Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Non chiederemo il permesso per mobilitarci. Mai.

su 12 marzo 2017

Pubblico qui di seguito un post che ho pubblicato sul mio profilo Facebook. La risposta dell’Assessore la trovate in calce. Una pagina che mi ha lasciato tanto tanto amaro in bocca. Pensate che abbia avuto qualche ricaduta? Niente, nessuna scusa, nessun ravvedimento, nessuna conseguenza.

 

Sono un paio di giorni che ci penso su. Ho letto e riletto questo post dell’8 marzo dell’Assessore Pierfrancesco Maran:

“Finto sciopero. La metro é vuota ma va. Tutti in macchina spaventati da una mobilitazione indetta su una piattaforma di rivendicazioni risibile che squalifica il sindacato di base che l’ha proposta. Lo sciopero é uno degli strumenti più seri in mano ai lavoratori, ci si aspetta che chi ambisce a rappresentarli lo usi con senso di responsabilità verso di loro e verso la comunità.”

Si può non essere d’accordo sulla modalità di protesta scelta, lo sciopero, ma non si può denigrare le motivazioni che hanno portato Nonunadimeno a chiedere ai sindacati di indire uno sciopero generale per l’8 marzo. La frase ” piattaforma di rivendicazioni risibile” colpisce profondamente le donne che hanno aderito allo sciopero, che hanno manifestato, non solo a Milano e in 70 città italiane, ma in ben 59 Paesi. Sì, è stata una giornata di rivendicazioni globale, qui il manifesto.

La parola “risibile” colpisce perché non si possono liquidare in questo modo i motivi che ci hanno portato a costruire questo otto marzo di lotta, riappropriandoci di questa Giornata, portando in evidenza i tanti aspetti che ancora non vanno.
Le motivazioni erano riassunte qui.

Avremmo forse dovuto chiedere il permesso preventivo all’Assessore Maran per definire come, se e quando mobilitarci? Avremmo dovuto continuare a “festeggiare” in modo innocuo l’8 marzo per non procurare alcun mal di pancia? Avremmo dovuto restare mansuete nei nostri ruoli, aspettando pazientemente che qualcuno di buona volontà, un uomo magari, si adoperasse per migliorare la qualità delle nostre esistenze? Avremmo dovuto girare la testa dall’altra parte di fronte alla violenza di genere, alle differenze salariali, alle discriminazioni e alle molestie sul lavoro? Forse si ritiene scontato che il nostro lavoro di cura (gratuito, invisibile o sottopagato) sia un paracadute eterno a disposizione di un sistema che non vuole iniziare a condividere le responsabilità. Forse è risibile il fatto che ancora oggi tante donne restano a casa dopo la maternità? Forse è troppo chiedere un welfare di qualità, accessibile e garantito? Cosa c’è di “risibile” se chiediamo di poter vedere applicate le leggi del nostro Stato senza incontrare muri ideologici o di altro tipo? È troppo chiedere uno Stato laico? Cosa c’è di strano se chiediamo una contraccezione accessibile a tutte e un’assistenza sanitaria pubblica che non gravi sulle nostre spalle tra ticket e liste di attesa infinite? È strano chiedere che i consultori tornino ad assicurare ciò per cui sono nati? È risibile una richiesta di cambio di passo culturale, che sappia contrastare con convinzione stereotipi e ruoli “gabbia” secolari, che diffonda un linguaggio che sappia di rispetto e di una piena parità?
Ricordo che al corteo serale c’erano anche alcune consigliere comunali che evidentemente condividevano le ragioni di questa giornata di mobilitazione.
Ricordo che tra i sindacati che hanno aderito c’è anche Fp Cgil Comune di Milano.
Non basta metterci la faccia sulla parità di genere e cambiare foto del profilo con una app su Facebook. Certe cose vanno praticate quotidianamente e le parole sono importanti, a volte possono essere pietre.
Chi siede ai vertici delle istituzioni deve misurare le parole, perché non sono mai neutre. La politica deve dimostrare di comprendere cosa si muove nella società. Fare politica non è occuparsi di gestire quote di pacchetti elettorali e far finta di scrivere programmi che resteranno solo su carta. Fare politica non è fare finta di aver cura dei cittadini e delle cittadine. Un bel bagno di realtà aiuta a guardare le cose con meno superficialità. Il consiglio è di non sottovalutare le nostre istanze. Non interpellate le donne esclusivamente come “materiale” elettorale, ascoltateci e non calpestate i nostri diritti. Non ci fermeremo di fronte a tentativi di silenziare o ridicolizzare le nostre rivendicazioni. Non chiederemo il permesso per mobilitarci. Mai.
Auguro buon lavoro e buona riflessione all’Assessore.

P.S.
a questo punto sarebbe opportuno che si facesse un passo indietro, ammettendo di aver scritto un commento fuori luogo. Si può sbagliare, accorgersene e chiedere umilmente scusa a tutte le donne. Grazie.

 

Rendo pubblico anche sul mio blog la vicenda a futura memoria collettiva.

Qui la nota del gruppo Chi colpisce una donna, colpisce tutte noi.

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