Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Un ponte tra sorelle in Marcha

su 28 ottobre 2015

 

Un mese fa ho scritto questo appello, un moto emozionale per proporre un tavolo di lavoro comune, per riuscire a materializzare anche da noi qualcosa di simile a ciò che sono riuscite a realizzare le donne in Spagna. Un esperimento di politica partecipata delle donne, per tornare a rendersi visibili, incidere in modo adeguato alle circostanze, fare pressione sui luoghi decisionali, sul Governo in primis come evidenziato dalla richiesta ad esso avanzata di rendere la violenza contro le donne Questione di Stato. In tante abbiamo voluto credere che potesse nascere qualcosa di indipendente, spontaneo, autonomo. Abbiamo tentato di coinvolgere le varie componenti dei gruppi/associazioni femminili e femministe italiane, su un progetto che ci portasse a collaborare a un testo, a una piattaforma che ragionasse sulla situazione italiana e rivendicasse gli interventi più urgenti. Fare scendere nuovamente in piazza le donne italiane sarebbe stato solo il punto finale di un lavoro condiviso e di una modalità operativa utile anche per il futuro. Non siamo riuscite a coagulare il desiderio di manifestare esplicitamente, tutte insieme, la nostra insofferenza per una situazione che per noi donne ha gravissimi punti di sofferenza, una violenza che si esprime in molteplici modi.

Ringraziamo chi ha condiviso questo sogno, ma la realtà italiana non è quella spagnola. Non si può tentare qualcosa in maniera diffusa, se non la si vuole fare, né conseguentemente si può sviluppare una volontà di indignazione collettiva laddove manchi anche solo il sentirsi parte di un tutto, laddove la solidarietà e l’empatia siano solo concetti astratti, da nominare per infarcire un discorso. Di solidarietà e di empatia ne abbiamo trovate, ma non a sufficienza per costruire qualcosa di diffuso. Chissà se ciò è avvenuto perché non si sono comprese la spontaneità e la sincerità della proposta, da portare avanti e da costruire in modo collettivo, oppure perché le cose nuove non appartengono a questo paese vecchio. Le cose nuove, e ce ne sono, sono marginalizzate da un racconto lamentoso e sempre uguale a se stesso e così succede che, mentre la Spagna è sveglia, noi siamo in un coma profondo. Nel 2012 molte realtà avevano aderito alla convenzione NO MORE, c’erano stati tentativi di interloquire direttamente con le istituzioni. C’erano richieste e proposte concrete al Governo e alle Regioni, progetti e incontri. Qualcosa quindi è stata già tentata in Italia, ma qual’è il bilancio, oggi, a fine 2015? Cosa è successo nel frattempo alle numerose componenti che si erano impegnate allora? Mancava e manca un tassello, le donne che non sono scese in piazza in maniera significativa a testimoniare la condivisione di quelle richieste e di quelle iniziative. Oltre al One billion rising e superate le iniziative correlate alla data del 25 novembre la loro presenza torna a farsi sentire solo sporadicamente, nella migliore delle ipotesi. Provate a chiedere a una ragazza o donna comuni, non impegnate attivamente, cosa ne sanno di tutte queste iniziative. Oppure quale ricaduta abbiano? Cosa resta? Che impatto hanno nelle coscienze e nei comportamenti? Che risonanza hanno sul medio-lungo periodo? Perché ogni tentativo di innescare un movimento permanente va perduto o si consuma in poco tempo? Dovremmo un minimo interrogarci su questi aspetti.

Non ci siamo e non vogliamo capire che dobbiamo raggiungere le giovani donne che, ancora oggi nel 2015, sembrano delle copie perfette delle nostre antenate ottocentesche, perché non conoscono i propri diritti e non sanno che l’amore non ha nulla a che vedere con la violenza o il controllo. Mentre la tv trasmette ancora messaggi come “amore criminale”, con accostamenti piuttosto pericolosi, noi cosa facciamo oltre che a scriverne? Dovremmo intervenire ben prima che le donne approdino nei centri antiviolenza. Sì, si scrivono libri, romanzi, si fanno degli interventi nelle scuole, ma cosa succede ai ragazzi dopo? Li conosciamo, li osserviamo? Vi invito a un bel giro a Baggio (quartiere di Milano) o al quartiere San Paolo di Bari. Intersecare i diritti con il contesto socio-economico delle persone è fondamentale. Il femminismo non può trascurare le differenze di questo tipo, le discriminazioni fondate sul censo, sui bisogni primari che impattano fortemente sulle nostre vite. Purtroppo spesso non le vogliamo vedere e non ce ne occupiamo adeguatamente. Per le nostre pari opportunità ci è rimasto solo il dipartimento, ma senza guida e una ministra che abbia potere decisionale e sieda con pari dignità in consiglio dei ministri. Abbiamo una miriade di associazioni/gruppi, ma come incidono nella realtà? Perché questi numeri non si traducono in capacità di pressione sulle istituzioni? Sono autoreferenziali? Il capitale umano femminista che potrebbe sostenere il cambiamento dentro e fuori le istituzioni c’è, ma a volte è bloccato anche lì da gerarchie e dal fatto che non tutte hanno uguale peso e diritto di parola. E quando si riceve un incarico istituzionale si dovrebbe continuare a “rompere”, anche 10 volte di più di quanto si facesse prima. La paura e la precarietà contano molto, per essere sottovalutate o non prese in considerazione per nulla.

Prendiamo atto che siamo più salottiere che da movimento pubblico, modalità di compartecipazione a cui conseguono rischi che in molte non vogliono correre. Ve ne racconto alcuni. In piazza c’è il rischio dell’imprevisto, del dover dire anche cose scomode che mettono a repentaglio i propri affari personali, in piazza c’è il rischio di incontrare altre donne, non quelle elitarie, ma donne vere con cui confrontarsi, a cui dare risposte, a cui non raccontare l’ennesima balla incomprensibile. In piazza si è un corpo unico, e tutti i personalismi non contano, tutte le amicizie buone non contano più. In piazza ti devi confrontare con tante persone, cosa che non riesci a fare da nessun’altra parte, né fra le quattro mura, né con le campagne di impegno. Se vogliamo incontrare altre donne, è nelle vie, nelle piazze e non altrove che dobbiamo andare, in ogni luogo ove le donne non sono nemmeno consapevoli dei loro diritti e ove raramente vengono ascoltate. La politica delle donne è questa, considerarle le prime nostre interlocutrici, tutte, nessuna esclusa. Eh sì, dobbiamo lavorare altrove. Un “altrove” che molte non hanno mai bazzicato, che non frequentano perché non sanno nemmeno che esista, mentre nella realtà quello spazio ideale è pieno dei bisogni e delle aspettative delle donne italiane. Dovremmo lavorare non per fare carriera, non per interessi personali, non per avere spazi di visibilità personali, ma per cambiare noi stesse, superare i nostri egoismi, le nostre rendite di posizione a favore di quante diritti e garanzie se li vedono costantemente negati.

Qui di seguito il documento/lettera di solidarietà che abbiamo pensato di inviare alle nostre sorelle spagnole, tramite Dale Zaccaria che sarà in Spagna e ci racconterà come andrà la manifestazione del 7 novembre. La sua presenza lì, a marciare insieme alle donne iberiche con la stessa parola d’ordine No alla violenza machista, ci farà sentire meno sole e chissà che non serva a smuovere qualcosa anche qui. Le nostre forze sono poche, ma non potevamo non lanciare dall’Italia un grazie alle nostre sorelle spagnole.

Vi aspettiamo al presidio a Milano, il 7 novembre, per creare un ponte con le nostre sorelle spagnole: https://www.facebook.com/events/761159740678508/

 

Care sorelle,
vi siamo grate per il vostro lavoro, per i messaggi di coraggio e di forza che state lanciando con il movimento del 7 novembre. L’invito a manifestare è giunto forte anche in Italia, dove la situazione, circa le molteplici forme di violenza a cui le donne sono soggette, è molto grave.
Abbiamo lanciato anche noi un appello, un moto emozionale per proporre un tavolo di lavoro comune, per riuscire a materializzare anche da noi qualcosa di simile a ciò che siete riuscite proficuamente a realizzare in Spagna. Un esperimento di politica delle donne, per tornare a rendersi visibili, incidere in modo adeguato alle circostanze, fare pressione sui luoghi decisionali, sul Governo in primis. In tante abbiamo voluto credere che potesse nascere qualcosa di indipendente, spontaneo, autonomo. Abbiamo tentato di coinvolgere le varie componenti dei gruppi/associazioni femminili e femministe italiane, su un progetto che portasse le donne italiane a collaborare a un testo, a una piattaforma che ragionasse sulla situazione italiana e rivendicasse gli interventi più urgenti. Portare le donne italiane nuovamente in piazza, sarebbe stato solo il punto finale di un lavoro condiviso e di una modalità operativa utile anche per il futuro. Non siamo riuscite a coagulare il desiderio di manifestare esplicitamente, tutte insieme, la nostra insofferenza per una situazione che per noi donne italiane ha gravissimi punti di sofferenza, visto che la violenza machista si esprime in molteplici modi. Ringraziamo quante hanno condiviso questo sogno, ma la realtà italiana non è quella spagnola. Nonostante questo, abbiamo deciso di portare comunque in Spagna un messaggio dall’Italia, non rappresentiamo certamente tutte le italiane, ma non ce la sentiamo di restare indifferenti a tutti gli episodi di violenza che colpiscono le donne. Desideriamo tornare a “manifestarci” nelle piazze per rendere visibili i problemi. Siamo consapevoli che il nostro spazio di azione, di pensiero e di confronto non può coincidere più soltanto con i luoghi fisici e ideali del nostro paese, ma dobbiamo imparare a rapportarci anche all’esterno, soprattutto all’Europa, come popolo e come progetto di comunità europea.
In Italia manca un corpo intermedio che sappia dare voce alle donne, monitorare l’azione di governo e delle istituzioni, suggerire un cambio di rotta. Ci vorrà tempo, lavoro, condivisione, ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare dalla lunghezza della strada che abbiamo davanti. Questo tentativo di uscire da una situazione cristallizzata lo dobbiamo a tutte le donne, soprattutto a quelle che non riescono a far sentire la loro voce. La realtà ci dice che una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, i fatti ci illustrano che oggi si denuncia di più, ma resta comunque ancora forte lo stigma su queste donne, spesso oggetto di linciaggio mediatico, specie sui social network. Si tenta di contrastare questo fenomeno, ma non sembra bastare, se non si va alle sue radici, ossia alle origini di questa cultura dello stupro e della violenza. E lì che troviamo il patriarcato, che con un’azione reiterata di “restaurazione” riporta le donne sotto il totale controllo degli uomini, attraverso l’uso sistematico della violenza.
L’Italia ha aderito alla Convenzione di Istanbul, ma una firma non è un sufficiente segnale di comprensione del fenomeno e di una volontà chiara di contrastarlo. I mezzi messi a disposizione sono sempre troppo pochi, come conferma l’ultimo Piano antiviolenza, con il quale è stato erogato qualche milione di euro alle Regioni, senza che sia organizzato un controllo su come questi fondi vengono poi distribuiti e utilizzati. Non sempre si comprende la necessità di lavorare sulle nuove generazioni, contrastando le discriminazioni, aiutandole a comprendere la ricchezza e l’importanza delle differenze, impostando un lavoro fondato sulla cultura del rispetto, superando le barriere di genere, costruendo relazioni sane e non imperniate di cultura machista, facendo comprendere che la mascolinità non coincide con l’uso della forza e della sopraffazione. Altra grave mancanza di questo Piano antiviolenza è un efficace Piano anti-tratta, che tenti di mettere in campo le migliori strategie per arginarne il fenomeno. Manca finanche una cabina di regia che sappia programmare e monitorare le azioni per contrastare le violenze di genere. Ma come approntare misure del genere ove manchi un Ministero delle Pari Opportunità e maggiori investimenti nel relativo Dipartimento?

Il machismo permea le nostre vite, tanto che per molte donne questa è “normalità”. Una normalità pericolosissima perché apre la porta a ogni tipo di violenza, le donne sono facilmente oggettificate, de-umanizzate, tanto che i loro diritti appaiono più deboli e facilmente bypassabili. Lo vediamo chiaramente con le nostre sorelle vittime di tratta, trattate alla di esseri sub-umani che possono essere uccise, cancellate, deportate perché non rientrano nello schema di donna costruito dagli uomini in secoli di storia.
LA VIOLENZA NON HA MAI SENSO O GIUSTIFICAZIONE! LA VIOLENZA NON DEVE AVERE SPAZIO NELLE NOSTRE VITE!
BASTA VIOLENZE, BASTA FEMMINICIDI, NON DOBBIAMO ASSUEFARCI ALLA VIOLENZA. LA VIOLENZA DEVE DIVENTARE UNA QUESTIONE DI STATO AI PRIMI POSTI DELL’AGENDA POLITICA.

Chiediamo, quindi, che si attui pienamente in Italia la Convenzione di Istanbul e che si seguano puntualmente le raccomandazioni CEDAW, monitorandone periodicamente l’applicazione.

Auspichiamo misure cautelari più stringenti per gli uomini che sono stati denunciati per aver commesso atti di violenza, perché la donna che denuncia deve sentirsi tutelata e protetta veramente. Esigiamo che tutti i livelli istituzionali si impegnino a contrastare la violenza contro le donne, in ogni sua forma e in ogni ambito della nostra vita.

Qualsiasi politica si decida di mettere in campo, ci auguriamo che ci si ricordi che si tratta di difendere delle vite umane, di donne in carne e ossa, con le loro storie reali, che hanno diritto a vivere serenamente senza che qualcuno decida di rovinare e distruggere le loro esistenze.

Il vostro lavoro, care compagne spagnole, deve essere di sprone a chi sente forte in sé il senso di un impegno in tal senso. Con la Marcha Estatal contra las violencias machistas del 7 novembre siete riuscite nell’obiettivo di portare in pubblico donne che a viva voce reclameranno i propri diritti e chi, come noi ha deciso di tentare infruttuosamente il vostro percorso, non solo marcerà idealmente con voi a Madrid, ma proverà nel prossimo futuro a rendere fattivamente concrete le ragioni delle rivendicazioni delle donne italiane. Ognuna con le proprie capacità e competenze, per raggiungere quanto più sia auspicabile l’obiettivo non di rappresentarle, ma di renderle consapevoli che possono rivendicarle da sé in prima persona quelle stesse ragioni.
E, soprattutto, impariamo a credere alle donne e sosteniamole davvero tutte/i.
Per cercare di donare al nostro paese un clima di verità e giustizia.

 

La lettera tradotta in spagnolo da un’amica di Madrid Silvia Wallace che ringrazio particolarmente. Si manda la lettera alle compagne femministe spagnole della #Marcha7N.

Queridas hermanas,

Os estamos muy agradecidas por vuestro trabajo, por los mensajes de ánimo y fuerza que estáis promoviendo con el movimiento del 7 de noviembre. La invitación a manifestarse ha llegado con fuerza a Italia, donde la situación toma múltiples formas de violencia de las cuáles las mujeres son objeto, lo cual es muy grave.
Hemos lanzado también nosotras una llamada, un leit-motiv emocional para proponer una mesa de discusión en común, para lograr una materialización como la que soléis lograr en España. Un experimento de política de las mujeres, para devolverles la visibilidad, incidir de un modo adecuado en las circunstancias actuales, hacer presión sobre los puntos de decisión, y sobre el Gobierno en primer lugar. Hemos querido creer que pudiera nacer algo independiente, espontáneo, autónomo. Hemos tratado de involucrar a las componentes de grupos y asociaciones femeninos y feministas italianos en un proyecto que llevase a las mujeres italianas a colaborar en un texto, una plataforma que repensase la situación italiana y reivindicase las intervenciones más urgentes. Llevar a las mujeres italianas de nuevo a las plazas, éste sería solo el punto último de un trabajo compartido y de una modalidad operativa útil de cara al futuro. No hemos logrado coagular el deseo de manifestar explictamente, todas juntas, nuestro sufrimiento por una situación que para nosotras como mujeres italianas tiene muchos lugares de intenso dolor, viendo que la violencia machista se manifiesta de múltiples formas. Agradecemos a todas aquellas que han compartido nuestro sueño, pero la realidad española no es la misma que la italiana. A pesar de ello, hemos decidido llevar a España un mensaje desde Italia, no representamos obviamente a todas las mujeres italianas, pero nos negamos a permanecer indiferentes a los episodios de violencia que golpean a las mujeres cada día. Deseamos volver a manifestarnos en las plazas para hacer visible los problemas actuales. Somos conscientes de que nuestro campo de acción, de pensamiento y de confrontación no pueden coincidir sólo con los lugares físicos e ideales de nuestro país, pero debemos aprender a relacionarnos con el exterior, sobre todo con Europa, como pueblo y como proyecto de Comunidad Europea.
En Italia falta un cuerpo intermedio que sepa dar voz a las mujeres, monitorizar las acciones del gobierno y de las instituciones, sugerir un cambio de ruta. Hará falta tiempo, trabajo, compartir, pero no debemos dejar nos vencer por lo largo del camino que hemos emprendido. Este deseo de salir de una situación cristalizada es algo de todas las mujeres, sobre todo de aquellas que no lograr hacer escuchar su voz. La realidad nos dice que una de cada tres mujeres, entre 16 y 70 años, sufre durante su vida alguna forma de violencia física o sexual, los hechos nos muestran que a día de hoy se denuncia más, pero aún permanece el estigma sobre estas mujeres, a manudo objeto de linchamiento mediático, también en las redes sociales. Se trata de contrarrestar este fenómeno, pero no siempre se logra, si no se llega hasta el fondo del problema, es decir a los orígenes de la cultura de la violencia, no se habrá conseguido nada. Es aquí donde encontramos las raíces del patriarcado, que con una acción reiterada de “restauración” coloca a las mujeres bajo el control de los hombres, a través del uso sistemático de la violencia.
Italia se ha adherido a la Convención de Estambul, pero una firma no basta para comprender un fenómeno ni para establecer una voluntad firme de cambiarlo. Los medios puestos a disposición son insuficientes, como confirma el último Plan anti violencia, con el cual se ha distribuido dinero a las distintas regiones, pero sin que este sea gestionado debidamente. Nos siempre se comprende la necesidad de colaborar, sobre todo con las nuevas generaciones, contrastando las discriminaciones, ayudándolas a comprender la riqueza y la importancia de la diferencia, fomentando un trabajo basado en la cultura del respeto, superando las barreras del género, construyendo relaciones sanas y no impregnadas de cultura machista, haciendo comprender que la masculinidad no coincide con el uso de la fuerza. Otro grave déficit de este Plan anti violencia es un Plan eficaz anti- trata, que logre llevar a la práctica mejores estrategias para abordar dicho fenómeno. Falta la coordinación y monitorización de las múltiples acciones para contrarrestar la violencia de género. Pero cómo implantar este tipo de medidas en un sitio donde no existe un Ministerio de Igualdad?
El machismo es permeable en nuestra vida, tanto que para muchas mujeres esta es la normalidad. Una normalidad absolutamente peligrosa. ya que abre la puerta a todo tipo de violencia, las mujeres son fácilmente reificables, deshumanizantes, tanto que sus derechos se muestran más débiles. Lo vemos claramente en nuestra hermanas víctimas de la trata, como seres sub-humanos que pueden ser asesinados, cancelados, deportados porque no entran en el esquema de mujer construido por los hombre a los largo de siglo de historia.
¡La violencia no tiene sentido ni justificación!
¡La violencia no puede tener espacio en nuestras vidas
¡Basta de violencia! ¡Basta de feminicidios! ¡No debemos subyugarnos a la violencia!
¡La violencia debe convertirse en una cuestión de Estado de primer orden dentro de la agenda política!
Pedimos que se actúe plenamente en Italia según lo firmado en el Convenio de Estambul y que se sigan literalmente las recomendaciones CEDAW, monitorizando periódicamente la aplicaciones.
Pedimos medidas cautelares más duras para los hombres que han sido denunciados por haber cometido actos violentos, porque las mujeres que denuncian deben sentirse custodiadas y protegidas de un modo real. Exigimos que a todos los niveles institucionales se impliquen a terminar con la violencia contra las mujeres en todas su formas
Cualquier política destinada a aplicarse debe tener en cuenta que de lo que se trata es de defender vidas humanas, de mujeres de carne y hueso, son sus historias reales, que tienen derecho a vivir tranquilamente sin que nadie se permita arruinar sus vidas.
Vuestro trabajo, queridas compañeras españolas, debe servir de aliento a quien se siente seguro de si mismo, de llevar a cabo esta empresa. Con la Marcha Estatal contra las violencias machistas del 7 de noviembre habéis logrado poner en el punto de mira del público a esas mujeres que reclamarán sus derechos, y a quien, como nosotras ha decidido seguir vuestro ejemplo, no sólo marcharán con vosotras en Madrid, sino que probarán en el futuro más inmediato concretar esas mismas reivindicaciones para las mujeres italianas. Cada una con sus propias capacidades y competencias, para mostrar cuanto es deseable este objetivo, de hacerlas conscientes de que pueden reivindicar todo esto en primera persona. Y sobre todo, aprendemos a creer que en las mujeres.
Para tratar de dar a nuestro pais un clima de verdad y justicia.

Annunci

One response to “Un ponte tra sorelle in Marcha

  1. […] in questi ultimi mesi, da quando a settembre scrivevo questo post (seguito da altri qui e qui, qui e qui e qui) e iniziava un tentativo di organizzare un percorso unitario per giungere a una […]

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Non Una Di Meno - Milano

Sciopero globale Lotto Marzo

paroladistrega

BARBARA GIORGI

Variabili Multiple

Uguali e Diversi allo stesso tempo. A Sinistra con convinzione.

Blog delle donne

Un blog assolutamente femminista

Parla della Russia

I took a speed-reading course and read War and Peace in twenty minutes. It involves Russia.

Storm Turchi

Queer sociology, queer feminism, academia

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

mammina(post)moderna

Just another WordPress.com site

Femminismi Italiani

Il portale dei femminismi italiani e dei centri antiviolenza

violetadyliphotographer

Just another WordPress.com site

Last Wave Feminist

"Feminism requires precisely what patriarchy destroys in women: unimpeachable bravery in confronting male power." Andrea Dworkin

Links feminisme

geen feminisme zonder socialisme, geen socialisme zonder feminisme

Rosapercaso

O di come una femminista convinta iniziò a scrivere rosa

vocedelverbomammmare

tutto, ma proprio tutto di noi

Stiamo tutti bene

Le tragicomiche avventure di una famiglia di nome e di fatto

Abolition du système prostitueur

Blog du collectif Abolition 2012

REAL for women

Reflecting Equality in Australian Legislation for women

Banishea

Gegen Prostitition. Für Frauen. Für Selbstbestimmung und Unabhängigkeit. Gegen Sexkauf. Not for Sale. Weil Frauen keine Ware sind.

Psicodinamica

idee di psicologia e psicoterapia

Sarah Ditum

Writing, etc.

Femina Invicta

Feminist. Activist. Blogger.

THE FEM

A Feminist Literary Magazine

O capitano! Mio capitano!...

"Ci sono persone che sanno tutto e purtroppo è tutto quello che sanno." [Oscar Wilde]

Diana

"Vedete, ci sono ancora deboli barlumi di civiltà lasciati in questo mattatoio barbaro che una volta era conosciuto come umanità." Monsieur Gustave H - Grand Budapest Hotel -

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: