Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Occorre una nuova presa di coscienza. La violenza non è un destino.

Come femminista e come attivista politica ho avvertito la necessità di scrivere, per non lasciare che la morte di donne come Violeta passi sotto traccia. Dobbiamo far sentire la nostra voce, oggi più che mai.

Circolo Pd Fratelli Cervi - Milano7

di Simona Sforza*

Ci sono le parole dell’articolo di Lea Melandri, pubblicato il 7 novembre sul Manifesto, che pongono tanti interrogativi, danno un quadro della violenza sulle donne, ci accompagnano nella riflessione necessaria sulla sequenza infinita di episodi che in vario modo sono sintomi di una volontà di sottrarre alle donne la libertà di autodeterminare la propria vita, per viverla finalmente e possibilmente lontano da soggetti abusanti. Ed è innegabile che su queste storie stia calando la percezione dell’ineluttabilità, di un pericoloso ripiegamento in una dimensione privata.
Ma se la violenza è un problema culturale, strutturale e rappresenta plasticamente l’asimmetria di genere tuttora presente della nostra società, l’esercizio di potere e controllo dell’uomo sulla donna, la difficoltà di costruzione di nuove relazioni e di un nuovo maschile, perché la narrazione sui media e tra le persone parla ancora sempre di follia, di raptus, di corresponsabilità delle donne, addirittura di…

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Lettera aperta di solidarietà alla senatrice Maiorino


Da quando ho appreso la notizia del senatore PD Mauro Laus che per silenziare o “argomentare” a modo suo, si è rivolto alla senatrice del M5S Alessandra Maiorino con la frase: “Vai in cucina”, mi risuona nella testa la frase “Houston abbiamo un problema”, e non è la prima volta. Sessismo, becero maschilismo, espressioni di una politica che hal’orticaria al rispetto, una malabitudine dettata da una misoginia culturalmente iniettata, mai scalfita, mai messa in discussione. Anzi, magari punto di orgoglio di un maschile che al posto di argomentazioni significative, nel merito, come si addice a chi fa politica, indipendentemente dallo schieramento, si limita a sparare ciò che automaticamente associa alla figura femminile. Un “torna a casa, sei nel posto sbagliato, al massimo puoi pulire casa e cucinare, cambiare i pannolini, il tuo luogo naturale non è un’aula parlamentare”: questo il senso. Ma questo è un quadretto che poteva sembrare storicamente “normale” in una società come quella del contesto della fase Costituente, ma oggi appare come qualcosa di fortemente nocivo, testimonianza di come una certa mentalità è ancora tutta lì, radicata. È quella lucina del “io valgo più di te” di cui parlava la femminista e poeta romana Edda Billi, nell’intervista andata in onda domenica. Certe espressioni vanno a sedimentarsi e fuoriescono incontenibili e normali. Segna un “sappi stare al tuo posto”, non oltrepassare la linea che per il tuo genere è stata secolarmente definita dal patriarcato. Significa che anche se i tempi sono cambiati, o così sembra, anche se oggi godiamo dell’elettorato attivo e passivo, dobbiamo ricordarci che chi detiene il potere sono sempre gli uomini, che ci “consentono” di fare politica, di partecipare alla vita economica, sociale, solo nella loro ombra. Il segnale di un sistema che strizza l’occhio al paternalismo, dove per poter avere peso devi poter contare su una “protezione”, devi essere mansueta, l’angelo del focolare a cui rimanda Laus. Allora sarai premiata e forse se ti comporterai bene avrai la poltroncina. E ci fa ancora più paura un certo silenzio, come se quella frase potesse essere lasciata scorrere via, senza indignarci. Non cambierà nei fatti molto, se continueremo a predicare parità di genere, valorizzazione delle competenze e del contributo delle donne, maggiore partecipazione delle donne in ogni ambito, senza praticare nemmeno un briciolo di rispetto. Sarà un puro esercizio retorico per rubare la buona fede, per illuderci. E questo vale anche per le donne, perché dal maschilismo introiettato non siamo immuni. In questo essere femministe può segnare una differenza, perché hai fatto un percorso che ha smascherato questi aspetti e li ha portati alla luce, hai toccato con mano le implicazioni e le ricadute negative della cultura patriarcale, sai riconoscerne le caratteristiche. Il segnale va dato, perché altrimenti tutto il lavoro che si compie con le nuove generazioni sarà vano, se i modelli resteranno questi. Coerenza vuole che l’indignazione nei confronti di simili atteggiamenti sia sempre esplicitata, agita, ogni qualvolta qualcuno cerca di rimandare la donna al “suo posto”, meglio se anche muta. La mia solidarietà alla senatrice Maiorino. Non lasceremo passare questo tipo di comportamenti, mai stare zitte. Per coerenza io parlo. Il linguaggio denota i limiti del mondo di chi lo adopera, non dimentichiamolo.

Simona Sforza
Coordinatrice Democratiche Municipio 7

Milano, 7 novembre 2018

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