Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

In camper

su 4 luglio 2016
i-numeri

Fonte: Corriere della Sera

 

La situazione è ben riassunta in questo articolo di Luisa Pronzato ed Elena Tebano:

La situazione dei centri antiviolenza in sofferenza:

“Il 23 giugno ha chiuso Casa Fiorinda, l’unico rifugio per donne maltrattate di Napoli. Tre giorni prima aveva serrato le porte il Centro antiviolenza Le Onde di Palermo, che adesso riesce a garantire solo l’ascolto telefonico.

Il 26 giugno è toccato a Sos Donna H24 lo sportello del Comune di Roma che prendeva in carico 24 ore su 24 le vittime di abusi.

Lo stesso potrebbe succedere il 30 luglio, sempre a Roma, al centro Colasanti-Lopez. A Pisa quello gestito dalla Casa della Donna ha dovuto limitare drasticamente i servizi, dopo un taglio del 30% ai fondi. Come Arezzo: ridotto il servizio di ascolto e di reperibilità, chiusa una casa rifugio.”

Ci sono i centri che appartengono a D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza”, e ci sono tanti altri che non sono associati, difficile stilare una fotografia che tracci tutte le difficoltà. Manca una fetta degli operatori. C’è una strana inerzia in questo.

Burocrazia? Non solo. Le ragioni sono un po’ insite nella legge 119 del 2013, un po’ nel sistema di assegnazione dei fondi che per quanto riguarda il biennio 2015-2016, “circa 9 milioni all’anno stanziati con la legge di Stabilità”, non sono ancora stati erogati.

Leggiamo sempre nel pezzo uscito sul Corriere:

“stiamo aspettando la conferenza Stato-Regioni che decida cone ripartirli. Non si sa quando» dice Rossana Scaricabarozzi, di ActionAid Italia. Ci sono quelli per il biennio 2013-2014: 16,5 milioni di euro per tutte le Regioni.”

Inoltre, la Legge 119 con la scelta di regionalizzare gran parte della gestione:

“stabiliva che solo il 20% (circa cinquemila euro l’anno per ogni centro antiviolenza e seimila per le case rifugio) andasse ai centri, gli altri venivano girati alle Regioni che potevano destinarli a progetti diversi: dalle strutture, ai progetti educativi, ai consultori generici. «In Lombardia la Regione li ha messi a bilancio, eppure ai centri antiviolenza quei soldi non sono mai arrivati», denuncia Manuela Ulivi della Casa delle donne maltrattate di Milano. Non è l’unico caso.”

Manca evidentemente un monitoraggio, e cercare di fare una verifica oggi è un contro senso di tempestività dell’azione governativa. Facciamo prima scappare i buoi e poi aggiustiamo il recinto.

«Come Governo, stiamo verificando con le Regioni l’utilizzo dei fondi loro assegnati – dice la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Sesa Amici -. E l’8 marzo abbiamo emanato un bando diretto a finanziare le azioni di rete dei centri antiviolenza, impegnando 12 milioni di euro».

Non c’è ordine, non c’è controllo, nelle maglie di questa vicenda tutto può essere accaduto e diciamo che forse era nell’ordine del progetto. Ma le briciole di fondi che arrivano, se arrivano, scatenano spesso appetiti e interessi non propriamente lindi. Guerre tra poveri e sulla pelle delle donne.

L’approccio securitario non sembra conoscere flessioni di gradimento, tanto è vero che è stata inaugurata l’estate dei camper della Polizia di Stato. Una forma di protezione paternalistica e patriarcale di questo si tratta. Oltre non riusciamo ad andare. A livello governativo vediamo solo questo. Con tanto di hashtag da seguire virtualmente, come si fa per il lancio di un prodotto commerciale. Sappiamo che c’è bisogno di altro, che gli investimenti potrebbero andare in prevenzione e in un lavoro culturale che non può più attendere.

Naturalmente, ancora una volta, con questa iniziativa del camper della Polizia di Stato contro la violenza, sembra che non si sia ben compreso il problema. Di cosa si sta parlando? Di avvicinare le donne nelle piazze e indurle a denunciare in queste situazioni? In una piazza al massimo si può pensare di fare informazione distribuendo materiale.

“Il progetto “…Questo non è amore” prevede un camper della polizia che sarà, nei prossimi mesi, nelle piazze di 14 città a raccogliere le denunce e a sostenere le vittime.”

“Con questo progetto – ha evidenziato Alfano – vogliamo aumentare la fiducia nei confronti dello Stato e delle Forze di polizia, che possono prevenire, proteggere e punire. I dati del primo semestre 2016 indicano un calo del 22 per cento degli omicidi nei confronti delle donne, e del 23 per cento sia delle violenze sessuali che dei maltrattamenti.”

Un quadro roseo, un dipinto rassicurante. Tutto da verificare come dice Titti Carrano.

Ma davvero, pensate che si ottengano risultati così, con camper itineranti? Tutti sono liberi di pensare che possa ottenerne, ma sappiamo che questo bello spot è un segnale di come siamo immersi in un enorme spettacolo, che sulle donne, sulle loro vite, sulle loro difficoltà, sui loro problemi, sulle loro violenze costruisce un business, un giro di affari che schiaccia tutto. Un mega selfie e un tour estivo, un meccanismo che pensa di risolvere i problemi con messinscena come se fosse un reality, una pantomima, una campagna di prevenzione contro la carie della violenza, in pubblica piazza, con un camper targato Polizia. La violenza è reale, non è un canovaccio da seguire sul palco, sulla scena. Il camper fa parte di una strategia e di una rete di protezione? Non si comprendono evidentemente i rischi che ci sono.

“L’iniziativa – che vedrà coinvolte, in contemporanea, 14 province italiane – ha come finalità la creazione di un contatto diretto tra le donne e una equipe di operatori specializzati, ospitati all’interno di una postazione mobile (il camper), che si sposterà nelle piazze delle province che rientrano nel progetto.”

Perché non destinare i soldi di questo progetto a chi opera sui territori e fornisce un servizio vitale per le donne. SERVIZIO, perché i centri antiviolenza sono un presidio al servizio delle donne. L’obiettivo unico e fondamentale che devono continuare a poter assicurare.

Concordo con Barbara Pollastrini:

“Tutte e tutti insieme dobbiamo chiedere ai governi e alla politica di cambiare passo. Non è possibile che le poche risorse stanziate siano ‘disperse’ nei meandri di Ministeri e Regioni. Serve un’immediata attuazione dell’intero piano contro le molestie e la violenza. Parlo innanzitutto di prevenzione, tutela della vittima e certezza della pena. Di questo, l’esecutivo riferisca al Parlamento.

Le donne devono fare pressione tutte insieme, indipendentemente dalle appartenenze, i corpi intermedi devono fare la loro parte e dobbiamo tornare a lavorare insieme, dobbiamo essere unite e smetterla di costruire steccati e imporre veti. Chiamo tutte le parti alle loro responsabilità, chiamo le associazioni, chiamo le singole persone, chiamo a un’azione unitaria. Dove siete? Chiamo voi, gruppi e associazioni milanesi, italiane, avvocate, professioniste, D.i.Re, Action Aid e realtà analoghe a costruire quella rete di lotta diffusa alla violenza di genere, una rete che sia plurale e che non dimentichi nessun tassello.

Dateci un segnale, noi attiviste da sole non ce la facciamo, dateci una mano, per il destino delle donne, il nostro stesso destino. Uniamo le forze, lavoriamo insieme, progettiamo i prossimi passi per farci sentire ed ottenere risposte serie. Chi mi conosce sa che non mi fermerò e non smetterò di chiedere che si uniscano le forze. Vi chiamo ancora una volta a una sorellanza che si esprima nei fatti e in una lotta comune.

PRETENDIAMO RISPETTO!

Un rispetto che occorre declinare adeguatamente. Dobbiamo spingere perché le cose cambino in meglio. Rispetto vuol dire ascolto e analisi reali. Questo chiediamo ai rappresentanti istituzionali e ai decisori politici.

Annunci

4 responses to “In camper

  1. Laura Di Mascolo ha detto:

    Noi ci siamo ma come si fa? i piccoli gruppi e le piccole associazioni sono giorno che sui social si chiedono come fare, a chi rivolgersi. Abbiamo organizzato a livello locale delle piccole manifestazioni, ma la situazione drammatica in versa la “non” attuazione della 119 second noi ha bisogno di un segnale forte e tutte ci si aspettava di fare una grande manifestazione a Roma, nazionale, ma non abbiamo le forze per organizzarla. Forse i centri di Roma potrebbero fare la richiesta alla Questura. Noi stiamo aspettando solo un cenno e siamo tutte lì!!!

    Mi piace

    • simonasforza ha detto:

      Il problema è anche in una “maturazione” della normativa nazionale, e di una piena attuazione della Convenzione di Istanbul, con i metodi e le linee guida da essa suggerite. Il problema della manifestazione nazionale dipende dall’azione sinergica di tutte le componenti interessate e che potrebbero dare il via a una mobilitazione corposa. Il modello potrebbe essere quello spagnolo del 7 novembre 2015. Io e altre compagne ci abbiamo provato, se ne trova traccia in questo blog. E continuiamo a provarci, per questo continuo. In questo post parlavo di corpi intermedi, associazioni, gruppi e quanti sono sensibili su questo tema che devono assumersi la responsabilità e portare avanti le istanze. Ci vuole volontà politica, e non parlo solo di quella istituzionale. Siamo chiamate tutt* a questo impegno. Nel frattempo è necessario continuare con i presidi, anche micro, perché occorre essere pronte e soprattutto fare informazione, ci vuole esercizio attivo e continuativo per la difesa dei diritti e la rivendicazione di nuove garanzie e tutele. C’è chi non crede più nella pressione delle piazze. Occorre smontare anche questo falso mito, l’invisibilità e il silenzio non portano a niente.

      Mi piace

  2. […] non siamo state smentite,  l’operazione della Polizia di stato, con i camper itineranti oggi ci regala una […]

    Mi piace

  3. Vera ha detto:

    ho letto che Erin Pizzey, la prima femminista che fondò i centri per il soccorso a donne vittime di violenza maschile, fu minacciata di morte e quasi uccisa da donne. Spero non sia vero.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Non Una Di Meno - Milano

Sciopero globale Lotto Marzo

ilportodellenuvole.wordpress.com/

I tessitori di nuvole hanno i piedi ben piantati per terra

paroladistrega

BARBARA GIORGI

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Time will tell

And I'll be there to listen

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

O di come una femminista convinta iniziò a scrivere rosa

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

idee di psicologia e psicoterapia

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine

O capitano! Mio capitano!...

"Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno." [Oscar Wilde]

Diana

"Nell'ora più profonda della notte, confessa a te stesso che moriresti se ti fosse vietato scrivere. E guarda profondamente nel tuo cuore dove esso espande le sue radici, la risposta, e ti domandi, devo scrivere?". Rilke

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: