Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Concertone. Discriminazione e sessismo, pane quotidiano di una invisibilizzazione

@Pat Carra – Annunci di lavoro -Ediesse


Il concertone del primo maggio è solo la rappresentazione plastica, a livello macro, di una l’invisibilizzazione delle donne che avviene ogni giorno. Un mucchio di escamotage e di motivazioni rocambolesche a giustificare una assenza, una dimenticanza che viene da secoli in cui si è fatto sempre così. D’altronde Renga aveva già magnificamente espresso la sua opinione (maschiocentrica per usare un eufemismo) sulle voci femminili.

Le voci e i contributi femminili ancora messi in secondo piano, perché quando c’è da mostrare talenti, bravura, impegno e anche solo il valore che è racchiuso in ciascuno di noi, non si riesce mai a pensarlo anche declinato al femminile. Siamo retroguardia, nelle retrovie, manovalanza, andiamo bene nella massa indistinta, per far numero e decorare la scena. E si fa di tutto per allontanare quel ‘di fatto’ tanto strenuamente voluto da Teresa Mattei per l’art 3 della nostra costituzione. Uguaglianza e partecipazione di fatto.

La piena liberazione deve ancora arrivare. Finora ci hanno somministrato fumo. Non c’è altro, solo la cosciente e deliberata volontà di non realizzare questi fondamentali principi. Continuate a rappresentare così la realtà, tronca, monca, monogenere, con una maschilità di successo che celebra se stessa in ogni ambito. Sciò sciò che mi rubi la scena. Che non vuole essere disturbata nella sua esibizione e corsa al potere. Questo vale in ogni ambito, ogni giorno ripeto. Senza pensare quanto ci perde il Paese in questo secolare valzer che ignora le donne. E di donne da coinvolgere e da valorizzare ve ne sono. Prima di perdere queste energie, sì lo so che non ve ne frega niente. Sono proprio vicinissime, non serve guardare troppo in là. E poi riflettete, sta proprio male come messaggio, continuare a omettere altri punti di vista. E badate bene che questo non è solo un problema dei sindacati, ma ci riguarda tutti i giorni, soprattutto nella dimensione micro. Innocenti dimenticanze, casuali frangenti, ingenue (per così dire) sottovalutazioni che diventano macigni simbolici ma assai reali di una discriminazione di fatto.

Il concertone del primo maggio è solo la rappresentazione plastica, a livello macro, di una l’invisibilizzazione delle donne che avviene ogni giorno. Un mucchio di escamotage e di motivazioni rocambolesche a giustificare una assenza, una dimenticanza che continua ad essere suffragata da secoli in cui si è fatto sempre così. D’altronde Renga aveva già magnificamente espresso la sua opinione (maschiocentrica per usare un eufemismo) sulle voci femminili.

Le voci e i contributi femminili ancora messi in secondo piano, perché quando c’è da mostrare talenti, bravura, impegno e anche solo il valore che è racchiuso in ciascuno di noi, non si riesce mai a pensarlo anche declinato al femminile. Siamo retroguardia, nelle retrovie, manovalanza, andiamo bene nella massa indistinta, per far numero e decorare la scena. E si fa di tutto per allontanare quel ‘di fatto’ tanto strenuamente voluto da Teresa Mattei per l’art 3 della nostra costituzione. Uguaglianza e partecipazione di fatto. Invisibilizziamo le donne in molti modi, non dimentichiamo la riluttanza all’uso di un linguaggio declinato in base al genere.

“Sessuare il linguaggio implicava la consapevolezza della propria soggettività, latente in ogni donna ma che deve rivelarsi per dirsi nella sua pienezza, autonoma rispetto al maschile. Un problema più complesso era costituito dalla mancanza di un ordine simbolico di riferimento per il soggetto donna. Ricostruire e dar conto dell’agire politico delle donne, significa anche affermare la validità di quei presupposti e di quelle esperienze che ancora oggi proponiamo. Essere donna o uomo, essere due soggetti autonomi che hanno corpi sessuati e che parlano, si esprimono, usano e producono linguaggio, sono evidenze taciute dal linguaggio “neutro”, cioè quello comunemente usato, marcato al maschile, che ingloba il femminile e che, in realtà, è espressione e dominio del “Logos maschile (inteso come pensiero, linguaggio, cultura)” in Piussi, 1989, p.174. Il pensiero occidentale, infatti, ha assunto la differenza sessuale non nella sua interezza di espressione di soggettività differenti ma come oggetto di conoscenza, come contenuto di sapere, entro cui ha definito il femminile o come complementare/inferiore al maschile o assimilandolo al maschile, secondo i parametri di parità/uguaglianza. Quanto avviene nel linguaggio è lo specchio della realtà presente e trascorsa, è il risultato di millenni di patriarcato e ordine simbolico maschile dominante, malgrado decenni di femminismo e malgrado la condizione delle donne nella società sia innegabilmente migliorata. Il rapporto tra linguaggio e identità sessuata è ancora un nodo da sciogliere.”

Emi Monteneri, pag. 154 in “Insegnare la libertà a scuola” a cura di Mariella Pasinati, Carocci 2017.

Ci sono numerose modalità con cui si cerca di perpetuare questo dominio maschile, in cui si evidenzia quella sorta di backlash ben definito e analizzato da Susan Faludi nel suo Backlash: The Undeclared War Against American Women. Oggi come nel 1991 è in atto una “controreazione” maschile o per meglio dire patriarcale alle conquiste e alle rivendicazioni mosse dalle femministe negli ultimi decenni.

Proprio il 1 maggio, dal significato e dal portato simbolico enorme, decide di non rappresentarci. Non ci si sorprenda poi della stagnazione di fatto della partecipazione al mercato del lavoro da parte delle donne. Non c’è attenzione sincera e concreta alle donne, non c’è voglia di includerle e di migliorare le loro condizioni di vita, la loro partecipazione politica, sociale, lavorativa. Confinate e rappresentate in gabbie e ruoli ben precisi, la tv e i media hanno abbracciato, non da oggi, un preciso indirizzo, per la serie indietro tutta, per riportarci a casa, mamme, mogli non di più. Se non ve ne siete accorti, hanno da pochi giorni incardinato in Commissione finanze della Camera la proposta di legge che prevede sgravi fino a 20mila euro per gli under 35, ma solo per i matrimoni religiosi. Vi fa venire in mente qualcosa, insieme a figli/ettari di terra, mozioni no-choice, Pillon?

Decenni di battaglie per affermare i nostri diritti nel mondo del lavoro, vengono di fatto dimenticati, non ci siamo, non fa comodo ricordarli evidentemente.

E no, purtroppo proprio non riesco a farmene una ragione dei tanti segnali quotidiani che cercano di riportarci indietro. Il concertone è la dimostrazione di ciò che avviene ogni giorno. Spero che ci rendiamo conto della vetusta strutturazione della nostra società e dei modelli che continuiamo a veicolare a piene mani.

Se non lo nomino non esiste, se non lo vedo non posso immaginarmi di poter essere un giorno io stessa in quella dimensione, in quel ruolo o professione, a parlare di certi temi. Non son concetti che ho coniato io ma che dovrebbero essere alla base del nostro agire, dovrebbero entrarci dentro, senza la necessità di ribadirli a più riprese. Semplicemente stiamo defraudando l’immaginario delle future generazioni, con le donne ancora poste uno scalino più in basso o assenti, utili al massimo come oggetti sessuali.

Un primo maggio che trasmetterà in diretta tv e radio questo messaggio: settantasette artisti sul palco e solo quattro donne, nessuna per altro come artista solista.

In risposta è arrivato l’evento dal titolo “Musica, femminile plurale”, all’Angelo Mai, il 1 maggio, a partire dalle 19, #MaiCosìTante.

 

La classifica del Wef sul gender gap è fin troppo generosa, per svegliarci forse occorrerà raggiungere l’ultimo posto. Ma siamo sulla buona strada a quanto pare.

Noi continueremo a parlare, ad agire, a esserci in ogni ambito e a fare la Differenza, libere!

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Femminismo e spazio politico. Dalla Spagna all’Italia

@La Nación


Articolo personale, articolo politico, un articolo che contiene e si sviluppa su vari strati. Scrivo perché il fiume dentro ha bisogno di uscire e per trovare un corso ai pensieri.

“Per favore, compagne, sorelle, andate a votare il 28 aprile. Mai i risultati di una elezione hanno minacciato i nostri diritti e le nostre libertà in questa maniera. Non restiamo in casa. Andiamo a bloccare l’ultra destra”. Le femministe spagnole scrivono un manifesto, prendono parola come elettrici, in occasione delle elezioni politiche, tenutesi in Spagna lo scorso 28 aprile. Un treno di mobilitazione non solo nazionale ma transnazionale, un treno che in Spagna ha preso corpo sin dal 2013, per la libertà e per difendere i diritti sessuali e riproduttivi, un movimento che ha saputo crescere a ingrandirsi in questi anni. Un movimento femminista che sa rivendicare e occupare lo spazio politico e che torna a porre al centro i diritti sempre e in particolar modo prima delle elezioni generali, appena concluse, a un mese di distanza da quelle europee e da quelle municipali e delle regioni autonome.

“Dopo le mobilitazioni nel 2013 per il diritto all’aborto, il treno della libertà nel 2014, la Marcia dello Stato del 7N del 2015 contro la violenza sessista e gli scioperi femministi dell’8 marzo 2018 e 2019, siamo un movimento di protesta contro la discriminazione e la violenza contro le donne”, ma anche capace di portare proposte concrete in materia di occupazione, assistenza, pensioni, salute, istruzione, sessualità, consumo, frontiere e laicità dello Stato. “Unite, rafforzando le nostre alleanze con altri movimenti sociali.”

Nel manifesto, si fa riferimento ai timidi progressi istituzionali in relazione all’uguaglianza tra donne e uomini (dopo le elezioni del 2016): un patto di stato è stato raggiunto contro la violenza di genere e sono stati incrementati i fondi ad esso destinati, c’è stato un miglioramento nell’uguaglianza all’interno dei consigli comunali. “Tuttavia, ci sono ancora molte lacune da chiudere per raggiungere un’uguaglianza reale ed effettiva. Allo stesso tempo, il contesto in cui si svolgeranno queste elezioni è cruciale per gli interessi delle donne: la tensione politica, il progresso dei fondamentalismi, il rischio di regressione nei diritti acquisiti.”

Questo manifesto è stato firmato da oltre 150 organizzazioni e collettivi femministi e presentato ai principali partiti politici. All’incontro a Madrid c’erano il Psoe, Podemos e Ciudadanos; il partito popolare non pervenuto.

I punti: lotta contro la violenza di genere, contrasto alle discriminazioni e disuguaglianze nei luoghi di lavoro, misure di conciliazione e di condivisione dei compiti di cura, meccanismi istituzionali per garantire uguaglianza di genere, approvazione di una legge contro lo sfruttamento sessuale delle donne in prostituzione e tratta, sanità pubblica e universale, ecofemminismo nel sistema produttivo e di consumo, housing sociale, frontiere/migrazioni/rifugiati e cittadinanza, educare all’uguaglianza.

L’obiettivo: che si ascoltino e si tengano presenti le richieste del movimento femminista.

C’è una forza, una volontà che prendono forma ed esigono una rappresentazione piena, che renda efficaci le proposte, le istanze delle donne. Oltre la mobilitazione, c’è l’impegno, la partecipazione e la pressione nei luoghi istituzionali e della rappresentanza, imprescindibile e ineludibile passo per inaugurare una nuova stagione, un modello nuovo di politica delle donne, che c’è sempre stato ma che oggi si è rafforzato ed è cresciuto. Un manifesto non significa scendere a compromessi, come qualcuno da noi potrebbe pensare, ma è l’evidente urgenza di entrare nei meccanismi e pretendere ascolto e politiche differenti.

Non è semplice contestazione, ma un corpo politico delle donne che si allarga giorno dopo giorno, capaci di declinare punto dopo punto le priorità e soprattutto c’è l’esortazione alle donne di partecipare attraverso l’espressione del voto, scegliendo e non astenendosi. La politica non è delega in bianco, ma è tracciare la direzione, un indirizzo, integrare, sollecitare qualcosa che spesso nei programmi dei partiti politici tradizionali manca o è debole.

Risultati? Con 164 deputate su 350, è il parlamento spagnolo che ha il maggior numero di donne della sua storia (il 46,8% degli eletti).Con i primi due partiti, socialisti e popolari, che vedono eleggere più deputate che deputati. Speriamo che Sanchez sappia confermare il trend dell’esecutivo del 2018 (11 su 17 ministri erano donne). In Italia alle elezioni politiche del 2018 solo un terzo degli eletti sono state donne, per non parlare dei ruoli e dei dicasteri ricoperti. Frutto anche delle conseguenze nefaste delle pluricandidature nei collegi.

Per questo penso che l’invito energico delle compagne spagnole debba essere colto e arrivare anche da noi. Soprattutto, superando schieramenti e barricate che non portano a nulla. Accogliendo e non respingendo chi ci vuole provare e chi ci mette energie e faccia. Non invisibilizziamo e non atterriamo il volo delle compagne che hanno deciso di impegnarsi in una campagna elettorale, perché è già difficile di per sé, perché non è mai semplice, ma diventa ancora più dura se il fuoco arriva da versanti che dovrebbero includere e sostenere.

E se non sapremo sostenere coloro che tra le candidate possono davvero rappresentare gli interessi e le istanze femministe, avremo perso una occasione cruciale e preziosa. Ci dovremo tenere soggetti che pur di sesso femminile, in Europa sono state e continueranno ad essere da ostacolo a tutte quelle battaglie ben declinate dalle spagnole. E cito, tanto per fare un esempio, la bocciatura nel 2013 della risoluzione Estrela su “salute e diritti sessuali e riproduttivi” (che chiedeva che l’aborto sicuro fosse un diritto garantito). Astensioni e un clima altrettanto pilatesco, in cui si è preferito lasciare liberi gli stati di seguire la propria strada. Peccato che l’attacco all’aborto sicuro ed alle pratiche di contraccezione e prevenzione sono in atto e sotto gli occhi di tutti.

I nostri diritti, in primis quelli sessuali e riproduttivi, sono sotto attacco in tutta Europa, per questo occorre scegliere, schierarci e non permettere che soggetti apertamente contro l’autodeterminazione delle donne possano condizionare il nostro futuro, nazionale o europeo. Occorre essere partigiane, scegliere da che parte stare, solo una manciata di giorni fa era 25 aprile.

Andiamo a leggere i programmi per le europee, iniziamo a chiederci perché (oltre a +Europa) sul versante “centro/sinistra” solo La Sinistra ed Europa Verde parlino esplicitamente di garantire “la reale autodeterminazione sulle proprie vite e i propri corpi: il pieno diritto alla salute sessuale e riproduttiva, all’interruzione volontaria di gravidanza, l’accesso alla fecondazione assistita, anche eterologa, la promozione della contraccezione” e “assistenza e servizi per la salute sessuale e riproduttiva compreso l’aborto, gratuiti e accessibili, di buona qualità e sicuri per tutti.”

Per me questo fa già la differenza, le liste e i nomi poi sono il precipitato di queste scelte programmatiche, niente affatto casuali.

In questo periodo in cui ci sono stati gravi e profondi attacchi ai diritti acquisiti, in cui le donne, insieme ai migranti, sono stati i soggetti più colpiti, in cui non solo la 194, ma il diritto di famiglia, la parità e le lotte per le discriminazioni di genere sono stati oggetto di progetti di riforma e di indebolimento, non si può pensare di “mancare” o “snobbare” le donne, le femministe e le loro rivendicazioni. Non siamo soprammobili, portaborse, manovalanza, ma portatrici di proposte e contenuti politici che non lasceremo liquidare in un paragrafetto o in una comparsata. Occorre riconoscere che su politiche di ogni ambito possiamo fare la differenza, che quando si parla di Europa abbiamo nostre originali soluzioni, che possono garantire un benessere diffuso e tornare a far guardare con positività alle politiche europee. Non chiamateci solo a fare pinkwashing, non siamo disposte a questo tipo di strumentalizzazioni. Non siamo disposte a sentirci parlare addosso sui temi che più ci stanno a cuore. Non accettiamo più che i temi si declinino in modo neutro, al maschile neutro e onnicomprensivo. Non siamo più disposte a vedere ignorate le nostre istanze e competenze specifiche. Siamo corpo, idee, parole, azioni. Molte di noi hanno un background di cui tenere conto e da valorizzare. Lasciamo entrare con gioia e orgoglio la parola femminismo nei progetti politici, accogliamo con intelligenza il suo bagaglio per una rivoluzione di fatto, che porti a non sottovalutare un’ottica e una prospettiva autenticamente di genere nelle politiche istituzionali. Desidero non avvertire più risatine ogni volta che mi presento come femminista e agisco di conseguenza. Chiamiamo le cose con il loro nome e non facciamo finta che certe “lacune” programmatiche e di prassi siano semplicemente frutto di una dimenticanza involontaria. Come donne diamo consistenza preziosa, materia viva alla nostra presenza, alla nostra azione nelle istituzioni e nella politica quotidiana e pretendiamo rispetto.

Non posso che augurarvi buona riflessione e buona scelta. Buon voto!

E permettetemi di inviare un fortissimo e speciale abbraccio alla compagna femminista Eleonora Cirant, capolista nel Nord Ovest per La Sinistra, e a tutte coloro che da anni si battono per i diritti delle donne e che in questi giorni saranno impegnate nella campagna elettorale a livello locale o europeo. Naturalmente non è assolutamente sufficiente essere donna, quindi oltre ai programmi, informiamoci bene sulla storia che ciascuna candidata porta con sé.

Alcuni programmi:

http://europa.partitodemocratico.it/wp-content/uploads/2019/04/programma_corto_PD_Europa_2019-1.pdf

https://www.europaverde.it/sostenere-la-parita-di-genere-combattere-la-violenza-sulle-donne/

http://www.sinistraeuropea.eu/index.php/manifesto/

 

Per approfondire:

https://www.ladynomics.it/elezioni-in-spagna-vittoria-femminista/

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