Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

A proposito dell’installazione donna-poltrona

su 7 aprile 2019

 


Come mi aspettavo, come era accaduto a proposito della musica, del trap, son giunti alcuni commenti del tipo: “è arte, possibile che non la comprendete?”, “è un omaggio per i 50 anni della poltrona di Pesce del 1969, rivisitata, come ogni opera attiva discussioni”, “siamo alla censura”, “per me non è né volgare né sessista”, “non capisco perché ci debba essere tutta questa suscettibilità” e giù con citazioni di opere celebri di martiri, “io mi domando il senso di essere contro un’opera d’arte”.

L'immagine può contenere: una o più persone, cielo, albero, folla e spazio all'aperto

 



Ve le annoto, così, tutte insieme, tutte valutazioni da parte di donne. Ma guardate che non è il nudo che ci sta creando dei problemi, non è nemmeno che siamo troppo suscettibili, non è nemmeno strumentalizzazione, è semplicemente che c’è qualcosa che ci ha profondamente fatto sentire quanto ancora non si riesca a centrare il problema e a comunicare diversamente.
E il simbolico non può essere sottovalutato soprattutto se l’arte vuole portare a una riflessione adeguata al fenomeno della VIOLENZA MASCHILE sulle DONNE.
Un maschile, una maschilità sempre ben tenuta in secondo piano, in questo caso addirittura animalizzata (sotto forma di teste di felini feroci, per una rappresentazione dell’autore della violenza come distante, lontano, appartenente al mondo animale, mai umano, mai come qualcosa che riguarda le nostre esistenze, ma relegato in un “altrove”). Non sia mai che si interroghino su ciò che di tossico c’è nella mascolinità e si sentano coinvolti gli uomini che passano davanti all’installazione… e che si inizi a cambiare registro.
Il corpo donna acefalo, non dotato di intelligenza e di pensiero autonomo, si contrappone a delle teste, il maschile, che sebbene “animalesco”, è sempre rappresentato con la testa, sede del cervello.

La figura maschile deresponsabilizzata perché è ancora meglio esporre in dimensioni su scala gigantesca un corpo di donna, senza testa, questa volta niente lividi o ferite solo trafitto da spilloni, passivo, immobile, poltrona sulla quale sedersi ossia come replicare la subordinazione, l’oggettivazione, una bambola gonfiabile, pezzo di corpo pornificato, una scena che tutto fa fuorché rompere modelli e stereotipi nocivi.

E forse occorre riflettere su cosa di recente il Consiglio d’Europa ha definito come sessismo:
“qualsiasi atto, gesto, rappresentazione visuale, parola scritta o orale, pratica, comportamento che abbia luogo nella sfera privata o pubblica, che si basi sull’idea che una persona o gruppo sia inferiore a causa del suo sesso.”

E come altre hanno detto, donne senza voce.
Perché non puntare una volta i riflettori e il focus su l’autore della violenza senza “cosificare” le donne come complementi di arredo? Sì è proprio un certo tipo di immaginario evocato a non andarci proprio giù e anche questo vostro non voler capire, questo vostro spostare il punto del disagio altrove, che crea ulteriori cortocircuiti.
Un prodotto della società, della sua cultura, di rapporti di potere, di sottovalutazioni, di consuetudini, di comportamenti e di una mentalità maschiocentrica, che si riflette nelle relazioni, questa è la violenza. E in una società del consumo, anche la sofferenza delle donne torna utile. Non ci si accorge nemmeno di aver superato il limite.

E per fortuna non sono da sola a pensarla così e non potete neanche dirmi “a che titolo affermi tutto questo?”. Elisa Giomi, sociologa, ha giustamente commentato: “se per denunciare un fenomeno (legame tra oggettualizzazione femminile e violenza sulle donne e relativo immaginario) ho bisogno di riprodurlo in modo didascalico anzi iperbolico, allora non lo sto denunciando, lo sto riproducendo. E alimentando.”

Ce la possiamo fare!

QUI UNA PETIZIONE INDIRIZZATA AL SINDACO SALA.

Non Una di Meno inaugura in Duomo l’opera d’arte contro la violenza sulle donne
Si è appena conclusa l’inaugurazione di Non Una Di Meno dell’opera “Ceci n’est pas une femme” in presenza del famoso artista francese Poisson. Poisson si è detto molto felice della presenza delle femministe perché: “Se il tema è la violenza sulle donne è giusto che parlino le donne”. Ha anche confessato di avere sempre con sé una copia del piano femminista contro la violenza di genere, da cui ha tratto ispirazione in particolare alla voce “Linee guida per una narrazione non sessista”. L’opera infatti non oggettivizza e non vittimizza le donne e soprattutto non estetizza la violenza. Ha dichiarato l’artista: “La violenza non è spettacolo, con quest’opera, a differenza di quanto avviene di solito, non ho voluto normalizzarla, estetizzarla o feticizzarla, trasformando corpi vessati e cadaveri in oggetto di contemplazione (erotica)”. Nella didascalia dell’installazione si legge come la violenza sia un fatto sociale grave in “altri paesi”. Non Una di Meno ha evidenziato i dati riferiti all’Italia: una donna ogni 3 giorni è vittima di femminicidio, l’obiezione di coscienza rispetto all’aborto è al 70%, più di 1.400.000 donne hanno subito molestie sul luogo di lavoro e la percentuale tocca l’85% nella categoria delle giornaliste. Se l’opera d’arte serve ad accendere i riflettori su una tematica sociale importante, ci auguriamo che il dibattito generato riconosca la strutturalità e sistemacità del problema della violenza di genere, e ci auguriamo altresì che artiste femministe e LGBTQIA+ non siano più invisibilizzate soprattutto quando il tema le riguarda in prima persona. Per trarre ispirazione dalle dichiarazioni dell’assessora alle politiche del lavoro a seguito dell’inaugurazione : se il dibattito generale intorno all’opera d’arte porterà alla donazione di 100.000 euro ai centri antiviolenza, questo Fuorisalone 2019 non sarà passato invano.

 

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One response to “A proposito dell’installazione donna-poltrona

  1. Paolo ha detto:

    In ogni caso, la scultura è brutta ma non è offensiva per le donne, la pornificazione non centra. Ciò che spinge alcuni uomini ad agire violenza contro le donne non è la presunta “pornificazione” (che non c’è) ma l’incapacità di alcuni uomini di accettare la libertà femminile

    Mi piace

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