Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Buon anno nuovo, rendiamolo nuovo per davvero!

su 3 gennaio 2019


Non possiamo, non dobbiamo permettere che sulle donne si continui a compiere il consueto armamentario colpevolizzante, giudicante. E’ ormai indubbio che l’autonomia e il rendersi indipendenti delle donne è tuttora indigesto, ogni giorno di più. Vari tentativi, su vari fronti, segnalano un lavorio più o meno sotterraneo per riportarci indietro, inducendo in noi stesse l’ipotesi di tornare sui nostri passi, scegliendo di tornare a seguire modelli e ruoli che il patriarcato ci ha dedicato. Vari segnali di un invito all’omologazione, al silenzio, alla riduzione al privato. Vari suggerimenti su come essere una buona donna, una buona madre, una buona lavoratrice, una buona moglie e compagna e via dicendo. Tutte deliziosamente impacchettate in attese, comportamenti, reazioni, emozioni. Tutte sotto il ricatto di molteplici mannaie. Tutte sotto una lente senza pietà che ci costringe a rientrare in determinati parametri e sentire, emotivamente impostate così come ci si attende che le donne siano, agiscano e pensino. Tutti pronti a bollarci, a incasellarci, a etichettarci. Ecco, il primo segnale del rispetto nei nostri confronti sarebbe proprio quello di smettere di giudicarci a fronte di un presunto e stereotipato “so come ti senti”, “ti converrebbe”, “ti fai del male da sola”, non sostituitevi a noi, nessuno/a lo può e deve fare, solo noi conosciamo la situazione che stiamo vivendo e nessun manuale o teoria potrà coglierci appieno, nessuno/a potrà comprendere cosa percepiamo e pensiamo, perché ogni donna, ogni storia, ogni circostanza è a sé, unica, specifica, vale a se stante. Nell’anno che ci siamo gettate alle spalle abbiamo dovuto sperimentare notevoli segnali regressivi, in cui sensi di colpa, rivittimizzazioni, violenze, argomentazioni medievali sui nostri corpi si sono moltiplicate. Linciaggi mediatici che hanno segnato il livello con cui ci si rapporta alle donne. Siamo a un passo dal rogo per coloro che non si uniformano o che non seguono i consigli di un patriarcato sempreverde e onnipresente. Siamo a un passo dal vederci mettere il bavaglio e dal ricacciare nella dimensione privata tante questioni. Siamo a un passo dall’essere fregate su molti aspetti. Siamo a un passo dall’essere spacciate anche per mano di tante donne che hanno abbracciato maschilismo e patriarcato. Siamo a un passo dall’abisso. Pillon e l’abuso PAS sono solo la punta dell’iceberg, le mozioni no choice pure. Sono il sintomo di quell’azione che negli anni non si è mai fermata e che ha contaminato la nostra cultura, già in partenza in balia di una mancanza di anticorpi e presidi a difesa di tanti diritti. Se oggi facciamo due chiacchiere in giro ci rendiamo conto di come certi tarli si siano affermati alla grande. Contano sul nostro silenzio, che non avranno. Le donne hanno bisogno di occasioni, spazi in cui potersi raccontare, parlare, confrontare e sentirsi ascoltate senza giudizi. Le donne hanno bisogno di poter essere ciò che desiderano, senza doversi costringere in parti preconfezionate e predeterminate. Siamo diversissime, siamo molteplici e questo va rispettato. Non accetteremo ulteriori violazioni o imposizioni. Buon anno nuovo, rendiamolo nuovo per davvero!

 

Vi consiglio questo video di Monica D’Ascenzo “Cosa imparano le ragazze correndo dietro una palla”.

Per riflettere insieme.

Non credo che il problema delle donne sia unicamente la scarsa propensione a provarci, a tirare quel calcio, a fare quel gesto, a proporci. Può accadere, certo, ma chiediamoci anche perché negli anni questo istinto svanisce e facciamo a meno di continuare a insistere. Possiamo imparare a farlo, essere incoraggiate, ma penso che alla fine c’è il confronto con la realtà che ci troviamo a vivere che pesa sulla nostra propensione a “tentare” in ogni caso, a nuotare controcorrente, a sovvertire il consueto. L’esperienza per le donne segna molto. Segna quando dopo un bel mucchio di tentativi ti rendi conto che ci sono altri fattori e che tu quel muro non potrai abbatterlo con le tue sole forze e volontà. La caparbietà spesso verrà vista come una stupida ostinazione, un non voler accettare il tuo rango e i tuoi confini di donna, non voler capire che il sistema adopera altri criteri di premialità e di selezione. Ed è bene conoscerlo, per riuscire a rinunciare ad essere idonea ad esso, a non omologarsi. Certo sarà molto dura, non produrrà alcun frutto, ma la nostra meta non è necessariamente raggiungere l’obiettivo, perché dobbiamo essere consapevoli che impegno non significa risultati positivi. Ci saranno altri meccanismi che prevarranno. Conosciamo il nostro Paese e non possiamo negare la struttura, cosa non ci consente di accedere alle pari opportunità di partenza. Ci saranno tante persone che ti spiegheranno paternalisticamente cosa c’è che non va nel tuo atteggiamento. Ma tu insisterai, perché non puoi farne a meno, perché tu a ciò che fai e al cambiamento che vuoi costruire ci tieni e ci credi. Io ci credo, nonostante tutto, io insisto nonostante tutto. Non me lo hanno insegnato, non ho fatto sport di gruppo, non ho avuto grandi incoraggiamenti, anzi. La vita però nelle sue curve e nei suoi inciampi mi ha plasmata e fatta diventare diversa. Ho imparato a stare anche in grandi gruppi, in ogni ambito. Il cambiare meccanismi e regole non è semplice.
L’incontro con il femminismo mi ha dato la percezione che si tratta di un lavoro certosino, goccia a goccia, giorno dopo giorno. Il femminismo mi ha dato i mezzi per poter insistere e provare a cambiare.
Non ci sono risultati scontati, ma almeno del nostro cammino non dovremo essere debitrici e subordinate a nessuno.
Diffondiamo il femminismo e qualcosa di buono ne verrà fuori sicuramente.
Un’ultima cosa, insegniamo ai futuri adulti a cavarsela da soli, senza cercare continuamente strade privilegiate e più agevoli, senza ricorrere a mezzucci per scavalcare gli ostacoli, anche a danno degli altri, per ottenere benefici. Ne gioverà l’intera comunità, avremo meno prepotenti con il senso di onnipotenza e di impunità. Costruiamo parità, questo Paese ha bisogno di meno furbetti/e e più capacità di creare modalità nuove di relazione e di azione. Il sistema intriso di cultura patriarcale (con tutte le sue ramificazioni e implicazioni) è il vero problema.

 

Quest’anno saranno 40. Mi piace guardare a quel 1979 e pensare che sono figlia di un decennio eccezionale. 

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