Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

#Stalking: ricapitoliamo


E’ assai necessario fare un piccolo ripasso della tempesta che ha investito da giugno ad oggi il reato di stalking.

In seguito alla legge di riforma del codice penale, approvata il 14 giugno scorso, si prevede l’introduzione dell’articolo 162 ter, che prevede l’estinzione dei reati con querela di parte remissibile a seguito di condotte riparatorie.
Tra i reati interessati dal 162-ter rientra lo stalking, un reato faticosamente inserito nel nostro ordinamento attraverso l’articolo 612 bis, introdotto dal D.L. 23.2.2009, n. 11, recante «Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché in tema di atti persecutori».

L’allarme è stato lanciato lo scorso 27 giugno da Loredana Taddei, Responsabile nazionale delle Politiche di Genere di Cgil, Liliana Ocmin, Responsabile del coordinamento nazionale donne Cisl e da Alessandra Menelao, Responsabile nazionale dei centri di ascolto della Uil.

Ricordiamo tutti come venne frettolosamente bollata questa denuncia dei sindacati. Poche le voci fuori dal coro di condanna. Sporadiche e flebili le reazioni che avrebbero dovuto essere ben più forti. Ma si sa, il caldo estivo causa abbassamenti di pressione e le vacanze chiamano.
Abbiamo voluto ricordarlo con un cartello ad hoc, per fare un esercizio di memoria, per evidenziare la perniciosa abitudine a negare.


Arriva la conferma autorevole di Eugenio Albamonte, segretario dell’Associazione nazionale magistrati:

«Al di là della gravità della possibile estinzione del reato introdotta dall’articolo 162 ter per lo stalking, c’è una forte sperequazione tra i termini di custodia cautelare e quelli della pena. Perché con la nuova norma lo stalker può essere arrestato, ma poi attraverso una sanzione pecuniaria può ottenere l’estinzione del reato».

Negare l’evidenza non si può più.
Il guardasigilli Andrea Orlando, che in prima battuta, insieme a quanto dichiarato dal collega Gennaro Migliore e da altri esponenti politici, aveva parlato di “preoccupazioni non fondate” e aveva poi assicurato di essere pronto a “riconsiderare la punibilità a querela prevista nella legge del 2009”. Interviene la senatrice del Pd Francesca Puglisi:“Con le colleghe del Senato studieremo l’emendamento più efficace che tuteli le donne vittime di violenza”.
Siamo ormai a luglio, dopo sollecitazioni da più parti, il ministro Andrea Orlando deve trovare la “nave” su cui far transitare il correttivo; si ipotizza il ddl sugli orfani di femminicidio oppure quello sulla prostituzione minorile, tutti senza date certe. In più ai primi di luglio arriva il primo stop al ddl per la tutela degli orfani di femminicidio dal centrodestra, perché “nel testo si fa riferimento anche ai figli delle Unioni civili“. Questo nonostante l’appello a sostenere la norma a firma di alcune deputate di Forza Italia.

Si doveva fare presto a correggere gli effetti del 162 ter sul reato di stalking, che sarebbe entrato in vigore il 3 agosto. Un altro problema è che il nuovo art. 162 ter ha effetti retroattivi: le esperte rilevano che è applicabile anche ai processi in corso, anche dopo l’apertura del dibattimento e addirittura in appello (“tranne il giudizio di legittimità”). Inoltre alcuni processi per atti persecutori avviati d’ufficio o con aggravanti, spesso con il dibattimento vedono cadere per difetto di prova l’aggravante o il reato in concorso perdendo così la procedibilità d’ufficio, con la conseguenza che possono diventare estinguibili con la nuova norma.

Il 13 settembre vengono presentati ben due emendamenti all’articolo 162-ter del codice penale, primo comma:
prima firmataria Francesca Puglisi https://parlamento17.openpolis.it/emendamento/263388
prima firmataria Doris Lo Moro https://parlamento17.openpolis.it/emendamento/263445

Una corsa contro il tempo. Purtroppo è di due giorni fa la notizia della sentenza di Torino, le prime conseguenze nefaste si iniziano a vedere.
Fioccano scuse, mea culpa, tutti improvvisamente si svegliano all’improvviso. La bomba innescata a giugno è esplosa.

Esce il seguente comunicato:

“L’ufficio legislativo, su precisa direttiva del Ministro Orlando, ha depositato nei giorni scorsi parere favorevole all’emendamento presentato dalla senatrice Puglisi (Pd) nell’ambito dei lavori parlamentari sulla proposta di legge a tutela degli orfani dei crimini domestici, calendarizzata dalla Commissione giustizia del Senato la prossima settimana.

Aspettiamo “fiduciose”, ma con un grado di allerta massimo. La toppa per sanare lo stalking rischia di subire le conseguenze dei veti sul progetto della legge per la tutela degli orfani di femminicidio.

Aspettiamo, ma al contempo sottolineiamo che per le sentenze di estinzione come quella di Torino e tutte quelle che potrebbero arrivare, le donne potrebbero non vedere giustizia né il ripristino delle misure di protezione previste per lo stalking, che decadono contestualmente all’estinizione del reato.

Nel frattempo è arrivata anche la notizia dell’iniziativa di impugnare la decisione della giudice di Torino da parte dell’Avvocato generale Giorgio Vitari e del procuratore generale Francesco Saluzzo.

Si è creato un danno gravissimo, concreto, immediato alle donne, insieme a un pericoloso messagio culturale, che si può perseguitare una donna e poi sanare con una manciata di euro.

Le dichiarazioni tardive di scuse e di attenzione al problema non sanano le conseguenze della “svista” che sono sotto i nostri occhi.

L’unico segnale utile di attenzione alle donne che ora chi siede nelle istituzioni deve dare è sanare le conseguenze del nuovo art. 162 ter c.p. sul reato di stalking. Nessuno ha dato l’allarme durante i lavori sulla riforma del codice penale, ora il tempo è scaduto. La norma è legge e inizia a portare i suoi frutti avvelenati. La monetizzazione di un reato come lo stalking non deve essere ammissibile. Occorre intervenire ORA. Ora si deve trovare la convergenza delle forze. Se volete dimostrare di voler veramente ascoltare le donne, questa è l’occasione, non altre.
Vigileremo. Siate certi che lo faremo.

 

Il gruppo Chi Colpisce Una Donna, Colpisce Tutte Noi

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Lettera aperta alla Ministra Valeria Fedeli


Alla cortese attenzione della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli
CC: Onorevoli Laura Boldrini e Maria Elena Boschi
*** 
Onorevole Ministra,
Le scriviamo perché i segnali di pericolosi arretramenti culturali stanno raggiungendo una cadenza quotidiana allarmante. Più che arretramenti, si tratta del permanere e della diffusione dei più evidenti elementi alla base della cultura che fa da substrato alla violenza di genere. In rete specialmente, accanto a fenomeni di hate speech e di cyberbullismo, girano contenuti esplicitamente violenti che alimentano e legittimano la violenza contro le donne. Un esempio tra i più recenti è il brano musicale “Yolandi” a firma del rapper Skioffi.
Non è una novità, non è il primo caso, né sarà l’ultimo. A livello musicale abbiamo una lunga tradizione, una sorta di visione mitizzata dell’uomo che abusa, agisce il proprio potere di vita e di morte su una donna. Così come non sono nuovi epiteti e gergo. Sembra che ci si compiaccia in questa sequenza orrorifica. Anche questo fa parte di un certo merchandasing della violenza, una esibizione ostentatamente machista. Si ricalca un modello, lo si cosparge di un po’ di glitter, di una parvenza artistica e lo si dà in pasto al pubblico. Si vende questo prodotto e il relativo corollario di subcultura maschilista, sessista e violenta.
Qualcuno potrebbe sostenere che è una “istantanea” del punto di vista distorto del femminicida. Eppure il rischio emulazione, di immedesimazione è altissimo e ci dobbiamo chiedere se vale la pena lasciar correre. Soprattutto se quel pubblico è composto di giovanissimi, digiuni di chiavi di lettura e di mezzi per guardare oltre la superficie. Ci chiediamo che impatto possano avere simili contenuti su un individuo in formazione, che sta costruendo una propria idea e percezione delle relazioni affettive.
Non è sufficiente segnalare un contenuto, una foto, un video, un testo sul web, sui social, perché ve ne saranno altri mille similari e comunque il brano e quello che diffonde continueranno a girare altrove. Occorre allargare lo sguardo di azione facendo riferimento all’urgenza di un intervento educativo massivo che doti i ragazzi degli strumenti per decodificare certi messaggi e valutarne senso e conseguenze.
Ed è per questo che ci rivolgiamo a Lei Ministra Fedeli. Da troppo tempo (dal 2015 e intanto la legislatura volge al termine) attendiamo le linee guida nazionali per l’attuazione dell’articolo 1 comma 16 della legge 107/2015 (“Buona scuola”), qui di seguito riportato:

16. Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e di sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle tematiche indicate dall’articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all’articolo 5-bis, comma 1, primo periodo, del predetto decreto-legge n. 93 del 2013.

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/…/2015/07/15/15G00122/sg

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/…/2013/08/16/13G00141/sg

Le chiediamo di dare un’accelerazione a riguardo, superando resistenze e le barricate della bufala della “Teoria del gender”, a quanto pare ancora molto diffusa nonostante questa circolare ministeriale.
Al centro di questa azione formativa ci devono essere i ragazzi e i bambini: sono loro i futuri adulti e se certi modelli si radicano, difficilmente si potranno sradicare in una fase successiva. Non si deve coinvolgere solo genitori e insegnanti in un piano di formazione sul tema della violenza e delle discriminazioni di genere.
Abbiamo letto le sue dichiarazioni recenti:

“Io mi muovo sempre nel rispetto dell’autonomia delle scuole, della libertà di insegnamento, ma è un’offerta che facciamo, diamo strumenti ai docenti, e anche ai genitori. Nel piano nazionale per l’educazione al rispetto c’è e ci deve essere il coinvolgimento dei genitori. Sto lavorando con la rappresentanza e l’Associazione nazionale dei genitori, abbiamo un forum ufficiale con gli studenti. Ho affidato un rilancio molto serio e profondo del patto di corresponsabilità educativa tra scuola e famiglia che presenteremo il 21 di novembre.”

È urgente lavorare oggi per non ritrovarsi domani con la situazione attuale. Perché la violenza ripetuta porta a conseguenze permanenti devastanti nelle donne che la sperimentano. Nonostante le ragazze e le donne oggi trovino maggior forza nel denunciare e nel sottrarsi ai rapporti violenti e di sopraffazione, è ancora troppo diffusa l’abitudine a confondere proprio questo tipo di caratteristiche con l’amore, come un’attestazione di tale sentimento. Sappiamo che così non è, ma l’immaginario in cui sono immersi i ragazzi e le ragazze non è ancora bonificato da tutto questo armamentario patriarcale.
Purtroppo su questo incidono “le camicie di forza di genere”, che ingabbiano e limitano i ragazzi e le ragazze in ruoli stereotipati e comportamenti attesi. Non si può reagire se non si viene dotati di strumenti di consapevolezza sul valore di sé, dei propri diritti, sulla parità di genere, per costruire e vivere relazioni paritarie.
La violenza si radica se manca una cultura del rispetto. Occorrono alleanze tra le varie agenzie educative e interventi permanenti, capillari, non episodici. Occorre conoscere cosa c’è alla base dei fenomeni culturali che coinvolgono i più giovani, occorre mirare bene gli interventi educativi, occorre far maturare in loro lenti nuove per non lasciarsi travolgere e manipolare da certi messaggi, da certi prodotti. Maturare è anche sviluppare un senso critico autonomo, perché noi non vogliamo meri consumatori – esecutori passivi, dobbiamo crescere cittadini pienamente consapevoli, in grado di sviluppare anticorpi giusti per interpretare e affrontare ogni sollecitazione, input. Parlarne sporadicamente non serve, occorre un intervento educativo trasversale e costante sin dai primi anni di scuola, prima che si sedimentino sovrastrutture nocive.
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