Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

A tutte le donne

su 3 giugno 2019

Dalla mostra fotografica Anche per te – Per tutte le donne vittime di violenza, a cura del fotografo Fedele Costadura


Su questo blog spesso cerco di offrire uno spazio di informazione sui presidi territoriali, per illuminare l’ottimo lavoro di tanti soggetti, delle operatrici che ogni giorno di occupano di sostenere le donne.

L’anno scorso avevamo inaugurato il giardino Zoia 105 e con esso la prima panchina rossa contro la violenza maschile sulle donne del Municipio 7. 

Ho intervistato la dottoressa Parvaneh Hassibi, responsabile del CASD Centro Ascolto e Soccorso Donna, dell’Asst Santi Paolo e Carlo di Milano.

Il CASD (qui il pieghevole), nato nell’ottobre 2015, è composto da due strutture distinte:

  • Centro salute e ascolto delle donne immigrate e i loro bambini
  • Centro Ascolto e Soccorso Donna

 

Ho visitato gli spazi ubicati al terzo piano dell’ospedale San Carlo Borromeo (nella struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia).

Il Centro opera all’interno dell’ospedale, che ha un bacino di utenza molto vasto. I casi di violenza sono circa 400 all’anno, ma si tratta di un numero relativo a quanto emerge e arriva alla struttura. Se confrontati con le stime nazionali sicuramente si riesce a rilevare solo una minima parte, la punta di un iceberg del fenomeno della violenza contro le donne. Gli accessi in P.S. in un anno sono circa 200mila, di cui circa la metà donne. Dei circa 400 casi di violenza, solo 1/3 arriva al Casd: gli altri sono spesso classificati in modo diverso e solo dopo una attenta analisi del referto possono essere ricondotti a violenza. Ogni giorno, racconta la dottoressa Hassibi, vengono consultati i database degli accessi, alla ricerca di casi di traumi da aggressione, accidentali, stress post lite in famiglia. È evidentemente che il rischio di sottovalutare la violenza e di derubricarla a lite o a conflitto coniugale è elevatissimo. Un elemento che penalizza non poco questo lavoro è il fatto che i sistemi informativi tra San Paolo e San Carlo sono diversi e non comunicano tra loro. In futuro si spera che venga sviluppato un sistema che consenta di verificare se una donna ha fatto altri accessi in altre strutture ospedaliere, per motivi analoghi. Questo meccanismo consentirebbe un diverso approccio del personale, una comprensione dei fatti più accurata e soprattutto garantirebbe una refertazione più adeguata, di tracciare tutti gli episodi di violenza e di metterli in connessione tra loro.

I dati dell’anno scorso rilevano una notevole distanza tra i casi di violenza attenzionati nei due ospedali.

Il San Paolo non ha personale dedicato, ma si avvale della collaborazione di personale dell’ospedale e di professionisti del reparto di psicologia clinica e degli assistenti sociali che si sono resi disponibili a intervenire in caso di necessità e di segnalazioni provenienti dal P.S.

Il Casd, come molti altri presidi e centri antiviolenza, avrebbe bisogno di investimenti maggiori, soprattutto per espandere le ore di attività per alcune specialità, in primis per il sostegno psicologico.

Il rischio di “perdere” le donne è alto e inaccettabile. Occorre trovare i fondi, per dare risposte e ascolto tempestivo alle donne che sono riuscite a trovare la forza di chiedere aiuto.

Dei 400 casi di cui si parlava in precedenza, solo 1/3 viene identificato precisamente e “trasmesso” al Casd. Non tutti i colleghi del P.S. completano adeguatamente la scheda di accoglienza, su questo le operatrici del Casd tornano e insistono quotidianamente. Durante l’orario di apertura del Casd (8-15.30) oltre alle attività ordinarie di accoglienza e i percorsi di sostegno già avviati, si vagliano i casi giunti al P.S. nelle ore di chiusura del Casd, leggendo i verbali degli accessi, ascoltando la segreteria telefonica (attiva sia sul numero fisso che sul cellulare, negli orari di chiusura). Si cerca sempre, laddove possibile, di ricontattare le donne che hanno chiamato o che sono giunte al P.S. Le donne che desiderano, nel pieno rispetto della loro volontà, vengono accolte e assistite.

Purtroppo si registrano 2/3 di casi che non vengono identificati adeguatamente dal P.S.: spesso mancano i riferimenti, il numero di telefono, per cui è impossibile richiamare le donne.

In passato in ospedale era presente un presidio delle forze dell’ordine, utile soprattutto per le donne che desideravano denunciare. Oggi non c’è più ed anche questo è un segno dei tagli e delle risorse scarse di cui soffrono i nostri servizi pubblici.

A fine anno scadrà il protocollo dell’azienda ospedaliera in materia di violenza: dovrà essere rinnovato, adeguandosi anche alle Linee guida soccorso e assistenza donne vittime di violenza varate il 24 novembre 2017 con DPCM (Linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza. Ci si augura che si unifichino le schede di accoglienza nei due ospedali e vengano semplificate le modalità di interazione tra i due poli. Al momento al San Carlo per la valutazione del rischio è stato adottato un modello di scheda semplificato, composto da cinque domande, sulla scorta della scheda S.A.R.A. (Spousal Assault Risk Assessment)*. Naturalmente la differenza la fanno gli operatori, con la loro sensibilità ed esperienza.

Ogni settimana il team del Casd si riunisce per valutare i casi, le criticità riscontrate e le proposte per migliorare sia al centro che al P.S.

Il monitoraggio, la rilevazione degli accessi e delle donne seguite sono necessari per poter chiedere e ottenere i giusti finanziamenti dalla Regione (ricordiamo il sistema ORA).

Per quanto riguarda le violenze sessuali, solitamente si inviano le donne al centro Svsd della clinica Mangiagalli, specializzato e adeguato a seguire questi casi.

Il Casd può offrire protezione per le donne e i loro figli: dobbiamo sostenere il più possibile questi luoghi. È disponibile anche l’assistenza legale gratuita. Naturalmente, essendo parte della rete milanese antiviolenza, è possibile integrare il sostegno offerto dal Casd con ciò che possono mettere a disposizione gli altri soggetti della Rete.

Le difficoltà di denuncia sono sempre molto elevate, così come spesso si assiste a un ritiro della stessa. Spesso la prognosi è sottostimata e non permette di procedere d’ufficio. Non si rileva quasi mai la gravità e la presenza di violenza psicologica, solitamente non viene correttamente refertata. Eppure esistono dei codici specifici per questo tipo di maltrattamenti e per evidenziare lo stress post traumatico in casi di violenza. È più che mai centrale la formazione del personale che opera in P.S. Occorre intervenire per tempo e non lasciare che questo tipo di traumi si ripetano negli anni, con il rischio di provocare poi problemi di tipo psichiatrico nelle vittime (con tutte le difficoltà poi connesse alla possibilità di essere credute).

Il rispetto, la parità, l’uguaglianza si imparano in famiglia, ma non è sufficiente. Ecco perché la rete antiviolenza e il Casd effettuano percorsi e attività di formazione nelle scuole superiori e anche tra gli studenti di medicina.

Questa risorsa importantissima del nostro territorio andrebbe valorizzata attraverso una più efficace e proattiva azione degli enti pubblici. È auspicabile che a partire dai municipi dei territori interessati e limitrofi, insieme a tutti i soggetti coinvolti e con un ruolo decisionale e istituzionale, si muovano in questo senso, promuovendo attivamente la conoscenza del Casd tra la popolazione, di concerto con i consultori, i medici/pediatri di base e le farmacie comunali. Occorre che tutti gli operatori territoriali conoscano e sappiano correttamente indirizzare le donne, evitando loro inutili e stressanti pellegrinaggi. Solo attraverso una capillare e diffusa rete di informazione sulle preziose attività svolte dal Casd e di tutta la rete antiviolenza si può pensare di rendere effettive le parole “donna non sei sola”. Occorre parlare con le donne affinché comprendano che non esiste solo la denuncia alle forze dell’ordine come strumento di tutela e di protezione, ma che è necessario affidarsi ai centri antiviolenza per definire un percorso su misura, ai presidi ospedalieri per una corretta refertazione utile come prova e evidenza della scansione temporale dei maltrattamenti o delle violenze, in ogni caso perché il cammino di liberazione dalla violenza necessità di sostegni plurimi e che sappiano accompagnare la donna in ogni fase.

Facciamoci tutti e tutte promotori e promotrici di queste informazioni.

Fino al 12 giugno è possibile visitare la mostra fotografica Anche per te – Per tutte le donne vittime di violenza, a cura del fotografo Fedele Costadura, nell’atrio dell’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano.

Qui un assaggio per chi non potesse recarsi di persona.

 

A tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso

sei un granello di colpa

anche agli occhi di Dio

malgrado le tue sante guerre

per l’emancipazione.

Spaccarono la tua bellezza

e rimane uno scheletro d’amore

che però grida ancora vendetta

e soltanto tu riesci

ancora a piangere,

poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,

poi ti volti e non sai ancora dire

e taci meravigliata

e allora diventi grande come la terra

e innalzi il tuo canto d’amore.

Alda Merini


Domani sera ci vediamo al Circolo F.lli Cervi


PER APPROFONDIRE *

http://www.uisp.it/discorientali/files/principale/SARA-2006_1.pdf

http://www.centroangelitarieti.it/images/PDF/Sportello_antiviolenza_/SARA-S_Formulario.pdf

https://scienzepolitiche.unical.it/bacheca/archivio/materiale/1529/seminario%207%20maggio.ppt

http://www.fondazionepsicologi.it/wp-content/uploads/2016/06/La-violenza-di-genere.pdf

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One response to “A tutte le donne

  1. Mi piacerebbe vedere la mostra purtroppo è un tema molto attuale e gli episodi di violenza sono molto frequenti. Sarebbe bello intervenire prima, educando la società ad un’apertura maggiore verso le donne e il femminismo.

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