Nuvolette di pensieri

Mormora l'acqua del ruscello

Da cosa ci stiamo liberando?

 

 

Vi ricordate quando scendevamo in piazza per manifestare la nostra indignazione sull’uso e sulla strumentalizzazione del corpo delle donne e sull’idea stessa di donna generata e deformata dal berlusconismo? Un risveglio che sembrava l’alba di una nuova presa di coscienza delle donne italiane.

Oggi, a quanto pare, tutto ciò contro cui lottavamo è entrato nel nostro DNA, abbiamo subito una metamorfosi, noi donne ci siamo abituate a pensare che forse è meglio avere un “papi”, prostituirci piuttosto che lavorare nei campi, fare le baby sitter, le commesse, le impiegate e via dicendo. In fondo c’è sempre il mito secondo cui prostituirsi sia una fonte di guadagno “facile” e ben remunerato.

Nella relazione Honeyball del 2014 (QUI) se ne parla eccome e ha anche un nome: “grooming“. Si tratta della “manipolazione psicologica a scopi sessuali, che consiste nella prostituzione di ragazze minorenni o che hanno appena raggiunto la maggiore età in cambio di beni di lusso o piccole somme di denaro destinate a coprire le spese quotidiane o relative all’istruzione;”
Dietro c’è una sorta di sgretolamento del rapporto con un sé, divenuto semi-sconosciuto, tanto da aprire a qualsiasi ipotesi di sfruttamento e di alienazione psico-fisica. Sembra suggerire a tutte di fare del proprio corpo un’impresa commerciale. Non voglio credere che i soldi siano rimasti l’unico motore trainante che ci resta. Dove sono finite le altre aspirazioni? Chi ci ha rubato tutto questo? Per noi “liberazione” cosa significa, da cosa ci stiamo liberando? Non è che tutto questo rischia di nascondere una nuova schiavitù? Sono scelte autonome o comunque indotte da un certo sistema, da un post-liberismo che ci vuole imbrigliare?

Siamo di fronte a una tendenza in atto da qualche anno a questa parte. Si assiste sempre di più all’affermarsi della dimensione individuale su quella collettiva, anche nel campo della richiesta di libertà e diritti. Sulla base del classico assunto liberale, l’individuo tende a prevalere sulle necessità e sui bisogni collettivi. Questo fenomeno, apparentemente conveniente, può nascondere un aspetto pericoloso, presupponendo che nella realtà nessuno parta dalla stessa linea di partenza in tema di diritti e di libertà. I diritti devono essere universali altrimenti sono deboli e facilmente calpestabili.

Chi parla di consenso e di sex work sta di fatto normalizzando e assecondando una visione non realistica della prostituzione. Non se ne vedono più i contorni di violenza e raramente ci ricordiamo di leggerla in un’ottica di genere. Questo provoca un grave danno a coloro, la stragrande maggioranza, che non hanno alcuna scelta e che sono sfruttate e schiavizzate. Mi addolora che le priorità vadano in senso contrario a quello che sarebbe più giusto e razionale. Ma evidentemente le forze e i poteri in campo stanno spingendo verso un’oblio dei diritti umani, privilegiando la sfera economica.

Tutto è iniziato con l’introduzione della parola escort, con una edulcorazione della prostituzione, con un quadro da Pretty woman (per cui alcuni hanno il coraggio di parlare di amore) e oggi siamo approdati al sex work. Anni di tv commerciale, messaggi inviati a più di una generazione, modelli relazionali sempre più fragili e consumabili. Un lavaggio del cervello culturale, fatto di immagini e linguaggio, che parte da lontano, strumentale per spostare il discorso e l’immaginario. A questo punto dobbiamo sovvertire questo, tornando al vero fulcro. Altrimenti li seguiamo sul versante sex work e non ne usciamo. 

Un buon punto di partenza potrebbe essere quello di chiedere che nel nostro Paese si seguano le indicazioni della relazione Honeyball. Che il governo si impegni in prima linea per combattere concretamente la tratta di esseri umani e che stili delle linee guida per questo. Perché questa è la priorità.

Per i distratti, per coloro che non vogliono capire di cosa stiamo parlando realmente, per coloro che sono ottenebrati da una propaganda massiccia per normalizzare la violenza in prostituzione, vi consiglio di leggere la risoluzione Honeyball, un esempio di testo che si pone chiaramente a protezione delle parti deboli e sancisce uno dopo l’altro gli aspetti devastanti della prostituzione. Per chi non lo sapesse, si parla di prostituzione, prostituzione forzata e sfruttamento sessuale. Una lettura utile a coloro che sono abituati a separare il sex work (come frutto di una libera scelta) dalla prostituzione e dalla tratta. Chiamateci pure oscurantiste, bacchettone, catto-qualcosa. E non venitemi a dire che è una trovata conservatrice della Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere, perché nelle premesse ci sono un numero non indifferente di testi di riferimento. Se organizzazioni come Amnesty vanno da un’altra parte, evidentemente per loro i diritti delle donne hanno meno valore di quelli degli uomini.

 

“Se non ora, quando?” il movimento delle donne nato nel 2011 riprende il titolo del romanzo del 1982 di Primo Levi, che a sua volta si rifaceva al Talmud, da “le massime dei padri”, una sentenza di Rabbi Hillel il vecchio (I a.C.): “Se non sono io per me, chi sarà per me? E quand’anche io pensi a me, che cosa sono io? E se non ora, quando?” (Pirkei Avoth, 1, 14).

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