Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Lettera aperta al Professor Ernesto Caffo, fondatore e attuale Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus

su 25 febbraio 2018



​Abbiamo scritto questa lettera, affinché qualcosa cambi concretamente nel modo di raccontare i fatti di cronaca, soprattutto quando sono coinvolti minori.
Alla cortese attenzione del Professor Ernesto Caffo, fondatore e attuale Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus, Professore Ordinario di Neuropsichiatria Infantile presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, in qualità di membro dell’ufficio di presidenza del Comitato nazionale di garanzia per l’informazione sui minori e per l’attuazione della Carta di Treviso. 
Lo scorso 19 febbraio una nota dell’Ansa così titolava: “Prostituta a 9 anni, arrestati genitori”, titolo ripreso successivamente da RaiNews ed emulato successivamente da La Sicilia: “Bimba di 10 anni “prostituta”, arrestati i genitori e due anziani”.  Eppure nella Carta di Treviso, un protocollo firmato nel lontano 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l’intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia, è previsto tra l’altro che “nessun bambino dovrà essere sottoposto a illeciti attentati al suo onore e alla sua reputazione”.  Quel protocollo, altresì, annota un impegno comune specifico, volto a tutelare l’interesse dell’infanzia nel nostro Paese. 

I titoli e la modalità morbosa adoperata nella cronaca dei fatti citata conseguentemente ci sembrano non conformi a quanto prescritto e condiviso nella Carta di Treviso. Da anni, nonostante gli impegni sottoscritti, assistiamo al permanere di una formula tossica e profondamente errata nel raccontare simili episodi, in palese violazione dei diritti fondamentali delle minori, meritevoli invece di una tutela privilegiata e specifica. Il successivo 20 febbraio, dopo numerose proteste e segnalazioni al direttore, arriva la “correzione” del titolo della nota Ansa: “La fanno prostituire a 9 anni, arrestati i genitori”. 

Cosa c’è che ancora non va? Questi genitori in realtà hanno venduto la propria figlia a stupratori seriali e pedofili. Solo posta così sarebbe stato evidenziato l’orrore dell’accaduto e la natura di un abuso reiterato. Invece, nonostante le correzioni, tutto sembra molto più blando, con il rischio di un effetto “normalizzazione” della violenza. Visto che nulla cambia da anni, ad oggi non è più sufficiente che un direttore si scusi per l’accaduto e corregga senza nemmeno riuscirci adeguatamente, a nostro parere. Riteniamo che questo non sia un atto di responsabilizzazione reale e siamo come dell’opinione che permettere la pubblicazione di questo genere di titoli ed articoli sia di per sé lesivo dei diritti dei bambini.  

L’appartenenza ad un ordine professionale comporta anche l’osservanza del correlato codice deontologico. Lavorare con le parole implica saperle usare e soppesarne le ricadute. La bambina è stata lesa e non esiste un correttore per il danno arrecatole. Continuando ad adoperare determinate parole, di fatto si rende impossibile cambiare ed intervenire su un immaginario tossico. Difatti associando la parola prostituzione/prostituta ad una minore si normalizza uno stupro su una bambina, di per sé un soggetto totalmente inconsapevole, incapace di esprimere un assenso pieno. Il termine corretto è invece violenza,  abuso,  stupro. 
Non si può con leggerezza e per un pugno di click pubblicare materiale sensibile e deformare ruoli e responsabilità. Gli esempi sopra citati, esprimono un tentativo di stravolgimento dei fatti, delle violenze terribili e inaudite su una bambina. Vittima della violenza degli adulti, dei genitori e di coloro che hanno pagato per abusare di lei, segnando e distruggendo la sua infanzia, la sua vita, i suoi diritti fondamentali. Definirla prostituta comporterebbe che I media siano complici della costruzione di un immaginario sbagliato, che ribalta e deforma ruoli e responsabilità.  

L’Ordine dei giornalisti aveva bandito già da maggio 2016 il termine baby prostituta/squillo, ribadendo quanto segue. “Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei giornalisti ricorda a tutte le colleghe e ai colleghi che il Testo Unico dei doveri, approvato dal Cnog ed entrato in vigore il 3 febbraio 2016, ha riservato alla Carta di Treviso e a poche altre Carte, il privilegio di comparire come testo autonomo. L’uso reiterato che molte testate, televisive, cartacee e online, fanno della definizione “baby squillo”, ad esempio, è un’inammissibile violazione di questa Carta. Le bambine sono le vittime e gli uomini che abusano di loro, i pedofili, sono i colpevoli. Per un reato così grave non ci sono attenuanti. Usare i termini corretti è alla base del nostro lavoro. Scambiare le vittime con i colpevoli dà luogo ad una informazione falsa e fuorviante.”

Risulta, quindi, indifferibile adottare un altro linguaggio, parole nuove e corrette per raccontare la realtà, se realmente si voglia dare applicazione piena a quanto espresso dal consiglio dell’Odg. Auspichiamo che Lei metta a disposizione la sua sensibilità e competenze professionali per valutare quanto accaduto e sollecitare un intervento che riesca a segnare una maggiore attenzione all’uso del linguaggio e del modo di fare cronaca, soprattutto quando sono coinvolti minori, perché il tipo di racconto che li riguarda sia sempre rispettoso delle vittime.

Chi colpisce una donna colpisce tutte noi 


9 responses to “Lettera aperta al Professor Ernesto Caffo, fondatore e attuale Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus

  1. ardovig ha detto:

    Purtroppo la “Carta di Treviso” asssieme a molte altre è ampiamente disattesa da quella fretta, che io preferisco chiamare sciatteria quando riportano fatti così gravi, condivisa da troppi giornalisti.

    Piace a 1 persona

  2. Che coincidenza, stesso argomento. Riguardo la “Carta di Treviso” disattesa anche in ordine alla notizia maltrattata della vicenda della bimba abusata a Palermo e riportata malamente da molte testate una lettera-petizione è stata lanciata dal mio Blog il 20 c.m. ed inviata il 21 c.m. a TELEFONO AZZURRO, Fnsi, ect.https://lagendadelledonneilblogdipatriziacordone.wordpress.com/2018/02/22/aggiornamento-della-petizione-lettera-aperta-a-difesa-delle-bambine-stuprate-anche-dalla-pessima-stampa/

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    • simonasforza ha detto:

      Cara Patrizia, più segnalazioni vengono fatte meglio è. D’altronde l’obiettivo è lo stesso ed è comune.

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      • Sicuro, anche se decisamente ancora meglio e di più facendo “squadra tra donne” per citare un vecchio adagio femminista, cioé disattendo l’autolesionista “divide et impera” e di contro facendo corpo unico rispetto alle segnalazioni, alle contestazioni, alle istanze, alle rivendicazioni, ect. A maggiore ragione laddove ci si conosce e le iniziative sono diffuse anche attraverso i canali comuni per es. facebook, gruppi fb, pagine, ect. Purtroppo per certi versi si è ancora “all’anno zero” del femminismo relativamente alle modalità relazionali anche in ordine al riconoscimento del valore tra le proprie simili (la “sorellanza” oppure “l’autorevolezza femminile” per citare un concetto caro delle maestre passate del vero femminismo e della Libreria delle Donne di Milano). Male comune a sinistra ad una certa politica maschile della frammentazione e della dispersione, di fatto replicando come donne i modelli da cui in teoria si prenderebbero le distanze. Mah! Tanta strada resta da fare.

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        • simonasforza ha detto:

          Sai, ci tengo a conservare semplicemente il mio diritto di prendere parola e di esprimere il mio punto di vista. Come sempre e per dare continuità a un lavoro che il gruppo Chi colpisce compie da tempo su questi temi.

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  3. Le si ribadisce quanto soprariportato, con l’auspicio generale, che prima o poi si ritrovi la vera strada-maestra del femminismo. La sa-lu-to. p.s.: l’interlocuzione con il “tu” è ostica per notevole differenza anagrafica ed in assenza di affinità.

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