Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Per fare chiarezza, auspicando un ruolo attivo dei media nel contrasto alla violenza

su 15 ottobre 2016

Accadono fatti incredibili nel nostro Paese, che considera alcuni individui superiori alle leggi, grazie al loro impeccabile abito e al loro ruolo. Una società che si stupisce ma che non sa scegliere da che parte stare nemmeno quando la verità è stata accertata.

Accade che si organizzi un evento a Mantova (il 14 ottobre) per celebrare don Walter Mariani, il sacerdote che è in carcere dopo una condanna definitiva per violenza sessuale su due donne.

Accade che un gruppo di amici e parrocchiani si schierino a difesa del parroco, nonostante la pronuncia della magistratura, organizzando una serata per ricordare il sacerdote e dimostragli solidarietà in questo difficile momento della sua vita.

Accade che si pubblichi la notizia della serata sulla Gazzetta di Mantova, che evidentemente non si pone in maniera sufficientemente critica nei confronti dell’iniziativa e del soggetto “celebrato”.

serata

Accade che ci sia un gruppo “Chi colpisce una donna, colpisce tutte noi” che dopo la segnalazione di Claudia Forini, decide di scrivere una lettera per denunciare quanto si stava organizzando e chiarendo i dettagli della vicenda. Cosa che avrebbe dovuto fare anche il quotidiano prima di pubblicizzare l’iniziativa, sembrando che la suffragasse, per completezza dell’informazione e per evitare di gettare ulteriore fango sulle vittime. Non prendere le distanze da una iniziativa del genere rischia di apparire come voler solidarizzare con uno stupratore, significa reiterare violenza.

Accade che si raccolgano un centinaio di sottoscrizioni e che tale lettera venga poi pubblicata dalla Gazzetta di Mantova. Tra le firme di tante donne e uomini, anche la mia.

https://www.facebook.com/GazzettadiMantova/posts/10154583459737288

Accade che qualche sostenitore del don cerchi di difenderlo definendo fascistelli i sottoscrittori della lettera, etichettata come “una trappola della non documentazione e una bufala della falsa solidarietà“. In poche parole, la condanna definitiva del don è una bufala. Tra i commenti leggiamo che “Don Walter ha aiutato un sacco di gente e chi lo conosce sa che queste sono tutte falsità. .purtroppo la gente si affida alla mediocrità ed alla opinione di massa x portare avanti una causa che nemmeno conoscono!”

Quindi in virtù del bene fatto dal don dovremmo soprassedere sulle violenze che ha commesso su donne che avrebbe dovuto proteggere?

Insomma, secondo i suoi difensori, la condanna al don stupratore, che ha abusato di fatto della sua posizione di potere e ha ricattato le donne di cui ha abusato, è avvenuta per mano dell’opinione pubblica. Eppure, abbiamo dimostrato che è stata la magistratura e tutta una serie di testimonianze contro a portare il don in carcere.

I primi due gradi di giudizio:

primi-due-gradi

Qui la sentenza di terzo grado: QUI

Come sono emerse le condotte criminose del don Walter:

denuncia

Il contesto in cui sono avvenute le violenze:

contesto

Lo stato di minaccia delle vittime, il tentativo di subordinazione operato dall’imputato:

minaccia

Ebbene don Walter dimostra di avere un concetto distorto e personale di carità cristiana, visto che ha abusato di loro, considerandole oggetti, troie, esseri sub-umani.

Una risposta alle accuse di RadioBase a firma di Roberto Storti, da parte del gruppo “Chi colpisce una donna, colpisce tutte noi”:

Sembra incredibile che la Gazzetta di Mantova abbia dapprima ospitato sulle sue pagine la notizia della iniziativa pro don Walter, continuando a pubblicare lettere di solidarietà come questa:

lettera-solidarieta

e poi abbia continuato a consentire certi commenti sulla sua pagina Facebook, senza che intervenissero i moderatori per riequilibrare i contenuti della discussione, sotto il post sopra linkato.

Mi appare grave se i media non riescono a prendere posizione su una vicenda come questa, stando dalla parte della giustizia e rispettando le vittime delle violenze, senza buttare sotto il tappeto la verità processuale.

Qui c’è una responsabilità forte dei media, non si può dare spazio a certe posizioni, senza commentarle adeguatamente, perché questa non è libertà di informazione, questo è non capire che in primis vanno rispettate e difese le vittime. Nessuna pietà cristiana può sostituire e cancellare le pene comminate dal sistema giudiziario del nostro Paese. Altrimenti, la legge sarà subordinata al sentire del popolo, all’affezione della comunità del reo, anziché privilegiare un oggettivo giudizio e la piena applicazione delle norme penali. Un soggetto che si è reso colpevole di reati sì gravi, non può subire trattamenti di favore, deve scontare la sua pena come qualsiasi altra persona dichiarata colpevole. La pena ha anche un valore rieducativo, ma l’assegnazione ai servizi sociali, che molti invocano, non pare al momento adeguata all’intento, perché non è per sollevazione popolare che può essere commutata e trasformata una condanna. Devono essere messe in atto misure tendenti alla responsabilizzazione e alla consapevolezza della conseguenza delle proprie azioni da parte del reo. Si deve creare una base che induca a un comportamento socialmente corretto. Solo qualora il reo abbia preso coscienza di quanto commesso e solo dopo aver seguito un percorso che gli consenta un reinserimento sociale, solo allora si potrà seguire il corretto iter per definire eventuali misure premiali.

Basta leggere questi stralci della sentenza della Cassazione, per farvi un’idea del reo, i cui atti lesivi si sono protratti per lungo tempo, determinando la grave compromissione del bene dell’autodeterminazione della libertà sessuale delle vittime, offese e tradite ulteriormente in strutture che avrebbero dovuto accoglierle e salvarle da ulteriori violenze:

1 2

Tutto molto comune, sacerdoti che abusano della propria posizione.

http://www.milanotoday.it/cronaca/don-alberto-lesmo-sesso-minorenne-muggiano.html

http://www.secoloditalia.it/2016/03/milano-prete-adescava-minori-in-strada-sospeso-dalla-curia/

Dovrebbe essere interesse di tutti fare luce su questi episodi, condannare i colpevoli, ma a quanto pare c’è chi è disponibile a coprire e a cancellare le violenze commesse, ad attenuarle in virtù di una tonaca e del fatto che questi soggetti di fatto gestiscono le loro parrocchie e zone come dei piccoli feudi, con una parte della comunità disposta a chiudere un occhio, anzi due. C’è qualcosa di morboso se non riusciamo a prendere posizione su questi fatti, se i media non collaborano per smontare quel clima di connivenza che alimenta la cultura dello stupro e la giustifica. Il ruolo di chi fa informazione è fondamentale. Per questo trovo inaccettabile e grave quanto accaduto.

 

P.s. Questa è stata la serata, molto partecipata. A voi le considerazioni. Io confermo quanto precedentemente detto, non si può soprassedere. Una serata in onore di uno stupratore è veramente troppo. 

http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2016/10/15/news/walter-un-amico-pienone-alla-serata-dei-parrocchiani-1.14255326?ref=fbfma

 

 

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