Le risorse sono sempre meno, ma rastrellare sempre dallo stesso pezzetto di umanità mi sembra criminale.

Lascia un commento »

Il 9 dicembre: il risveglio con Matteo

I risultati delle Primarie del PD sono sotto i nostri occhi. Renzi è il nostro nuovo segretario e spetta a lui ora dettare la linea del partito. Non ci sono dubbi su quanto desiderato da elettori, simpatizzanti ed esterni al PD: con queste Primarie aperte, che piaccia o meno, il verdetto ha premiato il rottamatore. Il che potrebbe essere un segnale positivo, si chiede un cambiamento, più o meno consapevole di ciò che potrebbe portare. Il compito che spetta, da oggi in poi, a tutti noi è quello di mantenere vivo il dialogo interno al partito, portare avanti i progetti nati e immaginati nel corso di questo eccezionale percorso pre-Primarie, delineare un progetto e un modello di sistema economico-sociale per il Paese intero, credibile, concreto e che sappia traghettarci fuori dalla crisi in cui siamo impantanati da tempo. Ciò che occorre fare è mettere da parte gli antagonismi e stendere un tappeto condiviso il più possibile per riformare l’Italia. Non possiamo permetterci scivoloni, l’ennesima scissione,  ma dobbiamo imparare a lavorare tutti fianco a fianco, condividendo lo stesso obiettivo: il benessere collettivo, uscendo da logiche clientelari, dalla corruzione, dai privilegi di pochi, da facili soluzioni sempre sulle spalle dei soliti noti, con il coraggio e la forza che un movimento progressista deve avere. Riportiamo a galla valori sociali ormai sopiti e coperti dalla polvere, rinvigoriamo la nostra capacità di riflessione e di dialettica produttiva, siamo curiosi e aperti, che non fa rima con l’essere schiavi o asserviti. Il nostro compito resta sempre lo stesso. Il laboratorio a cui ha dato vita Pippo continuerà a creare tessuto culturale a 360 gradi: ciò di cui abbiamo estremo bisogno. Ciò che abbiamo toccato con mano è l’energia vitale e positiva che può scaturire da un lavoro di squadra sincero e in cui ci si può rispecchiare. È stata una palestra e un modello di lavoro, di come si possono coinvolgere storie ed esperienze diverse per produrre, condividere e diffondere un progetto. Questa progettualità diffusa e questo spirito inclusivo non devono essere smarriti, devono diventare il consueto modus operandi del PD. Oggi questo bagaglio resta a disposizione del partito e del nuovo segretario. Siamo certi che dal terreno fertile dei civatiani continueranno a spuntare ancora numerosi fiori di idee. Il territorio e i circoli in primis saranno sempre più essenziali e indispensabili per mantenere vivo il progetto per cui è nato il PD.

Lascia un commento »

Il (semi)recupero di Marx

A proposito di lotta di classe, c’è chi recupera MarxLa rivincita di Marx_Internazionale1027 , per molto tempo considerato un visionario, le cui idee erano state smentite dai fatti. Liberismo, libero scambio, globalizzazione sembravano aver decretato il fallimento delle teorie di Marx, propagandando l’idea di una ricchezza che si sarebbe diffusa a vantaggio di tutti coloro che desideravano diventare ricchi. Tutti gli strumenti erano a portata di mano, semplici da applicare e da portare a proprio vantaggio. Certo, se tutto ciò fosse stato corretto, oggi saremmo tutti un po’ più felici e soddisfatti, non ci sarebbe la crisi e non sarebbe tanto acuto il conflitto sociale. Il divario tra ricchi e poveri non è mai stato così ampio e io aggiungerei anche che è sempre più percepibile un altro scontro: come accennavo qui, si tratta di una guerra tra poveri, una lotta per difendere il proprio, quel poco che si ha. Il capitalismo ha sviluppato questo escamotage, una sorta di sistema immunitario della ricchezza. Il fatto che chi oggi protesta contro questi assetti socio-economici esistenti non chieda più di rovesciarli, bensì solo di riformarli e di rivederli, in modo che siano più praticabili e sostenibili sul lungo periodo, tramite una semplice redistribuzione della ricchezza, contiene una chiara debolezza. Come si può chiedere al sistema di cambiare e di autoriformarsi? Il sistema che ha prodotto il disastroso gap attuale tra poveri e ricchi tende a massimizzare i suoi profitti, il suo successo e il suo potere. Il potere passa anche per il controllo totale di coloro che servono a produrre ricchezza, a qualunque condizione. I meccanismi di autocura che si immaginano, sono veramente di una ingenuità enorme. Vogliamo il cambiamento,  ma siamo pigri, ci trema la voce e il pensiero al solo immaginare di perdere questo nostro disastrato modello capital-consumistico. Vogliamo forze progressiste in grado di dare una sterzata significativa e poi ci preoccupiamo di non calpestare troppi piedi “importanti”, non vogliamo cambiare in modo sostanziale il modello, ci accontentiamo di una fantomatica elemosina,  perché di questo si tratterebbe. Dobbiamo esserne consapevoli fino in fondo. Questo per Marx non sarebbe stato immaginabile. Le opportunità per tutti passano per una profonda ridefinizione delle regole, dei patti, degli equilibri tra le forze socio-economiche, per un cambiamento dei modelli e degli stili di vita. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Interventi troppo tiepidi avrebbero l’efficacia dei pannicelli caldi, in stile Gattopardo.

Lascia un commento »

I modelli femminili e il sistema culturale

Alla fine della lettura di questo post Le prefiche di Silvio. (di Alessandra Moretti) sono rimasta un po’ perplessa.

Perplessità che in parte si estende anche all’autrice, perché il suo discorso apparirebbe più sincero e sentito se a farlo fosse un’altra donna. Io non penso che Berlusconi ci abbia trainato sin qui senza una nostra connivenza. Si tratta, a mio parere, di una lenta ma inequivocabile dispersione dei nostri valori, dei nostri punti di riferimento e di una sana capacità di crescere con la nostra testa e le nostre forze. Il Paese si è del tutto abbandonato tra le braccia di un sistema di classe dirigente che prometteva faville e felicità a vagonate. A molti ha fatto comodo così. Questa delega in bianco e questo disinteresse si sono poi trasferite nell’ambito privato, relazionale e personale. Insomma, Berlusconi (e non solo) ha trovato terreno fertile. Ci siamo comportati come ad una eterna festa, senza preoccuparci di cosa fosse la realtà. La realtà è ben più complessa e difficile di come ci hanno fatto credere. Se invece di propagandare l’annientamento dell’altro per poter avere successo nella vita, si sottolineasse l’importanza di concetti come la solidarietà sociale e il benessere collettivo forse non saremmo conciati così male. La cultura dovrebbe essere tra i primi pensieri, anziché venir relegata in cantina. Il bel visino e orpelli simili sono cose vecchie come il mondo, armi spuntate di chi non ha nient’altro su cui contare. Infine, non dimentichiamoci che spesso noi donne siamo vittime di noi stesse, se continuiamo a scegliere le scorciatoie e ci facciamo la guerra fra di noi. Un po’ di sana autocritica non ci farebbe male e ci permetterebbe di ricostruire su basi più solide.

Lascia un commento »

Potrebbe succedere e dipende anche da te

Civati e Barca

Ci sono momenti in cui avverti maggiormente che è possibile cambiare e che devi attivarti in prima persona affinché qualcosa si realizzi davvero.

Ecco perché occorre darci una mossa, ora.

Immaginiamo una giornata tipo, dopo la primarie del PD, se Pippo dovesse farcela….

OGGI È UN GIORNO NUOVO.  Il 9 dicembre mi alzerei presto e andrei a Bologna, per prima cosa, per dare una tessera a Romano Prodi. Una tessera Gold per il 2014. Non è detto che accetterebbe, ma è necessario provarci.

CON SEL. Nel pomeriggio, chiederei un incontro ai gruppi parlamentari di Sel, per sottoscrivere ancora la carta d’intenti che facemmo firmare a tre milioni di persone giusto un anno fa, anche se sembrano passati secoli. E proporrei loro di fare un unico partito del centrosinistra, che farebbe bene sia al Pd sia a Sel.

LEGGE ELETTORALE NUOVA. Chiederei a Enrico Letta e ai ministri, viceministri e sottosegretari del Pd di incontrarci e parlarci francamente, sulla base delle indicazioni ricevute dagli elettori delle primarie. Sulla legge elettorale, per prima cosa (perché avremmo dovuto votare il ritorno al Mattarellum quando arrivò alla Camera, ormai sei mesi fa) e su un messaggio da dare sull’uguaglianza, subito, senza perderci in miliardi di mediazioni confuse e spesso fallimentari.

TAGLIO ALLE PENSIONI D’ORO. Chiederei un appuntamento a Giuliano Amato, per capire se lui non intenda dare l’ottimo esempio e rinunciare a due delle sue tre pensioni. E se dal punto di vista costituzionale i diritti acquisiti di chi sta bene non possano trovare un equilibrio con i diritti acquisiti (e negati) a chi sta male.

TAGLIO AI COSTI DELLA POLITICA. Lancerei una campagna di moralizzazione totale della politica, a cominciare dai costi degli enti locali per arrivare al Parlamento. Chiederei ai parlamentari del Pd di rinunciare a un terzo dello stipendio, non per darlo al Pd come fanno ora, ma per lasciarlo alla Camera e al Senato. E a chi tra loro abita a Roma di considerare se è il caso di percepire una diaria analoga a quella che riguarda i parlamentari che abitano nel Sud-Tirolo o in provincia di Nuoro.

NUOVA CLASSE DIRIGENTE PD. Ovviamente farei tutto quanto dopo avere sentito Cuperlo e Renzi e anche Pittella, perché mi sembra giusto fare così. E chiederei loro di indicarmi le persone migliori con cui costruire insieme il nuovo Partito democratico, che premi il merito e non l’appartenenza a questa o a quella corrente. La qualità e non la fedeltà.

CON FABRIZIO BARCA. Verso sera, come in quel film, offrirei un bicchiere di vino a Fabrizio Barca, per quello che ha fatto in questi mesi, restituendo alla politica il sapore antico dello studio e della riflessione ‘lunga’: gli chiederei di guidare un centro studi formidabile, all’aria aperta, diffuso sul territorio nazionale e autonomo: autonomo rispetto alla quotidianità della dichiarazione continua di tutti su tutto e autonomo rispetto alla mia stessa segreteria. Perché è così che si ragiona meglio, quando le persone possono dare il meglio di sé, senza condizionamento alcuno.

E POI, SULLA STRADA. Personalmente, rifletterei sul fatto se sia giusto rimanere in Parlamento o se non sia meglio dedicarsi esclusivamente al lavoro di segretario, anche perché dovremo girare molto con il nuovo gruppo dirigente (nuovo perché, senza toni eccessivi, lo cambieremo tutto, e spero si sia capito). Sui luoghi di lavoro, per prima cosa, in tutta Italia, in un viaggio tra piccole aziende e grandi stabilimenti, nelle startup e nei call center, nelle fabbriche e nei centri di ricerca. Dove le cose vanno bene e dove purtroppo le cose vanno malissimo. E dovremo stare la maggior parte del nostro tempo nella provincia del Paese, dove tutti o quasi si sentono lontani, non solo geograficamente, dai luoghi dove si prendono le decisioni.

Giuseppe Civati

 

Dalla delusione alla speranza:

http://www.civati.it/temi/

Lascia un commento »

Ancora sulla democrazia in rete

Continuo a leggere articoli, a documentarmi sul tema della democrazia liquida, ma devo rassegnarmi: non capisco come possa funzionare e come alla fine si possa trovare più vantaggiosa della democrazia vecchia maniera.

Oggi leggevo questo articolo:

http://m.linkiesta.it/#/liquid-feedback

Mi chiedo, ma chi non è connesso alla rete, chi non sa usare la rete è automaticamente escluso dal gioco? E poi, se devo comunque delegare, cosa c’è di diverso rispetto alla democrazia rappresentativa? Il mezzo ipertecnologico garantisce davvero un maggior grado di partecipazione oppure è solo un falso mito e un gadget tecnologico per giocare a ‘governare’. Come al solito i problemi reali e importanti restano marginali: ci possiamo inventare mille nuovi strumenti, ma le idee e le azioni per realizzarle sono indispensabili. Non possiamo ridurre la politica al risultato di ibride forme di democrazia liquida, talmente imperscrutabili e incontrollabili da rendere le istituzioni e le decisioni frutto di opinioni superficiali. La gestione della cosa pubblica implica un grado di conoscenze e approfondimento molto ampio ed elevato. Non è come cliccare su ‘mi piace’ questo ristorante o questo vestito.

Vi segnalo questo video propagandistico di Casaleggio. Mi sembra emblematico. Parla da sè.

Lascia un commento »

Le figure dei demagoghi

Di questi tempi può essere utile rileggere il pensiero di Antonio Gramsci..

“La grande ambizione, oltre che necessaria per la lotta, non è neanche spregevole moralmente, tutt’altro: tutto sta nel vedere se l’ambizioso si eleva dopo aver fatto il deserto intorno a sé, o se il suo elevarsi è condizionato [consapevolmente] dall’elevarsi di tutto uno strato sociale e se l’ambizioso vede appunto la propria elevazione come elemento dell’elevazione generale.

Di solito si vede la lotta delle piccole ambizioni (del proprio particulare) contro la grande ambizione (che è indissolubile dal bene collettivo). Queste osservazioni sull’ambizione possono e devono essere collegate con altre sulla così detta demagogia.

Demagogia vuol dire parecchie cose: nel senso deteriore significa servirsi delle masse popolari, delle loro passioni sapientemente eccitate e nutrite, per i propri fini particolari, per le proprie piccole ambizioni (il parlamentarismo e l’elezionismo offrono un terreno propizio per questa forma particolare di demagogia, che culmina nel cesarismo e nel bonapartismo coi suoi regimi plebiscitari).

Ma se il capo non considera le masse umane come uno strumento servile, buono per raggiungere i propri scopi e poi buttar via, ma tende a raggiungere fini politici organici di cui queste masse sono il necessario protagonista storico, se il capo svolge opera “costituente” costruttiva, allora si ha una “demagogia” superiore; le masse non possono non essere aiutate a elevarsi attraverso l’elevarsi di singoli individui e di interi strati “culturali”.

Il “demagogo” deteriore pone se stesso come insostituibile, crea il deserto intorno a sé, sistematicamente schiaccia ed elimina i possibili concorrenti, vuole entrare in rapporto con le masse direttamente (plebiscito, ecc., grande oratoria, colpi di scena, apprato coreografico fantasmagorico: si tratta di ciò che il Michels ha chiamato “capo carismatico”).

Il capo politico dalla grande ambizione invece tende a suscitare uno strato uno stadio intermedio tra sé e la massa, a suscitare possibili “concorrenti” ed eguali, a elevare il livello di capacità delle masse, a creare elementi che possano sostituirlo nella funzione di capo. Egli pensa secondo gli interessi della massa e questi vogliono che un apparecchio di conquista [o di dominio] non si sfasci per la morte o il venir meno del singolo capo, ripiombando la massa nel caos e nell’impotenza primitiva.

Se è vero che ogni partito è partito di una sola classe, il capo deve poggiare su di questa ed elaborarne uno stato maggiore e tutta una gerarchia; se il capo è di origine “carismatica”, deve rinnegare la sua origine e lavorare a rendere organica la funzione della direzione, organica e coi caratteri della permanenza e continuità”.

dal Quaderno n. 6, Paragrafo 97, Pagine 771-772

 

Ringrazio Mila Spicola per il testo.

Lascia un commento »

Lavoro o non lavoro. Questo è il problema

Nel programma del PD ho trovato un accenno all’occupazione femminile. Si propone di “alleggerire la distribuzione del carico di lavoro e di cura nella famiglia, sostenendo una riforma del welfare, politiche di conciliazione e condivisione e varando un programma straordinario per la diffusione degli asili nido”. In teoria potrebbe essere un buon passo (non capisco in pratica cosa si intende per conciliazione e condivisione), ma chiunque abbia avuto un bambino, sa benissimo che il nido non basta a risolvere gli innumerevoli problemi. Nemmeno le 2 ore giornaliere di allattamento (nel primo anno) sono sufficienti per poter seguire un figlio. Soprattutto se la mamma ha un orario full-time e si deve barcamenare tra lavoro, casa e figli. La questione è che un bambino, specialmente al di sotto dei 3 anni, ha senza dubbio bisogno di particolari cure e della vicinanza della mamma (pur apprezzando gli sforzi del legislatore per permettere ai papà di avere dei permessi per i figli). Il nido è solo una parziale soluzione, considerando quante volte si può ammalare un bimbo e della necessità di salvaguardare il rapporto speciale che un figlio ha con la madre. Vorrei sapere se è umanamente concepibile che una madre esca di casa alle 7 e torni alle 20 o più, e riesca a stare con suo figlio solo il sabato e la domenica? Certamente c’è chi lo accetta e si tappa naso e orecchie. Invece, occorre, a mio avviso, incoraggiare forme contrattuali con orari flessibili che permettano alla donna di poter esserci nel quotidiano. Perché essere madri e mogli non sia ancora oggi incompatibile con il lavoro.

Lascia un commento »

Neo-

Cosa sta accadendo? È una domanda che mi frulla nella testa da qualche giorno. Stiamo assistendo a strani movimenti e fenomeni di geopolitica internazionale. Da un lato la Germania che si fa portavoce di un modello economico. Dall’altro la Francia che sta assumendo sempre più un ruolo di intervento attivo militare in Paesi extra-europei (vedi il Mali). Sicuramente sta mostrando un atteggiamento forte e deciso in politica estera. Questo poteva essere letto come una caratteristica tipica di un governo di destra. Oggi con Hollande sembra assumere altri tratti e alludere a qualcos’altro. È come se si sia formato un asse franco-germanico, che si traina dietro gli altri Paesi europei, che sta cercando di affermarsi come nuovo, ulteriore o alternativo (sicuramente non esclusivo, visti i tempi) perno internazionale in ambito di politica economica e militare. In un mondo policentrico, l’asse Francia-Germania potrebbe voler emergere per non uscire di scena dalla faccia della terra. Non si capisce se l’asse sia il frutto di una genesi involontaria oppure se sia basato su un piano concertato nei minimi dettagli. Inoltre, non è ancora ben chiaro se questo tentativo si profila in chiave europeista oppure affrancato dalla comunità europea. Si verifica una nuova forma di colonialismo mondiale, giocata con strumenti e azioni nuove, articolata in maniera anche più subdola e invisibile, ma che potrebbe rivelarsi molto efficace nella ristrutturazione degli equilibri mondiali: oggi più che mai fragili e transitori. Ultimamente gli USA sembrano più  concentrati sul fronte interno e sempre più disinteressati a un ruolo guida internazionale (visti i tanti fronti di guerra fallimentari in cui sono impegnati). Questa offerta di Obama (ci ha messo un po’) per un intervento/sostegno americano in Mali potrebbe essere un tentativo di non rimanere indietro e assenti da quell’area. Ma agli USA conviene partecipare a un nuovo fronte di guerra? Può essere una delle tante vie di uscita dai problemi interni?

Lascia un commento »

Le parole

Quanto sono importanti le parole? Da sempre, il potere delle parole è stato molto forte. Ci sono molti modi per dire la medesima cosa e numerosi escamotage per evitare di farsi capire. Sì, perché alcune persone preferiscono non comunicare in modo chiaro, ma edulcorare il messaggio.. tanto che poi il risultato appare ben diverso e “purificato”. A questo punto, per non correre il rischio di cadere nel medesimo malcostume, è necessario fare un esempio. Si parla di “società civile” che decide di rimboccarsi le maniche e scendere nell’agone politico, perché è arrivato il momento di agire. Già qui, mi viene la pelle d’oca, visto che l’ultima volta che qualcuno è sceso in campo, sappiamo bene com’è andata a finire. Ma vorrei analizzare un po’ la doppia parola in questione e capire bene come viene utilizzata e cosa intende celare. Ultimamente ci sono molte formazioni associative o pseudo politiche che utilizzano questa etichetta per autodefinirsi. Come i costruttori del buon Rino Gaetano, coloro che stanno decidendo di “imbarcarsi” per aiutare l’Italia vogliono morire in “odore di santità”, proponendosi come menti nuove, ispiratrici di soluzioni innovative. Sono i puri che si oppongono al vecchio strato di fango sotto il quale sta soffocando l’Italia. Vogliono somministrarci la pillolina di sonnifero e proporsi come il nuovo che avanza. Tutta questa ventata di aria pura sarebbe anche positiva, se non fosse una cortina fumogena montata ad arte. Se anziché parlare di  “società civile”, parlassimo di lobby? Questa nuova parola cambia notevolmente l’immagine immacolata che alcuni vogliono dare di sé. Se guardiamo i componenti di questi gruppi, sono tutti professori universitari, avvocati, dirigenti, capi d’industria, professionisti di vari settori, giornalisti, tutti ben inquadrati in una categoria ed ancora una volta impegnati a tenere in ordine il proprio orticello, fatto di amicizie e relazioni molto “utili”. Per cui, a volte le parole possono essere un modo per non dire la verità. Non sempre chi parla vuole comunicare. E costoro, che all’improvviso si sentono chiamati alla battaglia politica, come novelli De Gasperi, non sono altro che rampolli di lobby vecchie come il cucco o persone che in qualche momento della propria vita hanno fatto qualche “incontro” fortunato. . Ecco i self-made-man all’italiana…

Lascia un commento »

Fluido di democrazia

In base all’assioma per cui democrazia è partecipazione, sarebbe lecito, anche se utopistico, pensare che il nostro pensiero e le nostre opinioni possano in qualche modo essere immediatamente e tangibilmente applicate e possano pertanto concorrere all’istante alla formazione di un provvedimento legislativo. Sarebbe una specie di prêt-à-porter del voto. Come se una nazione moderna potesse rispecchiare il modello della polis greca e applicare formule di democrazia diretta. Indubbiamente sarebbe fantastico avere una partecipazione capillare alla decisione e alla formazione del corpus giuridico, una specie di televoto quotidiano, con il quale ciascuno potesse esprimere la propria scelta. Ciascun cittadino, più o meno cosciente e consapevole, potrebbe svegliarsi al mattino ed esprimere il suo voto su un argomento piuttosto che un altro. In caso di democrazia diretta, ciascuno dovrebbe essere in grado di assumersi quotidianamente la responsabilità di determinare dove va il baraccone. Vista l’impraticabilità di tale strada, è nata la democrazia rappresentativa. In mezzo al guado di queste due soluzioni, è emersa la formula della democrazia liquida. Si tratta di una specie di ibrido, che poggia tutto sulla delega e non sulla rappresentanza. La linea di confine è molto sottile. La formula “liquida” strizza l’occhio alla “diretta”, proponendosi come la rivoluzione del secolo e la panacea di tutti i mali, andando a solleticare i desideri della pancia di un elettorato che negli anni si è allontanato sempre più dalla cosa pubblica. La democrazia liquida di cui si parla tanto è a mio parere un falso fluido di giovinezza per la nostra democrazia mal ridotta. Qualsiasi piattaforma informatica, forum o simili sono strumenti di una fantomatica partecipazione universale, che non porta a nulla. Non si può ridurre tutto a un tweet. Questo approccio è frutto di una semplificazione e storpiatura di antichi topoi e di una loro malsana rilettura. Cosa accade alle opinioni di coloro che non partecipano a questi giochi? Non possiamo diventare schiavi di un mezzo, come può essere la rete. La democrazia liquida è un sistema che può funzionare benissimo in un’associazione, ma lo Stato non può essere ridotto a una realtà in stile “dopolavoro”. Tutti devono poter concorrere, attraverso i propri rappresentanti, alla determinazione della politica nazionale. Il sistema dei delegati ha i suoi limiti e pericoli, non tutto ciò che è tecnologico è sinonimo di sicurezza, affidabilità, trasparenza. Tutto è manipolabile e facilmente strumentalizzabile. Non possiamo essere certi che non ci possano essere dittature dei giocatori più attivi o che un click in stile “mi piace” sia più consapevole e saggio di una x sulla scheda elettorale. Il fatto che ciascuno può dire la sua in questa specie di piazza virtuale, non è garanzia di un miglioramento o di assenza di errore. Poniamoci alcune domande:

  1. Perché una persona decide di dedicarsi anima e corpo ad un’attività para-politica su una piattaforma web, investire il suo tempo in tale attività?
  2. Come può un comune cittadino, tra le sue innumerevoli occupazioni quotidiane (lavoro, casa, figli ecc.) essere in grado di “partecipare” attivamente al nuovo gioco della democrazia liquida?
  3. Rischiamo di ritornare ad un modello stile “camera dei Lord”, per cui la politica è in mano a pochi “delegati” che possono anche permettersi di non lavorare per vivere? Questa si chiama oligarchia, che ritengo più pericolosa della nostra attuale democrazia parlamentare.

La mania della rottamazione che sta dilagando in questi tempi di crisi, può essere comprensibile, ma attenzione: prima di rottamare la mia automobile, devo anche pensare cosa andrà a sostituirla, altrimenti, mi toccherà andare al lavoro a piedi. Se si decide che il modello del partito politico e gli strumenti di partecipazione non vanno più bene, si deve anche iniziare a proporre qualcosa di altrettanto valido, pena l’avanzare del vuoto, esattamente ciò di cui parlava Ende nella sua “La storia infinita”. E in tale caso sappiamo bene cosa ci aspetta. I partiti sono stati uno strumento basilare per garantire il funzionamento della macchina democratica. Sono stati un laboratorio importante per le idee nuove e la crescita della nostra classe politica, che pur non essendosi dimostrata sempre all’altezza del suo compito, ha generato personalità fondamentali della storia del nostro Paese. L’improvvisazione in politica, e non solo, raramente genera qualcosa di buono e duraturo. Una buona abitudine del cittadino dovrebbe essere quella di conservare sempre vigile il suo senso critico e non delegare “ciecamente” ad altri le decisioni. Nei partiti andrebbe incentivato il pensiero “pro-attivo”. E se proprio vogliamo rottamare qualcosa, scegliamo di mandare in discarica il clientelismo che avvelena la vita del nostro Paese.

Lascia un commento »

tiritere72663953.wordpress.com/

"Alle giovani dico sempre di non abbassare la guardia, non si sa mai". Miriam Mafai

Il blog di Paola Bocci

Vi porto in Regione con me

Non Una Di Meno - Milano

Contro la violenza maschile sulle donne e tutte le forme di violenza di genere

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

PARLA DELLA RUSSIA

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Critical thinking

Sociology, social policy, human rights

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Il Golem Femmina

Passare passioni, poesia, bellezza. Essere. Antigone contraria all'accidia del vivere quotidiano

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

La felicità delle donne è sempre ribelle

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

idee di psicologia e psicoterapia

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine