Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Quando la tv produce “diseducazione di massa”

su 30 settembre 2018

Nel flusso ininterrotto e interminabile delle forme attraverso le quali si normalizza la violenza, non vi è dubbio che la tv concorra a sfornare una consistente fetta dei produttori di “diseducazione di massa”.
Quando si tratta di far passare messaggi nocivi pur di fare audience, i reality sono al primo posto e purtroppo, avendo un buon seguito, riescono a fare danni su un gran numero di persone, specialmente giovani e giovanissimi. Non c’è filtro, non c’è controllo, nemmeno a posteriori, tutto passa e scorre come l’acqua, pur essendo spesso altamente pericoloso. Tra luci, lustrini e vip, che di importante non hanno nulla, passa veramente ogni cosa come, ad esempio, al Grande Fratello Vip, che ha già in passato dato prova di riuscire a sfornare episodi pessimi, serviti senza la capacità di fornire un freno, una stigmatizzazione, un limite. Quest’anno, è la volta di Ivan Cattaneo che ha tranquillamente formulato questo pensiero:

“Rifiutare una donna è peggio che violentarla. Perché nel secondo caso almeno si sente oggetto del desiderio”.

Abbiamo davanti una ennesima declinazione del concetto per cui “alle donne alla fine, tutto sommato, piace subire violenza”. Nessun trauma, nessuna ferita psicofisica, nessuna traccia, solo benefici a quanto pare per le donne, che restano oggetti sessuali, si badi bene, a disposizione e conseguentemente da consumare. Non è comprensibile la genesi di una frase di questo genere, indigesta, intrisa di pregiudizi, ma soprattutto tagliente, malefica e capace di reiterare la violenza, addirittura moltiplicandola.
Chi ha subito uno stupro si sente annientata sentendo quelle parole andate in onda, mentre chi lo ha commesso viene riabilitato, apparendo quasi un benefattore. In questo giro di frittata, viene servita su un piatto d’argento una porzione di puro machismo nostrano, che davvero appare talmente radicato nella mentalità da essere espresso con naturalezza e disinvoltura in ogni occasione, nella colpevole assenza di chi avrebbe potuto stigmatizzare a sufficienza e riconoscere come inaccettabili e altamente lesive certe espressioni.
Se tutto andato in onda su Mediaset Extra, che segue la diretta del programma di Canale 5, mercoledì sera intorno alle 23.30, ci pensa anche la carta stampata a peggiorare ulteriormente il livello. Difatti Il Giornale al riguardo della frase di Cattaneo si interroga: “Ma si può dire che una donna si senta oggetto del desiderio quando viene violentata?”. Ci si sente arbitri di un ipotetico confronto ideale sull’argomento, così come i giudici della trasmissione in questione. Tanto immersi nel loro preconfezionato ruolo che paventano al cantautore l’espulsione per essere rimasto nudo davanti alle telecamere in fascia protetta e poi non considerano più che sufficiente mandarlo via per quanto affermato in merito alla violenza sessuale.
Certo sappiamo quanto siamo ben lontani in certi ambiti dal dare il giusto peso e valore alle parole, visto che ognuno si sente legittimato a esprimere concetti sempre più indegni, a sdoganare e accarezzare i peggiori comportamenti, deformando la realtà, negando quanto devastante sia l’esperienza di uno stupro, sottraendo forza al lavoro di quanti da anni si impegnano per cambiare la cultura alla base della violenza. Dovremmo imparare a fare ascolti senza assecondare la cultura dello stupro.
Non possiamo voltare la testa dall’altra parte e considerare quanto avvenuto al Grande Fratello Vip parte dello show, perché questa spazzatura servita spesso e volentieri non ci permette di costruire un immaginario diverso, una società in cui la violenza sulle donne non abbia alibi e non sia qualcosa su cui costruire battute.
La violenza lascia segni indelebili, non dimentichiamolo mai. Come ammenda Mediaset dovrebbe innanzitutto chiedere scusa e poi accogliere le testimonianze delle donne che hanno subito violenza, mostrare la realtà così com’è, perché si ha come l’impressione che non la conoscano o non vogliano vederla.
Simona Sforza e Maddalena Robustelli per Chi Colpisce Una Donna, Colpisce Tutte Noi
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