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(In)coscienza in farmacia?

su 28 giugno 2016

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Nel cortile di Villa Visconti D’Aragona, a Sesto San Giovanni, lo scorso 23 giugno si è parlato di autodeterminazione delle donne, partendo dalla sentenza (risalente al 12 ottobre 2015, ma resa pubblica solo a fine embargo lo scorso 11 aprile) del Consiglio d’Europa su ricorso della CGIL, sulla mancata applicazione della Legge 194 in Italia. Relatrici dell’incontro: l’Assessora alla cultura e alle pari opportunità del Comune di Sesto, Rita Innocenti, Benedetta Liberali, l’avvocata che insieme a Marilisa D’Amico ha presentato e vinto il ricorso, e Elena Lattuada, segretaria generale della Cgil Lombardia.
La 194 pur essendo legge dello Stato italiano, a contenuto costituzionalmente vincolato, negli anni sta diventando sempre più un percorso ad ostacoli, rappresentati principalmente dagli alti numeri di personale medico e paramedico obiettore di coscienza.
L’avvocata Benedetta Liberali ha riassunto l’iter del ricorso europeo, evidenziando i tentativi della Ministra Lorenzin di sostenere che la sentenza non sarebbe definitiva. Cosa ovviamente non corretta e alla quale la CGIL ha risposto in maniera netta. Per fortuna ci sono professioniste che si battono da anni per i diritti delle donne. Noi attiviste dobbiamo supportarle maggiormente.

Per capire l’approccio governativo, qui un estratto delle risposte della Ministra Lorenzin. Continuiamo a sentirci dire che tutto va per il meglio e che se non vi sono segnalazioni di criticità dalle Regioni, nulla si può fare. Se i “gettonisti” si possono definire una cosa normale, non possiamo accettare tutto questo.
“Reintrodurre il giusto equilibrio tra medici obiettori e non obiettori negli ospedali, questo ora dev’essere l’obiettivo, e questo si sta sperimentando ad esempio al San Camillo di Roma, dove la scorsa settimana si è tenuto un confronto con la partecipazione, oltre che dell’avvocata Liberali anche del segretario generale della Cgil Susanna Camusso.”

In Lombardia due medici su tre sono obiettori. Le IVG non vengono insegnate nelle scuole di specializzazione, si cerca di scoraggiare e mobbizzare chi decide di non obiettare. Siamo in grave ritardo anche sugli aborti farmacologici: i tre giorni di ricovero non fanno decollare questa modalità.
“In 7 strutture pubbliche si registra un’obiezione totale, e lì non è possibile esercitare un diritto costituzionale. In altre 12 strutture l’obiezione tocca l’80- 90 per cento.”

Secondo Elena Lattuada: “Dobbiamo dunque immaginare come dare sostegno e favorire la promozione di tutte quelle possibilita’ che passano attraverso i bandi e la contrattazione che ci compete, per consentire l’applicazione della legge, costruendo alleanze tra il movimento delle donne e il personale medico, facendo anche leva sul diritto di chi non obietta a non subire svantaggi sul piano professionale. Un altro elemento è legato all’utilizzo della RU486, che renderebbe meno difficoltoso il percorso dell’interruzione di gravidanza. Dobbiamo provare, anche con forme e modalità nuove a rivendicare un principio e un diritto costituzionalmente previsto. Dobbiamo riprenderci nelle nostre mani il diritto di scegliere ricostruendo un nesso tra generazioni e tra tutti i soggetti interessati all’applicazione della 194, e su questo, non mollare la presa.”

Nel mio intervento dal pubblico, ho sottolineato come sia necessario tornare a farsi sentire in maniera forte, unitaria come donne, scendendo in piazza e sostenendo in ogni contesto e occasione iniziative come quella della CGIL, diffondendo consapevolezza tra le donne della difficile situazione in cui versa la tutela della salute sessuale e riproduttiva femminile. Ho ricordato la mancanza di attenzione sul fenomeno sommerso degli aborti clandestini: anziché procedere a indagini e verifiche, si è scelto di sanzionarli. La Ministra Lorenzin dovrebbe riuscire a guardare oltre il dato di riduzione degli aborti e chiedersi cosa ci sia dietro.
Ho ribadito l’importanza della prevenzione e del potenziamento dei servizi territoriali come il consultorio, caratterizzato da un lento e progressivo “smantellamento” delle sue funzioni originarie. Abbiamo 20 Sanità diverse, 20 Regioni con servizi sanitari differenti, con livelli diversi, che rendono i diritti ancora più incerti e di applicazione diversificata. Oltre al macroscopico problema dell’obiezione, senza prevenzione e un intervento educativo laico nelle scuole e in ogni luogo frequentato dai/dalle ragazzi/e non avremo dato una piena applicazione della 194.
Inoltre, attenzione anche all’uso delle parole. I rappresentati del Governo italiano si sono espressi in questo modo in sede europea, in occasione di una replica:
testo-Governo
Come non considerare decenni di giurisprudenza e soprattutto la sentenza della Cassazione del 1975.

Poi leggi che esiste anche una proposta di legge (qui e qui), presentata da Luigi Gigli, presidente del Movimento per la vita, eletto con Scelta Civica e ora approdato nel gruppo di Democrazia solidale – Centro democratico, e Mario Sberna (stessi slalom politici). Una proposta che vuole introdurre l’obiezione di coscienza anche per i farmacisti.
Nel testo della proposta si parla di: “Ogni farmacista titolare, direttore o collaboratore di farmacie, pubbliche o private” può “rifiutarsi, invocando motivi di coscienza, di vendere dispositivi, medicinali o altre sostanze che egli giudichi atti a provocare l’aborto”. Come giustamente sottolinea Lisa Canitano: “non esistono farmaci abortivi venduti in farmacia”, quindi viene da pensare che si voglia bloccare la vendita di farmaci che non sono abortivi, ma semplici contraccettivi d’emergenza, a seconda della libertà di (in)coscienza del farmacista.
Immaginiamoci in un piccolo centro, in cui c’è un’unica farmacia, immaginiamoci cosa accadrebbe nel caso in cui il farmacista dovesse essere obiettore. Già ora alcuni cercano di fare i furbi e di non rispettare la normativa su dei semplici contraccettivi quali sono le pillole del giorno dopo e dei cinque giorni dopo. Tutto questo deve finire. Il corpo delle donne non deve essere un campo di battaglia, non dobbiamo più subire. Diamoci una mossa e uniamo le forze per combattere questo medioevo di ritorno.
Per fortuna di progetti di legge che giacciono fermi ce ne sono tanti e ci auguriamo che questo resti immobile a prendere polvere. Al contempo dobbiamo chiedere con forza provvedimenti che aiutino a regolamentare una volta per tutte le quote di personale obiettore e non.
Cercasi laicità fuori e dentro le istituzioni, ovunque sia finita. Perché no, non sono tranquilla.

Anche questa è violenza contro le donne.

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4 responses to “(In)coscienza in farmacia?

  1. Paolo ha detto:

    una proposta di legge assurda, incivile, orrenda. spero non passi mai

    Liked by 1 persona

  2. Jules ha detto:

    Volevo segnalare che purtroppo l’obiezione di coscienza tra i farmacisti già c’è altrimenti è impossibile che 4 farmacie su 5 ,in provincia di Rm, dicano di non avere la pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo.Scandaloso doversi sentire guardate e trattate in un certo modo ancora oggi. Mobilitiamoci donne,ho l’impressione che questa faccenda ci stia sfuggendo di mano.

    Liked by 1 persona

    • simonasforza ha detto:

      Sì ci sono farmacisti che fanno i furbi, negano la pillola, chiedono la ricetta anche quando non serve, ma oggi per la legge tutto questo non è corretto e si può fare denuncia, dobbiamo fare denuncia. E lottare perché questo progetto di legge resti fermo e si abbia la piena applicazione della 194.

      Mi piace

  3. […] dove si insinueranno gli obiettori e se riusciranno ad avere una legittimazione anche nelle farmacie. Anche questo convegno è un segnale dei […]

    Mi piace

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