Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Quanto ancora?

su 10 maggio 2019


Quanto tempo ancora dovrà passare prima che Laura Massaro e suo figlio possano tornare ad essere liberi dalla spada di Damocle che da anni ha di fatto sospeso le loro vite e le ha messe nelle mani di tribunali, avvocati, assistenti sociali, Ctu?

Torno a parlare di Laura, torno a parlare di tutte le madri che come lei hanno vissuto e vivono sospese, col rischio di perdere i loro figli o che già lo hanno sperimentato direttamente.

Il pm del tribunale dei minori di Roma, lo scorso 2 maggio, ha espresso il suo parere: sospendere la responsabilità genitoriale di Laura, che debbano essere nominati un tutore e un curatore per suo figlio, che il tutore dovrà continuare a fissare gli incontri protetti padre-figlio (di fatto obbligandolo a vedere il padre). Se questo disposto non dovesse essere rispettato, si aprirebbero le porte della casa famiglia o si procederebbe all’affidamento del bambino a parenti idonei.

In pratica Laura si trova ad essere passata dalla posizione di vittima a quella di carnefice.

La parola ora spetta al giudice, se accogliere o meno la valutazione del pm.

Questo ennesimo tassello non tiene conto né delle denunce di Laura, né del fatto che è seguita da un centro antiviolenza, né di tutte le prove messe agli atti nel corso degli anni (dal 2013 è iniziato l’iter giudiziario). Non hanno sinora tenuto in considerazione nemmeno le dichiarazioni del bambino, sulla sua capacità autonoma di pensiero, sui suoi desideri e preferenze. Non sono state tenute in considerazione le esigenze di salute del bambino, che ora ha 9 anni.

Nonostante insegnanti e servizi sociali abbiano fornito pareri positivi sullo sviluppo e sullo stato psicofisico del bambino, l’adeguatezza della figura materna è dimostrata da questo, si continua a ritenere responsabile Laura di alienazione genitoriale, di manipolare il figlio contro l’altro genitore, sulla base di una teoria spazzatura, che ora ha cambiato nome ma è sempre la stessa roba ascientifica e totalmente infondata prodotta da Richard Gardner, psicoanalista americano, tra l’altro sostenitore della pedofilia.

La cosa più sconvolgente è che sinora nessuno sta intervenendo per fermare questo scempio che avviene da anni e colpisce numerose donne. Il ddl Pillon è solo l’ultimo atto di una lunga vicenda che negli anni ha trovato molti proseliti, sostenitori della Pas o alienazione che dir si voglia.

Laura torna a parlare: “Dal 2013 ad oggi nessuno ha messo in primo piano la volontà e il benessere del mio bambino.” Una mamma incensurata, che ha sempre seguito passo passo le richieste dei servizi sociali, del tribunale, anche contro la volontà di suo figlio, non è ancora ritenuto sufficiente per fermare la macchina terribile che sta schiacciando le loro vite. Ha anche accettato di ritirare le denunce nei confronti del padre, per atti persecutori e stalkizzanti, sperando che tutto si concludesse per il meglio. Lo ha fatto dando ascolto ai consigli dei servizi sociali e dei giudici che le chiedevano di ridurre il conflitto con il padre, “abbassare la conflittualità” è stata la parola d’ordine. Perché ancora oggi si continua a confondere il conflitto con la violenza. Dopo le denunce le donne sono sole ed è chiaro che diventa tutto insostenibile e in salita.

Laura deve combattere contro l’accusa infondata e infamante di alienazione genitoriale, di cui sono ritenuti colpevoli anche i nonni materni. L’alienazione è diventata negli anni un’arma contro madri e figli, laddove emergono maltrattamenti e violenze domestiche o semplicemente si evidenzia l’inadeguatezza di un genitore.

Torno a fare un appello per Laura. Torno a chiedere a chi ha la possibilità, il ruolo istituzionale, chi può fornire sostegno di mettersi a disposizione. Ho ancora nella mia casella di posta le numerose email che ho scritto per chiedere che qualcuno si interessasse. Abbiamo bisogno di risposte che invertano la rotta. OGGI. Il silenzio che c’è stato sinora da chi ricopre incarichi politici istituzionali di rilievo è la cartina di tornasole dell’attenzione che c’è alle esistenze delle donne, ai loro problemi e al loro benessere. Si parla di denunciare le violenze, si parla di protezione delle donne e dei figli che hanno subito e vissuto queste situazioni, ma ha ragione Laura, nulla sembra servire. Si resta numeri, statistiche snocciolate dalla Polizia di Stato o dal ministro dell’Interno. Intanto le nostre vite passano, si trascinano sotto il peso di vicende giudiziarie infinite, in cui si fa fatica a conoscere una giustizia e un senso. Intanto ci si deve fare forza, in quasi solitudine, se escludiamo il sostegno meritevole di qualche associazione. Intanto, lo stereotipo delle madri malevole, che usano strumentalmente l’accusa di violenza per escludere il padre, si consolida e trova sempre maggiori spazi. Eppure sappiamo quanto rari siano questi casi “falsi”, che però diventano paradigmatici, modello per poter mettere il bavaglio alle donne e ai loro figli. Il meccanismo funziona perché di fatto le madri vengono stritolate in una morsa, più vogliono proteggere i figli, più corrono il rischio di subire pesanti accuse, di essere diffamate e screditate. Chi di fatto ha commesso le violenze viene “salvato” e deve semplicemente attendere che l’ingranaggio innescato faccia il suo corso.

La separazione da un uomo violento rischia di diventare una continuazione della stessa violenza, se nessuno interviene per interromperla; questo genere di uomini tenta in ogni modo di mantenere il controllo sulla donna e i figli. Alla stregua della “roba” di Mazzarò, narrato da Verga.

Scrive Patrizia Romito, pag. 166, Un silenzio assordante:

“In una società di tradizione patriarcale, le donne e i figli appartengono al padre. (…) Questo modello di società e questi diritti sono stati rimessi in discussione dal movimento delle donne, con alti e bassi, ma con una certa continuità negli ultimi due secoli; di conseguenza sono avvenuti cambiamenti sostanziali, a cui la società patriarcale ha opposto dura resistenza. Solo se abbiamo bene in mente questo contesto e l’entità posta in gioco, possiamo capire quello che avviene oggi.”

Romito richiama i cambiamenti legislativi in materi di violenza domestica, nella separazione, nell’affido dei figli in Italia e in altri Paesi. Purtroppo da anni si prescrive la mediazione (la vorrebbe imporre anche Pillon e altri testi affini) in caso di maltrattamenti, ignorando spesso la richiesta della donna di allontanare l’uomo violento. Si fa sempre più strada un tentativo di legiferare in materia di affido omettendo di proposito la dimensione della violenza domestica. L’invisibilizzazione e la negazione sono le strategie più praticate.

Se le donne si oppongono, cercano di resistere, di proteggere se stesse e i propri figli, vengono bollate come manipolatrici, le si silenzia attraverso l’uso a mo’ di randello dell’alienazione. Madri e figli non vengono ascoltati. Le donne rischiano di non essere credute e di perdere la responsabilità genitoriale, l’affido, in pratica vengono colpevolizzate e punite. Si tratta di una delle modalità di occultamento della violenza, come ha cercato di mostrare la professoressa Patrizia Romito.

Continuiamo a vedere applicata questa spazzatura dell’alienazione nonostante le falle e le ripetute critiche sul piano etico e scientifico. Dagli Usa all’Italia c’è chi spalleggia e diffonde queste pseudo teorie e davvero non si riesce a capire come le si possa applicare in modo spesso acritico e senza conoscere chi le ha create.

Non è un racconto di una realtà distopica, è ciò che da anni vivono tante donne e bambini.

Il rischio maggiore è che si dia credito a tutto questo costrutto e che in un’opinione pubblica poco informata o totalmente a digiuno, non abituata o non in grado di verificare, si consolidino pregiudizi e narrazioni spazzatura.

Pillon & Co. stanno semplicemente aspettando la fine delle elezioni europee per servirci un boccone avvelenato.

Trovo un errore aver abbassato i riflettori su questi pericoli. Le battaglie non si possono interrompere, rischiamo troppo.

Così come non possiamo permettere che Laura continui a vedere la sua vita e quella di suo figlio in bilico. Hanno diritto ad essere sereni e a non essere separati.

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