Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Per gentile concessione

su 2 settembre 2015

laicità2

Devo ammettere una cosa, inizialmente non volevo scrivere niente su questa notizia, poi ho deciso di farlo perché mi ribollivano troppe cose dentro e di getto ho scritto un post su Facebook, che qui si è allargato.

Leggo su La Repubblica:

“In occasione del prossimo Giubileo della Misericordia, papa Francesco ha deciso, nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono”, scrive in una lettera a monsignor Rino Fisichella, presidente del pontificio
Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, che è incaricato di promuovere le iniziative per il Giubileo”.

L’apertura in realtà sancisce la dimensione della colpa della donna, e solo la donna, che si è resa colpevole di aver abortito, decidendo autonomamente di non diventare madre. Sembra che il libero arbitrio per le donne sia un po’ più ristretto. Il Perdono chiesto e concesso alla donna che pentitasi si assoggetta a una prassi che sancisce ancora una volta il potere maschile sulle donne. Un condono della pena da infliggere alla colpevole, con l’uomo che si erge magnanimo a sollevare la debole, semi-umana donna, portatrice di un peccato che solo la bontà e la misericordia possono lavare. Qui non si tratta più soltanto di qualcosa di divino, ma di un “lavaggio” molto terreno, con la Chiesa, corpo maschile e patriarcale, che si auto-assegna il compito di riaccogliere nella comunità una parte di essa, prima scomunicata (secondo il diritto canonico «Chi procura un aborto ottenendo l’effetto incorre nella scomunica latae sententiae», in pratica automatica). Quindi una faccenda tra un potere patriarcale, ancora una volta ribadito, e le donne che restano le sole “da perdonare”, quasi come se il concepimento avvenisse per mitosi o clonazione. Un rimarcare questa dimensione della donna, unica responsabile della procreazione, per sancire ancora una volta l’errore da emendare e da evitare. Un uomo che decide quando e se la donna ritorna “degna” e non scacciata dalla comunità dei credenti. Una purificazione decisa a tavolino, per riaffermare ancora la necessità di un potere maschile, un discorso maschile che ribadisce il suo controllo sui corpi delle donne. Cuori pentiti che riconsegnano se stesse al padrone terreno, anche se si richiama il divino. Si richiama il divino solo quando conviene all’uomo, un perdono divino che viene distillato goccia a goccia dall’uomo, come, quando e se egli decide di concederlo, sancendo contemporaneamente la colpa e la subordinazione della donna. Perché gli assetti ritornino ad essere quelli classici. Poenitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum! Mi sa tanto che vale solo per il genere femminile..

La donna ha l’anima, anzi secondo papa Francesco, l’anima spirituale sarebbe proprio femminile. Ma questo non impedisce di mantenere la gerarchia ecclesiastica al maschile, perché non dimentichiamoci il ruolo primario della donna: moglie e madre. Il rifiuto di questa dimensione già pone “fuori”. Le interpretazioni, le pratiche del “ti assolvo, ma..”, “per oggi io uomo distillo un po’ di perdono per te donna, in modo tale da farti ritornare nel tuo ruolo predestinato” a mio avviso rientrano nell’ambiguità di una non-apertura, perché tanto si è subordinate alla magnanimità maschile. Nell’assetto cattolico le donne sono e restano funzionali e strumenti in mano agli uomini, fedeli aiutanti che con il loro carico di virtù femminili devono rendere la vita dell’uomo migliore. La donna da sola, capace di decisioni autonome, libera e indipendente crea un’anomalia nel disegno della società cattolica.

Resta da comprendere un altro aspetto di tutta questa faccenda della scomunica, come mi ha suggerito una compagna di lotte femministe e sulla 194. In questo territorio di scomunicati rientrano tutti coloro che fisicamente o moralmente si siano resi responsabili di un aborto. Penso quindi che in senso lato, oltre naturalmente a tutto il personale non obiettore in ospedale, si potrebbe giungere anche a includere azioni volte a informare le donne sulla contraccezione, sull’aborto o volte a difendere la 194. Quindi immaginate a che platea si rivolge il pontefice. Sì, il numero si allarga. Però l’assoluzione in caso di appoggio morale all’aborto, è una questione più complessa, perché la via del perdono deve passare per il pentimento, che a sua volta dovrebbe riguardare una propria autonoma idea, il riconoscere alla donna il diritto di interrompere la gravidanza, lottando per questa causa. Ma il pentimento e il perdono implicano anche un impegno a non reiterare quello che per la Chiesa rappresenta un errore. Quindi almeno che non ci troviamo di fronte a una persona che ha improvvisamente cambiato idea sul riconoscere un diritto alle donne, mi sa che il perdono (chiederlo e riceverlo) non ha molto senso.

Fin qui le considerazioni teoriche e su quale valenza a mio avviso hanno le parole del pontefice.

Fa bene Nadia Somma (qui) a scrivere che il Papa fa il suo mestiere e che tocca allo stato italiano disciplinare la materia dell’interruzione volontaria di gravidanza e renderla facilmente accessibile. Lui è un capo religioso e si occupa di anime e questioni extra-terrene, anche se poi come ho detto, c’è poco di divino, e molto di potere temporale. Il problema è l’effetto di questo rigurgito di potere temporale nel nostro Paese.

In Italia abbiamo una laicità apparente, immatura, a singhiozzo, a seconda della convenienza. Nessuno si sognerebbe di dire ad alta voce che il nostro stato non sia laico, ma nella realtà questa dimensione è debole, soggetta a una infinità di eccezioni. La Chiesa gestisce tuttora un bacino elettorale non indifferente. Per cui nessun partito trascura questo dato. Gli italiani hanno un rapporto con la Chiesa particolare, non paragonabile a quello che accade per esempio in Francia. Ciascuno utilizza l’apparato Chiesa per i propri interessi personali (conoscenze, lavoro, relazioni) e come leva elettorale. Per cui è difficile che vengano fuori posizioni che vadano in netto contrasto con quanto prescritto dall’istituzione Chiesa cattolica. Si spostano voti in modo molto più semplice e “sicuro”. Se i cittadini scegliessero da soli cosa votare e chi votare il problema non ci sarebbe. Invece siamo ancora a Don Camillo.

La vicenda Estrela ci aveva dato un assaggio di questo “assetto”. A marzo però qualcosa a livello europeo è cambiato, evidentemente dopo il compromesso al ribasso sulla relazione Tarabella, con la risoluzione Panzeri sono stati riconosciuti “i diritti inalienabili delle donne e delle ragazze all’integrità fisica e all’autonomia decisionale per quanto concerne, tra l’altro, il diritto di accedere alla pianificazione familiare volontaria e all’aborto sicuro e legale”. E in Italia? La situazione l’ha già riassunta Nadia Somma. Eleonora Cirant sta portando avanti il prezioso progetto Un’inchiesta sull’aborto con il quale sta raccogliendo testimonianze e interviste per comprendere sul campo come e se viene applicata la 194, in consultori, ospedali e segnalando anche disservizi e chiusure che mettono a rischio il servizio e i diritti delle donne. Siamo ancora qui a scrivere di come le percentuali di obiettori di coscienza stiano di fatto rendendo difficile la vita delle donne, costrette a vagare alla ricerca di una struttura che assicuri le IVG. Interi ospedali (dal Bassini al Niguarda di Milano) devono chiamare dottori a gettone da fuori per garantire il servizio, i farmacisti obiettori che trovano mille scuse per non dare i farmaci, per non parlare delle violenze psicologiche a cui sono sottoposte le donne. I problemi sono molteplici, a partire dall’insegnamento dell’IVG nelle scuole di specializzazione, e di come diventare obiettore sia premiante per la carriera. Ci vogliono medici che siano formati, aggiornati, che sappiano fare bene le IVG, anche in caso di aborti terapeutici. L’assistenza pre e post intervento deve essere garantita e il servizio fornito deve essere efficiente anche dal punto di vista “umano”. Questo vale per tutto il personale di assistenza. Io penso che costringere le donne a migrare da un ospedale all’altro (alcune vanno anche all’estero ormai) sia inaccettabile, vedersi porre mille ostacoli davanti è una lesione dei diritti umani fondamentali. Sappiamo benissimo che quando saranno andati in pensione i medici della generazione che ha sostenuto il varo della 194, la situazione sarà già a un punto di non ritorno. Ci siamo già dentro, anche se il Ministero competente fa finta di niente e sostiene che è tutto a posto. Lo abbiamo scritto e ripetuto un numero infinito di volte. Ma chi ci ascolta? 

Sembra una questione secondaria, però chissà perché quando ne parla il pontefice ci sono i titoloni e quando noi donne chiediamo la giusta attenzione per affrontare ciò che non va, ci ritroviamo a parlarne solo tra militanti femministe, con pochi trafiletti sui quotidiani mainstream, su blog minuscoli e sulle nostre riviste storiche? Perché quando parli di 194 o di diritti delle donne in generale, ti senti sempre più spesso dire che bisogna superare le questioni di genere e occuparsi di altro, perché altrimenti ti chiudi nella nicchia. Cavolo, ma in quella nicchia, che in realtà è enorme, c’è un numero infinito di questioni aperte e irrisolte, nodi cruciali delle nostre esistenze che non riguardano solo noi donne, ma l’intera umanità, l’assetto della società e dei rapporti umani. Se non partiamo da qui, dove pensiamo di arrivare? Che senso ha partire azzoppati per il cambiamento? E’ da quella nicchia che parte tutto, se non risolvi le contraddizioni, le discriminazioni, le disparità di genere dove si va? Dritti nel burrone. E cavolo, il femminismo serve a questo, a non dire che questi passaggi sono superflui o superati. Se non ci interroghiamo a fondo e non prendiamo coscienza di noi stesse e di quanto c’è ancora da fare, ci sarà terreno fertile per una restaurazione in grande stile. Il patriarcato è vivo e vegeto e cerca di convincerci che è un approdo sicuro per noi donne. Noi dobbiamo smontare questo sistema in ogni sua ramificazione, per una società veramente paritaria. Iniziando anche da un processo di laicizzazione dei cittadini e dei meccanismi politici. Questo cambiamento è propedeutico a tutta una serie di miglioramenti nella nostra società.

Il silenzio assordante dei decisori politici, che non rispondono alle continue sollecitazioni e richieste di sanare l’ormai diffusissima mancanza di medici non obiettori, dipende proprio dalla rilevanza che hanno i voti di “matrice cattolica”. Magari non sono nemmeno praticanti o credenti, ma rientrano in quella grande famiglia per altri “buoni” motivi di convenienza. Noi donne dovremmo svegliarci e far valere i nostri diritti. Il problema nasce sempre dal fatto che per molti il problema non sussiste fino a che non lo tange direttamente. Dobbiamo sradicare questa mentalità e impegnarci insieme. Ci stanno togliendo una miriade di servizi.. la risposta non è la rassegnazione ma la lotta! Perché non iniziare, mettendo in discussione l’art. 9 della 194, che disciplina l’obiezione di coscienza? Per me fare politica è questo, cambiare le cose che non vanno, risolvere i problemi. Non c’è nessun bacino elettorale da difendere, i voti si conquistano con i contenuti, con i progetti, con i fatti e con le idee, migliorando la vita di tutt*. Questo capovolgimento di mentalità è fondamentale.

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3 responses to “Per gentile concessione

  1. IDA ha detto:

    Nei primi sei mesi del 2012 le cliniche private baresi hanno portato a casa rimborsi che sfiorano i 2 milioni di euro. In Puglia da gennaio a giugno dello scorso anno sono state effettuate 3.387 interruzioni volontarie di gravidanza. Un numero di poco inferiore a quello fatto registrare nell’anno precedente. Ma mancano all’appello ancora le “frequenze” di almeno cinque ospedali, tra i quali il Santissima Annunziata e il San Camillo di Taranto.
    http://bari.repubblica.it/cronaca/2013/03/21/news/aborto-55059673/

    Questa è solo la Puglia, in Italia ci sono 20 regioni, Cattolici che con le loro associazioni fanno di tutto per boicottare il pubblico e indirizzare verso le cliniche private gestite da loro, si sa i soldi sono soldi e non c’è coscienza o fede che regga.

    L’articolo 9 della 194, va abolito. Questo articolo aveva un senso, quando entro in vigore, perchè gli operatori quando erano entrati in ambulatorio sapevano che in Italia l’aborto era illegale. Ma oggi dopo 40 anni che senso ha? Oggi sanno benissimo che c’è l’aborto, se hanno problemi di coscienza, cambiano specializzazione.

    Liked by 1 persona

  2. cristinadellamore ha detto:

    La cosa più importante è questa: il papa fa il suo mestiere, e dovrebbero farlo anche i nostri rappresentanti nelle istituzioni

    Liked by 1 persona

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