Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

#DdlPillon. Abbiamo bisogno di resistenza per non perdere la speranza

su 10 ottobre 2018


Lo scorso 2 ottobre si è tenuta la prima riunione del neonato Comitato NoPillon di Milano. Ciò che è importante in questa fase politica è che vi siano tracce di mobilitazione, che ci si trovi attorno a una causa e che si abbia la forza per contrastare venti che potrebbero riportarci nel passato.

Non farò una cronaca passo passo, né in ordine cronologico degli interventi, ma mi preme evidenziare ciò che di buono ho portato a casa e da cui partire.

Positivo che l’obiettivo comune e unanime sia quello di ottenere il ritiro del ddl 735.

Parto dall’intervento vibrante e caloroso di Laura Boldrini. Mai come adesso mi è sembrato necessario il suo richiamo all’unità delle donne, alla non divisione e dispersione in mille rivoli che non collaborano fra loro, alla necessità del femminismo da praticare tutti i giorni. Occorre una mobilitazione per riuscire a parlare con una sola voce a questo attacco globale alle donne, avviando una stagione di resistenza, esercitando un ruolo attivo, la responsabilità di cambiare, attraverso una nuova rivoluzione femminista. Una conditio sine qua non per non tornare indietro. Boldrini parla giustamente di segnali che denotano l’avanzare di una ideologia oscurantista, su più temi. Il senatore Pillon non è un caso isolato, circoscritto, espressione di una tendenza, ma gode di un nutrito sostegno proprio all’interno del Governo. La formazione dell’esecutivo, con i numeri che non assicurano parità di genere, è la rappresentazione plastica di un Governo più simile a quello di Kabul che di Madrid. Un governo del “cambiamento talebano”. Questo ddl esprime una visione maschilista del matrimonio e della genitorialità, con minori che diventano pacchi postali, non interessa il loro benessere, con l’ossessione di mantenere unita la famiglia ad ogni costo, perché avviare la separazione diventerebbe un percorso a ostacoli. È chiaro che in parallelo si prospetti anche una maggiore difficoltà per le donne che desiderano separarsi per allontanarsi da situazioni di violenza domestica. Visto che la maggior parte dei femminicidi avviene quando la donna pone fine alla relazione, chiede il divorzio, Pillon risolve questo problema non permettendo più che le donne escano dalla famiglia. “Le donne devono stare zitte e a occhi bassi”. Le donne sono sempre state sottomesse, umiliate, picchiate: non sembrerebbe proprio il caso di cambiare secondo i fautori del ddl. Occorre diffondere informazioni, sensibilizzazione dappertutto, perché le persone non sono consapevoli di quanto questo ddl vorrebbe introdurre. È necessario arrivare a tutte le donne, anche a coloro che non vedono le discriminazioni. Fa bene Boldrini a ricordare la vicinanza di Salvini ad Orban, all’ossimoro della “democrazia illiberale”. Il modello corrente è questo, qualcosa che è contro tutti i principi di uno stato di diritto. Come donne dobbiamo esigere rispetto, ciò che ci spetta.

Manuela Ulivi di Cadmi interviene evidenziando le conseguenze nefaste di una mediazione familiare obbligatoria, richiamando anche l’esplicito divieto della Convenzione di Istanbul in casi di violenza. Appare evidente come spesso i tempi per l’accertamento della violenza in sede penale non collimino con quelli dell’iter civile di separazione. Motivo per cui sarebbe troppo alto il rischio a cui si esporrebbero le donne se questo ddl dovesse essere approvato. Si va verso una privatizzazione dei diritti, le parti trattano ma quasi mai sono sullo stesso piano, questo è innegabile, soprattutto dal punto di vista economico. Chi ha maggiori risorse potrà permettersi i professionisti e i consulenti migliori e quindi otterrà maggiori benefici. Si ha come l’impressione che si voglia pesantemente condizionare l’altro genitore. Viene ricordato il funambolesco strumento del piano genitoriale in cui i genitori dovrebbero accordarsi su frequentazioni parentali e amicali, percorsi di studio, attività, vacanze dei figli: con un probabile aumento del conflitto. Questo ddl inoltre manipola la causa di pericolo per il minore che prevede l’uso di ordini di allontanamento dal soggetto che ne è la fonte, introducendo nel nostro ordinamento l’aspetto dell’alienazione (causa di pericolo). Se la persona che chiede protezione non può, non riesce a dimostrare la violenza, il rischio è che si affidi al minore proprio al soggetto che la agisce, con la previsione dell’inversione della residenza.

 

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